Dante e la Terra Cava, opera di Giovanni Manzoni Piazzalunga

Dante pop a Ravenna. 33 volte il suo volto, per una identità contemporanea

Dante pop a Ravenna. 33 volte il suo volto, per una identità contemporanea

 

Un mito letterario italiano, un incubo per alcuni studenti, il poeta italiano più tradotto al mondo. Indimenticabile Dante.

Certo memorabile per le sue parole da parafrasare, detto fuor di  metafora, e per la potenza delle immagini evocate da esse, ha pure avuto un volto umano, visto in poche rare immagini ben più simboliche che descrittive. Pure memorabile la descrizione di Boccaccio, secondo quel clichè che genererà una tradizione iconografica costruita attraverso tratti più psicologici che reali, da cui Raffaello nelle Stanze vaticane elabora il ritratto del sommo poeta torvo e spigoloso.

 

Una sala dedicata alla mostra Il volto di Dante, dal chiostro della biblioteca Oriani

Una sala dedicata alla mostra Il volto di Dante, dal chiostro della biblioteca Oriani

 

Il genio esule ha lasciato questa terra mortale dalla città di Ravenna, oggi mobilitata per mostrare quell’immagine attraverso l’opera di 33 più uno artisti come il numero dei canti per cantica della Divina Commedia.

L’esposizione “Il volto di Dante. Per una traduzione contemporanea” presenta opere che ritraggono il viso di Dante nelle diverse discipline e tecniche, le più congeniali agli artisti provenienti per la maggior parte dal contesto della street art milanese, in prevalenza opere grafiche con incursioni nel mondo del fumetto, passando dal mosaico a technogel fino alla tape art e al pane come materiale plastico.Il volto antico e tuttora misterioso celebrato per la sua eredità nel contemporaneo dai protagonisti dell’arte più recente.

 

Dante e la Terra Cava, opera di Giovanni Manzoni Piazzalunga

Dante e la Terra Cava, opera di Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

La mostra è inserita nel progetto annuale IDDante, comprensivo di workshop letterari, visite guidate e altre iniziative, ideata e prodotta da Bonobo Labo di Marco Miccoli e curata da Maria Vittoria Baravelli. Ha inaugurato il  18 settembre presso la Biblioteca di Storia Contemporanea Oriani, adiacente alla tomba di Alighieri, e sarà visitabile fino al 23 ottobre.

 

Il dante di No Curves nella cornice storica ravennate

Il Dante di No Curves nella cornice storica ravennate

 

Il volto di Dante secondo la visione di un artista contemporaneo è già presente nelle sale con l’opera di No Curves donata al Comune di Ravenna nel 2014 per il festival di Street Art Subsidenze: a formare l’effigie solenne diverse linee ed angoli retti in nastro adesivo colorato, pop nel materiale ma solenne nella sua costruzione geometrica, come a suggerire la potenza visionaria della poesia incastonata in una struttura metrica precisa.

 

IdDante, l'opera di IRNZ

IdDante, l’opera di IRNZ

 

Per l’occasione di ID Dante è invece osservabile all’interno della mostra la ricostruzione dell’effigie reale del poeta, attraverso il lavoro di ricostruzione facciale coordinata dal Prof. Giorgio Gruppioni del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna (Campus di Ravenna), in base allo studio delle ossa del cranio dal calco, operato da Fabio Frassetto nel 1921, ricognizione scientifica resa possibile da un atto di disobbedienza, ora potremmo dire civile,  al veto di Corrado Ricci, allora direttore generale delle antichità e delle belle arti.

 

Il volto di Dante Alighieri secondo la ricostruzione facciale dell’Università di Bologna

Il volto di Dante Alighieri secondo la ricostruzione facciale dell’Università di Bologna

 

Nel giardino le rondini giganti e coloratissime di Cracking Art, messaggere di buone nuove, sono l’anima più gentile della mostra perchè la vendita di piccole sculture degli stessi uccelli in volo supporterà la raccolta fondi per la digitalizzazione di testi danteschi di inizio novecento, favorendo così la difficile consultazione oggi. E’ l’arte che rigenera l’arte”, secondo il progetto dedicato.

 

Le rondini di Cracking Art nel cortile

Le rondini di Cracking Art nel cortile

 

Un secondo intervento di street art, in senso più tradizionale, viene dalla partecipazione del brasiliano Kobra con il suo murale su e per Dante molto vicino alla Tomba con i resti mortali, ma durante l’anno sono in programma altri interventi di questo tipo nella città romagnola, ad opera di Max Petrone e Pixel Pancho.

 

Kobra accanto ad un dettaglio del suo murale

Kobra accanto ad un dettaglio del suo murale

 

Gli artisti in mostra sono Ale Giorgini, Alessandro Pautasso, Alessandro Ripane, Alex Angi – Pablo Bermudez, Basik, Camilla Falsini,Carlos Atoche, Carolina Ricciulli, Daniele Tozzi, Diavù, Davide Fabbri, Francesco Poroli, Giovanni Manzoni Piazzalunga, Giuseppe Gep Caserta, Il Pistrice, Kicco Cracking, LRNZ , Luca Barberini, Marco Sodano,Marco Veronese, Max Petrone, Massimo Giacon, Matteo Lucca, Nemo’s, No Curves, Pao, Pixel Pancho,Renzo Nucara, Riccardo Guasco, Rita Petruccioli, Simone Massoni, Stefano Babini, Stefano Perrone, Van Orton design.

 

Le sculture di cracking Art per la digitalizzazione di testi danteschi

Le sculture di cracking Art per la digitalizzazione di testi danteschi

 

Non posso in questa sede soffermarmi su ogni artista, anche se in molti meriterebbero una menzione, ma desidero spendere qualche parola su alcuni lavori interessanti per la tecnica e la visione del tema interpretati con una spiccata personalità artistica.

Ricordo Giovanni Manzoni Piazzalunga, per la qualità grafica nel definire i tratti somatici dantiani  secondo l’iconografia tradizionale, che si colora di pochi simbolici toni come il rosso della veste e il verde dell’alloro, la gloria e l’autorevolezza del suo intelletto. Questa visione del profilo di Dante si sdoppia rompendo il guscio nel quale è inscritta: l’effigie speculare custodisce il segreto della teoria della Terra Cava, secondo la quale il poeta si riferisce all’ambiente del Centro della Terra di verniana memoria, quando inventa l’Inferno della Divina Commedia. Mistero che attraversa i secoli fino alla contemporaneità.

 

Il lavoro di Max Petrone per IdDante

Il lavoro di Max Petrone per IdDante

 

Ancora Max Petrone pensa alla prima cantica nella pittura pop dai colori iridescenti che descrive il terribile volto dantiano della scultura di Enrico Pozzi in S. Croce a Firenze, pallido e accigliato pare ergersi dal fondo nero e senza speranza di redenzione dell’Inferno, rivela la sua umanità versando lacrime nello spazio buio.

 

Il Dante metropolitano di Pao

Il Dante metropolitano di Pao

 

Sempre più verso il pop ma uscendo dai binari della bidimensionalità Pao indaga il senso figurativo della “pietra miliare” già dai panettoni delle strade milanesi. L’arredo urbano che diventa tela ad accogliere l’opera che si crea e si fruisce nello spazio pubblico, qui con il volto di Dante dalla dolcezza di un cartoon stupito a cospetto della presenza dei passanti come fossimo anime dannate , trasforma un punto di passaggio in luogo di osservazione.

 

Il volto di Dante secondo Massimo Giacon

Il volto di Dante secondo Massimo Giacon

 

Dal mondo bizzarro di Massimo Giacon emerge inaspettatamente il volto disegnato di un Dante timido e riflessivo, non solo la Commedia ma l’onirica angelica(ta) filosofia del Dolce Stil Novo nei pensieri trattenuti entro la cortina degli occhi chiusi, alle spalle quel che appare semplicemente il suo Inferno, è con più raffinatezza rappresentato dalla visione cosmica e terrena del poeta attraverso i quattro elementi, l’acqua (dello Stige?), la terrosa struttura turriforme forse del Purgatorio, le lingue del fuoco ( di sicuro infernale), lasciano sognare il nasuto tra le spirali d’aria delle nubi paradisiache.

 

Il Dante di Carolina Ricciulli

Il Dante di Carolina Ricciulli

 

Ricordo infine che la casa Editrice Longo pubblicherà un catalogo con tutte le opere in mostra accompagnate da testi sulla figura intellettuale di dante e la sua influenza sulla nostra cultura.

 

IL VOLTO DI DANTE

PER UNA TRADUZIONE CONTEMPORANEA

18 settembre – 23 ottobre

Biblioteca di Storia Contemporanea “Alfredo Oriani”, via Corrado Ricci, 26 Ravenna

 

Dal Lunedì al sabato 9:00/13:00 – 15:00/19:00

Domenica 15:00/19:00

 

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito

www.iddante.com

E la pagina www.facebook.com/iddante

 

The Lure di Agnieszka Smockzynska

La prima volta a Base. Il Milano Film Festival da 21 anni torna a Settembre

La prima volta a Base. Il Milano Film Festival da 21 anni torna a Settembre

 

di MICHELA ONGARETTI

Dopo la ventesima, non la ventunesima ma la prima volta.

Da due giorni Milano ha ritrovato il Milano Film Festival, come ogni settembre da quando ci vivo, la manifestazione che trasforma giovani e meno giovani in cinefili curiosi, almeno fino al 18 settembre.

Il manifesto dell'edizione 2016

Il manifesto dell’edizione 2016

 

E’ stata definita dagli organizzatori la “prima” edizione per via della svolta epocale dei suoi luoghi. Quest’anno gli ospiti internazionali e le ben 11 giornate di film saranno quasi tutti presso il polo culturale di BASE Milano e al MUDEC. Nella stessa area è allestita l’arena all’aperto adiacente ai magazzini del Teatro alla Scala.

Devo ammettere di essere dispiaciuta, e non sono l’unica a pensarlo, di non trovare più quell’atmosfera al Parco Sempione e sui gradini del Piccolo Teatro, forse come in tanti affezionata sia al contenuto che alla cornice. E forse anche perché l’evento animava la città in maniera diffusa, interessando un luogo culto del cinema come lo spazio Oberdan della Cineteca di Milano, in questa occasione ancora coinvolto con il MIMAT presso il cineteatro San Carlo vicino a S.Maria delle Grazie.

 

Il pubblico del Milano Film Festival nella cornice del Parco Sempione

Il pubblico del Milano Film Festival nella cornice del Parco Sempione

 

Potrebbe succedere che la concentrazione in un’area già tradizionalmente animata dalla creatività, distretto principe del Fuorisalone con tutta l’importanza che ha assunto negli ultimi anni il design per la città di Milano, regali al MFF una fruizione più semplice dei contenuti proposti, e una possibilità maggiore di scambio e condivisione con altre istituzioni culturali cittadine.

ll luogo può costituirsi parte di un’identità nuova nella sua integrazione a programmi di lungo termine, ciò che potrebbe garantire la neonata Base Milano, di cui il festival con Esterni è socio per chi non lo sapesse l’impresa creatrice e produttrice del festival dalle sue origini, per questo si parla di un nuovo inizio con la popolarità mantenuta in questi vent’anni.

 

La direzione artistica del MFF2016 in conferenza stampa a BASE

La direzione artistica del MFF2016 in conferenza stampa a BASE

 

Il 21 è un numero ricorrente. Parlando di luoghi culto del design pensiamo subito alla Triennale di Milano che sta portando a termine la grande kermesse della 21esima esposizione internazionale Design After design. Il coinvolgimento del MFF in questo progetto di grande respiro è rappresentato da Under Screen, la rassegna di incontri e proiezioni che si interroga sul concetto di “after” in ambito audiovisivo: sui nuovi linguaggi del ventunesimo secolo e su come il cinema giochi con la sua storia e il suo immaginario. Cito Fear Itself del giovane Charlie Lyne costituito interamente da film esistenti per esplorare in maniera personale il tema della paura, e l’ultimo documentario di Werner Herzog  Lo and Behold sulla relazione tra l’uomo e internet, già presentato al Sundance Festival e in collaborazione con il Goethe-Institut Mailand.

 

Lo and behold di Werner Herzog

Lo and behold di Werner Herzog

 

Ancora l’incontro con il turco Erdal Inci internazionalmente noto come produttore di numerosi loop in Graphic Interchange Format (le GIF), un lavoro imperniato sulla ripetizione di soggetto nell’immagine e immagine stessa all’infinito, e lo show-racconto #RefugeesCameras di Kevin McElvaney in collaborazione con NAGA per il tema scottante dell’immigrazione a causa della guerra, foto realizzate con 15 camere usa e getta proprio dai rifugiati in partenza alla ricerca di una nuova patria dai campi di Smirne,Lesbo, Atene e Idomeni.

 

Homo Sapiens di Nikolaus Geyrhalter

Homo Sapiens di Nikolaus Geyrhalter

 

Il Museo delle Culture è per il primo anno coinvolto attivamente come location e condivide l’ispirazione antropologica del film Homo Sapiens dedicato dal regista austriaco Nikolaus Geyrhalter ai luoghi abbandonati dopo disastri ambientali. L’anteprima si pone come uno studio visuale sul rapporto dell’Uomo con la Natura e sul silenzio del post catastrofe, e si ricollega alla mostra di imminente apertura al Mudec con il medesimo titolo.

Protagonisti di questa avventura in 11 giorni sono sicuramente i registi emergenti internazionali, ma il MFF è ricorrenza annuale per la città non solo con le proiezioni, è occasione sociale e culturale con gli incontri tra filmaker e pubblico per conoscere da vicino poetiche e stimoli nuovi, esperienze formative e di approfondimento.

 

Mimosas di Olivier Laxe

Mimosas di Olivier Laxe

 

I protagonisti “costitutivi” rimangono l’impresa culturale Esterni da cui viene il direttore artistico del MFF Alessandro Beretta codiretto quest’anno con Carla Vulpiani. Sostenitore del Festival è l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, Nastro Azzurro presente come special project partner e presenta il Video Talent Award, ancora il Gruppo Cap, azienda leader per la gestione del servizio idrico integrato ha fornito negli anni passati al Parco acqua gratuita con il suo sistema di distribuzione e si prepara a fare lo stesso nel 2016 con un sistema ad hoc, segnalo poi Flying Tiger e il suo impegno per la seconda volta nel workshop di animazione.

 

Radio Dreams di Babak Jalali, tra i lungometraggi in concorso

Radio Dreams di Babak Jalali, tra i lungometraggi in concorso

 

SIAE non può mancare e quindi dedica alcune giornate alla promozione e formazione dei giovani talenti. Il cinema è anche scrittura e un progetto sulla sceneggiatura è in programma con Belleville- La scuola. Infine Olibere Parfum è coinvolto con un concorso per i cortometraggi ispirati alle sue fragranze.

 

La mort de Louis XIV di Albert Serra

La mort de Louis XIV di Albert Serra

 

Il programma è così denso ed articolato da non potersi esaurire nello spazio di questo articolo, perciò mi limiterò a segnalarvi alcuni highlights di sicuro interesse.

In principio i lungometraggi..che con il Concorso Internazionale mostra in anteprima italiana l’anima della creatività internazionale tenendo come filo conduttore la reinterpretazione dei generi cinematografici per cui cito The Lure della polacca Agnieszka Smockzynska, musical e favola tragica, e Diamond Island del franco-cambogiano Davy Chou, racconto di formazione odoroso di documentario; Mimosas, opera seconda di Oliver Laxe ambientata tra i monti dell’Atlante marocchino e vincitore della Semaine de la Critique a Cannes.

 

The Lure di Agnieszka Smockzynska

The Lure di Agnieszka Smockzynska

 

Sempre amata e vissuta la sezione del  Concorso Internazionale di cortometraggi per i registi under 40: sono ben 55 e non posso limitarmi a citarne due o tre, esprimo solo la mia opinione favorevole visto che una sola serata al Festival per i cortometraggi è come un viaggio solo in diverse nazioni e diversi linguaggi.

La terza sezione del concorso, con la tutorship di Studio Azzurro è il Nastro Azzurro Video Talent Award che conferma la vocazione anche al supporto produttivo del festival: i vincitori delle due categorie Best Innovation on Tools e Best Innovation on Languages ricevono infatti 3000 euro in premio.

Per la dodicesima volta ritroviamo la rassegna Colpe di Stato, che analizza il sistema del potere politico nel mondo e il suo riflettersi nella vita emotiva o quotidiana, sempre in equilibrio tra sperimentazione linguistica e documentazione del reale, in collaborazione con Docucity.

 

Ovarian Psycos di Joanna Sokolowski

Ovarian Psycos di Joanna Sokolowski

 

I focus sono sull’opera di  tre registi con quattro proiezioni rappresentative della loro poetica: il francese Philippe Grandrieux e il suo cinema indagatore di ossessioni e desideri contaminato da peformance e installazioni, il catalano Albert Serra amato all’estero e poco noto in Italia con il suo stile classico e sperimentale al contempo..io non mi perderò Historia de la meva mort, vincitore del Pardo d’Oro a Locarno 2013, dedicato al tramonto di Casanova che trasforma la sua frivolezza nell’eros alla decadente di Dracula.

Il MFF può essere l’occasione giusta per conoscere il regista Andrzej Żuławski, autore polacco scomparso da poco, innovativo e incompreso. Tre i restauri di sue opere da cui scelgo The Devil (1972), con bizzarrie oniriche e atmosfere di morte all’epoca della dominazione prussiana in Polonia.  

 

Andrzej Żuławski

Andrzej Żuławski

 

Tra gli eventi speciali e fuori concorso ricordo il documentario in anteprima Uccellacci: 10 anni di BecchiGialli di Ciaj Rocchi, documentario che ricostruisce la storia del giornalismo a

fumetti in Italia, e 10 Billion – What’s On Your Plate? di Valentin Thurn, che ci presenta una visione molo meno rassicurante del tema della nutrizione rispetto ad Expo2015, fornendo però idee per la possibili soluzioni. Per i cinefili pop o i nerd della mia generazione segnalo  I am yotur father sull’attore che interpretò Darth Vader nella prima trilogia di Star Wars, sempre senza mostrare il suo volto, e per i cinefili puri il restauro di Film,  muto di Buster Keaton.

 

Film, di Alan Schneider con Buster Keaton (1965)

Film, di Alan Schneider con Buster Keaton (1965)

 

Fa per me e chi vede l’arte in ogni luogo The Banksy Job di Ian Roderick Gray e Dylan Harvey, che racconto dell’artista e ex-porno attore AK 47 ruba un’opera al più famoso e invisibile street artist del mondo.

 

Tenemos la carne di Rocha Minter

Tenemos la carne di Rocha Minter

 

Pleasure and Pain. Quest’anno si rimane svegli più a lungo al festival con l’horror delle Visioni di Mezzanotte, a cura dell’esperto di cinema di genere Marco Cacioppo. Non vorrei perdere proprio stanotte Tenemos la Carne del messicano Rocha Minter, al suo esordio esordio apprezzato da Alfonso Cuarón e da Alejandro González Iñárritu…ci vediamo alle 22,30 al MIMAT!

il programma completo lo potete scaricare qui

www.milanofilmfestival.it

Michela Ongaretti