Caravaggio al cinema. Dettaglio di Cena in Emmaus

Caravaggio. L’Anima e il Sangue al cinema

Caravaggio. L’anima e il sangue al cinema

Un viaggio emozionante nella vita tomentata e  nell’originalità dell’opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio. A raccontarlo sono dei preziosi documenti, i capolavori e i luoghi che li hanno visti nascere, una visione contemporanea e teatrale dei tormenti interiori, e non ultima una pionieristica produzione girata in 8k.

 

Caravaggio al cinema. Testa di Medusa

Caravaggio, l’anima e il sangue al cinema. Rotella con testa di Medusa, Galleria degli Uffizi. Su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

 

Lo aspettavamo. Esce in ben 330 sale in Italia il film Caravaggio. L’anima e il sangue, il nuovo film d’arte prodotto da Sky con Magnitudo Film e distribuito da Nexo Digital. Senza mezzi termini vi consigliamo di andarlo a vedere domani 19 o il 20 e 21 febbraio 2018. E’ annunciata inoltre, dopo il debutto italiano, la distribuzione nei cinema mondiali.

Michelangelo Merisi da Caravaggio è uno degli artisti più amati e controversi della storia dell’arte, protagonista della stagione milanese con la mostra da poco conclusa a Palazzo Reale e un tributo alla sua opera ancora in corso presso le Gallerie d’Italia. In febbraio protagonista persino di un film.

 

Caravaggio al cinema. Archivio di Stato di Roma

Caravaggio, l’anima e il sangueal cinema. Archivio di Stato di Roma, Sala Alessandrina.

 

La sua vita è tutt’ora un mistero perchè ci sono alcuni punti oscuri che le fonti non possono colmare. Tuttavia il punto di partenza per questa straordinaria opera digitale, sono proprio i documenti originali dell’Archivio Storico Diocesano di Milano, dell’Archivio di Stato a Roma e del Pio Monte di Misericordia di Napoli. Ad essere esplorati sono quindi i dati biografici e l’inquietudine del personaggio, ma soprattutto le opere d’arte in questa che è una delle prime produzioni in Italia girate in 8k, che rende quasi tattile l’esperienza cinematografica.

Dai documenti all’opera

Sono due i livelli di narrazione alternati. Il primo è costituito da una preziosa digressione artistica che parte dal   documento di battesimo nell’Archivio Storico Diocesano milanese, ricollocando così la sua origine, per raccontare, sempre partendo da atti documentali, la nascita delle opere di Caravaggio nei luoghi e attraverso le vicende che li hanno visti nascere.

 

Caravaggio al cinema. Claudio Strinati

Caravaggio, l’anima e il sangue al cinema. Il Prof. Claudio Strinati, storico dell’arte ed esperto di Caravaggio, consulente scientifico del film

 

Qui intervengono più spesso il Prof. Claudio Strinati, storico dell’arte ed esperto di Caravaggio, poi la Prof.ssa Mina Gregori (Presidente della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi) e la Dott.ssa Rossella Vodret (curatrice della mostra ‘Dentro Caravaggio’ a Palazzo Reale di Milano). Quella che si sviluppa come un’indagine investigativa parte dalle origini mostrando preziosi documenti originali come verbali, atti processuali, denunce, nel luogo che li custodisce, accanto alle scene con le  opere d’arte nei luoghi dove si possono trovare davvero. Ogni elemento è come un indizio fisico dell’esistenza del pittore, una traccia che rende lo rende sempre più umano e vivo nella realizzazione dei capolavori.

Evocazione di un tumulto interiore

Nel secondo livello le scene contemporanee mostrano l’uomo che ragiona sul suo destino e sulla sua storia, secondo la rappresentazione di alcuni stati d’animo corrispondenti a diverse fasi del suo percorso vissuto costantemente sull’orlo dell’abisso: la costrizione e ricerca della libertà, il dolore, la passione, l’attrazione per il rischio, la ricerca della misericordia, fino alla richiesta di perdono e redenzione. Sono immagini evocative e studiosissime nei particolari, per apparire come se fossimo sul set fotografico di uno spettacolo teatrale.

 

Caravaggio al cinema. Evocazione della Misericordia

Caravaggio, l’anima e il sangue al cinema. I moti d’animo di Caravaggio. Scena di evocazione, la Misericordia

 

Sono scene evocative e simboliche, con alcuni elementi che sono metafore della condizione esistenziale dell’artista, ( la pellicola trasparente da cucina  intorno al viso che non permette di respirare a simboleggiare la prigionia, il drappo giallo caratteristico delle prostitute del seicento romano a parlare del rapporto di Caravaggio con le donne, o il colore nero e denso come pece su una tela che riempie il volto dell’artista quando la morte lo accoglie).

Attraverso questi elementi visivi, il volto di Emanuele Marigliano e la voce narrante scopriamo le contraddizioni, gli impulsi, gli slanci e la sofferenza di quest’uomo, cresciuto e vissuto con la sua pittura per entrare nel mito e lasciare capolavori incommensurabili alle generazioni future. La voce dell’io interiore di Caravaggio è stata affidata a Manuel Agnelli, personaggio noto della musica e della televisione italiana, che potrebbe essere un ulteriore aiuto alla divulgazione della grandezza e dell’importanza della storia dell’arte e della cultura, avvicinando i giovanissimi alla visione cinematografica della vita e dell’opera di Caravaggio.

Una particolarità: non ci sono attori ma persone comuni, proprio come lo erano i modelli popolani che usava il pittore anche per le figure sacre.

 

Caravaggio al cinema. Manuel Agnelli

Caravaggio, l’anima e il sangueal cinema. ManuelAgnelli, la voce dell’io interiore, in sala di doppiaggio

 

Caravaggio eroe digitale

L’opera è avvincente e valida nel supporto scientifico, il fatto poi che ben 330 sale lo proietteranno è già un record per un contenuto d’arte al cinema nel nostro paese, siamo quindi particolarmente lieti di questo debutto al cinema del nostro patrimonio e ci auguriamo che venga premiato da una grande partecipazione di pubblico.

Caravaggio. L’anima e il sangue è il quinto film d’arte prodotto da Sky, girato in cinque città e più di 15 luoghi dove si  espongono opere dell’artista, con un team di oltre sessanta persone. La regia è di La regia è di Jesus Garces Lambert, documentarista per Sky e per altri network internazionali come National Geographic, BBC, ZDF, CBS, Arte.

 

Caravaggio al cinema. Particolare del Canestro di Frutta

Caravaggio, l’anima e il sangueal cinema. Canestra di Frutta, dettaglio, Pinacoteca Ambrosiana, Milano, Veneranda Bibilioteca Ambrosiana/De Agostini Picture Library/Scala, Firenze

 

Parliamo di uno dei primi esperimenti italiani di ultra risoluzione di un girato in sorgente in 8K (7680 x 4320 pixel) che restituisce dettagli dell’opera non visibili ad occhio nudo. La telecamera si avvicina al colore facendoci percepire la singola pennellata, la sua consistenza materica dell’opera, rendendo la visione esperienziale, di immersione nella pittura di grande impatto visivo.

Queste immagini pionieristiche si avvalgono del formato Cinemascope 2:40, permettendo una visione più “allungata” e “orizzontale” dell’immagine, molto di più vicina che in passato all’effettiva visione dell’occhio umano. Il risultato rafforza la suggestione visiva ed emotiva dello spettatore perchè l’immagine risulta meno artefatta sullo schermo. A queste scelte visive si aggiunge il trattamento di post produzione della luce, assolutamente inedito nel suo esplorare ciò che fu in effetti, e continua ad essere, il dato saliente e assolutamente originale della pittura di Caravaggio.

 

Caravaggio al cinema. Sette opere di Misericordia a Napoli

Caravaggio, l’anima e il sangue al cinema. Sette opere di Misericordia, Pio Monte di Misericordia, Napoli

 

I luoghi e le opere

Caravaggio girò diversi regni italiani, per cercare fortuna e per sfuggire ai reati documentati. La produzione si è quindi mossa a caccia dei suoi tesori d’arte a Milano, Firenze, Roma, Napoli, Malta, Siracusa: sono più di quaranta i capolavori, fiori all’occhiello di collezioni museali mondiali, e più di quindici i luoghi che li custodiscono, che talvolta corrispondono a quelli originali per cui i dipinti furono creati.

 

Caravaggio al cinema. Dettaglio di Cena in Emmaus

Caravaggio, l’anima e il sangue al cinema. Cena in Emmaus, dettaglio, Pinacoteca di Brera, Milano

 

Si parte dal realismo dei primi lavori alle complesse composizioni di figure sacre e profane, fino alle ultime giocate sulla luce che le fa emergere dall’ombra assoluta. Senza svelare tutte le riscoperte in 8K citiamo la Canestra di frutta alla Pinacoteca Ambrosiana, o Ragazzo morso da un ramarro conservato alla National Gallery di Londra, Bacchino Malato ( forse un autoritratto in veste di Bacco) nella Galleria Borghese di Roma, ancora la Vocazione di San Matteo nella Cappella Contarelli della Chiesa di S. Luigi dei Francesi a Roma, Giuditta e Oloferne di Palazzo Barberini a Roma,  lo Scudo con la Testa di Medusa nella Galleria degli Uffizi, interessante perchè fu per Caravaggio la dimostrazione ai contemporanei di saper rappresentare l’azione.

 

Caravaggio al cinema. La cappella Contarelli a Roma

Caravaggio. L’anima e il sangue al cinema. Cappella Contarelli, San Luigi dei Francesi a Roma con le opere Vocazione di San Matteo e San Matteo e l’Angelo

 

Ancora alla galleria Borghese Davide con la testa di Golia. Spostandoci a Napoli vediamo le Sette Opere di Misericordia al Pio monte della Misericordia, a Malta nella ConCattedrale di San Giovanni la Decollazione di San Giovanni Battista, il Seppellimento di S. Lucia nella chiesa dedicata alla santa patrona a Siracusa.

Gli archivi raccontano

L’eco del carattere dell’uomo fatto di contraddizioni e inquietudini si può ritrovare nelle opere, ma trova conferma nei documenti storici di archivi e tribunali, utili soprattutto a mappare le esperienze di una vita. A parte il già citato atto di battesimo del 29 settembre 1571, è l’Archivio di Stato di Roma ad aprire il suo prezioso scrigno per mostrare per la prima volta al cinema documenti originali sulle problematicità di del sanguigno Caravaggio: sono processi e querele a suo carico, come i verbali del processo per aggressione a Baglione ( il suo primo biografo!), ma anche i contratti per varie commesse come quelle per la cappella Contarelli e la cappella Cerasi.

 

Caravaggio al cinema. Ritratto di Ottavio Leoni

Caravaggio, l’anima e il sangue al cinema. Ottavio Leoni, Ritratto di Caravaggio, Biblioteca Marucelliana, Firenze

 

Dalle accuse di Prospero Orsi veniamo a sapere che l’artista era provvisto di licenza per girare armato di spadone, proibito all’interno delle mura, in quanto servitore del Cardinal Del Monte, e questo rivela l’importanza del suo committente e mecenate. Dal sequestro dei beni della casa di cui non pagava da tempo la pigione (1603) si può descrivere quali fossero gli “oggetti di scena” delle sue composizioni pittoriche. Da qui gli esperti ci ripropongono lo studio sull’utilizzo di una “camera oscura” come spiegato a Palazzo Reale con la mostra “Dentro Caravaggio”.

Una ricostruzione in esclusiva

Grazie alla sofisticata tecnologia digitale è stato possibile il riposizionamento virtuale dell’opera rifiutata “La Madonna dei Palafrenieri” nella sede a cui era originariamente destinata, ovvero l’attuale Altare di San Michele Arcangelo nella Basilica di San Pietro, proprio di fianco al Baldacchino del Bernini.Tutto ciò è stato possibile grazie alla preziosa collaborazione con Vatican Media (già Centro Televisivo Vaticano), l’Arciconfraternita Vaticana di Sant’Anna dei Palafrenieri e la Fabbrica di San Pietro.

 

Caravaggio al cinema. La Madonna dei Palafrenieri a Roma

Caravaggio, l’anima e il sangue al cinema. Madonna dei Palafrenieri ( particolare), 1605-1606, Galleria Borghese

 

L’opera fu commissionata nel 1605 dalla Confraternita per rendere omaggio alla loro patrona nel suo altare dedicato in San Pietro, ma la protagonista dell’azione sulla tela pare essere la Madonna, inondata di luce mentre la comprimaria Anna, anziana e delicata, resta in secondo piano nella penombra. Inoltre è chiaro dalle cronache dell’epoca che il volto di Maria corrisponde alla cortigiana Maddalena Antognetti, amante del Caravaggio. Insomma l’opera fu rifiutata forse per i motivi descritti, ma non è così vero che i lavori di Caravaggio non piacessero ai contemporanei se si pensa che dopo la rimozione entrò nella galleria di Scipione Borghese. Si mormora che il nobile nipote di Papa Paolo V spinse al rifiuto per acquistare a buon prezzo il dipinto, ed arricchire così la sua collezione di opere del nostro eroe.

Questa ricollocazione cinematografica è la seconda per Sky, dopo quella della parete d’altare della Cappella Sistina prima del Giudizio Universale di Michelangelo nel film su Raffaello. E’ stata possibile grazie a foto a 360 gradi dell’altare sul cui modello è stata “applicata” l’immagine del dipinto dei Borghese.

 

Caravaggio al cinema. Locandina del film

Caravaggio. L’anima e il sangue al cinema. Locandina del film

 

Un film per il Patrimonio

Il film vanta il Riconoscimento della Direzione Generale Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, il Patrocinio del Comune di Milano, la collaborazione con Palazzo Reale e Vatican Media (già Centro Televisivo Vaticano) e il sostegno di Malta.

Noi iniziamo a sperare che la settima arte riporti le persone nei musei e nelle chiese, che per una volta sia la vita di un artista a portarci nel cuore della sua arte.

Michela Ongaretti

 

Firda Kahlo nell'Autoritratto con scimmie

Frida Kahlo resta nel Mito. Arte e Messico al Mudec.

Frida Kahlo resta nel Mito. Arte e Messico al Mudec.

Fino al 3 giugno al Mudec è in corso la retrospettiva su Frida Kahlo dall’emblematico sottotitolo Oltre il Mito. Artscore l’ha visitata con l’aspettativa disillusa di trovare forse più dipinti che documenti e testimonianze storiche sulla vita della pittrice messicana, anche se si riconosce e apprezza l’impegno scientifico del percorso. Con il grande afflusso di pubblico, visite guidate di gruppi da tutt’Italia, ci siamo trovati un pò in difficoltà nella fruizione del ricco corredo di contenuti, ma non possiamo che esprimere gioia nell’interesse suscitato per una mostra d’arte del Novecento. 

 

Frida Kahlo in mostra al Mudec

Frida Kahlo resta nel Mito, Arte e messico al Mudec, ph. Sofia Obracaj

 

Oltre il Mito?

Frida Kahlo è certamente la pittrice messicana più famosa al mondo, anche se purtroppo ciò che la precede è la sua sofferenza, i problemi di salute che l’accompagnarono sempre e che la portarono, dopo l’amputazione della gamba destra, alla morte precoce a quarantanove anni. Femminista ante litteram, ha sempre manifestato in pittura un forte orgoglio di genere e rappresentato le fragilità del corpo e dell’anima.

 

Frida Kahlo e il dolore del corpo e dello spirito

Frida Kahlo resta nel Mito, Senza Speranza, 1945 ph. Sofia Obracaj

 

In effetti fu la moglie di un artista importantissimo per la cultura e la storia dell’arte contemporanea messicana, Diego Rivera, e la sua vicenda di vita e d’arte fu legata e condizionata dal suo rapporto con quest’uomo, Un terzo elemento chiave per capire l’universo della Kahlo è la politica, la sua adesione al Comunismo e l’amicizia con artisti e uomini politici dello stesso pensiero.

 

Frdia Kahlo e Diego Rivera, in mostra al Mudec

Frida Kahlo resta nel Mito, nella foto con Diego Rivera ph. Sofia Obracaj

 

Queste tematiche corrispondono ai quattro nuclei tematici della mostra, Donna, Terra, Politica e Dolore, realmente quattro costanti per la pittrice. Ma ci domandiamo, se si parte dal titolo con l’intenzione di andare oltre al mito, perchè insistere su ciò su cui questo si fonda? Frida Kahlo può essere vista come un personaggio storico, ma in un museo d’arte noi cerchiamo gli artisti. E l’artista esiste attraverso le sue opere. Avremmo preferito che l’intera esposizione delineasse il percorso umano dal dato saliente osservabile dai quadri, dall’evoluzione di uno stile e dei soggetti rappresentati, cosa che avviene solo dinnanzi ai selezionati capolavori.

 

Frida Kahlo in mostra al Mudec, visitatori

Frida Kahlo resta nel mito. Arte e Messico al Mudec. Pubblico in visita, ph. Sofia Obracaj

 

Un patrimonio documentale

Il prestigio del lavoro del curatore Diego Sileo, già conservatore al Pac, si è avvalso di prestiti delle più ampie collezioni mondiali della Kahlo, il Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, con la partecipazione di autorevoli musei internazionali che hanno reso possibile l’esposizione di alcuni capolavori mai visti in Italia.

 

Frdia Kahlo in mostra, a cura di Diego Sileo al Mudec

Frida Kahlo resta nel mito, foto inedite in mostra al Mudec, ph. Sofia Obracaj

 

Lo sforzo documentale è invece rappresentato da fonti e documenti inediti svelati nel 2007 dall’archivio della dimora di città del Messico Casa Azul, dagli archivi di Isolda Kahlo, di Miguel N. Lira, e di Alejandro Gomez Arias, che si aggiungono a numerose foto che Diego Rivera non aveva rivelato. Certamente quella del Mudec è una mostra per tutti, anche per chi si affaccia per la prima volta a questa grande interprete, e una documentazione è utile ad inquadrare la portata del suo passaggio nell’arte del ventesimo secolo, a mostrare la quotidianità della donna. Osserviamo materiali preziosi, utilissimi a comprendere il mondo di Frida Kahlo, i suoi rapporti con l’ambiente intellettuale e con la sua famiglia, ma non troviamo che abbiano reso nuove chiavi di lettura della sua produzione, come viene espressamente comunicato.

 

Frida Kahlo in mostra al Mudec, un autoritratto in mostra

Frida Kahlo resta nel mito. Arte e Messico al Mudec. Autoritratto con Busto, 1944, ph. Sofia Obracaj

 

Appendici della retrospettiva

A completare il quadro in una sala si può vedere un cartoon sull’artista, accattivante e divulgativo come è giusto che sia per il pubblico ampio a cui si rivolge, dove però ancora una volta è la conoscenza di una vita sconvolta dalla malattia a precedere la comprensione di una storia in punta di pennello.

Se merito di Sileo è l’indagine dei suoi studi nell’archivio di casa Azul, scoperto solo nel 2007, troviamo ridondante e un pò leziosa poi l’ultima sala con un reportage fotografico di Graciela Iturbide nel bagno della defunta Frida, con gli strumenti della tortura in vita della malattia, busti, stampelle, protesi in posa da studio fotografico come composizioni tra i  manifesti di Lenin. Tutto quello che non permette all’artista di staccarsi nella memoria dal suo mito.

 

Frida Kahlo e il suo bagno, ph. Graciela Iturbide

Frida Kahlo resta nel Mito. Una foto del reportage di Graciela Iturbide, 2007

 

C’è però qualcosa di prezioso e utile alla comprensione dell’importanza della coscienza d’artista, in questo copioso materiale, scorgiamo l’accostamento di alcuni capolavori dipinti a foto nelle quali la pittrice si ritrae proprio con questi. Sono momenti fissati della loro creazione e del loro riconoscimento nel patrimonio attivo della ricerca, pietre miliari per tecnica realizzativa e tematiche secondo la stessa Frida Kahlo. Merito del curatore che qui riesce a divulgare materiale in gran parte inedito.

 

Un foto di Frida Kahlo in mostra al Mudec

Frida Kahlo resta nel mito. Arte e Messico al Mudec. Foto in mostra, ph. Sofia Obracaj

 

Il messico di Frida Kahlo

Davvero interessante invece l’esplorazione del rapporto di Frida con il Messico, inteso come recupero e valorizzazione delle origini popolari e maya, visibili in ben due sezioni. All’interno della mostra per la rappresentazione degli aspetti peculiari del territorio naturale nelle nature morte ma anche per l’attenzione alla società messicana testimoniato dai numerosi ritratti di coloro che parteciparono allo sviluppo dell’arte di frida, l’entourage di mecenati amici e artisti.

 

Frida Kahlo in mostra al Mudec, L'abbraccio dell'Universo

Frida Kahlo resta nel Mito. L’amoroso abbraccio dell’Universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xólot, 1949, ph. Sofia Obracaj

 

Fuori dalle sale a pagamento è possibile vedere più da vicino il legame sempre esaltato di Frida con le sue origini. Si tratta di una mostra parallela nell’atrio del primo piano del Mudec, intitolata Il sogno degli antenati e anche qui si mette in parallelo un manufatto con un’immagine di Frida dove si inquadra lo stesso. Stavolta non sono però dipinti ma pezzi di ceramica antichi del Messico Occidentale, tessuti o altri reperti collezionati dall’artista. Ben rappresenta il metodo virtuoso di mettere in connessione, stabilire un dialogo tra un oggetto e una “foto storica che testimonia l’interesse verso la cultura originaria e precolombiana” secondo le parole del curatore Davide Domenici. Il visitatore potrà riconoscere un oggetto simile agli esposti qui in un dipinto della grande esposizione. Il dialogo è doveroso con le collezioni etnologiche permanenti del museo stesso.

 

Frida Kahlo anche nella mostra Il Sogno degli Antenati

Frida Kahlo resta nel Mito. Arte e Messico al Mudec con Il Sogno degli Antenati, ph Sofia Obracaj

 

La fotografia racconta

L’artista era figlia di un fotografo, e si afferma correttamente in mostra quanto la fotografia sia stato veicolo della costruzione del suo mito. Firda Kahlo fu quindi consapevole di affidare la sua immagine al medium fotografico come racconto del processo di autorappresentazione negli anni, come leggiamo “per affermare la magia della sua presenza e per rafforzare il paradigma biografico”. Artefice volontaria del proprio “mito”, si fece ritrarre negli anni da un vasto numero di personalità eccezionali nella fotografia del Novecento: Tina modotti, Dora Maar, Edward Weston, Nickolas Muray, Lola e  Manuel Ălvarez Bravo, Carl Van Vechten, Gisèle Freund, Leo matiz, Guillermo Dàvila e molti ancora. 

Ne esce una visone cangiante consapevole della fascinazione del personaggio, che comunque non esce dal mito tramandato fino ai nostri occhi.

 

Frida Kahlo in mostra al Mudec, un ritratto fotografico

Frida Kahlo resta nel mito. Arte e Messico al Mudec. Uns suggestiva immagine dell’artista, ph. Sofia Obracaj

 

Frida Kahlo nei suoi autoritratti

Non desideriamo parlare di tutte le sezioni, perchè comunque vi consigliamo una visita al Mudec. Vi lasciamo il gusto di esplorare con qualche incognita quella che si definisce la più grande esposizione su Frida Kahlo in Europa.

 

Frida Kahlo e l'entourage artistico in un suo dipinto

Frida Kahlo resta nel Mito, In mostra al Mudec, ph. Sofia Obracaj

 

Restando però nella celebrazione di un mito che si è costruito sulla persona vogliamo offrirvi un piccolo excursus sugli autoritratti. Sono i capolavori di un’artista che nonostante l’entourage internazionale, ha sempre dichiarato la sua appartenenza e il suo fascino esotico indissolubili dal suo Messico.

 

Frida Kahlo nell'Autoritratto con Scimmia, 1938

Frida Kahlo resta nel Mito. Autoritratto con Scimmia, 1938. Ph. Sofia Obracaj

 

Spiccano nelle diverse sale e mostrano l’evoluzione nello stile pittorico con i riferimenti al contesto che li vide nascere, attraverso diversi elementi simbolici quali colori , piante ed animali. Sono una presenza fissa all’interno del percorso espositivo, che parlano al visitatore, prerogativa che non rende unica questa mostra ma la qualifica positivamente: Frida ha dichiarato al mondo la sua disperata dichiarazione di esistenza attraverso la sua effige.

Partiamo dal primo Autoritratto con Scimmia realizzato per Conger Goodyear, allora presidente del MOMA di New York, del 1938. Se l’animale è simbolo di lussuria, qui è come umanizzato nel suo abbracciare e proteggere la figura di Frida, e nel sottolineare la presenza del monile precolombiano. Si notano i due nastri, quello rosso che lega il gioiello e quello verde che cinge la bestia all’artista. Lo stesso colore si vede tra i suoi capelli, definito “di luce calda e buona” nel suo Diario, forse un riferimento alla pietra mesoamericana per eccellenza, quella impropriamente chiamata giada.

 

Frida Kahlo nell'autoritratto con collana di spine e Colibrì

Frida Kahlo resta nel Mito, Autoritratto con collana di spine e Colibrì, 1940, ph. artscore.it

 

Il nostro preferito è Autoritratto con Collana di Spine e Colibrì ( 1940), perchè al primo sguardo chiunque rimane colpito dalla potenza simbolica, dalla violenza timbrica dei suoi elementi. Il colibri in particolare appartiene alla cosmogonia azteca e unisce il culto della divinità solare al simbolo di reincarnazione e sacrificio, concetto avvalorato dalla collana di spine con un riferimento anche alla religione cattolica. Attraverso una via crucis di una Passione in vita dell’artista lo Huitzilopochtli (l’uccello associato al culto di Xipe-Tótlec), e i graffi sulla pelle, sanciscono un passaggio verso una rinascita nell’Arte.


Ecce Homo al femminile e collezionista preincaica

Nell’Autoritratto con Treccia, dipinto nel 1941 dopo il secondo matrimonio con Diego Rivera, i capelli sono un rinnovato simbolo di femminilità e di legame coniugale. L’artista per la prima volta in pittura si rappresenta nuda e indifesa con tutto il suo patrimonio genetico mesoamericano (la collana), protetta solo dalle foglie di acanto che alludono alla vita eterna.

 

Frida Kahlo e il suo Autoritratto con Treccia

Frida Kahlo resta nel Mito, Autoritratto con Treccia, 1941, ph. Sofia Obracaj

 

Ancora scimmie amorevoli nel secondo autoritratto con quattro di questi animali, del 1943, forse in questo caso rappresentano i quattro studenti di Frida Kahlo della Scuola di Pittura e Scultura di Città del Messico chiamati Los Fridos, i fedeli anche in seguito al peggioramento della salute dell’insegnante.

 

Firda Kahlo nell'Autoritratto con scimmie

Frida Kahlo resta nel Mito, Autoritratto con quattro scimmie, 1943, ph. Sofia Obracaj

 

Sempre un nastro, stavolta giallo, regala la bellezza del gioco compositivo nell’Autoritratto con Scimmia del 1945, dove al tocco leggero del colore è affidata la resa dei quattro soggetti. La figura dell’artista accanto a tre attributi della sua personalità umana e artistica, gli animali domestici quali la scimmia e il cane non a caso chiamato Señor Xóloti come la divinità dei lampi azteca, e all’idolo precolombiano che ricorda quello della mostra Il Sogno degli Antenati. Il nastro giallo come l’oro circonda anche la sua firma in alto, ancora una dichiarazione di “qui ed ora” che resta nella storia dell’arte mondiale. Lo stesso reperto precolombiano è rappresentato nell’Autoritratto alla frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti con la figura intera che divide un mondo industriale e velenoso, Detroit, da quello ricco di storia precolombiana e di figurazioni dello stato d’animo dell’artista.

 

Frida si ritrae al confine tra due mondi inconciliabili

Frida Kahlo resta nel mito, Autoritratto alla frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti, ph. Sofia Obracaj

 

Senza esaurire questa panoramica al Mudec vogliamo terminare con l’autoritratto del 1948. E’ il secondo dipinto con il tradizionale abito Tehuana, l’unico di quell’anno di gravi problemi di salute, per noi importante perché la sofferenza è rappresentata con l’assimilazione della lezione surrealista, trasformata negli anni alla luce della sua vicenda in maniera del tutto personale.

 

Frida in costume tehuana nell'autoritratto del 1948

Stupefacente autoritratto di Frida Kahlo del 1948, artscore.it

 

Il viso è l’unica parte in comunicazione con lo spettatore, l’unica parte visibile mentre il resto del corpo è soffocato dal male, protetto dal velo pietoso dei merletti. La chiusura intorno al capo del tessuto rende l’idea di un desiderio forte di liberazione impossibile e quel volto fuoriesce quasi come in una rappresentazione in 3d. Scendono alcune lacrime silenziose in contraddizione con lo sguardo fisso e volitivo, forse per la consapevolezza che la sua vita d’arte sarà consegnata ai posteri nel mito, fatto di resilienza e coraggio, ma anche di quel dolore che non si è scelto ma si è costretti a vivere e rappresentare.  

Michela Ongaretti

 

Frida Kahlo e il messico preincaico

Frida Kahlo resta nel Mito, visita alla mostra Il Sogno degli Antenati al Mudec, ph. Sofia Obracaj

Miart 2018. Campagna Prisma 1

Miart 2018. Le anticipazioni tra nuovi partner e Art Week

Miart 2018. Le anticipazioni tra nuovi partner e Art Week

Miart ancora. Mentre a Bologna  è in corso Arte Fiera Milano si prepara ad accogliere la sua più grande e consolidata fiera di arte contemporanea. In attesa quindi del 13 aprile Artcore presenta alcune anticipazioni, rivelate in conferenza stampa tenuta a Palazzo Marino. Erano presenti l’Assessore alla Cultura Filippo Del Corno, il confermato direttore di Miart Alessandro Rabottini, Fabrizio Curci A.D.di Fiera Milano e Michele Coppola, direttore Arte e Cultura di Banca intesa, main sponsor della manifestazione.

 

Miart 2018. Anticipazioni a Palazzo Marino

Miart 2018. Le anticipazioni-Palazzo Marino ospita la conferenza stampa, ph. Sofia Obracaj

 

Art Week 2018

Il fatto che la sua presentazione pubblica sia avvenuta nello splendido palazzo del Comune la dice lunga sul patto di collaborazione tra Miart e Milano, sul reciproco prestigio consolidato nell’arco delle ultime edizioni. In particolare Del Corno ha parlato del dialogo con la città durante il periodo di apertura di Miart, attraverso la cosiddetta Art Week (9-15 aprile).

L’obiettivo è sempre quello di “aumentare la desiderabilità di Milano” come place to be dell’arte moderna e contemporanea: per una intera settimana un ricco calendario di eventi e mostre nei luoghi istituzionali e no profit. Sono moltissimi gli eventi e le gallerie da non poterle citare tutte, come quelle in Fiera, ma segnaliamo la novità di ART NIGHT NO PROFIT SPACES sabato 14 aprile con performance ed eventi, e l’apertura straordinaria delle gallerie milanesi il 15 aprile.

La ventitreesima edizione si presenta quindi con l’intento di invadere Milano con l’arte contemporanea dentro e fuori Fieramilano City, per una settimana di incontri, inaugurazioni, mostre ed eventi internazionali.

 

Miart 2018. Alessandro Rabottini

Miart 2018. Le anticipazioni. Il presidente di Miart2018 Alessandro Rabottini a Palazzo Marino, ph. Sofia Obracaj

 

Miart. Edizione 2018

Ancora una volta moderno e contemporaneo dialogheranno: a Fieramilanocity ci saranno 186 gallerie di tutto il mondo con opere datate dagli inizi del ventesimo secolo fino ai giorni nostri. Rabottini parla della progressione negli anni di Miart, con un riposizionamento nel panorama delle fiere e nel sistema d’arte oggi riconoscibile nell’edizione 2018, le sezioni man mano definite e con l’inserimento di alcune novità, e il consolidamento del mix di arte e design di ricerca, con tutti i partner e con i numerosi premi collegati.

Si cerca quindi continuità nell’offerta della fiera e specificità della sua ampiezza cronologica, per cercare una coralità nelle proposte degli attori italiani e internazionali, tra antico e contemporaneo. E’ emblematico il titolo di Miart 2018 “Il presente ha molte storie”, perchè aldilà di quello che vedremo quello che conta è il volerlo guardare con gli occhi di oggi, con la sensibilità dell’interesse collezionistico del presente, e con stand curatissimi nei dettagli come vere e proprie mostre in galleria. Inoltre la presenza di nuovi paesi come Canada e Turchia testimonia il prestigio di Miart nel panorama mondiale.

 

Miart 2018. Locandina con Prisma

Miart 2018. Le anticipazioni. Immagine guida della campagna di comunicazione Prisma

 

Le sezioni

Sei sezioni a Miart come nelle precedenti edizioni. Established, divisi tra Contemporary con le sue 79 gallerie specializzate in arte contemporanea, e Master con le 47 gallerie dalla proposta di artisti storicizzati con opere dai primi del Novecento agli anni Novanta, Emergent con le nuove generazioni di 20 gallerie internazionali, 14 delle quali sono new entries a Miart.

Con Generations otto coppie di gallerie mettono a confronto opere di artisti di differenti generazioni, mentre le 9 gallerie di Decades offrono una visione del Novecento scandita per decenni per enfatizzare la doppia anima di Miart tra moderno e contemporaneo con un’attenzione speciale al secondo dopoguerra, come sta accadendo nel mercato internazionale.

On Demand è una categoria trasversale con opere context based e site specific coke wall paintings o installazioni che esistono solo se “attivate” da un acquirente.

Infine la riconferma di Objects, uno dei punti alti di Miart per l’innovazione del pensiero sulla creatività, allargando il campo di interesse al progetto fruibile come arte e concepito in edizione limitata. Quattordici gallerie per la promozione di oggetti di design contemporaneo e d’eccellenza che siamo particolarmente curiosi di scoprire.

 

Miart 2018, interno di Fieramilano City per l'edizione 2017.

Miart 2018. Le anticipazioni. Visita della fiera nel 2017

 

Intesa Sanpaolo Main Sponsor

Curci ricorda l’importanza della nascita della Fondazione Fiera Milano per lo sviluppo di Miart e i grossi partner. Il principale è per la prima volta Intesa Sanpaolo il cui rappresentante Michele Coppola presenta l’immagine concreta di promotore artistico e culturale, da moltissimo tempo attivo in Italia e a Milano: “Le banche sono dal Rinascimento sostenitori della cultura, alle origini della nostra modernità”.

Banca intesa ha una sua collezioni di 20000 opere chiamata Cantiere del Novecento e per la banca Miart è anche una possibilità di vendere e acquisirne di nuove. Non dimentichiamo che nella stessa storica piazza di Palazzo Marino, iconica per Milano con una delle sue istituzioni più note al Mondo, La Scala, si trovano le Gallerie d’Italia con una mostra su l’eredità di Caravaggio, in dialogo con quella di Palazzo Reale.

Non è finita, Intesa Sanpaolo ha in serbo una sorpresa per i partecipanti a Miart: un artista di rilevanza internazionale creerà un’opera per l’occasione, che verrà portata in un tour espositivo nel corso dell’anno.

 

Miart 2018. Anticipazioni con Michele Coppola

Miart 2018. Le anticipazioni-Il presidente di Arte e Cultura Intesa Sanpaolo Michele Coppola alla conferenza stampa a Palazzo Marino, ph. Sofia Obracaj

 

Nuovi Partner

Miart 2018 sarà sostenuta secondo diverse forme da nuovi attori come FLOS,  l’azienda italiana leader internazionale per la produzione di illuminazione di raffinato design, partner tecnico della manifestazione. Nel ristorante tre stelle Michelin da Vittorio ( partner MIart dal 2013), all’interno della vip Lounge, FLOS proporrà Arrangements, un’installazione luminosa site specific di Michael Anastassiades, a cavallo tra arte figurativa e design industriale.

Come accade dal 2012 Ruinart sarà presente nella vip lounge e nello scrigno dedicato a Miart e realizzato dall’artista scelto per l’occasione dalla Maison de Champagne. Ricordiamo il partner ospitalità in Milano Westin Palace e Nava Press con Mousse Agency che ha realizzato i materiali stampati.

 

Miart 2018. Anticipazioni di Filippo Del Corno

Miart 2018. Le anticipazioni-L’assessore Del Corno parla alla conferenza stampa a Palazzo Marino, ph. Sofia Obracaj

 

I premi

I premi rientrano anche nella dimensione del sostegno all’arte contemporanea, sono confermati i sette della scorsa edizione con una nuova e prestigiosa rosa di giurie internazionali, direttori e curatori di musei d’alto profilo. Ben 100000 euro per opere e artisti vincitori del Fondo di Acquisizione Giampiero Cantoni della Fondazione Fiera Milano che andranno ad incrementare la sua collezione. 4000 euro sarà il valore del Premio LCA per Emergent dedicato alle gallerie emergenti e messo a disposizione LCA studio legale, Il Premio Herno dell’omonima Spa andrà al miglior progetto espositivo con i suoi 10000 euro, la stessa cifra sarà a disposizione del vincitore del Premio Fidenza Village per il migliore stand della sezione Generations. Per la nuova sezione On Demand altri diecimila euro andranno alla migliore presentazione grazie all’associazione di produzioni sperimentali Snaporazverein. Il premio CEDIT consiste invece nell’acquisizione di un’opera di un designer italiano emergente nella sezione Objects che sarà collocata nella collezione permanente del Triennale Design Museum. Last but not least all’arte contemporanea e ai giovani artisti sarà dedicato il premio Rotary Club Milano Brera, sempre 10000 euro in palio.

 

Miart 2018. presentazione alla stampa con organizzatori e main partner

Miart 2018. Le anticipazioni-personalità istituzionali in conferenza stampa a Palazzo marino, ph. Sofia Obracaj

 

La campagna di comunicazione

A Palazzo Marino si è parlato anche della campagna di comunicazione di Prisma, con l’idea innovativa di raccontare l’arte attraverso una vera e propria produzione artistica, un progetto visivo integrato che comprenda campagna stampa tradizionale, una serie di teaser e video on line, un’opera video e una performance dal vivo.

Prisma è frutto della creatività e delle collaborazione tra soggetti istituzionali come Triennale teatro dell’Arte, ii produttori di film d’artista In Between Art Film e l’associazione di produzioni sperimentali Snaporazverein e Corpo celeste C.C.00#.

Nelle prossime settimane si inizieranno a rilasciare i trailer del video immersivo visibile all’entrata della manifestazione. La fase conclusiva sarà mercoledì’ 11 e giovedì 12 aprile  al Teatro dell’Arte in Triennale, di cui si anticipa la riflessione di corpi danzanti moltiplicati da specchi, come a mostrare quanto l’arte pare che rifletta il reale mentre in realtà lo trasformi sempre.

 

Miart 2018. Vista della presentazione nella splendida sala comunale di Palazzo Marino

Miart 2018. Le anticipazioni-Palazzo Marino ospita la conferenza stampa, ph. Sofia Obracaj

 

Miartalks ed Educationals

In Between Art Film sarà anche promotore e organizzatore dei Miartalks: conversazioni e tavole rotonde sul tema principale riassunto dalla domanda “Che cosa possiamo immaginare?”. Si cercano risposte nel presente e nelle condizioni sociali in cui l’immaginazione si manifesta, sul suo valore rivoluzionario e sul rapporto con il passato ancora presente. I curatori saranno João Ribas e Fatos Üstek, ma tra scrittori, architetti, artisti, curatori, direttori di musei saranno più di quaranta le personalità internazionali a confronto.

 

Miart 2018. Prisma

Miart 2018. Le anticipazioni. Immagine della campagna di comunicazione Prisma

 

Miart Educationals è invece un nuovo servizio di mediazione gratuita a disposizione del pubblico della fiera in collaborazione con Fidenza Village. Sul sito di Miart si potranno approfondire contenuti attraverso visite guidate programmate negli orari più idonei, concentrate soprattutto sulla scoperta delle sezioni Generations e Decades.

Michela Ongaretti