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Le carte dell’immaginario. Poesia dei Ritorni di Sofia Rondelli presso lo Studio D’Arte Cannaviello

Le carte dell’immaginario. Poesia dei Ritorni di Sofia Rondelli presso lo Studio D’Arte Cannaviello

E’ una sensazione che a volte ci spinge ad agire, come quella che mi ha portato giovedì 10 novembre a vedere la mostra Poesia dei Ritorni di Sofia Rondelli dopo aver letto del suo lavoro, non andavo certo a caso visto che a presentarla è lo Studio D’Arte Cannaviello, una tra le realtà protagoniste dell’arte milanese da decenni, a me più nota per la qualità delle opere esposte che della mondanità del luogo.

Lo spazio è ubicato nel pieno centro storico, tra Brera e Cordusio, ma non esiste una vetrina, semmai un discreto e citofono accanto all’elegante portone, poi un corridoio, alcuni gradini ed eccoci nel vivo dell’esposizione. Parlo di questo percorso perché stavolta quella sensazione che mi ha guidato ha seguito un flusso continuo, come se ci fosse una coerenza tra la vecchia Milano, l’introduzione in un palazzo storico, il mio passo risonante tra le pareti beige e l’apparizione dei trenta piccoli e notevoli lavori su carta, che vivono in primis grazie alla sovrapposizione di epoche e di ricordi, nella materia e nella mente dell’autrice.

 

Sofia Rondelli, Precipitoso Volo

Sofia Rondelli, Precipitoso Volo, tecnica mista su carta

 

Seguendo questa logica ho esplorarto una ricerca che incontra un gusto per la linea, integrata e potenziata dalla scelta del supporto cartaceo, a sua volta modificato dall’assorbimento dell’acquerello e dei ricami cuciti sul disegno.

Il supporto ha già una vita propria perché l’artista cerca tra rigattieri e antiquari  delle carte che nelle macchie del retro abbiano una storia: come un terreno fertile questo sostrato può far nascere nuove forme a partire dalla sua stessa sostanza, per diventare qualcosa che riemerge dalle profondità della visione dell’artista.

 

Sofia Rondelli, Siamo lapilli che s'incontrano, 2016

Sofia Rondelli, Siamo lapilli che s’incontrano, tecnica mista su carta, 2016

 

Questa carta diventa altro da sé, rafforza e rinnega le sue origini vetuste per trasformarsi in un leggero passo di danza malinconico e personale, dove le figure non sono definite ma galleggiano evanescenti su sogni reminescenze e sentimenti dell’artista. L’esito poteva essere opposto, le macchie brune potevano diventare forza oscura, massa cromatica e drammatica, magari lacerata, ma questo non è il mondo di Sofia Rondelli dove il simbolo è sublimato con dolcezza rarefatta.

I soggetti nascono dunque come visioni oniriche o dell’immaginazione, dove il mistero si costruisce attraverso la colorazione tenue che si concentra intorno alle figure senza un limite netto, amalgamandosi alle macchie preesistenti che spesso suggeriscono esse stesse le anatomie, come si vede nello splendido “Le sentinelle del Silenzio”.  

 

Sofia Rondelli, Le sentinelle del silenzio, tecnica-mista-su-carta 2014

Sofia Rondelli, Le sentinelle del silenzio, tecnica mista su carta, 2014

 

Ci troviamo in un territorio intimo, in un’atmosfera che sospende la velocità del passaggio contemporaneo per approdare ad una lenta e tonale narrazione: perché se è vero che c’è del mistero nel silenzioso viaggio dall’interiorità all’emersione materica, dalla natura consunta dell’antichità della carta al suo farsi geometria anatomica di oggi, è anche vero che esiste sempre un racconto. Quello che si vede è sempre lo svolgersi di un’azione, si capisce cosa accade anche con l’intenzionale aiuto dei titoli, mentre resta in sospeso il dove e soprattutto il quando. Quale tempo, quale luogo se non quelli dell’immaginazione scevra da ogni logica se non quella della verosimiglianza.  

 

Che il mio albero si tinga di rosso, Sofia Rondelli 2013

Che il mio albero si tinga di rosso, Sofia Rondelli, tecnica mista su carta, 2013

 

Questo mistero ha spesso un suo preciso codice di decriptazione nei riferimenti dotti, filosofici e letterari: appiglio fondamentale per la nostra comprensione del racconto, per l’artista parte ormai imprescindibile dal suo universo intimo e visionario. Le letture fondanti per la vita e l’arte di Sofia Rondelli sono Rainer Maria Rilke, Bruno Schulz, Max Picard, Paul Valéry, Dostoevskij e la poesia di Antonia Pozzi, Camillo Sbarbaro, Giorgio Caproni, Anna Achmatova.

In mostra vediamo “Insonnia” ispirata al pensiero di Emil Cioran, nella sua descrizione morbosa della condizione dell’insonne, che come un miserabile si trascina nell’esplorazione notturna delle strade, al peso insopportabile che hanno i pensieri notturni, come macigni sull’anima.

 

Insonnia, Sofia Rondelli

Insonnia, Sofia Rondelli, Insonnia, tecnica mista su carta

 

Il titolo stesso della mostra, frutto del lavoro degli ultimi due anni, nasce dalla lirica “I ritorni” di Salvatore Quasimodo, dove il poeta ripensa alla sua vita passata, ai momenti che solo nel ricordo esistono nella loro limpidezza. Tema molto sentito da chi come l’artista toscana ha cambiato città per approdare a Torino, nutrendo la propria poetica di un’atmosfera vissuta come scrive Casorati “dove la nebbia è più luminosa del sole”.

 

Sofia Rondelli, Giove e Io, tecnica mista su carta

Sofia Rondelli, Giove e Io, tecnica mista su carta

 

Se il suo immaginario si è nutrito nel corso degli anni di letteratura e poesia, sulla carta pittorica vediamo quella che parla di attimi contemplativi e di incontri, di fusioni tra corpi e anime, suggerite dal non finito della tecnica dei piccoli segni, sostenuti dalla materia, sospesi nell’acquerello integrato alla patina del tempo sulla carta. Spesso l’opera pittorica traduce componimenti scritti dall’artista, altrove la suggestione è mitologica come in “Giove e Io” che lascia in sospeso l’azione dell’amplesso rendendo il racconto universale, simbolo di ogni unione nel trasmigrare da una dimensione fisica a quella spirituale, nella sua impossibilità di una definizione. Il soggetto è sentito come tra i più seducenti ed erotici nella Storia dell’Arte, e in questo caso la visione è mediata da quella pittorica di Correggio, dove la fitta rete di linee e punti traduce in leggerezza la matericità cinquecentesca.

 

Sofia Rondelli, Topografia di un sentimento II, tecnica mista su carta, 2016

Sofia Rondelli, Topografia di un sentimento II, china, acquerello e ricamo

 

Non ci sono sempre le figure a materializzare un’emozione, in “Topografia di un sentimento II” vediamo in alto le stesse vette del primo lavoro con lo stesso titolo, metafora di un innalzamento di condizione esistenziale, delicate come in una sottile carta giapponese e suggerite all’istante dal coagularsi dell’invecchiamento del supporto in un punto. Verso il basso siamo condotti dalla cucitura rossa,  una colata lavica da un monte, a quel regno più ricco di elementi contemporanei come il colore rosso e il blu, e il ricamo di una sagoma arborea, racchiude al centro ciò che pare nascere da sottosuolo, condensato in una forma circolare definita nei tipici piccoli punti: è il sottosuolo della profondità del desiderio umano, della spinta che avvicina un individuo verso un altro.

 

Sofia Rondelli, Pietas, tecnica mista su carta

Sofia Rondelli, Pietas, tecnica mista su carta

 

Pur nella personale delineazione della tecnica il lavoro di Rondelli si è senza dubbio nutrito della lezione di Omar Galliani, studiata e rielaborata nel suo percorso con l’insegnamento di Claudio Cargiolli e Stefano Ciaponi. Tutti grandi maestri di come la stessa tradizione gloriosa del disegno possa dare esiti, molto diversi tra loro, squisitamente contemporanei nell’esibire un linguaggio che veicola concetti con l’uso sapiente di una tecnica.

 

Sofia Rondelli, Punta Manara, grafite china e ricamo su tela

Sofia Rondelli, Punta Manara, grafite china, acquerello e ricamo su tela

 

Mi racconta della formazione liceale con Cargiolli, fondamentale per la trasmissione dell’entusiasmo verso la disciplina unita all’osservazione attenta, ad una sensibilità gioiosa e tangibile verso la scelta del supporto. Fu molto più di un’istruzione artistica pratica, ma una educazione dell’anima “all’auscultazione sensibile delle cose e lo sguardo al continuo senso di meraviglia”. Per Rondelli Omar Galliani ha rappresentato invece un breve ma importante incontro formativo, per la comprensione del linguaggio contemporaneo, anche nei rapporti con il mondo delle gallerie. Si vede con chiarezza l’influenza di Galliani nelle figure di alcuni pezzi come “Punta Manara”, anche se la declinazione tecnica di Rondelli è molto differente perchè tende a definirsi attraverso la delicatezza dei punti e non per l’incisività della grafite.

La mostra sarà visitabile fino al 7 gennaio presso lo Studio d’Arte Cannaviello in piazzetta Maurilio Bossi 4 da martedì a sabato dalle ore 11 alle 19 o su appuntamento.

Michela Ongaretti

Particolare della scrittura di Katia Dilella, ph. Sofia Obracaj

Una tenace leggerezza. La scrittura pittorica di Katia Dilella

Una tenace leggerezza. La scrittura pittorica di Katia Dilella

Ci sono immagini che si fissano nella memoria e che emergono a tratti molto tempo dopo, spesso nel mio caso sono opere artistiche osservate in momenti fugaci. Sono storie che non hanno finito richiamarmi nel loro mondo, per questo non le posso dimenticare. Ricordo bene l’impressione che mi fecero quelle immagini fatte di parole, tante minuscole parole a costruire pulviscoli di materia grafica addensati in un’area più o meno geometrica, adagiate con insistente delicatezza su delle tele chiare con leggere colorazioni del fondo. Erano gli ultimi lavori di Katia Dilella osservati troppo velocemente alla sua personale presso la galleria Gli Eroici Furori, nel giugno di quest’anno.

 

Masse pulviscolari di lettere e colore sugli ultimi lavori di Katia Dilella, ph. Sofia Obracaj

Masse pulviscolari di lettere e colore sugli ultimi lavori di Katia Dilella, ph. Sofia Obracaj

 

Ho conosciuto l’artista tre mesi dopo e avevo ancora a mente i suoi lavori. Mi ha invitato a visitare il suo studio ed ero molto lieta di poter approfondire lo stimolo dato dalle opere alla prima visione. Avevo osservato solo in foto la sua ricerca precedente: mi sembrava di cogliere una dissonanza tra le rappresentazioni scarnificate di interni domestici, crudi nel loro onirico livore, e quella grazia rarefatta delle lettere che apparivano sulle ultime tele, nebulose cariche di segni e dense di contenuti per quanto inintelligibili. Ciò che mi sembrava differente dei due percorsi era il modo di entrare nella mente dell’osservatore, il primo immediato come uno sguardo cinematografico e il secondo palese alla vista gradualmente, come quando si mette a fuoco un oggetto.

 

L'incontro con Katia Dilella nel suo studio, ph. Sofia Obracaj

L’incontro con Katia Dilella nel suo studio, ph. Sofia Obracaj

 

Chi vi parla è una persona fortunata, perché vedere le opere d’arte nello studio di un artista è sempre un privilegio. Anche se i lavori escono, tanti sono venduti e altri sono fuori per delle esposizioni, sempre ci sono testimonianze di una storia artistica, tappe del percorso di ricerca creativa. Così ho discusso con Dilella sui dipinti dei suoi due principali periodi, e ho trovato una logica coerente a partire dal soggetto.

 

Dipinti e cornici nella studio di Katia Dilellla, ph. Sofia Obracaj

Dipinti e cornici nella studio di Katia Dilellla, ph. Sofia Obracaj

 

Mi mostra alcuni dipinti realizzati fino al 2014,sono interni domestici o urbani, non ripresi dal vero ma dipinti a memoria. Ecco già per me un segnale di continuità nell’interiorizzazione di un’immagine concreta, dove i particolari cambiano tra l’atto visivo e il suo ricordo. Il realismo è interiore anche se con chiarezza delinea un paesaggio che “zoomma” su oggetti di uso comune, spesso sedie con la loro immediata carica simbolica. Il riferimento è all’assenza, all’attesa, alla traccia del passaggio vitale e umano, rappresentato attraverso la sua fisicità, il suo peso, di cui questi arredi segnano la mancanza.

 

Un particolare dello studio di Katia Dilella, sulla sfondo alcuni lavori della precedente ricerca. Ph. Sofia Obracaj

Un particolare dello studio di Katia Dilella, sulla sfondo alcuni lavori della precedente ricerca. Ph. Sofia Obracaj

 

Come in sogno lo sguardo vaga attorno agli oggetti definiti dalla pittura mossa da curiosità verso le sfumature e i toni smorzati. In alcuni lavori, i più vecchi, penso a quelli visti con interni di autobus, il colore si condensa vivace e timbrico in un particolare preciso, a indicare e connotare lo spazio osservato. Però è un sogno raccontato che fa precipitare l’occhio sul particolare in evidenza, quando invece penso alle sedie nella ricerca coloristica tonale sento un invito ad avvicinarmi, a vagare nello spazio sempre più vicino al soggetto e meno distinguibile dal fondo. Già da questo momento emerge anche una logica lineare dove è la traccia il segno che forma, unita al discorso sul colore.

 

Uno dei lavori di Dilella antecedenti al 2014, particolare, ph. Sofia Obracaj

Uno dei dipinti di Dilella antecedenti al 2014, particolare, ph. Sofia Obracaj

 

Lo zoom continua ed oltrepassa la superficie nei nuovi lavori, quando ci troviamo a vagare all’interno non più di una realtà sognata ma del pensiero stesso, nella sua manifestazione attraverso la scrittura. Uno sbocco naturale della linea per l’intelletto, per chi decide di disegnare con le parole.

Mi racconta l’artista che mentre faceva lezione di disegno aveva pensato di proporre agli allievi di lavorare sulla scrittura. Nasce così per gioco la serie con i lavori che mi colpirono la prima volta.

 

La materia di un dipinto, ph. Sofia Obracaj

La materia di un dipinto, ph. Sofia Obracaj

 

Come accennavo il primo sguardo all’opera coglie delle masse composte dalle parole minuscole, dove le forme non sono però pensate e pianificate dal principio: questi sciami di diverse tonalità grigie sono dati dal cambio di matita, passando dalla grafite dura o morbida senza soluzione di continuità in un gioco di equilibri tra pieni e vuoti, mentre le sfumature sono generate dal palmo della mano appoggiato sulla carta cancellando in parte la leggibilità del testo. Il gesto dimostra che la sostanza del lavoro non sta nel contenuto delle frasi, prese interamente dalle poesie della stessa artista, ma dalla predisposizione stessa delle lettere a farsi immagine: la scrittura ha quindi un valore universale e nella sua manifestazione formale rimanda al tratto pittorico, ossessivo e faticoso come il tratteggio di un disegno di pennellate leggere e insistenti.

 

Dilella mi mostra il suo lavoro, ph. Sofia Obracaj

Dilella mi mostra il suo lavoro, ph. Sofia Obracaj

 

L’artista mi dichiara in effetti il suo intento di recupero della gestualità liberatoria della pittura, confermata dal raffinarsi del trattamento del supporto e della sua colorazione, texture che mira a combinarsi con la controparte a matita se su carta, a china se su tela, secondo una costruzione originale rispetto alla pittura tout court. La tela non è mai bianca ma preparata con una base seppia e di diversi toni a seconda dell’opera, su questa base Dilella scrive e in seguito passa sulle lettere con dell’acrilico piuttosto acquoso, delle macchie sono poi generate dalla tamponatura con stracci. Anche questo procedimento che attenua il nero della china dove è impiegata per la scrittura, cancella in parte il testo.

 

Lavori su carta di Katia Dilella, ph. Sofia Obracaj

Lavori su carta di Katia Dilella, ph. Sofia Obracaj

 

Ecco allora davanti ai miei occhi racconti impossibili, spezzati e pur insistenti che materializzano un senso compiuto nel flusso, dove il limite visivo alla comprensione attira l’osservatore in un vortice di tanti piccoli suoni che vibrano sulla superficie trattata della carta o della tela, supporto per eccellenza della scrittura e della sua diffusione il primo, della pittura tradizionalmente intesa il secondo. Convivono unificati qui il mondo della cultura tramandata e quello della ricerca formale e coloristica, entrambi costituenti l’identità dell’artista.

 

La grafia a china insistente e tenace, ph. Sofia Obracaj

La grafia a china insistente e tenace, ph. Sofia Obracaj

 

La controprova del fatto che comunque una narrazione originaria nel testo esiste ( legato a ciò che stimola intellettualmente l’artista), anche se a noi giunge e vuole giungere la sua sublimazione in archetipo esistenziale, viene dai titoli delle opere che dipendono dal testo, come ad esempio “Dialogo a due”, insieme di argomentazioni sul confronto tra la Bibbia e il Corano.

 

particolari con il retro di Dialogo a due, ph. Sofia Obracaj

Particolari con il retro di Dialogo a due, ph. Sofia Obracaj

 

Chiara Gatti ha confrontato i lavori di Katia Dilella con la poetica Dada che rimescolava le parole per ricomporre un senso poetico dato dalla casualità; la gallerista Silvia Agliotti nel testo di presentazione alla mostra Segni e Racconti ricorda il procedimento dei calligrammi di Apollinaire, che partendo dal contenuto di un testo giungeva a rappresentare il contenuto stesso in “forme concrete”, mentre Dilella trasporta la scrittura fatta di grafica e contenuto in un addensarsi di segni astratti. Io penso alla scrittura automatica cara ai surrealisti, che portava il linguaggio scaturito dall’inconscio in primo piano.

 

L'artista e una sua opera, ph. Sofia Obracaj

L’artista e una sua opera, ph. Sofia Obracaj

 

Sono lezioni di gioco combinatorio sicuramente assimilate dalla mente di chi libera le parole dal contesto originario, ma l’assorbimento di tali esempi esce qui dal vincolo letterario; ciò che resta è la composizione di immagini attraverso le parole, qui nella loro veste grafica e simbolica. Dilella è figlia del proprio tempo e non necessita più di esplicitare una mappa mentale, ma è la condensazione dei segni stessi a restituirci un senso dell’esistenza attraverso il pensiero. Oggi più che mai, e soprattutto una pittrice, materializza il pensiero attraverso linee e colori fatti di parole, e la forma che appare sulle sue opere fatta di pieni e di vuoti la decide la grafia nel farsi disegno, perché è la materia a dichiarare che uso un linguaggio fatto di segni, quindi esisto.

 

Particolare della scrittura pittorica di Katia Dilella, ph. Sofia Obracaj

Particolare della scrittura pittorica di Katia Dilella, ph. Sofia Obracaj

Michela Ongaretti