Una realizzazione di Floema e Re.Rurban Studio

Zona Santambrogio Design District 2016. Tutto il Fuorisalone intorno alla Basilica di S. Ambrogio

Zona Santambrogio Design District 2016. Tutto il Fuorisalone intorno alla Basilica

Fuorisalone 2016. Santambrogio Design District

L’area attorno a Santambrogio è la più antica di Milano, ora nuovissima come district dedicato al design nella fatidica settimana del Fuorisalone, quest’anno dal 12 al 17 aprile patrocinata da Comune e Regione.

Intorno alla splendida e unica Basilica si aggireranno molti visitatori, centinaia di migliaia in città, appassionati, turisti, professionisti e designer, rendendo la Design Week, secondo le parole del sindaco Pisapia, “una grande festa per tutti”.

Il logo Zonasantambrogio2016 di Re.Rurban

Il logo Zonasantambrogio2016 di Re.Rurban

 

La manifestazione costituita da una miriade di eventi, quello che porta ogni anno Milano al centro dell’attenzione internazionale, permette anche di accedere a luoghi non sempre aperti e nel caso di Santambrogio Design District di avvicinarsi a dei beni culturali per qualcuno sconosciuti, anche se non direttamente interessati alle esposizioni della Design Week. Il progetto di Re.Rurban intende valorizzare infatti il quartiere promuovendo sia il design che i beni storico-artistici e le attività del terzo settore.

Si può passare così dall’antichità della Basilica al Cenacolo di Leonardo in S. Maria delle Grazie, dalla Triennale ai numerosi musei della zona, dalla Vigna di Leonardo al Museo della Scienza e della Tecnologia, dagli affreschi di S. Maurizio al Monastero Maggiore alla moderna contemporaneità della Milano Design Week, visitando esposizioni, partecipando ad eventi o seguire itinerari turistici studiati ad hoc per scoprire i misteri dell’antichissima area urbana.

Una realizzazione di Floema e Re.Rurban Studio

Una realizzazione di Floema e Re.Rurban Studio

Segnalo anche che partner per l’ospitalità dell’edizione 2016 del Salone del Mobile sarà l’ormai celeberrimo Airbnb. Secondo le parole del country manager italiano Matteo Stifanelli l’augurio è che la formula di soggiorno proposta “possa convincere i visitatori a soggiornare un maggior numero di notti”.

Vi presento con entusiasmo il palinsesto degli eventi Fuorisalone della Zona Santambrogio, che coinvolge diversi spazi già attivi sul territorio, come enti di rilievo culturale come la Fondazione Castiglioni e quella dedicata a Franco Albini (che fanno parte anche di Storie Milanesi, circuito delle Case Museo di Milano).

La stanza dei tecnigrafi presso la Fondazione Castiglioni

La stanza dei tecnigrafi presso la Fondazione Castiglioni

 

Si parte subito, e si parte di qualche giorno in anticipo sul Salone vero e proprio, con l’esposizione internazionale della Triennale di Milano “Design after Design”, un ritorno dopo vent’anni di assenza.

Sempre in viale Alemagna troviamo la mostra “Stanze. Altre filosofie dell’abitare”: 11 installazioni che interpretano il futuro dell’interior design attraverso lo sguardo di altrettanti architetti e designer a cura di Beppe Finessi. Entrambe le mostre proseguiranno poi fino al 12 settembre.

Altre due mostre correlate saranno: “W. Women in Italian Design” e “Anni Luce. Lumiere’s journey through 25 years of history”.

La Triennale durante la Design Week

La Triennale durante la Design Week

 

Per tutta la settimana l’head quarter sarà invia S. Vittore 49 dove troveremo DOUTDESign ad ospitare Next Design Innovation, esposizione di prototipi di design. Inoltre Eat Urban con 9 Food truck si prepara all’edizione della Milano Design Week 2016 nel giardino del palazzo: la selezione del migliore street food su ruote è presente nel ristorante open air.

Womade.org ha curato per ogni sera dopo le diciotto un evento speciale, che sia un semplice aperitivo, una performance artistica o musica dal vivo, l’intento è di comprendere altri ambiti creativi al di fuori del design e non ci sarà mai lo stesso scenario per ogni giornata.Lo sponsor sarà Birra Moretti.

Next Design Innovation

Next Design Innovation

 

Per i miei interessi legati all’ecosostenibilità e alla risposta creativa alle problematiche ambientali attendo con ansia l’apertura di viU – VISION OF YOU nell ’ex oratorio della Confraternita della Passione alla Basilica di S. Ambrogio. La mostra collettiva presenta designer e aziende impegnanti in tale ambito, riciclo e riuso tra le parole d’ordine insieme al rispetto per la natura e all’impiego di materiali naturali.

Nei chiostri da venerdì a domenica si chiamano a raccolta tutti gli amanti del verde con la mostra Flora e Decora dedicata all’arredo outdoor e al florivivaismo.

In via Telesio 13 c’è la Fondazione Franco Albini molto attiva durante la design week: lo spazio prevede infatti visite guidate all’archivio storico con i suoi studi originali, un laboratorio per bambini dal titolo “C’era una volta il design, e persino lo spettacolo teatrale “Il coraggio del proprio tempo.

Presso la Fondazione Achille Castiglioni di piazza Castello faremo un emozionante balzo nel tempo a ritroso, perché l’esposizione “Dimensione Domestica riproponel’Ambiente di Soggiorno che Achille e Pier Giacomo Castiglioni avevano realizzato nel 1957, per la mostra Colori e forme della casa d’oggi a Villa Olmo.

Lo spazio di Rossana Orlandi nel 2015

Lo spazio di Rossana Orlandi nel 2015

In Via Matteo Bandello è visitabile lo Spazio Rossana Orlandi, considerato un luogo di culto che unisce il design vintage al contemporaneo, tappa sempre ricercata durante l’intensa Design Week.

Presso il Palazzo delle Stelline, sede dell’omonima Fondazione, interessante per la qualità della sue mostre nel panorama dell’arte contemporanea, si ospita una mostra di dipinti e sculture sulle gallerie milanesi nel ventennio successivo alla Prima Guerra Mondiale.

Palazzo Litta presenta Belgian Matters: il risultato dell’incontro professionale di tredici designer belgi con altrettante aziende. L’esposizione è frutto del team di creativi prevenienti da tre regioni del Belgio.

Le Officicne Saffi nell’omonima via esibiscono già dal 30 marzo il lavoro dell’artista Kati Tuominen Niittylä con la mostra di ceramiche Kuvia, la sua prima personale in Italia. Ospiterá inoltre una selezione di mobili di design finlandese, a cura di BeModern.

Le Mignon, tra i protagonisti dell'Eat Market di via S. Vittore, parcheggiato all'Arco della Pace

Le Mignon, tra i protagonisti dell’Eat Market di via S. Vittore, parcheggiato all’Arco della Pace

Infine Kitchen, concept store di via De Amicis dedicato alla cucina, mostra la sua passione attraverso diverse iniziative. Lunedì 12 si inaugura e dura tutta la settimana la mostra “ Punti di Vista” con le foto sul food di Ioris Premoli. Il 12 aprile ci sarà un evento speciale per sperimentare nuovi dessert e creare un dolce personalizzato con lo chef Danilo Angè, mercoledì 13 ci sarà l’aperitivo-incontro con Anastassia Khosizova, “When healthy food meets fashion and design”, giovedì 14 sarà invece la volta della class cooking di cucina nippo-brasiliana con lo chef Fabiano Goncalvecon. Venerdì 15 aprile c’è l’aperitivo che sempre spero di trovare..il Veggy Hour! Uno chef preparerà appetizer mentre Marco Orsini offrirà cocktail di frutta e verdura alcolici e analcolici con la dimostrazione della centrifuga Magimix. Sabato sarà dedicato allo shopping con sconti sui prodotti e utensili per la cucina, e sui corsi che si tengono in sede.

Particolare degli affreschi di S. Maurizio

Particolare degli affreschi di S. Maurizio

 

Per quanto riguarda le visite guidate il 13 aprile il tour “Ori e Tesori apre le porte della Basilica del Patrono alle 15,30, con il suggestivo mosaico fondo oro che ritrae il Dottore della Chiesa S. Ambrogio, le cui storie sono narrate sull’altare scintillante sempre in oro. Si prosegue con la visita della chiesa barocca S. Vittore al Corpo, e ai suoi mosaici.

Da giovedì a domenica la Casa degli Atellani apre al pubblico l’appartamento dell’architetto razionalista Piero Portaluppi, autore della splendida Villa Necchi Campiglio ora in custodia al Fai. Il ritrovo è nella stessa sede sabato, solo dalle 17 per la visita con guida “Milano è la vigna di Leonardo?. Un viaggio sulle tracce di Leonardo da Vinci da S. Maria delle Grazie alla Vigna e casa degli Atellani, con attenzione sulla corte rinascimentale di Ludovico Il Moro.

L’ultimo tour sarà domenica 17 aprile con Esplorando Zona SantAmbrogioalla scoperta dei principali monumenti storici della zona.

Sapete cos’è il moss? Venitelo a scoprire il 14 aprile per l’inaugurazione dello spazio MOSSMania in viale Col di Lana. E’ semplicemente e meravigliosamente lichene stabilizzato utilizzato oggi per la realizzazione di pareti decorative Mossmania è un nuovo brand di Floema, progettato da Re.Rurban Studio per prodotti di design realizzati con il moss.

Mossmania. Applicazione su un frigorifero Smeg

Mossmania. Applicazione su un frigorifero Smeg

 

Sempre giovedì, presso il nuovo showroom di arredamento Actual Spotti in Viale San Michele Del Carso, si potrà assistere ad uno showcooking organizzato da Electrolux con degustazione vini Cantine Cottini di Verona.

Domenica torniamo nel quartier generale di via San Vittore dove si saluterà la Milan Design Week 2016 con il design market di Eat Urban: in vendita i prodotti dei migliori hand-makers italiani.

Zona Santambrogio, inoltre, sostiene il Milano Design Award, giunto alla sua sesta edizione. Si tratta di un premio per i migliori allestimenti nelle date del Fuorisalone 2016, ed è un progetto condiviso del comitato Milano Fuorisalone da quest’anno.

Michela Ongaretti

Quaderni-Milanesi-di-Guido-Buganza-presso-la-galleria-Gli-Eroici-Furori

Michela Ongaretti incontra Guido Buganza agli Eroici Furori

Galleria Gli Eroici FuroriGalleria Gli Eroici Furori- Guido Buganza – Quaderni Milanesi

Guido Buganza Quaderni Milanesi alla Galleria Gli Eroici Furori a cura di Silvia Agliotti e patrocinata dal FAI (Fondo Ambiente Italiano).

Sabato pomeriggio sono stata a Gli Eroici Furori Arte Contemporanea  dove ho avuto modo di parlare con l’artista, prima che arrivassero numerosi visitatori a rivolgergli domande in occasione dell’apertura straordinaria per le giornate di Primavera del Fai.

Guido BuganzaGuido Buganza, La Stanza Blu

Durante il week end era possibile visitare beni non sempre aperti al pubblico come l’Albergo Diurno Venezia, luogo sotterraneo di grande fascino, e un tempo di grande utilità pubblica in città, legato alla mostra perché l’artista ha realizzato dipinti raffiguranti alcuni arredi ancora presenti presso l’Albergo dopo il restauro.

La gallerista e curatrice della mostra Silvia Agliotti ha associato il nome di Guido Buganza a quello del FAI,con una mossa intelligente e che ha dato buoni frutti in termini qualitativi e di risposta del pubblico. La delegazione FAI di Milano ha dato infatti il patrocinio all’esposizione e parte del ricavato delle opere vendute sarà devoluto a sostegno dei progetti di valorizzazione del Diurno Venezia e del patrimonio culturale d’Italia. Se quindi non lo avete ancora fatto consiglio vivamente la visita in via Melzo fino al 25 marzo.

Guido BuganzaGuido Buganza, Poltrona da Barbiere al Diurno

Guido Buganza ritrae un luogo attraverso i suoi particolari, la suapittura ad olio si sofferma su ciò che resta degli arredi dell’Albergo diurno destinato nei tempi andati a ristorarecon un bagno, una rasatura o una pedicure le membra stanche di cittadini o più spesso viaggiatori in transito a Milano, dove la toilette era un servizio pubblico inserito in un contesto elegante, progettato da un architetto di fama comePiero Portaluppi, lo stesso che ha realizzato la modernissima e lussuosavilla Necchi Campiglio, ora un vero e proprio museo, nell’area di Porta Venezia come il Diurno e come questo custodito, mantenuto e valorizzato dal FAI.

Mi domando se i suoi avventori si rendessero conto di stare all’interno di un gioiello architettonico dell’epoca, splendido esempio di Art Déco costruito tra il 1923 e il 1925 e raro esempio nel suo genere. Non sembra essere quello dello stile dell’edificio l’obiettivo dei “ritratti” di Buganza intento a ricercare piuttosto con le sue prospettive spiate, gli angoli nascosti e le sedie vuote il genius loci ancora vivente laggiù, sotto a Piazza Oberdan.

E lo spirito del luogo, fatto di intrecci di storie frammentarie, di presenze bisognose di una pausa dal trambusto della quotidianità o del viaggio aleggia sulle sedie del barbiere, sulle piastrelle, nelle tubature umide. Proprio di questaassenza/presenza umana mi ha parlato Buganza ragionando sullo stile di oggi e sul suo lavoro come scenografo di ieri.

Aveva iniziato come artista su tela, poi il diploma in Scenografia all’accademia di Brera lo porta dentro il mondo del teatro che lo impegna in moltissime realizzazioni per una carriera intensa di cui festeggia venticinque anni, e riapproda da pochi anni all’esclusiva dedizione di quello che definisce il grande amore che lo richiama a sé, la pittura.

Quaderni Milanesi Quaderni Milanesi di Guido Buganza, particolare di un dipinto

I soggetti che vediamo in mostra sono una logica conseguenza di questa scelta, quella del passaggio dalla scenografia alla disciplina che mi dice di farlo sentire “demiurgo di me stesso”,frutto di una riappropriazione di un linguaggio indipendente dalla visione scenica. Alcuni anni fa i suoi dipinti rappresentavano unicamente la figura umana, spesso attraverso particolari o ripresa da molto vicino: mi spiega che era come se volesse contrastare uno spaziointerpretato e vissuto come quello scenico, attorno a questi corpi. Come se temesse di affrontare un ambiente attorno alla figura in quanto non ancora emancipato ed evoluto dalla disciplina che lo ha impegnato per gran parte della sua esistenza. L’evoluzione era in corso, e risultati di questa ricerca costante li vediamo ne “I quaderni milanesicon la restituzione agli occhi di questo spazio attorno alla presenza umana, definita nella sua assenza, mediante gli oggetti per lei costruiti.

Non poteva essere diversamente per i lavori sull’Albergo Diurno, dovel’immaginario dell’osservatore si sviluppa su ciò che si avverte e non si vede, dove lo stato di conservazione di oggetti nel loro abbandono lascia intuire la precisa e frequente funzione del loro uso originario , dove il silenzioso e riflessivo fissarsi dell’immagine richiama i suoni dell’ attività quotidiana. Sono frammenti di un declino che richiama in vita una storia, molte storie, che ripopola di persone attraverso la visione degli strumenti di cui si servivano.

Scorrendo la sua biografia rimango colpita da due nomi tra i numerosi, come i premi nobel Dario Fo ed Harold Pinter per il teatro, due personaggi nel mondo della cultura che sono anche tappe della mia storia formativa e professionale.

Abergo Diurno VeneziaUn interno dell’ Abergo Diurno Venezia dipinto da Guido Buganza

Il primo è quello diEmilio Tadini, figura senza la quale questo articolo non potrebbe essere letto perché non esisterebbe ilmagazine creato dal figlioFrancesco Tadini – Milano Arte Expo – come non esisterebbe lacasa Museo e spazio d’arte Spazio Tadini sorto sullo studio dell’intellettuale, dove si è concretizzata per me la proposta di collaborazione più di un anno fa. Guido Buganza ha lavorato come scenografo per lo spettacoloLa Tempestatratto dal romanzo di Tadini nella stagione del Teatro Franco Parenti 1993/94, poi è stato suo assistente per Il Barbiere di Siviglia sempre al Parenti quando Tadini ideò eccezionalmente l’allestimento, scene e costumi dello spettacolo di Giovanni Paisiello per la regia di  Andrée Ruth Shammah. 

Ma l’attivissimo Spazio Tadini stesso è stato interessato ad una proposta partita direttamente da Buganza che aveva portato nella location di via Jommelli 24 gli spettacoli-performance “Quadrat-4 Sorelle” e “Quadrat-Gulliver” dell’artista uruguaiano Armando Bergallo. Si trattava di una piattaforma multimediale che fondeva musica, video, danza, recitazione, action painting,parte del percorso di ricerca del contrabbandista Nicola Arata conosciuto da Buganza durante la Biennale di Venezia nel 2008.

Mi racconta di come fosse stato coinvolto nel favoloso mondo artistico di Bergallo, nella sua colonia artistica vicino a Bergerac in Francia formata da artisti, musicisti, danzatori e attori, che ogni anno realizza un piccolo festival di musica e pittura. Capisco come deve essere stata un’esperienza di immersione d’arte generosa, forse utopica, ma che fortunatamente è riuscita a fare arrivare in Italia un poco di quella polvere di magia.. peccato non esser stata presente a Spazio Tadini nel 2009.

Una rara immagine dello spettacolo Quadrat di Armando Bergallo, in scena a Spazio Tadini nel 2009Una rara immagine dello spettacolo Quadrat di Armando Bergallo, in scena a Spazio Tadini nel 2009

Il secondo nome è quello di Peter Greenaway, importante per me perché è stato soggetto della mia tesi di laurea, per cui Guido Buganza lavora nel 2007 a “Peopling The Palace” presso la restaurata Venaria Reale come scenografo e pittore.

Greenaway mi era già balzato in mente quando ho parlato alla rievocazione delgenius loci di Buganza, presente anche nei film dell’inglese, spesso metaforizzato da un personaggio enigmatico o beffardo. Ho collegato anche l’opera dei due nel differente approccio al pensiero della vita in un luogo splendido ma ormai abbandonato. Buganza affronta l’assenza come aggirandosi nell’intimità del singolo umano per dichiararne il passaggio, nei “Quaderni Milanesi”, mentre il regista ricostruì la vita di corte per filo e per segno, ricreò un’immaginaria e generosa schiera di rumorose presenze, con tutta la sua ridondante gerarchia tra servitori, cuochi e dame, nell’installazione multimediale.

Guido BuganzaGuido Buganza – installazione Peopling the Palace di Peter Greenaway, il pavimento in cuoio è stato realizzato da Buganza in veste di scenografo

Fu in una parola più “teatrale” nel senso della spettacolarizzazione delle azioni, e corale rispetto al lavoro per il Diurno, ma la logica della finzione ha coinvolto più del previsto Buganza che mi ha raccontato di esser stato ingaggiato inizialmente per contribuire alla scenografia, e di essere stato poi notato dallo stesso Greenaway che gli chiese di dipingere. Ho chiesto in che modo, dato che non ricordo interventi pittorici nella video installazione: l’artista ha colmato le “lacune” delle riprese ai ritratti di corte reali della reggia, ritraendo attori come se fossero i personaggi storici mancanti.

Quando vidi al tempo l’opera non me ne ero accorta..così il gioco dell’artificio edella beffa della ricostruzione ha funzionato in pieno stile Greenaway e Buganza ha dato prova della sua capacità tecnica come pittore, ciò che ancora oggi rientra nel suo lavoro come caposaldo.

Di questo mi aveva parlato quando volevo conoscere il legame con la sua iniziale attività di incisore: una disciplina che presuppone la “priorità tecnica” e che ha “innestato il suo DNA” nella pittura, così che con la padronanza di uno stile, aumenta il “grado di fiducia nelle proprie possibilità” e la realizzazione di un soggetto nasce e cresce agevolmente, procedendo subito come “divertimento”, rivelando la personalità dell’autore aggiungo io.

Termino ricordando che questa sensibilità intimista e tecnica ha attirato negli anni l’attenzione di critici e uomini di cultura del calibro di Aldo Busi, Vittorio Sgarbi, Nicola Gardini e Mario De Micheli.

Cosa ha lasciato Quaderni Milanesi in me: l’immersione nell’atmosfera dell’assenza rivelatrice attraverso il colore ad olio, e il respiro del teatro in pittura.

Michela Ongaretti

 

Piazza Affari durante il Fuorisalone2015, ph. Ilaria Paoloni

Eventi speciali Fuorisalone 2016: Design Pride in Piazza Affari e nelle 5vie con Disaronno e Seletti

Eventi speciali Fuorisalone 2016: Design Pride in Piazza Affari  e nelle 5vie con Disaronno e Seletti

Milano Design Week 2016: Design Pride da Piazza Affari al distretto 5VIE.

Si annuncia movimento nella notte del 13 aprile: in piazza Affari Disaronno organizza un party di lancio della sua freschissima collaborazione con Studio Job, mentre nel limitrofo distretto delle 5VIE Selettie altri festeggiano il momento con la prima parade dedicata al design, con carri, musica e balli, come un carnevale multicolore di Venezia o di Rio.

Una composizione irriverente con il famoso dito medio di Cattelan

Una composizione irriverente con il famoso dito medio di Cattelan

 

Per Seletti è ancora una volta occasione per mostrarsi nella sua fiera identità di brand ironico e irriverente. Dopo avere caratterizzato Piazza Affari per due anni fino a renderla una sorta di Luna Park con autoscontri, togliendo l’aura seriosa al luogo già preso di mira da Cattelan, legato al marchio con una linea di prodotti in collaborazione con Toilet Paper,per il Salone del Mobile 2016è festa fuori dalle consuetudini, è parade pop e coinvolgente, rumorosa e allegra con carri balli e musica, è il Carnevale del Design con il primo DESIGN PRIDE.

Piazza Affari durante il Fuorisalone2015, ph. Ilaria Paoloni

Piazza Affari durante il Fuorisalone2015, ph. Ilaria Paoloni

Dalle 19,30 il folle corteo attraverserà il distretto delle 5VIE per concludersi in piazza Affari e dare inizio al un party celebrativo aperto al pubblico organizzato da Disaronno per presentare il lancio della jar da collezione, studiata per la celebre azienda dell’Amaretto dal noto team di designer Studio Job.

Insieme a Seletti e Disaronno troveremo Gufram, altro marchio pop e iconico, con il dissacrante magazine fatto solo di immagini e humor nero Toiletpaperdegli artisti Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari. Cattelan in particolare è legato doppiamente all’iniziativa per la collaborazione con Seletti e per il suointervento sprezzante con la scultura in Piazza Affari che milanesi e turisti non possono non notare, quel “dito medio” che proprio Seletti ha trasformato insouvenir riproducendo la scultura in versione miniatura, carillon e boule de neige.

La jar da collezione Disaronno per l'edizione2015 in Piazza Affari copia

La jar da collezione Disaronno per l’edizione2015 in Piazza Affari copia

 

Anche Disaronno è ormai di casa in Piazza Affari, da ormai tre anni presente per la Design Week, quest’anno dopo la parata tutto il pubblico è invitato a partecipare all’evento dove si potrà sorseggiare un Disaronno Sour fino a tardi.

Disaronno è particolarmente orgoglioso, secondo le parole delGlobal Communication Director Paolo Dalla Mora, di celebrare la nuova creazione conil non plus ultra del design internazionale, Studio Job, che ha disegnato per noi un’ imperdibile jar da collezione trasformandola in unvero e proprio oggetto di culto”.

Il lunapark Seletti con Toiletpaper, evento in piazza Affari lo scorso anno, ph. Ilaria Paoloni

Stefano Seletti, l’art director del brand ha invece commentato l’iniziativa ribadendo la voglia di coinvolgere tutti, giovani, anziani, bambini, per avvicinare maggiormente le aziende e i designer alle persone; con la gioia del proprio PRIDE si festeggiare la libertà di poter sperimentare e di esprimere proprie idee anche a qualcuno paiono folli, insomma un inno alla diversità nella creatività e all’indipendenza di pensiero.

Seletti Design Pride

Il Comune di Milano ha dato il patrocinio a Design Pride inserita all’interno della manifestazione più grande “5 VIE art + design: l’area tra S.Ambrogio e il Duomo, dalla Pinacoteca Ambrosiana all’Università Cattolica più precisamente, è la più antica e ricca di storia; racchiude un grande fermento in attività commerciali e creative, nascoste dalla struttura a ragnatela delle vie medievali. Grazie alla nascita dell’associazione culturale e no-profit 5 VIE Art + Designnegli ultimi anni si è potuta trasformare in un vero e proprio distretto culturale, che vuole rilanciare il centro storico attraverso lo sviluppo in eventi e progetti deitre valori chiave Storia, Cultura, Innovazione, sostenuta anche da Fondazione Cariplo e attiva in particolar modo quando la città si anima di manifestazioni internazionali come il Salone del Mobile.

Distretto 5VIE e Piazza Affari mercoledì 13 aprile 2016, dalle ore 19.30 alle 24.00

Michela Ongaretti

 

Particolare della cucitura a zig-zag sul cuoio di 1085 edition

Anteprima Salone del Mobile 2016: Made in Italy elegante e sostenibile con Bartoli Design, Segis e Kristalia

Anteprima Salone del Mobile 2016: Made in Italy elegante e sostenibile con Bartoli  Design, Segis e Kristalia

Bartoli Design, Segis e Kristalia al Salone del Mobile 2016.

Abbiamo già parlato di Bartoli Design in occasione della mostra “Ritratti, Riflessi” presso Leo Galleries, ora è arrivato il momento di segnalare la suapresenza al Salone del Mobile con due prodotti in anteprima: la seduta Iceland, il tavolo Maki, progettati rispettivamente per Segis e Kristalia, azienda che presenta anche la sedia 1085 edition, già in produzione, sempre in collaborazione con lo studio.

Una famiglia di architetti forma Bartoli Design

Una famiglia di architetti forma Bartoli Design

 

Iceland, la panca con schienali progettata per Segis, prende il nome dagli schienali imbottiti con le loro diversificate forme trapezoidali, sembrano infatti iceberg galleggianti sulla superficie marina, mentre emergono dall’ampio piano orizzontale della seduta bifacciale in rifrangente alluminio.

BartoliDesign-Iceland, panca, Bartoli design per Segis

BartoliDesign-Iceland, panca, Bartoli design per Segis

 

Il tavolo Maki per Kristalia è caratterizzato da una struttura a portale, in alluminio, dotata di un raccordo curvo che fonde la sezione ovale delle gambe alla geometria essenziale del traverso. Il top è sottile e disponibile in numerose finiture. Il modello Maki si presenta in versioni sia fisse che allungabili.

Maki, tavolo di Kristalia disegnato da Bartoli Design

Maki, tavolo di Kristalia disegnato da Bartoli Design

 

Una menzione speciale va data a 1085 Edition chair, prodotta nel 2015 e già esposta al Salone, riproposta quest’anno come esempio raffinatissimo di unione tra design innovativo e perizia tradizionale artigiana. La firma di Bartoli Design si è per l’occasione unita a quello della conceria Presot: la sedia è in cuoio naturale con cuciture a vista e tiranti su un’anima d’acciaio, le gambe si presentano invece in legno di rovere.

Il tempo diventa un valore aggiunto perché il cuoio è di per sé un materiale che tenderà in futuro a modificare il suo aspetto, la texture e il colore, rendendo il prodotto vivo pur nel mantenimento della sua funzionalità, in più esso è qui impiegato al naturale senza verniciatura.

1085 edition, Bartoli Design per Kristalia, fronte e retro

1085 edition, Bartoli Design per Kristalia, fronte e retro

 

E il tempo mantiene la sua presenza nel senso della continuità nella tradizione, nella lunga storia della Conceria Presot che produce sin dal 1933 le suole per calzature dei marchi più prestigiosi, e che ha saputo mantenere la sua autenticità con l’adeguamento alle nuove tecnologie. L’aspetto di 1085 edition omaggia quindi questa storia attraverso la citazione all’estetica dell’alta moda con le sue cuciture a vista, e al tessile nella nautica nell’impiego del meccanismo dei tiranti. Inoltre la lavorazione artigianale di alto livello rappresenta ciò che continua a rendere unico il patrimonio made in Italy, insieme ai processi produttivi che rispettano principi di ecosostenibilità.

1085 Edition chair diventa incontro di tre talenti complementari: il coraggioso spirito di esplorazione di un imprenditore, la creatività impiegata per la funzionalità dello studio di design, e la competenza antica dell’artigianato più raffinato.

Particolare della cucitura a zig-zag sul cuoio di 1085 edition, Bartoli per Kristalia

Particolare della cucitura a zig-zag sul cuoio di 1085 edition, Bartoli per Kristalia

 

Secondo le parole dei progettisti la sfida di Kristalia sta nell’utilizzo di un materiale mai usato in precedenza nell’arredamento, il cuoio a forte spessore di Presot, sette millimetri contro i tre usati di solito per le sedute con le conseguenti difficoltà aggiuntive, lo stesso delle calzature di alta gamma, e che formò gli scarponi con cui il team di Ardito Desio scalò il K2.

La sedia è realizzata con untelaio in acciaio sul quale sono fissate le quattro gambe, mentre ilmanto in cuoio è mantenuto in tensione attraverso due tiranti in acciaio inox. Alla seduta vera e propria e allo schienale occorreva una sellatura e dato l’alto spessore e la conseguente resistenza, Bartoli 7ha proposto di stampare a caldo i due lati del cuoio dando un’impronta concava al centro e curva sui fianchi. Dopo diverse prove tecniche si sceglie di cucire insieme seduta e schienale con un punto a zig zag, che consente di accostare e non sovrapporre gli spessori in cuoio.

1085 edition, un disegno originale per il progetto, Bartoli Design per Kristalia

1085 edition, un disegno originale per il progetto, Bartoli Design per Kristalia

 

I tiranti nautici hanno poi risolto il problema dell’apertura delle due ali sotto schienale e sedile, con la loro forza e la possibilità di ripristinare la giusta tensione nel tempo. La realizzazione del prototipo ha richiesto più di due anni di lavoro per il cuoio che si è rivelato difficile da domare.

Ne ho parlato maggiormente perché trovo che abbia un’identità molto contemporanea nella schiettezza con cui dichiara la leggibilità di tre materiali o elementi: il telaio metallico che innesta sul fianco delle gambe con evidenza, e il telo in cuoio.

Mi Longue di Segis, design Roberto Romanello

Mi Longue di Segis, design Roberto Romanello

Michela Ongaretti

Un gioiello della serie Non finito, design Danesi Atelier

Fuorisalone 2016: Danesi Atelier e il design di gioielli per Sarpi Bridge Oriental Design Week

Fuorisalone 2016: Danesi Atelier e il design di gioielli per Sarpi Bridge Oriental Design Week

Oriental Design Week, Sarpi Bridge-Fuorisalone2016 con i gioielli di Danesi Atelier.

Come tutte le edizioni della Design Week – non è dedicato solo a mobili, lampade e complementi d’arredo, ma coinvolge tutte le creatività legate al design, al progetto e alla sua produzione. Tra questi talenti ho notato il lavoro di Danesi Atelier, un team di sorelle che hanno fatto della passione per il gioiello una realtà imprenditoriale e creativa.

Un gioiello della serie Non finito, design Danesi Atelier

Un gioiello della serie Non finito, design Danesi Atelier

L’azienda concentrata nella realizzazione di gioielli d’arte prodotti in edizione limitata ha fatto parte della Milano Design Week lo scorso anno con il progetto internazionale 902 (TIME-the necklace collection) promosso da Sarpi Bridge Oriental nella centralissima via delle Asole. L’intento di riunire sotto lo stesso tetto diverse aziende, designer o brand italiani e cinesi, per mostrare il risultato della loro collaborazione, e in questo caso Danesi Atelier e lo studioJimu Design si sono coadiuvati vicendevolmente.

Anche per il 2016 MDW, ha inserito nella ricca esposizione i gioielli unici di Silvia e Laura Danesi, potrete quindi assaporare dal vivo l’esito della lunga ricerca su forma e materiali di chi è approdato all’oreficeria dopo un percorso in ambito artistico-performativo.

Una delle due designer a Macao in Cina

Una delle due designer a Macao in Cina

 

Le creazioni sono molto diverse tra loro nella necessità di una ricerca polimaterica, e attingono sia alla tradizione orafa che all’arte contemporanea.

E’ dal 2003 che Danesi Atelier coadiuva il lavoro di diversi artisti provenienti dal campo della musica e della danza. L’idea fondante è sempre stata quella di realizzare opere non solo da esporre o installare nell’ambiente, ma da fare vivere sulla pelle, intimamente vicine alla personalità di chi le indossa. Erano progetti per abiti-scultura principalmente in metallo e cuoio, da mettere in mostra sole ma pronte a prendere vita insieme alle sembianze umane.

Un pezzo unico della serie Non Finito, design Danesi Atelier

Un pezzo unico della serie Non Finito, design Danesi Atelier

 

Partendo da queste idee un periodo è interessato a produzioni video dove le arti performative si fondono in performances multimediali cresciute sotto l’ideale dell’opera d’arte totale, attenta alla contaminazione costante.

Da questa visione inizia il lavoro sulla gioielleria, superando l’idea di design industriale per puntare al pezzo d’arte in edizione limitata, dal pezzo unico fino al massimo di 100 riproduzioni per modello corredato ciascuno di documento di certificazione, e si progettano e realizzano anche linee in esclusiva per i clienti più esigenti.

L’ispirazione viene dalla storia del’arte dall’antichità al novecento: forme scolpite sulla cera che diventa gioiello con una grafia di un carattere personale, impressa sulla superficie attraverso incisioni, scalfiture o fiammeggiature. E’ un concept che lega la polimatericità al gesto nella sua unicità, che infine affida la finitura dei pezzi ai grandi maestri artigiani torinesi come ceramisti, orafi e pellettieri.

Allestimento presso la manifestazione a Macao

Allestimento presso la manifestazione a Macao

 

La collezione Shapes si ispira agli elementi naturali, in particolare alla vegetazione, dalla grafia contemporanea delle cortecce alla forma tortuosa e sinuosa delle radici dalla rievocazione primitiva.

Si divide in due serie: Non Finito e Sintesi.

Non Finito comprende gioielli soprattutto in bronzo, il materiale per eccellenza della scultura, che rimanda alla poetica del suo indimenticabile interprete, Michelangelo. Il non finito anche qui esprime la condizione tormentata dello spirito che lotta con la materia, nella sua manifestazione. E’ il fuoco primitivo sul metallo nella fusione grezza associata alla finitura precisa.

Non Finito, Danesi Atelier

Non Finito, Danesi Atelier

 

Il fuoco è evocato dal mantenimento dei colori della fusione mentre vediamo una finitura lucida o diamantata come guizzi di luce solo su alcune parti. I prototipi sono scolpiti direttamente sulla cera, dando un’impronta emotiva unica attraverso la scalfitura o fiammeggiatura, segno che si riproduce poi sulle fusioni.

La serie Sintesi invece stilizza le forme naturali, come ben esprime il nome. Si caratterizza per parure studiate sull’equilibrio della composizione. la realizzazione del prototipo sempre su cera modella e definisce con cura ogni linea curva, spessore o spigolosità

Il numero 902 è il nome del progetto e del brand creato da Sarpi Bridge nel 2015.

Analizzando le sue cifre capiamo la sua filosofia: “9 è gestazione, nascita di un progetto”, 0 è nulla, “dal nulla” , 2 è opposti, “grazie ai due opposti, Oriente ed Occidente”. Inoltre il numero romano corrispondente CMII contiene le iniziali del nome estesoChina & Made In Italy, perché si vuole indicare come dal legame del Made in Italy con la Cina possa rinascere il made in Italy.

Ad essere coinvolte certo sono solo eccellenze dei due paesi, per creare opportunità economiche e di scambio, creando oggetti di design e capi unici per qualità sotto il segno della collaborazione.

Un gioiello della linea Harmony, Danesi Atelier

Un gioiello della linea Harmony, Danesi Atelier

 

Danesi Atelier con Jimu Design della designer Yiping Zeng ha dato alla luce la collezione TIME- the necklace collection. Insieme per creare, partendo da punti di vista e modalità operative diverse, sotto il segno di due culture millenarie, una sfida e un dialogo aperto nella comprensione per la scelta stilistica o per l’utilizzo di una tecnica che è diventata una risposta concreta nella realizzazione di un oggetto culturale; esso è nato da due menti creative che pur restando fedeli alla propria concezione del manufatto,hanno unificato le personalità e le culture.

La collezione Fusione infine riedita in forma artistica le materie prime più preziose provenienti dalla Terra. Sono gioielli in metalli preziosi e pietra su base di ceramica, con disegni originali e realizzate dalle sapienti mani di artigiani de Il Sigillo d’Oro. Ci sono alcuni modelli prodotti in serie ma la lavorazione è per ogni pezzo curata nei dettagli in ogni fase della creazione, tale da rendere unico il risultato del prezioso decoro.

Michela Ongaretti

particolare di Obelisco, Carlini

MILAN DESIGN WEEK 2016. Un obelisco contemporaneo all’ingresso del Super Design Show

MILAN DESIGN WEEK 2016. L’obelisco contemporaneo di Maria Cristina Carlini all’ingresso del Super Design Show

Design Week 2016:  La scultura monumentale di Maria Cristina Carlini al Superstudio Più per il SuperDesign Show.

E’ giunta in redazione la notizia di un evento speciale che interesserà via Tortona, forse la zona più densa di eventi Fuorisalone a Milano. In quel contesto il SuperDesign Show di Superstudio Più avrà un ospite d’onore ad accogliere i visitatori, l’opera di Maria Cristina Carlini, per la prima volta esposta al pubblico dal 12 al 17 aprile.

Obelisco visto da vicino, foto di Mimmo Capurso

Obelisco visto da vicino, foto di Mimmo Capurso

 

L’Obelisco è stato realizzato alla fine dello scorso anno ed è impossibile non notarlo fin dall’ingresso, con il potente slancio verticale di oltre quattro metri, come se dalla terra lambisse il cielo. Una scultura monumentale che darà veste scenografica all’evento creativo più celebre e popolare dell’anno come la Design Week al 27 di via Tortona.

SuperdesignShow logo

SuperdesignShow logo

 

Si compone di un involucro in acciaio corten a proteggere l’anima in legno di recupero forato in alcuni punti: questi elementi testimoniano la ricerca accurata dei e sui materiali di tutto il percorso artistico della scultrice. Qui il legno è stato scelto in rappresentanza di un’idea del passato, materiale principe di manufatti antichissimi reperibile da sempre in natura senza grandi lavorazioni per renderlo utilizzabile, mentre l’acciaio corten si inserisce nel tempo presente proprio in virtù della necessità di una tecnologia che lo renda adattabile ad esigenze industriali o costruttive, e nella sua recente rivalutazione estetica oltre che igienica.

Obelisco di Maria Cristina Carlini presto visibile al Superstudio di via Tortona, foto di Mimmo Capurso

Obelisco di Maria Cristina Carlini presto visibile al Superstudio di via Tortona, foto di Mimmo Capurso

Questi materiali di differente sostanza e apparenza sono accostati per simboleggiare l’unione tra culture diverse, mostrando la possibilità di una convivenza pacifica e necessaria alla bellezza del mondo. Infatti i fori nelle imponenti travi richiamano il ricamo che solo le diverse componenti culturalidel mondo possono tessere, essi creano una trama,una rete in cui ognuna è coinvolta come elemento unico e insostituibile.

Ci si potrà avvicinare alla solida base, con la sua forma esagonale ancora la scultura al terreno ed evidenzia la tensione verso l’alto, come un albero dalle radici sicure che cresce con i suoi rami per diventare sempre più grande in futuro. Ha un valore quindi propiziatorio e fiducioso di un’evoluzione positiva della società.

Particolare dei materiali di Obelisco, foto di Mimmo Capurso

Particolare dei materiali di Obelisco, foto di Mimmo Capurso

 

Obelisco rappresenta inoltre i due aspetti principali del fare arte di Maria Cristina Carlini: lo stile essenziale e l’idea del movimento nelle forme in armonico equilibrio, e l’ispirazione sia artistica che morale alla Natura, fonte inesauribile di modelli.

Dalla Natura dipende infatti l’equilibrio della vita sul nostro pianeta, e dal nostro comportamento dipende la sua sopravvivenza. Nelle opere dell’artista irimandi agli elementi naturali sono numerosi, ed essi dialogano tra loro, all’interno di uno stesso lavoro, e con l’ambiente espositivo che li accoglie.

Lo slancio verticale di Obelisco, artista Maria Carlini, foto Mimmo Capurso

Lo slancio verticale di Obelisco, artista Maria Carlini, foto Mimmo Capurso

 

Per Obelisco esempio morale è infatti l’albero, nel suo crescere se adattato al terreno circostante ed ad esso fa riferimento la struttura verticale della scultura.

L’attività della scultrice inizia a Palo Alto in California dove inizia a lavorare il grès, per poi allargare la pratica artistica a diversi materiali come il ferro, l’acciaio corten, il legno e la resina.

A parte le mostre personali e collettive in diverse sedi pubbliche e private, nazionali e internazionali, le sue sculture monumentali si trovano in collezioni permanenti in Europa, America e Asia. Tra le più recenti citiamo La nuova città che sale per Expo 2015 presentata da Philippe Daverio.

Maria Cristina Carlini, opera monumentale La città che sale, per Expo2015

Maria Cristina Carlini, opera monumentale La città che sale, per Expo2015

 

In Italia abbiamo avuto numerose pubblicazioni sull’artista, per cui ricordiamo lecase editrici Mudima e Skira, e influenti critici hanno scritto di lei: Luciano Caramel, Claudio Cerritelli, Martina Corgnati, Gillo Dorfles, Carlo Franza, Flaminio Gualdoni, Yakouba Konaté, Elena Pontiggia.

Michela Ongaretti

Il Wasabi utilizzato per la realizzazione di packaging

Anticipazioni Fuorisalone2016: Materials Village, hub di Material ConneXion al Superstudio Più

Anticipazioni Fuorisalone2016: Materials Village, hub di Material ConneXion al Superstudio  Più

Milano Design Week 2016: Materials Village, hub di Material ConneXion a Superstudio Più, via Tortona 27.

La settimana del design  prevede un’iniziativa speciale che occuperà tutta la zona outdoor del Superstudio Più e due aree adiacenti durante il Fuorisalone. Parliamo di Materials Village 2016, format dedicato ai materiali, alle nuove tecnologie e alla sostenibilità, alla sua terza edizione dopo aver riscontrato grande successo nelle precedenti. E’ davvero un villaggio formato da diverse “casette”, ciascuna contenente un’esposizione su un progetto innovativo per il mondo dei processi produttivi e dei suoi materiali.

Materials Village 2016

Materials Village 2016

Materials Village è considerato l’hub di Material ConneXion, il maggiore centro internazionale di ricerca e consulenza su ciò che sta alla base del futuro, potenziale ecodesign: i materiali innovativi e sostenibili allo stesso tempo. E’ grazie a ciò che costituisce fisicamente un oggetto funzionale che un progetto può dirsi durevole, ed è la ricerca su queste “fondamenta” oggi più che mai indispensabile, perché il rispetto dell’ambiente non sia un semplice slogan ma una possibilità reale di produrre eccellenza sull’utilità e non soltanto sull’estetica, qualcosa che sia green da dentro e non solo in superficie.

Materials Village, l'edizione passata

Materials Village, l’edizione passata

 

Material ConneXion ha sedi a New York, Tokyo, Bangkok, Daegu, Skövde, Bilbao, Copenaghen e Hong Kong. La divisione italiana è nata nel 2002 e ha sede a Milano dove svolge attività di consulenza, promozione e formazione per ogni tipo di realtà produttiva e progettuale. Inoltre ospita un’archivio, una library fisica di oltre 4000 materiali, di cui ne tiene in esposizione circa 2500.

In occasione del Fuorisalone 2016, l’edizione accresciuta ed arricchita rispetto alle scorse sarà anche occasione per presentare le ultime novità di questa utilissima materioteca.

 

La Library di Milano

La Library di Milano

 

Le aziende coinvolte sono pure numerose, oltre trenta tra cui 3M, Beko, Christian Fischbacher, Elits, Gemanco Design, IPM Italia, Merck, Novacolor, Oltremateria, XL EXTRALIGHT, Tileskin. Sono realtà di prestigio internazionale nel settore, che testimoniano gli svariati campi d’applicazione di questi materiali: il tessile, per noi italiani fondamentale data l’importanza mondiale della moda made in Italy, la ceramica, l’architettura, l’interior e furniture design, l’elettrodomestico che ha un ruolo determinante nell’attenzione alla sostenibilità ambientale, il packaging che è protagonista dei consumi quotidiani, l’illuminazione sempre alla ricerca di nuove soluzioni ed effetti, restando nel consumo limitato dell’energia, fino alle finiture.

Il design per il packaging sostenibile

Il design per il packaging sostenibile

 

Segnalo un’installazione speciale di 3M, frutto del connubio creativo tra Design 3M e Stefano Boeri: esempio della perfetta interazione con rilevante esito sostenibile tra architettura, tecnologie dei materiali e scienza applicata.

Ma il programma è assai articolato e non si ferma all’esposizione. Tra i numerosi eventi che attireranno un numeroso pubblico, e non si limiteranno agli spazi di Superstudio, ricordo lo showcooking dello chef Alessandro Borghese; sarà presente in veste di testimonial dell’azienda Beko, leader nell’ambito degli elettrodomestici, e realizzerà dei piatti sul tema del Colore. I giorni interessati saranno il 2-13-15-16 Aprile dalle ore 17.00 alle 20.00, con lo show aperto a tutti i visitatori di Superstudio Più.

Material ConneXion Italia - Library viale Sarca 7

Material ConneXion Italia – Library viale Sarca 7

 

Ci sarà una serata su invito dedicata ai progettisti e agli studi di architettura, iniziativa speciale per coloro che vogliano incontrare designer e architetti, coloro che quotidianamente si trovano a confrontare le differenze qualitative dei materiali. Dalle ore 18 alle 21 di mercoledì 13 aprile.

Il Wasabi utilizzato per la realizzazione di packaging

Il Wasabi utilizzato per il packaging di alcuni prodotti

 

La libreria dello Spazio Ansaldo ospiterà invece un dibattito che verterà sulla tematica Architettura e Materia, tra naturale e artificiale”, con l’Architetto Stefano Boeri e Erick Quint, Chief Design Officer di 3M e altri architetti. Giovedì 14 aprile alle ore 17.00.

Michela Ongaretti