Design ecosostenibile nell'edizione 2011 del Fuorisalone in Cascina Cuccagna copia

Anteprime Fuorisalone 2016 Failures- Process Beyond Success alla Cascina Cuccagna

Anteprime Fuorisalone 2016  Failures- Process Beyond Success alla cascina Cuccagna

2016 Milano Design Week: Failures Process Beyond Success alla Cascina Cuccagna.

Non abbiate paura di sbagliare. O meglio non pensiate che da un errore non possa nascere una grande idea. E’ quello che hanno espresso Raumplan e ACCC – Associazione Consorzio Cantiere Cuccagna con il progetto Failures per il Fuorisalone 2016, con il patrocinio della Regione Lombardia.

Failure - Fuorisalone alla Cascina Cuccagna

Failure – Fuorisalone alla Cascina Cuccagna

 

Ad ospitare l’esposizione gli antichi ambienti restaurati da poco della Cascina Cuccagna, in zona Porta Romana, un tempo corte agricola “cittadina” con i suoi oltre 4000 mq, oggi luogo ideale per parlare di ecosostenibilità e risorse agricole, con il suo orto e il mercato settimanale di prodotti biologici, con i suoi sempre interessanti contributi culturali alla settimana del design milanese. Durante il Fuorisalone è infatti sempre intensamente popolata di visitatori, anche stranieri visto che il New York Times la segnalava tra le cose di rilievo da vedere a Milano durante Expo.

La corte della Cascina Cuccagna, Milano

La corte della Cascina Cuccagna, Milano

 

La curatela della mostra va a Raumplan, gruppo di architetti, giornalisti, designer e filosofi dedicati ad organizzare, produrre e promuovere eventi culturali. Ha ideato la piattaforma online Raumplan.info: spazio multidisciplinare per la condivisione di contenuti per la critica e la ricerca, da tutti consultabile anche con una selezione di progetti connessi alle arti visive.

Design ecosostenibile nell'edizione 2011 del Fuorisalone in Cascina Cuccagna copia

Design ecosostenibile nell’edizione 2011 del Fuorisalone in Cascina Cuccagna copia

 

Il Fuorisalone 2016 alla Cascina Cuccagna di via Muratori tocca l’argomento all’apparenza impopolare e respingente: il fallimento nell’arte e nel design. Seguendo da vicino le vicende sul tema capiamo invece che gli stessi progetti falliti, o azioni mancate, sono stati step imprescindibili al successo. Solo a partire da un errore sono nate grandi intuizioni o stimoli verso una cambiamento di direzione della ricerca intrapresa.

Restando nell’ambito del design quello che si propone è un viaggio nei suoi retroscena, nei percorsi del progetto non sempre lineari, a volte persino imprevedibili: potremo quindi vedere esempi di famosi flop, pezzi unici, prototipi e autoproduzioni d’ avanguardia.

Failures in Cascina Cuccagna, esempio di Mendini per Venini

Failures in Cascina Cuccagna, esempio di Mendini per Venini

 

Nella sala grande del primo piano, detta “Galleria” troveremo quindi una mostra collettiva allestita con pezzi unici di grandi maestri del design italiano ed internazionale comeEttore Sottsass, Marco Zanuso, Alessandro Mendini, Anna Castelli, Aldo Rossi e Richard Sapper, raccolti anche grazie alla collaborazione di brand di successo e prestigio come Kartell e Alessi.

Un'immagine della mostra Goodesign-Fuorisalone2015

Un’immagine della mostra Goodesign-Fuorisalone2015

 

Inoltre altri importanti designer odierni come Francesco Faccin e Riccardo Blumer incontrano il pubblico per parlare del proprio approccio progettuale e mostrano prototipi esemplificativi delle diverse fasi di ricerca.

Come spiega bene il titolo di questa iniziativa alla base della comprensione di un successo c’è sempre un procedimento, un processo attraverso il quale la creatività si incontra con la fattibilità, e la sperimentazione di ciò che è possibile idealmente, in pratica il rischio di creare qualcosa di sbagliato o inutile per una funzione, può generare un nuovo oggetto per una nuova funzione.

Failures in Cascina Cuccagna, esempio di Sottsass per Alessi

Failures in Cascina Cuccagna, esempio di Sottsass per Alessi

 

Di solito si mostra l’opera ben riuscita, per le sue qualità, così che spesso questa logica ha censurato lo sbaglio e la sua consapevolezza rivolta a cambi di rotta repentini. Mostrare questi errori significa rivolgere l’attenzione al processo, attore protagonista nella genesi dell’opera, che nell’era del progetto comprende tutte le arti.

Michela Ongaretti

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Anticipazioni Design Week 2016: il Fuorisalone di Veneta Sedie nel quartiere Isola

Anticipazioni Design Week 2016: il Fuorisalone di Veneta Sedie nel quartiere Isola

Anche quest’anno l’azienda di Padova Veneta Sedie parteciperà al Fuorisalone con un evento speciale il 14 e il 15 aprile in via Civerchio, in collaborazione con lo studio di interior design FZILa filosofia dell’evento è in linea con la mission del produttore,portare nel mercato italiano e mondiale il risultato di un’operazione che unisce il bel design Made in Italy al buon lavoro artigianale su un materiale antico e vitale come il legno, straordinario nella versatilità delle lavorazioni.
La collezione Colorplay di Veneta Sedie per esterni

La collezione Colorplay di Veneta Sedie per esterni

Il direttore Enrico Rosa ha scelto volutamente il quartiere Isola in Milano, la zona dove ancora è toccabile con mano la presenza delle botteghe artigiane, di una città che un tempo era molto più costellata di laboratori e piccole imprese fabbricatrici. Qui si trovano o sono rinate alcune attività e all’interno di una bottega artigianale, il laboratorio Cagliani, si terrà l’evento “Il futuro è l’artigianato – la forza della tradizione muove l’innovazione”.

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Ispiratore di queste giornate è il libro di Stefano MicelliFuturo Artigiano. L’innovazione nelle mani degli italiani, dove si spiega che il filo rosso che lega il made in Italy di successo oggi, dalle macchine di precisione alla moda, dai grattacieli a pezzi di design in edizione limitata, è il lavoro artigiano, alla base di tutte quelle realizzazioni. Ad esso la nostra cultura non dà il giusto rilievo, mentre sono moltissime le realtà in Italia dove si trova ad essere l’ingrediente essenziale per lo sviluppo qualitativo ed innovativo. Nel volume si parla degli esempi dati da tutte le situazioni e i modi in cui l’eredità delle tecniche tradizionali sta dando futuro all’economia e al suo lancio nel mercato internazionale. Un racconto del mondo artigiano italiano, poco noto ai più, e fuori dai confini, per riflettere sul merito reale e sulle reali opportunità di crescita della nostra creatività.

Veneta Sedie. La selezione della materia prima

Veneta Sedie. La selezione della materia prima

 

Sempre secondo Micelli il lavoro dell’artigiano viene spesso associato al valore della perizia tecnica intesa come continuazione di valori tradizionali, tramandati di generazione in generazione, e slegata quindi da una necessità di innovare il linguaggio e la tecnica costruttiva di un oggetto funzionale.

Nel linguaggio comune poi non sempre l’aggettivo “artigianale” ha connotazioni positive, spesso descrive un prodotto sommariamente realizzato, mentre se si coinvolgono le vere e proprie figure del “ maestro d’arte” o la “maestria artigiana”, si rimanda alla “piena padronanza delle tecniche e delle conoscenze dell’artigiano e che suggeriscono un costante impegno al miglioramento di sé e del proprio lavoro”, questo perché è sopravvissuta in Italia una nutrita schiera di persone che continuano una tradizione e una passione per il bello e ben fatto cercando di inventare forme nuove e raffinando delle tecniche costruttive.

Un salotto Veneta Sedie nel contesto di un hotel di lusso

Un salotto Veneta Sedie nel contesto di un hotel di lusso

 

Al centro dell’operato di Veneta Sedie sta in effetti il saper fare coniugando tradizione e innovazione, a partire dalla lavorazione del legno. Insieme allostudio FZI si presenta quindi nel quartiere Isola un esempio di modelli unici, dall’estetica accattivante pur libera da tendenze passeggere, realizzati da chi ha saputo unire sapienza artigianale e tecnologica.

L’azienda nasce proprio dallavoro artigiano di Giannino Rosa nel 1962, dedicato a sedie e dondoli in legno. L’espansione dell’attività grazie al boom economico permette l’apertura nel 1976 del primo showroom, ancora esistente a valorizzare storia ed estetica dei prodotti. Nel 1986 la svolta decisiva avviene con la costruzione delprimo stabilimento, tutt’ora cuore pulsante della produzione Veneta Sedie. Nel 1996 nasce Veneta Sedie Trading con sede a Merlara, un nuovo stabilimento per le necessità di magazzino, la nuova divisione per la commercializzazione dei prodotti finiti, e un aggiunta per lo spazio produttivo. Il mercato si sta evolvendo e a questo si adattano e ampliano le creazioni.

Alcuni modelli di punta di Veneta Sedie

Alcuni modelli di punta di Veneta Sedie

 

Nel 2004 Veneta Sedie si apre al mondo del web e si rinnova nella gestione aziendale; quando poi arriva l’ondata di crisi della fine del decennio, il momento è occasione di riflessione sulla consapevolezza delle potenzialità, e nel 2013 si sceglie di mantenere la stessa qualità e continuare a produrre in Italia, incrementando la formazione ricerca continua del personale. Il 2014 segna l’arrivo di nuove soluzioni con il catalogo Top10: una selezione di 10 prodotti di punta commercializzati taylor made, la produzione sartoriale da progettarsi con il cliente, incontrando i suoi gusti e le sue esigenze.

Una sala dell'hotel Chateau Monfort a MIlano, arredo di Veneta Sedie

Una sala dell’hotel Chateau Monfort a MIlano, arredo di Veneta Sedie


Nel 2015 nascono le nuove collezioni Luxury, Shabby Chic e Color Play
, tre stili differenti interpretati attraverso le finiture e i rivestimenti.

Veneta Sedie è composta da due divisioni: Production, che realizza sedie al grezzo e Trading per la rifinitura. Grazie a questa doppia anima la produzione propriamente artigianale che fa uscire dallo stabilimento una sedia al giorno, convive con quella in serie da migliaia all’anno: in questo modo non si è persa l’identità delle origini pur rimanendo forti sul mercato contemporaneo.

 La passione e la conoscenza tecnica restano i valori attorno ai quali è cresciuta Veneta Sedie, la cura per l’oggetto in questo modo è definita nei minimi particolari aggiornando l’estetica di prodotti nati nel cuore della tradizione, e destinati anche al gusto estero, grazie appunto al know how di maestri artigiani e ai designer e creativi del Centro Stile che arricchisce e personalizza l’originaria bellezza del legno naturale, sempre con lo sguardo rivolto alle tendenze del momento.

Le migliori qualità di legno e gli altri materiali pregiati sono al servizio della rivisitazione della tradizioneper oggetti dal gusto schiettamente contemporaneo: parliamo di sedie, poltrone, divani, panche, sgabelli, tavoli e complementi come madie consolle, comò.

La bottega shabbychic di Veneta Sedie

La bottega shabby chic di Veneta Sedie

 

La produzione taylor made che si offre al cliente Contract permette inoltre la personalizzazione e il custom design: questo è il nucleo artigianale dell’azienda, dove la ricerca per la soluzione più congeniale per il cliente incontra la voglia di sperimentare.

Nell’evento del Fuorisalone 2016 vedremo quindi in Veneta Sedie un esempio di incontro felice tra tecnologie costruttive nuove e pratica artigianale; quest’ultima caratteristica, osannata dal volume di Micelli, tipica della qualità tutta di casa nostra, è caratterizzata dalla consapevolezza della sua importanza e quindi attenta alla conservazione del sapere. Veneta sedie si dimostra un caso emblematico in questo, dato che i suoi oggetti pratici e funzionali, come il design più di successo ci ha abituato dal ventesimo secolo, nascono anche dal confronto con un prezioso archivio presente nella sede, di tutti i modelli prodotti negli anni con disegni e fotografie originali.

IL Futuro è l’artiginano- la forza della tradizione muove l’innovazione. Presso Laboratorio Cagliani, via Civerchio 5. 14 e 15 aprile dalle ore 18.00 alle ore 22.00

Michela Ongaretti

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TOG E OPENDOT. IL DESIGN OPEN SOURCE PER LE DIVERSITA’. Incontro al Fab Lab di via Tertulliano

TOG E OPENDOT. IL DESIGN OPEN SOURCE PER LE DIVERSITA’. Incontro al Fab Lab di via Tertulliano

 

Open Source Design per le diversità: Opendot e TOG Together To Go.

Il design può essere sostenibile non solo per l’ambiente, ma anche per le persone, e la diversità tra le persone. Questa è la missione de “ L’oggetto che non c’è”, presentazione di un percorso ed esposizione dei progetti realizzati da Opendot, TOG e gli studenti delle università coinvolte nell’iniziativa, che si terrà lunedì 22 febbraio presso il Fab Lab di Opendot in via Tertulliano.

Il software per il re-design di Opendot

Il software per il re-design di Opendot

L’oggetto che ora c’è nasce grazie all’unione tra fabbricazione digitale, co-progettazione e autoproduzione, competenze di Opendot, come strumenti di supporto alla riabilitazione e per la disabilità.Per questa grande missione sociale è indispensabile la partecipazione di TOG, con tutta la sua esperienza e le conoscenze cinesiologiche e neuromotorie nell’ambito della riabilitazione neurologica infantile.

La sede di via Tertulliano è FabLab e centro di ricerca unico in Milano, dove la tecnologia digitale, l’artigianato e il design lavorano di pari passo e dove Opendot ha pensato e iniziato a sviluppare il progetto più vasto The Other Design, che ha l’ambizione di poter mostrare un cambiamento nel modo di fare design. Perchè è davvero possibile fare un altro design.

Opendot-Un esempio di co-progettazione, un giocattolo per la riabilitazione

Opendot-Un esempio di co-progettazione, un giocattolo per la riabilitazione

 

Può essere un sistema “inclusivo”, quello di rilasciare in opensource i progetti per facilitare la loro diffusione e quindi amplificare il loro impatto sociale, sarebbe quindi accessibile a tutti coloro che localmente vogliano realizzare un prodotto.

Secondo questo pensiero piuttosto che produrre solo per una funzione, si realizzano oggetti unici, modulabili sulle necessità degli utenti.

Inoltre la personalizzazione e l’accessibilità sono reali incentivando la collaborazione tra progettisti e utenti, insieme possono creare direttamente all’interno dei FabLab, utilizzando tecnologie di fabbricazione digitale.

Operatori TOG al lavoro su un piccolo paziente

Operatori TOG al lavoro su un piccolo paziente

 

TOG, Together To Go, onlus che ha creato nel 2011 un centro di eccellenza per la riabilitazione di bambini colpiti da patologie neurologiche complesse, incontra Opendot con “L’oggetto che non c’è” per studiare e fornire nuovi strumenti utili per l’attività riabilitativa della Fondazione agli operatori, al personale clinico e alle famiglie dei bambini malati

Ma come si sviluppa il percorso di collaborazione?

In tre fasi principali:

La progettazione di un software che permetta agli operatori TOG la scansione dei tutori in gesso per creare un modello formata dalla stampa 3d, più leggero personalizzabile e lavabile . Le nuove tecnologie digitali sono qui utili e indispensabili ai progetti di innovazione ortopedica.

La seconda fase è dedicata al re-design di ausili, sistemi cognitivi e giochi, per la riabilitazione. Parliamo di progettazione allargata di ausili sanitari in cooperazione con operatori famiglie e maker: la ricerca si pone al servizio dell’integrazione sociale dato che i piccoli pazienti con deficit comportamentali, motori o cognitivi, sono aiutati nell’apprendimento di gesti e movimenti specifici per dare loro maggiore autonomia e favorire quindi le attività quotidiane.

TOG-e-Opendot

Infine si è attuato un piano di co-progettazione con alcune università per affrontare il tema della disabilità, utilizzando l’approccio maker. Hanno partecipato NABA e Domus Academy – in collaborazione con IKEA – attraverso corsi di co-progettazione allargata con genitori e figli che presentano le loro necessità necessità reali di funzione degli oggetti della vita quotidiana. Ha contribuito anche Niel Liesmons dell’Università di Gent con la sua tesi di Master “Custom Seating”, sulla semplificazione, ed economicità degli strumenti, di progetto e produzione di oggetti su misura.

TOG-TOGETHER TO GO (TOG) Onlus è un’organizzazione di utilità sociale. Nella sede di Viale Famagosta 75 a Milano c’è un Centro di Eccellenza per la riabilitazione di bambini colpiti da patologie neurologiche complesse, Unica struttura in città che gestisce la riabilitazione complessa che deve essere tempestiva e adeguata quantitativamente e qualitativamente, alla poliedricità dei diversi problemi. TOG svolge una intensa attività di raccolta fondi perché non ha alcuna sovvenzione pubblica o istituzionale e le terapie sono per i pazienti totalmente gratuite.

Vista del FabLab Opendot in via Tertulliano

Vista del FabLab Opendot in via Tertulliano

 

OPENDOT– Prima c’era dotdotdot, dal 2004 a Milano uno studio di progettazione e interaction design. Si è sentita poi l’esigenza di creare laboratorio per la fabbricazione digitale, la prototipazione rapida e la sperimentazione un dei progetti realizzati. E’ a tutti gli effetti un FabLab per progettare e produrre unendo tecnologie digitali e artigianato, a disposizione di tutti, giovani, imprese creative, scuole. La conoscenza che va condivisa secondo la filosofia maker della collaborazione

Lunedì 22 febbraio dalle ore 19, Fab Lab di Opendot, via Tertulliano 70

Michela Ongaretti

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Mauro Balletti. Personale alla Galleria Artespressione

Mauro Balletti Galleria Ad Artespressione la mano che ridisegnò Mina

Galleria ArtespressioneGalleria Artespressione Mauro Balletti – La sala al primo piano con i dipinti e le sculture

Mauro Balletti alla Galleria Artespressione: la mano che ridisegnò Mina. Il 4 febbraio siamo tornati in via della Palla presso la Galleria Artespressione per vedere la mostra “Mauro Balletti. Opere di grafica e pittura dagli anni ’80 ad oggi” a cura di Matteo Pacini, che resterà aperta fino al 5 marzo.

Mauro BallettiMauro Balletti, Donna con la TV

Nel mese di Dicembre erano presenti le opere degli artisti coreani di Orange Bridge con Korean Wunderkammer, mentre per la mostra inaugurale della stagione espositiva 2016 si parte con un artista italiano, Mauro Balletti, colui che ha lavorato con l’eclettismo e l’ironia per la creazione di uno stile personale dove la linea è protagonista. A parte alcuni esempi di dipinti, la maggior parte della produzione presentata alla galleria di Paula Nora Seegy è incentrata sui lavori a china dagli anni ottanta fino ad oggi.

Mauro BallettiMauro Balletti firma il catalogo

Balletti è un personaggio che ha contribuito a creare attraverso il disegno, la fotografia e la sua post produzione, un altro personaggio famosissimo in Italia e non solo: la cantante Mina per cui è grafico e fotografo ufficiale. Il loro fu un sodalizio artistico iniziato nel 1973, che ha portato alla realizzazione delle copertine dei suoi dischi, garantendo la presenza di un’immagine fantasiosa e fuori dagli schemi per la grande cantante, anche quando decise di non mostrasi più pubblicamente.

Balletti è stato anche fotografo di moda e di pubblicità, pittore, regista, scultore e realizzatore di video musicali.

Mauro BallettiMauro Balletti, La regina della peretta

Le circa 40 opere in esposizione nella centralissima galleria testimoniano il percorso creativo di un artista che non si accontentava di osservare la realtà, ma ha saputo trasformare il corpo umano in suggestioni di movimento, rappresentandolo attraverso la pienezza delle carni e la fluidità della linea, usando proprio il corpo come strumento di ironia e leggerezza, e nella nudità senza tempo, classica, beffarsi dei tempi moderni e delle sue abitudini.

Ciò che rende accattivanti le sue immagini è inoltre il consapevole riferimento a grandi artisti del Novecento, sia nelle pose che nella composizione; talvolta nel soggetto stesso, quasi un onesto citazionismo che ci accompagna dolcemente in un mondo immaginario di bagnanti e personaggi enigmatici, sempre giocosi,nella visione di artista ammirato dell’arte, da sempre osservatore di disegni e pitture di Picasso, Ingres, Balthus, Matisse o di un onirico e malinconico Fellini.

Mauro BallettiMauro Balletti, Nudo della Golia

Durante il vernissage abbiamo ricevuto una copia del catalogo della mostra, sempre la galleria produce una piccola edizione, che stavolta si rinnova con un’intervista di Pacini a Balletti, utilissima per capire la sua filosofia e la sua gestaltung. Picasso è nella sua testimonianza un artista completo, a sua volta onnicomprensivo nella sua “colta Rivisitazione di tutta l’arte umana: dalle incisioni rupestri del primo Homo Sapiens a Lui stesso”.

Per Balletti disegnare è liberare le immagini che popolano il suo inconscio, un sogno ad occhi aperti che esprime la sua curiosità verso le forme umane, esse sono per lui vere opere d’arte che popolano il mondo.

Mauro BallettiDiscussioni davanti ad un disegno durante la vernice di Balletti

L’incontro con Mina ha poi contribuito a incoraggiare l’artista verso lo sviluppo del proprio talento, verso la possibilità di osare nella sua coerente visione.

Racconta che esiste un margine di spontaneità. di “incoscienza” nel suo lavoro: quando inizia a disegnare a volte è il segno che permette la formazione di una figura, un seno, un volto, le pieghe di un lenzuolo o di una tenda possono nascere quasi per caso dallo scorrere del pennino sulla carta. Spesso però l’opera si sviluppa da una foto delle stesso autore, come ben esemplificava il catalogo di una mostra parigina visionabile presso Artespressione.

Il disegno però rimane la tecnica artistica privilegiata, con i pastelli e il colore che ”va e viene” nei suoi lavori, dove è la linea, la forma definita delle linee a contare, e che impone una sintesi di ciò che definisce una figura, un’immagine mentale quando si fa concreta.

Infatti secondo Balletti i suoi disegni possono sembrare studi preparatori per delle sculture, (ne vediamo alcune al primo piano), l’idea pronta per prendere corpo vero e proprio, con in più però la gioia e il compiacimento della sperimentazionenella pressione del pennino differenziata sulla carta, a dare effetti diversi con la macchia nera di china che si allarga in certi punti.

Se la fotografia manipola la realtà per arrivare ad immagini cariche delsurrealismo visionario di Balletti, pensiamo ai lavori su e con Mina, il punto di partenza nei disegni è l’anima surreale della sua immaginazione, come nota Pacini durante il dialogo con l’artista.

Quello che a noi fa sorridere è la candida gioia della carnalità osservata con la lente deformante del sogno, dove i personaggi nudi non hanno intenzione erotica ma sono rappresentanti di quell’ironia universale che informa l’intero corpus di queste opere.

Certo per chi ha osservato a lungo l’arte del passato, ci si rende conto di come il nudo sia stato e sempre sarà un esercizio di stile, dopo che quasi tutti hanno avuto modo di disegnare l’anatomia, il proprio contributo differente è una firma, scritta con la “calligrafia rivelatrice di un disegnatore”.

Da vedere: per l’esempio di un disegnatore che saputo assimilare la lezione dei grandi maestri con risultati dalla delicata leggerezza ed ironia, presente nella cultura pop dagli anni settanta ad oggi.

Galleria Artespressione. Via Della Palla 3 – Milano

Michela Ongaretti

 

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Incontri e considerazioni a SetUp Contemporary Art Fair. Una stazione per l’arte a Bologna dal 29 al 31 gennaio

Incontri e considerazioni a SetUp Contemporary Art Fair. Una stazione per l’arte a Bologna dal 29 al 31 gennaio

DI MICHELA ONGARETTI

Bologna SetUp Contemporary Art Fair dal 29 al 31 gennaio 2016.

Una settimana fa partivo per Bologna per passare un week end nella città che sarebbe stata letteralmente invasa d’arte, con eventi sparsi per tutto il centro storico. L’idea non era tanto di visitare Arte Fiera, con quel senso di immortalità che ti può dare una quarantesima edizione, quanto di passare del tempo nei locali dell’autostazione di piazza XX settembre, organizzati per la quarta volta per ospitare SetUp Contemporary Art Fair. Ero incuriosita da questa manifestazione indipendente con gallerie e artisti giovani, e che non avevo mai visto e che mi faceva pensare alla milanese Affordable, senza il discorso sul valore di vendita.

Il logo di SetUp

Forse stiamo assistendo ad un interesse maggiore verso gli eventi fieristici nuovi e meno pretenziosi, con la possibilità di esporre senza investimenti esagerati,perché le adesioni sono cresciute dallo scorso anno di più dell’80%, da 23 a 44 gallerie italiane, e pare che anche all’estero abbia riscosso successo e fiducia, con un incremento da tre a otto realtà provenienti da Spagna, Germania, Regno Unito e New York.

La fiera si è svolta con l’obiettivo raggiunto e consueto di coinvolgere un pubblico eterogeneo e vasto, vuoi per la vicinanza alla stazione dei treni, vuoi per il basso costo di entrata, ma anche per la selezione delle gallerie indipendenti con tutta la freschezza del linguaggio più recente, non unicamente degli artisti emergenti.

Tra la selezione delle gallerie Loppis Openlab, Martina's Gallery, Marta Massaioli Arte Contemporanea

Tra la selezione delle gallerie Loppis Openlab, Martina’s Gallery, Marta Massaioli Arte Contemporanea

Sono arrivata in serata all’incrocio con via dell’Indipendenza, davanti alla scritta gialla autostazione che si ergeva nella nebbia, affascinante perché poteva sembrare un quartier generale segreto di un film di spionaggio, ma mi sono ricreduta perché non appena varcata la biglietteria l’atmosfera era piuttosto “casalinga”, sia nel senso di calore quotidiano sia perché pensavo naturalmente pensare al disordine di casa mia, dove lo spazio non basta mai, e viene riorganizzato a seconda dei bisogni. Sarà un’anima del contemporaneo, quella della riqualifica o riutilizzo, del cambio di identità a favore della creatività di luoghi e oggetti, però in questo caso, a parte la felice posizione e l’identità di location di scambio e integrazione di culture, di transito di persone, non ho trovato molto agevole osservare delle opere d’arte al suo interno.

Opere scelte da Federico Rui Arte Contemporanea, Galleria Flaviostocco, Galerie am Pi

Opere scelte da Federico Rui Arte Contemporanea, Galleria Flaviostocco, Galerie am Pi

 

Se qualcuno ritiene che un’opera sia meglio percepita in un luogo vissuto, quotidiano appunto, e l’arte giovane è sempre più vicina alla strada, ciò non toglie che dalla classica struttura museale ai corridoi angusti che impediscono il giusto respiro allo sguardo, ci sia anche una via di mezzo. Tutta SetUp si svolge infatti al primo piano: il percorso circolare è semplice e ripercorribile senza problemi, con le gallerie ad occupare stanze indipendenti affollate data l’ora, ma tutto l’esposto nel percorso non è ben fruibile.

La selezione di D406 fedeli alla linea, EGGERS 2

La selezione di D406 fedeli alla linea, EGGERS 2

 

Nemmeno a farlo apposta c’è un tema scelto dal presidente Simona Gavioli e dalla direttrice Alice Zannoni, che per quest’anno è l’Orientamento, cioè il modo di rapportarsi allo spazio circostante e in base a questa conoscenza prendere una direzione. Io ho seguito quella circolare dell’esposizione, per il gusto della sorpresa delle 44 gallerie coinvolte. SetUp ha previsto anchericonoscimenti per artisti, curatori ed espositori, una parte dedicata all’arte performativa,la sezione per l’editoria all’inizio del percorso, e la collaudata area per i bambini. C’è il format dedicato agli under 35, curatore e artista e critico d’arte, che impostino la creazione sulla complessità di oggi per capire quali possano essere le espressioni di domani. L’arte giovane è limitata da quel giro di boa, ma mi domando se è davvero ciò di cui abbiamo bisogno per dare uno scossone al sistema in letargo, se se essere under 35 ti garantisse una profondità o una lungimiranza maggiore di un trentottenne.

Rnn Project, Memoria di Raffaele Montepaone, 2015

Rnn Project, Memoria di Raffaele Montepaone, 2015

 

Il comitato scientifico impegnato nella selezione delle proposte, che considero mantenersi su un livello qualitativo di rispetto, comprendeva Silvia Evangelisti, curatrice, storica e critica dell’arte, fino al 2012 Direttore artistico di Arte Fiera, e Giuseppe Casarotto, collezionista e Presidente del GAMeC Club, associazione culturale no profit dal 2005 a sostegno e promozione della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, sicuramente due nomi che testimoniano l’accresciuto prestigio negli anni di SetUp.

La locandina dell'installazione fotografica di Paolo Balboni, uno degli special projects di SetUp2016

La locandina dell’installazione fotografica di Paolo Balboni, uno degli special projects di SetUp2016

 

Il tema come ci si aspettava rivela visioni legate al contesto storico e sociale odierno: ho visto gli esempi di rilievo di ABC, Art and Ars, ARTspaceBasel, B4, Barcel-ONE, BI-BOx Art Space, Bonioni Arte, Burning Giraffe Art Gallery, Casa Falconieri, Casa Turese, D406 fedeli alla linea, Eggers 2.0,exfabbricadellebambole, Federico Rui Arte Contemporanea, Flavio Stocco, Galleria AM PI, Galleria13, INCREDIBOL,LAB, Galleria Loppis OpenLab, Martina’s Gallery, MMCA, Museo Nuova Era, Opificio Arti Performative, Portanova12, Galleria PrimoPiano,Print About Me, Riccardo Costantini Contemporary, RRN Project, Sponge Arte Contemporanea, Tedofra Artgallery, Viridian Artists, vita privata home gallery, VV8 artecontemporanea, White Noise Gallery, Yab (young artists bay), Galleria Zak. In neretto chi mi ha particolarmente stimolato e di cui potrete leggere futuri approfondimenti.

Un grande disegno, di Carlo Zinelli e Gilberto Giovagnoli a cura di Valerio Deho'

Un grande disegno, di Carlo Zinelli e Gilberto Giovagnoli a cura di Valerio Deho’

 

Segnalo il progetto speciale per SetUp Drawing the world–Focus Santander, a cura di Mónica Álvarez Careaga. In rappresentanza del ricco tessuto di gallerie per l’arte contemporanea in Spagna, con il sostegno del governo della Cantabria e della città di Santander, ci sono : JosédelaFuente, Creative Space Alexandra,Siboney e Estela Docal, da tenere sott’occhio per l’importanza riposta nel disegno come medium nella formazione dell’opera, non per forza grafica, con gli artisti Antonio Diaz Grande, Hondartza Fraga, Daniel R. Martin e Nacho Zubelzu. Altri progetti speciali rimasti nella mia memoria sono stati: Un grande disegno di Carlo Zinelli e Gilberto Giovagnoli, a cura di Valerio Dehò con la collaborazione della Fondazione Carlo Zinelli, presentato dalla d406 Galleria d’arte contemporanea e Moduli d’arte, e l’installazione fotografica di Paolo Balboni, Ozzheg e il castello di Chiara

Raul, Symbols, opera site specific per SetUp2016

Raul, Symbols, opera site specific per SetUp2016

 

Qualcosa site specific è invece Direzioni: dona un senso in più all’utilizzo dell’Autostazione di Bologna, nel segno della riqualificazione dell’atrio come spazio urbano da vivere e non solo per transitarvi. La bellezza che cambia la percezione del luogo almeno secondo gli intenti degli street artists Corn79 e ETNIK con gli wall painting di geometrie astratte. C’è poi Raul con l’opera Symbols che accoglie il visitatore sulle scale dell’ingresso, a demarcare e connettere le due aree dentro-fuori la visione artistica.

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Hotel nhow Milano, arte e design a confronto

Hotel nhow Milano, arte e design a confronto

La hall dell’hotel nhow a Milano

Hotel nhow via Tortona 35, showroom permanente, galleria d’arte e design. E’ dalla sua fondazione uno dei protagonisti della settimana del Fuorisalone, nella zona calda di via Tortona, e il luogo dove con certezza si trovano e si troveranno novità nell’ambito del design con la garanzia di una ricerca che coniuga l’aspetto estetico alla funzionalità, stiamo parlando del nhow hotel a Milano. Non è soltanto un albergo dall’innovativo design ma un luogo che ospita per tutto l’anno mostre site specific con opere d’arte e pezzi di design.

Devo ammettere che nella mia esplorazione di luoghi e persone impegnate nella promozione dell’arte ho incontrato poche figure femminili, ho quindi trovato con piacere in Elisabetta Scantamburlo, l’art director di hotel nhow da marzo 2007, un esempio di eccellenza. Mi ha accolto con tutta la sua professionalità per rispondere alle mie domande sulla peculiarità di questo luogo, il cui nome è legato alla ricca selezione del progetto espositivo.

Mi spiega che nhow Milano nasce nel settembre del 2006 con la vocazione dell’hotel galleria da un’idea di Emanuele Garosci, creatore anche di Palazzina Grassi a Venezia: per la catena NH in Europa la famiglia nhow è la più creativa dove ogni struttura si lega al concetto di creatività della città ospitante, con design personalizzato e con i colori del logo a riprendere questa visione. Ad esempio a Milano l’arancione richiama il colore del tipico tram milanese, la mitica vettura del 1928 ancora in uso. Il tipo di creatività privilegiata a Berlino è invece la musica, c’è persino uno studio di registrazione interno, con l’interior design curato da Karim Rashid nel 2011, tema portante a Rotterdam nel 2014 è invece l’architettura e il suo colore il rosso. Le prossime aperture saranno a Santiago del Cile, Amsterdam e Londra.

L'interior del bar di Karim RashidL’interior del bar di Karim Rashid

A Milano la presenza dell’hotel nhow si ricollega anche alla storia del quartiere, come già ho avuto modo di vedere per Superstudio, infatti l’edificio ha assunto la funzione attuale dopo l’abbandono di General Electrics alla fine degli anni novanta ma si è cercato di mantenere lo spirito della fabbrica nella ristrutturazione, vediamo infatti all’ingresso al piano terra il pavimento in cemento, i pilastri originali dal piano terra al quarto e ultimo piano, e scoperte da una pavimentazione in vetro le fondamenta davanti agli ascensori.

La doppia funzione di hotel-galleria garantisce un ambiente accogliente fin dall’ingresso, dove catturano la mia attenzione i lampadari colorati in metacrilato di Jacopo Foggini, gli stessi del corridoio-bar riarredato da Rashid nel 2013.

Nella selezione si tende a privilegiare la promozione di giovani ed emergenti anche se di volta in volta il discorso cambia a seconda delle tematiche. Tutto l’ambiente è pervaso da un’atmosfera accattivante, colorata, lieve e giocosa anche quando le opere toccano le corde di emotività profonde, ma è soprattutto nelle aree interessate al design che l’impostazione è giocosa, da vivere, dove i pezzi si possono toccare, vivere.

Un corridoio non proprio qualunque, nhow hotelUn corridoio fuori dal comune all’hotel nhow

La linea curatoriale può essere suggerita dal lavoro di uno degli artisti, che sono dieci come pure i designer coinvolti, oppure Elisabetta Scantamburlo si fa ispirare da quello che succede attorno; ad esempio a novembre Milano sentiva la fine diExpo, la necessità di ritrovare le forze e riappropriarsi di spazi di raccoglimento, da qui nasce Silences con opere che accolgono l’idea di una condizione più intima.

Lungo il percorso si costruisce una logica al racconto che lega le creazioni, ed esso vuole sempre far convivere arte e design in primis, spesso come accennato con la struttura preesistente, attraverso degli abbinamenti che sono logici, cromatici o di forma. Per i designer alcune presenze sono diventate collaborazioni più continuative come nel caso della coppia italo/greca di designer CTRLAZK che ha proposto le ormai famose tazzine divise a metà e incollate, che Seletti ha deciso di produrre.

seletti-hybrid-piatto-piano-isaura_1Hybrid di Seletti, design CTRLAZ

Sono sorpresa quando mi racconta dell’abitudine di nhow Hotel di organizzare prima dell’apertura di una mostra un giro perlustrativo per tutto lo staff. Anche i cuochi o le signore che riordinano le stanze sanno di trovarsi in un luogo reso speciale dal talento, dalla sua joie de vivre nel quotidiano condiviso, e chiaro segnale dell’organicità dell’organizzazione come quando lo chef Luca Molteni pensa per le vernici a dei fingerfoods sul tema della mostra.

Tra gli eventi imminenti ci sarà Art Night Out 2016, l’evento serale “fuori”Affordable Art fair 2016, dislocato in varie realtà milanesi tra gallerie e studi d’artista, che coincide quest’anno con il finissage della mostra Silences: in pratica l’hotel sarà aperto fino alla mezzanotte e le opere in vendita rientreranno nei parametri della fiera nata per avvicinare anche i piccoli collezionisti. Si spera poi che l’arrivo del nuovo direttore Giovanni Testa ripristini l’usanza dell’ aperitivo ogni settimana, e a settembre nhow hotel compie 10 anni….ci aspettiamo un party speciale!

Silences al nhow hotel, design di Alborno e Grilz (1)Silences di Alborno e Grilz

A questo punto la mia curiosità è troppo forte per non chiedere qualche anticipazione sul Fuorisalone 2016 e sono felice di sapere che verterà sul tema a me caro dell’ecosostenibilità. Non è una novità qui al Nhow dato che sono alla sesta edizione del premio IO riciclo TU ricicli, sul design costruito con materiali di riciclo, nella grande sala Madrid si ospiterà Natura Donna Impresa, iniziativa sul mercato animato al femminile soprattutto nel mondo fashion e gioielli, Poi vedremo Ineke Otte con le sue stravaganti collane in plastica; e Pol Quadens con le sue sculture/sedute in metallo.

Una delle creazioni di Ineke Otte, presto in mostra presso nhow hotelUna delle creazioni di Ineke Otte, presto in mostra all’hotel nhow

L’’hotel stesso ha garanzie riguardo l’ecosostenibilità: è stato il primo in Italia ad ottenere la certificazione ISO 50001 per l’efficienza energetica,ed ha la ISO 14001per rispetto ambientale: il 100% dell’energia interna, dalla lampada al forno al frigorifero viene prodotta da fonti rinnovabili certificate. Inoltre: l’80% delle lampade sono a LED e tutte le utenze idriche sono controllate con flussaggi; vige una ottica di monitoraggio di tutti i consumi da ben cinque anni e si è intrapreso un 5YPlan certificato da KPMG.

Michela Ongaretti