Giochiamo a sconfiggere le cavallette. Nel padiglione kazakho (1)

Kazakhstan. Terra di biodiversità e futuro ad Expo2015

Kazakhstan. Terra di biodiversità e futuro ad Expo2015

Kazakhstan Pavilion Expo 2015Kazakhstan Pavilion Expo 2015, esterno

Il Kazakhstan ad Expo 2015. Il padiglione si sente da lontano, per via degli spettacoli organizzati ogni giorno davanti al suo ingresso, e si fa vedere, per via dei nebulizzatori d’acqua e delle lunghissime file che promettono il ricco contenuto che ha fatto parlare di sé. Noi dobbiamo ammettere che esternamente non lo troviamo molto accattivante o degno di nota: non che non siano eleganti le pareti in alluminio divise in lastre come foglie cesellate di un verde rampicante, ma quel che ci appare un edificio non così originale nella volumetria e rumoroso da fuori, non compete con la cura estrema dell’interno, costruito con una tecnologia attenta ad un edutainment accorto e sensibile alle diverse fasce d’età accorse ad Expo.

Lo show con la sabbia sulla storia nazionale (1)Kazakhstan Expo 2015 – Lo show con la sabbia sulla storia del Kazakhstan

E’ fieramente autocelebrativo nell’esaltazione delle sue ricchezze agricole, e questo ci piace se si pensa che in pochi conoscono il paese asiatico che mira a crescere costantemente mantenendo più possibile l’identità delle sue risorse, e il loro utilizzo nel rispetto della biodiversità. Inoltre l’investimento su questa struttura è notevole perchè il Kazakhstan intende distinguerla in prospettiva dell’esposizione internazionale che si terrà nel 2017 per quattro mesi nella capitale AstanaExpo 2015 rappresenta infatti un foro di presentazione di quell’evento, dedicato dal paese in rapido sviluppo economico all’Energia del Futuro.

Le scale con la galleria animata (1) Le scale con la galleria animata nel padiglione kazako ad Expo 2015. ph A. Valisenko

Il padiglione progettato dallo studio tedesco Facts and Fiction, che ha concepito la morbida struttura esterna scolpita come una trama, ed è responsabile anche dell’allestimento interno, espande la sua area espositiva su oltre 3000 metri quadrati, dove le due tematiche centrali sono : la sensibilizzazione sull’utilizzo delle risorse naturali nella loro biodiversità come fonte di ricchezza, e la presentazione del Kazakhstan come potenza sulla scena internazionale in costante crescita.

Vi sono tre aree ben separate in tre ambienti diversi che rappresentano il passato, il presente e il futuro del Kazakhstan: la prima sala introduttiva sulla storia della nazione, la seconda per presentare la biodiversità e la cura odierna dell’agricoltura in quindici sezioni i sei “rotonde”,corredate da animazioni e installazioni video interattivi sempre disponibili in italiano ed in inglese, evitando così i tipici pannelli testuali. Qui siamo assorbiti dalla dimensione del Kazakhstan con elementi concreti: dal latte di giumenta alle mele giganti, dai droni futuristici al profumi dei primi tulipani esistenti, agli esemplari di storioni del mar Caspio. La terza parte che consiste in un film dinamico, come in una sala di cinema reale.

La prima sala ci accoglie inizialmente buia, per una partenza celebrativa e spettacolare attraverso la silenziosa esibizione di un talento reale. E’ quello dell’artista che lavora su un tavolo a noi nascosto muovendo semplicemente della sabbia: a parlare è invece una voce fuori campo spiega in che modo si forma l’identità kazacha, ne narra le vicende storiche visualizzate dalle immagini formate dalle mani veloci. Queste creazioni istantanee e mutevoli sono proiettate alle spalle della ragazza su un grande schermo. Al termine, sempre accompagnati, si accede al primo piano.

Non è un semplice passaggio quello sulla scala mobile ma parte integrante della visita dato che alle pareti vediamo una galleria fotografica in bianco e nero sulle attività produttive e agricole del Kazakhstan, e dei suoi paesaggi, allestita in stile “salon hang”. Osservando meglio siamo sorpresi dal movimento inaspettato di alcune immagini: sono installazioni multimediali dove i personaggi al loro interno sembrano salutarci e accoglierci, dandoci un senso di continuità con la Storia e facendoci sentire ormai parte di un mondo, come ospiti.

Kazakhstan Expo 2015Una zolla di terra dal Kazakhstan

 

La prima area o rotonda affronta il tema dell’agricoltura presentando il kazakhtan come uno dei maggiori esportatori mondiali di grano. Per questo motivo si nota la ricostruzione ideale della scrivania di Alexander Barayev con gli strumenti da lavoro dello scienziato: egli studiò il metodo di coltivazione senza aratura, utile a conservare l’umidità del terreno aumentando il rendimento del raccolto. Segue un erbario interattivo con le più importanti piante per la nutrizione, (ad esempio avena,cartamo, orzo, cotone), come una parete a pistoni. Vediamo poi la rappresentazione delle quattro stagioni del grano in Kazakhstan e una reale zolla del terreno del paese.

La rotonda con il la giumenta kazakha e il suo latte (1)La rotonda con la giumenta kazakha e il suo latte

La seconda rotonda tratta degli animali da allevamento, attività per la quale il pascolo si concentra in Kazakhstan su ben tre quarti del territorio. Alcuni monitor a parete descrivono l’allevamento del bestiame ed esempi di convivenza tra animali ed esseri umani nella Natura. Campeggia una grande scultura aurea raffigurante il cavallo kazakho, così importante nella storia e nell’allevamento, sotto ad essa una hostess ci fa assaggiare il kumis, il latte di giumenta fermentato.

La rotonda con il melo e i suoi frutti (1)Kazakhstan Expo 2015 – La rotonda con il melo e i suoi frutti

La terza rotonda mostra alcune “ meraviglie” del Kazakhstan, a partire dalla mela che si indica come originaria della nazione, rappresentata dalla presenza del suo albero e illustrata nella storia e nel significato su piccoli monitor come frutti che scendono dall’albero al centro della sala. Viene esposta anche la massima misura che poteva raggiungere un frutto maturo.

Altre installazioni video sono per l’apicoltura che si è sviluppata soltanto negli ultimi due secoli, grazie alla speciale biodiversità di piante e specie animali nella regione dell’Altai. Ora raggiunge cifre enormi, 450.000 colonie di api e circa 12.000 apicoltori, mentre prima non esistevano api mellifere.

Il lago Balkash è presentato come un custode di biodiversità grazie alla sua posizione in diverse latitudini. Posizionando un cursore su un punto della sua installazione come una mappa, possiamo seguire le sue differenze a livello di paesaggio ed ecosistema, anche in virtù del suo essere l’unico lago al mondo formato da aree distinte di acqua dolce ed acqua salata.

Padiglione Kazakhstan. Quarta rotonda con l'installazione del Mare d'Aral (1)Padiglione Kazakhstan. Quarta rotonda con l’installazione del Mare d’Aral

Ci incuriosisce poi un totem da cui è possibile vedere un filmato sui tulipani del Kazakhstan, che scopriamo essere originario nella sua forma selvatica. Se avviciniamo il naso in un punto e premiamo un pulsante possiamo sentirne la reale fragranza.

La quarta rotonda parla di ecologia della steppa, la più ampia secca al mondo, habitat di molte specie rare come la saiga, la grande otarda o la marmotta. Ottocento sono le specie vegetali attestate.

Si fa ben presente il disastro ambientale del prosciugamento del Mare d’Aral, presentato come da un oblò su un’installazione video pavimentale, dove si vede la sua evoluzione nei secoli, attraverso lo scorrimento manuale del “parapetto” che ci divide dalla sua immagine in basso. Il Mar d’Aral è stato salvato in una piccola area a settentrione da una diga. Il Kazakhstan dichiara l’SOS ambientale e si fa sostenitorie di iniziative per salvaguardare la sua biodiversità dalle costanti minacce ambientali, anche dovute a scelte oltreconfine.

La quinta rotonda è sull’acquacoltura: in una vasca ci sono esemplari di Storione Beluga, che è da sempre una specie presente nel Mar Caspio, anche se una grande importanza commerciale viene anche da carpa comune, carassio, abramide e lucioperca. In mostra anche il caviale, prodotto estratto dalle uova dello storione secondo un nuovo metodo che non uccide il pesce.

Giochiamo a sconfiggere le cavallette. Nel padiglione kazakho (1)Giochiamo a sconfiggere le cavallette. Nel padiglione kazakho ad Expo2015

La sesta e ultima rotonda parla della minaccia delle cavallette, un problema grave per lo sviluppo agricolo in Kazakhstan: nel 2013 questi insetti hanno devastato più di 2 milioni di ettari di coltivazioni. L’innovazione scientifica ha portato ad un sistema di monitoraggio attaverso dei droni: si individuano così le aree interessate dai “focolai”, spesso limitate ad alcuni chilometri quadrati, evitando l’uso di insetticidi su larga scala pemettendo di colpire solo la zona interessata, con grande risparmio di pesticida , soprattutto per l’ambiente. Una installazione come un videogioco nella rotonda permette ai visitatori di individuare e colpire le cavallette, proprio come farebbe il drone.

Si è infine richiamati alla conclusione ad effetto in una vera e propria sala cinema, ma si tratta di cinema dinamico, non il semplice 3D perchè anche le poltroncine su cui sediamo rispondono alle sollecitazioni del filmato, coinvolgendoci attivamente nella scoperta del paesaggio kazakho. Voliamo ancora come su un drone sui campi e nei mari, tra gli alberi di mele e infine ad Astana, dove vediamo come la città ha sviluppato la propria architettura sull’evento che la vedrà protagonista nel 2017.

Michela Ongaretti

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L’estate a The Tank con Eleonora Prado

Eleonora PradoEleonora Prado – Dal diario indocinese – Maya Beach

Milano, arte a The Tank: mostra di Eleonora Prado a cura di Caterina Seri – recensione di Michela Ongaretti. Siamo ancora in Estate, anche se a Milano per tanti la vita lavorativa è ricominciata a pieno ritmo. Quando la città era semideserta, nonostante Expo 2015, noi che c’eravamo abbiamo cercato e trovato rifugio in alcuni luoghi nati in questo periodo: tra questi c’è The Tank, recuperato negli spazi dismessi dell’ex scalo Ferroviario di Porta Romana. Non ci siamo solo rifocillati ma abbiamo anche scoperto la mostra personale di Eleonora Prado Dal Diario Indocinese, che ci ha colpito nella canicola agostana. Nel villaggio costituito da container navali si possono visitare infatti mostre d’arte collettive e personali, curate da Caterina Seri. 

Per chi è partito e per chi è rimasto qui, nel tempo della visita si parte per un viaggio nello spazio e nella memoria, attraverso appunti di viaggio di una disegnatrice in movimento tra Laos e Cambogia.Milano ArteMilano Arte – Alcuni momenti della mostra di Eleonora Prado presso The Tank

Per il finissage del 10 settembre è previsto un evento speciale dalle ore 19. I visitatori avranno a disposizione dei timbri realizzati dall’artista a partire dalle immagini in mostra, che potranno essere usati da tutti sulla carta sovrapponendosi tra loro, secondo il principio della libera stampa. Da questa installazione “giocabile” e aperta risulterà un caleidoscopio unico e personalizzato di macchie, fili, segni, paesaggi e volti; le opere saranno poi donate a chi le creerà. L’iniziativa era stata presentata nella “Mostra per Gioco” nel 2014 presso e a cura di Spazio Tadini e Caterina Seri, e si ripropone nel nuovo contesto di The Tank grazie al supporto e alla collaborazione degli stessi soggetti.

Eleonora Prado nel corso degli anni ha sperimentato diverse forme espressive, ma quella che predilige e che meglio rappresenta il suo modus operandi è il disegno.

Eleonora Prado

Eleonora Prado, il manifesto della mostra a Milano

E’ facile trovare nel suo studioun’intera collezione di Moleskine colme di impressioni e suggestionidalla strada e dalle persone che l’artista incontra, un diario di vita attraverso il tratto veloce e a volte nervoso della matita o china rigorosamente nere, che spesso indulgono sui segni che il passaggio umano lascia sulle cose, sui volti, sul paesaggio urbano. Nei suoi lavori, soprattutto negli ultimi, questi segni si moltiplicano, si intrecciano fino a trasformare il groviglio in un soggetto unitario, una sintesi delle suggestioni.

Il percorso dal particolare all’universale, dall’analisi alla sintesi dei soggetti è esso stesso un viaggio nelle tecniche e nei medium utilizzati. A partire da disegni e bozzetti a china l’artista sperimenta infatti diverse tecniche miste prese da questi squarci di mondo su una o due pagine, o da un loro particolare. Ne risultano dipinti con parti di disegno scoperte e a china, su diversi supporti e spesso illustrazioni digitali come nel caso di questa mostra.

Qui le forme impresse nella mente e sulla carta fioriscono, dopo la ricerca e la sperimentazione della tecnica più congeniale, in venticinque stampe in edizione limitata, di dieci esemplari ciascuna. Queste opere provengono tutte da un taccuino Moleskine “impressionato” dai disegni dell’artista durante il viaggio nel sud-est asiatico, Thailandia, Laos, e Cambogia nel 2014: sono testimonianze grafiche, come degli appunti per immagine, delle suggestioni scatenate da un volto, un quartiere, un paesaggio o un gesto. Un reportage attraverso il disegno, che per sua natura non può mai essere documentale ma inevitabilmente soggettivo. Un viaggio dove conta quello che vedi, ma dove vedi più da vicino quello che si annida nel tuo profondo.

Eleonora Prado

Eleonora Prado a The Tank – Un particolare dal Diario Indocinese

Per questo motivo non c’è un ventaglio ampio ma piuttosto selezionato di soggetti osservati da occhi in movimento, di passaggio e concentrati sul passaggio; dove lo sguardo si posa c’è il mistero di una luce evanescente, di uno spiraglio che si apre tra le rocce per una barca in movimento, dove l’umiltà di una maitresse di un quartiere a luci rosse diventa feroce di diffidenza, e dove il mondo visto dal basso si complica di tralicci verso l’assoluto del cielo e del bianco di qualcosa che non è ancora stato scritto, tracciato.

La matassa intrecciata di cavi è un leitmotif dell’opera recente di Eleonora Prado, sempre visti come se l’unica logica fosse il tenersi uniti attraverso i mille nodi, quindi spesso silouhette distonanti e asimmetriche, nero contro il bianco, percorso dalla terra al cielo e lì bloccato nel suo ragionamento dalla stessa fisicità dell’incastro. Spesso questi fili appesi sono popolati di uccelli, altri grandi protagonisti del lavoro della disegnatrice, che in diversi lavori accompagnano e connotano figure simboliche o autoritratti. Come numi tutelari del bisogno di stare vicino alla terra, quindi vivere la vita reale e concreta, ma poter volare in una dimensione mutevole e in movimento, e guardare dall’alto di un’ironia lontana, molto lontana.

prado maitresseEleonora Prado – Dal diario Indocinese

Eleonora Prado è una pittrice e illustratrice, che inizia la sua ricerca artistica con un pellegrinaggio di esperienze. Per lei questo percorso personale d’arte e di vita comincia presto nell’alveo della scena punk milanese, a quattordici anni, quando lascia la casa dei genitori e si sposta tra Firenze e Bologna. Vive a contatto per un breve e intenso periodo con il gruppo degli scultori e performers inglesi Mutoid Waste Company, di “stanza” a Santarcangelo di Romagnae molto attivi in quegli anni. Da loro riceve l’imprinting al recupero del materiale urbano ritenuto ormai rifiuto, riutilizzato fino a trasformarlo in opera d’arte plastica.

A sedici anni ritorna stabilmente a Milano, vive con amici artisti e continua il suo percorso con disegni e dipinti; poi a vent’anni sceglie di trasferirsi a Martinafranca in Puglia, dove apre un laboratorio d’arte e lavora come aiuto-scenografa. Fino al 2003 partecipa a diverse collettive, organizzate da Atelier Azur nella location di Casaterra. L’artista ritiene questo il periodo fondante per la sua formazione e per lo sviluppo futuro del suo stile e della sua poetica. Ricorda l’importanza di essere stata affiancata da pittori validi, soprattutto dal suo maestro Francesco Laddoma.

Alla fine del 2003 lascia il Sud Italia per tornare a Milano e alla scena artistica underground milanese. Riprende gli studi e si diploma al liceo di Brera. Nel 2006 organizza la mostra “Continuità dell’Esistenza” per denunciare la minaccia di chiusura della struttura scolastica e per l’occasione riceve una viva adesione da personalità di spicco della cultura milanese come Dario Fo ed Alda Merini. Nel 2009 frequenta il corso di Scultura a Brera e termina la sua formazione come graphic & interaction designer. Partecipa al collettivo di artisti Wurmkos, collaborando all’installazione pubblica Tana per il Pac ed a Wurmkosbau per la Triennale di Milano. Nel 2014 partecipa alla tappa di Monza del progetto artistico in “tour” ideato da Natale Caccavo sul mondo femminile, è poi presente con due lavori all’esposizione collettiva “ Cabaret degli Artisti” presso lo Spazio Tadini.

L’Arte, o la sua fruizione pubblica, è vista da Eleonora Prado spesso come un momento e strumento di condivisione o di denuncia, per la collettività. E’ tra i fondatori del movimento Guerrilla Gardening di cui cura nel 2011 la prima rassegna fotografica sull’esito italiano. Si tratta di una organizzazione apolitica che propone azioni di giardinaggio urbano negli spazi pubblici, con l’obiettivo di rendere la vita dei cittadini più a misura d’uomo, agendo sempre incontesti di degrado del verde pubblico, spesso abbandonato, ma che i protagonisti del Movimento sentono proprio e di tutti. Ridare a quegli luoghi un’ appartenenza e restituire una dimensione di bellezza aldilà del contesto corrotto presente: è la visione del disegno e del mondo dell’artista, per la quale aldilà della forma percepita come reale se ne trova una più nascosta, citando Giacometti: “è come se la realtà fosse continuamente dietro a velari che si strappano: ce n’è ancora un’altra, sempre un’altra…”. Nonostante il desiderio di una fruizione e funzione pubblica dell’Arte, questo meccanismo di svelamento della realtà funziona nella sua produzione in maniera molto individuale, personale nello stile dato dalla mescolanza delle tecniche utilizzate.

Dal 2014 è stata spesso coinvolta in diversi eventi artistici in sinergia con la visione creativa di Spazio Tadini, dei suoi fondatori e curatori Francesco Tadini e Melina Scalise, della curatrice Caterina Seri, e del suo entourage artistico. In particolare citiamo le innovative aste diBasezero e la collaborazione con gli scultori Metaborg Gianni Zara e Luca Motta. Elenora Prado in occasione della personale “Metaborg” nel luglio di quest’anno presso Spazio Tadini, dove le opere e i protagonisti sono degli umanoidi creati dalla mente e dalle mani del duo, ha dato vita grafica e pittorica al progetto realizzando una fanzine ed una serie di grandi tavole sulla genesi dell’idea. Se vi chiederete cosa ci fa all’ingresso della mostra “Dal Diario indocinese” un robot dei Metaborg, sappiate che desidera omaggiare e ricambiare l’accoglienza data da questi dipinti.

Michela Ongaretti