BertaPedretti sono un duo artistico le cui opere suscitano stupore ed emozione, per la convivenza sinestetica di linguaggi che genera una contemplazione attiva nell’esperienza estetica. Due le componenti fondanti e originariamente distanti, la sostanza concreta della scultura e la forma aerea del suono, che nel loro lavoro si fondono in una sola coerente epifania.

Entrambi interessati alle potenzialità del territorio, inteso come patrimonio naturale e storico, a partire dalla Valle Camonica in cui vivono e creano, esplorano discipline che già dalla storia individuale anelano al superamento del proprio confine linguistico.
Per Milena Berta, cresciuta artisticamente attraverso un percorso accademico che dal disegno passa alla forma tridimensionale, modellando in argilla e altri materiali, l’illuminazione è arrivata dalla dura, statica pietra.
Ad essa la scultrice desidera conferire morbidezza, inseguire sulla sua superficie il movimento della fluidità. Condividendo dopo gli studi un grande laboratorio con scalpellini di lunga esperienza sviluppa inoltre la sensibilità per ciò che il gesto porta con sé: una sonorità connotante il senso del processo, e la sua poesia intrinseca.

Alessandro Pedretti si forma come musicista, attento alla scansione ritmica della batteria che per certi versi si avvicina ai rumori di contesti naturali o comunque non sempre delineanti una linea melodica.
Dopo anni in band locali si appassiona all’idea della composizione di musica organica, ovvero aprendo una ricerca di suoni dall’ambiente, naturale o antropico, con un’attenzione che definisce riduzionista, a caccia dell’espressione di un singolo suono nei dettagli più minimali. In seguito performa avvicinando il rumore a narrazioni di sonorità armoniche in contesti generalmente dedicati allo studio, al cultura e alla spiritualità come orti botanici, monasteri e biblioteche, condividendo una musicalità più riflessiva.

La scultura chiamava una controparte mobile nel suono e la musica attendeva una chiamata formale in una materia densa di un significato e nostalgia processuale. Entrambe trovarono una rappresentazione dell’esistenza nella coesione sinestetica, per far nascere una nuova forma d’arte.
Dall’incontro personale di Berta e Pedretti sorge così il primo progetto seminale di ampio respiro, La memoria delle pietre.
La kermesse sviluppa (dal 2018 al 2022) un percorso di installazioni ambientali permanenti valorizzando in senso estetico gli aspetti sonori e visivi della pietra, elemento principe del territorio camuno, diventato materiale di narrazione delle sue specificità ambientali e storiche. Il dialogo delle creazioni con il contesto si è infatti manifestato in luoghi oggi abbandonati e cave in disuso, testimoni sia della diversità della formazione geologica e delle attività estrattive che per secoli hanno coinvolto gli abitanti. Si registra l’esistenza di circa 200 cave dismesse dalle differenti qualità minerali, dal granito al porfido, alla pietra simona, dai calcari al marmo bianco il cui studio, nell’arco di ben cinque anni, ha arricchito la ricerca del duo artistico. Tuttavia BertaPedretti non hanno lavorato soli.

Nella serie di interventi dedicati, in dieci comuni legati al patrimonio della pietra e della sua lavorazione, sono stati coinvolti il geologo Fabio Alberti, lo storico Alberto Bianchi e l’antropologo Loris Bendotti, che hanno contribuito con le loro narrazioni, costruendo per il pubblico una rete plurifocale.
Tutt’ora da scoprire passeggiando, le sculture presentano un QR Code per accedere a un link audio che “aumenta” l’esperienza della forma visiva e tattile mediante una suggestiva impronta sonora. Riconosce ancor più la portata del progetto l’Osservatorio permanente del Design dell’ADI DESIGN INDEX 2022, che ha selezionato La Memoria delle Pietre per la categoria “Design per il sociale”. Alla luce del valore di un percorso che interseca pratica scultorea, indagine sonora e ricerca sul paesaggio.
Il senso d’immanenza materiale sconfina in una spiritualità quasi ancestrale anche altrove, nei successivi interventi più performativi.

Nell’ottica di portare più vicino al pubblico l’opera data dal connubio tra creazione sonora e processo scultoreo, tramite la valorizzazione dei suoi gesti e come esperienza immersiva, nasce MOLOM (Musica Organica Legata all’Osservazione del Movimento). Con questo progetto in progress, da proporre in luoghi eterogenei, BertaPedretti intendono generare universi sonori a partire dall’atto creativo, ciò che generalmente sfugge all’occhio di fronte all’opera finita.
Le performance sono figlie di ricerche prima di una definizione, nelle quali Suono e Materia dilatano il Tempo sia secondo una struttura compositiva studiata in precedenza, sia quando interagiscono con l’improvvisazione del movimento dello scalpello sulla pietra, dello sfregamento o della caduta di elementi scultorei o naturali in prossimità di un microfono. E’ inoltre interessante che dalla ricomposizione dei frammenti si venga a creare un’opera d’arte ex novo, restituendo una nuova espressione a materiali di scarto.

Ulteriore evoluzione delle sessioni di musica organica sono le Geografie, opere visive che rappresentano mappe sonore come affioramenti memoriali.
Realizzate con tecniche calcografiche, monotipi e incisioni su metallo, transfer di immagini su pietra, celebrano ancora una volta la processualità dell’arte. In particolare costituiscono un riflesso del senso di ciclicità assai caro a BertaPedretti: aggiungere e togliere, esplorare il caos con frammenti di pietra intinta nell’inchiostro e poi alleggerirsi nell’ordine di una nuova struttura grafica. Il ritmo si gonfia nell’azione performativa e torna alla quiete nel bidimensionale. Eppure osservare in seguito queste nuove propulsioni di tracce moltiplicate, nella scrittura dei gesti, riconduce ancora alla logica del suono, dopo il passaggio simmetrico alla forma materiale. Le Geografie sono corollari di un teorema di scambi trasformativi.

L’attenzione di BertaPedretti verso la diversità materiale presente nell’ambiente circostante si rivela utile a stimolare l’idea di movimento. Non solo con la pietra, ma con tutto ciò che il contesto possa offrire.
La musica organica di MOLOM arriva dunque in luoghi incontaminati, dove i rumori naturali sono in parte campionati e in parte resi composizione live dall’amplificazione di materiali raccolti nell’area selvaggia, sempre integrando il movimento del gesto a frammenti di alcuni materiali connotanti l’origine dello spazio prescelto e studiato a lungo. Ad esempio ho assistito a Sottobosco presso Schilpario (BG), una performance in quattro atti che ha osservato il movimento di legno, pietra, muschio e aghi di pino, insieme alla stupefacente attività di insetti e formiche, quasi irriconoscibile nella composizione.

Nell’ultimo atto la contemplazione raggiunge una sintesi più propriamente “musicale” con una composizione elettronica attivante ricordi, come uno spazio liminale che dalla realtà rincorre il sogno. Un finale che richiama l’importanza emozionale concessa dallo Spazio, se sappiamo entrare a contatto con il suo genius loci.
Partecipare a una performance di MOLOM è sentirsi accompagnati verso la riflessione sulle dinamiche percettive, mediante la stratificazione di narrazioni intrinseche al territorio. Sonoro e materico evocano processi trasformativi, leggendo in senso poetico il paesaggio nella fusione di memoria materiale e gesto artistico.

Il paesaggio che riverbera sulla scultura e nel design del suono dilatando lo spazio e il tempo diventa la ricerca principale del processo condiviso di BertaPedretti. Dal 2022 sono impegnati in residenze artistiche internazionali come Avista Vulcão (Azzorre, 2024), DAS (Bologna, 2024) e Living Lab (Fanano, 2024), collaborazioni con festival come Narrazioni Parallele Festival Torino e Bao Festival Brescia. Tra le istituzioni culturali che hanno ospitato progetti site-specific, sia in contesti espositivi che ambientali: Malta Society of Arts, Giardino Sonoro di Pinuccio Sciola, Museo della pietra e degli scalpellini di Castellavazzo, Ecomuseo della pietra del Casentino, Tempio Natura al Lazzaretto di Verona e CMQ Architettura Milano.
Idealmente vicina a Sottobosco, anche se in un contesto naturale assai diverso, è l’avventura artistica alle Isole Azzorre che ha sviluppato un’esperienza di ascolto dei suoni intrinseci al paesaggio vulcanico.

In tal senso Of matters and frequencies ha proposto una connessione inedita col territorio, una possibilità di viverlo come nuova geografia sonora. Tutto è partito da un’approfondita esplorazione visiva e sonora sul campo. Registrando con idrofoni, geofoni, microfoni a contatto e una coppia di condensatori le vibrazioni presenti in rocce vulcaniche, onde oceaniche e alberi; raccogliendo i frammenti come sabbia, pietre e mattoni, testimoni materiali di una potenziale ricchezza espressiva da cui cresce la musica organica site specific di MOLOM.

Così la performance Silêncio Vulcânico, sintesi dell’intera operazione, è andata radicandosi alle risorse del luogo, grazie alla collaborazione imprescindibile di abitanti e enti locali, aziende e artisti, che hanno offerto le loro competenze nelle ricerche svolte in zone dall’incredibile diversità ambientale. Ancora una volta essenziale è stata la combinazione di linguaggi: da quelli elettronici e digitali del sound designer, che hanno reso ancora complessa l’esperienza sonora amplificando i più sottili movimenti, alle evocazioni visive di Berta dell’intero percorso creativo, mediante incisioni in edizione limitata realizzate nello svolgersi dell’attività performativa.
Affascina pensare alle vibrazioni sotterranee della Henrique Maciel Cave col suono continuo delle gocce d’acqua che cadono nel silenzio. D’altronde è in questa suggestione “liquida” che si ritrova un trait d’union della ricerca di BertaPedretti, sempre più fusi nella lingua di MOLOM.

Infatti, tra le opere in cui la scultura fisica riconduce ad un concetto aumentato dall’esperienza interattiva, la mia immaginazione ritorna a La Stanza delle Future Presenze.
Nel 2023 nel Borgo di Bienno una stanza buia si caricava di mistero nel disvelamento di una scultura in marmo bianco che sembrava sciogliersi. Fluida nella sua forma come nella sua modalità di attivazione sonora, come “succede” all’onice verde di Loose Framework (2022). A Bienno era un uovo alchemico pronto ad attivare una composizione sonora unica in base ai movimenti e all’interazione con l’ambiente circostante di ogni singolo partecipante. In questo modo essere presenti significava creare, prima con sorpresa, poi consapevolmente: suono, materia, movimento diventavano strumenti di trasformazione individuale e collettiva, non solo appannaggio degli artisti.

Sull’evocazione di memorie lontane che ancora impregnano la materia, sull’ascolto profondo di un luogo abbandonato e fatto rivivere dalla risonanza dei suoi oggetti, è nata anche l’ultima operazione di MOLOM.
Il 28 ottobre saremo invitati ad Erta, tra i monti della Valmalenco, per la restituzione della residenza artistica promossa da Alt(r)o Festival. Ancora per rigenerare energie nell’incontro tra arte e paesaggio, come succederà in un contesto naturale tutt’altro che abbandonato, ma sede di trasformazioni ambientali violente, nel progetto che sta prendendo forma e che artscore.it promuove. Stavolta il mistero affidato alle nostre parole non resisterà a lungo all’attesa.
Michela Ongaretti
