Il design che non c'è. Una mostra in triennale

ADI Lombardia promuove “Il design che non c’è”. In Triennale le soluzioni al brutto in città

Dal 16 febbraio fino al 7 marzo l’atrio della Triennale di Milano ospita la mostra “Il design che non c’è” a cura di ADI Lombardia sul tema del decoro urbano. Si analizza e si propone come il design può cambiare la vita, quella pubblica di chi vive le grandi città, in particolar modo di Milano.

Quando nelle vie, nei parchi, in metropolitana e nelle piazze esiste il brutto e il disagio l’occhio progettuale può osservare e intervenire con una successiva soluzione ad un problema, o cambiare alcune strutture presenti al momento in città senza grazia e bellezza.

 

La mostra Il design che non c'è presso la Triennale di Milano

Il design che non c’è. La mostra nell’atrio della Triennale di Milano

 

Durante la XXI Triennale di Milano ADI ha lanciato l’iniziativa divisa in due fasi. Prima i cittadini sono stati invitati a segnalare, tramite fotografie scattate con lo smartphone, le situazioni di disagio, malessere, bruttezza, cattiva funzionalità sperimentabili quotidianamente camminando per Milano. All’analisi e individuazione delle problematiche sono seguiti i progetti di designer e studenti, raccolti in questa mostra.

La risposta alla cattiva qualità della vita è quindi il design: quello di professionisti come  Makio Hasuike, Ugo La Pietra, Alberto Meda e Patrizia Pozzi (con Duilio Forte e Angelo Jelmini), e quello degli studenti del Politecnico di Milano e dello IED- Istituto Europeo di Design di Milano.

 

Il design che non c'è in Triennale. Spazi di autoespressione. Bosco in città secondo Patrizia Pozzi

Il design che non c’è. Progetto per spazi di autoespressione in città. Progetto di Patrizia Pozzi, in collaborazione con Duilio Forte e Angelo Jelmini

 

In base alle segnalazioni si sono raccolti i temi più urgenti in tre macro aree che riguardano la Segnaletica, le Microarchitetture e il “Vivere la città” ( Problematiche, Opportunità e Facilitazioni). 

Nell’area un tempo occupata dalla biglietteria un’installazione speciale presenta le tavole dei progetti dei designer, in risposta ai temi individuati. Propongono  soluzioni dedicate a  sedute ( Ugo la Pietra e Makio Hasuike), a spazi di autoespressione (Patrizia Pozzi con Duilio Forte e Angelo Jelmini), a recinzioni temporanee (Ugo La Pietra).

 

Il design che non c'è. Una proposta per sedute cittadine con il riutilizzo di new-jersey. In Triennale

Il soggiorno urbano di Ugo La Pietra per la mostra Il design che non c’è in Triennale a Milano. Riqualificazione con riuso di new-jersey

 

I progetti degli studenti occupano la parte centrale della sala su diversi pannelli espositivi. La scelta tra i problemi segnalati è ricaduta maggiormente sul terzo tema, con un ventaglio più ampio di soluzioni soluzioni per rendere più funzionale la città. Ad esempio è interessante che si tenti una risposta con il design, che non c’era per nulla, sul luogo dove spesso tutti i giorni mettiamo i piedi, i tombini e le loro grate.

 

Tombini antiscivolo progettati dagli studenti IED. In Triennale a Milano

Il design che non c’è. Progetto per tombini antiscivolo, in Triennale

 

Durante i mesi più freddi sono state motivo di scivoloni non solo dei cittadini più anziani e a questa problematica sono dedicati due progetti dello IED di Milano, coniugando alla funzionalità una linea gradevole, e aggiungendo nel secondo elaborato l’innovazione intesa anche esteticamente come una evoluzione dell’esistente, apprezzabile tentativo di design non depauperante dell’identità storica.

 

I tombini in cerca di un design. In mostra alla Triennale di Milano

I tombini di Milano, analisi del problema per la mostra Il design che non c’è.

 

Il design che c'è per i tombini di milano. In Triennale

Il problema dei tombini di Milano. Una soluzione per gli studenti IED in Triennale.

 

Sempre pensando al suolo interessato ogni giorno da passaggio di molte e diverse persone, abbiamo trovato innovativa l’idea di rendere le strisce pedonali luminose, e autonome dal punto di vista dell’energia con fibre ottiche e asfalto fotovoltaico, in grado di alimentare i semafori per l’attraversamento.

 

Strisce pedonali fotovoltaiche, Mostra Il design che non c'è in Triennale a Milano

Il design che non c’è. In Triennale il progetto strisce pedonali con cemento fotovoltaico

 

E’ meno originale, e meno urgente secondo noi,  il discorso sulla luce urbana con l’utilizzo di lampioni e sedute illuminate nei parchi, mentre una risposta migliorativa di un design che in realtà c’è riguarda i cestini per l’immondizia, troppo spesso senza raccolta differenziata.

 

Progetto degli studenti IED per i cestini della spazzatura a Milano. In mostra in Triennale

Il design che non c’è. In Triennale nuove idee per la spazzatura differenziata

 

Un problema molto sentito e visibile in città, è quello del parcheggio per le biciclette. Segnaliamo la soluzione proposta dagli studenti dello IED Bike Here, con la specifica di trasformare alcune microstrutture urbane rendendole adatte all’appoggio delle biciclette e all’inserimento dei loro lucchetti. Sempre con l’obiettivo di coniugare l’esistente ad una nuova funzione, osserviamo il progetto Stand by MI, che prevede l’aggiunta di un supporto standardizzato posizionato ai pali della segnaletica verticale, ispirato ai corrimano progettati da Franco Albini per la prima linea rossa della metropolitana. Grazie alla possibilità di parcheggiare parallelamente al marciapiede si evitano intralci e una struttura appositamente creata per quella funzione riduce il rischio di caduta delle biciclette ( incredibile che non si sia studiata ancora una soluzione a questa problematica).

 

Progetti degli studenti IED per la mostra Il design che non c'è in Triennale

Il design che non c’è. In Triennale la risposta di alcuni studenti IED al problema del parcheggio cittadino delle biciclette

 

Progetto Stand by MI, in Triennale per la mostra Il design che non c'è

Il design che non c’è in Triennale. Progetto Stand by MI, IED Milano

 

ZigZag è un’idea che coniuga invece due funzioni, quella della seduta urbane e quella del parcheggio delle bici, forse per noi poco convincente per la panchina poco ergonomica e la ruota della bici un pò troppo vicina al corpo della persona seduta.

 

Mostra Il design che non c'è in Triennale. Progetto ZigZag

Il design che non c’è. In Triennale il progetto ZigZag degli studenti IED

 

Forse meno sentito  dai cittadini è il bisogno di creare microstrutture per la socialità in aree con edifici storici come la Loggia dei Mercanti: le ragioni per l’autoespressione mancante pare più logico trovarle in un parco o in una piazza prive d’identità e non certo in un luogo dove si respira la Storia di Milano, fruibile nel suo insieme senza bisogno di essere riformulato con separazioni di ambienti per incontrare “i comportamenti contemporanei”.

 

Progetto per spazi di autoespressione, il design di città presso la Triennale di Milano

Il design che non c’è, in mostra presso la Triennale un progetto degli studenti del Politecnico per la Loggia dei Mercanti

 

Il presidente di ADI Luciano Galimberti commenta l’iniziativa dichiarando l’importanza di mettersi in prima linea a difesa dello spazio urbano, e del cattivo o assente design che troppo spesso lo caratterizza.  Noi ci auguriamo che lo sforzo dimostrato da parte di alcune “eccellenze italiane del design”, quello di “coniugare un’analisi spietata dell’assenza di design negli spazi pubblici con la concretezza e il pragmatismo di una progettualità generosamente offerta al dibattito pubblico” possa portare al concretizzarsi di alcune delle soluzioni proposte, ben consapevoli che la strada è ancora molta da percorrere per rendere le nostre vie, piazze, parchi e mezzi pubblici dei luoghi senza disagi per tutti coloro che li attraversino o vi sostino, anche per chi sostare o attraversare una via, un parco, una piazza rappresenta una difficoltà concreta.

Michela Ongaretti

 

 

Affordable Art fair, Milano 2017. Paolo Pettignani

Anche nel 2017 l’arte contemporanea è Affordable a Milano. Arte e Fiera al Superstudio Più

Nel 2017 ritorna con un pizzico in anticipo. Non sentiamo ancora l’odore di primavera quest’anno mentre la città è invasa dai manifesti rosa shocking di Affordable Art Fair, visitabile dal 10 al 12 febbraio. L’arte contemporanea accessibile è in fiera presso il Superstudio Più di via Tortona, per la settima volta, sotto la direzione di Manuela Porcu. Tornano in scena pittura, scultura, fotografia e installazioni proposte da ben 85 gallerie, inoltre nelle diverse giornate sono in programma talk di approfondimento e workshop con artisti per bambini e adulti.

 

Paolo Vergano, Affordable Art Fair 217 a Milano

Affordable a Milano, 2017. Paolo Vergnano con Evvivanoé Esposizioni D’arte

 

Parola d’ordine: Affordable. Arte accessibile in termini economici, tutte le opere sono acquistabili con un budget massimo di seimila euro, ma anche nell’intento di portare le persone ad interessarsi alle diverse proposte della produzione artistica, rendendola  alla portata di tutti, compresi coloro che ne siano attratti senza esserne degli esperti, nella fruizione più comprensibile dell’arte contemporanea, meccanismo che ci auguriamo possa continuare a svilupparsi nella realtà italiana. A Milano, in una location raggiungibile con facilità, non solo i collezionisti ma anche i semplici curiosi hanno quindi l’occasione per farsi un’idea del panorama artistico italiano e europeo in un contesto informale e vario.

 

Affordable Art Fair Milano 2017, Nicola Bergolio

Affordable a Milano 2017, Nicola Bertoglio, Zoia Gallery

 

Un week end all’insegna del talento nell’arte contemporanea come lo è stato per l’art week end di Bologna ma con una connotazione più precisa, forse più glamour e raccolta pensando alla location sempre più nota per Affordable e per il Fuorisalone fisso in aprile in concomitanza del Salone del Mobile.

Il principio su cui si basa questo format è in teoria esaltante, nato dalla mente del fondatore inglese Will Ramsay nel lontano 1999 con la prima Affordable Art Fair a Battersea Park, Londra, è stata e sicuramente continua a rappresentare un nuovo modo di collezionare l’arte contemporanea anche se Artscore si domanda, e non è l’unico interlocutore a farlo, se ad un allargamento del bacino di utenza possa corrispondere un abbassamento di qualità del prodotto e dei suoi contenuti.  In linea di massima risponde che non parliamo di “prodotto” con parametri fissi per l’arte contemporanea, e che un prezzo più contenuto può provenire dalla giovane età e iniziale carriera di un artista valido, oppure dall’utilizzo di  materiali meno costosi e di misure ridotte nelle opere. E’ certo che non stiamo ragionando sul valore di investimento tout court, ma dal valore estetico che un collezionista reputa di un’opera d’arte contemporanea, e ricordiamo che il parametro nel mercato dell’arte può crescere in seguito…ma deve pur formarsi grazie a chi crede in un talento.

 

Affordable Art Fair, Milano 2017, Lars Tunebo

Affordable a Milano nel 2017, in fiera Lars Tunebo, High in New York.

 

Detto questo non resta che cedere alla curiosità e andare a toccare con mano la situazione dell’arte contemporanea a prezzo contenuto. Potremo rimanere delusi o scoprire che nella rivoluzione di Affordable a Milano lo stato democratico dell’Arte può entrare nel nostro mondo quotidiano.

In ogni caso accanto ai giovani riconosciuti nel loro valore e a emergenti di cui sentiremo parlare, (Artscore si riserva una valutazione onesta solo dopo la visita), saranno presenti ad Affordable a Milano anche grandi nomi nel panorama dell’arte contemporanea come Ugo Nespolo, Michelangelo Pistoletto, Enrico Castellani, Piero Gilardi, Giosetta Fioroni, Altan, Paul Kostabi e Toccafondo.

 

Affordable Artfair, Milano 2017, Gian Piero Gasparini

Affordable a Milano nel 2017, Gian Piero Gasparini, Carly, 2016.

 

Le Sezioni

La consueta sezione Main prevede un rinnovamento negli attori coinvolti: tra le gallerie che ormai sono una presenza e una garanzia fissa nel 2017 entrano nel circuito realtà provenienti da tutto il mondo, con artisti dall’Australia, dal Giappone e dall’Europa dell’Est.

La novità per l’edizione 2017 è la sezione Milano Contemporary, che si focalizza sulle gallerie della città ospite. L’intento è di fare conoscere le realtà che promuovono arte contemporanea, che a dispetto di quanto in tanti credono possono anche rivelarsi accessibili. Affordable anche a Milano quindi con l’intento e l’augurio che i collezionisti nuovi, o semplicemente gli amanti dell’arte, possano venire a conoscenza dei luoghi e delle attività delle gallerie attive tutto l’anno.

 

Una foto di Tea Falco ad Affordable Art Fair a Milano nel 2017

Affordable a Milano, 2017. Galleria Gli Eroici Furori, fotografia di Tea Falco

 

ARC Gallery, Deodato Arte, Pisacane Arte, Gli Eroici Furori, Morotti Arte Contemporanea, STATUTO13 Arte Contemporanea, Alidem- L’arte della Fotografia, Spaziofarini6, Carré d’Artistes, Martina’s Gallery, Carte Scoperte , Milano Style Art, Artematta, Independent Artists.

La fotografia continua ad avere un grande seguito nella specifica sezione di cui indico le gallerie coinvolte: Capital Culture Gallery, Monteoliveto, The Bleach Box Photography Gallery, The public House of Art, Alidem- L’arte della Fotografia, Spaziofarini6, LUMAS, G2Atelier.

 

Affordable Art fair, Milano 2017. Paolo Pettignani

Affordable a Milano nel 2017, in fiera Paolo Pettigiani

 

Presente nel 2017 la sezione Young, composta di artisti under40 e gallerie emergenti come : Young Folly & Muse, Federica Morandi Art Projects, Zoia Arte contemporanea, Burning Giraffe Art Gallery, Winarts, StART UP, The Outartlet Gallery, ExpArt Studio and Gallery, Studio Ida Harm.

I Talk

Anche l’approfondimento di temi attuali per l’arte è alla portata di tutti: Affordable a Milano propone MILANO CONTEMPORARY e FALL IN ART, due cicli di incontri e conferenze con grandi personalità del settore. Nell’ area talk ogni giorno dell’edizione 2017 sono previsti i racconti ispiratori di curatori, artisti e fondazioni, coloro insomma che intorno all’arte contemporanea hanno costruito una vita e una carriera.

Alle 15,30 per MILANO CONTEMPORARY: Il 10 febbraio Elena Zaccarelli e Barbara Guidotti di Christie’s Milano parleranno di mercato e funzionamento della casa d’asta, soffermandosi anche sul boom dell’arte italiana del dopoguerra. L’11 febbraio sarà la volta di Roberto Ungaro, direttore di Pisacane Arte che spiegherà le varie attività della galleria nel territorio milanese tra cui il Progetto Milano Vola Alto. Il 12 Febbraio si potranno ascoltare Andrea Zardin (Carte Scoperte Art Gallery) e il critico Luciano Tellaroli che racconteranno dei progetti di scambio e promozione tra giovani artisti, tra Milano e il Giappone.

 

Affordable Art Fair, Milano 2017, Johan Thunell

Affordable a Milano nel 2017, in fiera Johan Thunell con l’opera Nylle

 

Alle 17,30 per FALL IN ART. Il 10 febbraio ci sarà Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, che nel 1995 trasformò la sua attività di collezionista in una vera  propria Fondazione. Il programma culturale della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo è sviluppato in collaborazione col critico Francesco Bonami: il talk verterà sulla nascita dell’ente e sulle ultime tendenze registrate nell’arte contemporanea.

 

Affordable Art fair 2017 a Milano. Stefano Bonora

Affordable a Milano, 2017. In fiera Stefano Bonora con Artakademy

 

Sabato 11 Febbraio Giorgio Fasol, uno dei più importanti collezionisti italiani, prezioso nel saper riconoscere i talenti emergenti che emergeranno, converserà con Marco Trevisan, economista pasionario dell’arte contemporanea che nel 2010 ha portato Affordable a Milano e insieme a Fasol collabora alla piattaforma di di crowdfunding Artraising.org.

Domenica 12 Febbraio i talk sono con Independent Collectors: piattaforma specializzata in mostre online, interviste e storie di collezionisti, sono questi ultimi gli ospiti d’onore, che parleranno delle nuove generazioni del collezionismo e saranno a disposizione per le domande del pubblico. Nienke van der Wal, giovane collezionista olandese che spiegherà perché ha fondato Young Collectors Circle, la piattaforma per incoraggiare i giovani ad acquistare arte. Amy Binding  discuterà dell’importanza di condividere la sua esperienza attraverso un portale, mentre Roswitha Wille parlerà del ruolo delle donne nel mercato dell’arte, e della sua collezione al femminile.

 

Affordable 2017 a Milano, Pep Marchegiani

Affordale a Milano nel 2017, Pep Marchegiani, Galleria Colonna e Hipponion Art Gallery

 

Workshop

Per Affordable a Milano ogni giorno alle 16,30 si svolgeranno diversi workshop tenuti dagli artisti proposti dalle gallerie di Milano. Deodato Arte propone il primo workshop venerdì 10 febbraio con Tomoko Nagao, sabato sarà la volta di Enrico Macchiavello per Artematta, mentre domenica 12 Gli Eroici Furori Arte Contemporanea presenta i celebri Urbansolid.

Progetti Speciali

Molto attiva quest’anno la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, a tre giovani curatori provenienti dalla CAMPO, il corso per curatori Campo della Fondazione, è stata affidata  la selezione degli Young Talents del 2017, creata per gli artisti emergenti. I loro nomi saranno una sorpresa fino alla serata inaugurale del 9 febbraio.

 

Affordable Milano 2017, Felipe Cardena

Affordable a Milano 2017, Felipe Cardena con Deodato Arte, Lost Memories, serigrafia in edizione limitata a 100 pezzi

 

Attesissima per la seconda edizione durante Affordable a Milano la Warsteiner Art Battle: una sfida a colpi di pennello e spray tra talenti nuovi del mondo della street art. I migliori arricchiranno la collezione privata di Warsteiner, partner affezionato di Affordable a Milano.

La piattaforma Art Sweet Art ideata da Laura Caruso e Saverio Verini è una novità della settima edizione di Affordable a Milano: nata nel marzo 2016 è dedicata alle residenze d’artista in abitazioni private, dove il collezionista interviene in maniera attiva nella creazione dell’opera d’arte, in collaborazione con l’artista e parte del processo creativo. Legato ad Art Sweet Art e al suo intento di interazione nuova del pubblico con l’opera d’arte, la serata inaugurale del 9 febbraio vedrà  in scena il ritratto fotografico con la performance del collettivo fotografico Pogovic Photo Circus, modificato in diretta dopo la posa di persone dal pubblico.

 

CBM IItalia ad Affordable nel 217

Affordable a Milano nel 2017. Un laboratorio di CBM Italia Onlus

Affordable a Milano è sempre più accessibile anche nell’attenzione a persone con necessità particolari.  CBM Italia Onlus, parte della più grande Organizzazione Umanitaria internazionale, parteciperà ad Affordable a Milano con i laboratori artistici e tattili Vietato non toccare, percorsi sensoriali per esplorare la realtà con la vista, il tatto e l’udito. Venerdì 10 dalle 14.00 alle 18.00 e Sabato e Domenica dalle 11.00 alle 18.00 sarà organizzato il laboratorio per partecipanti dagli otto anni in su, dove saranno esposte le opere dello scultore non vedente, ambasciatore di CBM, Felice Tagliaferri.

Sono moltissimi gli stimoli proposti il prossimo week end in fiera, e noi siamo curiosi di capire quanto l’arte contemporanea possa essere Affordable a Milano, e viceversa.

Michela Ongaretti 

 

 

Lemures alla Libreria Ibis

Mitologia e Arte Contemporanea. Lemures di Roberto Pagnani alla libreria esoterica Ibis

Durante la nostra trasferta a Bologna c’è stato anche il tempo per una peregrinazione nel centro cittadino, a caccia d’arte contemporanea. Erano aperte moltissime gallerie ma la rivelazione è stata presso la Libreria Esoterica Ibis di via Castiglione, un universo di cultura dedicato alla spiritualità, alla mitologia, alle scuole filosofiche di tutto il mondo e persino all’alchimia. E’ sicuramente parso luogo di elezione per i Lemures di Roberto Pagnani, che li espone fino al 7 febbraio, opere memori della mitologia romana, nel nome e nella poetica, declinati secondo un’estetica tutta contemporanea nella commistione di pittura, scultura e collage.

 

Libreria Esoterica Ibis- Mostra Lemures

Lemures alla Libreria Esoterica Ibis. La vetrina guarda la città

 

La mostra è stata inserita nel circuito di SetUp Plus, che ha previsto nell’ultimo weekend di Gennaio l’apertura nel centro storico di Bologna, di diversi luoghi dedicati all’arte contemporanea, in concomitanza di SetUp Contemporary Art fair e di Artefiera. E’ stato come un “fuorisalone” per usare un termine ben comprensibile a chi vive a Milano, che ha dato visibilità a chi tutto l’anno si dedica alla promozione culturale e artistica.  

La Libreria Esoterica Ibis è uno di quei luoghi trasversali, come lo sono tutti i luoghi che trasudano enormi quantità di contenuti, dove spesso accanto ai libri sono accolte opere d’arte. Logicamente l’ospitalità degli scaffali è data a chi sia in grado di presentare manufatti dedicati ad un tema coerente ai misteri affidati alla carta, ed è quasi ipnotico scorrere i titoli sul dorso di questi libri, accanto a ciò che suggerisce analisi attinenti utilizzando un linguaggio diverso. L’arte contemporanea ha molti segreti da svelare o celare, spesso non usa parole (dipende, se pensiamo a Katia Dilella ad esempio lo fa eccome), e non sempre le immagini sono esplicative attraverso la figurazione, anzi direi che non sempre sono esplicative..Insomma in questo caso a parlare sono le forme, gli accostamenti con i colori che non nascondono le forme originate dal Tempo e dalla Natura, i materiali nella loro schietta esibizione arrivano al cuore nella mitologia dei Lemures.

Mi piace pensare che questo tipo di ricerca corrisponda in musica all’intento di non far sentire tutti insieme gli strumenti di un’orchestra, ma che durante il concerto si voglia presenziare con pochi elementi, come ad esempio pianoforte tromba e clarinetto. Questi concorrono alla sinfonia dell’insieme ma  si possono percepire nella loro potenza espressiva singola.

 

Particolare di un Lemure di Pagnani

Lemures di Roberto Pagnani alla Libreria Esoterica Ibis. Particolare

 

I Lemures parlano dagli scaffali della libreria, e lo fanno con voci ancestrali, provenienti dai misteri della mitologia italica, ed è affascinante che si rivolgano a noi da questo luogo. Varcata la soglia si sente un’energia curiosa, enigmatica nei suoi molteplici contenuti spirituali ma allo stesso tempo molto accogliente, protettiva. Ogni visitatore si sentirà quasi uno scopritore delle sculture di Pagnani, in prima linea eppure nascoste, eccezion fatta dal primo dei Lemures appoggiato sul tavolo davanti all’ingresso della libreria, come una divinità pagana nel vestibolo di un tempio. Non sono però soli in questa avventura i Lemures di Roberto Pagnani, in alcuni punti accanto a loro vediamo i suggestivi e antichizzanti dipinti su tavola dell’illustratrice Octavia Monaco.

 

Mostra presso la Libreria Ibis di bologna

Lemures alla Libreria Esoterica Ibis. Opere di Roberto Pagnani e Octavia Monaco

 

In effetti Roberto Pagnani mi spiega con cura: ciò che prende il nome dagli spiriti della notte, o della morte, secondo la religione della Roma antica, qui ha una connotazione opposta, benigna e non maligna come nel passato, un valore protettivo e quasi propiziatorio. Si rispetta invece dei Lemures originari la loro essenza di esseri in perenne transitorietà tra due mondi, attraverso l’uso di materiali recuperati dalla Natura che li sta mutando.  Secondo l’interpretazione contemporanea dell’artista i Lemures rappresentano nella serie delle identità ancestrali, come totem si presentano vagamente antropomorfi, perché hanno un valore simbolico che identifica spiritualmente una persona o persone che si sentono parte di un gruppo, di una tribù. Come per i nativi americani che realizzarono i primi totem per il culto religioso.

 

Mostra Lemures alla Libreria ibis

Lemures di Roberto Pagnani alla Libreria Esoterica Ibis. L’opera principale al centro della sala.

 

I materiali allo stato grezzo sono restituiti dal mare, raccolti dall’artista ravennate nei lidi vicino al suo studio. Con questi legni, conchiglie e pezzi di plastica costruisce delle forme leggermente antropomorfe, in certi casi utilizzando tutti i materiali recuperati, in altri selezionandone solo alcuni. Per quanto riguarda il legno esigenze espressive o di composizione rendono necessaria la sua colorazione, o una semplice stesura di mordente per impedire il proseguimento dell’ossidazione operata dai chiodi di metallo in esso contenuti.  Al termine dell’intervento con i pigmenti colorati si rende talvolta necessario, al completamento di queste “forme”, un agglomerato di piccole componenti come le conchiglie, dove la plastica è scaldata con una pistola termica per permetterle di avvilupparsi agli oggetti per rivestirli di forme nuove e artificiali nella linea ondulata, trasparenti per non celarne il contenuto.  La plastica appartiene come tutti gli altri elementi al ritrovamento in stato di natura, ma è senza dubbio simbolo della modernità, una sorta di contestualizzazione del valore propiziatorio antico, quasi a dare ad esso una credibilità, una dedizione anche a noi uomini del ventunesimo secolo che ancora leggiamo libri e passeggiamo dove batte la risacca, osservandone la perfezione di un meccanismo che viene da molto lontano.

 

Libreria Esoterica Ibis e i Lemures di Roberto pagnani

Opere di Roberto Pagnani e Octavia Monaco tra gli scaffali della Libreria Esoterica Ibis

 

Ciascuno dei Lemures una volta assemblato è incollato con silicone e fissato con viti.   Le parti in legno sono quelle che più fanno pensare alla forma antropomorfa, in alcuni punti la suggeriscono, e Pagnani asseconda questa vocazione facendo uscire ancor più quell’impressione. Decide quindi di tracciare con delle sgorbie qui degli occhi, là una bocca o altri dettagli di un viso umano.

I Lemures sono un esercito, un esercito personale per l’artista che mi conferma di creare in quanto simulacri di spiriti dal valore apotropaico: sono nati per essere in molti, istintivamente concepiti per esistere come gruppo di opere pur nella non serialità, istintivamente crescono in numero rinforzando il loro potere, come totem o feticcio, “come accade quando si vuole dare una forma materiale alla preghiera”.

 

In mostra alla liberia esoterica fino a febbraio 217

Interno della liberia Esoterica Ibis con i Lemures di Roberto Pagnani

 

I Lemures sono apparsi anche negli ultimi giorni dell‘ottobre 2016 nella sala Rossa del teatro Felix Guattari di Forlì, in occasione del festival di Crisalide XXIII, sempre in buona compagnia di diversi stimoli culturali, in quel caso anche performativi. L’esercito si rinforzerà sempre più per la prossima uscita.

Michela Ongaretti

SetUp.Drawing the World, Rodriguez Gallery

Disegno in fiera con Dorota Buczkowska. SetUp nel weekend dell’Arte Contemporanea di Bologna

I fianchi molli di Bologna, per dirla come avrebbe fatto Guccini, mi hanno accolto sabato con Arte Fiera, SetUp e le molte gallerie aperte per l’occasione nel sempre vivo centro città. Ai grandi capolavori dell’arte contemporanea presso la  Fiera “istituzionale” si sono aggiunte al calar della sera le proposte di SetUp Contemporary Art Fair nella location dell’Autostazione. Tra le varie sezioni ero curiosa di vedere il progetto sul disegno Drawing the World:  è portato a Bologna da Mónica Álvarez Careaga, curatrice e direttrice di Drawing Room Madrid.

 

Drawing Room a Madrid

SetUp nel weekend di Arte Contemporanea a Bologna. L’interno di Drawing Room a Madrid, diretto da Monica Alvarez Careaga, curatrice della sezione Drawing The World

 

Presenti quattro gallerie straniere con altrettanti artisti provenienti da paesi  dai contesti culturali differenti. Ho visto quindi Galerie Ulf Larsson da Colonia con l’artista Natarajaa, SAIDA Art Contemporary da Tétouan in Marocco con Mohamed Larbi Rahhali, la galleria Sibonet dalla Spagna di Santander ha presentato il lavoro di Teresa Moro ed infine..last but not least nella considerazione di Artscore, la Rodriguez Gallery che a dispetto del nome porta dalla Polonia l’artista Dorota Buczkowska.

 

Teresa Moro, Siboney Gallery

SetUp nel weekend di Arte Contemporanea a Bologna. Vista della parete con i lavori di Teresa Moro

 

Dalla nascita di SetUp Contemporary Art Fair, a Bologna l’arte contemporanea non dimentica il disegno, ma pone la disciplina al centro del confronto su un tema portante. Per questo abbiamo scelto Drawing the World, perchè anche per noi il disegno rappresenta il nucleo di ogni progetto artistico.Sia esso visibile o meno, figurativo o astratto, esso è la definizione di un’idea attraverso la linea, è il pensiero che si fa immagine costruita, e che dalla notte dei tempi continua ad emozionarci portando la riflessione sul mondo su un piano estetico. A SetUp l’arte contemporanea vista e scelta da Monica Alvarez è accomunata dalla “presenza del disegno come mezzo fondamentale per la concezione o cristallizzazione” dell’opera dei quattro artisti in fiera.

 

SetUp Contemporary Art Fair, Saida Art Contemporain presenta Mohamed Larbi Rahhadi

SetUp nel weekend di Arte Contemporanea a Bologna. Drawing The World-Mohamed Larbi Rahhali, OMRI, Saida Art Contemporain

 

Nello specifico di Drawing the World II, l’azione del disegno si mostra contaminata da altri linguaggi e supporti come la fotografia e l’installazione, ibrido nel suo ricongiungersi ad intenti culturalmente distanti dall’arte contemporanea, individuati nella fotografia di documentazione tout court per Dorota Buczkowska e nell’artigianato tradizionale  marocchino per Mohamed Larbi Rahhali.

Se l’arte contemporanea si rivolge alla riflessione cerebrale o emotiva, lontana da una necessità di mimesi con il reale, il disegno qui si rapporta alle diverse attività umane per immaginare un altro mondo rimescolando le carte espressive con quelle tradizionalmente assegnate ad una disciplina concreta, finalizzata ad uno scopo preciso e funzionale.

 

Setup, Natarajaa con Ulf Larsson Galerie

SetUp nel weekend di Arte Contemporanea a Bologna. Particolare di Void, Natarajaa, Ulf Larsson Galerie

 

Pensando al tema portante di SetUp, l’Equilibrio definito anche dal suo opposto come motore di un cambiamento, non possiamo che vederlo riflesso nei lavori dei quattro artisti di Drawing the World II. A Bologna il disegno di Natarajaa è segno umano eliminato, presente nella sua assenza, distrutto da fuoco, pioggia o da altri materiali insoliti per lasciare solo la traccia di grafie generate da elementi naturali; al contrario Teresa Moro fa materializzare la presenza dell’uomo nell’impronta che lascia su oggetti di uso quotidiano, rappresentati in maniera più tradizionale con disegni a gouache. Affermazione dell’esistenza nel suo non rivelarsi, trova Equilibrio nell’immanenza della trasformazione. Il lavoro di Mohamed Larbi Rahhali appare più pacificato nel suo rapportarsi all’installazione, moltiplicando piccole porzioni di universi disegnati e colorati sulla superficie interna di scatole di fiammiferi. L’Equilibrio  tra la mano artigianale e la soggettività dell’arte è ritrovato nel gesto ripetuto e ogni volta diverso nella scenografia dell’insieme.

 

A Year In sanatorium, Dorota Buczkowska con Rodriguez Gallery di Poznan

SetUp nel weekend di Arte Contemporanea a Bologna. Dorota Buczkowska, A Year In sanatorium con Rodriguez Gallery di Poznan

 

Dorota Buczkowska si concentra sulla percezione della realtà: nella sua osservazione psiche e fisiologia, emozione e corporeità sono accostati e fatti convivere secondo un ’Equilibrio del limite, come se qualcosa fosse portato alle conseguenze più estreme, ma sempre prima di arrivare alla rottura o alla predominanza di uno dei due elementi.

Quando ho visto One Year in Sanatorium ho pensato che le foto fossero abitate da fantasmi, ed in effetti il disegno “infesta” la resa oggettiva della documentazione. Il progetto dal titolo emblematico si basa sulla raccolta di fotografie appartenenti, davvero o per la finzione che fa parte del gioco, ad un sanatorio in Norvegia. L’intervento grafico che  opera su di esse, con inchiostro, grafite o altri strumenti, aggiunge una nuova dimensione all’immagine. Sia questa dimensione fisica, mentale o emotiva, essa trasferisce lo stato mentale dei soggetti ritratti,caratterizzato da un misterioso senso di occlusione e paura, nella sfera del visibile concreto. Il disegno dà voce emozionale alla documentazione, stravolgendone il senso nella direzione che più aggrada all’idea del disegnatore, e le persone catturate dall’obiettivo nella Storia diventano attori di un teatro tutto contemporaneo. Buczkowska dichiara che  One year in Sanatorium ha questo titolo perché si riferisce al trattamento utilizzato per alleviare i sintomi di malattie croniche, così la raccolta è formata dalla rappresentazione di stati simili al disturbo, e al contempo dell’antidoto ad essi. L’artista cammina in bilico su una fune sottilissima dove la vita e la sua prematura necrosi si toccano, dove disgusto e delizia, atto sessuale ed emotivo non vogliono separazione.

 

SetUp, Dorota Buczkowska, a Year in a Sanatorium

SetUp nel weekend di Arte Contemporanea a Bologna. Dorota Buczkowska, a Year in a Sanatorium, 2013, Rodriguez Gallery

 

La galleria Rodriguez di Poznan ha proposto a SetUp una seconda serie di questa creativa multidisciplinare che usa mescolare pittura, scultura fotografia e disegno, sostenuta come One Year in a Sanatorium dall’ Istituto Polacco di Roma.

The Way Back si dedica  ancora una volta al riflesso fisico e materiale di uno stato mentale, solo che stavolta la struttura circolare del suo disegno esplica il processo stesso della creazione artistica.

 

The Way Back di Dorota Buczkowska, particolare

SetUp nel weekend di Arte Contemporanea a Bologna. Dorota Buczkowska, Particolare della serie The Way Back

 

La descrizione di un cerchio ha sempre fatto parte della preparazione accademica, qui utilizzato non più come elemento immutabile, ma come dimostrazione che anche nel più rispetto dello standard nella forma esiste sempre un margine anche minimo di personalizzazione, dove questi cerchi prendono vita secondo caratteri “vitali” unici tali da avvicinarsi all’umanità. La matericità stessa è data dal confronto o conflitto tra la pittura e il disegno nel suo medium principale che è la carta: quando la pittura ad olio si attacca alla speciale sottilissima carta ne risultano macchie che accentuano le caratteristiche “personalità” componenti i due materiali: l’olio così diretto e fisicamente invadente, la carta così fragile e tendente alla trasparenza.

Sempre che l’Equilibrio non ci abbandoni speriamo che Artscore possa continuare a trovare il disegno nell’Arte contemporanea. Magari a Bologna tra un anno.

Michela Ongaretti

SetUp Contemporary Art Fair, galleria Metroquadro presenta Nicola Malnato

SetUp Contemporary Art Fair 2017. Week end d’Arte Contemporanea a Bologna.

Mancano pochi giorni alla quinta edizione di SetUp Contemporary Art Fair.

Dal 27 al 29 gennaio Artscore si potrà avventurare nelle sale dell’Autostazione dedicate alla manifestazione in piazza XX settembre a Bologna. L’apertura in fascia serale, dalle ore 17, renderà l’atmosfera ancora più festosa ed informale favorendo l’afflusso di pubblico cittadino. Bologna apre quindi l’art week end di Bologna con SetUp accanto alla più istituzionale ArteFiera: se per la seconda manifestazione l’interesse è più rivolto ai grandi nomi e agli storicizzati, quello che attira dal 2013 SetUp è proprio la presenza di nuove leve, puntando sul qualità e  nuovi stimoli della scena emergente italiana ed internazionale.

Logo e tema di SetUp Contemporary Art fair, edizione 2017

Logo e tema di SetUp Contemporary Art Fair, edizione 2017

 

Per quanto non comprendiamo la denominazione “indipendente”, siamo lieti di ritornare nella città emiliana per le nuove proposte della Fiera d’arte più giovane d’Italia, con il suo format arricchito dai diversi premi collaterali e per un numero di gallerie partecipanti sempre maggiore rispetto alle precedenti edizioni. Nell’edizione 2017 potremo vedere il lavoro di sessanta gallerie, quindici delle quali provenienti dall’estero.

Sul carattere urban style della location abbiamo già avuto modo di esprimerci ritenendola di fascino, è sempre lodevole cambiare la vocazione di un luogo cittadino di passaggio quotidiano soprattutto se è l’Arte ad animarla per un breve periodo, ma la qualità dell’esposizione è limitata nella sua fruibilità, proprio a causa della destinazione d’uso originale ed evidente dell’edificio.

 

SetUp Contemporary Art Fair, DiegoZangirolami, La-veneranda reliquia, CragChionoReiSova ArtGallery

SetUp Contemporary Art Fair, Diego Zangirolami, La veneranda reliquia, per Crag-Chiono Rei Sova ArtGallery

 

Come ogni Fiera d’Arte di rispetto la quinta edizione di SetUp muove la sua selezione a partire da un tema guida che quest’anno le due organizzatrici Simona Gavioli e Alice Zannoni, e il comitato scientifico composto da Silvia Evangelisti e Diego Bergamaschi hanno individuato nell’Equilibrio, esplicitato anche attraverso la sua opposizione. Secondo l’interpretazione di Kierkegaard la mancanza di staticità si rivela motore dell’esistenza perciò “Osare è perdere momentaneamente l’equilibrio, non osare è perdere se stessi”, intento fatto mission per SetUp Contemporary Art fair. La lettura del mondo contemporaneo attraverso l’arte può quindi può manifestarsi nel gioco dialettico complessivo dei diversi esponenti che rendano il valore sia della proporzione, dell’armonia, della simmetria, che dell’eccesso, dinamicità di forze e forme, azione e persino sbilanciamento. L’indagazione secondo queste logiche dovrà riguardare il presente nella condizione economica, sociale, politica, delle relazioni, geografica ma anche fisica, tecnologica, formale e di identità.

 

SetUp Contemporary Art Fair, Sensi Arte presenta Nicola Bertellotti

SetUp Contemporary Art Fair, Nicola Bertellotti, There mains of the day,  galleria Sensi Arte

 

Set Up ha posto delle domande ben consapevole della estrema eterogeneità delle risposte degli artisti e dei progetti curatoriali presenti: Esiste, perciò, l’equilibrio? Quanto dura? Cosa significa essere in bilico? Ci può essere equilibrio etico? Il progresso è equilibrato? Il libero arbitrio è equilibrato? L’identità di schieramento produce uno sbilanciamento? L’attrazione è un’oscillazione? Come si manifesta? Lo ha fatto perché crede che il fascino della cultura contemporanea stia nella sua contraddizione.

Secondo la vocazione del format questi interrogativi sono posti agli espositori seguendo la logica di far interagire le figure dell’artista, del curatore e del gallerista.

 

SetUp Contemporary Art Fair, Galleria La Linea presenta Michele Guidarini

SetUp Contemporary Art Fair, Michele Guidarini, Rotten-Jump, Galleria La Linea

 

I progetti esposti sono suddivisi in cinque categorie:Main Section, Solo Show, Drawing the World II, P(I)IGS CAN FLY e S.O.S SetUp Open Space.

La Main Section chiama a proporre un progetto curatoriale con almeno un artista under 35, presentato da un testo critico di un curatore under 35. Riunisce le gallerie italiane ed estere secondo quello che risulta ormai essere un format consolidato di SetUp, spingendo alla massima interazione artista, curatore-critico, gallerista. Insieme a questo artista le gallerie esporranno la loro intera “scuderia” per presentare la propria visione e scelta del mondo artistico contemporaneo.

 

SetUp Contemporary Art Fair, sezione SOS, F05

SetUp Contemporary Art Fair, sezione SOS, Vinz Feel Free, F05

 

In ordine alfabetico vedremo: 3)5 ArteContemporanea (Sipicciano Graffignano – VT), A100 Gallery (Galatina – LE), A-Space gallery (Rheinfelden – Svizzera), Addaya Centre D’Art Contemporani (Maiorca – Spagna), ART and ARS Gallery (Galatina – LE), BBelgravia arte contemporanea (Bologna), BI-BOx Art Space (Biella), BONELLILAB (Canneto sull’Oglio – MN), Cartavetra (Firenze), CASA FALCONIERI Centro di ricerca e sperimentazione (Cagliari), Città dell’Arte (Venezia), CRAG – CHIONO REISOVA ART GALLERY (Torino), Eggers 2.0 Let’s do it together (Torino), Etra Home Gallery (Napoli), exfabbricadellebambole (Milano), Falcinella Fine Art (Mantova), FEDERICO RUI ARTE CONTEMPORANEA (Milano), Galleria B4 (Bologna), Galleria 13 – arte moderna e contemporanea (Reggio Emilia), Galleria 33 (Arezzo), INCREDIBOL – Erika Deák Gallery (Bologna – Budapest), Il Cerchio e Le Gocce (Torino), InConnection Art Center (Orte – VT), ISCULPTURE (San Gimignano – SI), LuxLuxury Group (Bologna-Miami-Dubai – Abu Dhabi-Doha), MARTINA’S GALLERY (Giussano –MB), metroquadro (Torino), MuseoNuovaEra (Bari), PORTANOVA12 (Bologna), SENSI ARTE (Colle Val d’Elsa–SI), spaghettiparty.it (Udine), Spazio Espositivo EContemporary (Trieste), Spazio Lavit (Varese), Stefano Bartoli (Vezzano sul Crostolo –RE), Vibra Spazio contemporaneo di idee (Ravenna), Viridian Artists (New York), VV8 ARTECONTEMPORANEA (Reggio Emilia).

 

SetUp Contemporary Art Fair, Martinas Gallery presenta Stikki Peaches

SetUp Contemporary Art Fair, Stikki Peaches, Martina’s Gallery

 

Solo Show intende presentare i progetti di sei gallerie che mostrano il lavoro di un unico artista, italiane ed internazionali.

Partiamo da lontano con la State of The Art Gallery and Magazine di Clermont (Florida), insieme ad ABC arte Bologna Cultura (BO), ADD-art (Spoleto – PG), Galleria La Linea (Montalcino – SI), STUDIO 38 CONTEMPORARY ART GALLERY (Pistoia), Stefano Bartoli (Vezzano Sul Crostolo – RE).

Le categorie Solo Show e Main Section concorrono per il Premio SetUp, per artisti e i curatori under 35, il vincitore sarà deciso dalla giuria composta dal comitato scientifico unito al Comitato Direttivo, Simona Gavioli e Alice Zannoni.

 

SetUp Contemporary Art Fair, galleria Stefano Bartoli presenta Alessandra Zini

SetUp Contemporary Art Fair, Alessandra Zini, Atterraggio sulla Terra, galleria Stefano Bartoli

 

Il progetto P(I)IGS CAN FLY a cura di Eleonora Battiston, riunisce cinque realtà internazionali, cinque stati denominati dall’acronimo PIIGS caratterizzati da economie deboli e situazioni di debito pubblico:per riagganciarsi al tema di SetUp 2017, sono luoghi dove è venuto meno l’equilibrio sociale, politico ed economico ripercuotendosi nell’ambito culturale con notevoli tagli economici, ma dove non è mancata continuità nella produzione artistica di alto livello, anche in reazione all’instabilità, generando nuovi contenuti e suggerendo tematiche ad interpretare con nuove visioni la situazione in corso  A Set Up  ecco quindi la Spagna con le gallerie Blanca Soto di Madrid e Artizar di TenerifePortogallo, il Portogallo con Módulo–Centro Difusor de Arte di Lisbona, la Grecia con ALMA GALLERY di Atene,  e l’Irlanda con Steambox Gallery di Dublino.

 

SetUp Contemporary Art Fair, sez. PIIGS, Artizar presenta Jose Luis Serzo

SetUp Contemporary Art Fair, sez. PIIGS, Jose Luis Serzo, Teatrorum-nocturno, galleria Artizar

 

Drawing the World II è la categoria di Mónica Álvarez Careaga, curatrice e direttrice di Drawing Room Madrid, che ha selezionato quattro gallerie di fama internazionale per presentare altrettanti artisti provenienti da paesi diversi, accomunati dalla pratica del disegno come disciplina fondamentale per la costruzione delle opere e per l’interpretazione del mondo. Le gallerie sono: Ulf Larsson Galerie di Colonia, la Rodriguez Gallery di Poznan, Saida Art Contemporain di Tetouan e della Galleria Siboney di Santander, e gli artisti Natarajaa dall’India, la polacca Dorota Buczkowska , il marocchino Mohamed Larbi Rahhali  e Teresa Moro da Madrid.

 

SetUp Contemporary Art Fair, sez. Drawing The World, Rodriguez Gallery presenta Dorota Buczkowska

SetUp Contemporary Art fair, sez. Drawing The World, Dorota Buczkowska, One year in sanatorium, Rodriguez Gallery

 

S.O.S SetUp Open Space è una novità del 2017, la sezione funziona come spazio per 9 progetti sperimentali, e valorizza artisti che siano innovativi e rivoluzionari attraverso il proprio linguaggio. A promuovere e presentare questi artisti saranno Artegiro (Conzano – AL), C.A.C.C.A Centro per l’Arte Contemporanea sulla Cultura Alimentare (Bologna), Collaterart A.P.S. (Salerno), Current (Milano), Peninsula (Berlino), Polisonum (Roma), PrintAboutMe (Torino), Vinz Feel Free (Valencia – Spagna), (Bolzano).

E’ la sezione che comprende gli iscritti al Premio Alviani ArtSpace, per il quale la galleria di Pescara si impegna a dare davvero spazio in galleria durante la stagione 2017-2018, in linea con la sua finalità di ricerca e di contaminazione tra linguaggio artistico e tecnologico.

 

SetUp Contemporary Art Fair, Artegiro presenta Talaatharb, sez. SOS

SetUp Contemporary Art Fair, SOS, Talaatharb, Pink, per Artegiro

 

Gli altri premi in programma saranno:  il Premio Residenza Casa Falconieri che offrirà dieci giorni all’artista vincitore per lavorare all’interno dello Studio Casa Falconieri, nel cuore della Sardegna, e il Premio fotografico Tiziano Campolmi. Quest’ultimo sarà suddiviso in due fasi, prima la selezione avverrà attraverso i like espressi sulla pagina facebook del premio, in seguito una commissione in carne ed ossa, composta dal presidente dell’associazione Campolmi Andrea Benericetti e dal direttivo di SetUp, sceglierà tra i cinque lavori selezionati dal pubblico online.

 

SetUp Contemporary Art fair, Arredamento a cura di Camisa11

SetUp Contemporary Art fair, arredamento area relax e bookshop a cura di Camisa11, Volta Rosso

 

Ulteriore novità, fuori dalle categorie espositive di SetUp ma perfettamente in linea con gli interessi di ARTscore, è HANDOVER, dove l’equilibrio sarà esplorato nel suo confine tra arte e design. Handover significa letteralmente staffetta e l’intento è in effetti quello di passare le conoscenze o la sensibilità necessaria a far funzionare una sfera creativa rispetto all’altra, nell’orientamento ad esempio del designer si accoglie una visione scultorea o pittorica dell’oggetto progettato. Ciò che ne risulta è un pezzo di art-design, che dopo l’approccio culturale che lo determina va oltre la sua funzionalità. Sono aziende di design di rilievo ad aver aderito a questo esperimento di mostrare la vita donata al design dall’arte, Alessandra Francesca Borzacchini,Camisa 11 Design, StoneLab Design Gumdesign, Walter Vallini.

Il design sarà protagonista anche nella Collectors Lounge, con spazi esclusivi per un numero collezionisti. il merito dell’allestimento va a Gianpaolo GAZZIERO, del noto tempio del design e arredamento a Bologna; pietre miliari del design saranno a disposizione grazie alla prestigiosa collaborazione con Cappellini.

 

SetUp Contemporary Art Fair, galleria Sensi Arte presenta Elisa Mearelli

SetUp Contemporary Art Fair, Elisa Mearelli, Il sogno di Icaro, galleria Sensi Arte

 

Sono molti i progetti speciali quest’anno, per lasciarvi alcune sorprese ci limitiamo a segnalare l’opera K17 di Fabrizio Fontana all’ingresso, presentata da Ars and Ars di Galatina, un Kalashnikov enorme rivestito di piccoli giocattoli, ironicamente feroce nel suo messaggio.

D’obbligo citare l’omaggio ai 50 anni di Corto Maltese, in concomitanza con la grande mostra sull’eroe a fumetti presso Palazzo Pepoli a Bologna, con la proiezione dello Speciale e delle prime apparizioni televisive, a cura di Andrea Losavio in collaborazione con gli eredi del disegnatore Secondo Bignardi.

 

SetUp Contemporary Art Fair, galleria Bonelli Lab presenta Anna Stella Zucconi

SetUp Contemporary Art Fair, Anna Stella Zucconi, Barbie is not dead, galleria Bonelli Lab

 

L’atrio dell’’Autostazione torna nel 2017 ad essere interessato dall’Area Talk, con il suo ampio programma originale e gratuito, costituito da 13 interventi tra incontri, conferenze e tavole rotonde, sempre sul tema dell’Equilibrio. Una sezione parlerà dei progetti per Le capitali della cultura Mantova, Pistoia e Matera e l’equilibrio nell’arte contemporanea, quelli già realizzati e quelli ancora da produrre, a cura di Serena Achilli, curatrice indipendente e Direttore artistico di Algoritmo Festival.

La seconda sezione è Remember The Future, un format di contenuti itineranti, appendice al festival Voglia di Vintage di Mantova, a cura di Fabio Lucarelli.

 

SetUp Contemporary Art Fair, Luigi Petracchi, galleria MMXII presenta Luigi Petracchi

SetUp Contemporary Art Fair, Luigi Petracchi, LuxLuxory, galleria MMXII

 

L’Area Bookshop e Area editoria gestita da Agenzia Nfc: quest’anno accanto a cataloghi e libri d’arte troveremo i quaderni d’autore in edizione limitata, creata ad hoc per la manifestazione. Oltre alla consolidata partnership con Exibart l’Area Editoria vedrà poi le nuove collaborazioni con Urban Magazine, Edizioni del Rio e Art Bag, progetto editoriale ideato da Alessandra Alliata Nobili ed Emiliano Zucchini.

 

Il programma è piuttosto intenso..vi basta per una serata a Bologna?

 

Michela Ongaretti

 

SetUp Contemporary Art Fair, galleria Metroquadro presenta Nicola Malnato

SetUp Contemporary Art Fair, Nicola Malnato, The importance of breathing. Dreaming a Whale, galleria Metroquadro

 

SetUp Contemporary Art Fair, Saida Art Contemporain presenta Mohamed Larbi Rahhadi

SetUp Contemporary Art Fair, sez. Drawing The World-Mohamed Larbi Rahhadi, OMRI, Saida Art Contemporain

 

SetUp Contemporary Art Fair, Galleria La Linea presenta Michele Guidarini

SetUp Contemporary Art Fair, Michele Guidarini, DADA, Galleria La Linea

 

Martin Disler ritratto dall'artista Giovanni Manzoni Piazzalunga

L’omaggio di Cannaviello al disegno furioso di Martin Disler

L’omaggio di Cannaviello al disegno furioso di Martin Disler

 

Martedì 10 gennaio sono stata per la seconda volta presso la nuova sede dello Studio D’Arte Cannaviello, qui ho visto una delle ultime mostre interessanti del 2016, la delicata opera onirica di Sofia Rondelli, e sempre qui ho avuto la fortuna di trovarmi al cospetto della produzione degli anni ottanta e novanta dello svizzero Martin Disler.

 

Martin Disler visto dall'artista Giovanni Manzoni Piazzalunga

Martin Disler visto dall’artista Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

L’omaggio all’artista, a poco più di vent’anni dalla sua dipartita, arriva da Enzo Cannaviello che lo apprezzò e lo scelse da proporre al pubblico e al mercato italiano fin dal 1980, data della sua prima personale nella galleria. Ho avuto modo di sfogliare cataloghi che testimoniano la continuativa collaborazione in altre mostre nel corso degli anni, con l’apporto critico che accorda interesse per la sua ruvida ed espressionistica violenza del segno, la voluta costruzione di un linguaggio che rifiuta ogni velleità decorativa a favore della gestualità immediata.

 

Martin Disler, acrilico e carboncino su carta, 1989, ph. Sofia Obracaj

Martin Disler, acrilico e carboncino su carta, 1989, ph. Sofia Obracaj

 

Per mettere in evidenza, e portare all’attenzione di chi non lo conosce, la sua poetica nella sua necessità di fare emergere anche con l’uso di colore il tratto veloce e istintivo, si è scelto di presentare una retrospettiva delle opere su carta. Il supporto era prediletto perché congeniale ad un’esecuzione rapida, al concatenarsi di segni frenetici intorno ad un’idea e alle forme spesso facenti emergere la figura umana, poche linee a suggerirne un peso ed un volume, con l’esplosione di vigorosi e nervosi altri segni a darne un movimento in parte avvolgendola e in parte celandola.

 

Martin Disler, acrilico e carboncino su carta, 1989

Martin Disler, acrilico e carboncino su carta, 1989

 

Troviamo come è giusto che sia una selezione ristretta e coerente a questa visione, in totale una ventina di lavori anche su grande formato, dove accanto a pennellate e linee a carboncino o grafite e pennarello notiamo l’intrusione della stampa a monotipo usata come tecnica additiva nella logica di sovrapposizione e accostamento di tutto ciò che partecipa al flusso creativo, vorticoso, di chi non ha usato la carta come materiale preparatorio perché non concepisce fase preparatoria.

L’atto è tutto, l’arte è azione che scuote nel suo manifestare l’esibizione del suo processo, del suo farsi come atto iniziale e finale.

 

Tritico su carta di Martin Disler, in mostra allo Studio d'Arte Cannaviello, dove si nota l'uso del monotipo. Ph. Sofia Obracaj

Trittico su carta di Martin Disler, in mostra allo Studio d’Arte Cannaviello, dove si nota l’uso del monotipo. Ph. Sofia Obracaj

 

Tritico su carta di Martin Disler. Ph. Sofia Obracaj

Trittico su carta di Martin Disler. Ph. Sofia Obracaj

 

La dimostrazione del valore  di queste carte per l’artista stesso viene dal fatto che sono state intelaiate con cura per presentarsi come opere finite, pronte per l’osservazione inquieta di chi le voglia scrutare.

Cannaviello mi parla dei suoi esordi come “street-artist” ante-litteram per l’Europa, quando nella pulitissima e ordinata Zurigo realizzò dei dipinti murali dal forte intento provocatorio. Lo conosceva bene il gallerista, aveva seguito l’artista che pur rifiutando l’accademismo inseguendo la volontà di “dipingere male” e di non andare incontro al gusto del pubblico “aveva attraversato di diversi linguaggi espressivi del nostro tempo”, ponendosi come rivoluzionario e anticipatore di un linguaggio nella solitudine del suo personale processo creativo e nel rifiuto della modernità e dei suoi strumenti.

 

Visita alla mostra di Martin Disler, opera realizzata a grafite e pennarello su carta intelaiata, 1981. Ph. Sofia Obracaj

Visita alla mostra di Martin Disler, opera realizzata a grafite e pennarello su carta intelaiata, 1981. Ph. Sofia Obracaj

 

Il gesto primitivo e istintivo che lo portava a realizzare quelli che possono sembrare scarabocchi infantili era funzionale nel suo movimento continuo alla messa in crisi dello spazio del tempo. Emergono così puri come apparizioni i suoi temi ricorrenti, crudamente proposti senza descrittività, sono squarci di sentimenti ancor più violenti perché frammentari, come incontenibili e urgenti di tutta la loro irrazionalità soggettiva, la morte la sessualità. Argomenti senza tempo, fuori e dentro il tempo atavico: non c’è nostalgia nel suo “primitivismo” perchè non ha bisogno di cercarlo nel lontano passato trovandolo invece nell’animo dell’uomo che non può nascondere la sua natura selvaggia, non a chi considerava l’atta artistico una “ribellione romantica” come confidò a Demetrio Paparoni nel 1994. La modernità è smascherata con la soggettività brutale che informa la sua pittura, la sua scultura e la sua letteratura, dove lo stato naturale dell’essere umano è violento in quanto vivo.

 

Disegni di martin Disler in mostra presso lo Studio d'Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

Disegni di Martin Disler in mostra presso lo Studio d’Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

 

Vista della mostra "Martin Disler- Opere su Carta, ph. Sofia Obracaj

Vista della mostra “Martin Disler- Opere su Carta, ph. Sofia Obracaj

 

Anche quando le linee tratteggiano corpi stilizzati o parti di essi, queste figure trasudano sempre una carnalità accesa che emerge da una lussureggiante selva di segni, e tendono ad accostarsi o congiungersi ritualmente tra loro, de-componendosi nel loro movimento verso un’altra forma. La carne, o l’atto sessuale esplicito non fa differenza perchè entrambi presenti allo stato di Natura, evoca l’irrefrenabilità vitale e rivela allo stesso tempo il suo limite esistenziale nel disfarsi, nell’avvicinarsi all’idea di Morte. In questo la ricerca di Disler si avvicina alla poetica di Francis Bacon come egli stesso riconosceva,  per l’evocazione della dialettica tra dolore e gioia, vita e morte impressi e rivelati dall’anatomia sensuale.

 

Acrilico e carboncino in un lavoro di Martin Disler, in mostra fino al 18 febbraio presso lo Studio d'Arte Cannaviello

Acrilico e carboncino in un lavoro di Martin Disler, in mostra fino al 18 febbraio presso lo Studio d’Arte Cannaviello

 

Vista con gli occhi di oggi la pittura di Disler, dove il pennello segue la stessa forsennata e veloce scrittura di grafite e gessetti, pare avere assimilato la lezione espressionista di area germanica, interesse già avvertibile dalla sua giovanile unione al gruppo “Neue Wilde”, e si pensa ad un’influenza di Vlaminck e Kirchner in primis, mentre Munch o Ensor sono idealmente vicini nell’idea di trasfigurare il volto per rivelare il disagio sotto l’apparenza di normalità.

 

Un momento durante la vernice della mostra di Disler, Enzo cannaviello parla con alcuni ospiti, ph. Sofia Obracaj

Un momento durante la vernice della mostra di Disler, Enzo cannaviello parla con alcuni ospiti. Ph. Sofia Obracaj

 

Durante l'inaugurazione del 10 gennaio presso lo Studio d'Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

Durante l’inaugurazione del 10 gennaio presso lo Studio d’Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

 

Durante la visita penserete che esiste una forma di bellezza nelle opere su carta di Disler, è un vortice lucido e passionale allo stesso tempo, che non uno sguardo di considerazione non malevola sull’uomo per quello che dalla notte dei tempi ha ritualizzato, l’azione per l’affermazione della sua esistenza.

L’invito è a raggiungere lo Studio d’arte Cannaviello entro il 18 febbraio per questo protagonista del ventesimo secolo. In Piazzetta Bossi 4 a Milano.

Un ringraziamento speciale alla disponibilità e professionalità del prof. Enzo Cannaviello, dell’artista Giovanni Manzoni Piazzalunga e all’insostituibile fotografa Sofia Obracaj

Michela Ongaretti

Artscore da Cannaviello

Artscore visita la mostra Martin Disler-Opere su carta presso lo Studio d'Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

Artscore visita la mostra Martin Disler-Opere su carta presso lo Studio d’Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

Natividad di Manu Invisible in Piazza Duomo

Street Art sulle barriere antiterrorismo. Un’occasione poco sfruttata dal Comune di Milano

Street Art sulle barriere antiterrorismo. Un’occasione poco sfruttata dal Comune di Milano

 

Durante le feste natalizie uno spettro si aggirava per Milano. Quello del TerrorismoDopo l’episodio di Berlino del 19 dicembre, il Comune ha pensato di piazzare alcuni new-jersey antisfondamento nei punti nevralgici e di maggior transito di persone della città. La necessità di impedire l’ingresso a qualunque mezzo si è però subito trasformata in una possibilità per gli street artists di esprimere la propria creatività in maniera legalizzata, anzi con l’invito esplicito delle autorità a ricoprire di graffiti le barriere anticarro.

 

Una barriera anticarro decorata in Piazza Duomo

Una barriera anticarro decorata in Piazza Duomo

 

Tutto è partito da Piazza Duomo, allargandosi a macchia d’olio con gli interventi sull’asse verso la Darsena, poi nella zona, sempre ritenuta ad alto rischio attentati, tra il quartiere Isola e piazza Gae Aulenti.

 

Streetart sui new jersey. Vista da Piazza Fontana verso Palazzo Reale

Street art sui new jersey. Vista da Piazza Fontana verso Palazzo Reale

 

Leggo da fonte ANSA che si tratta di “ Un’iniziativa del Comune di Milano per scongiurare la paura del terrorismo con l’arte”.

A parte che la funzione dell’arte non mi pare sia quella di scongiurare timori, per quanto per qualcuno la bellezza può avere una funzione consolatoria sulle brutture del mondo e dei new-jersey in cemento in zone ricche di beni architettonici di pregio, e a parte che queste strutture non sembrano dare una gran parvenza di reale sicurezza in presenza di un kamikaze ben camuffato da turista, il risultato di questa operazione artistica lascia un po’ a desiderare.

 

Murale di Max Gatto verso Piazza Cordusio

Murale di Nemesi in Piazza Duomo verso Piazza Cordusio

 

Il patrimonio artistico della città poteva davvero arricchirsi se si fossero coinvolti artisti che presentassero ai passanti un progetto interessante, magari con un concorso pubblico rivolto a chi proponesse immagini ben costruite con la perizia tecnica di chi ha padronanza delle principali tecniche artistiche usate nella street art, stencil e bombolette al servizio di contenuti identificativi di una ricerca, realizzati con lo stile maturo di molti protagonisti della scena urbana.

 

Natividad, il murale di Manu Invisible in Piazza Duomo a Milano

Natividad, il murale di Manu Invisible in Piazza Duomo a Milano

 

Invece in pochi giorni la fretta ha colmato queste “pareti libere”, senza una logica di valorizzazione delle forze creative cittadine, ma con l’illusione di un lavoro ben fatto notato dalla popolazione. Ecco le parole dell’assessore alla Sicurezza Carmela Rozza : “abbiamo deciso di partire con l’iniziativa subito dopo la cattura di Anis Amri a Sesto San Giovanni, per far vivere un Natale più sereno ai cittadini nonostante l’insidia terrorismo”.

Il fine è politico e sopra ad ogni cosa, se pensiamo che la vista di molti di questi murales è coperta parzialmente dalle barriere in ferro e dai cartelli stradali che invitano al passaggio laterale, come ben si vede in Piazza Fontana.

 

Difficile scorgere un murale dietro la segnaletica in Piazza Fontana

Difficile scorgere un murale dietro la segnaletica in Piazza Fontana

 

Non è privo di una certa grazia, per quanto non eccezionale, l’intervento in Piazza Duomo di Manu Invisible, lo street artist sardo che si presenta con una maschera nera lucida , residente da un mese e mezzo in città e qui presente con altre opere. Nella piazza centrale Manu ha realizzato “Navidad”, una sorta di Presepe che simboleggia la Famiglia con i profili di due renne, madre e figlio, colorati al loro interno seguendo sfumature cromatiche. L’artista definisce il soggetto come metafora del calore famigliare in un “periodo storico colmo di crudeltà e violenza”, inserendosi coerentemente nel programma demagogico della giunta comunale.

 

Il cosiddetto gatto del New Jersey in Piazza Fontana

Il cosiddetto gatto del New Jersey in Piazza Fontana

 

Manu Invisible è intervenuto anche sulle barriere di Piazza Fontana, accanto ad un gatto in bianco e nero firmato Jennifer che copre solo una piccola porzione del cemento armato, e con un pappagallo e vegetazione tropicale ai piedi del Bosco Verticale, uno dei più nuovi ed imponenti edifici residenziali della renovatio urbanistica tra l’Isola e il centro Direzionale verso Porta Garibaldi, progettato da Stefano Boeri. 

 

Il pappagallo di Manu Invisible sotto al Bosco verticale, foto ANSA

Il pappagallo di Manu Invisible sotto al Bosco verticale, foto ANSA

 

Altri street artists protagonisti dell’iniziativa comunale che segnalo sono: Frode con la raffigurazione di un riccio “simbolo di amicizia e spensieratezza”, e Berto 191 con il suo paesaggio boschivo tra il cemento.

Certo non è tutto inutile dal punto di vista della sicurezza, almeno non potrebbe passare un camion come a Berlino con la tragedia dei dodici morti e quaranta investiti; tutti sono interventi che perlomeno alleggeriscono la vista delle strutture, ed è sicuramente lodevole il tentativo di rendere meno opprimente, di sdrammatizzare la presenza non solo dei new jersey ma dei militari in tenuta mimetica, mitra e camionetta nelle diverse postazioni. Però l’augurio è che la cosiddetta operazione “Muri Sicuri”, parte del complessivo e più continuativo piano “Muri Liberi”, non resti soltanto la disponibilità di metri da riempire, ma diventi un terreno d’azione per writer italiani ed europei con un progetto site specific più strutturato, che presenti esempi di qualità.

 

Fronde tropicali sulle barriere di Piazza Fontana

Fronde tropicali sulle barriere di Piazza Fontana

 

Grande, indiscriminata libertà è lasciata ai graffitari con l’unico limite di non essere offensivi verso religioni, paesi, persone ed organi di Stato, mentre ci si aspetterebbe una mobilitazione artistica che davvero faccia pensare prima ai soggetti raffigurati che al loro supporto.

Per fortuna questo è solo l’inizio, sul sito del comune di Milano è disponibile l’elenco completo delle pareti disponibili. Con l’augurio di vedere delle aree investite da un vero e proprio progetto.

 

Da PiazzaVerso via Orefici, il murale di La Pupazza

Da PiazzaVerso via Orefici, il murale di La Pupazza

 

Per ora posso solo dare informazione del posizionamento dei new-jersey di “Muri sicuri”, pensando che se dovesse verificarsi quanto previsto e accettato comunemente nella storia dell’arte di strada, cioè un futuro intervento copra senza regole quanto già lasciato allo sguardo, questo possa essere uno stimolo a nuove visioni.

Trovate le barriere: in Via Dante – Piazza Cairoli, Via Dante – Via Meravigli, Piazza Duomo – Via Mazzini, Piazza Duomo – Via Manzoni ,Piazza Duomo – antistante via Carminati, Piazza Duomo – Piazza Fontana, Piazza Gae Aulenti – Via De Castillia, Piazza Gae Aulenti – Corso Como, Largo Gino Valle (area Portello), Piazza Cantore – Viale Papiniano, Piazza XXIV Maggio (lato Darsena).

Michela Ongaretti

 

Miyazaki ritratto da Manzoni Piazzalunga nel giorno del suo settantaseiesimo compleanno

Hayao Miyazaki ha compiuto 76 anni! Auguri con Porco Rosso

Hayao Miyazaki ha compiuto 76 anni! Auguri con Porco Rosso

 

Hayao Miyazaki con lo studio Ghibli è un personaggio cardine nella storia del film d’animazione, Ieri ha compiuto 76 anni.

Hayao Miyazaki, ritratto di Giovanni Manzoni Piazzalunga, nel giorno del suo compleanno.

Hayao Miyazaki ritratto da Giovanni Manzoni Piazzalunga, nel giorno del suo settantaseiesimo compleanno

 

Quando ero bambina i cartoni animati erano soprattutto giapponesi, fatti di machi robot, più da grande fu l’esplosione di eroine dotate di magici poteri o di storie sdolcinate. Sono stata così fortunata da crescere e poter guardare anche le opere disegnate di Hayao Miyazaki, che potevano piacere a grandi e piccoli in grado di apprezzare un lavoro ben fatto dotato di originalità nella creazione dei personaggi e soprattutto di intrecci più costruiti e avvincenti nella forma di veri e propri film, che non fossero le fiabe di Walt Disney già lette sui libri. Non credevo che superati i vent’anni avrei passato delle serate a vedere un cartoon e discutere sui possibili significati simbolici con gli amici.

 

La città Incantata

La trasformazione di Senza-Volto (Kaonashi) ne La città Incantata, 2001

 

Non avevo ancora visto Kiki Consegne a Domicilio, Laputa Castello nel Cielo, e il bellissimo Il mio vicino Totoro, usciti molto prima, alla fine degli anni ottanta. Anche La Principessa Mononoke del 1997 fu scoperto in seguito. Per me come per molti italiani lo stupore è iniziato con La Città Incantata nel 2001, film che avvalse allo studio cinematografico Ghibli, creato da Miyazaki e Isao Takahata e produttore del lungometraggio, l’Orso d’Oro e il Premio Oscar. In seguito è stato il momento di essere rapiti dalle immagini de Il Castello Errante di Howl del 2005 e di Ponyo sulla scogliera del 2008.

 

Il Castello Errante di Howl si muove sulle montagne, frame del film scritto e diretto da Miyazaki nel 2004.

Il Castello Errante di Howl si muove sulle montagne, frame del film scritto e diretto da Miyazaki nel 2004

 

In tutti i film di Miyazaki i mondi immaginari rappresentati spesso sono allegorie del presente e i personaggi sono mossi ad azioni da motivazioni recondite e complesse: questi universi sono nati non solo dalla creatività inventiva ma anche dalla conoscenza di scrittori occidentali, che su stessa ammissione dell’autore giapponese, hanno influenzato l’ideazione delle sue opere cinematografiche. Parliamo di Ursula K. Le Guin, Diana Wynne Jones e of course di Lewis Carrol. Ancora Miyazaki cita Eleanor Farjeon, Philippa Pearce e Rosemary Sutcliff. Anche le storie di piloti e di aerei del grande Roald Dahl sono state amate e presenti nella sua cinematografia, e devo senza dubbio ricordare l’interesse di Miyazaki per l’opera di Antoine de Saint-Exupéry.

 

Chihiro e Haku, personaggi de La Città Incantata, 2001

Chihiro e Haku, personaggi de La Città Incantata, 2001

 

L’ultimo film che vede Miyazaki alla regia è stato Si alza il vento del 2013, dopo l’annuncio del suo ritiro confermato e poi smentito, dopo una carriera di quasi cinquant’anni e il premio Oscar alla carriera del 2014, ma il film che più mi colpì tra tutti è stato Porco Rosso, uscito nel lontano 1992.

Decido di parlarne per la ragione precisa del suo interesse per l’Italia, che lo ha onorato con il Leone d’oro alla carriera alla 62esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, nel 2005. L’ambientazione è italiana e il protagonista stesso è italiano, in un’epoca difficile come quella del Fascismo, ma i riferimenti alla nostra storia e cultura artistica sono molto più numerosi e precisi. 

 

Miyazaki ritira il Leone d'oro alla carriera a Venezia

Miyazaki ritira il Leone d’oro alla carriera durante la 62 esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nel 2005. in quell’occasione fu presentato Il Castello Errante di Howl

 

Già nelle prime immagini il regista fa di tutti per farci capire che ci troviamo nel Belpaese: una bottiglia di vino rosso e un giornale italiano sono gli attributi iniziali di questo eroe sarcastico e libero, e tutte le insegne che si vedono nel film sono scritte in italiano, con qualche tenero refuso.

La sinossi in breve. Lui è un grande pilota dell’aeronautica Regia e il suo nome è Marco Pagot, durante la prima guerra mondiale un incidente lo trasforma in un maiale antropomorfo, così decide di ritirarsi dalla vita mondana e ritirarsi sulla costa dalmata per dare la caccia alle taglie dei feroci pirati dell’aria. Il suo idrovolante monoplano S.21 “Folgore” tutto rosso, è stato ideato da Miyazaki pensando ad oggetti reali del periodo, tanto da somigliare molto al monoplano Macchi M.33.

 

La locandina del film d'animazione Porco Rosso, Studio Ghibli 1992

La locandina del film d’animazione Porco Rosso, scritto e diretto da Hayao Miyazaki e prodotto dallo Studio Ghibli nel 1992

 

Marco diventa Porco Rosso, e si trova ad affrontare l’alleanza dei pirati con il pilota americano Donald Curtis, che abbatte l’aereo cremisi. Non viene del tutto distrutto e Marco si rifugia a Milano per fare riparare quanto ne resta dalla ditta Piccolo Spa.

E’ nella sosta a Milano di Porco Rosso che Miyazaki dimostra di conoscere e amare l’Italia nella sua storia, infatti il figli maschi della Piccolo sono emigrati in America a cercar fortuna come davvero accedeva, e l’incontro con Arturo Ferrarin della Regia Aeronautica è il ricordo dell’oppressione di regime che impone a Marco la fuga, se non rientra nei ranghi militari. Appaiono così gli squadroni punitivi che inseguono Marco e Fio, la figlia di Piccolo: è una donna a salvare e riparare il monoplano..indipendenza di pensiero e d’azione, femminismo, questo è Miyazaki.

 

Porco Rosso e il suo idrovolante sui navigli di Milano

Una scena di Porco Rosso con il suo idrovolante sui navigli di Milano

 

L’S.21 torna sull’isola rifugio nel Mare Adriatico, assaltata presto dai pirati, che si placano con un ammonimento della ragazza sul senso dell’onore di essere aviatori. Come ci si aspetta arriva Curtis per lo scontro finale che sarà un duello ad armi pari con Marco, ma poi gli strumenti bellici non sono più funzionanti e la lotta diventa un corpo a corpo tra i due, a scazzottate. Marco vince ma tutti devono scappare perchè la Regia Aeronautica è vicina.

 

Porco Rosso in azione

Porco Rosso in azione con Donald Curtis alle calcagna

 

Fio è affidata all’ex fidanzata di marco, Gina, che possiede l’Hotel Adriano, la rivediamo con l’ormai amica a ricordare il passato dopo la fine del Ventennio e della Seconda Guerra Mondiale, Curtis vi torna come turista dopo essere diventato un attore hollywoodiano, lui che aveva cercato di convincere la stessa Gina a diventare una star, secondo il mito e il sogno che era per l’Italia Hollywood. Il finale è sulle note della nostalgia e del mistero di Porco Rosso.

 

L'hotel Adriano in Porco Rosso

L’architettura immaginaria dell’hotel Adriano in Porco Rosso

 

In Porco Rosso ci sono le tematiche ricorrenti del cinema di Miyazaki, come la metamorfosi misteriosa come dannazione, (posso citare, senza esaurire tutti gli esempi, quella dei genitori di Chihiro ne La città incantata, e la malattia di Ashitaka in Princess Mononoke);  la grande passione per il volo, la condanna del Fascismo, la mai netta distinzione tra buoni e cattivi, il ruolo chiave di un personaggio femminile adolescente.

 

Porco Rosso come Humphrey Bogart

Porco Rosso come Humphrey Bogart

 

La cultura giapponese non è certo estranea se si pensa, interpretazione che mi convince, che la metafora del maiale riguarda la dualità di Marco nel suo aspetto pubblico e privato: da fuori è un insulto al Fascismo, “è meglio essere maiale piuttosto che fascista” dice il protagonista, ma dentro al suo cuore vive il senso di colpa per essere l’unico sopravvissuto ad una battaglia, questo senso di disonore molto giapponese lo fa sentire un maiale.

Ma veniamo ai riferimenti più precisi: Porco Rosso è al secolo Marco Pagot per omaggiare i fumettisti Nino e Toni Pagot creatori tra i vari personaggi del famosissimo Calimero.Tra l’altro i figli marco e Gina hanno davvero collaborato con Miyazaki per la serie Il fiuto di Sherlock Holmes.

 

Marco Pagot alias Porco Rosso

Marco Pagot alias Porco Rosso, una scena del film con la bottiglia dove si legge la scritta “vino” in italiano

 

La Piccolo Spa si trova a Milano sul Naviglio Grande, qui il costruttore propone la sostituzione di motore con un Folgore, che è per davvero il motore FIAT A.S.2, con cui Mario De Bernardi vince nel 1926 la  Coppa Schneider, Qui il gioco citazionistico si fa più complesso perché sui coperchi delle valvole appare la scritta Ghibli, che fu il soprannome del bimotore degli anni trenta Caproni Ca.309. Se parlo di aeronautica è perché da questa passione di Miyazaki nasce il nome del suo studio cinematografico. Pensate che la storia dell’aeronautica italiana è entrata nella storia del cinema di animazione mondiale.. l’Italia come esempio eccellente per chi di motori ne sapeva qualcosa visto che la sua azienda di famiglia era la Miyazaki Airplane, che produceva componenti di veicoli aeromobili.

 

Porco Rosso vola sull'Adriatico

Porco Rosso vola sull’Adriatico con il suo idrovolante monoplano S.21 “Folgore”

 

Appaiono nel film i piloti Francesco Baracca e Adriano Visconti, grandi vittoriosi aviatori italiani realmente esistiti, il primo nella Prima Guerra Mondiale e il secondo nella Seconda.

Si cita persino il testo poetico Alcyone di Gabriele D’Annunzio, nome che Miyazaki dà alla motonave dell’Albergo Adriano, e un noto bombardiere dell’epoca si chiamava Alcione.

Forse qualcuno non sa che..l’Alfa Romeo un tempo costruiva motori aeronautici, ecco perchè campeggia un somigliante suo simbolo nella bottega dell’armaiolo.

L’ex compagno Ferrarin ricorda Arturo Ferrarin che nel 1920 ha per la prima volta seguito la rotta Roma-Tokyo, e pilotato davvero il Macchi M.39, oltre che in una scena del film.

 

Hayao Miyazaki, ritratto di Eleonora Prado, 2016

Hayao Miyazaki, ritratto di Eleonora Prado, 2016

 

Un altro personaggio realmente esistito qui presente è Stanislao Bellini, qui citato solo col cognome come compagno di stormo di Pagot durante la Grande Guerra. Fu un pilota velocista del Reparto Sperimentale Alta Velocità di Desenzano del Garda, e proprio per l’idrocorsa Macchi-Castoldi M.C.72 ne fu il perito durante i voli di prova.

Una banda di pirati si chiama “Mamma aiuto”, citando il soprannome Mammaiuto dell’idrovolante CANT Z.501, esso diventò in seguito il grido di reparto del 15º Stormo SAR.

L’ultimo tributo, dopo non averne esaurito l’elenco, è nei titoli di coda, dove appare la Mole Antonelliana, uno dei simboli d’Italia e della sua sperimentazione tecnologica.

 

Miyazaki tra i suoi personaggi

Miyazaki tra i suoi personaggi

 

Grazie per aver unito la nostra cultura alla tua, per averci fatto sognare trasfigurando il mondo. Per averci incluso nel tuo universo. Auguri Miyazaki! E lunga vita allo Studio Ghibli..

Michela Ongaretti

 

Mallarmé, Broodthaers e Pichler

Modernità dopo la modernità. Michalis Pichler si appropria di Mallarmé

Modernità dopo la modernità. Michalis Pichler si appropria di Mallarmé

Le parole sono una mia ossessione, e ultimamente mi capita spesso di vedere come entrino a pieno titolo nel gioco dell’arte.

Il 14 dicembre ho visitato lo spazio di via Lazzaretto 15 a Milano che ospita Kunstverein per la prima personale italiana dell’artista tedesco Michalis Pichler, dal titolo Exposition Littéraire autour de Mallarmé. Quello che scopro qui è proprio la presenza di parole e versi a dare forma a manufatti che si costruiscono attraverso la morfologia dei primi, per farci entrare in un universo dove le parole stesse lasciano la loro impronta per diventare altro da sé.

 

Mallarmé, Broodthaers e Pichler

Mallarmé, Broodthaers e Pichler

 

Fino al 28 gennaio, con una pausa natalizia dal 23 dicembre all’8 gennaio, sarà possibile entrare nell’atmosfera raccolta e riflessiva dell’ultima fase di ricerca artistica di Michalis Pichler dove il termine chiave per comprendere il senso complessivo è “appropriazione”, come mi spiega Andrea Wiarda, una delle curatrici del progetto europeo dedicato all’arte contemporanea Kunstverein.

 

Andrea Wiarda di Kunstwerein parla dell'opera di Pichler

Andrea Wiarda di Kunstverein parla dell’opera di Pichler

 

Pichler, Broodthaers e Mallarmé

Pichler, Broodthaers e Mallarmé

 

Già, perché parliamo di rilettura formale o conversione dello stile in partitura grafica di Un coup des dés jamais n’abolira le hasard. POÈME, esempio di una rivoluzione che fu soprattutto letteraria, come vediamo dalle note originali di Mallarmé sul testo prima della pubblicazione del 1897 su Cosmopolis, dove il poeta richiedeva un layout preciso, come le parole poetiche dovevano essere disposte in stampa, leggibili dall’alto verso il basso ma anche orizzontalmente. Quella scrittura d’avanguardia è interpretata in senso materiale prendendo in considerazione lo spazio occupato dai gruppi di parole, i versi, già da un altro artista, Marcel Broodthaers, nel 1969, quando espose al Wide Space di Anversa Un coup des dés jamais n’abolira le hasard. IMAGE.

 

Un coup des dès jamais aboliras le hazard, SCULPTURE. Opera di Michalis Pichler del 2008

Un coup des dés jamais n’abolira le hazard, SCULPTURE. Opera di Michalis Pichler del 2008

 

Da questa operazione parte il discorso di Pichler. Come leggiamo nelle sue Dichiarazioni sull’Appropriazione infatti “nel citare, imitare, trasporre, riecheggiare, c’è altrettanta imprevedibile originalità che nell’inventare”, e qui la rielaborazione di una prima appropriazione del testo mallarmiano utilizza lo stesso processo su differenti media e discipline. Le parole cambiano negandosi su carta, vetro, in musica, nel cinema o nell’opera editoriale.

Pichler, la copertina dell'opera

Michalis Pichler, la copertina dell’opera

 

Appoggiato su un tavolo del loft c’è Un coup des dés jamais n’abolira le hasard. SCULTURE: sono tanti fogli di cartoncino quante le pagine della poesia, la disposizione tipografica è fedele a quella originale ma al posto delle parole ci sono dei tagli eseguiti al laser. Pendenti dal soffitto vediamo invece delle lastre di vetro, sempre corrispondenti alle diverse pagine, con incisioni satinate nel luogo dei versi, attraversabile e liberamente “sfogliabile” come testo di una “leggibilità senza significato” secondo le teorie di Jacques Derrida.

 

Un momento durante l'inaugurazione della mostra di Pichler presso Il Lazzaretto

Un momento durante l’inaugurazione della mostra di Pichler presso Il Lazzaretto

 

Mallarmé non c’è eppure resta, non è più quel testo perché Pichler se n’è appropriato, fagocitato quello l’artista mostra senza filtri la sua visione, che inglobato il senso del contenuto lascia a noi il suo odore, la sua eredità è trasmessa mediante il senso dell’assenza dell’originale e la presenza viva per ciò che ne resta, filtrata da una seconda, anzi una terza mente.

 

Michalis Ichler durante Miss Read a Berlino

Michalis Pichler durante la manifestazione da lui organizzata a Berlino, Miss Read: the Berlin Art Book Fair.

 

Pichler si richiama apertamente all’esperimento di Broodthaers in Belgio declinando sulle diverse discipline scelte il titolo di quella, citando e facendo propria un’esperienza di rilettura e trasformazione nata dalla rivoluzione di una rivoluzione. Il dialogo che idealmente Pichler porta avanti attraversa quindi le generazioni artistiche e travalica il senso del pezzo unico originale per espandere quello del lascito letterario attraverso la concettualizzazione riproducibile, trascende la sua matericità perché sceglie sì di ripetersi su diversi media: carta o vetro per restare in una resa vicina alla scultura dove però protagonista non è il gesto che nega parti di testo per lasciarlo vivere in differente maniera nella mutilazione, come avvenne in Italia con Isgrò, ma continua attraverso la musica e la teatralizzazione di un’ossessione quale è il collezionismo.

 

Un coup des Dés jamais aboliras le Hasard.SCULTURE, la scultura in vetro di Michalis Pichler al Lazzaretto di Milano

Un coup des dés jamais n’abolira le hazard. SCULTURE, la scultura in vetro di Michalis Pichler al Lazzaretto di Milano

 

Per quanto riguarda la musica è a disposizione nella sala una pianola che tutti possono suonare, basta azionare col pedale il movimento di un tracker roll di 288 millimetri sempre costruito con lo spazio vuoto dei tagli sui versi di Mallarmé. Ecco come un pensiero trasportato a noi grazie alla letteratura continua a sopravvivere diventando altro, genera un contenuto grazie alla sua forma, e quel contenuto si è liberamente spostato da un campo disciplinare all’altro.

 

M. Pichler, Un coup de dès musique, la pianola che "suona" Mallarmé, ph. Massimo Monnecchi

M. Pichler, Un coup de dés..MUSIQUE, la pianola che “suona” Mallarmé, ph. Massimo Monnecchi

 

Sopra una gradinata lignea, utile ad accogliere persone sedute per delle performance nello spazio, troviamo invece la collezione dell’artista di opere editoriali sull’opera iconica di Mallarmé, edizioni storiche o contemporanee ed interventi artistici intesi come “appropriazioni”, partendo da Cosmopolis a Un coup des dés jamais aboliras le Hasard. IMAGE, la ripresa di Mallarmé secondo Broodthaers in tre variazioni, sostituendo interamente le parole con strisce nere. Parliamo di autori come Jérémie Bennequin, Bernand Chiavelli, Jim Clinefelter, Mario Diacono, Cerith Wyn Evans, Ernest Fraenkel, Elsworth Kelly, Michael Maranda, Guido Molinari, Aurelie Noury e Eric Zboya. Ci sono poi pubblicazioni dove si legge “Coup des Des” in copertina senza riferimento esplicito al poeta francese, varia et memorabilia di una collezione sempre in-progress.

 

Un pezzo della collezione Un coup des...

Un pezzo della collezione Un coup des…

 

Quest’ area si configura come un’installazione spaziale, che rafforza l’idea di riappropriazione come processo inglobante, che tiene conto di uno storico nella diffusione del poeta e delle sue successive manipolazioni, a confermare l’ultimo postulato delle “Dichiarazioni” scritto e rilasciate per i visitatori in mostra, secondo cui “nessun poeta, nessun artista di nessun’arte, preso per sé solo, ha un significato compiuto”.

 

Aperto e chiuso. Un coup des dés jamais n'abolira le hazard. SCULPTURE

Aperto e chiuso. Un coup des dés jamais n’abolira le hazard. SCULPTURE

 

 Altre edizioni sono esposte in un angolo di lettura de Il lazzaretto, questi testi fanno tutti parte dei “greatest hits“, ovvero per Pichler la tecnica di parafrasare un predecessore storico o contemporaneo specifico nel titolo, nello stile e/o nel contenuto: tra di essi notiamo oltre a Broodthaers, Baudelaire, Mel Bochner, Ulises Carrion, Katsushika Hokusai, Stéphane Mallarmé, la Monsanto Company, Dante Gabriel Rossetti, Ed Ruscha, Seth Siegelaub, Gertrude Stein, Max Stirner e il New York Times.

 

Un coup des dèsjamais aboliras le hazard

Un coup des dés jamais n’abolira le hazard. Il testo originale

 

Come dicevo anche il cinema partecipa a questa appropriazione, e lo fa in maniera più esplicita, in linea con il principio del greatest hit. In un angolo della sala troviamo infatti un proiettore che manda in loop i fotogrammi di di due iniziali. Broodthaers realizzò su pellicola 35 millimetri il film “Une seconde d’Éternité”, dove apparivano le sue iniziali MB in 24 fotogrammi, per un secondo. Pichler si appropria di questo lavoro spostando gli stessi fotogrammi su una pellicola 8 millimetri: la durata è sempre di un secondo ma bastano 18 fotogrammi per riprodurre con la stessa scrittura di Broodthaers le iniziali MP, Michalis Pichler. Il greatest hit ha abolito la pancia e mostrato che “nel citare, imitare, trasporre, riecheggiare, c’è altrettanta imprevedibile originalità che nell’inventare”.

In mostra è presente anche il flipbook di Une seconde d’Éternité, realizzato dallo stesso Pichler e in vendita per sostenere le attività di Kunstverein Milano.

 

Un'immagine della collezione di Pichler

Un’immagine della collezione di Pichler

 

Michalis Pichler si è formato come scultore sul sito conservativo dell’Acropolis Monuments di Atene. Ha conseguito la laurea in Architettura alla Technical University di Berlino e si è diplomato in Belle Arti alla Art School Berlin-Weissensee. È co-fondatore e organizzatore di Miss Read: The Berlin Art Book Fair e di Conceptual Poetics Day. Lavora come artista concettuale, poeta, editore, sul confine immaginario tra arte visiva e letteratura. La monografia sul suo lavoro MICHALIS PICHLER: Thirteen years: The materialization of ideas è stata pubblicata nel 2015 per Printed Matter, Inc. in collaborazione con Spector Books.

Il Lazzaretto è una giovane e attiva Associazione Culturale  che ha come scopo principale quello di generare idee, aggregare persone e creare opportunità di lavoro in ambito culturale, la sua accogliente sede si trova al numero 15 di via Lazzaretto nel vivace quartiere di Porta venezia a Milano.

 

 

Il logo do Kunstwerein Milano

Il logo do Kunstverein Milano

 

Kunstverein significa in italiano “associazione d’arte” , il nome trae origine delle istituzioni nate nel diciannovesimo secolo  in Germania per sostenere  e diffondere l’arte coeva. E’ una piattaforma sperimentale nata nel 2010 in Germania come progetto di ricerca e produzione d’arte contemporanea; Kunstverein Milano è la sezione italiana di una rete internazionale di “Kunstvereins in franchise” con sede ad Amsterdam, New York e Toronto ed è diretto da Katia Anguelova, Alessandra Poggianti e Andrea Wiarda.

Kunstverein Milano si avvale di metodi non convenzionali per la presentazione dei linguaggi delle arti visive, nella ospitalità, nella produzione di mostre e nel modo di fare ricerca, collaborando con artisti, curatori e professionisti dell’ambito culturale, dando così il proprio contributo alla scena artistica italiana e internazionale. Funziona come uno spazio aperto, di dialogo e scambio, come meeting-point e screening-room, per artisti e pubblico. Concentra la propria ricerca material-semiotica a partire dalle pratiche artistiche, concependo lo spazio espositivo come itinerante. Senza scopo di lucro si avvale del supporto di persone private, aziende e istituzioni interessate a partecipare alla vita culturale supportando le attività di Kunstverein.

Per saperne di più vi invito a consultare il sito www.kunstverein.it

Michela Ongaretti

 

 

La sala lettura della Fondazione Feltrinelli, ph. Filippo Romano

Una piramide come nuova sede iconica della Fondazione Feltrinelli. Milano. Save the place

Una piramide come nuova sede iconica della Fondazione Feltrinelli. Milano. Save the place

 

Il 13 dicembre verrà ricordato a Milano per l’inaugurazione della nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli in viale Pasubio. Un tassello importante nella zona intorno a Corso Como e Porta Nuova, caratterizzata negli ultimi anni dal processo di riqualificazione urbanistica, stavolta non dedicato allo shopping o all’edilizia di lusso ma luogo di aggregazione e partecipazione pubblica,un palazzo della cultura, della ricerca, dell’innovazione, realizzato con capitali esclusivamente privati, ma con intenti di autentico servizio pubblico” secondo le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

Vista dall'alto della Fondazione feltrinelli di viale Pasubio, ph. Filippo Romano

Vista dall’alto della Fondazione Feltrinelli di viale Pasubio, ph. Filippo Romano

 

La cerimonia inaugurale, moderata dal giornalista Gad Lerner, ha visto la partecipazione del Presidente di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli Carlo Feltrinelli, l’architetto Jacques Herzog, il Segretario Generale di  Massimiliano Tarantino, il Presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e il Sindaco di Milano Giuseppe Sala. Al termine si sono succedute due letture: da Utopia for Realists del giornalista e pensatore belga Rudger Bregman, e dal discorso tenuto da Giangiacomo Feltrinelli nel 1961 quando inaugurò la prima sede di via Romagnosi, interpretata da Toni Servillo.

 

Visione notturna della piramide vetrata di Herzog e De Meuron, ph. Filippo Romano

Visione notturna della piramide vetrata di Herzog e De Meuron, ph. Filippo Romano

 

Fino alle 23 del 13 dicembre più di seimila visitatori hanno partecipato all’opening, proseguito fino al 17 dicembre con le proiezioni , gli incontri e le letture performative della manifestazione Voices and Borders, il cui tema di fondo è il rapporto tra individuo e collettività, tra azione personale e trasformazioni sociali. Presentata anche l’installazione site specific “Nineteen Locations of Meaning” di Joseph Kosuth osservabile fino al 13 gennaio, in collaborazione con la Galleria Lia Rumma.

 

Un momento dell'inaugurazione. Ph. Sofia Obracaj

Un momento dell’inaugurazione. Ph. Sofia Obracaj

 

E’ facile da raggiungere e perfettamente integrato nel contesto esistente l’edificio progettato dagli svizzeri Herzog & De Meuron, da due anni in fase costruttiva, da nove nel pensiero di chi lo ha fortemente voluto in quest’area, senza un volto nuovo dopo i bombardamenti del 1943.

Ciò che entusiasma è la struttura architettonica di grande personalità che riesce ad apparire in tutta la sua portata di novità senza essere sentita come un corpo estraneo per chi arriva dal centro cittadino. Le ampie vetrate non risultano fredde ma invitano ad entrare, permettendo di intuire gli spazi interni e la sua funzione di luogo attivo, frequentato e vivo ma raccolto in quanto luogo di studio.

 

La Fondazione Feltrinelli da dentro. Ph. Filippo Romano

La Fondazione Feltrinelli da dentro. Ph. Filippo Romano

 

Jacques Herzog dichiara che il punto di partenza è stato il profilo lineare delle tipiche cascine lombarde, già recuperato da Aldo Rossi, definite dallo svizzero “ripetitive e affascinanti allo stesso tempo”. Il suo design riflette quindi un bisogno della città che lo slancio progettuale ha perfettamente accolto, come ben spiega la dichiarazione dello svizzero di voler “creare qualcosa di molto tradizionale e molto moderno, che potesse essere semplice ma anche sorprendente».

Se è vero che «la vera sorpresa sta nella normalità», tutto questo è possibile perché la riflessione è avvenuta anche sulla memoria dell’esistente e sul dialogo di questa novità con il contesto edilizio adiacente, sull’apertura delle vie che sembrano aprirsi intorno a questo palazzo, sensazione che il visitatore ha posando lo sguardo attorno da qualunque angolazione man mano si salgono i cinque piani. Qui capiamo il senso di tutto il progetto: se nelle cascine rurali l’ultimo piano è dedicato al deposito di merci e prodotti, protette e recluse nella loro lontananza dalla vista, oggi in alto al posto di merci c’è lo studioso della sala di lettura, colui che sta utilizzando i volumi del ricco archivio storico, salvaguardato dalla vista del passante, con la differenza che egli può, mentre si nutre di ciò che internamente l’Istituzione propone, osservare il mondo esterno e non sentirsi totalmente estraneo a ciò che accade intorno.

 

Riflessi interni e vista verso l'esterno. Dalla Fondazione Feltrinelli di Milano

Riflessi interni e vista verso l’esterno. Dalla Fondazione Feltrinelli di Milano

 

Con lo stesso spirito la Fondazione Gian Giacomo Feltrinelli intende proporsi come nuovo modello di Istituzione culturale incentrato sul concetto di Spazio di Cittadinanza, dove “la ricerca delle scienze sociali si traduce in mostre, conferenze, incontri, format didattici innovativi e nell’espressione artistica delle arti performative”, luogo quindi di aggregazione intorno a tematiche care e dibattute fin dalla fondazione di Giangiacomo Feltrinelli nel 1949, accogliendo le nuove istanze della contemporaneità, nella modalità partecipativa odierna auspicata e desiderata da molto tempo, nell’ideale modernista del novecento trasmesso dalle voci affidate alla carta stampata. In sintesi, secondo le parole di Carlo Feltrinelli è l’idea di nuova sede iconica per una grande casa delle culture sociali, moderna e internazionale.

 

La vetrata con il logo Feltrinelli. Ph. Sofia Obracaj

La vetrata con il logo Feltrinelli. Ph. Sofia Obracaj

 

Possiamo dire che il contenitore riflette il suo contenuto dato che il nuovo modello di istituzione culturale seguito guarda a “quanto creato nei settant’anni di attività alle sue spalle e allo stesso tempo si confronta con il mondo contemporaneo, lo sappia intercettare e portare a Milano”, secondo le parole del Segretario Generale Massimiliano Tarantino, così come la struttura architettonica guarda alla tradizione architettonica per declinarsi in un linguaggio funzionale nuovo, confrontandosi con l’impiego europeo delle pareti vetrate negli ultimi anni.

 

Interno della Fondazione. La rampa ai piani dall'ingresso, ph. Filippo Romano

Interno della Fondazione. La rampa ai piani dall’ingresso, ph. Filippo Romano

 

Il cuore dell’intero progetto parte giustamente dai libri. La Fondazione è infatti uno dei maggiori centri europei di documentazione e ricerca nel campo delle scienze storiche, politiche, economiche e sociali, ed è parte di un network di 350 istituti nazionali e internazionali. Possiede un patrimonio di 12 km lineari di archivi, 270.000 volumi e 16.000 periodici.

 

Nell'archivio storico della Fondazione

Nell’archivio storico della Fondazione

 

Nella sua vocazione di snodo, rete di contatti e confronto attivo con la popolazione e per essa accessibile, rende possibile la consultazione delle fonti del patrimonio bibliotecario e archivistico, impegnato anche a digitalizzare e rendere disponibili gli elementi più rari del patrimonio. La Sala Lettura, al quinto piano della nuova sede, sarà aperta al pubblico a titolo completamente gratuito fino ad esaurimento posti. Si potrà accedere alle fonti dell’archivio collocato nei due piani seminterrati, sempre più impegnato a digitalizzare e rendere disponibile anche online gli elementi più rari. Con i testi presi a prestito presso la Biblioteca, è poi possibile fermarsi per la consultazione sotto il suggestivo tetto spiovente.

 

La sala lettura della Fondazione Feltrinelli, ph. Filippo Romano

La sala lettura della Fondazione Feltrinelli, ph. Filippo Romano

 

Luogo chiave per la comprensione di questo approccio è la Sala Polifunzionale del primo piano, sempre accessibile alla cittadinanza con i suoi incontri e conferenze, proiezioni, mostre, performances: il ricco palinsesto culturale e di ricerca nell’ambito delle scienze sociali crescerà in un’ottica divulgativa e di condivisione dei saperi. Le attività di ricerca e di offerta culturale si identificano in particolare in cinque aree Globalizzazione e sostenibilità, Futuro del lavoro, Cittadinanza Europea, Innovazione politica e History box, tutte volte a stimolare il dibattito accademico e aprirlo ad un pubblico nuovo attraverso la sperimentazione di nuove forme di divulgazione.

 

La sala polifunzionale durante la lettura di Malcolm X. 13 dicembre a Milano, ph Sofia Obracaj

La sala polifunzionale durante la lettura di Malcolm X. 13 dicembre a Milano, ph Sofia Obracaj

 

La stessa sala accoglierà anche gli Amici della Fondazione, in assetto Second Home per abitare via Pasubio incontrandosi ad approfondire temi d’attualità. Il nuovo modello parte da qui avvalendosi della collaborazione con la Fondazione Cariplo.

 

La Sala Lettura durante la cerimonia inauguralemdel 13 dicembre, ph. Sofia Obracaj

La Sala Lettura durante la cerimonia inaugurale del 13 dicembre, ph. Sofia Obracaj

 

Scendendo al piano terra non può mancare la libreria con l’assortimento dei suoi 15000 titoli che privilegia gli ambiti disciplinari delle aree di ricerca sviluppate dalla Fondazione, tra cui segnalo il volume fotografico Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Milano Porta Volta – Luogo dell’utopia possibile a cura di Luca Molinari, che racconta la storia del percorso ideale e architettonico verso questa nuova sede. Contigua quest’area troviamo il Babitonga Cafè pensato proprio per accogliere i visitatori o prolungare la sosta in libreria.  

 

La libreria di via Pasubio, ph. Filippo Romano

La libreria di via Pasubio, ph. Filippo Romano

 

Le pareti in vetro per dividere gli spazi sono protagoniste anche degli interni progettati sempre dallo studio Herzog & De Meuron con i pavimenti in legno, mentre gli arredi degli uffici collocati al secondo e al terzo piano, visitabili durante la settimana inaugurale, scelgono Unifor, Molteni Group, le poltrone direzionali Vitra e le luci di Artemide.

 

Fondazione feltrinelli. Gli uffici al terzo piano, ph. Sofia Obracaj

Fondazione Feltrinelli. Gli uffici al terzo piano, ph. Sofia Obracaj

 

Solo il tratto più corto dell’edificio, un terzo della sua lunghezza, è occupato da Feltrinelli, il resto rappresenta l’entrata in città di una grande realtà aziendale, certo di minor impatto culturale ma foriera di grandi spostamenti di persone per lavoro, parliamo delle nuova sede di Microsoft con la possibilità di accogliere fino a 600 ospiti.

Il progetto di interior è affidato a studio Lombardini22 e valorizza il senso di apertura delle vetrate con il suo dialogo con il contesto urbano, per questo il primo livello è pensato come uno showroom aperto al pubblico. Ma questa sarà un’altro storia milanese.

 

La sala polifunzionale il 13 dicembre. Ph. Sofia Obracaj

La sala polifunzionale il 13 dicembre. Ph. Sofia Obracaj

 

Michela Ongaretti