Stilnovo-Lucetta design Cini Boeri, 1970

Il rilancio di Stilnovo. Apparecchi luce del Passato nel Futuro

Il rilancio di Stilnovo: Apparecchi luce del Passato nel Futuro

Il marchio made in Italy Stilnovo ha messo nuovamente in produzione i progetti classici, quelli che hanno fatto la storia del design dell’illuminazione dal dopoguerra agli anni settanta. In occasione di questa eccezionale riedizione i suoi protagonisti hanno incontrato il pubblico martedì 17 febbraio 2015 presso la galleria Carla Sozzani. Modelli come Periscopio, Manifesto, Nuvola, Multipla, Bridge, Topo, Lampiatta, Lucetta fino ai sistemi Trepiù e Gomito rappresentano un nuovo punto di partenza per il rilancio dell’azienda, resa possibile grazie ad un team di imprenditori interessati a produrre icone che abbiano un valore attuale nel rispetto del loro disegno originale, confidando nella collaborazione di artigiani capaci di portare nel futuro le competenze della tradizione.

 

stilnovo-packaging e logoStilnovo – packaging e logo

 

Non sono oggetti destinati all’ammirazione ma all’utilizzo concreto, attraverso un possibile e studiatissimo adeguamento tecnologico.

Lo storico e critico del design Decio G. R. Carugati ha introdotto e moderato gli interventi dei grandi progettisti superstiti come Cini Boeri, Antonio Macchi Cassia, Paolo Lomazzi e Donato D’Urbino, o di loro rappresentanti e portavoce come Giovanna Castiglioni della Fondazione Achille Castiglioni, Lorenzo Facchini per Corrado Aroldi dello Studio MA2A e Ignazia Favata dello studio Joe Colombo. Erano presenti, a quello che si è rivelato un confronto sul futuro del design e della poetica del contemporaneo per il marchio, anche il sociologo Francesco Morace, gli architetti Ivana Porfiri e Danilo Premoli, i designer Paolo Ulian Valerio Cometti
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Stilnovo- Triedro a parete. design Joe Colombo 1970Stilnovo – Triedro a parete. design Joe Colombo 1970

Fondamentale per la comprensione delle logiche e delle problematiche è stato il contributo del neo costituito comitato scientifico di Stilnovo, rappresentato da Massimo Anselmi, Roberto Fiorato, Franco Pagliarini, Francesco Morace, Danilo Premoli, Andrea Cucci e Decio Carugati. Sempre esemplificativo della missione alla quale Stilnovo si sta dedicando, questo team ha creato il Manifesto in dieci punti per enunciare le linee guida e criteri utili alle imminenti realizzazioni, cercando di definire quale siano gli elementi di identità del marchio.

Primo punto: il nome dell’azienda. Si rivolge al futuro memore di un passato di eccellenza, che richiama altri esempi italiani come il Dolce Stilnovo dantesco: come quest’ultimo fu in letteratura propulsivo di una rinascita, nella letteratura e nella lingua, così questo Stilnovo rivela una intenzione di concretizzare progetti che hanno presentato, presentano e presenteranno, un’evoluzione configurale del modo di intendere lo spazio e la funzionalità della luce, restando all’interno di quelle dinamiche di grazia ed eleganza tipiche dell’essenza italiana.

Il secondo punto parla di riappropriazione dei progetti storici come esempi tra invenzione del design e innovazione imprenditoriale versatile.

Stilnovo-Lucetta da tavolo, design Cini Boeri, 1970

Stilnovo – Lucetta da tavolo, design Cini Boeri, 1970

 

Terzo punto: l’intento della riedizione dei classici è dimostrare che esiste una continuità. Un filo rosso unisce le generazioni dei pionieri e maestri (Aulenti, Colombo, De Pas, D’Urbino, Lomazzi, Sottsass…), a quella degli eredi, e questo collegamento vive nella ricerca di qualcosa che vada oltre la decorazione, in un riconoscimento del valore innovativo del progetto storicizzato, ma che oggi è riconosciuto ancora come un’idea con una funzionalità che ha tutt’ora lo stesso senso immediato della creazione unica, di un modo di disegnare lo spazio con la luce. Questo intento è quindi culturale con una vocazione commerciale al contempo.

Al quarto punto troviamo una riflessione sul tema dell’invenzione, intesa come unione tra tecnologia ed estetica, ingegno e semplicità, favorendo nuovi designer per nuove durevoli idee.

Quinta parola chiave è la practical grace del design italiano: eccellenza dei materiali, alta qualità delle finiture e dei dettagli per creare prodotti innovativi nell’illuminotecnica.

Al sesto punto c’è la volontà di creare una collezione sostenuta da una mostra itinerante in territori interessati allo stile di casa nostra come il Brasile, la Russia e l’Asia in generale, e al settimo l’impegno nell’istruzione e nell’orientamento dei giovani attraverso convegni in tutto il mondo, supportati da enti formativi come le Università.

L’ottava idea è quella di approfondire le tematiche tra analogico e digitale al fine di ampliare le possibilità di realizzazione progettuale. Al nono punto si dichiara la volontà di Stilnovo di essere un laboratorio avanzato di idee e stimoli dall’Italia in comunicazione attiva con la dimensione internazionale. Infine che ogni singolo prodotto sia espressione di un design thinking generato sia dalla conoscenza che dall’esperienza. Ancora una volta novità e tradizione.

Stilnovo-Lampiatta tavolo. design De Pas D'Urbino Lomazzi, 1971

Stilnovo – Lampiatta tavolo. design De Pas D’Urbino Lomazzi, 1971

 

L’eleganza progettuale nel mantenere un rigore, una linea unita ad un alto livello di funzionalità, ha dovuto lottare per imporsi, o quanto meno per sopravvivere nella nicchia dell’eccellenza made in Italy. Il comitato scientifico intende valorizzare il grande patrimonio culturale dei pezzi “iconici”, per coinvolgere le nuove leve del design italiano e internazionale nella collaborazione con gli artigiani, ma anche nella convinzione che esista una grande possibilità di rilancio commerciale, garantendo sempre un prodotto 100% Made in Italy.

Stilnovo fu fondata a Milano nel 1946 da Bruno Gatta. E’ stata per decenni una realtà guida nel panorama del design di lampade. Si è interessata al marchio la rivista Domus, che la associa indissolubilmente ai nomi più prestigiosi come Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Joe Colombo, Danilo e Corrado Aroldi, Roberto Beretta, Antonio Macchi Cassia, lo studio De Pas D’Urbino Lomazzi, Ettore Sottsass, Cini Boeri, Gae Aulenti, che progettano per Stilnovo pezzi memorabili e intramontabili; il racconto di questa avventura nel design parte proprio da quel momento. In che situazione si trovava allora il nostro paese, e nello specifico la città di Milano? Giovanna Castiglioni ci riporta al 1958, quando ancora in città si conviveva con le macerie. Era necessario ripristinare la vita lavorativa anche con l’architettura: impostare gli interni e quindi le illuminazioni. Quello che si stava consumando era il “disordine invasivo della ricostruzione non programmata”: su questo terreno i Castiglioni volevano imporre un rigore progettuale, la loro voglia di sperimentare e investire, creare bandi di concorso per la selezione dei progetti.

Nasceva la lampada SALISCENDI, destinata alla Camera di Commercio, affidata nella sua costruzione al laboratorio Stilnovo. Si tratta del caso esemplare per questo progetto di riedizione, nella enunciazione dell’assunto tecnologico che deve necessariamente adeguarsi ai tempi. La cosa più difficile è stato inserirsi in una dimensione profondamente mutata nel settore esecutivo italiano, la difficoltà di trovare chi potesse riprodurre il modello, data la progressiva chiusura di laboratori artigianali, quelli che hanno conservato la tradizione tecnica e operativa.

Stilnovo- Bauletto rosso nero, design Ettore Sottsas, 1977

Stilnovo – Bauletto rosso nero, design Ettore Sottsas, 1977

Questo e gli altri modelli storici sono stati esempi eccellenti di una catena produttiva che soddisfò differenti forme d’uso, locali pubblici o interni privati, e di una scelta coraggiosa e innovativa nei materiali, che oggi saranno presenti sul mercato con un’arricchita gamma e in colori diversi. Le problematiche incontrate sono state simili a quelle di Saliscendi.

Lucetta, design Cini Boeri, 1970, verrà prodotta con materiali nuovi che creano effetti di luce diversi a seconda del colore di rivestimento del corpo, originariamente bianco. Lo stampo originale non esisteva più ed il modello è stato quindi ricostruito dall’analisi diretta di un pezzo originale, di proprietà di Cini Boeri.

Per Triedro e Topo. design di Joe Colombo, 1970, Ignazia Favata ha fornito i disegni tecnici originali per formulare corrette basi di lavorazione ai consulenti, Franco Pagliarini e Roberto Fiorato, essi sono stati indispensabili, data la perdita degli stampi industriali.

Fante, design De Pas D’urbino Lomazzi, 1970. Modello più che mai bisognoso di trovare tecnologie nuove: le fonti luminose dell’epoca sono ormai fuori mercato, così Paolo Lomazzi che ha aggiornato l’estetica con una lampadina alternativa.

Per Lampiatta, design De Pas D’urbino Lomazzi, 1971, la nuova produzione nasce dall’analisi di parti orgiginali e grazie alla memoria straordinaria dei designer, persino inassenza dei disegni tecnici originali, ricostruita in quasi tutte le versioni d’epoca.

Valigia. design Ettore Sottsass, 1977. L’idea di partenza è semplicemente una lamiera piegata, quindi molto semplice e senza particolari problemi di produzione, ma per la mancanza di disegni originali è stato fondamentale il contributo di Barbara Radice Sottsass.

Stilnovo. Catalogo e allestimento Gravita,design Antonio Macchi Cassia, 1969

Gravita. design Antonio Macchi Cassia, 1969. Solo grazie alle moderne tecnologie, magneti molto più piccoli per tenere unite le due sfere a luce una orientata e l’altra diffusa, e alla consulenza di artigiani e si può oggi produrre e distribuire. Lodevole la tenacia del designer, che finalmente non vedrà soltanto il prototipo.

Periscopio. design Danilo e Corrado Aroldi, 1967. Presenta oggi un aspetto inedito nella scelta forzata, di una nuova lampadina al posto dell’originaria Cornalux, soluzione trovata grazie a Corrado Aroldi in sinergia con Franco Pagliarini. Ci piace concludere ricordando che il MoMa di New York chiese in prestito il prototipo per una mostra permanente sul Design.

Michela Ongaretti