The Lure di Agnieszka Smockzynska

La prima volta a Base. Il Milano Film Festival da 21 anni torna a Settembre

La prima volta a Base. Il Milano Film Festival da 21 anni torna a Settembre

 

di MICHELA ONGARETTI

Dopo la ventesima, non la ventunesima ma la prima volta.

Da due giorni Milano ha ritrovato il Milano Film Festival, come ogni settembre da quando ci vivo, la manifestazione che trasforma giovani e meno giovani in cinefili curiosi, almeno fino al 18 settembre.

Il manifesto dell'edizione 2016

Il manifesto dell’edizione 2016

 

E’ stata definita dagli organizzatori la “prima” edizione per via della svolta epocale dei suoi luoghi. Quest’anno gli ospiti internazionali e le ben 11 giornate di film saranno quasi tutti presso il polo culturale di BASE Milano e al MUDEC. Nella stessa area è allestita l’arena all’aperto adiacente ai magazzini del Teatro alla Scala.

Devo ammettere di essere dispiaciuta, e non sono l’unica a pensarlo, di non trovare più quell’atmosfera al Parco Sempione e sui gradini del Piccolo Teatro, forse come in tanti affezionata sia al contenuto che alla cornice. E forse anche perché l’evento animava la città in maniera diffusa, interessando un luogo culto del cinema come lo spazio Oberdan della Cineteca di Milano, in questa occasione ancora coinvolto con il MIMAT presso il cineteatro San Carlo vicino a S.Maria delle Grazie.

 

Il pubblico del Milano Film Festival nella cornice del Parco Sempione

Il pubblico del Milano Film Festival nella cornice del Parco Sempione

 

Potrebbe succedere che la concentrazione in un’area già tradizionalmente animata dalla creatività, distretto principe del Fuorisalone con tutta l’importanza che ha assunto negli ultimi anni il design per la città di Milano, regali al MFF una fruizione più semplice dei contenuti proposti, e una possibilità maggiore di scambio e condivisione con altre istituzioni culturali cittadine.

ll luogo può costituirsi parte di un’identità nuova nella sua integrazione a programmi di lungo termine, ciò che potrebbe garantire la neonata Base Milano, di cui il festival con Esterni è socio per chi non lo sapesse l’impresa creatrice e produttrice del festival dalle sue origini, per questo si parla di un nuovo inizio con la popolarità mantenuta in questi vent’anni.

 

La direzione artistica del MFF2016 in conferenza stampa a BASE

La direzione artistica del MFF2016 in conferenza stampa a BASE

 

Il 21 è un numero ricorrente. Parlando di luoghi culto del design pensiamo subito alla Triennale di Milano che sta portando a termine la grande kermesse della 21esima esposizione internazionale Design After design. Il coinvolgimento del MFF in questo progetto di grande respiro è rappresentato da Under Screen, la rassegna di incontri e proiezioni che si interroga sul concetto di “after” in ambito audiovisivo: sui nuovi linguaggi del ventunesimo secolo e su come il cinema giochi con la sua storia e il suo immaginario. Cito Fear Itself del giovane Charlie Lyne costituito interamente da film esistenti per esplorare in maniera personale il tema della paura, e l’ultimo documentario di Werner Herzog  Lo and Behold sulla relazione tra l’uomo e internet, già presentato al Sundance Festival e in collaborazione con il Goethe-Institut Mailand.

 

Lo and behold di Werner Herzog

Lo and behold di Werner Herzog

 

Ancora l’incontro con il turco Erdal Inci internazionalmente noto come produttore di numerosi loop in Graphic Interchange Format (le GIF), un lavoro imperniato sulla ripetizione di soggetto nell’immagine e immagine stessa all’infinito, e lo show-racconto #RefugeesCameras di Kevin McElvaney in collaborazione con NAGA per il tema scottante dell’immigrazione a causa della guerra, foto realizzate con 15 camere usa e getta proprio dai rifugiati in partenza alla ricerca di una nuova patria dai campi di Smirne,Lesbo, Atene e Idomeni.

 

Homo Sapiens di Nikolaus Geyrhalter

Homo Sapiens di Nikolaus Geyrhalter

 

Il Museo delle Culture è per il primo anno coinvolto attivamente come location e condivide l’ispirazione antropologica del film Homo Sapiens dedicato dal regista austriaco Nikolaus Geyrhalter ai luoghi abbandonati dopo disastri ambientali. L’anteprima si pone come uno studio visuale sul rapporto dell’Uomo con la Natura e sul silenzio del post catastrofe, e si ricollega alla mostra di imminente apertura al Mudec con il medesimo titolo.

Protagonisti di questa avventura in 11 giorni sono sicuramente i registi emergenti internazionali, ma il MFF è ricorrenza annuale per la città non solo con le proiezioni, è occasione sociale e culturale con gli incontri tra filmaker e pubblico per conoscere da vicino poetiche e stimoli nuovi, esperienze formative e di approfondimento.

 

Mimosas di Olivier Laxe

Mimosas di Olivier Laxe

 

I protagonisti “costitutivi” rimangono l’impresa culturale Esterni da cui viene il direttore artistico del MFF Alessandro Beretta codiretto quest’anno con Carla Vulpiani. Sostenitore del Festival è l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, Nastro Azzurro presente come special project partner e presenta il Video Talent Award, ancora il Gruppo Cap, azienda leader per la gestione del servizio idrico integrato ha fornito negli anni passati al Parco acqua gratuita con il suo sistema di distribuzione e si prepara a fare lo stesso nel 2016 con un sistema ad hoc, segnalo poi Flying Tiger e il suo impegno per la seconda volta nel workshop di animazione.

 

Radio Dreams di Babak Jalali, tra i lungometraggi in concorso

Radio Dreams di Babak Jalali, tra i lungometraggi in concorso

 

SIAE non può mancare e quindi dedica alcune giornate alla promozione e formazione dei giovani talenti. Il cinema è anche scrittura e un progetto sulla sceneggiatura è in programma con Belleville- La scuola. Infine Olibere Parfum è coinvolto con un concorso per i cortometraggi ispirati alle sue fragranze.

 

La mort de Louis XIV di Albert Serra

La mort de Louis XIV di Albert Serra

 

Il programma è così denso ed articolato da non potersi esaurire nello spazio di questo articolo, perciò mi limiterò a segnalarvi alcuni highlights di sicuro interesse.

In principio i lungometraggi..che con il Concorso Internazionale mostra in anteprima italiana l’anima della creatività internazionale tenendo come filo conduttore la reinterpretazione dei generi cinematografici per cui cito The Lure della polacca Agnieszka Smockzynska, musical e favola tragica, e Diamond Island del franco-cambogiano Davy Chou, racconto di formazione odoroso di documentario; Mimosas, opera seconda di Oliver Laxe ambientata tra i monti dell’Atlante marocchino e vincitore della Semaine de la Critique a Cannes.

 

The Lure di Agnieszka Smockzynska

The Lure di Agnieszka Smockzynska

 

Sempre amata e vissuta la sezione del  Concorso Internazionale di cortometraggi per i registi under 40: sono ben 55 e non posso limitarmi a citarne due o tre, esprimo solo la mia opinione favorevole visto che una sola serata al Festival per i cortometraggi è come un viaggio solo in diverse nazioni e diversi linguaggi.

La terza sezione del concorso, con la tutorship di Studio Azzurro è il Nastro Azzurro Video Talent Award che conferma la vocazione anche al supporto produttivo del festival: i vincitori delle due categorie Best Innovation on Tools e Best Innovation on Languages ricevono infatti 3000 euro in premio.

Per la dodicesima volta ritroviamo la rassegna Colpe di Stato, che analizza il sistema del potere politico nel mondo e il suo riflettersi nella vita emotiva o quotidiana, sempre in equilibrio tra sperimentazione linguistica e documentazione del reale, in collaborazione con Docucity.

 

Ovarian Psycos di Joanna Sokolowski

Ovarian Psycos di Joanna Sokolowski

 

I focus sono sull’opera di  tre registi con quattro proiezioni rappresentative della loro poetica: il francese Philippe Grandrieux e il suo cinema indagatore di ossessioni e desideri contaminato da peformance e installazioni, il catalano Albert Serra amato all’estero e poco noto in Italia con il suo stile classico e sperimentale al contempo..io non mi perderò Historia de la meva mort, vincitore del Pardo d’Oro a Locarno 2013, dedicato al tramonto di Casanova che trasforma la sua frivolezza nell’eros alla decadente di Dracula.

Il MFF può essere l’occasione giusta per conoscere il regista Andrzej Żuławski, autore polacco scomparso da poco, innovativo e incompreso. Tre i restauri di sue opere da cui scelgo The Devil (1972), con bizzarrie oniriche e atmosfere di morte all’epoca della dominazione prussiana in Polonia.  

 

Andrzej Żuławski

Andrzej Żuławski

 

Tra gli eventi speciali e fuori concorso ricordo il documentario in anteprima Uccellacci: 10 anni di BecchiGialli di Ciaj Rocchi, documentario che ricostruisce la storia del giornalismo a

fumetti in Italia, e 10 Billion – What’s On Your Plate? di Valentin Thurn, che ci presenta una visione molo meno rassicurante del tema della nutrizione rispetto ad Expo2015, fornendo però idee per la possibili soluzioni. Per i cinefili pop o i nerd della mia generazione segnalo  I am yotur father sull’attore che interpretò Darth Vader nella prima trilogia di Star Wars, sempre senza mostrare il suo volto, e per i cinefili puri il restauro di Film,  muto di Buster Keaton.

 

Film, di Alan Schneider con Buster Keaton (1965)

Film, di Alan Schneider con Buster Keaton (1965)

 

Fa per me e chi vede l’arte in ogni luogo The Banksy Job di Ian Roderick Gray e Dylan Harvey, che racconto dell’artista e ex-porno attore AK 47 ruba un’opera al più famoso e invisibile street artist del mondo.

 

Tenemos la carne di Rocha Minter

Tenemos la carne di Rocha Minter

 

Pleasure and Pain. Quest’anno si rimane svegli più a lungo al festival con l’horror delle Visioni di Mezzanotte, a cura dell’esperto di cinema di genere Marco Cacioppo. Non vorrei perdere proprio stanotte Tenemos la Carne del messicano Rocha Minter, al suo esordio esordio apprezzato da Alfonso Cuarón e da Alejandro González Iñárritu…ci vediamo alle 22,30 al MIMAT!

il programma completo lo potete scaricare qui

www.milanofilmfestival.it

Michela Ongaretti

 

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La magia di un festival di fine estate con Tutti matti per Colorno. Il teatro è di strada dal 2 al 4 settembre!

La magia di un festival di fine estate. Con Tutti matti per Colorno il teatro è di strada dal 2 al 4 settembre

 

E’ solo attraverso il mistero e follia che l’anima si rivela

(Thomas Moore)

 

I festival sono un pò come le persone, li  riconosci dallo stile. Di alcuni ti dimentichi quasi, altri non li puoi confondere: sembra che la loro personalità, e gli ideali che li muovono, si vedano già dall’impostazione grafica data ai titoli sul sito web. A volte senti l’adesione ad un’estetica “anglosassone”, e magari concentrata più su quel che sta attorno al festival stesso.

Bellissimo il Fringe di Edimburgo, ma ci troviamo nella Pianura Padana! Ed è proprio qui che all’inizio di settembre sarà in essere il festival più originale del momento, alla sua nona edizione.

Un momento dell'edizione 2010 accanto alla Reggia di Colorno

Un momento dell’edizione 2010 accanto alla Reggia di Colorno, ph L. Pellegrini

 

Tutti Matti per Colorno con la sua personalità schietta riunisce il meglio del circo e teatro di strada mondiale, accoglie sia gli appassionati del genere grazie all’altissima qualità del programma, sia coloro che vogliono semplicemente vivere la scanzonata e poetica  leggerezza del circo contemporaneo.

Il tutto in una cornice storica non da poco: abbracciate dalla settecentesca Reggia Farnese, dal suo cortile e dal suo giardino, le vie del centro storico sono il luogo d’incontro di artisti di strada, acrobati  e clown con il loro talento folle.

Murmuyo y Metrayeta, Tutti Matti per Colorno nel 2012, ph. Christian Garimberti

Murmuyo y Metrayeta, Tutti Matti per Colorno nel 2012, ph. Christian Garimberti

 

Teatro, tradizione e novità, voglia di convivialità condivisa e a cielo aperto in un contesto urbano ricco di storia, gli ingredienti ci son tutti per poter parlare di un interessante e pieno festival italiano. L’atmosfera giocosa e soprattutto sognante durerà tre giorni, dal 2 al 4 settembre con un generoso calendario fatto di eventi collaterali oltre che di spettacoli, per quanto insisto col dire che ciò che merita è la sostanza e l’importanza di quest’ultimi.

Musica per l'edizione 2015, ph. Raica Quilici

Musica per l’edizione 2013, ph. Raica Quilici

 

Per tutta questa magia dobbiamo ringraziare in primis la compagnia Teatro Necessario che nel 2007 ha creato Tutti Matti per Colorno, forse senza aspettarsi un tale successo e una tale crescita. Forti della loro passione da allora la loro direzione artistica e organizzativa ha trasformato la cittadina ducale in un palcoscenico diffuso dove in ogni via o piazza del centro storico  si possono incontrare gli universi fantasiosi ed eccentrici di artisti provenienti da tutto il mondo. In seguito si costituisce l’ Associazione Tutti Matti per Colorno, ed è coinvolto ormai da anni nella manifestazione il Comune, in collaborazione anche con la provincia di Parma e con il sostegno della regione Emilia Romagna.

Uno spettacolo tra le strade di Colorno nel 2015

Uno spettacolo tra le strade di Colorno nel 2015

 

Non è lontano da Milano, quell’ora e mezza di macchina per celebrare la fine dell’estate con la magia di un sorriso strappato dal talento, non tralasciando che si potrà godere della bellezza anche gustando piatti della tradizione emiliana a prezzi popolari nel ristorante dedicato, e gustare la birra artigianale creata appositamente per il festival dal locale Birrificio Farnese negli spazi bar fino a tarda notte, soprattutto dopo aver ballato come matti ad uno dei concerti in programma, appunto.. Ci si diverte con stile nell’Emilia ducale.

Acrobazie alla Reggia di Colorno nel 2010, ph. L. Pellegrini

Acrobazie alla Reggia di Colorno nel 2010, ph. L. Pellegrini

 

A proposito di stile l’ospite d’eccezione di quest’anno è nientemeno che il signor Francois Rauline Bidone, il grande pioniere del circo contemporaneo, per come lo intendiamo e amiamo ancora oggi fatto di narrazione poetica teatrale e pratiche acrobatiche, musica dal vivo, clownerie, magia senza animali sofferenti. Il suo Cirque Bidon attivo in Francia dagli anni ‘70 è quello romantico che si sposta in carovane trainate da cavalli, che con Colorno concluderà la tournée che lo ha portato ad attraversare Lombardia, Piemonte e Emilia-Romagna, dopo 15 anni di assenza dall’Italia. Metterà in scena l’ultimo spettacolo La Bulle de Rêve, il festival sarà quindi l’ultimo atto di  un grande evento culturale del 2016.

Molte compagnie teatrali devono parte della propria ispirazione al Bidon, tra cui Teatro necessario, anima pulsante del festival e ideatrice di molti spettacoli realizzati in tutto il mondo.

Il Cirque Bidon in marcia, ph. Alain Gaymard

Il Cirque Bidon in marcia, ph. Alain Gaymard

 

Altro grande ospite, e varrebbe la pena di recarsi a Colorno anche solo per questo, è  la compagnia Quidams fondata da Jean-Baptiste Duperray, dal villaggio di Etrez al confine con la Svizzera francese un ensemble di artisti e tecnici provenienti da diverse discipline artistiche. Hanno portato in tutto il mondo i loro spettacoli onirici, e qui a Colorno potremo vedere il loro progetto FierS à Cheval: un’apparizione di cavalli “speciali” guidati da burattinai in costumi da fiaba, un passaggio dalla realtà al territorio del fantastico che sospende il tempo in un’atmosfera che si fa sempre più coinvolgente. La potenza dell’immagine accompagna l’andatura equestre e la musica sinfonica leggendaria. Passo, trotto, galoppo e a tutta birra nella giostra della fantasia e del sogno.

utti Matti per Colorno, FierS à Cheval, Quidams

Tutti Matti per Colorno, FierS à Cheval, Quidams

 

Sono presenti molte altre compagnie prestigiose come EIA, acronimo di “Elans imprevus accordés”, ossia “Slanci imprevisti concordati”. Il nome stesso ci fa comprendere l’essenza creativa fondante: qualità  e precisione fisica, coreografica e acrobatica, orientata alla valorizzazione della singola e personale espressione artistica dei suoi membri. Dopo aver vinto diversi premi internazionali con lo spettacolo “Capas” sono quest’anno al Festival con l’abilità di quattro acrobati che con il nuovo show “InTarsi” esploreranno tematiche come la solitudine, la condivisione, la convivenza. Il tutto raccontato con malinconica e comica dolcezza dal teatro fisico, danza e arti circensi (portés acrobatici, banchina, mini-tramp, bascula).

Tutti Matti per Colorno, EIA con InTarsi

Tutti Matti per Colorno, EIA con InTarsi

 

Più comici i Bunette Brothers, dalla Danimarca con il loro vecchio Camion Teatro, un bizzarro spettacolo di figura creato con 50 artisti eccezionali nelle vesti di bozos (clown). Da tredici anni girovaghi di professione combinano il genio creativo mediterraneo colorato e colorito alla metodicità danese, un “caos orchestrato” che che torna acclamato nella cittadina ducale.

Ed ecco Adrian Schvarzstein arriva tutto verde, carico di oggetti verdi con uno scooter verde. Imbastisce uno spettacolo basato sull’interazione e  travolge i presenti con le sue gag folli ed esilaranti. No, non è un “vero” matto, ma un attore, regista teatrale e di circo contemporaneo vincitore di prestigiosi premi come il Miramiro Prize nel 2008. Proveniente dal Circus Ronaldo in Belgio, dal 2004 tutt’ora in turnée il progetto Circus Klezmer .

Adrian Schvarzstein con il suo spettacolo d'interazione col pubblico

Adrian Schvarzstein in uno dei suoi spettacoli d’interazione col pubblico

 

Un altro spettacolo da non perdere è “Olé Flamenco Comedy Show”, ideato nel 1993, in arrivo dagli Stati Uniti all’Australia passando per la Spagna. Parliamo del teatro comico-musicale “Paul Morocco & Olé!” con protagonista un maldestro intrattenitore-clown ossessionato dal flamenco, originale e dissacrante nel ridicolizzare machismo e seriosità. Morocco, nome d’arte di Paul Williams, è di padre americano, e madre marocchina, ha una carriera lunghissima alle spalle, iniziata al Covent Garden di Londra nel 1978 e cresciuta conquistando un bagaglio eclettico per creare spettacoli musicali in cui combina il romanticismo all’informalità del classic comedy. Un vivacissimo vortice dal ritmo incalzante con danza e teatro fisico.

Poi ancora dalla Francia: “Concerto per due Clown” con Les Rois Vagabonds, spettacolo che comprende acrobazie, musica, danza al teatro fisico, e  che ricreano un’atmosfera futurista nel collegamento tra l’uomo e la macchina, interagiscono con il pubblico invitandolo a far parte dell’azione folle di esperimenti assurdi e gioiosi. Solo in questa dimensione di fantascienza possiamo usufruire del jukebox ambulante, della cinebiciletta o di una perfetta festa a pedali.

Tutti Matti per Colorno, Les Rois Vagabonds

Tutti Matti per Colorno, Les Rois Vagabonds

 

Anche per i concerti si respira atmosfera internazionale. Segnalo il sound elettronico, swing tech dei Dirty Honkers da Berlino, ma lui israeliano e lei francese; la musica balcanica della Zastava Orkestar , composta da musicisti italiani strumentisti rigorosamente acustici ( con ottoni, fiati e percussioni), che riprende la tradizione e compone brani originali. Mescolano alla musica teatro e giocoleria nella festa tipicamente “di strada” che coinvolge il pubblico.

Ci sarà anche Roberto Esposito, grande pianista che passa dalla musica classica al jazz più irruento e improvvisativo, mescolando con sapienza il folk del sud Italia.

 

Sugar Daddy, edizione 2015 di Tutti matti per Colorno, ph. Perangela Flisi

Sugar Daddy, edizione 2015 di Tutti matti per Colorno, ph. Perangela Flisi

 

La musica a Tutti Matti per Colorno c’è sempre, e quest’anno tra gli intermezzi musicali e le jam session Esposito sarà il protagonista.

Last but not least,ricordo l’alta ecosostenibilità del Festival. Pensando a come il comune di Colorno sia tra i primi comuni virtuosi verso questo impegno, nei punti di ristoro si applicano le buone pratiche di riciclo, i bicchieri sono un simpatico gadget in plastica riutilizzabile. Si è scelto di utilizzare stoviglie e posate biodegradabili e persino la stampa del materiale promozionale è avvenuta su carta ecologica riciclata.  

Infine…nel pieno spirito giocoso e gioioso a Colorno sono così matti da utilizzare per tre giorni un autobus così ecologico da muoversi..a piedi! Il Piedibus è per tutti coloro che hanno superato il metro di altezza e che trasporta una guida-autista e i suoi passeggeri da uno spettacolo all’altro.

Per il programma completo potete visitare il sito www.tuttimattipercolorno.it

Michela Ongaretti

Un estratto di questo articolo lo potete leggere anche a questo link

Tutti matti per Colorno 2016 festival, circo e teatro di strada – di Michela Ongaretti

 

 

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Incontri e considerazioni a SetUp Contemporary Art Fair. Una stazione per l’arte a Bologna dal 29 al 31 gennaio

Incontri e considerazioni a SetUp Contemporary Art Fair. Una stazione per l’arte a Bologna dal 29 al 31 gennaio

DI MICHELA ONGARETTI

Bologna SetUp Contemporary Art Fair dal 29 al 31 gennaio 2016.

Una settimana fa partivo per Bologna per passare un week end nella città che sarebbe stata letteralmente invasa d’arte, con eventi sparsi per tutto il centro storico. L’idea non era tanto di visitare Arte Fiera, con quel senso di immortalità che ti può dare una quarantesima edizione, quanto di passare del tempo nei locali dell’autostazione di piazza XX settembre, organizzati per la quarta volta per ospitare SetUp Contemporary Art Fair. Ero incuriosita da questa manifestazione indipendente con gallerie e artisti giovani, e che non avevo mai visto e che mi faceva pensare alla milanese Affordable, senza il discorso sul valore di vendita.

Il logo di SetUp

Forse stiamo assistendo ad un interesse maggiore verso gli eventi fieristici nuovi e meno pretenziosi, con la possibilità di esporre senza investimenti esagerati,perché le adesioni sono cresciute dallo scorso anno di più dell’80%, da 23 a 44 gallerie italiane, e pare che anche all’estero abbia riscosso successo e fiducia, con un incremento da tre a otto realtà provenienti da Spagna, Germania, Regno Unito e New York.

La fiera si è svolta con l’obiettivo raggiunto e consueto di coinvolgere un pubblico eterogeneo e vasto, vuoi per la vicinanza alla stazione dei treni, vuoi per il basso costo di entrata, ma anche per la selezione delle gallerie indipendenti con tutta la freschezza del linguaggio più recente, non unicamente degli artisti emergenti.

Tra la selezione delle gallerie Loppis Openlab, Martina's Gallery, Marta Massaioli Arte Contemporanea

Tra la selezione delle gallerie Loppis Openlab, Martina’s Gallery, Marta Massaioli Arte Contemporanea

Sono arrivata in serata all’incrocio con via dell’Indipendenza, davanti alla scritta gialla autostazione che si ergeva nella nebbia, affascinante perché poteva sembrare un quartier generale segreto di un film di spionaggio, ma mi sono ricreduta perché non appena varcata la biglietteria l’atmosfera era piuttosto “casalinga”, sia nel senso di calore quotidiano sia perché pensavo naturalmente pensare al disordine di casa mia, dove lo spazio non basta mai, e viene riorganizzato a seconda dei bisogni. Sarà un’anima del contemporaneo, quella della riqualifica o riutilizzo, del cambio di identità a favore della creatività di luoghi e oggetti, però in questo caso, a parte la felice posizione e l’identità di location di scambio e integrazione di culture, di transito di persone, non ho trovato molto agevole osservare delle opere d’arte al suo interno.

Opere scelte da Federico Rui Arte Contemporanea, Galleria Flaviostocco, Galerie am Pi

Opere scelte da Federico Rui Arte Contemporanea, Galleria Flaviostocco, Galerie am Pi

 

Se qualcuno ritiene che un’opera sia meglio percepita in un luogo vissuto, quotidiano appunto, e l’arte giovane è sempre più vicina alla strada, ciò non toglie che dalla classica struttura museale ai corridoi angusti che impediscono il giusto respiro allo sguardo, ci sia anche una via di mezzo. Tutta SetUp si svolge infatti al primo piano: il percorso circolare è semplice e ripercorribile senza problemi, con le gallerie ad occupare stanze indipendenti affollate data l’ora, ma tutto l’esposto nel percorso non è ben fruibile.

La selezione di D406 fedeli alla linea, EGGERS 2

La selezione di D406 fedeli alla linea, EGGERS 2

 

Nemmeno a farlo apposta c’è un tema scelto dal presidente Simona Gavioli e dalla direttrice Alice Zannoni, che per quest’anno è l’Orientamento, cioè il modo di rapportarsi allo spazio circostante e in base a questa conoscenza prendere una direzione. Io ho seguito quella circolare dell’esposizione, per il gusto della sorpresa delle 44 gallerie coinvolte. SetUp ha previsto anchericonoscimenti per artisti, curatori ed espositori, una parte dedicata all’arte performativa,la sezione per l’editoria all’inizio del percorso, e la collaudata area per i bambini. C’è il format dedicato agli under 35, curatore e artista e critico d’arte, che impostino la creazione sulla complessità di oggi per capire quali possano essere le espressioni di domani. L’arte giovane è limitata da quel giro di boa, ma mi domando se è davvero ciò di cui abbiamo bisogno per dare uno scossone al sistema in letargo, se se essere under 35 ti garantisse una profondità o una lungimiranza maggiore di un trentottenne.

Rnn Project, Memoria di Raffaele Montepaone, 2015

Rnn Project, Memoria di Raffaele Montepaone, 2015

 

Il comitato scientifico impegnato nella selezione delle proposte, che considero mantenersi su un livello qualitativo di rispetto, comprendeva Silvia Evangelisti, curatrice, storica e critica dell’arte, fino al 2012 Direttore artistico di Arte Fiera, e Giuseppe Casarotto, collezionista e Presidente del GAMeC Club, associazione culturale no profit dal 2005 a sostegno e promozione della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, sicuramente due nomi che testimoniano l’accresciuto prestigio negli anni di SetUp.

La locandina dell'installazione fotografica di Paolo Balboni, uno degli special projects di SetUp2016

La locandina dell’installazione fotografica di Paolo Balboni, uno degli special projects di SetUp2016

 

Il tema come ci si aspettava rivela visioni legate al contesto storico e sociale odierno: ho visto gli esempi di rilievo di ABC, Art and Ars, ARTspaceBasel, B4, Barcel-ONE, BI-BOx Art Space, Bonioni Arte, Burning Giraffe Art Gallery, Casa Falconieri, Casa Turese, D406 fedeli alla linea, Eggers 2.0,exfabbricadellebambole, Federico Rui Arte Contemporanea, Flavio Stocco, Galleria AM PI, Galleria13, INCREDIBOL,LAB, Galleria Loppis OpenLab, Martina’s Gallery, MMCA, Museo Nuova Era, Opificio Arti Performative, Portanova12, Galleria PrimoPiano,Print About Me, Riccardo Costantini Contemporary, RRN Project, Sponge Arte Contemporanea, Tedofra Artgallery, Viridian Artists, vita privata home gallery, VV8 artecontemporanea, White Noise Gallery, Yab (young artists bay), Galleria Zak. In neretto chi mi ha particolarmente stimolato e di cui potrete leggere futuri approfondimenti.

Un grande disegno, di Carlo Zinelli e Gilberto Giovagnoli a cura di Valerio Deho'

Un grande disegno, di Carlo Zinelli e Gilberto Giovagnoli a cura di Valerio Deho’

 

Segnalo il progetto speciale per SetUp Drawing the world–Focus Santander, a cura di Mónica Álvarez Careaga. In rappresentanza del ricco tessuto di gallerie per l’arte contemporanea in Spagna, con il sostegno del governo della Cantabria e della città di Santander, ci sono : JosédelaFuente, Creative Space Alexandra,Siboney e Estela Docal, da tenere sott’occhio per l’importanza riposta nel disegno come medium nella formazione dell’opera, non per forza grafica, con gli artisti Antonio Diaz Grande, Hondartza Fraga, Daniel R. Martin e Nacho Zubelzu. Altri progetti speciali rimasti nella mia memoria sono stati: Un grande disegno di Carlo Zinelli e Gilberto Giovagnoli, a cura di Valerio Dehò con la collaborazione della Fondazione Carlo Zinelli, presentato dalla d406 Galleria d’arte contemporanea e Moduli d’arte, e l’installazione fotografica di Paolo Balboni, Ozzheg e il castello di Chiara

Raul, Symbols, opera site specific per SetUp2016

Raul, Symbols, opera site specific per SetUp2016

 

Qualcosa site specific è invece Direzioni: dona un senso in più all’utilizzo dell’Autostazione di Bologna, nel segno della riqualificazione dell’atrio come spazio urbano da vivere e non solo per transitarvi. La bellezza che cambia la percezione del luogo almeno secondo gli intenti degli street artists Corn79 e ETNIK con gli wall painting di geometrie astratte. C’è poi Raul con l’opera Symbols che accoglie il visitatore sulle scale dell’ingresso, a demarcare e connettere le due aree dentro-fuori la visione artistica.

matera paesaggio urbano

Matera Design Weekend. E’ festa del design alla sua prima edizione

Matera Design Weekend. E’ festa del design alla sua prima edizione

Matera Design Weekend 11 / 13 dicembre 2015

Parte la manifestazione Matera Design Weekend, un nuovo progetto di Casa Netural, sulla scia del grande entusiasmo italiano per il settore, che darà spazio ad aziende, designer internazionali e del nostro paese, affermati ed emergenti. Siamo lieti di parlarne per l’introduzione inedita del mondo del design nella realtà della splendida Matera, capitale europea della cultura 2019.

Il paesaggio intorno a Matera, l'occhio del festival da Instagram

Il paesaggio intorno a Matera, l’occhio del festival da Instagram

In un clima festoso e informale Matera Design Weekend sarà un festival con incontri tra le aziende e i designer, le aziende e il pubblico, il pubblico e i designer, inoltre workshop ed eventi collaterali. Il tutto sarà diffuso in vari punti della città dall’11 al 13 dicembre 2015.

Matera Design Weekend

Matera Design Weekend

In questa occasione il design è uno strumento di riflessione sul patrimonio culturale ed economico che si può valorizzare secondo nuovi modelli, per una auspicata “ rigenerazione urbana” di cui abbiamo bisogno per rendere funzionale e a portata di tutti le strutture utilizzate nel quotidiano, senza dimenticare o mortificare il patrimonio storico ereditato e sempre presente, in Italia ma non solo. Matera Design Weekend intende quindi favorire le relazioni, gli scambi, in un contesto in continua evoluzione; mette in rete artigiani, progettisti, commercianti e aziende, ma coinvolge anche il pubblico dei non addetti ai lavori, i destinatari dei progetti.

Succede a Matera. Festa per il design

Succede a Matera. Festa per il design

Si fanno circolare le idee per un nuovo modello di sviluppo radicato nel territorio, nuovo e cosmopolita nel paesaggio urbano particolare e unico della Capitale Europea della Cultura 2019, una sfida per tutti i professionisti del progetto. Matera sarà il luogo temporaneo per creare facendosi ispirare e integrando il contesto esistente, la sua storia viva parteciperà allo studio per il futuro. Tra le location suggestive l’antica cappella Malvinni Malvezzi di Palazzo Gattini, oggi un luxury hotel, un cafè “non convenzionale” chiamato Area8 e Casa Netural, l’organizzazione no profit e primo co-working rurale in uno dei sassi di Matera, anima del festival.

Portego con lo specchio Selfportrait al Matera Design Weekend design Ilaria Innocenti e Giorgio Laboratore

Portego con lo specchio Selfportrait al Matera Design Weekend design Ilaria Innocenti e Giorgio Laboratore

 

Casa Netural dal 2012 è una vera e propria casa che ospita innovatori da tutto il mondo che portano a Matera i propri progetti per metterli in rete: offre formazione specializzata, supporto nella costruzione del progetto, uno spazio fisico per testarlo e una comunità di persone per realizzarlo. E’ un “incubatore di sogni”, come ama definirlo Mariella Stella, cofondatore e vicepresidente dell’associazione, che aiuta i designers o makers a trasformare in realtà il lavoro desiderato.

Il pouf take-away di Calia al Matera Design festival

Il pouf take-away di Calia al Matera Design festival


Questo clima informale e di festa si manterrà per tutto il week end: venerdì ci sarà la conferenza stampa alle ore 17 presso Casa Netural e la serata sarà animata da un concerto. Sabato 12 dicembre la mattinata prevede uno workshop al quartiere San Pardo. e il primo “pranzo con il designer”. Nel pomeriggio saranno presentati degli esempi di prodotti innovativi e incontri con i designers, mentre la notte resterà giovane perché alle 23 inizierà la “Festa della Luce” presso Area 8. Il 13 dicembre il festival continua a Casa Netural con il secondo “pranzo con il designer” dove si toccheranno vari temi sulla progettazione, mentre nel tardo pomeriggio l’atmosfera magica di Matera prenderà il sopravvento, e le “conversazioni al buio” saranno portate avanti a voce alta dalla Cappella Malvinni alla Piazza del Duomo ai Sassi di via Muro.

Main sponsor della manifestazione è Calia Italia, mentre notiamo tra i media sponsor Archiportale, Archiproducts e Zero.

Il design è di famiglia a Matera nel week end di Santa Lucia.

Michela Ongaretti