Una scultura di bollicine ad Expo2015_Foto Ennevi_Veronafiere

Vino.”A taste of Italy” nel vivaio del Padiglione Italia. I vini italiani di Expo2015

Vino.”A taste of Italy” nel vivaio del Padiglione Italia. I vini italiani di Expo2015

Il Padiglione del vino a Expo 2015. Lo abbiamo lasciato per ultimo, come un brindisi. Termina la visita ad Expo 2015 tornando nel “vivaio” delle eccellenze del Padiglione Italia per concentrarsi sul vino, per la prima volta in una Expo presentato con un padiglione intero. Suo intento è costruire un percorso che si fa narrazione della cultura del vino, della sua storia e delle sue tradizioni legate alla coltura dei 544 vitigni autoctoni, che rendono l’Italia il produttore più ricco per biodiversità nel mondo.

Il padiglione del Vino- esterno con la scala a forma d'acinoL’esterno del Padiglione “Vino. Ataste of Italy” ad Expo2015

Il Padiglione del vinoè pensato per un pubblico eterogeneo, esperti o meno esperti di cultura enoica, anche per famiglie e bambini. Responsabile dell’intera progettazione a Expo 2015 è l’architetto internazionale Italo Rota che ha studiato due percorsi differenti: al piano terra un’esposizione più spettacolare incentrata sull’edutainment, concepita come una viaggio nel vino attraverso i cinque sensi, mentre al primo piano le aziende partecipanti presentano un’ampia selezione di vini, in una biblioteca composta da bottiglie come libri, che possono essere degustati utilizzando gli eleganti enodispenser , seguiti dalla competenza dei sommelier Fisar.

L'ingresso della Domus Vini durante l'apertura ufficiale- foto Ennevi- VeronafierePadiglione del vino ad Expo 2015 – L’ingresso della Domus Vini durante l’apertura ufficiale- foto Ennevi- Veronafiere

I soggetti che hanno reso possibile la sua apparizione all’incrocio tra il Cardo e il Decumano di Expo 2015 sono il Mipaaf presieduto da Riccardo Cotarella e Veronafiere-Vinitaly con direttore generale Giovanni Mantovani, che si sono impegnati con un alto investimento complessivo in termini economici e di risorse professionali nel Comitato Scientifico nominato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, e nel rispetto delle sue linee guida secondo principi di sostenibilità anche in termini architettonici.

Il concept è dichiarato sulla volta all’entrata, dove campeggia la parola Vino seguita da “is Enotria”e “is Italia”, frase che sintetizzal’idea del passato, del presente e del futuro: Enotria o patria del vino era denominata la nostra penisola duemila anni fa, l’utilizzo del verbo inglese indica la diffusione odierna internazionale del prodotto, che quando si trasforma nel corrispondente monogramma in mandarino “VINO 是…. allude al futuro nell’interesse e nel mercato cinese. Da qui entriamo nel racconto attraverso i cinque sensi del vino inteso come componente del patrimonio genetico, identitario culturale d’Italia fin dall’antichità, dove le tre lingue italiano, inglese e cinese sono utilizzate in tutto il percorso. Anche le tecniche artistiche e decorative ci parlano di osmosi nel tempo dato che all’affresco si accosta la tecnologia espositiva più sofisticata, che prevede anche la modalità di comunicazione dei contenuti con un’applicazione per smartphone.

Passato e presente convivono nella biodiversità nel territorio, caratteristica delle sue colture e della sua cultura. che garantisce l’eccellenza e la sua lunga sopravvivenza nella possibilità di essere valida come modello commerciale di successo. Qui si intende mostrare come il messaggio di biodiversità e qualità può trasmettersi attraverso una cornice scenografica fatta di suggestioni visive, olfattive, e di suoni legati al contesto enoico, sia esso il movimento del mosto o il tintinnio di calici.

Dentro la Domus ViniDentro la Domus Vini del padiglione tematico sul vino italiano ad Expo2015

Ci si trova subito immersi nella cosiddetta Domus Vini, un ambiente che cita impianto architettonico e tecniche costruttive e decorative della Domus Aurea. Sempre nella grande volta in alto è dipinto ad affresco l’Albero della Vita, e della vite, che simboleggia i 593 vitigni italiani: da questa sala si accede ad altre due meno ampie dove marmi pitture murali con inserti in alabastro e proiezioni vivo convivono per raccontare il vino come presenza quotidiana nel lavoro e nel territorio: a sinistra in stile decorativo etrusco-romano si parla di vigne e vendemmia, a destra si passa al medioevo e alla lavorazione in cantina, con una contaminazione video tra bambini divertiti dalla pigiatura, mentre appaiano sull’immagine animazioni di animali come incisioni rupestri, ricordando la fiaba della volpe e dell’uva. Un’area centrale mostra invece una proiezione video dei principali paesaggi regionali dove si producono i vini più celebri.

Usciti dalla vera e propria Domus passiamo ad un ambiente più moderno: la Sala dei vetri e dei colori del vino. Una fila di dodici anfore di cristallo colme di liquidi dei colori principali del vino poggia su un tavolo composto in marmo i cui sostegni sono venti cilindri realizzati in altrettante tipologie di marmi, uno per regione.

Alle pareti teche di cristallo espongono i pezzi prestati dalla collezione del Museo del Vino Lungarotti a Torgiano: troviamo reperti archeologici come brocche e contenitori per la mescita, di cui citiamo l’Askos con impugnatura zoomorfa di area partenopea (I sec. d.C.); bicchieri e coppe, splendidi esemplari in ceramica rinascimentale e del diciottesimo secolo, arrivando fino al novecento con personali modelli funzionali e decorativi di artisti e designer .

Il vino e i suoi aromi-Foto Ennevi_VeronafiereIl vino e i suoi aromi-Foto Ennevi_Veronafiere

Segue il tunnel delle cantine e dei profumi del vino: in penombra come il luogo dove sono perfezionati gli aromi, una parete presenta una serie di nicchie dalla linea di grandi nasi, convessi per contenere bicchieri illuminati che possiamo annusare mentre sprigionano i bouquet tipici delle diverse varietà enoiche.

Spicca in questa galleria a Expo 2015 una grande anamorfosi del Bacco di Caravaggio, dove il vino è protagonista dell’eccellenza anche artistica italiana. Si nota la distorsione dell’immagine man mano ci si avvicina alla superficie, come per entrare nella sensazione di ebrezza del dio pagano.

Nella zona del Mare di Vino, giochi di luce e di specchi fanno sembrare riempita del nettare una vasca, come un impluvium romano sulle cui pareti laterali si animano le scene dei brindisi più famosi al cinema, dal Don Giovanni di Losey al Gattopardo di Visconti con commento sonoro delle arie famose del nostro teatro lirico sullo stesso tema, per non dimenticare che l’Opera ha contribuito a costruire nel mondo l’italian style fondato sul buon gusto a tavola .

l'installazione Mare di Vino_Foto Ennevi_Veronafiere (1)Padiglione del vino a Expo 2015 – l’installazione Mare di Vino_Foto Ennevi_Veronafiere

Accanto vediamo l’ultimo ambiente del piano terra per l’allestimento più spettacolare anche dal punto di vista tecnologico, che coinvolge ogni lato della stanza: il pavimento è retroilluminato e sul soffitto sono sospesi 1000 calici e flutes. Come nel mondo le nostre bollicine si son fatte strada qui un’alta scultura rappresenta la schiuma di un prosecco “esplosa” da una bottiglia appena stappata, carica di luce dorata del vino e della gioia di vivere. Come un effetto di quel brindisi le pareti, le stesse trasparenti che delimitano l’implivium, sono ricoperte di bollicine per un “cincin virtuale” in tutte le lingue del mondo, e indicano i territori italiani produttori di spumante e le rispettive Doc e Docg.

Una scultura di bollicine ad Expo2015_Foto Ennevi_VeronafiereUna scultura di bollicine ad Expo2015_Foto Ennevi Veronafiere

In mostra nella stessa area anche due speciali bottiglie: quella celebrativa dei 150 anni dell’Unità d’Italia “UNA”,ideata da Veronafiere-Vinitaly nel 2011 e nata da quaranta vitigni autoctoni, e una di Sassicaia annata 2000 portata in orbita durante una missione spaziale.

Il percorso di edutainment termina con il saluto della statua originale di Giulietta concessa dal Comune di Verona, per ribadire che la produzione d’eccellenza è sicuramente frutto dell’amore e della passione italiana.

Da qui si può uscire per concludere la visita o proseguire passando dalla scalinata in metallo e legno di barrique, custodita da una struttura elissoide che ricorda un acino d’uva ben riconoscibile dall’esterno, nella zona strategica di incrocio tra Cardo e Decumano.

Chi raggiunge il piano superiore entra nell’Enoteca del Futuro, una vera e propria Biblioteca del Vinodove sono esposte e degustabili 1400 bottiglie e distillati rappresentativi della ricca produzione di tutte le regioni italiane. L’app ufficiale VINO-Vinitaly Wine Club per smartphone permettedi prenotare, tracciare il proprio wineprofile, commentare i vini assaggiati ed eventualmente, acquistarli online sulla piattaforma e-commerce di Vinitaly.

La Biblioteca del Vino ad Expo2015_Foto Ennevi_VeronafierePadiglione del vino a Expo 2015 – l’interno della Biblioteca del Vino_Foto Ennevi_Veronafiere

Il layout disegnato da Studio Ù, prevede la zona espositiva completamente bianca, improntata anovità e minimalismo di enodispenser, monitor e display da cui si attingono le informazioni sulle etichette e i territori di produzione e provenienza, mentre il grande corridoio è rivestito di legno sul pavimento e sul soffitto. Segnaliamo il candido Salotto delle Grappe, curato interamente da Castagner per il prodotto tipicamente italiano al 100%, che fa da contrappunto cromatico con l’eleganza delle sue bottiglie colme dei distillati del colore del miele.

La biblioteca è metafora dell’enoteca perché ogni etichetta vitivinicola di casa nostra ha una sua specifica storia con un suo autore dalle caratteristiche uniche, come un libro, e come il testo ha un futuro ancora da scrivere nella sua fruizione, nella sua diffusione.

Il Salotto delle GrappePadiglione del vino a Expo 2015 – Il Salotto delle Grappe

Per rispondere alla tematica di Expo2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” si discute e si portano esempi concreti sull’ecosostenibilità e biodiversità vitivinicola italiana, sicuramente un’unicità da mostrare ma anche da tutelare. Per questo l’ultima ma ben visibile parete del percorso, prima di accedere alla riservata vip lounge della terrazza vetrata rivestita di vegetazione rampicante, espone ilprogetto sulla sostenibilità vitivinicola VIVA realizzato dal Ministero dell’Ambiente, con i suoi vini creati ad hoc dai tredici produttori partecipanti, a marchio di garanzia di adesione ai parametri prefissati, visibile sull’etichetta.

Sono inoltre presenti due sale dedicate ad incontri e degustazioni e convegni, attività formative a cura della Vinitaly International Academy. Per quanto riguarda la garanzia della sostenibilità del progetto architettonico per il Padiglione per Expo Milano 2015, Rota e il suo team hanno pensato sia al futuro riciclo e riuso dei materiali, che all’efficienza energetica attraverso illuminazioni interne a LED.

Michela Ongaretti

Emma con turbante blu II di Roberta Coni

“Ritratti, Riflessi”. Arte e Design a confronto presso Leogalleries di Monza

“Ritratti, Riflessi”. Arte e Design a confronto presso Leogalleries di Monza

DI MICHELA ONGARETTI

Ritratti, Riflessi, arte e design in mostra presso Leo Galleries di Monza. Apriamo la nuova stagione nell’universo del design con la segnalazione di una mostra d’eccezione presso gli spazi di Leo Galleries di Monza, dove le forme e le superfici dei progetti di Bartoli Design, realizzati dal brand Laurameroni, dialogano con le opere pittoriche dell’artista Roberta Coni.

Emma con turbante blu II di Roberta Coni si specchia in Stars

Emma con turbante blu II di Roberta Coni si specchia in Stars

 

Dal 15 ottobre al 14 novembre sarà possibile visitare “Ritratti, Riflessi”: sono presentate per la prima volta le linee Cirque e Stars, in un allestimento che valorizza le loro superfici riflettenti attraverso il rispecchiamento delle espressioni intense dei volti dipinti, pezzi iconici e astratti in pure forme geometriche che donano una visuale inedita della pastosità del colore.

Il confronto viene dalla complementarietà materica che permette di “vivere” le superfici attraverso la visione unitaria delle loro differenze, per considerare il design come una forma espressiva che costruisce l’ambiente come luogo della moltiplicazione degli sguardi. Le sensazioni generate dalle due discipline si uniscono e influenzano nel modo di catturare l’attenzione: anche la pittura cambia il segno del design industriale donando ad esso una narrazione, vestendolo dell’anima sensibile e fragile dell’introspezione psicologica, resa attraverso la fisicità delle pennellate.

I designer Paolo, Carlo e Anna Bartoli

I designer Paolo, Carlo e Anna Bartoli

La creatività di Bartoli Design, l’abilità realizzativa di Laurameroni, l’espressività dei ritratti di Roberta Coni si uniscono in un dialogo a quattro grazie al coinvolgimento voluto da Leo Galleries, che intende esprimere la possibilità di una sintesi tra le discipline per creare momenti di grande suggestione, quindi intraprendere un percorso dove “Ritratti , Riflessi” sarà il primo di una serie di eventi dove si genererà una visione attraverso il connubio arte e design.


A seconda della finitura si esalta un aspetto del contraltare pittorico: contrastano ed esaltano la luminosità del colore nelle prime versioni, rifrangono e amplificano i particolari nel secondo caso.
La linea Cirque è composta da contenitori d’arredo dalle forme inclinate e scultoree, declinate in tre dimensioni, misteriose nelle finiture bianco osso spazzolato, nero assoluto spazzolato, luminose e vibranti inacciaio inox lucidato a specchio e nelle due edizioni speciali in polvere di vetro argento e nera.

Linea Cirque, design Bartoli Design, brand Laurameroni

Linea Cirque, design Bartoli Design, brand Laurameroni

 

Stars comprende elementi in pure forme geometriche, sono tavoli e tavolini, consolle, contenitori, boiserie e porte scorrevoli la cui superficie è scomposta in sequenze di rettangoli crescenti e decrescenti, dove la ripetizione lineare si ispira alla Op Art e invita l’osservatore all’ interazione visiva.

Il rivestimento può essere in acciaio inox, ferro nero, ottone naturale, rame naturale e brunito, lastre metalliche lucidate a specchio oppure rese morbide dalla spazzolatura.

Linea Stars, Bartoli Design Laurameroni

Linea Stars, Bartoli Design Laurameroni

 

Bartoli Design inizia l’attività dalla fine degli anni novanta con i progetti firmati dagli architettiAnna, Paolo e Carlo Bartoli, studio associato dal 2007. Negli anni sessanta Carlo, dopo la laurea conseguita al Politecnico di Milano, apre uno studio di architettura, ma matura ben presto un vivo interesse per il design, e ottiene commissioni importanti con prodotti che hanno fatto la storia del design italiano come la poltrona Gaia per Arflex, in collezione al MOMA, e la sedia 4875 per Kartell, la prima realizzata interamente in polipropilene. Subentra poi l’apporto creativo di Anna e Paolo, con i quali si ottengono nuovi riconoscimenti, tra cui il XXI Compasso d’Oro ADI per la sedia R606Uno nel 2003. Il loro approccio progettuale è orientato verso lasemplicità del design di prodotti che siano duraturi e non intrusivi nell’ambiente domestico, che possano migliorare la qualità della vita con la loro praticità ma al tempo stesso stimolare la fantasia, e che integrino artigianalità alle innovazioni tecnologiche. Il rapporto con le aziende è fondamentale: si opera di concerto al punto da coinvolgerle nell’intera comprensione del processo creativo e delle sue variabili economiche, strategiche e commerciali, legate anche al contesto operativo del cliente.

La sedia R606 Uno- Design Bartoli e Fauciglietti Engineering per Segis

La sedia R606 Uno- Design Bartoli e Fauciglietti Engineering per Segis

A dare forma a Cirque e Stars è l’esperienza decennale dell’azienda Laurameroni di Alzate Brianza, che sa esprimere al meglio i fondamenti del proprio operato: altaqualità dei materiali, cura del dettaglio, lavorazione delle superfici e servizio di personalizzazione. Durante la settimana del Salone del Mobile di Milano nel 2000 si presenta in anteprima mondiale il marchio. Oggi Laurameroni possiede un’ identità precisa e si distingue nel mondo del design con proposte originali nei dettagli e nei trattamenti delle superfici, spesso unendo il lavoro di artisti e designer all’abilità di maestri artigiani. Il plus è la possibilità data ai progettisti di evitare la produzione industriale a favore della sperimentazione, per poter creare ambienti personalizzati e unici. Tra le sue collezioni iconiche ricordiamo Intarsia, Decor, Maxima, Sculture, Sottsass, Stars, Cirque.

Leogalleriesinizia la propria attività a Monza nel 2009. Si promuovono artisti italiani ed internazionali contemporanei, collaborando anche con enti e istituzioni pubbliche per realizzare progetti espositivi in sedi pubbliche e private, con l’intento di coinvolgere fasce di collezionismo sempre più eterogenee e ampie. Tratta pittura, scultura e installazioni affiancando spesso le opere di artisti storicizzati del Novecento a quelle di contemporanei noti e giovani, su cui investe con fiducia nel talento in crescita. Vuole essere infatti un luogo di scambio per il pensiero creativo, per chi desidera incontrare l’Arte, collezionisti neofita o di esperienza. Tra gli autori del novecento selezionati: Arturo Vermi, Afro Basaldella, Tullio Crali, Mario Tozzi, Fortunato Depero e Nanni Valentini. La galleria ha curato “Franz Staehler – poesia dei materiali” (2010) e “Naturales Quaestiones” (2013), allestite all’Arengario di Monza e patrocinate dai Comune e Provincia. Citiamo la sua collaborazione con Banca Mediolanum in diversi allestimenti temporanei.

Particolare di un dipinto di Roberta Coni per Ritratti, Riflessi

Particolare di un dipinto di Roberta Coni per Ritratti, Riflessi

 

Per l’occasione Leogalleries propone il lavoro della romana Roberta Coni. Diplomata all’Accademia della sua città, completa la studio con due borse di studio in Spagna e negli Stati Uniti. Suo principale interesse è la figura umana realizzata con pittura ad olio mescolata a impasti di bitume cera fusa e colla, per dare corpo maggiore al colore. Le sue opere si fanno didimensioni notevoli a partire dal 2009 quando la sua ricerca la porta a far emergere dall’ombra volti in espressioni contemplative e meditative. Sono figure femminili quelle sulle quali il pennello indugia in particolare su pelle e occhi, con attenzione millesimale per la texture della superficie organica; non manca sull’epidermide il manifestarsi del tempo, che la deforma e ne rivela la fragilità dell’anima. L’artista ha realizzato diversi filmati che sono un compendio visivoa questo ragionamento intimo. Nel 2011 partecipa alla alla 54esima Biennale di Venezia. Di recente ha iniziato il progetto ambizioso di un ciclo pittorico sulla Divina Commedia dantesca: nel 2017 confluirà in una mostra itinerante in Brasile, coinvolgendo quattro musei di diverse città.

Michela Ongaretti

Ritratti, Riflessi, dal 15 ottobre – 14 novembre 2015

Leogalleries è in via De Gradi 10, Monza

Mantra, 2000

Omar Galliani disegna la materia

OMAR GALLIANI disegna la materia

di MICHELA ONGARETTI

Omar GallianiOmar Galliani – Mantra, 2000

OMAR GALLIANI disegna la materia – di Michela Ongaretti . In occasione della mostra Il disegno nell’Acqua all’Acquario Civico e alla Conca dell’Incoronata abbiamo incontrato Omar Galliani, l’artista che meglio di tanti incarna il proseguimento della tradizione del disegno rinascimentale vivente nel contemporaneo, molto apprezzato in Oriente.

Omar Galliani Omar Galliani – L’installazione Aquatica. La memoria dell’acqua© Luca Trascinelli

Non è una scelta casuale quella delle due location dato che Galliani ha da sempre avuto un rapporto privilegiato con l’acqua tra gli elementi naturali, fascinazione letteraria e artistica che dice molto del suo modus operandi e della sua poetica.

Nella sede milanese dell’Acquario sono esposte numerose opere dal 1979 con qualche inedito nell’allestimento curato da Mario Botta mentre adagiato nel letto della conca troviamo un’installazione site specific, Acquatica. La memoria dell’Acqua.

Omar GallianiOmar Galliani, ‘Disegno siamese’, 2009

Galliani guarda ai grandi esempi del passato per non lasciarli ad esso, se ne riappropria donando loro lo sguardo del presente. E’ cresciuto artisticamente in un periodo che da noi ha negato brutalmente la presenza della tradizione, e che solo oggi riesce talvolta a comprenderlo come elemento vitale e vitalistico, non arido. Si confronta con Leonardo da Vinci sopra a tutti, considerato lo sperimentatore il cui esempio può attraversare i secoli per proseguire un ragionamento sulle potenzialità di un mezzo espressivo come la pittura, e che ha portato avanti la ricerca sui materiali e sulle loro reazioni chimiche e naturali.

Il disegno per Omar Galliani è fondamento e struttura del lavoro. Progetto e opera finita, grafico e materico insieme. In molti dei suoi lavori si sente la fatica di una tessitura insistente di segni, sovrapposti e mai incrociati proprio come in Leonardo, della concentrazione data dal loro affastellarsi in un tratteggio vigoroso, che riesce a fare emergere dal nulla un’immagine, non data dall’incisività lineare ma come una coagulazione del pensiero attraverso la nebulosità degli elementi che la compongono. Tuttavia ci fa sapere che esiste la consapevolezza del suo esatto contrario: il lavoro immane del disegnatore che lavora in piedi con vigore crea per lui una sorta di ferita tra l’aspirazione ad un risultato, all’immagine che noi vediamo cristallizzata e uscire prepotentemente dal fondo, e l’impossibilità di creare qualcosa di eterno, immutato.

Omar Galliani Omar Galliani – Fluire, matita dilavata in acqua su tavola, con applicazione di fedi in oro- 2014

Anche il rapporto con la matrice letteraria, storica o artistica, dove Leonardo da Vinci è l’incontro “fatale” per eccellenza, dei suoi soggetti non cresce in una pacificazione. Per questo la ricerca dell’origine dell’immagine, della storia di un tema o soggetto non si ferma ad essere citazione ma si trasforma in desiderio di reinventarla, coinvolgendo e amplificando la capacità del materiale di mostrare la sua mutevolezza.

In questo processo gioca un ruolo fondamentale il caso. Certamente alcune caratteristiche rimarranno quelle previste dalla mente progettuale ma fin dall’inizio, quando arrivano nel suo studio le tavole in pioppo su cui lavora, non sono previste le venature e i nodi che le caratterizzano. Poi l’artista carteggia il legno e toglie ” quella lucentezza che non sarebbe idonea a ricevere tutti i segni, da liscia rendo la superficie più deformata”, così si formano dei solchi che il disegno aprirà come un frottage, i segni risultanti diventano una “cartografia, una mappatura della mia mano, del mio braccio, quindi anche del mio cuore, e che è data da quel segno tracciato con la carta vetrata: creo quell’asperità’ per ricevere il segno a matita.”

Omar GallianiOmar Galliani al lavoro

L’aspetto materico, fisico della materia influenza molto il disegno perchè per Omar Galliani è l’oggetto ad essere percepito, quello che regala l’intuizione primigenia, come quando Leonardo da Vinci indicò nelle macchie di salnistro sul muro l’annunciazione di un paesaggio, che non è presa diretta, piuttosto un “paesaggio dell’animo, che intravede come una sorta di visione”. Come in Leonardo può essere l’impressione dello sfondo di una Madonna delle Rocce, così per Galliani questa intuizione gioca con l’ignoto, entra e trasfigura il soggetto rappresentato. Pare che il soggetto tenti di imporsi su quel dato oggetto, uscendo dal supporto ma portando su di sè traccia di quella lotta.

In questa dinamica si inserisce il senso della bellezza per il disegnatore, che vive ed è percepita nel suo sforzo di emergere, pur con la consapevolezza di cambiare, di non durare. Ci spiega come per lui la bellezza nel nostro tempo è anche l’orrore del suo contrario, della sua negazione come afferma Jean Clair, ed esasperazione, esagerazione. In questa ricerca si genera uno strappo consapevole tra l’ideale e la sua impossibile immanenza, è quella che chiama ferita, e in essa stessa si trova la fascinazione di una bellezza epifanica e sfuggente. C’è quindi qualcosa di drammatico non tanto nell’espressione dei suoi volti quanto nel loro mostrare la loro formazione nel segno affastellato e intenso, nel confronto fisico con la superficie attraverso il segno, nello sforzo titanico di fare uscire l’immagine dal fondo.

Omar GallianiOmar Galliani – Allestimento al Cafa

Lo sforzo per Omar Galliani è quello di “sublimare qualcosa di inerte o inespressivo attraverso un soggetto fatto di pochi elementi e definito come potrebbe essere un volto con diverse espressività, però per lui il rapporto tra il supporto e il soggetto gioca un ruolo preminente. Esiste una “dicotomia tra soggetto e oggetto”, come dichiara tra le righe del suo sito, dove l’oggetto è rappresentato dal supporto, che a volte lascia individuare maggiormente il primo, affiora sempre la venatura del legno come nella grande opera Fluire in mostra all’acquario. La bellezza è la costruzione dell’utopia dell’arte, che continua a rinascere e riproporsi in fattezze nuove, ecco perché la tradizione non può non essere considerata nella formazione di un artista contemporaneo.

Chiediamo cosa secondo lui rende contemporaneo il disegno oggi. Afferma che se è difficile parlare di novità nel tempo così lungamente storicizzato della disciplina, si può notare che è sempre stato legato al foglio di carta che non può raggiungere grandi dimensioni, oggi realizzare grandi disegni su tavola permette misure che definisce “esagerate” e che evidenziano la sua natura contemporanea, in rapporto alla quotidianità delle immagini nell’architettura urbana. La visione di Omar Galliani attraverso il disegno non è anacronismo: senza voler spazzar via la disciplina come inutile passaggio, come fecero le correnti degli anni sessanta-settanta, intende liberare la grafia del tratto dalla mimesi, assimilando la lezione della gestualità dell’arte del novecento.

Omar Galliani Omar Galliani all’Acquario Civico. Allestimento di Mario Botta

In effetti affondare le radici nella scuola del disegno è stato per l’artista il meritato ponte che lo ha portato a viaggiare molto con lasua opera nei musei cinesi. Ricordiamo che nel 2006 ha realizzato un tour in dieci esposizioni in altrettanti città della Cina, e che le sue opere fanno ora parte delle loro collezioni museali permanenti. Se qui ancora spesso i disegnatori vivono in un’aura di anacronismo, in oriente la nostra capacità di dare una vita nuova al dna del rinascimento viene vissuta come un tratto distintivo e per questo ricercata.

Ci siamo domandati se le sue lunghe permanenze in Oriente avessero avuto un’influenza sul modo di operare di Omar Galliani, se oltre a portare l’arte italiana in Cina, dalla sua cultura avesse a sua volta portato qualcosa in Italia. L’oriente in generale ha una grande tradizione grafica, ma la sua suggestione viene dai materiali e dalla letteratura.

La carta con la sua peculiare filigrana in oro e argento e inchiostri, entrambi reperiti sul luogo, hanno modificato il suo modo di lavorare. Queste sperimentazioni sono state raccolte per una mostra intitolata appunto “Omar Galliani tra occidente e oriente” alla fondazione Querini Stampalia di Venezia nel 2007, e quella al CAMeC di La Spezia tutt’ora in corso: sono opere su carta molto differenti da quelli su tavola ma che proseguono il discorso sulla rapporto tra il soggetto e il supporto. Anche qui c’è una ricerca su quello che è “la modalità di assorbimento della carta, di duttilità del pennello nell’appoggio”.

Omar GallianiOmar Galliani – L’installazione al Caffe Florian di Venezia, 2013

Nel 2013, l’anno dopo l’importante esposizione al Museo Cafa di Pechino, che raccoglieva l’esperienza itinerante e un’antologia, realizza un’installazione al celebre Caffè Florian di Venezia, che ha appunto una sala “cinese”. Per la città memore delle spedizioni commerciali in Cina di Marco Polo, Galliani recupera l’immagine letteraria della principessa Liu Ji, poetessa morta misteriosamente a 15 anni, di cui visita la tomba non distante dall’esercito in terracotta di Xian. Sulle pareti della sala sono raffigurati gli oggetti incisi a bassorilievo sulla sepoltura: scarpe, fiori, libri, pennelli, animali, mentre l’artista ci spiega di avere aggiunto lui alcuni elementi legati alla morte come teschi e le forbici che recidono le rose come fu recisa la giovane vita della poetessa, il suo volto ideale appare sdoppiato in una nube nerissima di tratti nella parete di fondo.

Anche l’acqua è per l’artista un soggetto letterario e artistico straordinario, e non è la prima volta che il disegno su carta, armonizzato e lasciato a contatto con l’elemento naturale, diventa un’installazione a tutti gli effetti.

Omar Galliani Omar Galliani al lavoro nel suo studio ph. Irma Bianchi Comunicazione

Negli anni del concettuale in Italia, il periodo in cui studiava all’accademia di Bologna, vede alla Tate Britain di Londra il dipinto Ophelia di John Everett Millais, artista che segue con fascinazione fin da ragazzo. Nel contingente storico legato all’oggetto come forma d’arte, era il 1978, per una galleria con sede in campagna che esponeva la gestualità legata all’uso di ready made, Galliani riparte dalla tecnica grafica e inserisce il suo lavoro da Millais in uno stagno mimetizzandolo completamente con gli elementi naturali: rane ramoscelli, erba, fiori,dopo aver tolto l’acqua presente. Ne risultava “il recupero del corpo fisico di quell’oggetto, il disegno che si fa materia, anzi che si riavvicina alla natura originaria e che in quanto elemento fisico si sfalda per ritornare alla Terra”.

Emerge così attraverso il disegno un’opera concettuale, dove si dichiara l’impossibilità dell’arte di manifestare qualcosa che si possa definire o mantenere intatta. Per lui esiste come una“preveggenza” dell’arte che è consapevole della impraticabilità del suo impulso alla descrizione, e se descrive “esce dall’alveo di una poetica misteriosa per perdere la sua efficacia”.

Nel 1979 a Siracusa la fascinazione è mitologica: fa galleggiare il disegno La dea levò la fronterealizzato a penna in carta papiro. Accade nella fonte di Aretusa, che prende il nome dalla figlia di Giove che per sfuggire al dio Alfeo si fa trasformare in fonte che zampillerà tra mare e terra. La reale sorgente è così vicina al Mediterraneo da mescolare acqua dolce e salata, che produce una “piccola onda circolare” sui disegni mentre si dissolvono nell’acqua. Ancora una volta un’operazione concettuale dove l‘immagine del mito entra a tutti gli effetti nell’opera, “defluisce in essa” fisicamente e metaforicamente.

L’acqua è sempre poi stata elemento di distinzione, ad esempio con l’ acquerello, nell’operaFluire essa lava via il disegno per lasciarne una traccia dove i volti sono appena intuiti, percepiti.

Nella Conca dell’Incoronata vediamo la più volte citata crocchia di capelli di Leonardo, elevata già per il toscano a riferimento astratto dello scorrere di un fiume o un’area vasta di acqua, nella visione di Galliani è prevista nel progetto l’influenza e della natura sul soggetto e oggetto,che li penetra modificando entrambi.

Sempre è presente questa idea di mutevolezza della visione, dell’opera, del mondo che l’elemento acquatico esemplifica e metaforizza. Il disegno mira ad eternizzarsi, ma non ci riuscirà mai e questa consapevolezza è perfettamente rappresentata nella decisione di inserire un lavoro in un luogo dove le intemperie prenderanno il sopravvento: la realizzazione di cinque metri in altezza, pennellata di sale dell’Himalaya e albume d’uovo, sarà dissolta da pioggia e il sole con l’evaporare il sale. Entrerà a far parte materialmente nella conca nel suo distruggersi,idealmente congiungendosi all’opera ingenieristica di Leonardo. Ancora l’accettazione della dissolvenza trasforma il disegno in installazione.

Michela Ongaretti

Il Giardino delle Idee al primo piano

Idee e passione dalla scienza e dalla società civile. Come nutrire il pianeta secondo il Padiglione tedesco

Idee e passione dalla scienza e dalla società civile. Come nutrire il pianeta secondo il Padiglione tedesco

di MICHELA ONGARETTI

Padiglione Germania- rendering della strutturaPadiglione Germania- rendering della struttura a Expo 2015 Milano

Il padiglione Germania per l’ecocostenibilità. Per cosa si dovrebbe visitare Expo? Nel bene e nel male è un evento irripetibile, per curiosità, oppure per vedere la risposta delle diverse nazioni al tema di “Nutrire il pianeta”. Qualcuno può anche essere interessato all’atmosfera internazionale, o agli esempi di design per l’architettura temporanea e possibilmente la sua ecosostenibilità. Ma c’è un altro motivo. In un contesto risultante dai contributi dei diversi Stati quando siamo fortunati riusciamo a respirare, attraverso l’approccio dato alla tematica, lo spirito di un popolo. Ci è successo nel padiglione tedesco, dove è ben rappresentato dai contenuti e dal design ecosostenibile.

Organizzatore generale è il Ministero Federale dell’Economia e dell’Energia (BMWi) con Dietmar Schmidt come commissario generale. L’architettura, l’ideazione e il progetto sono degli studiARGE e SCHMIDHUBER con a capo l’architetto Leonard Wieckell, mentre il merito della creazione dei contenuti, esposizione e media va a Milla e Partner.

Padiglione Tedesco pianoro paessagistico e Solar Trees.Ph B. Handke (1)Il pianoro paesaggistico e i Solar Trees del padiglione tedesco ad Expo2015. Ph B. Handke

La Germania ha prodotto grandi menti scientifiche e letterarie, e viene spontaneo definirla per il rigore, nell’innovazione tecnica e tecnologica. Ma i tedeschi sono capaci di slanci appassionati, e amano la luce, il calore che cercavano in Italia e in Grecia fin dai tempi del Grand Tour. Per questo fin dall’inizio il “campo delle idee”, la rappresentazione di alcune risposte su alimentazione e sostenbilità futura del pianeta, viene affidata a sei ambasciatori “passionari”, cittadini tedeschi eccellenze nel loro ambito.I sei campi tematici corrispondenti sono: l’acqua, il suolo, il clima, la biodiversità, gli alimenti e “ il mio giardino delle idee” con esempi concreti di attivismo ambientale e nutrizionale dalla società civile.

L'attivismo della società civile nel Giardino delle IdeeMilano Expo Padiglione Germania – L’attivismo della società civile nel Giardino delle Idee

Il Padiglione si divide in due aree percorribili separatamente.

Il percorso esterno parte dalla rampa che conduce alla terrazza, permettendo di osservare le strutture architettoniche e dellle innovazioni ecologiche costituite dai Solar Trees, utilizzati per l’energia interna e realizzati in fotovoltaico organico (OPV).

All’interno si affrontano questioni serie pur mantenendo un tono giocoso. In questo sta la forza delle numerose installazioni video che sono terminali informativi sui temi affrontati, per la cui visualizzaione viene consegnato all’ingresso unseedboard da appoggiare ai sensori e seguire le istruzioni. In questo modo sono facilmente fruibili i contenuti, senza bisogno di scaricare applicazioni sul proprio smartphone.

La copertura del padiglione con il fotovoltaico OPVLa copertura del padiglione tedesco ad Expo2015 con il fotovoltaico OPV

Al termine abbiamo affrontato molti concetti, ci siamo arricchiti di informazioni utili ma potremmo esser stanchi, per questo la Germania offre una parte più di intrattenimento con lo spettacolo Be(e) Active, tenuto in una sala studiata ad hoc. E’ un dono finale del percorso, accostato ai contenuti più scientifici, che chi ha fretta per altre visite può evitare, cosi come gli spettacoli di intrattenimento più pop nell’arena alla base della struttura. Il percorso quindi è diversificato topograficamente e dal punto di vista di diversi target di pubblico.

Un momento dello show Be(e) ActiveMilano Expo padiglione Germania – Un momento dello show Be(e) Active

Sin dall’architettura si tenta di fornire risposte tecnologiche e creative al grande tema dell’energia futura, modulando esempi dalla Natura.

La rampa d’ingresso utilizza diversi tipi di legnameche compongono un paesaggio agricolo visto dall’alto e l’inclinazione suggerisce il pianoro tipico della campagna tedesca. Leggermente in salita come nel paesaggio naturale dal cui terreno spuntano germogli: qui sono l’elemento portante di comunicazione tra l’alto e il basso, l’esterno e l’interno, alberi stilizzati che escono dal piano inferiore,sostengono l’intera struttura e la “nutrono” con il fotovoltaico inserito nelle foglie, la copertura dinamica dell’edificio. Il concept è perfettamente realizzato nella struttura perché nei Fields of Ideas la base dell’alimentazione, il tema dei temi, viene dalla Natura, ed essa ha bisogno di essere sostenuta e tutelata attraverso la ricerca scientifico-tecnologica, e la collaborazione dei cittadini e dei governi. Questi tralicci portanti sbucano infatti dalla zona sottostante ricca dei contenuti interattivi del padiglione.

Per i visitatori che decidono di non entrare ma godersi la vista dal pianoro c’è comunque un’ultima chiamata verso i contenuti proprio attraverso le aperture da cui sbucano gli alberi in acciaio, possono affacciarsi e curiosare, ma anche essere richiamati da altri visitatori dal basso a contribuire con dei comandi al gioco interattivo del piano terra.

Padiglione Tedesco area tematica -alimenti-.Ph. B. HandkePadiglione Germania ad Expo2015, l’ area tematica dedicata agli alimenti-.Ph. B. Handke

In cima il grande tetto di foglie unifica esterno e interno, avvolge sia l’architettura che l’area espositiva. Se il futuro è adattarsi al modello della Natura nella morfologia, la moderna membrana che protegge il padiglione come le foglie il fusto, al tempo stesso si trova una semplicità costruttiva attraverso la riduzione di materiali,questa membrana e l’acciaio. La tecnologia innovativa utilizzata per i pannelli solari incontra per la prima volta il design nel progetto internazionale del padiglione, infatti sono stati stati studiati per adatttarsi in maniera flessibile alla morfologiadi differenti componenti architettoniche e del complesso dell’opera.

Parliamo di tecnologia fotovoltaica biologica, OPV, per i circuiti stampati di moduli esagonali, laminati su entrambi i lati e fissati tramite clips ad una rete d’acciaio a filigrana che trasporta l’energia elettrica partendo dalla cella centrale. L’energia che si produce di giorno viene immagazzinata in un sistema di stoccaggio ai piedi delle cinque strutture-germoglio per alimentare la lampada circolare a LED che di notte le illumina dal basso. Questo ciclo di energia chiuso e auto-alimentante riproduce quello naturale. Alla fine di Expo i moduli saranno riutilizzati dal consorzio di aziende tedesche ARGE OPV che li ha creati.

L'ambasciatore della biodiversità tedescaPadiglione Germania- L’ambasciatore della biodiversità tedesca Eckardt Brandt, con il suo recupero di specie antiche

Se seguiamo invece il percorso interno entriamo al pianterreno dove ci accoglie una guida per il preshow: ci informa sull’uso della seed board di cui siamo stati equipaggiati e ci presenta le aree tematiche e i suoitestimonial. Benjamin Adrion ha fondato Viva con Agua, una rete che si impegna attivamente per l’approvigionamento idrico dei paesi in via di sviluppo, Josef Braun è un coltivatore biologico che si batte per la gestione agricola sostenibile del suolo, i giovanissimiFelix Finkbeiner e Franziska Funk ci sensibilizzano sul cambiamento climatico con l’iniziativa studentesca Plant for The Planet, Eckart Brandt è un eroe della biodiversità perchè ha salvato centinaia di varietà di mele tradizionali antichissime, e continua a coltivarle. Erika Mayr è un’apicultrice metropolitana, dal centro di Berlino contribuisce alla salvaguardia delle api producendo il loro miele, infine Michael Schieferstein si batte attivamente per un rapporto sostenibile con l’alimentazione mediante l’iniziativa Foodfighters.

Passiamo al grande aperto ambiente che ci colpisce per l’utilizzo della luce naturale, e per leforme organiche delle aree espositive, identificate dai diversi colori dell’allestimento. Per ogni area c’è un’installazione video che fa parlare questi protagonisti del loro lavoro per l’ambiente.

Con la seedboard che ci permette di proiettare testi e filmati, immagini e giochi la nostra esperienza è libera e individuale, possiamo soffermarci dove e quanto riteniamo interessante.

Non è questa la sede per presentare tutti i terminali informativi , ma ci soffermeremo sugli stimoli principali per ciascuna area, dove le idee e i progetti che gravitano intorno alle risorse naturali stimolano al loro uso pensato, per contribuire alla sicurezza alimentare del futuro.

L'area tematica Acqua nel Padiglione TedescoL’area tematica dedicata all’Acqua nel Padiglione tedesco ad Expo2015

Il blu predominante della tematica acquatica offre stimoli come il recupero del fosforo come fertilizzante, a cura della piattaforma tedesca per il fosforo e la Berliner Wasserbetriebe, e un progetto pilota di Amburgo sul ciclo dell’acqua sostenibile in città.

I diversi pannelli interattivi dell’area arancione dedicata alterreno orbitano intorno all’agroforestazione come prevenzione all’erosione e stabilizzazione dell’equilibrio idrico, poi l’applicazione delle colture alternate per salvaguardare la produttività del suolo con Stiftung Oekologie & Landbau.

Per il clima il colore dominante è il giallo e si presentano soluzioni innovative che combinano la tutela del clima stesso con approvigionamento sostenibile, energia e alimentazione, ad esempiol’acquacoltura offshore, unione di allevamento ittico ed energia eolica, e l’agrofotovoltaico attraverso diverse superfici per l’energia e l’agricoltura.

biodiversità padiglione germaniaMilano Expo Germania L’area tematica della Biodiversità

Il verde chiaro della biodiversità mostra la molteplicità delle specie viventi dove degli oggetti a forma di seme ospitano progetti per la conservazione della biodiversità: la Banca dei Geni di Gastersleben, una delle maggiori al mondo, e la salvaguardia di quella genetica degli animali da allevamento.

Il settore rosso dell’alimentazione, fornisce informazioni sui prodotti quotidianamente consumati, con l’intento di rendere consapevoli dell’impatto delle nostre scelte. Un’alta parete stilizza scaffali di un supermarket, e un carrello che, fatto scorrere, visualizza caratteristiche di produzione e nutrizionali di diversi prodotti.

Il Giardino delle Idee al primo pianoExpo2015, Il Giardino delle Idee al primo piano del padiglione Germania

Verso la scala che ci condurrà al primo piano il lato oscuro del consumo: una montagna di rifiuti che due pannelli mostrano come possibile risorsa per il recupero di energia.

Al primo piano ci troviamo immersi nella luce naturale più intensa in compagnia di molte piante aromatiche, che vengono utilizzate nel ristorante del padiglione stesso, siamo nel “Giardino delle Idee”. Vicino a queste coltivazioni si possono staccare dei biglietti con proposte sul loro utilizzo: questa e altre sono le idee fiorite dalla consapevolezza dei cittadini comuni, le loro iniziative per migliorare Ambiente e Alimentazione. In quest’area si esperisce quindi una forte esperienza comunitaria della società civile tedesca. Citiamo ad esempio Foodsharing e Mund Raub che dal web segnala dove si possono raccogliere e mangiare frutti maturi nelle aree urbane.

E’ quella del movimento di due proiettori-schermo oscillanti a suon di musica, come i due grandi occhi delle api, durante la performance live dei beejays, un chitarrista e un beatboxer.

All’uscita si può passare alla terrazza, visitabile anche per chi passa dall’interno, oppure entrare nella sala suggestiva delloshow Be(e) Active, adatto in questo caso a riunire tutti i target di pubblico per l’esperienza musicale che si fa comunitaria, confermando la vocazione del Padiglione di attirare la nostra attenzione su argomenti seri, ma riunire adulti e bambini anche con la tecnologia che regala solo spensieratezza.

Michela Ongaretti