Render dello stand Granarolo dall'alto (1)

Granarolo nel Padiglione Italia. Bianca eccellenza ad Expo2015

Granarolo nel Padiglione Italia. Bianca eccellenza ad Expo2015

Il design dello stand Granarolo ad Expo2015 – di Michela Ongaretti. Quello che fu denominato Padiglione Italia era formato dalle numerose aziende o regioni italiane distribuite lungo il cardo. Ciascuna aveva un proprio spazio che per logica si indicava come stand. In realtà alcuni presentavano una struttura autonoma, complessa e personalizzata tale da considerarli padiglioni. Tra tutti la soluzione ai miei occhi più interessante, per forma e contenuto, è quella scelta da Granarolo.   L’intento educativo e scientifico ci sembra portato avanti con cura da Granarolo attraverso il suo design, proprio all’incrocio tra Cardo e Decumano, in prossimità dell’Albero della Vita.

Lo stand di Granarolo per la filiera del latte italiana. Interno (1)Expo 2015 Padiglione Italia – Granarolo – Lo stand per la filiera del latte italiana. render dell’interno

 

Responsabile della progettazione architettonica dello spazio che si affaccia direttamente sul Cardo è stato lo Studio MCA dell’architetto Mario Cucinella, mentre la realizzazione della parte di comunicazione ed eduteinment è stata affidata alla Tarpini Production dell’ingegnere Paolo Tarpini. Le traslucenti pareti dello stand sono decorate con alcune immagini tratte da un video animato sulla filiera del latte creato da Zup Design per Granarolo.

Partiamo dal Padiglione Italia di Expo 2015 prendendo fin da subito posizione a favore della manifestazione che, pur con alcune riserve sulla sua reale portata innovativa e scientifica, relativa alla mancanza di alcune realtà di eccellenza nell’ambito del food e della tradizione gastronomica italiana, resta per noi una grande opportunità per mostrare al mondo intero quelle aziende o nazioni che hanno saputo presentare la propria identità con soluzioni creative e d’impatto dal punto di vista del progetto.

expo-2015-the-milk-experience-concept-granarolo-per-expo-con-disegno-di-zup-designExpo 2015 – The Milk Experience- concept Granarolo per Expo con disegno di Zup Design

Il Padiglione Italia di Milano rappresenta il nostro paese con l’obiettivo primario di contribuire alla valorizzazione delle nostre eccellenze leader del proprio settore e alla visibilità del potenziale del Sistema Paese, e in tal senso si è mossa laspinta all’internazionalizzazione di Granarolo, soprattutto da quando ha deciso di partecipare ad Expo nel 2013. In quest’ottica di sistema Granarolo non rappresenta soltanto se stessa ma la Filiera del Latte Italiano.

1.Expo_facciataLa facciata

Le scelte progettuali dell’architetto Cucinella, sulle tecniche costruttive e sui materiali impiegati, si accostano invece al tema della sostenibilità auspicata da Expo e peculiare del lavoro dello studio MCA.

Parliamo quantitativamente di una riduzione di materie prime ed energia utile a produrre quei materiali, prodotti in fase di assemblamento e che si avranno ancor più in fase di decostruzione della struttura. Non dimentichiamo che Expo è un insieme di spazi temporanei e in quanto tale lascerà un’eredità “materiale” al sito che lo ospita, forse solo allora vedremo l’impatto ambientale e la differenza nell’impegno a limitarlo.

Qualitativamente lo spazio Granarolo a Expo 2015 è costruito in profilati di alluminio assemblati a secco. Le pareti di questo ambiente candido come il latte sono in Barrisol, innovativo ed ecologico telo; come l’alluminio riciclato e riciclabile, viene prodotto senza consumo di acqua quindi con basso consumo energetico con materiale di recupero, riutilizzabile per la produzione di rinnovato Barrisol. Il grande vantaggio è che la sua elasticità permette una gran libertà nell’ideazione del design e nella sua installazione; notiamo fin dall’ingresso la morbidezza delle pareti curve e la percezione di confort nella distribuzione degli spazi del percorso espositivo.

Render dello stand Granarolo dall'alto (1)Render dello stand dall’alto

Fin dall’ideazione della pianta si fa un riferimento al latte: la delineazione di“stanze” come insenatureformate dal Barrisol sono dedicate a differenti ambiti disciplinari su cui verte la presentazione di una brand identity che rimane indissolubilmente legata alla finalità educativa e di rappresentanza di un alimento e della sua storia, oltre che alla sua contemporanea declinazione in prodotti per diversi consumatori, legati alla tradizione o al gusto più contemporaneo.

Il latte è un principio creativo dal punto di vista del suo aspetto o del suo rimando metaforico, elemento simbolico che rimanda alla purezza o ad altri valori.

Aree-milk-experience

La struttura degli ambienti tematici

Seguendo queste “visioni” sul tema del latte nasce la pianta che segue un’ideale galassia, per antonomasia la Via Lattea, non dimentichiamo che il termine deriva dal greco e indica proprio illatte nella sua sostanza rarefatta e candida.

L’ambiente non si delinea fin da subito nella struttura ma occorre seguire un percorso, una milk experience che svela passo passo le aree tematiche. Inizialmente, alle due pareti laterali sono ben visibili le due frigo-vetrine dei prodotti dell’azienda, poi si allarga un’area che come una piazza si dirama in due direzioni: sulla sinistra troviamo la zona chiusa e intima del cosiddetto milk heritage, dove i visitatori di Expo 2015 a Milano sono meravigliati di trovarsi di fronte ad un altorilievo con una Madonna del Latte del quindicesimo secolo, prova dell’utilizzo del latte come elemento simbolico fondante nella tradizione artistica italiana, accanto ad una proiezione di un excursus sul tema nella storia dell’Arte.

Se invece si prosegue ci si trova nell’area milk for life dove un totem visibile su ogni lato permette di giocare con quiz interattivi che esplorano la tematica del latte in maniera scientifica e didattica come prodotto, oppure storica e ludica nel cinema e nell’arte.

Schizzo dell'arch. Cucinella per lo stand Granarolo

Granarolo – Schizzo dell’arch. Cucinella per lo stand

Anche qui le pareti curve offrono una proiezione animata; sono i volti dei visitatori che hanno scattato una foto da uno schermo sul lato destro del totem. Ognuno è invitato a scegliere un’idea legata al concetto di latte che visualizzerà con una grafica applicata sullo scatto: sarà quindi una collezione virtuale delle opinioni delle persone e delle loro espressioni divertite.

A questo punto si passa nell’ultima saletta delimitata dal Barrisol, dove saranno regalate ai visitatori delle preforma, ovvero delle bottiglie di latte prima di essere gonfiate per assumere la forma del litro, dopo le informazioni sul loro uso all’interno aprirle rileverà il loro contenuto: come un messaggio in una bottiglia arrivata da un mare di latte ci sarà una filastrocca di Roberto Piumini o di Bruno Tognolini.

E’ ben chiaro quanto la modalità allestitiva segua un percorso narrativo, gradualmente immersivo che culmina nell’ultima stanza, in questo caso di pareti in legno e scure, come a delineare l’ingresso, dal candido e soffice sogno della cultura e del gioco, alla una realtà che parla di esperienze più concrete in termini di produzione industriale. E’ una sala video dove si può vedere in ogni momento il corto sulla filiera del latte italiano in quanto processo virtuoso tra le eccellenze di casa nostra, a seguire un secondo filmato sull’impegno di Granarolo in tanzania con Africa Milk Project. Anche questa iniziativa vuole essere un valido esempio di sostenibilità planetaria infatti Africa Milk project è stata selezionata tra le cinquebest practicesmondiali che rispondano alle necessità del pianeta, secondo la commissione selezionatrice Expo 2015. In termini sociali di cooperazione internazionale per l’autosviluppo si realizza quindi il tema di Milano Expo 2015 “nutrire il pianeta”, ma si è pensato anche al cibo per la mente attraverso la valorizzazione del nostro patrimonio artistico, un bene per l’umanità ben rappresentato nell’esposizione del capolavoro rinascimentale ritrovato, attribuito allo scultoreFrancesco di Simone Ferrucci, un gioiello per il padiglione Italia in mostra per gentile concessione dellaFondazione Cardinale Giacomo Lercaro di Bologna.

Facciata dello stand Milk Experience- Granarolo

Padiglione Italia Expo – Granarolo – Facciata dello stand Milk Experience- Granarolo

Era una richiesta esplicita di Padiglione Italia Expo 2015 chel’allestimento dello spazio tenesse in considerazione il valore della sostenibilità, seguendo un modello di basso impatto ambientale nelle strutture espositive e di comunicazione innovativa nell’intrattenimento educativo e didattico.

Per l’ideazione di questo percorso interattivo Granarolo si è quindi affidato a chi nella propria missione include questi valori. Lo studio Mario Cucinella Architects ha in tal senso, nell’arco della ventennale esperienza italiana ed internazionale , portato avanti la ricerca nell’ambito delle strategie ambientali per il controllo climatico esprimendo uno stile architettonico che rispetti l’identità dei luoghi e delle persone che li abitano.

La cura progettuale dello studio è stata interessata sia all’architettura di edifici con diverse destinazioni d’uso, che al paesaggio, al lighting e interior design, all’urbanistica. Secondo Cucinella la sostenibilità in architettura è perseguibile seguendo due punti di vista: quello tecnico e di prestazione del costruito, ma deve anche saper tener conto del suo rapporto col paesaggio in modo da generare empatia tra i due mondi.

Il lato più ludico dello stand, dato dai pannelli interattivi è stato invece curato da Paolo Tarpini che dirige la casa di produzione omonima. In maniera originale nel panorama italiano Tarpini si prefigge di unire il linguaggio del teatro alla tecnologia innovativa, in qualità di regista e ideatore di performance interattive.

Con uno stile contemporaneo ha costruito spettacoli digitali evocativi, illusionistici e sonori . Ricordiamo con piacere la performance all’interno della Piramide del Louvre, presentata per l’inaugurazione della retrospettiva su Raffaello.

Michela Ongaretti

Fuori Salone 2013-HYBRID ARCHITECTURE & DESIGN- installazione House of the Senses di Christophe Pillet

BE OPEN, la fondazione di Yelena Baturina che unisce Artigianato e Design nell’ottica glocal.

 

Un Incontro con Yelena Baturina, creatrice della fondazione BE OPEN che unisce Artigianato e Design nell’ottica glocal.

Be Open è una delle istituzioni che hanno reso possibile e unico il Fuorisalone 2015. Ha partecipato con Interni alle esposizioni del circuito Energy for Creativity e in particolare si è distinta per l’organizzazione della mostra-evento The Garden of Wonders all’Orto Botanico di Brera. Di recente ha annunciato il suo generoso finanziamento per le opere di riqualificazione all’interno di questo gioiello mai sufficientemente valorizzato, con la creazione della Vasca dei Pensieri, che avverrà durante il periodo di Expo anche grazie alla consulenza del Politecnico di Milano, Dipartimento “ABC”. Il progetto è inserito in una ristrutturazione generale che darà vita al Polo della Grande Brera, insieme alla Pinacoteca e a Palazzo Citterio. 

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L’impreditrice russa Yelena Baturina, che abbiamo avuto il piacere di intervistare, ha creato la fondazione con una missione filantropica: cercare di unire persone creative e idee innovative per fare rinascere realtà produttive in difficoltà, creando modelli nuovi per il futuro, in un ottica globale.

Fuori Salone 2013-HYBRID ARCHITECTURE & DESIGN- installazione House of the Senses di Christophe PilletFuori Salone 2013-HYBRID ARCHITECTURE & DESIGN- installazione House of the Senses di Christophe Pillet

La fondazione si concentra soprattutto sull’azione del design che può venire in soccorso dell’artigianato: se ora è il design a realizzare ciò che migliora la qualità della vita quotidiana, anche rapportandosi con la produzione industriale e di massa, è spesso vero che si attinge a delle tecniche di lavorazione dei materiali e degli oggetti provenienti dalla tradizione artigianale e locale, e queste ultime discipline sono oggi enormemente ricercate, soprattutto in un’ottica di durevolezza e valore estetico. Possiamo dire che artigianato e design si valorizzano reciprocamente ma che nel caso dell’hand-made locale serve una spinta in più per ermergere. Su questa visibilità nuova nel mondo globale e digitale lavora Be Open.

Be OpenBe Open Sound Portal a Trafalgar Square- 2012

Per queste finalità è nato il progetto “Made in India”, un tour di investigazione delle “piccole eccellenze” locali in connessione col design contemporaneo: nel 2014 il discorso partiva dalla nazione indiana con il suo patrimonio di know how manuale e individuale, il cui risultato è stata la creazione di un marchio di lusso ideale, SamkaraMilano rappresenta nel 2015 la seconda tappa con la mostra a Brera sul rebranding di antiche case profumiere. Il tour continuerà in altre nazioni con altre iniziative.

A supporto della forza creativa mondiale sono state organizzate conferenze, concorsi, mostre, corsi di perfezionamento ed eventi culturali con la partecipazione delle menti internazionali più importanti ed influenti : da Ron Arad a Patricia Urquiola, da Alberto Alessi a Tom Dixon a Julian Schnabel, questi personaggi hanno trasmesso la loro esperienza alle giovani generazioni, si sono offerti come giurati nei concorsi e hanno raccolto l’invito della fondazione di creare ad hoc progetti sui temi condivisi.

Installazione per Young Talent Award nei Chiostri dell'Università Statale a MilanoFuorisalone – Installazione per Young Talent Award nei Chiostri dell’Università Statale a Milano

Segnaliamo che proprio a Milano nel 2014, in occasione del Fuorisalone / Design Week, Be Open ha presentato Young Talent Award, un programma di supporto ai giovani professionisti: i vincitori hanno ricevuto un sostegno economico per un anno di attività creativa. La giuria di selezione era composta daBarber&Osgerby, Front, Giulio Cappellini e Raw Edges. Questa e le altre iniziative di Be Open coltivano il sogno di vedere laclasse dirigente del futuro composta dai creativi emergenti di oggi.

La fondazione era presente alla Design Week milanese anche nel 2013: in coproduzione con la rivista Interni è nata Hybrid Architecture & Design ed è stata prodotta l’installazione multisensoriale The House of Senses di Christophe Pillet . Il ricco programma sceglieva anche l’interazione tra cibo e design, con gli chef Massimiliano Alajmo e I’m A KOMBO coinvolti nel progetto chiamato Be Open Food Theatre.

Tornando alle origini di Be Open ricordiamo che il primo anno è stato esplorato il design sensoriale nel suo avvicinamento alla tecnologia più innovativa . La fondazione è stata protagonista del London Design Festival nel 2012 presso il Sound Portal a Trafalgar Square e l’operazione è proseguita con una masterclass sul sound design al Chelsea College of Arts, inserita nel programma “Inside the Academy”.

Be Open ha partecipato anche al Design Miami con il suo il Be Open Forum: sono state raccolte e presentate le attività di cinque giovani creativi dedicati alla progettazione secondo un appproccio sensoriale.

Abbiamo chiesto alla fondatrice e al suo staff come vengono trovati i talenti nuovi nei due ambiti di competenza, artigianato o design. In effetti la loro ricerca pare essere il filo rosso dell’attività di Be Open anche se non esiste una divisione speciale nell’organizzazione dedicata a questo. Sicuramente si indaga nella realtà accademica o si scoprono designer e artisti di rilevante interesse attraverso concorsi come accadde in India con gli studenti di design o per il contest Hand di quest’anno, sempre nelle aree geografiche e nelle comunità interessate ai singoli progetti, che ricordiamo sono sempre studiati per un intervento in primis su di esse, o attraverso l’intervento di questi artisti in simposi e master classes sugli argomenti toccati nelle attività di Be Open.

Made in India- 2014- Mostra del marchio ideale SamkaraMade in India- 2014- Mostra del marchio ideale Samkara

Siamo lieti di apprendere della fiducia che l’imprenditrice accorda all’Italia in questo momento particolare interessato alla presenza di Expo sul nostro territorio. Si ritiene che possa essere favorevole per una maggiore apertura mentale delle persone alle novità: nuove idee, persone, soluzioni, tematiche, anche nell’ambito delcollezionismo e dello stimolo alla produzione creativa. Esiste la certezza che la curiosità verrà stimolata su molti livelli anche e soprattutto in relazione a ciò su cui Expo si focalizza, la sostenibilità e le risorse naturali riguardo il cibo e il suo consumo.

Portando avanti la riflessione sul nostro paese Baturina ritiene Milano il luogo ideale dove osservare i caratteri peculiari del carattere creativo italiano: l’imprenditrice vede una combinazione del più profondo rispetto verso le tradizioni unita ad un coraggio senza riserve nella ricerca della novità, il tutto accompagnato da un innato buon gusto. Noi ci auguriamo che la sua visione possa realizzarsi, nel superamento di un periodo non così favorevole all’utilizzo interno di un mondo delle idee spregiudicato, ricco di nuove leve talentuose ma non ben emerso.

Fuori Salone 2013_BE OPEN Food Theatre presso lo showroom Moroso-Performance di Massimiliano Alajmo.Fuori Salone 2013_BE OPEN Food Theatre presso lo showroom Moroso-Performance di Massimiliano Alajmo.

L’obiettivo primario e ambizioso di operazioni come “Made In..” resta la possibilità di dare un nuovo slancio al campo dell’artigianato, potenzialmente molto ricco di soluzioni esportabili da un angolo all’altro del mondo ma più fragile perché meno equipaggiato per la sua promozione, mediante l’incoraggiamento agli scambi culturali e disciplinari. I progetti sono sviluppati per offrire nuove visioni futuribili e nel caso delle attività artigianali serve un nuovo approccio per la disperata condizione economica nella quale versano e che rischia di vedere scomparire il loro bagaglio di conoscenze secolari. Le realizzazioni dei progetti, come quello di rebranding per le case di profumo, sono un tentativo di soluzione del problema e Be Open si augura che questa ricerca sia fonte di ispirazione per altri.

Parlando di globalizzazione abbiamo chiesto se questa possa cancellare o sminuire l’unicità delle produzioni locali, ma la risposta di Baturina si concentra più su quelli che considera indiscutibili lati positivi. In pratica il fatto che i confini non esistano più e che quindi la circolazione e lo scambio di idee in ogni sfera dell’attività umana sia più semplice, favorisce il gioco di be open su “globale vs. locale” attuato ad esempio con il programma Made In india: tra i partecipanti c’era una rappresentanza di marchi di lusso italiani, e tutto il comitato di esperti conveniva sul fatto che la nuova “ondata” di globalizzazione sia focalizzata sulla conservazione dei tesori della cultura locale attraverso un pensiero globale integrato ad una comunicazione che utilizzi i nuovi media. Grande fiducia e responsabilità viene messa nelle mani dei designer contemporanei che sappiano ragionare in maniera acuta sulle opportunità della globalizzazione, e prendere il meglio del locale e del globale, per creare la propria visione personale di “glocal”.

Di conseguenza, si può ancora parlare di creatività legata ad un’origine geografica o culturale precisa. Ancora quello che conta, perché questa origine sia valorizzata, è poter ragionare attraverso una visione globale; si crede fermamente che l’attenzione dei consumatori verso i piccoli produttori d’eccellenza continui a crescere, ed è fondamentale e necessario che se ne parli in luoghi diversi da quelli d’origine della creatività locale, se si intende preservare la diversità dell’hand-made.

Nel futuro Be Open continuerà ad interessarsi ai mestieri manuali espandendo la geografia del programma “Made In”: senza anticipare troppo diciamo che lo step successivo sarà una ricerca sul nomadismo nell’artigianato in collaborazione con i maggiori musei di design nel mondo.

Michela Ongaretti

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Design per la nutrizione, nel segno di Expo2015. La serra MEG entra al Museo della Scienza e della Tecnologia

Design per la nutrizione, nel segno di Expo2015. La serra MEG entra al Museo della Scienza e della Tecnologia

di MICHELA ONGARETTI

La serra MEG alla mostra FoodPeople presso il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano con i suoi creatori D’Alesi&Santoro e Design Group Italia.

E’ stata inaugurata con Expo la mostra FoodPeople. La mostra per chi ha fame di innovazione, con la presenza della serra interattiva MEG, che da oggi entra nella collezione del Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci. Lo strumento futuristico e intelligente partecipa all’esposizione che illustra i cambiamenti avvenuti nel passato sul nostro modo di intendere e produrre cibo, con uno sguardo a quelli in corso sull’intero sistema alimentare, dove la tecnologia ha un ruolo di primo piano.

 

Visitatori davanti a Meg, Museo della ScienzaVisitatori osservano MEG al Museo della Scienza e della Tecnica

 

MEG è stata progettata dallo studio D’Alesi e Santoro in collaborazione con Design Group Italia e ha vinto il concorso indetto da Wired “Hack the Expo”, la campagna di crowdfunding su Eppela ha inoltre finanziato la realizzazione del prototipo.

L’abbiamo vista nel laboratorio interattivo i.Lab Genetica annesso alla mostra FoodPeople: si inserisce quindi nello slancio didattico-educativo che interessa la riprogettazione dei laboratori interessati all’aspetto dellebiotecnologie e della genetica in ambito alimentare, per restare nell’alveo generale delle innovazioni scientifiche e tecnologiche dell’agroalimentare, che stanno cambiando progressivamente la nostra vita quotidiana e che potrebbero sostanzialmente migliorarla, sia dal punto di vista di chi consuma che da quello di chi produce. In sostanza è un’esplorazione di approccio e strumenti nel tentativo di innalzare la qualità di ciò di cui abbiamo bisogno per rendere sostenibile la nostra esistenza, del nostro “carburante” necessario.

MEG secondo premio IDA 2014MEG tra i vincitori del premio IDA2014

Si tratta in pratica della prima serra indoor automatizzata, connessa a internet e completamente open source. Con essa si possono gestire e condividere ogni parametro di crescita delle piante mediante un’applicazione su dispositivi mobili, smartphone o tablet, che ne controlla i corretti microclima e illuminazione. E’ possibile e auspicata dal progetto la creazione di una comunità sempre più grande e consapevole, che possa conoscere ogni mossa nel processo di coltivazione, per questo è stata sviluppata la condivisione open source di dati e della tecnologia che si impiega.

Un notevole contributo è partito dall’ Ufficio Economico-Commerciale del Perù, supporto ben rappresentato dal tipo di coltura prescelta, Quinoa e Aji Amarillo( peperoncino peruviano), che allarga quella comunità sopra descritta anche presentando la qualità alimentare di un paese lontano.Durante i sei mesi di Expo, dalla primavera all’autunno le piantine cresceranno all’interno di MEG, e i visitatori del Museo, stimati in 5000 presenze, potranno interagire sulla crescita dei vegetali dal touch screen, e approfondire le informazioni mediante contenuti inerenti. A noi piace aggiungere che la Quinoa e l’Amarillo non sono solo esotiche ma posseggono particolari qualità benefiche sull’organismo
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I creatori di Meg sono due giovani lighting designer, professionisti della luce come amano definirsi, Carlo D’Alesio e Piero Santoro. Entrambi classe 1982, hanno fondato lo studio D’Alesio&Santoro dopo la laurea in disegno industriale e il il master in Progetto e tecnologie della luce nel 2006. La coppia è attiva sulla scena del design internazionale, nella penisola Arabica, negli Stati Uniti e in Europa. Carlo D’Alesio è stato lighting designer e project manager per Metis Lighting studio a Milano; Piero Santoro è stato direttore tecnico italiano per 3M Italia LMS (Lighting Management Solutions). Si avvalgono della professionalità di Massimo Di Filippo che fa parte dello studio come senior design engineer e coordinatore del network di artigiani, fornitori e consulenti impegnati nei diversi progetti.

Lo studio si dedica a progetti di lighting design per l’architettura, prodotti per l’illuminazione e di automazione elettrica: citiamo le lampade a led Spectra per Reggiani Illuminazione nel 2011, la vittoria nel 2012 del contest di Domus “Autoprogettazione 2.0” con Chimera, un sistema per lampada open source realizzato per svolgere specifiche funzion in un laoratorio. A LED, regolabile e ricomponibile al 100%. Del 2012/2013 la lampada-drone Gabriel per R&D, creata per le situazioni di emergenza come salvataggi, la sua funzionalità non richiede intervento manuale e dura a lungo durante gli interventi.

Design Group Italia per una special edition di Moleskine (1)

Design Group Italia per una special edition di Moleskine

Si sono interessati alla loro attività diverse testate comeFast Company, LUCE, Wallpaper Magazine, Illuminotecnica, Mix Future Interiors, Abitare, Domus, Casabella. Inoltre i progettisti sono stati premiati o selezionati in diversi premi internazionali tra cui ADI Design Index (Italia), Lights for the Future (Danimarca), Brightled (Croazia).

Dalla partnership tra Design Group Italia , D’Alesio&Santoro e Huub Ubbens, noto lighting designer, nasce la lighting agency Yradia, grazie alla quale è stata progettata MEG. L’agenzia conta su Design Group per la sua organizzazione con un team numeroso, che riesce a gestire flussi intensi di lavoro Italia, in grado di gestire grandi flussi di lavoro, sullo studio D’Alesio&Santoro per il preciso know-how tecnico delle nuove tecnologie nell’ambito luce, e dell’esperienza e bagaglio culturale di Huub.

Yradia vuole fare propria la rapida trasformazione del mercato odierno per rispondere alle necessità dell’industria della luce attraverso il ripensamento di modelli tecnologici, sempre con la volontà di utilizzarli coinvolgendo la creatività, approccio al mercato e processi innovativi.

Design Group Italia è un’istituzione del design industriale italiano. E’ presente da quarantacinque anni per la brand e design consultancy . Fornisce consulenza strategica e soluzioni di progetto innovative che si consolida mediante un approccio multidisciplinare e quella spiccata e spregiudicata creatività che ha rafforzato moltissimi brand locali e internazionali, con uno standard qualitativo e fantasioso che caratterizza l’eccellenza e la cultura del progetto italiani negli ambiti strategy, product, packaging, identity. Ogni progetto è costruito sul cliente quindi per esigenze diverse ma sempre basandosi sul principio di utilità, bellezza e intelligenza, unendo pensiero creativo e project management. Si rivolge sia al mercato locale che globale, per attività sia B2B che B2C.

La lampada drone Gabriel di D'Alesio&Santoro (1)La lampada drone Gabriel di D’Alesio&Santoro

 

 

La base di Design Group resta Milano, che considerano la capitale dell’industria creativa italiana, della moda e del design, grazie alla quale in Italia è cresciuta come azienda anche in virtù dell’atmosfera che si respira, dove nascono le tendenze, e dove i designer anticipano e interpretano i cambiamenti nello stile di vita e nelle necessità quotidiane. Tutto questo si aggiunge a nuovi stimoli con l’apertura di una sede a New York, che aiuta la visione di una prospettiva ancora più internazionale, già presente con l’eclettica formazione di un team proveniente da ogni nazionalità mondiale, con vari skills e mansioni. Per elencare tutti i suoi clienti ci dilungheremmo troppo, quindi ci accontenteremo di citare gli italianiBarilla, Napisan, Bialetti, Artsana, Galbani Chicco, Valfrutta; poi parliamo di Knorr, Pepsi, Unilever, Unicef, Scotch, Post-It, Panasonic, Pelikan, Moleskine, Etto, 3M… Lo stesso discorso vale per i premi internazionali: ci fermiamo ai diversi Red Dot, tra cui quelli del 2014 con Pepsi e Tostitos, l’inserimento nell’Adi Design Index con vari prodotti e il Compasso d’Oro ne 2001 con Open, oltre ovviamente al premio per MEG.

Michela Ongaretti

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Design e Sostenibilità in via Montenapoleone: In Hortus Varietas nei primi dieci giorni di Expo

Design e Sostenibilità in via Montenapoleone: In Hortus Varietas nei  primi dieci giorni di Expo

In concomitanza con l’inaugurazione di Expo 2015 apre in città l’evento In Hortus Varietas. Si terrà nell’elegante via Montenapoleone per la durata di dieci giorni e sarà dedicato all’allestimento ed esposizione di alcune tipologie di orti sinergici, accompagnati da pezzi di design per esterni di qualità internazionale e italiana con Desalto, Agape Casa, Henrytimi, Molteni & C.,Vitra, Unopiù e Performance in Lighting. In Hortus Varietas è stato creato dall’Associazione Montenapoleonein collaborazione con Orticolario che curerà l’allestimento paesaggistico, e sostenuto dalla partnership di Audi Italia. Orticolario è un annuale appuntamento dedicato al giardinaggio evoluto che da sei anni regala, in tre giorni di esposizione a Villa Erba, sul Lago di Como, affascinanti emozioni legate al mondo del giardino e alla sua cultura.

Moritz-Mantero-di-Orticola-e-Guglielmo-Miani-dellassociazione-MonteNapoleone-per-In-Hortus-Varietas

Moritz Mantero di Orticola e Guglielmo Miani dellassociazione MonteNapoleone per In Hortus Varietas

 

Guglielmo Miani, Presidente dell’Associazione MonteNapoleone ha annunciato con entusiasmo che si tratterà di una delle numerose iniziative che verranno organizzate nel quartiere durante i sei mesi dell’Esposizione Universale. Quella della decade inaugurale trasformerà la strada in giardino splendido e “intelligente”, nel quale ci si potrà confrontare sulla valorizzazione della terra mediante un sistema di coltura peculiare, che porta nel contesto urbano la bellezza naturale. Sempre secondo le parole di Miani l’intento è di richiamare l’attenzione sulvalore culturale che via MonteNapoleone ha per Milano in termini di una identità ormai storica del lusso e dell’esclusivita’: la presenza di queste pedane con piante e oggetti di design outdoor accentuerà questo aspetto accogliendo e sorprendendo i visitatori.

Il tavolo scultura Clay disegnato per Desalto da Marc Krusin

Il tavolo scultura Clay disegnato per Desalto da Marc Krusin

Gli orti sinergici rappresentano infatti l’avanguardia, ovvero quanto di più moderno e meno impattante si possa trovare nella cultura orticola, valorizzata dai pezzi delle aziende Agape Casa, Desalto, Henrytimi, Molteni & C., Performance in Lighting, Vitra, Unopiù, che ricordiamo ha contribuito a cambiare il volto dell’orto Botanico di Brera con i suoi arredi e le sue serre per l’esposizione in corso. Le comunicazioni ufficiali sono in realtà circondate da un’aurea di mistero circa i pezzi precisi che vedremo, ma segnaliamo volentieri il tavolo scultura Clay per Desalto, disegnato da Marc Krusi, già presentato con successo al Salone del Mobile da poco concluso.Se il tema di Expo sarà “ Nutrire il Pianeta. Energia per la vita”, gli orti sinergici rappresentano l’eccellenza in termini di ricavo nutrizionale dalla Terra, ecosostenibili e innovativi allo stesso tempo. Nella stessa dinamica sarà privilegiato il design più innovativo in rapporto all’ambiente e alla fruizione del verde, l’outdoor più funzionale ed esteticamente valido sarà in dialogo costante con l’installazione green ospite.

4Seasons di Performance in Lighting, esempio di installazione

4Seasons di Performance in Lighting, esempio di installazione

 

L’allestimento sarà molto interessante anche dal punto di vista dell’illuminazione: tutta l’operazione sarà gestita daPerformance in Lighting, che ha sotto di sè diversi marchi quali Prisma, Prisma Architectural, SBP, SBP Urban Lighting, Spittler e Lumis. Il percorso di sei pedane contenenti questi arredi sara’ illuminato da trenta proiettori per esterno Tyco 10 LED di SBP Lighting, mentre Prisma Architectural creerà una scultura composta da dieci cubi 4Seasons posizionati in modo da comporre una piramide. Questi cubi non sono soltanto decorativi, sono configurano una fonte luminosa che si avvicina molto a quella naturale in grado di fare apprezzare con chiarezza ogni particolare di un’opera senza alterarne le caratteristiche cromatiche originarie.

Orticolario è ogni anno e da ormai sei, sinonimo del giardinaggio evoluto a Villa Erba, sul lago di Como, dove la cultura del verde emozionale rimane in esposizione per tre giorni.

Performance in Lighting delle isole verdi per In Hortus Varietas

Performance in Lighting delle isole verdi per In Hortus Varietas

Nello specifico della via milanese le isole verdi mostrano un nuovo sistema di coltivazione che si avvale della sinergia vegetale: le verdure comuni vengono messe a dimora tra piante della famiglia delle Leguminosae o Fabaceae (piselli, fagioli, lenticchie ecc.), che producono batteri azoto fissatori utili allo sviluppo vegetativo, con piante della famiglia delle Lilliaceae (cipolle, aglio, erba cipollina ecc.), fungicide e insetticide preventive.

La colturapromuove i meccanismi di auto-fertilità del suolo, perché regala più energia di quanta ne prende: tutti questi principi uniti al rifiuto per l’utilizzo di sostanze chimiche sono perfettamente in linea con l’idea di Expo di “Nutrire il pianeta”. Saranno presenti i progetti per orti sinergici di Vittorio Peretto (Hortensia Garden Designers di Milano) con Beatrice Lampugnani (Floricoltura Lampugnani Walter di Orsenigo, CO).

Nell'acquerello di Michele Berutti il rendering di un'installazione

Nell’acquerello di Michele Berutti il rendering di un’installazione

Si dichiara lusingato dall’invito a partecipare a In Hortus Varietas il presidente Moritz Mantero, che immagina la convocazione dovuta alla capacità di unire bellezza ed eleganza, attuate con uno stile di comunicazione curato nel dettaglio e personalizzato, alla missione di educare alla vita nella Natura, un po’ come avviene per i brand di design coinvolti, a loro volta esaltati dal verde auto-sostenibile come in una scenografia, che ricordano l’importanza del settore per la nostra città e la sua eccellenza mondiale nell’arredamento, in questo caso outdoor.

Audi, che si è già distinta per il suo impegno anche nelle installazioni organizzate da Interni nei chiostri dell’Università Statale a partire dalla design week 2015, incarna appieno i valori di design e sostenibilità, con una attenzione viva all’innovazione.

La sua adesione all’evento nella via dello shopping tra le più famose al mondo, è anche occasione di parlare alle persone del futuro della mobilità, come spiega Massimo Fara, direttore marketing di Audi Italia, mostrando il concetto di “e-tron” , chiave dell’avanguardia in ambito di mobilità elettrica.

Michela Ongaretti