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Tecnologia per l’arte. Il Led TRI-R di Toshiba Materials per la Mostra sul Simbolismo a Palazzo Reale

Tecnologia per l’arte. Il Led TRI-R di Toshiba Materials per la Mostra sul Simbolismo a Palazzo Reale

DI MICHELA ONGARETTI

 Il LED TRI-R di Toshiba Materials a Palazzo Reale – testo di Michela Ongaretti.

Toshiba Materials ha lanciato sul mercato in collaborazione con TOL Studio il Led di nuova generazione TRI-R, utilizzato per l’illuminazione di alcuni capolavori della mostra “Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra”, a Milano presso Palazzo Reale fino al 5 giugno. L’esposizione è promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da 24 ORE Cultura e da Arthemisia GroupIl progetto illuminotecnico è a cura dell’architetto e lighting designer Francesco Murano e gli apparecchi illuminanti sono stati realizzati dall’azienda Rimani.

Ferdinand Hodler, L'eletto, 1893-94, in mostra a Palazzo Reale

Ferdinand Hodler, L’eletto, 1893-94, in mostra a Palazzo Reale

Può la tecnologia aiutare la creazione artistica e la sua fruizione, o anche semplicemente avvicinare alla visione originaria dell’artista per opere storicizzate? Nei primi due casi la risposta non può che essere si, a giudicare da due eventi ai quali ho assistito con entusiasmo quasi infantile. Nel terzo caso il led di Toshiba mi auguro sarà solo uno tra i vari esempi al servizio della diffusione e della conservazione dei beni mobili mondiali.

Franz Von Stuck,Il Peccato, 1893, tra i capolavori della mostra in corso a Palazzo Reale

Franz Von Stuck,Il Peccato, 1893, tra i capolavori della mostra in corso a Palazzo Reale

 

L’ultimo mio intervento critico è stato in occasione della mostra di Eleonora Prado Moleskine e i viaggi d’artista” dove l’artista ha mostrato l’utilizzo dello Smart Writing Set di Moleskine: esso favorisce il trasferimento in tempo reale dal disegno a mano libera sul supporto digitale, strumento indispensabile per fermare le impressioni di un creativo “in movimento”.

Sempre nel mese di Aprile la Design Week milanese ha visto a Palazzo Reale l’installazione Hyperplanes of Simultaneity di Fabio Giampietro, impensabile senza le nuove tecnologie con lo strumento Oculus Rift, una maschera dotata di uno speciale visore 3D originata dall’industria dei video game. Lo strumento visualizza l’elaborazione digitale di Alessio De Vecchi della pittura di Giampietro, caratterizzata da forzature prospettiche e la concomitanza di diversi punti di vista. Se da un lato questa tecnologia ha potuto coadiuvare l’opera artistica, nello stesso tempo la enfatizza trasformandola in esperienza pittorica “immersiva”, entrando nell’ambito della sua fruizione.

Il Peccato di Von Stuck prima e dopo l'illuminazione Toshiba Materials

Il Peccato di Von Stuck prima e dopo l’illuminazione Toshiba Materials

 

Fare arte non è da tutti, ma poterne godere può essere per molti. E restando dalla parte di chi guarda oggi è possibile farlo sempre meglio. Il lighting partner per la mostra sul Simbolismo Europeo, Toshiba Materials, ha avuto modo di dimostrare al pubblico l’illuminazione che avvicina la visione moderna a quella dei contemporanei degli artefici dei capolavori esposti.

Per la mostra curata da Fernando Mazzocca e Claudia Zevi in collaborazione con Michel Draguet, tra i dipinti più rappresentativi ne sono stati selezionati 5: L’Elu di Ferdinand Hodler, Il Peccato di Franz Von Stuck, Le vergini savie e le vergini stolte di Giulio Aristide Sartorio, La Giovinezza di Giorgio Kienerk e La primavera classica di Galileo Chini.
Galileo Ghini La Primavera classica, 1914, illuminata da TRI-R

Galileo Chini La Primavera classica, 1914, illuminata da TRI-R

 

La tecnologia brevettata di TRI-R si avvicina a quella dello spettro solare diminuendo la componente blu della sorgente luminosa: il risultato è una luce naturale sulle opere d’arte, senza alcun bagliore e simile a quella del momento del concepimento artistico, non altera i colori e rende con nitidezza i dettagli e la texture, inoltre premette in alcuni casi l’apprezzamento delle ricche cornici. L’obiettivo di avvicinarsi alla luce solare, più “confortevole” per ‘occhio umano si unisce alla vitale importanza in ambito museale per la fedeltà cromatica, il contrasto e la protezione delle opere dal calore emanato dalle fonti luminose. La sperimentazione giapponese è arrivata a questo mediante la rimozione di raggi ultravioletti dannosi e di raggi infrarossi ad alto calore radiante, con la combinazione di Led viola e la tecnologia brevettata da Toshiba Materials per il fosforo. I colori di un dipinto sono resi in modo naturale con la luce bianca generata da TRI-R.

Giorgio Kienerk, La Giovinezza, 1902

Giorgio Kienerk, La Giovinezza, 1902

 

Il presidente di Toshiba MaterialsKumpei Kobayashi ha confermato il suo interesse per l’arte con la sua presenza all’inaugurazione della mostra in Palazzo Reale, ma TRI-R è già stato protagonista in tal senso a Milano, per la Pinacoteca Ambrosiana ha interessato alcuni capolavori di Leonardo da Vinci, di Caravaggio e di Brueghel, e lo sarà sempre più in Europa nel percorso che lo porterà ad illuminare altre eccellenti realtà museali.

Prima e dopo TRI-R de La Giovinezza di Giorgio Kienerk

Prima e dopo TRI-R de La Giovinezza di Giorgio Kienerk

 

Il dirigente ha sottolineato il significativo aumento della “brillantezza cromatica in tutte le cinque tele illuminate con TRI-R, senza sgradevoli virate su alcune tonalità di colore dominanti. Questo grazie allo spettro continuo di TRI-R, senza i picchi né le assenze di colori specifici, come ad esempio la gradazione dell’azzurro tenue della veste degli angeli nell “L’eletto” di Ferdinand Hodler, e la splendida pala d’orata del “Le vergini savie e le vergini stolte” di Giulio Aristide Sartorio. Colpisce anche la vivacità multicolore, in particolare del viola, espressa nel “La Primavera classica” di Galileo Chini.”

Giulio Aristide Sartorio Le Vergini savie e le Vergini stolte, 1890-91, a Palazzo Reale

Giulio Aristide Sartorio Le Vergini savie e le Vergini stolte, 1890-91, a Palazzo Reale

 

Altri appuntamenti milanesi recenti per il Led di nuova generazione sono stati:Expo 2015, non poteva mancare nelristorante del padiglione giapponese, dove le caratteristiche di TRI-R hanno favorito l’attenzione alle cromie dei cibi e al benessere dell’ambiente, e ilSalone del Mobile 2015 con Euroluce.

In quell’occasione il progettista Ingo Maurer ha scelto questa tecnologia per la nuova versione a Led della famosa lampada Lucellino, dimostrando la sua opportuna applicazione nel mondo dell’industrial design.

La lampada da tavolo Luccellino, design Ingo Maurer

La lampada da tavolo Luccellino, design Ingo Maurer

 

Conferma dell’importanza di TRI-R è stata la sua presenza nel marzo 2016 alla fiera Light &Building di Francoforte, la principale per l’illuminotecnica in Europa.

Spostandoci invece verso il settore medicale, l’eccezionale visibilità e individuazione del colore hanno migliorato le condizioni nella sala operatoria.

Michela Ongaretti

taccuino eleonora prado

Moleskine e i viaggi d’artista, la visione disegnata da Eleonora Prado. Un percorso da scoprire allo Spazio Tadini

Moleskine e i viaggi d’artista, la visione disegnata da Eleonora Prado. Un percorso da scoprire allo Spazio Tadini

DI MICHELA ONGARETTI

Moleskine e viaggi d’artista di Eleonora Prado, a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise.

Quando un artista osserva il mondo dotato anche solo di penna e taccuino, è in grado di trasportare lo spettatore dall’altra parte del globo, senza muovere un dito. Io come osservatrice ho viaggiato attraverso i disegni di Eleonora Prado che ha scelto di muoversi in luoghi vicini e lontani accompagnata dai suoi preziosi taccuini, e voi sarete altrettanto fortunati se andrete a vedere la sua mostra “Moleskine e i viaggi d’artista” allestita nella sala grande di Spazio Tadini fino al 18 maggio.

Testi e immagini di Eleonora Prado

Testi e immagini di Eleonora Prado

 

Si possono visionare gli originali sui quaderni di Moleskine, gli stessi che utilizzò il più celebre dei suoi testimonial storici, Bruce Chatwin che considerava una perdita ben maggiore del proprio passaporto.

Alle pareti delle 36 splendide stampe giclée fine art autenticate, tratte dagli “scatti a china” selezionati dalla giovane artista.

Misterioso Vietnam allo Spazio Tadini, ph. Sofia Obracaj

Misterioso Vietnam allo Spazio Tadini, ph. Sofia Obracaj

 

Dai disegni non si è arrivati solo alle stampe, infatti sono presenti in mostra diverse sperimentazioni tecniche nate dallo stimolo della peregrinazione asiatica: dai timbri intagliati da Eleonora Prado a disposizione di tutti, al grande dipinto in bianco e nero raffigurante il groviglio di cavi che caratterizza diverse opere, alle parole che accompagnano sui taccuini i disegni originali.

La produzione spazia da una notte invernale nella città di Brescia, alla visita al Castello di Vezio per poi concentrarsi soprattutto sull’ultimo di due viaggi in Indocina, per la precisione in Vietnam. Un motivo in più per varcare la soglia di Spazio Tadini è l’occasione di osservare da vicino l’utilizzo del nuovissimo Smart Writing Set di Moleskine, l’innovazione che permette per la prima volta di trasferire il disegno su taccuino “in diretta” sul formato digitale, con l’ausilio di un’apposita penna .

La locandina della mostra nello Spazio tadini durante la mostra, ph. Sofia Obracaj

La locandina della mostra nello Spazio tadini durante la mostra, ph. Sofia Obracaj

 

Piccoli e grandi creativi potranno muoversi con un lieve peso come se avessero con sé una tavoletta grafica istantanea. Io l’ho provata il giorno dell’inaugurazione ma potrete farlo anche voi in alcune occasioni durante l’esposizione, con il supporto e l’entusiasmo di Eleonora Prado.

L'artista alle prese con lo Smart Writing Set

L’artista alle prese con lo Smart Writing Set

 

Nella cornice della casa museo Spazio Tadini – un tempo studio di Emilio Tadini – vedo l’esotico nel senso etimologico del termine. Tutto ciò che è fuori dal nostro vicino campo d’indagine. Come ho avuto già modo di osservare nel lavoro di Prado esiste in lei una vocazione alla meraviglia nelle piccole cose: nulla di sensazionale, nulla di spavaldamente scenografico bensì un gusto per la vita quotidiana, che cela lo straordinario nel suo rivelarsi mentre si attraversa uno spazio inconsueto, scoperto come vivido e personale nel momento in cui si manifesta, anzi in cui viene svelato dall’occhio in movimento.

Quattro stampe giclé da Moleskine ei viaggi d'artista, ph. Sofia Obracaj

Quattro stampe giclé da Moleskine ei viaggi d’artista, ph. Sofia Obracaj

 

La viaggiatrice incontra sul suo cammino delle apparizioni, siano essi giungle lussureggianti, volti o insediamenti umani, essi sono come personaggi con una storia densa, e si lascia ai dettagli il potere di raccontarla. Così si indugia su particolari descritti dal tratteggio veloce, e si lasciano scoperte, come non a fuoco, altre zone della stessa visuale: è ciò che colpisce il senso della sosta, tutto il resto fa parte dello stesso attimo ma è accessorio. In alcuni lavori si assiste al processo opposto, come per il ritratto femminile che emerge dal nero dello sfondo tra le lanterne di carta, si assiste alla lavorazione per negare la luce a ciò che sta a margine di un’emozione, donando il bianco ai veri protagonisti.

Un particolare del viaggio in Vietnam, ph Sofia Obracaj

Un particolare del viaggio in Vietnam, ph Sofia Obracaj

Un volto secondo la visione e il tratto di Eleonora Prado, ph Sofia Obracaj

Un volto secondo la visione e il tratto di Eleonora Prado, ph Sofia Obracaj

 

Un artista viaggia anche quando non si allontana dal proprio studio, la mente crea un luogo e lo esplora, lo espande nello spazio e nel tempo della visione, e noi continuiamo quel percorso nella fruizione di un opera, anche quando questa viene fissata sulla tela, o sulla carta. Qui il tragitto è lento nella rielaborazione di un vissuto reale o immaginario, è così sempre e lo è anche quando il viaggio intrapreso è concreto, perché i volti, i paesaggi o i monumenti, l’ingresso ad una città che l’artista incontra, entrano nella memoria visiva e all’istante sono catturati dal vortice emozionale, invischiato nella sua tecnica. Se talvolta un letterato contempla, il pittore o il disegnatore non può fermare in quell’istante ciò che sotto la sua matita o il suo pennello diventa altro da sé.

Visitatori per il vernissage accolti da Socrate dei Metaborg, ph. Sofia Obracaj

Visitatori per il vernissage accolti da Socrate dei Metaborg, ph. Sofia Obracaj

 

Io credo fortemente che oggi l’artista figurativo sia naturalmente e incoscientemente un surrealista, che crea immagini oltre la soglia della percezione comune. Il soggetto può essere rispettato, come fa Eleonora Prado che illustra le tappe dei suoi pellegrinaggi, ma prevale la poesia, prevale il mistero insito nel dato concreto, quella sensazione che ci può fare dubitare si tratti di qualcosa di realmente esistito. Non è mai accaduto nella realtà oggettuale perché è sublimato dalla storia personale e artistica di chi lo presenta i nostri occhi. Come è certo che non ci si bagna mai alla stessa acqua dello stesso fiume, così è sicuro che il medesimo scorcio non potrà esistere mai più come le ombre o i tratti incrociati lo stanno non descrivendo, non analizzando, ma reinventando, come un sogno ad occhi aperti i disegni su Moleskine di Elonora Prado.

Michela Ongaretti

lee broom

In van per la Milano del Fuorisalone: Lee Broom e il suo road-show con la collezione Optical

In van per la Milano del Fuorisalone: Lee Broom e il suo road-show con la collezione Optical

DI MICHELA ONGARETTI

Lee Broom porta in van la collezione Optical al Fuorisalone 2016.

E’ stato la rivelazione del Fuorisalone, almeno per me, perché nel Regno Unito Lee Broom è assai noto come interior designer e progettista

La Milano Design Week è stata teatro itinerante per lui che ha allestito all’interno di un van una vera e propria installazione con la sua nuova linea di lampade Optical.

 

L'installazione sul van Palazzo Italiano con il designer e la collezione Optical

L’installazione sul van Palazzo Italiano con il designer e la collezione Optical

 

Si è fermato in diversi punti della città, lezone calde del Fuorisalone, fino a sabato, aprendo le porte al suo Salone del Automobile (sic), nome ironico per l’operazione “alternativa”, comunque ben accolta ed anzi considerata a tutti gli effetti estensione dell’istituzionale MDW.

L’installazione nel van, quello per le consegne del suo negozio, si chiama Italian Palazzo come omaggio alla nostra architettura, perché Broom ripensa alle sue visite precedenti quando era rimasto impressionato dalle location in antiche dimore cittadine, con i loro maestosi interni.

Il Fuorisalone secondo Lee Broom, con un particolare della decorazione

Il Fuorisalone secondo Lee Broom, con un particolare della decorazione

 

Incorporata alla scenografia la collezione di lampade, in metallo e vetro soffiato, è “Optical”, con l’idea nata dalle illusioni ottiche e dalla op art dei dipinti degli anni sessanta, mutevoli nelle diverse angolazioni e prospettive: allo stesso modo le luci cambiamo il loro look girando attorno ad esse. Somigliano anche a dei lampioni, per ricordare che l’evento è on the road per le vie della città lombarda.

Lampade da terra e e sospensione della collezione Optica di Lee Broom

Lampade da terra e e sospensione della collezione Optical di Lee Broom

 

Segnalata tra i 15 migliori allestimenti per la MDW2016, la mostra compatta e trasportabile è caratterizzata dal grigio, marchio “di fabbrica” della creatività di Broom, ornata da colonne e architrave come sfondo classicista e monocromo, in contrasto controllato con lo stile sixties delle lampade sferiche, appoggiate su sostegni quelle da tavolo, appese direttamente alla struttura le sospensioni o dal lungo stelo quelle da terra. Tutto perfettamente posizionato per materializzarsi agli occhi come una vera stanza apparsa dietro ad una porta magica.

Lee Broom ha aperto alla fine del 2013 uno showroom nel quartiere di Shoreditch a Londra: sotto l’insegna Electra House presenta tutti i prodotti per l’illuminazione e l’arredamento e con la propria etichetta: ha realizzato più di 75 oggetti dal 2007, oltre ad una ventina con altri marchi. Ha particolarmente a cuore la selezione degli artigiani, piccoli produttori e manifatture inglesi. Essi hanno creano ciò che Broom personalmente produce e distribuisce, tra cui ricordo il best seller del marchio, le lampade a soffitto in ottone e vetro Crystal Bulbs.

Crystal Bulb Chandelier di Lee Broom

Crystal Bulb Chandelier di Lee Broom

 

Coerentemente alla sua visione proposta anche a Milano, ogni mobile è collocato in una piccola scenografia, ed ogni oggetto è frutto di un’eccellenza artigianale scelta con cura.

Come interior designer in patria ha curato molti spazi residenziali e commerciali, ristoranti e bar di cui ricordiamo l’Old tom & English a Soho con velluti, legni, e le sue lampade forgiate nel marmo prodotte solo grazie alla perizia tradizionale di artigiani italiani.

Lee Broom abbraccia Rossana Orlandi il primo giorno del tour per le location del Fuorisalone

Lee Broom abbraccia Rossana Orlandi il primo giorno del tour per le location del Fuorisalone

 

Il viaggio del department store immaginario intorno ai distretti chiave del design milanese è partito martedì 12 da S. Ambrogio con il celeberrimo spazio commerciale e di tendenza di Rossana Orlandi, mentre la sera ha animato il dehor del mitico Bar Basso, teatro e rifugio del bel mondo del progetto, milanese e non, dagli anni novanta. Poco dopo la classica ora dell’aperitivo, i calici si sono alzati anche in nome della sua creatività per il party inaugurale.

Il secondo giorno lo si poteva ammirare presso il polo nuovissimo S. Gregorio Docet nell’omonima via vicino a Corso Buenos Aires. Il terzo giorno si è posizionato nel cuore di via Tortona, mentre venerdì 15 aprile è stata la volta di Brera, per la precisione davanti a Fantini in via Solferino 18.

Il road show si è concluso il 16 aprile al design district di via Ventura Lambrate, ormai diventato di culto per le idee più fresche dei giovani creativi.

La collezione Optica di Lee Broom alla MDW2016

La collezione Optical di Lee Broom alla MDW2016

 

Il furgone scenografico non è stato un antagonista ma per ogni location ha fatto da corollario espositivo in accordo con gli eventi e gli espositori, collocato in strada ma non clandestino.

Non è la prima volta che il designer si inserisce in modo originale nel contesto stimolante e caotico del Fuorisalone, e già sono entrate nella sua storia personale e creativa le settimane di primavera passate. Mi domando come sia possibile averlo notato solo nel 2016!

Studiando un p0′ .. ho scoperto che l’anno corso era “stabile” ma in un luogo lontano dalla pazza folla, in zona Stazione Centrale aveva ridato vita ad un negozio dismesso con la varietà dei suoi pezzi di design, dalle lampade alle poltrone, dai mobili agli specchi. Nel 2012, la sua prima volta al Fuorisalone, aveva ricreato in via Ventura un vero e proprio pub inglese in una galleria e ricorda di avere sul serio bevuto un whisky con un visitatore italiano che compiva quel giorno 100 anni. Avvezzo al concetto di makeover funzionale usato in senso spettacolare, aveva pure nel 2015 trasformato il suo showroom di Shoreditch in un negozio di fiori.

Lo showroom di Londra trasformato in negozio di fiori

Lo showroom di Londra trasformato in negozio di fiori

 

Sicuramente è un’esperienza che vorrà ripetere, (chissà cosa studierà per il Fuorisalone 2017), vista l’opinione entusiasta sulla Milan Design Week. L’ha infatti descritta come “meravigliosa, che lega tutti i partecipanti in maniera speciale”. La manifestazione milanese è “incredibilmente importante per designer come me perché è seguita in tutto il mondo, vi accorrono persone persino dall’Australia”, e questa global audience rende l’evento una vetrina unica, sia per mettersi in mostra che per osservare le novità nel campo, senza avere i vincoli di una fiera tradizionale come il Salone del Mobile.

Michela Ongaretti

Da Mustacchi

Supereroi pelosi. Baffi e capigliature nelle illustrazioni di Antonio Bonanno

Supereroi pelosi. Baffi e capigliature nelle illustrazioni di Antonio Bonanno

 

Give me a head with hair, long beautiful hair, shining gleaming steaming flaxen waxen. Give me it down to there, hair, shoulder length or longer, here, baby, there, mamma, everywhere, daddy daddy hair! Flow it, show it, long as God can grow it, my hair! (Hair ,1979)

 

Non solo libri da Gogol & Company in via Savona. Anche se varrebbe la pena andarci solo per quelli, soprattutto per i piccoli e grandi volumi di illustrazione, essi sono un punto di partenza.

Il 28 aprile, accanto a delle tavole originali de El Gato Chimney, c’erano quelle dei protagonisti della mostra collettiva “Codex Arboreum Maior”, una sorta di erbario visionario sul tema dell’albero, declinato secondo l’immaginazione di ventidue creativi su carta.

Da Mustacchi

Dalla mostra al libro, il gruppo di illustratori dell’entourage della scuola di illustrazione del Castello Sforzesco ha autoprodotto un bel volume con tutti gli interventi, e dal libro alla mostra, perché quel giorno la mia curiosità mi aveva portato a scoprire i due albi di Antonio Bonanno “Mustacchi” e “Coiffures”. L’artista era presente insieme ai disegni originali e alle stampe numerate.

Codex Arboreum per me ha funzionato come anticipazione del lavoro di Bonanno, che racconta con alcune immagini a colori la storia del suo “Albero dei Baffi”. Nei volumetti di Logos edizioni raddoppia la sua “ossessione” per barbe e capelli.

Coiffures di Antonio Bonanno, edizioni Logos

Sono una seconda edizione prima distribuita in Francia con Edition du Lampion e testimoniano la fortuna dell’illustratore oltralpe. Apprezzato il gusto retrò del racconto di prodigi moderni e inspiegabili, il tratteggio incrociato con ordine a china, il “circo” di personaggi che vivono accanto alla normalità del resto della popolazione, senza impedire alla propria diversità di prendere il sopravvento. Non sono freaks ma solo rispettabili signori e signorine usciti dall’età vittoriana o da un film muto, con baffi o capelli straordinariamente rigogliosi capaci di azioni fuori dalla loro funzione originaria, vitali di una personalità propria, compagni di avventure accanto alle persone a cui appartengono i corpi con cui convivono, stravolgendo le loro esistenze.

Antonio Bonanno e Silvio Boselli

Secondo la mia visione queste intricate masse “pelose”, presenti prepotentemente a caratterizzare personaggi maschili e femminili, hanno una funzione di simbolo forte di resistenza nella stravaganza. Non è la condizione esistenziale esclusivamente dell’artista, è quella di ogni persona che vive con coraggio una diversità, che anzi riesce a migliorare la propria condizione attraverso la liberazione di questa peculiare caratteristica. Pelosi supereroi.

Le stampe numerate di Mustacchi e Coiffures

Conferma della propria esistenza, femminilità o mascolinità estrema, desiderio di differenziarsi o di sentirsi liberi, la nostra peluria è una dichiarazione di indipendenza.

Lunghi capelli quale simbolo di rottura per la controcultura hippy, o baffi scolpiti a marchiare una signorilità nel diciannovesimo secolo, se sono stati osannati per la loro bellezza da artisti, poeti e letterati come il citato Dalì che disse “Senza baffi un uomo non è vestito correttamente”, nessuno li ha mai immaginati se non fluenti. Qui l’esagerazione rende le illustrazioni gradevoli e allo stesso tempo grottesche, come una raccolta di immagini di memorabilia di un viaggio, con quel pizzico di ironia in più.

Da Coiffures

Davanti al bivio della scelta tra i due albi non mi so decidere, ma anche se finché vivrò vorrò una chioma come quella auspicata dal personaggio del musical Hair, mi tuffo nell’universo inesplorato dei baffi. Se devo scoprire un mondo mi affaccio all’altra parte del cielo per capire: quali sono i poteri di un paio di mustacchi prodigiosi?

Michela Ongaretti

Fotografie di Sofia Obracaj

Il volume L'albero dei Baffi

Antonio Bonanno durante la presentazione dei volumi

Dedica disegnata

Illustrazioni da Gogol e Company

L'albero dei Baffi per Codex Arboreum Maior, particolare

Illustrazione di Antonio Bonanno

L'albero Nuvola di Silvio Boselli per Codex Arboreum Maior

Le mani dell'illustratore vicino ai volumi di Coiffures

L'illustratore firma una copia di Mustacchi

Particolare di una stampa

Particolare di una delle illustrazioni L'albero dei Baffi

Particolare di una tavola per L'albero dei Baffi in Codex Arboreum Maior

Un estratto del testo di Mustacchi

Visitatori della mostra presso la libreria Gogol e Company

Tavola originale de L'albero dei Baffi