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Profumo di design nel giardino segreto. The Garden of Wonders all’Orto Botanico di Brera

Profumo di design nel giardino segreto. Le meraviglie di Be Open all’Orto Botanico di Brera.

Il Fuorisalone non è finito. Ci sono luoghi in città che prolungano la durata delle loro esposizioni ben oltre la Design Week. Se siete stati travolti da innamoramenti folli o da temporali primaverili vi annunciamo che una delle mostre più suggestive, The Garden of Wonders. A Journey Through Scents all’Orto Botanico di Brera, durerà fino al 24 maggio.

The Garden of Wonders_vista dei padiglioni_ph Adriano Brusaferri (1)The Garden of Wonders_vista dei padiglioni – ph Adriano Brusaferri

Si tratta di una mostra sul tema del profumo voluta da Be Open e inserita nell’itinerario di Interni Energy for Creativity, di cui la fondazione è anche coproduttrice: è stato scelto qualesetting ideale per l’argomento trattato questo giardino che sprigiona essenze antiche e mostra infiorescenze inaspettate, come succede nei padiglioni creati ad hoc che celebrano un passato glorioso, perduto e ritrovato nei sensi, raccontati dalle nuove idee sbocciate nella mente dei designer.

Nella splendida cornice dell’Orto Botanico di Brera, che ci appare come un giardino segreto dopo aver attraversato i cortili dell’Accademia, troviamo tre percorsi differenziati. Sulla sinistra un piccolo edificio ospita A Journey Through Scents, la parte propedeutica e più descrittiva che indaga la presenza del profumo nella storia dell’uomo, legato ad aneddoti o vicende con la possibilità di annusare quell’essenza associata; nel padiglione centrale vediamo gli esempi di packaging per un prodotto immaginario in A Vision in a Box, mentre sulla destra sono distribuite otto Houses of Wonders, padiglioni con otto installazioni visionarie di artisti e designer che giocano su concetti legati alle produzioni di altrettante maison di profumi, non più esistenti.

ouses of Wonders Dimorestudio_BOTANICAL RAIN_installazione per BertelliHouses of Wonders Dimorestudio_BOTANICAL RAIN_installazione per Bertelli

Intento generale della mostra è quello di fare rivivere questi marchi scomparsi intesi come eccellenze nell’ambito dell’artigianatonella logica generale della fondazione Be Open: quella di dare vitalità alle piccole aziende attraverso un circolo virtuoso di rebranding, unendo ad esso il design, quale forma di creatività a supporto della diffusione e commercializzazione globale delle produzioni legate alle tradizioni territoriali.

Houses of Wonders, Tord Boontje_Waldes&Spol_ph Gionata XerraHouses of Wonders, Tord Boontje – Waldes& Spol_ph Gionata Xerra

Yelena Baturina, creatrice di Be Open richiama l’attenzione sulla grande occasione che Milano ha in questo periodo con il Fuorisalone ed Expo 2015, e approfitta dell’afflusso di pubblico internazionale per portare avanti il suo discorso sul rapporto tra impresa e creatività. “Made in ..” progetto globale di cui questa esposizione rappresenta la seconda parte, è un tour che indaga e valorizza il rapporto fruttuoso tra design contemporaneo e piccoli produttori nelle diverse aree del pianeta, in questa dinamica la ricerca sui profumi si focalizza su quelle piccole imprese inserite nel tessuto sociale e aziendale europeo , mentre la prima parte si è concentrata sull’India, che hanno trasmesso la loro esperienza insieme alle tradizioni locali per un lungo periodo.

Considerato il profumo come un prodotto globale ante litteram, frutto di antiche conoscenze e delle miscele di materie prime reperite in tutto il mondo, con il conseguente incontro tra appartenenze culturali e geografiche, esso deve la sua identità anche al packaging che fa viaggiare manufatto e immagine del marchio.

garden of wonders

I mondi che questi profumi hanno creato hanno caratterizzato epoche e realtà territoriali, erano un ideale estetico oltre che uno status symbol per chi viveva nel lontano ventesimo secolo. Il vero e proprio mercato globale ha però infranto il sogno di una produzione che restava artigianale: per questo su questi otto marchi sono state applicate delle proposte di rebranding, salvaguardando i principi estetici della loro creazione, aiutati in senso moderno da un potenziamento del rapporto tra il packaging e la conferma di una brand identity riconoscibile anche a distanza di molti anni.

The Garden of Wonders_A Journey Through Scents_ph Adriano BrusaferriThe Garden of Wonders_A Journey Through Scents_ph Adriano Brusaferri

Gli otto marchi individuati hanno scritto la storia e la fortuna del mercato delle essenze e da esse possononascere spunti per nuove soluzioni, per i sistemi di riferimento territoriale economici e sociali, nel futuro, globali ma rispettose delle esigenze dei produttori di materie prime coinvolti.

Per fare questo si parte da lontano, dall’importanza che ha avuto nell’immaginario mondiale il “prodotto ” profumo. Elena Vosnaki ha supervisionato la parte storica/antropologica intitolata A Journey Through Scent, una collezione di testimonianze legate ad avvenimenti o personaggi del passato, nel quale sono coinvolte le fragranze, il loro uso reale o come topos letterario, la genesi di un ritrovato e delle sue tecniche produttive. In parallelo sono presenti gli esempi concreti da provare con il terzo senso, realizzati ora con precise descrizioni delle sue componenti a cura di Gérald Ghislain.

Front_FRAGRANCE PARTICLES per Guyla ph Adriano Brusaferri (1)FRAGRANCE PARTICLES per Guyla ph Adriano Brusaferri

A Vision in a Box rappresenta invece tutta lapotenzialità del design nel veicolare un’idea olfattiva e il concetto di manufatto che incarni la cultura di chi lo produce. Alcuni noti designer hanno quindi progettato il flacone della futuribile fragranza di grande successo. Werner Aisslinger, Analogia Project, Philippe Bestenheider, GamFratesi, LucidiPevere, Karim Mekhtigian, Mist‐o, Ludovica e Roberto Palomba, Thukral&Tagra e Victor Vasilev.

Per quanto riguarda il coordinamento dell’impianto generale e lo svolgimento architettonico delle otto Houses of Wonders il merito va a Ferruccio Laviani che ha creato un museo diffuso dove ogni parte comunica con l’altra e soprattutto con il giardino odoroso, come un percorso olfattivo che ne contiene un altro, anzi molti, passando dalla Natura all’ “Alchimia”. All’aperto gli arredi da giardino di Unopiù sono realizzati con analoga finitura dorata dei padiglioni Aralia. Questi ultimi sono come serre preziose grazie alla loro superficie esterna e al loro contenuto magico nel rimandare ad altri mondi fantasiosi.

A Vision in a Box_veduta d'insieme_ph Gionata XerraA Vision in a Box _veduta d’insieme_ph Gionata Xerra

La filosofia alla base dei singoli marchi è stata interpretata secondo la sensibilità degli otto affermati progettisti; come fossero direttori artistici reali rivendicano la possibilità di rilanciare nel mercato odierno le piccole aziende artigiane grazie alla forza del design. Tord Boontje rielabora il marchio ceco Waldes et Spol, Fernando e Humberto Campana il francese Biette, DimoreStudio si è concentrato sul brand italiano Bertelli ( per noi l’installazione più evocativa dell’atmosfera nostalgica e déco), gli svedesi Front hanno analizzato e costruito un concept intorno all’azienda francese Guyla; lo spagnolo Jaime Hayon si è operato per l’inglese Boissard, Piero Lissoni reinterpreta lo spirito della maison americana Lundborg, Jean Marie Massaud quello di Bertif e Nendodona nuova forza al marchio russo R.Koehler & Co. Il tocco sensoriale in più è sempre di Gérald Ghislain, fondatore del marchio Histoire de Parfums, che ha ideato una fragranza associata al ricordo delle profumazioni storiche ormai perdute, e all’idea visionaria dei designer ad esse connesse.

Come ogni giardino l’Orto Botanico di Brera può rappresentare un percorso nel quale è necessario perdersi per ritrovarsi: anche qui possiamo fuggire in un sogno creativo carico di odori e ricordi, attraverso il quale esploriamo però la possibilità di un futuro reale.

Michela Ongaretti

Marco Beretta-Spiritus

Intrecci Italiani. Un oasi di fotografia, il design di Vittorio Bonacina, gioielleria per il Fuorisalone 2015

Intrecci Italiani.  Un oasi di fotografia, il design di Vittorio Bonacina, gioielleria per il Fuorisalone  2015

Ogni anno capita che nella miriade degli eventi proposti per il Fuorisalone 2015 ci si imbatta casualmente in un posto nuovo: in questi giorni ci è successo di passare da via Melzo , nel distretto Porta Venezia In Design e di entrare nello studio di Marco Beretta adibito a Temporary Showroom, e rimanere piacevolmente colpiti dall’esposizione dal titolo Intrecci Italiani. Un allestimento curato nei dettagli, dove accanto ad alcuni grandi formati di stampe fotografiche possiamo ammirare la selezione di mobili in midollino del designer Renzo Mongiardino della storica azienda Vittorio Bonacina, insieme alle quali sono esposte le creazioni della gioielleria Anthozoa, posizionata nell’adiacente via Malpighi.
Marco Beretta-Spiritus

Marco Beretta-Spiritus

Bonacina è una presenza storica anche al Salone del Mobile, ha partecipato alla fiera per ben sessant’anni consecutivi, ma per il 2015 ha deciso di fare un’esperienza diversa.

Anche lo spazio è in linea con l’atmosfera desiderata da Bonacina: è stato inaugurato con questa mostra ma si tratta di un laboratorio permanente, ricavato dalla ristrutturazione di un ambiente preesistente a cui Beretta ha deciso di lasciare la patina del tempo. Le pareti hanno conservato parti di intonaco e zone libere nelle quali si intravede l’anima in mattoni rossi. L’interno è nell’insieme sorprendentemente luminoso e si respira l’aria della bottega artigiana, anche per la posizione più raccolta rispetto al negozio con vetrinaQuesta collezione in particolare aveva bisogno di un’ambiente più rilassato nel quale le persone potessero soffermarsi e godere di un’atmosfera più intima, a Rho l’approccio sarebbe stato più veloce e superficiale da parte del pubblico.

Dopo il Fuorisalone una zona sarà adibita a libreria vera e propria con vendita di dischi e un’altra accoglierà il marchio Ultracicli di biciclette a scatto fisso dal sapore vintage, sarà anche showroom della boutique di gioielli Anthozoa.

MOd. Margherita- design Albini e Heig per Bonacina

Poltroncina Margherita- design Albini e Heig per Bonacina


L’azienda fu fondata nel 1889 da Giovanni Bonacina
: più di un secolo accompagnato dall’attenzione viva e costante per il design evergreen, con modelli che vivono diverse vite a seconda degli ambienti nei quali sono inseriti, e in base al “make up” che si decide di adottare sulle sue coperture. I pezzi di design qui esposti sono raccolti nella pubblicazione di Marella Agnelli, Ho coltivato il mio giardino, editata da Adelphi, nella quale siamo guidati attraverso gli interni delle ville e dei giardini ideati dall’autrice stessa, “popolati” dalla collezione di Bonacina presente in via Melzo con alcuni pezzi divenuti iconici. Sono mobili disegnati eprodotti tra gli anni trenta e quaranta che fanno quindi parte dell’archivio storico; negli anni settanta Renzo Mongiardino ha rielaborato e attualizzato i modelli. Ricordiamo che altri pezzi iconici sono osservabili nello showroom del gruppo Maramotti in corso Vittorio Emanuele con la curatela allestitiva dell’architetto Pacciani.

L'etichetta metallica sul midollino Vittorio Bonacina

L’etichetta metallica sul midollino Vittorio Bonacina

Possiamo immaginare quante teste creative abbiano condiviso momenti salienti e in quanti progetti siano stati coinvolti i maggiori designer del novecento: Ponti, Albini, Heig, Forges Davanzati, Gregotti, Sambonet, Travasa, solo per fare alcuni nomi. Dagli anni cinquanta la rivoluzione è partita sotto la guida di Vittorio con il design di Franco Albini e Franca Heig: la loro poltrona Margherita fu premiata con la medaglia d’oro alla IX Triennale. Il risultato importante fu solo l’inizio di un investimento nella creatività dei grandi progettisti, e che fu considerato esemplare della storia del design, così far entrare Bonacina come presenza fissa in diversi musei del calibro delMuseo del Design Triennale di Milano, Vitra Design Museum, M.O.M.A. di New York. Museum of Art Philadelphia e The Montreal Museum of Fine Arts.

Ben più moderne le lampade sempre in midollino progettate da Tomoko Mizo che illuminano le creazioni Anthozoa, che a sua volta ricambia illuminando con coralli, e altri preziosi riflessi le due sedute Valentin all’interno del punto vendita in via Malpighi.

Lampada Mod. Orbita- Vittorio Bonacina

Lampada Mod. Orbita- Vittorio Bonacina

 

Abbiamo notato come altri visitatori si siano accorti della speciale aura di questa esposizione, si ha come l’idea generale e istintiva di una omogeneità formale, anche se stiamo guardando manufatti appartenenti a discipline diverse. La risposta di tale sensazione risiede negli intenti comuni delle tre componenti, bene espressa nel titolo della mostra. Gli intrecci italiani con cui Marco Beretta, Bonacina e Annabella Beretta di Anthozoa tessono la propria poetica sono comuni: esprimono la sensibilità al contemporaneo pur nella dimensione del materiale e della sua lavorazione manuale antica, e sono fedeli e coerenti ad una tipologia di prodotto, o di soggetto. Lavorano tutti e tre con procedimenti artigianali e “raccolgono” la base materiale sulla quale si fonda il loro lavoro in estremo oriente.

Marco Beretta presenta la mostra “Spiritus”, nata da viaggi tra Birmania e Laos; come tutte le sue immagini realizzata con una macchina fotografica Hasselblad analogica. I suoi scatti richiedono molta pazienza e cura nell’immortalare da oltre vent’anni figure di monaci buddisti, ricerca il cui risultato è un’immagine che va aldilà delle mode e dell’aspetto estetico per concentrarsi sulle emozioni che suscitano.

MarcoBeretta, Spiritus

MarcoBeretta, Spiritus

Non si effettua postproduzione: anche se le figure appaiono sempre in movimento l’effetto non è costruito, perchè questo movimento rappresenta una parte del significato, come se si vedesse una metamorfosi del corpo in una trasfigurazione verso l’anima in ogni figura ritratta, e che richiama un atteggiamento contemplativo e mistico nell’osservatore .

Beretta si serve di uno stampatore come nel mondo prima del digitale perchè la sua sensibilità lo porta a dare molta attenzione al supporto cartaceo, alla sua resa a seconda della texture scelta.

Allo stesso modo l’attenzione di Vittorio Bonacina e della sua casa di produzione si concentra sul monomaterico, anche se sono aperte le porte ai giovani designer per trovare declinazioni nuove che non utlizzino esclusivamente il midollino.

Vista del Temporary-Showroom di via Melzo 3

Vista del Temporary-Showroom di via Melzo 3

Quello che viene denominato giunco ( o rattan in inglese), proveniente da India, Manau e e Manila contiene un midollo che si estrae per trafilatura per ottenere il midollino in diversi diametri. E’ talvolta erroneamente confuso con il vimini che è un materiale povero, mentre possiamo paragonare il midollino ad un legno pregiato come il noce. La sua lavorazione è esclusivamente artigianale, dalla piegatura con il calore alla sua tessitura. Il suo utilizzo è da considerarsi ecologico perchè ciò che viene tolto non è nemmeno l’1% di quello che la Natura è in grado di riprodurre nel sud-est asiatico dove queste piante crescono selvagge molto rapidamente; non esiste il rischio di deforestazine come può accadere per i legni raffinati.

Parliamo anche di procedimenti eco-friendly, attenzione verso la quale vorremmo sempre spendere due parole per il design meritevole: qui la colorazione la polvere di anilina penetra in maniera atossica nelle fibre grazie al peso dell’acqua.

Anthozoa-anello Long Ching

Anthozoa-anello Long Ching

 

Anche Annabella Beretta utilizza un approccio artigianale nella sua attività, nella sua pluriennale esperienza segue fin dal principio ogni fase di realizzazione del gioiello: la scelta delle gemme e la lavorazione, forgiatura e cesellatura, il design che molto spesso è personalizzato o “tailor made”.

Il nome della boutique Anthozoa deriva dal nome latino della famiglia dei coralli, materia con cui Annabella ha un legame affettivo legato alle origini e che ama molto per la sua valenza simbolica legata aIla Terra, nella sua appartenenza al regno animale, vegetale e minerale insieme.

Nelle sue collezioni il gioiello non ha soltanto valore estetico ma anche simbolico, derivato anche dallo studio delle pietre in India, Tibet e Cina.

Anthozoa, interno della boutique

Anthozoa, interno della boutique

Sono talismani di buona sorte montati in pietra o in nudo metallo hanno recano sempre all’interno una particolarità unica: che sia una scritta, un traforo o altro, indica l’importanza dell’anima interna delle forme, come nel caso delle effigi di monaci per il fotografo o della preziosa elasticità del midollino nei mobili.

Michela Ongaretti

 

 

Valerio Maria Ferrari, render per Visual Music Facilities Theatre

OperaFood di Valerio Maria Ferrari al Fuorisalone2015. Un progetto animato nei chiostri dell’Università Statale

 

OperaFood di Valerio Maria Ferrari al Fuorisalone2015. Un progetto animato nei chiostri dell’Università Statale

DI MICHELA ONGARETTI

Anche quest’anno i chiostri dell’Università Statale saranno uno spettacolo all’insegna del design e dell’innovazione creativa per il Fuorisalone. L’evento ricco di esempi di progetti e installazioni Energy for Creativity, è come sempre organizzato dalla rivista Interni e sarà allestito dal 13 aprile al 24 maggio. Degna di nota OperaFood curata dall’architetto Valerio Maria Ferrari con VMCF Atelier. 
Valerio Maria Ferrari, render per Visual Music Facilities Theatre

Valerio Maria Ferrari, render per Visual Music Facilities Theatre

Si tratta della versione in scala ridotta del suo progetto Visual Music Facilities Theatre (VMFT), che rappresenta un concetto spaziale inedito in cui l’architettura interagisce con filosofia e teatro. “Un progetto di spazio alternativo alla tipologia tradizionale del teatro dell’opera italiano” come indica il suo creatore.

L’opera viene definita una “spirale di Architettura Musica e Cibo”: le tre tematiche confluiranno nelle cinque proiezioni video che i visitatori potranno azionare in modo interattivo sulla creazione. Si potranno visionare alcune messe in scena virtualmente inserite nel concept architettonico di opere liriche nelle quali il cibo e i piaceri della convivialità a tavola, e il vino sono protagonisti. In tutto sono cinque, una tratta dal Don Giovanni di Mozart, una dalla Traviata di Verdi, poi Tosca di Puccini, Cenerentola di Rossini e il Belfagor di Respighi.Nel chiostro ci apparirà un grande contenitore rosso, la cui larghezza è pari a sette metri, che conterrà il modello del VMFT. L’apertura frontale dell’installazione si palesa sotto forma di un occhio o una bocca con il modello inclinato di 30° verso l’osservatore. Main sponsor dell’opera sarà Bioseutica.

Operafood di Valerio Maria Ferrari, vista frontale

Operafood di Valerio Maria Ferrari, vista frontale

Sebbene non parliamo solo di opere italiane, la celebrazione del bel canto e del melodramma in generale sono associati al Bel Paese. In particolare il melodramma è stato un genere a cui l’Italia ha dato grande impulso creativo, e per il quale siamo famosi in tutto il mondo. Inoltre il riferimento alle gioie delle libagioni si riferisce alla tematica del grande evento di Expo2015 ormai imminente, che vorrà essere anche promozione dell’Italia e della sua attitudine e leadership mondiale al gusto.

Il CIBO e IL CANTO sono considerati dal diciottesimo secolo due elementi tipici della cultura italiana, parte importante della nostra filosofia di vita. Si usano termini gastronomici nelle varie scene di feste e banchetti ma il cibo assume sempre un ruolo simbolico, è metafora della vita stessa.

Valerio Maria Ferrari, render per Visual Music Facilities Theatre particolare del palco.

Valerio Maria Ferrari, render per Visual Music Facilities Theatre particolare del palco.

Gioacchino Rossini ci illumina sulla questione quando scrive “Mangiare e amare, cantare e digerire: questi sono in realtà i quattro atti di quest’opera buffa che si chiama vita”, dove aggiunge che la vita è sfuggevole e per questo bisogna goderne. Era il pensiero dell’uomo all’inizio della rivoluzione industriale, ma ancora sopravvive quest’idea di italianità gaudente nella convivialità alimentare.

Sono chiaramente afferenti a diversi contesti narrativi i riferimenti al cibo in queste opere: se sempre per Gioacchino Rossini, di cui i testi poi musicati escono dalla penna di Goldoni, nel pezzo “Mi risveglio a mezzogiorno” il cibo esprime lo status sociale e il benessere dei personaggi, altrove l’alimentazione è legata al concetto di amore e morte , come nel Don Giovanni di Mozart nell’aria “Ah che piatto saporito…”,suo ultimo invito a cena. “Libiam, libiam nei lieti calici” nella Traviata di Verdi è sempre un invito al godimento nella prospettiva di un futuro incerto. Gli altri pezzi sono “ La mia cena fu interrotta” nella Tosca di Puccini e “Cipolle e peperoni sottaceto” per il Belfagor di Respighi.

Operafood di Valerio Maria Ferrari

Operafood di Valerio Maria Ferrari

Il Visual Music Facilities Theatre è frutto dell’intensa ricerca di Valerio Ferrari, un progetto che si presenta come concezione globale dello spazio nel teatro , legato ad una nuova fruizione dello spettacolo, nella sua forma a spirale e nella separazione tra pubblico e scena del tutto innovativo: non esiste più una vera e propria divisione ma la forma della spirale accompagna i due settori come in un percorso, che termina con la parte di palcoscenico vero e proprio. E’ per Ferrari l’architettura stessa a generare nuove forme di spettacolo d’opera attraverso la sua configurazione, certamente alternativo alla musica classica o contemporanea strumentale, dove i suonatori si trovano al centro della scena, mentre qui la mobilità dei cantanti, il loro spostamento da una zona all’altra del teatro, cambia la percezione del suono e il modo in cui viene vissuto tutto lo spettacolo.

Possiamo definire la fruizione dello spettacolo “democratica” perché nella struttura a spirale non ci sono posti privilegiati da cui si possa godere del suono in modo migliore: semplicemente uno spettatore può decidere se trovarsi in balconata oppure “dentro l’azione” della performance in un punto della spirale. Si vivono visuali diverse nei vari punti, sebbene non gerarchiche.Il concept coinvolge persino chi compone la musica, perché da questo tipo di fruizione possono nascere creazioni musicali nuove, tenendo conto delle relazioni integrate tra strumenti, voce e pubblico.

render di VMTF di Valerio Maria Ferrari

render di VMTF di Valerio Maria Ferrari

Come spiega l’architetto nel VMTF il pubblico e i cantanti sono legati in una spirale ascendente, forma che simboleggia la nozione di Tempo, nella quale l’orchestra e il direttore si trovano al centro. La forma geometrica è il punto d’incontro ideale tra l’evolversi dell’opera musicata e la sua permanenza nello spazio; il suo ascolto sarà esperienza unica in ogni occasione diversa perchè dipenderà dalla distanza variabile dei cantanti rispetto al pubblico. Se la percezione sarà differente a seconda del posto, quello che per tutti sarà assicurato in ugual misura è l’acustica, ideale e identica per ogni seduta.

Per potenziare l’effetto coinvolgente dello spettacolo è prevista una scenografia di luci e immagini led. Il VMTF è adattabile a concerti rock o pop, conferenze o sfilate e alle loro riprese video, mediante un sistema brevettato molto semplice per trasformazioni di configurazione necessarie. Questo teatro d’avanguardia misura 60 metri di diametro in scala reale, e prevede ben 1400 posti: 800 sulla balconata e 600 nella spirale. Le nuove tecnologie sono onnipresenti: pavimento e muri sono rivestiti di led con proiettori 2D o 3D. Altre scenografie sono potenzialmente costituibili con proiettori, droni e telecamere ad infrarossi.

Fattore fondante e d’ispirazione quindi le nuove tecnologie segnalate nelle pubblicazioni sul progetto. Nel libro“Site and Sound” di Victoria Newhouse, pubblicato negli Stati Uniti da Monicelli, si definisce il progetto “teatro del futuro”, replicabile in diversi luoghi, mentre sulla rivista svizzera Dissonance, il giornalista David Verdier sottolinea la portata della sua innovazione in termini di acustica.

Michela Ongaretti

 

Adrenalina_TiGram_composizione

Adrenalina! Il brand dal design vitaminico porta la sua energia al Salone del Mobile 2015

Adrenalina! Il brand dal design vitaminico porta la sua energia al Salone del Mobile 2015

Chi visiterà il Salone del Mobile di Rho sarà sorpreso da una esplosione di colori che caratterizzerà il sedicesimo padiglione, potrà così vedere da vicino i mobili di Adrenalina, confortevoli e artigianali, totalmente made in Italy, sempre dall’impatto “energetico” che è mission evidente dell’azienda a partire dal suo nome. Adrenalina dal 1999 è nota nel mondo del design e della produzione per le sue tre caratteristiche fondanti: giochi di forme, giochi di colori, trasversalità. Anche ora il punto di partenza è sempre un oggetto di uso quotidiano trasformato in un oggetto di puro design contemporaneo, estremamente versatile.

Collezione TiGram, design Italo Pertichini per Adrenalina (1)

Collezione TiGram, design Italo Pertichini per Adrenalina

Ad esempio la collezione TiGram disegnata da Italo Pertichini è ispirata al Tangram, un antico rompicapo cinese, mentre Roberto Giacomucci e Nicola Cerasa basano la loro ricerca sull’osservazione dell’ hula hoop, riprendono il gioco di movimenti circolari per trasferirlo ad una seduta che strapperebbe sorrisi anche nell’ambiente più serioso, tutto questo nella collezione Circle.Quello che notiamo in questa primavera 2015 è l’idea di base nella costruzione delle forme: sono i giochi del passato, insieme al consueto gioco di colori tipico del marchio, mixati con la sapienza di chi da sempre si diverte con il colore e con le forme, trasformando le più strane idee in sedute comode sviluppate con l’obiettivo di divertire chi le userà.

Collezione TiGram_poltrona, design Italo Pertichini per Adrenalina (1)

Collezione TiGram, poltrona, design Italo Pertichini per Adrenalina

 

Quest’anno il catalogo dell’azienda sarà carico di sorprese e novità, che hanno coinvolto nuovi designer per progetti caratterizzati dalla vocazione forte per il gioco di forme pure e colori accesi. Una volta composta la collezione che potremmo definire divertente in ogni suo pezzo, troviamo altrettanto divertente, e sofisticato allo stesso tempo, il filo conduttore dei giochi antichi da tutto il mondo, formatosi quasi per caso dalle diversi menti che l’hanno generata.La mescolanza dei colori con le forme è sapientemente orchestrata da chi da molto tempo ama connotare con l’energia dei colori saturi le forme più bizzarre per dei mobili, con la grande e quasi unica capacità di trasformare queste idee postmoderne e astratte in qualcosa di davvero confortevole, che arreda con la gioia di vivere e divertire(si).

Collezione TiGram_poltrona high, design Italo Pertichini per Adrenalina (1)

Collezione TiGram, poltrona high, design Italo Pertichini per Adrenalina

La decisione storica è quella di dare sempre più spazio alle giovani leve del design: Simone Micheli è stato per ben sedici anni il protagonista dei progetti Adrenalina e nel 2015 ha concluso la sua leadership come art director. Resterà legato al marchio in veste di designer, facendosi affiancare da talenti che potranno imparare molto dalla sua esperienza e dare nuovi stimoli alla produzione.

Inoltre il 2015 unisce per la seconda volta il nome di Adrenalina a quello di Swarovski: in questa edizione si potrà visionare la poltrona Lov del maestro Micheli, le t-shirt che indosserà lo staff femminile e alcuni elementi della struttura dello stand aziendale.

Collezione Circle, design Roberto Giacomucci & Nicola Cerasa per Adrenalina (1)

Collezione Circle, design Roberto Giacomucci & Nicola Cerasa per Adrenalina

TIGRAM è per il suo creatore Italo Pertichini l’arte di giocare con le forme geometriche semplici, come lo è il gioco cinese Tangram che si fonda sulla possibilità di costruire disegni e figure all’infinito partendo dalla composizione di sette figure geometriche, solo che nel mondo di Pertichini, e nel nostro si trasformano in divani e poltrone .

Collezione TiGram- stool, design Italo pertichini per Adrenalina (1)

Collezione TiGram, stool, design Italo pertichini per Adrenalina

La collezione di sedute per Adrenalina spazia da piccoli pouf ad ampi e grandi divani, la loro combinazione riprende il principio cardine del rompicapo antico: sono 7 elementi come pouf, sgabelli, divani e poltrone dalla caratteristica forma esagonale, disponibili in un’ampia gamma di altezze, dimensioni e colori. Tutti questi elementi possono rimanere separati o fondersi per costituire anch’essi disegni e figure , con l’aggiunta del colore “mutante” nella sua scomposizione e ricomposizione, come in un caleidoscopio. L’insieme complesso risultante è liberamente interpretabile dal progettista o dall’osservatore/utilizzatore nelle sue figure, mentre in modo oggettivo possiamo dire che si tratta della collezione perfetta per gli ambienti dinamici, che necessitano di arredi modulari, in grado di cambiare a seconda delle esigenze personali o collettive di chi li abita.

Ogni singolo pezzo ha una personalità autonoma e può esser scelto per un corner per la convivialità sofisticato, oppure caratterizzare un ambiente domestico nella sua versione con schienale basso. Sempre in tema di gioco entriamo in quello dei ruoli: la stessa seduta può passare ad esserei divanetto “discreto” o “trono altezzoso” che conferisce all’ambiente un’aria nordica nell’estetica della forma, rivestita però dell’ispirazione anni settanta del tessuto sartoriale made in Italy.

Collezione TiGram_poltrona, design Italo Pertichini per Adrenalina

Collezione TiGram_poltrona, design Italo Pertichini per Adrenalina

Adrenalina presenta la collezione TiGram in due versioni. La prima è modernista e rigorosa, fasciata da coloratissimi tessuti tecnici firmati Sirtori, contemporanei nella loro funzione ignifuga, quindi ideali per ambienti pubblici e contract. La seconda è “glam-chic” e come si intuisce dal nome più indicata per ambienti domestici ed eleganti, utilizza per il rivestimento della struttura interna in legno cotoni e velluti con disegni geometrici presi dal mondo della moda, tutto in colori più tenui come il jaquard lavorato geometrico di Linterno.

Altro gioco altra collezione: CIRCLE, disegnata da Roberto Giacomucci & Nicola Cerasa, appoggia letteralmente un hula hoop su di una struttura in metallo ..et voilà.. per magia diventa lo schienale di una poltrona ultramoderna. La stessa magia è frutto della ricerca attenta sui materiali, che lasciano un tocco di suspense nella sensazione che questi due anelli concentrici paiono staccarsi da un momento all’altro, mentre in realtà reggono anche le taglie più forti.

Collezione TiGram_pouf, design Italo Pertichini per Adrenalina (1)

Collezione TiGram_pouf, design Italo Pertichini per Adrenalina

E’ rivestita di neoprene bi-elastico firmato Linterno mentre la struttura interna è in ferro. La poltrona Circle può essere indifferentemente posizionata in un ambiente residenziale o contract dando luce e attirando curiosità come un memorabilia o una cartolina vintage, un oggetto nostalgico ma vivo e vegeto nella sua comodità, che porta in casa le grida lievi della fanciullezza nei suoi giochi di strada.

Anche quest’anno lo stile di Adrenalina sarà riconoscibile nel panorama del design integralmente made in Italy, dal progetto ai materiali compositivi, coerente alla vocazione per il gioco di e con i colori e le forme, così versatile da regalare un segno memorabile in ambienti domestici o contract.

Adrenalina, Salone del Mobile 2015- Rho Fiera, Pad. 16 Stand E44

Michela Ongaretti

 

 

Libreria Greco ( Rocci 1936) , collezione Fz, design Francesco Rosi per Città Castello

Città Castello. Umbria artigiana e tecnologica al Fuorisalone2015

Città Castello. Umbria artigiana e tecnologica al Fuorisalone2015 via Tortona, Opificio 31

Una delle zone più ricche di eventi Fuorisalone, via Tortona o Tortona District, ospiterà anche Ambiente Umbria con l’evento Città Castello – Designed to be Authentic e la sua collezione Fz del brand Città Castello disegnata dall’architetto Francesco Rosi, presso Loftino/ Opificio 31 di via Tortona. Verranno coinvolti nel progetto altri creativi nella realizzazione di wallpaper, e gli studenti dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia.

 

Sedie Sedule, collezione Fz, design Francesco Rsi per Città Castello

Sedie Sedule, collezione Fz, design Francesco Rsi per Città Castello

 

Ambiente Umbria non è un’azienda ma molto di più: è una rete di imprese artigiane fondata da Umbria Export, l’agenzia per l’internazionalizzazione del sistema produttivo della regione, al fine di far cooperare le diverse professionalità dell’Alta Valle del Tevere afferenti al settore del design e della produzione di mobili.

Primo passo progettuale è stata la creazione del brand Città Castello, nome scelto in omaggio alla città d’arte Città di Castello, che si trova ad essere il centro urbano più conosciuto dell’Alta Valle del Tevere, e per indicare il forte legame della rete con il territorio. Forse non tutti sanno che l’area è tra le prime in Italia per la produzione di mobili in stile, nella quale operano in gran numero imprese artigiane dedicate a rendere i prodotti sempre più competitivi in termini di qualità estetica e funzionale.Tutto questo è stato possibile grazie al progetto per lo sviluppo locale Alta Umbria, supportato dalle Casse di Risparmio dell’Umbria, Camera di Commercio di Perugia e Sviluppumbria, tramite il progetto i-Start. E’ patrocinata da Confindustria Umbria, Confartigianato e Confcommercio Perugia.

Tavolo Tabula, Città Castello, design Francesco Rosi

Tavolo Tabula, Città Castello, design Francesco Rosi

 

 

Si tratta quindi della valorizzazione di un territorio già ricco di talenti, che viene ulteriormente stimolato attraverso iniziative e progetti per ricerca e innovazione. La vocazione artistica e artigianale pare essere nel dna umbro data la provenienza di artisti come Piero della Francesca e nel ventesimo secolo Alberto Burri, personalità che hanno lasciato la propria impronta artistica nel tempo e nello spazio: qui e nel mondo, al tempo in cui sono vissuti e nella memoria di chi si ispira alla loro ricerca. Non dimentichiamo l’eccellenza “industriale” ante-litteram fin da molti secoli attiva: parliamo dell’artigianalità legata allo sviluppo della produzione della carta e della stampa, all’agrimeccanica, alla lavorazione del tabacco e quella del legno.

Se tradizionalmente in Umbria si lavora il legno, la collezione Fz non si ferma alla mera produzione artigianale, ma coniuga alla sapienza degli antenati lo sviluppo e l’innovazione tecnologica che rende i mobili funzionali e confortevoli.

particolare del set bagno Levando, collezione Fz, design di francesco Rosi per Città Castello

particolare del set bagno Levando, collezione Fz, design di francesco Rosi per Città Castello

 

 

La linea è progettata dall’architetto Francesco Rosi che regala alle forme lignee una vena ironica: a volte c’è un richiamo scherzoso a oggetti- simbolo dell’infanzia, a volte la citazione si fa più dotta recuperando elementi decorativi dalla tradizione artistica e territoriale, altrove si gioca con forme antropomorfe. Inoltre Rosi sottolinea nell’uso dei materiali il gioco di rimandi tra tradizione e innovazione, mediante la mescolanza di legni “antichi” e lavorazioni dallo stile contemporaneo.

Usare il legno significa poi rispettare l’ambiente, non tanto per l’utilizzo di una sua risorsa quanto nella possibilità di un uso eterno di questi resistenti mobili, evitando lo spreco e rendendo non necessario un riciclo di eventuali scarti. Se uniamo al senso di calore e protezione che il legno dà, probabilmente perché viene associato a qualcosa che è sempre esistito nella nostra cultura, la ricerca raffinata e semplice del design , e la tecnologia che lavora per amplificare la funzionalità dei pezzi, abbiamo ben compreso la finalità del progetto di Francesco Rosi per Fz.

Nel dettaglio: Sedule è una serie di sedute tipico esempio dell’integrazione tra artigianato e nuove tecnologie: si usano essenze nobili, legno di carpine e noce, mentre gli schienali sono realizzati grazie alla stampa 3D e si ispirano alle grottescherinascimentali ben visibili nel patrimonio umbro, non le ricalcano ma piuttosto giocano combinando i loro disegni.

Schienale di Sedule collezione Fz Città Castello, design Francesco Rosi

Schienale di Sedule collezione Fz Città Castello, design Francesco Rosi

 

 

Tabula: definito tavolo-architettura circolare, nato per la convivialità antica unendo la funzionalità del design odierno. I legni usati sono quelli del mobile artigianale della zona come il noce, castagno, frassino, faggio, olmo . I piani d’appoggio sono invece in cristallo , multistrato di betulla e noce- carpine.

Libreria Greco ( Rocci 1936) , collezione Fz, design Francesco Rosi per Città Castello

Libreria Greco ( Rocci 1936) , collezione Fz, design Francesco Rosi per Città Castello

Libreria Greco (Rocci 1936): qui il recupero della tradizione si attua nell’utilizzo dellastruttura classica delle boiserie a parete delle dimore nobili, con una logica rilettura moderna nel suo insieme, ma sempre utilizzando elementi storici. Un collage moderno di idee lontane nel tempo, e nella memoria della giovinezza. La finitura si compone infatti di un découpage di carta applicato artigianalmente e recuperato da una copia autentica del Dizionario di Greco, a cura di Lorenzo Rocci, editato dalla Dante Alighieri di Città di Castello nel 1936..se potesse parlare avrebbe molto da raccontare sulla formazione umana, culturale, sentimentale di molti giovani..al momento può essere presente nella quotidianità del nostro salotto, per racchiudere altri libri e mostrarsi alle nuove generazioni, dando una nuova veste alla libreria Greco.

Santone è figlio del nostro tempo, si tratta di una docking station per smartphone e tablet, dalla quale si possono ricaricare i dispositivi, ed è collegata a degli amplificatori. Esprime una forte carica di gioia per la tecnologia su diversi piani, ad esempio le luci incorporate sono controllate da sensori ad infrarossi che comandano diverse configurazioni, interagendo con il suono circostante. Non solo allegria ma anche gioco e ironia ( e auto-ironia) nelle sembianze antropomorfe date dalla forma e posizione delle casse. Pare vedere l’uomo tecnologico entusiasta ma un pò buffo, dall’animo puro e infantile, aperto a nuove esperienze, qui accolte nel cuore del suo funzionamento grazie alla piattaforma open source Arduino, e alle sue finiture provenienti dalla stampa 3D.

 

Santone docking station, CollezioneFz di Città Castello, design Francesco Rosi

Santone docking station, CollezioneFz di Città Castello, design Francesco Rosi

 

Levando è un set bagno ergonomico e pratico per il singolo, caratterizzato da inedite composizioni polimateriche: basamento in rovere e noce con raffinata lavorazione che sostiene il lavabo in ceramica artigianale.Comodo: un mobile contenitore con cassetto apribile su tre lati con luce notturna, abat-jour ed è cablato per la ricarica di smartphone, tablet, notebook con un microprocessore a controllarne i comandi. Anche questo arredo, così flessibile nella possibilità di utilizzo date le molte funzioni, si presenta come un gioco d’infanzia per i “grandi”, ma non troppo.

Bombi, wall paper di Giovanni Bettacchioli per Città Castello

Bombi, wall paper di Giovanni Bettacchioli per Città Castello

Lectoro: è un letto multifunzione, nella spalliera sono integrate luci e lampade flessibili LED, mentre nelle superfici laterali si trovano spazi di ricarica per ogni dispositivo. Sempre Arduino dal suo interno può generare effetti di luce.

Armario / Set si presenta come unarmadio solido in materiali pregiati. Da fuori notiamo la finitura a foglia d’oro e noce fiammato sulla struttura in listellare nobilitato di noce e faggio, e lo specchio sulle ante scorrevoli con specchio; mentre all’interno cassettiera e illuminazione rendono onore alla praticità razionale.

Lavabile: è un lavabo in terra refrattaria smaltata, free stand, cioè che può essere spostato e collocato ovunque. Il basamento è in travertino e la parte lignea a mosaico di listelli noce e rovere.

In via Tortona vedremo anche gli wallpaper e i progetti dell’Accademia di Belle Arti, i primi su disegno di Giovanni Bettacchioli, illustratore, dell’architetto Besmira Braho, Fabio Mariacci, graphic designer e artista e dell’architetto e designer Achille Sberna. A questi lavori si aggiungono i progetti di ricerca e progettazione degli studenti dell’Accademia “Pietro Vannucci” di Perugia del corso di Design3. Sotto la guida del docente Marco Tortoioli Ricci i ragazzi hanno esplorato il rapporto tra identità territoriale e design.

Città Castello – Designed to be Authentic- Loftino/ Opificio 31 di via Tortona

Michela Ongaretti

Un particolare di Abimis Ego presso Turri 1870

Abimis al Fuorisalone 2015. Le cucine progettate intorno a chi cucina

Abimis al Fuorisalone 2015. Le cucine progettate intorno a chi cucina

Tra i protagonisti della Milano Design Week 2015 anche le cucine Abimis, marchio italiano che sarà ospite dello show-room Turri 1870 in Viale Piave 35 nell’elegante distretto del design di Porta Venezia in Design Da martedì 14 al 18 Aprile vedremo i neonati modelli Abimis Ego e Atelier, ma non solo. Per l’occasione, e nell’imminenza di Expo2015, la location di viale Piave si trasformerà per accogliere un concept che riunisce evento ed installazione.

 

il progetto Abimis- intorna alla cucina e ai suoi gesti

il progetto Abimis- intorno alla cucina e ai suoi gesti

 

 

La tematica sarà la Terra intesa come pianeta e come elemento, omaggio alla biodiversità celebrata da Expo e al mito dell’origine vitale.

Tutto si sviluppa intorno alla funzione primaria della cucina: l’atto del cucinareAbimis nasce dall’esperienza di Prisma, azienda che da trent’anni progetta cucine professionali per grandi alberghi. ristoranti, navi da crociera e mense aziendali. Questi strumenti “del mestiere” coniugano funzionalità e design e seguono alti standard di igiene, ergonomia e manutenzione.

Da questa esperienza è nata Abimis, progetto per cucine private dove resta primaria mission facilitare con degli strumenti funzionali, precisi ed ergonomici chi usa la cucina con passione e creatività. Alla lunga esperienza di Prisma si aggiunge il design minimalista dell’architetto Alberto Torsello e Treviso Tecnologia con la sua innovazione.

Abimis_Ego-design Alberto Torsello

Abimis Ego, design Alberto Torsello

 

Quest’ultima azienda è stata creata su iniziativa della camera di commercio di Treviso, per promuovere lo sviluppo tecnologico, segnale importante di una sensibilità istituzionale verso il settore, che dimostra la qualità, se non la quantità degli stimoli verso l’imprenditoria creativa del nostro paese. La sinergia di Treviso Tecnologia con gli altri soggetti ha garantito il necessario contributo scientifico dei meccanismi a monte della progettazione dello spazio dedicato.

Si tenta quindi di portare l’efficienza e la funzionalità della cucina professionale nell’ambiente domestico: lo spazio è costruito attorno alle azioni che si compiono al suo interno; la figura di chi cucina è paragonata ad uno chef che sia libero e in grado di seguire dei movimenti logici nel suo creare; il design di Torsello disegna l’acciaio inox senza fughe con un alto livello di resistenza agli urti, e dove sono resi più agevoli i principali cinque gesti del cuoco: conservare, preparare, cuocere, impiattare, lavare.

Abimis_Ego-design Alberto Torsello presso Turri 1870

Abimis Ego, design Alberto Torsello presso Turri 1870

 

 

Aggiungiamo la precisione di alcuni dettagli che rendono più funzionale l’insieme. Sono nel progetto anche le cerniere dei mobili nascoste e saldate, studiate per durare a lungo e non avere bisogno di manutenzione; facilita l’utilizzatore anche la cura per il posizionamento dei diversi elementi come lo zoccolo rientrante di 20 cm per permettere di avvicinarsi al piano di lavoro, quest’ultimo con sistema “stop ove floating” che consente di contenere i liquidi su di esso raccolti. I vani interni sono stagni e con una profondità di 75 cm, superiore quindi alla media.Il cruscotto di comando dei fuochi è invece inclinato , per aumentare la visibilità e le manopole sagomate ed ergonomiche, come tutto il resto che sporge sono arrotondate. Dal punto di vista estetico la finitura “orbitata” dell’acciaio lo rende più morbido e caldo nel colore, oltre a ridurre la visibilità di eventuali graffi, mentre in termini di igiene la qualità è alta grazie alla saldatura di tutte le superfici interne ed esterne. Ogni accessorio fa inoltre riferimento al sistema “Gastronorm” che prevede misure standard per far sì che ogni utensile passi in ogni apertura di ogni zona, dal lavello al forno.

Un particolare di Abimis Ego presso Turri 1870

Un particolare di Abimis Ego presso Turri 1870

 

 

Presso Turri 1870 potremo osservare le due linee Ego e Atelier, sempre regolate sui movimenti del gourmet appassionato e in equilibrio tra design, estetica e tecnologia. Entrambe hanno un “cuore” in acciaio ma tipologie costruttive differenti.

Ego è prodotta interamente in acciaio con l’anta raggiata a filo battente completamente integrata nella struttura attraverso una cerniera cardine, d’inedita concezione invisibile e che non necessita di regolazione, brevetto Abimis. Qui viene presentata nella sua finitura laccata nero opaco, con i suoi tre fuochi e altri accessori inseriti nelle forme generose, ad esempio il piano riportato è di oltre due metri.

Atelier presenta ante di forma squadrata in finiture e materiali diversi, legni naturali o verniciati, pietre e il Corion. Disponibile anche nella versione con ante in acciaio lucido o verniciato.

Abimis_Ego-design Alberto Torsello

Abimis Ego-design Alberto Torsello

I materiali costitutivi e la sofisticata tecnologia industriale rendono potenzialmente eterne queste cucine: l’acciao AISI 304 è un metallo biologicamente neutro che resiste alla corrosione e a temperature fino a 500°C, si pulisce facilmente. Ultima caratteristica, per noi una delle prime in ordine d’importanza, la sua riciclabilità al 100%: in questo caso la sua durevolezza lo rende un prodotto che non genera scarti nell’ambiente nel breve periodo, ma permette comunque una sua reintegrazione quale altro materiale da costruzione per nuovi oggetti nel lungo. Altra caratteristica valida nell’ottica ecologista per Abimis è la possibilità di montare una pattumiera refrigerata a 6°C, permettendo la raccolta dell’umido ma riducendo la proliferazione dei batteri.

Possiamo definire questi prodotti “sartoriali” perchè sono costruiti solo su disegno: tutto è adattato alle necessità personali, finiture e tipologie di vano differenti, scelta dello spessore dell’acciaio delle ante, la definizione e dimensione dei piani di lavoro, e rifinite con cura artigianale. Ogni progetto risulta quindi unico nella sua personalizzazione, per questo motivo ogni cucina Abimis è numerata.

Sempre in viale Piave, intorno a Ego e Atelier ci sono parti di cucine Abimis, smembrati in diversi pezzi a rappresentare le diverse fasi di lavorazione che trasformano una semplice lastra di metallo in un organismo complesso e funzionante, queste componenti esaltano quelle fasi di lavoro del cuoco secondo Abimis: conservare, preparare, cuocere, impiattare e lavare.

Assisteremo anche all’installazione/allestimento in omaggio alla madre Terra nutrice e protettrice, intesa sia come pianeta che come elemento, di cui oggi dobbiamo saper prenderci cura.

PS 2014-01-28 Abimis_Ego-design Alberto Torsello

Abimis Ego, design Alberto Torsello, particolae dell’acciaio

 

Tutto lo showroom si vestirà di suggestioni materiche, per rendere l’atmosfera avvolgente e calda, caratterizzata da ideali zolle che si inseguono sulla carta da parati ecologiche e d’autore di Wallpepper, accostate a colonne di piatti in porcellana Tognana, e alle sculture lignee di Luca Mommarelli, elementi legati al filo rosso del cibo con i sui rituali, e della sua materia originaria.

Lo spazio ci racconta una storia secondo il concept della stylist Patrizia Toffolo, ancora più sensoriale grazie ai profumi esotici e agli aromi del caffè preparato con la macchina professionale Gemini CS2000 di Nespresso,partner di quello che si preannuncia come un evento coinvolgente il senso estetico, il gusto, il piacere olfattivo e la funzionalità di prodotti che innalzano la qualità della vita, anche attraverso la buona cucina che identifica l’essenza italiana.

TURRI 1870 SHOWROOM Viale Piave, 35, 20129 Milano

Michela Ongaretti

misoka nell'installazione Water Fountain, particolare. Fuorisalone2015

Fuorisalone 2015 nanotecnologico con lo spazzolino Misoka di Kosho Ueshima per Yumeshokunin

Fuorisalone 2015 nanotecnologico con lo spazzolino Misoka di Kosho Ueshima per Yumeshokunin

 Fuorisalone 2015 con Misoka di Kosho Ueshima per Yumeshokunin

Il design può cambiare la vita di ogni giorno, può modificare le nostre abitudini invitandoci ad un uso più responsabile delle risorse, in modo da preservare l’ambiente per il futuro. La Milano Design Week 2015 con il suo Fuorisalone mostra anche progetti con questa mission, piccoli oggetti per grandi cambiamenti come un semplice spazzolino da denti: in via Tortona31 a Officina 2 – Opificio 31.  Parliamo di Misoka, progettato dal giapponese Kosho Ueshima con The Industrial Design Studio ( studio TIDS), che prevede il suo utilizzo solo con acqua, senza dentifricio.

 

Misoka spazzolino nanotecnologico (1)Misoka spazzolino da denti nanotecnologico

 

 

A volere questo progetto l’azienda Yumeshokunin Co. LTD di Osaka che si dedica alla nanotecnologia per lo sviluppo dei suoi prodotti, elaborati grazie anche al grande contributo dell’artigianalità, che mostrerà l’oggetto al Fuorisalone di  via Tortona presso la location Officina 2 – Opificio 31.

spazzolino Misoka-design Kosho Ueshima per Yumeshokunin (1)Misoka -design Kosho Ueshima per Yumeshokunin

Lo spazzolino era già presente sul mercato giapponese, con un modello di prima generazione, e venduto in due milioni di pezzi. Ad Aprile 2015 Milano vedrà la nuova versione completamente ridisegnata da Kosho Ueshima. Elemento naturale d’ispirazione, suo motore d’azione, efluido per antonomasia, Misoka riprende dall’acqua la forma sinuosa e senza spigoli o rigidità. E’ costituito della stessa materia di cui sono fatte le bottiglie per l’acqua, Polietilene tereftalato o Pet.

spazzolino nanotecnologico Misoka-design Kosho Ueshima per Yumeshokunin (1)Come usare Misoka -design Kosho Ueshima per Yumeshokunin

La sua esposizione avverrà in abbinamento al lavoro dei famosi designer Setsu e Shinobu Ito, all’interno della suggestiva installazione Water Fountain.

Il posizionamento di Misoka nella fontana è un’esaltazione reciproca della grazia e dell’eleganza delle due creazioni, e potenzia il gioco sul tema dell’acqua, con l’ispirazione e la pace del giardino Zen, come lo sono la fontana Izumi e la seduta in pietra Konoha degli Ito, ma in uno scenario acquatico.

misoka nell'installazione Water Fountain, particolare. Fuorisalone2015

L’installazione Water Fountain con gli spazzolini Misoka, particolare. Fuorisalone 2015

 

 

Grazie alla collaborazione tra i tre designer si crea una rappresentazione in senso teatrale e simbolico dell’elemento naturale necessario alla vita, senza il quale non esisterebbe nessuno di questi pezzi di design.

Inoltre Setsu & Shinobu Ito presenteranno il portaspazzolino Eda, realizzato appositamente per Misoka, prodotto in fusione d’alluminio da Fonderia Artistica Campagner. Partner dell’evento sarà Grassi Pietre per cui lo Studio Ito ha disegnato la fontana Izumi e Konoha. Marchio nato per lavorazione della Pietra di Vicenza nel 1880, Grassi Pietre realizza progetti con materiale proveniente dalla cave di sua proprietà, unendo a macchinari e tecnologia innovativi il talento artigiano, intento comune a Yumeshokunin
.

Portaspazzolino EDA design Setsu e Shinobu Ito per Fonderia Artistica Campagner (1)

Fuorisalone 2015 – Portaspazzolino EDA design Setsu e Shinobu Ito per Fonderia Artistica Campagner

La nanotecnologia riguarda tutto ciò che per dimensioni, o dimensioni dei suoi elementi, è caratterizzato dal miliardesimo di metro. Nel caso di Misoka ci riferiamo alle setole integralmente rivestite da ioni minerali nanometrici. Nell’azione dello spazzolare questi ioni si muovono e, grazie alla loro azione meccanica sui denti, li rendono puliti e lucidi tutto il giorno, inoltre contribuiscono a togliere dalla loro superficie le macchie. Una seconda particolarità di queste setole, che le differenzia da quelle tradizionali, è il loro assottigliamento sulle punte, che permette un massaggio più profondo delle zone interdentali. Un trattamento che si rivela molto più efficace di quello con dentifricio e spazzolino in materiale plastico, come una seduta di pulizia dei denti dal dentista.

L’efficacia degli ioni dura un mese, infatti Misoka in giapponese significa “ultimo giorno del mese”, ricorda quindi il momento in cui..deve essere sostituito! Il nome deriva anche dalla parola Misogi che significa “purificare corpo e spirito con acqua pura”. Energia totalmente naturale al servizio dell’igiene: per Ueshima nasce un nuovo modo di spazzolare i denti , un gesto che utilizza la sinergia di minerali e acqua.

Kosho Ueshima , studi per Misoka (1)

Kosho Ueshima , studi per Misoka

Kosho Ueshima nasce a Fukui nel 1979, si laurea alla Tama Art University nel 2003 e partecipa avari progetti di industrial design sia in product design (German Design Agency, Yellow Design Gmbh) che in ambito elettronico (Panasonic). Ha vinto diversi premi di design internazionali come il Red Dot DesignAward e The Design Award della Federal Republic of Germany.

Nel 2015 fonda a Tokyo e Taiwan TIDS, The Industrial Design Studio. Il suo motto è “la mia unicità è non avere unicità”, che significa non lasciare segno della propria personalità ma dare “forma alla tecnologia” per trasformarla in pezzo di design, oppure imprimere sempre quella forma alla filosofia che muove un’azienda: in questo caso la nanotecnologia di Yumeshokunin si è ricomposta in Misoka per diventare spazzolino.

Nel design particolare punto di forza di Kosho è l’osservazione degli elementi meno visibili del progetto per dare loro rilevanza, e fare sì che anche i meccanismi più complicati abbiano una forma affascinante. Quest’ultima è perfettamente funzionante oltre che bella e ogni suo dettaglio rivela la sua funzione finale.

Kosho Ueshima

Kosho Ueshima

Il giapponese è stato project manager per lo studio tedesco Yellow Design dal 2011 al 2014, per cui ha sviluppato il progetto Emura2 per Daikin). In Italia ha lavorato con Panasonic: per quest’azienda ha sviluppato il progetto sempre di un condizionatore, per il nostro mercato italiano, fianco a fianco di Setsu e Shinobu Ito.

Dal punto di vista scientifico noi siamo fatti soprattutto d’acqua, ma da quello morale il bisogno di sognare ci rende esseri umani, per questo Yumeshokunin, fondata ad Osaka nel 2007 e che in giapponese significa “artigiano dei sogni”, regala con l’idea di Kosho Ueshima la tecnologia unita alla sapienza artigianale, legata al passato (e alla valorizzazione del made in Japan), insieme agli affetti per “trasmettere sentimento nel mondo”, secondo la vision dell’azienda. L’intento è migliorare quindi la qualità del nostro quotidiano con prodotti che siano il risultato dell’energia umana e non solo di procedimenti meccanici.

Location: via Tortona – Officina 2 – Opificio 31

Michela Ongaretti

MilanoBedding021

Milano Bedding. Esigenza estetica e funzionale del sonno al Salone del Mobile 2015

Milano Bedding. Esigenza estetica e funzionale del sonno al Salone del Mobile 2015

Ancora una volta – dal 14 al 19 aprile –  al Salone del mobile 2015 per Milano Bedding, brand di Kover. Se dal nome non è difficile immaginare il tipo di prodotto al quale si dedica l’azienda brianzola, produzione di divani letto, letti e materassi, restano da scoprire le novità, ad esempio le tre varianti tessili del divano letto Jeremie disegnato da Eric Berthes.

 

MilanoBedding-divano letto Jeremie design Barthes. Versione Trendy (1)Milano Bedding – divano letto Jeremie design Barthes. Versione Trendy

 

Kover produce dal 1985 nel proprio stabilimento di Desio (MB). Il titolare Roberto de Lorenzo ha iniziato nell’azienda di famiglia dedicata alla produzione di meccanismi per divani letto; quando fonda Kover sispecializza nella realizzazione di rivestimenti trapuntati e divani trasformabili per conto terzi.

Nel 1996 fonda il brand Milano Bedding, i cui arredi sono riconoscibili per il design dall’estetica curata ma non troppo avanguardistica, con una funzionalità evidente e completezza di gamma, mentre avanguardistico è il sistema adottato per i meccanismi di chiusura e apertura, sicuramente memore della lunga esperienza di de Lorenzo.

Milano Bedding- mod Marianne letto-matrimoniale-contenitoreMilano Bedding – mod Marianne letto-matrimoniale-contenitore

Parliamo quindi di made in Italy al 100%, realizzato con macchinari di ultima generazione che si avvale dell’esperienza di designer di fama internazionale come Pietro Arosio, Terri Pecora, John Ash, Eliabetta Garoni, Sabina Sallemi, Gino Colautti, Alessandro Elli, Guido Rosati, Irina Belan, Elena Viganò ed Eric Berthes. Milano Bedding mette a loro disposizione il suo knowhow in termini di ingegnerizzazione, produzione, comunicazione, e commercializzazione per lo sviluppo di nuovi progetti.

Sono nati così modelli tecnologicamente innovativi per lo sviluppo del comfort e della semplice usabilità, soluzioni tecniche ad hoc e progetto costruttivo unito ad una ricerca sulla praticità del rivestimento esterno, e dunque della sua estetica. Milano Bedding è il ramo dell’azienda più giovane che propone soluzioni più pratiche e più moderne.

MilanoBedding-divano letto Jeremie design Barthes. Versione GlamourMilano Bedding -divano letto Jeremie design Barthes. Versione Glamour

Estetica, funzionalità e comfort sono i tre pilastri su cui Milano Bedding lavora ad ogni nuovo prodotto. Il mix di questi contenuti viene interpretato da un gamma di divani, letti e divani letto, con diversi sistemi di apertura semplici e immediati, ma soprattutto efficienti, senza dover rimuovere cuscini o schienali, e con un eventuale possibilità di contenere un letto pronto con coperte e lenzuola. Per questi pezzi il meccanismo si chiama Lampolet, testato e garantito.

Nella linea ci sono anche letti trasformabili in contenitori. Un elemento costitutivo che spiega il materassocomfort dei divani letto Milano Bedding è la scelta di diverse tipologie di materasso in poliuretano ad alta densità, tra cui quello ad alto spessore Milano BeddiLa Norma e Springs, studiati per l’inserimento adeguato nel divano letto. Anche le sedute sono progettate per mantenere intatta la loro forma nel tempo.

Kover si è inoltre distinta nello studio di prodotti specifici per il contract: grazie al knowhow sviluppato fino ad oggi con Milano Bedding la gamma completa propone divani, poltrone e letti anche nelle versioni fisse, e su disegno. Se notiamo su questi arredi un contrassegno a forma di fiammella, essa rappresenta la loro conformità alle normative vigenti in materia di reazione al fuoco, omologati in Classe 1-IM.

Milano Bedding nel 1999 ha ottenuto una certificazione di qualità ISO 9001, che stabilisce la conformità a regole per ogni fase del processo industriale, i successivi aggiornamenti 9001:2000 e il recente 2008 mettono la soddisfazione del cliente al primo posto, dopo un percorso di ottimizzazione e una fase preliminare di analisi. Il certificato è stato rilasciato da CISQ e IQNet e riguarda le procedure per la progettazione e sviluppo di tutto ciò che produce l’azienda, sino alla sua fase esecutiva, l’acquisizione e gestione degli ordini dei clienti e la gestione degliacquisti dai fornitori, gestione dei reclami e resi, delle non-conformità. Inoltre nel ciclo di fabbricazione di ogni pezzo, particolare cura del rapporto con i fornitorie al valore dei materiali unito alla qualità della loro lavorazione, assistenza post-vendita.

MilanoBedding-divano letto Jeremie design Barthes. Versione Fashion (1)Milano Bedding – divano letto Jeremie design Barthes. Versione Fashion

Ciò che conta dal nostro punto di vista,quello che personalizza e “presenta” i loro prodotti è l’attenzione per i materiali. Caratterizza anche le tre versioni del divano letto Jeremie, disegnato da Eric Berthes, che vedremo al Salone, e che sono realizzate con tessuti di elevata di qualità Designers Guild: Trendy, in tessuto turchese, con struttura arancione e linee bianche, Fashion è rosa intenso e tortora con alcuni particolari fiorati, Glamour, ha invece i toni soft, tenui ed eleganti del grigio e del tortora. I rivestimenti danno valore ma sdrammatizzano la particolare forma a dormeuse che si ispira alle linee dell’Art Déco.

Berthes è stato chiamato a collaborare con Milano Bedding l’anno scorso. Jeremie è stato creato con l’esigenza di costruire un divano letto non riconoscibile in quanto tale, che abbia lo stesso design di un divano. Questo aspetto è dato dallo stile Art Déco unito ai colori intensi dei tessuti di qualità.

Doonuts, design Eric Berthes

Doonuts, design Eric Berthes

Eric Berthes ha un suo studio, il Planet design dal 2000; dopo la laurea presso l‘École Boulle e presso l’ESDI (Strate College), ha da sempre progettato seguendo il rigore di linee rette e curve con proporzioni armoniche. La passione per le forme pure e contemporanee si unisce all’ammirazione per l’arte giapponese e a come il dettaglio influenzi il suo processo creativo. Il suo obiettivo massimo è la progettazione di oggetti che anticipino le esigenze del terzo millennio. Ha collaborato con Packard Bell e Babyliss, e oggi direttore artistico del marchio OA170 dell’Oreficeria d’Anjou, per cui realizza oggetti lineari e dalle forme pulite.

Tra i suoi lavori in ambito lifestyle: disegna per marche di champagne, liquori e quella che chiama “arte della tavola”: per Bollinger ha disegnato il mobile da degustazione RD2000, Ricard nel suo ottantesimo anniversario gli commissiona un nuovo kit in edizione limitata composto da bicchiere e decanter.

Eric Berthes- progetti per oggetti, mobili e gioielliEric Berthes – progetti per oggetti, mobili e gioielli

Per Chivas progetta la location presso il bar dell’Hotel Martinez durante il festival di Cannes, l’area VIP del Lounge Bar Karément di Monaco, recentemente ha disegnato la lampada BgoodD per Branex, l’ iTam-Tam per l’anniversario del famoso seggiolino e una collezione di porcellane Cook & Play e Likid per Revol.Contemporaneamente Berthes porta avanti il design di mobili e dei complementi d’arredo.

L’idea d’ispirazione è lavorare con nuove forme per impieghi differenti: congeniale a tutto questo Milano Bedding, in generale nei suoi divani che possono anche esser letti, e in particolare con Jeremie che applica la forma di una dormeuse coloratissima ed elegante alla struttura interna del letto.

Milano Bedding. Hall 06 – Stand B 29- Salone del Mobile 2015

Michela Ongaretti

 

manital-saturn-colorata

Manital e Mario Mazzer, una collaborazione per prodotti dalla qualità personalizzata

Manital e Mario Mazzer, una collaborazione per prodotti dalla qualità personalizzata

Made Expo 2015: maniglie di design per Manital con il design di Mario Mazzer.

Made Expo, Milano Architettura Design Edilizia, è una fiera che riguarda l’edilizia nel suo complesso. Le sue sezioni sono Costruzioni e Materiali, Involucro e Serramenti, Interni e Finiture, Software Tecnologie e Servizi, si tratta di tutto ciò che sta alla base delle realizzazioni architettoniche e del design italiano, e valorizza le novità d’eccellenza per specifiche e svariate competenze: in questo insieme vediamo l’azienda Manital che produce maniglie per porte e finestre, e che proprio nel 2015 ha festeggiato il venticinquesimo anno di attività.

La maniglia Exa- cromata- design di Mario Mazzer per Manital La maniglia cromata Exa – design Mario Mazzer per Manital

Questo traguardo è stato raggiunto a Gennaio in occasione della fiera Bau 2015 a Monaco di Baviera, con l’esposizione dei nuovi modelli disegnati dall’architetto e designer Mauro Mazzer: la maniglia di forma esagonale Exa, e quella per portoni e porte di grandi dimensioni Saturn.

Dal 18 al 21 marzo 2015 presso Made Expo abbiamo visto questi modelli nelle loro ultime declinazioni, varianti e finiture personalizzate e personalizzabili con materiali e colori.

La maniglia SATURN, design Mario Mazzer per ManitalLa maniglia Saturn – design Mario Mazzer per Manital

Manital è nata a Vobarno (Bs) nel 1990; nel 2004 si è ampliata a tal punto da dover trasferire uffici e produzione in uno stabilimento più grande, nella vicina Gavardo, in conseguenza dell’espansione sviluppatasi negli anni precedenti in tutto il mondo. Il mercato la colloca in Spagna e in altri paesi europei, in Russia, per crescere anche nei paesi Arabi, negli Stati Uniti, Canada e Australia, India, America Latina, Sud Africa.

Per il raggiungimento di un risultato impeccabile nei prodotti, Manital dedica grande attenzione alla qualità dei materiali impiegati e utilizza tecnologie industriali sofisticate, ad esempio per lo stampaggio. Inoltre garantisce cura personalizzata di ogni pezzo. Nel 2008 ha la Certificazione di Qualità ISO 9001.

Saturn, design Mario Mazzer per Manital, versione in pelle lucida

La maniglia Saturn, versione in pelle lucida – design Mario Mazzer per Manital

L’azienda bresciana ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti: con le maniglie Dots e Carmen l’International Design Awards (USA)rispettivamente nel 2008 e nel 2010. Il design di Mario Mazzer per Manital con la maniglia Alamaro ha ottenuto il Good Design (USA) nel 2011. Così pure le maniglie Flat e Otto hanno vinto il Red Dot Award nel 2013.

L’idea di base, e strategia per il titolare Luigi Bigoloni, è l’abbinamento di design e produzione rigorosamente made in Italy, la qualità e l’innovazione di entrambi, unita all’estetica delle grandi firme del progetto.

Per le più di sessanta serie di maniglie, che lavorate nelle diverse rifiniture permettono la realizzazione di 600 possibilità di prodotto, si sono susseguite molte collaborazioni con architetti e designer di fama internazionale come, oltre a Mario Mazzer, Doriana e Massimiliano Fuksas, Sottsass Associati, David Mercatali, Valentina Downey, Itamar Harari, Pedrizzetti Associati, Maurizio Giordano e Roberto Grossi, Studio Hot Lab.

Saturn, design Mario Mazer per Manital, versione grafica-logo

La maniglia Saturn – design Mario Mazzer per Manital, versione grafica-logo

Il rapporto di committenza tra Mazzer e Manital è nato dalla presentazione di alcuni campioni di maniglie da parte del designer, da sempre interessato ad entrare nel dettaglio e studiare il potenziale dei materiali in ogni ambito della progettazione. Insieme hanno condiviso la curiosità verso un miglioramento estetico e funzionale, ampliando il concetto stesso di maniglia, e hanno intessuto un rapporto di stima che ha portato ai risultati visibili in Fiera. Attualmente stanno portando avanti un nuovo concept per porte scorrevoli, dove le funzioni di chiudere, aprire e tirare connesse alla maniglia, vengano unificate nel modello Flat. Il futuro della collaborazione sarà scritto da nuovi prodotti disegnati tenendo conto di un equilibrato rapporto qualità-prezzo.

Per continuare il percorso di 25 anni dedicati alla combinazione di design, innovazione e qualità si sono concretizzate le realizzazioni di Exa e Saturn.

Exa è definita dall’architetto “elegante e piacevolmente prensile”, la sua forma a sezione esagonale, che si estende fino al limite della rosetta, esprime la passione di Manital per il design, e il piacere per la personalizzazione in molte finiture differenti è segno dell’interesse a creare prodotti orientati su una concezione attiva dell’utilizzatore. Questa varietà è rappresentata da una vasta gamma di bronzi e delle nuove finiture rame e antracite.

La maniglia Saturn è invece indice della volontà di sperimentare: sempre in linea con quella visione non passiva del cliente è possibile scegliere la rosetta, componente strutturale della maniglia. Le opzioni di finitura sono frutto di una ricerca costante sulla durevolezza del prodotto e del componente, unita alla curiosa attenzione per le tendenze dell’interior design. E’ in questo senso ben visibile nell’equilibrio dell’arredamento perchè ideata per porte di ampie dimensioni.

Saturn, design Mario Mazzer per Manital, versione grafica florealeMadeExpo2015. La versione grafica floreale Saturn – design Mario Mazzer per Manital

Anche la rosetta stessa è di notevoli dimensioni; è larga 180 mm e alta 152 mm: suo elemento qualificante e distintivo è il disco interno, realizzabile in finitura metallica, in pelle, in cuoio o microcristalli Swarovski. Dall’anello che lo circonda si sviluppa una piccola estensione a forma di semi-cerchio, al cui interno è applicata la maniglia in ottone forgiato. Quest’ultima ha una forma piatta davanti e curva dietro e le sue estremità semicircolari si armonizzano a quelle della rosetta, si genera così un interessante gioco di rimandi tra le varie forme circolari.

Mario Mazzer, classe 1955, si è laureato al Politecnico in Architettura e in Industrial Design alla scuola Politecnica di Design. Ha avuto come docenti Marco Zanuso e Achille Castiglioni: dalla visita alla birreria Splughenbrau progettata da Castiglioni è nato il suo desiderio di fare l’architetto. La lezione appresa dai maestri si incentra sulla semplicità: da Castiglioni la visualizzazione di un’idea in varie prospettive, per poi renderla concreta e facilmente comprensibile, mentre di Zanuso vive in Mazzer l’esempio della “capacitá direndere la tecnologia elegante e semplice”, come ci spiega.Attraverso la sua esaltazione la rosetta diventa così un elemento determinante per estetica e varietà. Infatti quel dischetto interno non è soltanto disponibile in diversi rivestimenti, ma si può personalizzare con l’incisione a laser di un marchio, un logo o di una semplice frase, esso può essere sostituito o comprato anche singolarmente, rinnovabile a piacimento anche a distanza di tempo. Questa estetica è studiata per centrare un target sia residenziale che in ambito contract.

Sedia modello Rita, design Mario Mazzer per Zanotta

Sedia Rita, design Mario Mazzer per Zanotta

Gli abbiamo chiesto se esistono progetti storici a cui si sente più legato e ci ha risposto che ogni prodotto ha una storia, ed è per noi inserita nell’ottica prevalente dello studio dei materiali come accade per Manital. Cita il tavolo a muro Clino progettato per la Magis nel 1984, “perché è la perfetta sintesi tra forma, funzione e movimento”. Ricorda con affetto la sedia Rita, prodotta daZanotta, l’ultimo prodotto selezionato dal fondatore Aurelio Zanotta, da cui ha imparato una terza lezione: spostare sempre in avanti il limite della ricerca. Per questo è sempre più interessato a progetti per prodotti fuori dal furniture design, come una collezione di decanter e di cavatappi innovativi dal punto di vista formale e tecnologico, e il control remote FLUTE per MasterMotion con il quale ha vinto il Red dot, e IF design nel 2014, ed il Good Design nel 2013. I premi citati sono stati vinti in diverse altre occasioni nel corso degli anni.

Sicuramente influisce sul suo approccio progettuale al design il suo essere architetto, per cui il design rientra nel“sistema casa”; la sua preferenza accordata al mobile vive nell’integrazione delle parti con il tutto, inteso come contenitore. Ma non finisce qui, sua vera cifra stilistica è l’unione delle idee fondanti , la semplicità e l’eleganza nella tecnologia, per la sua Gestaltung, sviluppate in modo diverso nei precedenti periodi della sua carriera, e il non fermarsi ad un ambito solo. Conta più di ogni altra cosa l’attitudine a sperimentare con curiosità, non rinnegando la continua ricerca sul design semplice, l’attenzione per una tecnologia utile ma leggera, e da questa creare nuove estetiche che siano “emozionali”, rimettendosi sempre in gioco. Ci fa scoprire che le emozioni possono provenire dal varcare una soglia, che già dal primo gesto di abbassare una maniglia rivelano la personalità dell’ospite.

Michela Ongaretti

 

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Mungo: silicone ed ecodesign per l’arte di Luca Moretto, al Fuorisalone2015

Mungo: silicone ed ecodesign per l’arte di Luca Moretto, al Fuorisalone2015

MUNGO Italia al Fuorisalone 2015 con Luca Moretto . Manca sempre meno agli eventi di design del Fuorisalone 2015 di Milano e tra i protagonisti dell’eccellenza italiana non ci sono solo arredatori, ma anche aziende leader nella produzione innovativa delle materie prime, che servono per la realizzazione dei progetti di design, e sono fondamentali e insostituibili nello sviluppo della ricerca artistica. Parliamo di Mungo Italia, azienda che ha fornito i siliconi per la realizzazione delle opere dell’artista Luca Moretto, in mostra durante la Design Week e nel primo mese di Expo 2015 presso lo Spazio Tadini di via Jommelli 24. I prodotti Mungo, applicati alle opere dell’artista si potranno vedere anche allo spazio Seventy di via Pontaccio e al negozio Seventy di via Manzoni.

mostre Luca Moretto

Se Mungo Italia finora aveva nell’Arte il ruolo della messa in sicurezza, fissava i capolavori contemporanei, oggi è accolta da Moretto per entrare a pieno titolo nella realizzazione dell’opera, che si sviluppa in osmosi e rigenerazione dei ruoli: il mondo concreto entra nel mondo delle idee, e viceversa.

La filosofia di Mungo si lega indissolubilmente ai valori espressi dalle opere, che Moretto crea operando sui pezzi di ecodesign dell’azienda di produzione Staygreen, in cartone a doppia onda. L’idea di questo lavoro necessitava di siliconi con particolari colorazioni, che rispondessero al concept ecosostenibile nel suo insieme.

L’ad Mauro Leoni di Mungo ha risposto positivamente ed in maniera entusiastica alla ricerca di Moretto, dimostrando ancora una volta come l’Arte e il mondo produttivo non vivano su pianeti diversi, ma possano di concerto costruire un universo con la creatività e la tecnologia a reciproco sostegno. Si propone quindi l’utilizzo della nuova linea di polimeri ecosostenibili mappati LEED, tra i quali una gamma completa di siliconi con tutte le colorazioni possibili e immaginabili, impiegabili anche come pittura.

Expo si sta sviluppando sul ragionamento di una possibile economia dei consumi, e del cibo, nel rispetto e compatibilità con l’Ambiente, e Mungo è presente nel catalogo SI Expo (Sostenibilità e Innovazione) sugli edifici che racchiudono realmente e metaforicamente i sei mesi caldissimi per la Milano del 2015, allo stesso modo Mungo è orgogliosa di promuovere, e portare avanti nella ricerca, il proprio contributo all’ecosostenibilità del pianeta.

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Luca Moretto – Sintesi (silicone Mungo su tavola, 2013)

Moretto lavora il silicone in maniera spregiudicata: una sostanza industriale come se fosse marmo, come se fosse qualcosa che nonostante la veste estremamente contemporanea, sia inserita in una dimensione universale, in un tempo dilatato e in tal senso funziona la collaborazione con Mungo: un prodotto studiato per la durevolezza senza impatto negativo sull’ambiente, che resiste ai cambiamenti come l’idea artistica resiste alle mode. Il fatto che questi siliconi siano per l’artista colorati in modo esuberante è invece un’inno alla tecnologia felice e “umana”( o umanistica, che pone al centro l’uomo)simbolo dell’arte che vince sulle difficoltà dellavita, anzi è antidoto e oasi di bellezza, della possibilità di un’esistenza armonica tra le sue diverse componenti, le sue diverse funzioni.

JW Marriot Marquis Hotel Dubai costruito con materiali Mungo

JW Marriot Marquis Hotel Dubai costruito con materiali JW Marriot Marquis Hotel Dubai costruito con materiali Mungo

L’azienda svizzera multinazionale è leader nella progettazione, sviluppo e produzione di tecnologie e prodotti per il fissaggio, sigillatura e isolamento termo-acustico, ed è presente in oltre 50 paesi nel mondo.

La tecnologia nel fissaggio è la linea guida da più di quarant’anni, con l‘obiettivo di progettare e sviluppare costantemente nuovi prodotti per le utenze professionali più evolute, che siano aderenti alle normative europee crescenti dedicate al settore. L’ottobre del 2003 vede la nascita di Mungo Italia, con la sua “rivoluzione arancione”, dal colore del logo. Si impegna nel produrre prodotti di fissaggio di alta qualità, ma anche soluzioni applicative d’avanguardia. Per merito dello staff manageriale di pluriennale rilevanza, dell’innovatività del progetto, e della partnership con i migliori rivenditori professionali, con cui crea di volta in volta nuove strategie di business, la sezione italiana diventa la punta di diamante dell’azienda.

Skolkovo Moscow School Management Adjaye Associates Alucobond ACM, Mosca-Russia costruita con materiali MungoSkolkovo Moscow School Management Adjaye Associates Alucobond ACM, Mosca-Russia costruita con materiali Mungo

La comunicazione interessa non soltanto ciò che di nuovo esce sul mercato; è mirata al cliente anche nel tentativo di coinvolgerlo nelle situazioni in cui Mungo partecipa legate al gusto, all’arte e alla sua gioia di vivere, come nel caso di Moretto.Mungo in tedesco significa Mangusta e proprio come questo animale l’azienda saadattarsi al cambiamento in tutta velocità, donando energia positiva. Il coraggio di portare avanti un miglioramento continuo e la passione sono tra le sue core values, unite ad una fiducia nell’ intelligenza umana (tra cui quella creativa) e nel suo progresso, rara di questi tempi.

LEED®, Leadership in Energy and Environmetal Design, è un sistema di certificazione degli edifici che viene applicato in oltre 140 Paesi nel mondo. Afferma Mauro Leoni: “Sicuramente il progetto LEED rappresenta uno dei progetti più innovativi in assoluto di Mungo e lo si vede dal fatto che, dal 2012, ci siamo impegnati come centro di competenza LEED a promuovere questo protocollo nel comparto delle costruzioni e nella filiera del serramento”.

New production machine and production process at Exchem on 14/11/05

Bombolette LEED Mungo utilizzate da Luca Moretto

Oltre a presentare una gamma di prodotti mappati LEED, Mungo diventa così un riferimento per i requisiti di sostenibilità ambientale e qualità di nuovi materiali e componenti, che interessa progettisti come architetti o designer.

Accompagnerà con quel coraggio citato le innovazioni nell’ambito dell’edilizia, la cui sfida sempre più pressante è il risparmio energetico: l’ecosostenibilità non è data solamente dal riciclo o dall’utilizzo di sostanze naturali, comunque alla base dei siliconi, ma può nascere dalla capacità di isolamento nell’architettura. La sigillatura di infissi per porte e finestre rappresenta la possibilità di minimizzare l’impatto del riscaldamento. Mantenere un ambiente isolato è una missione nuova e attuabile attraverso lo sviluppo delle recenti tecnologie di Mungo.

Color Drops-Mini Rosso Scuro di Luca Moretto (silicone su cartone 2014)

Color-Drops-Mini-Rosso-Scuro-di-Luca-Moretto-silicone-su-cartone

In questo modo l’Architettura ha nuove possibilità realizzative per strutture esterne con la nuova generazione di fissativi: lo sviluppo di materiali nuovi stimola creatività nuove, la natura artistica e quella scientifica e razionale dell’uomo si incontrano ancora una volta.

Michela Ongaretti