Luce e scultura. melalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

Metalinguaggio scultoreo. La galleria Salvatore Lanteri con Seeds London prolunga il Fuorisalone 2017

Prosegue fino al 14 aprile la mostra programmata per il Fuorisalone 2017 “Meta: Levels of Language, Strata of Matter” a cura di Studio Vedet, presso la galleria Salvatore Lanteri di Milano.

 

Sculture in cemento e gommapiuma. metalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, prima sala con le sculture in cemento e gommapiuma di Duccio Maria Gambi, ph. artscore.it

 

Nello spazio di via Venini, recentemente scoperto da Artscore, la ceramica è sempre in primo piano, sempre in maniera anticonvenzionale, stavolta come co-protagonista della mostra in corso, e in sintonia con la vocazione internazionale degli artisti selezionati, e delle gallerie coinvolte a contribuire ai progetti espositivi. Per questo Fuorisalone prolungato l’attività è condivisa da Seeds London.

 

Polvere di granito, marmo e cemento, nel metalinguaggio scultoreo presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, Polvere di granito, marmo e cemento per gli oggetti-non oggetti, ph. artscore.it

 

Le opere plastiche in mostra rappresentano nel loro insieme, nella visione dei curatori, operazioni metalinguistiche inusuali, secondo la semplificata definizione di metalinguaggio come quel linguaggio che ne descrive un’altro parlando di esso, tenendo in considerazione quello che chiamiamo “oggetto-linguaggio“. 

 

La scultura in ceramica e tubi in borosilicato composita. presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, scultura in ceramica e tubi di luce in borosilicato

 

Le forme o non-forme in galleria possono essere viste come un pretesto per esprimere una gestualità fisica, o per far riflettere l’artista e l’osservatore sull’uso dei materiali con cui sono costituite, associati con apparente distonia. Gli oggetti-non oggetti hanno quindi la doppia valenza di affermazione e negazione della loro esistenza materiale,  e nel contrasto, nell’incoerenza delle loro superfici, tra di loro come corpus organico e all’interno della singola struttura, quai obbligano a fermarsi e a pensare all’identità memoriale di cemento o gommapiuma, ceramica o vetro, con la consapevolezza contemporanea dell’osservatore che se conosce l’uso di queste materie, qui le vive in un cortocircuito lessicale, linguistico. Ecco che la rottura della crosta terrestre di funzionalità spinge ad andare più a fondo, a vedere il nucleo simbolico ribollire.

 

Metalinguaggio attraverso cemento e gommapiuma presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, scultura in gommapuma e cemento di Duccio Maria Gambi, ph. artscore.it

 

La danza è avvolgente senza un ritmo costante, fondata sull’eterogeneità dei suoi componenti. Vetro e neon voluttuosi nell’espandersi anche sotto al livello della galleria come un vegetale infestante ( o alien nel quartiere di Nolo), cemento e gommapiuma senza soluzione di continuità, gesso e ceramica solidali come non mai nella storia dei materiali preziosi e plebei, sfere di polvere di granito, marmo e cemento confusi l’uno nell’altro senza soluzione di continuità.

 

Cumuli di Jochen Holz, metalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, Cumuli di Jochen Holz, ph. artscore.it

 

Tutti questi materiali pare soffrano di un “morboso e inestricabile” attaccamento l’uno all’altro nella stessa opera. Come un amore impossibile tra essere di diverse specie, o di classe sociale.

I pezzi che ci hanno colpito maggiormente sono quelli di Duccio Maria Gambi, dove la gommapiuma sembra affezionarsi ricambiata al cemento, infatti il titolo del lavoro è Maouf (L’amour). Il primo materiale pare proteggere il secondo anche se in certi punti risulta grattato, rimosso: ci sono aree che ne sono prive e altre dove resiste in maniera intermittente come una pelle premurosa, creata dall’artista per accumulazione con una genesi imprevedibile.

 

MAOF di Duccio Maria Gambi. metalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, MAOF di Duccio Maria Gambi, particolare, ph. artscore.it

 

Cumuli è il nome dell’installazione di Jochen Holz con luce al neon immersiva, ed “immersa” nelle viscere del pavimento, che trasforma il paesaggio visivo per spingerci a guardare nelle diverse dimensioni, sopra sotto e dentro alla spazio, e nella sua componente principale, la luce appunto, in trasformazione tonale dei tubi in borosilicato sul soffitto. Una nube luminosa di tubi aggrovigliati la troviamo non in cielo ma piuttosto sotto ai nostri piedi.

 

Metamorphosis di Aneta Regel, metalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, Metamorphosis di Aneta Regel, ph. artscore.it

 

Al centro la serie di sculture più numerose, Metamorphosis. Un corpus di ceramiche astratte che secondo l’artista Aneta Regel “riflettono o trasmettono informazioni sul mondo naturale che a sua volta parla della mia esistenza al suo interno. Il focus principale è proprio la combinazione tra i diversi materiali organizzati in livelli, e di diversi stati fisici degli stessi, cotti o crudi, raffinati o spezzati in una situazione instabile e di metamorfosi spesso conflittuale.

 

Bozzetto per MAOF metalinguaggio in scultura presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, Bozzetti per le sculture MAOF, ph. artscore.it

 

Studio Vedet è un team di graphic designers, scrittori, semiologi, sviluppatori web, curatori e artisti. Il nome allude all’intento di porsi come punto di osservazione, di vedetta appunto, sul mondo del progetto, ma  a dispetto dello stesso nome sono italiani. La loro volontà di “scolpire identità” attraverso la consulenza per eventi, esposizioni e comunicazione on line si apre però al contesto internazionale come per gli artisti della galleria Lanteri.

Michela Ongaretti

 

Marmo e altri materiali. Metalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, Puzzle di marmi e altri materiali sulle pareti, ph. artscore.it

 

 

Sculture di Saraï Delfendahl alla galleria Lanteri

Ceramica contemporanea tra arte e design. Saraï Delfendahl nella Galleria Salvatore Lanteri

Esiste un posto. A Milano ce ne sono tanti, pochi dove vai perchè sai di che Arte si discute.

Poi esistono quei posti che trovi per caso, c’è chi ci crede, o per fortuna, e a questo ha creduto Artscore quando ha scoperto la galleria di Salvatore Lanteri, dove arte e design parlano la stessa lingua. Qui la luce bianchissima ci ha fatto scoprire la ceramica contemporanea con la mostra personale dell’artista Saraï Delfendahl che vi consigliamo di visitare almeno una volta prima della fine di marzo, qui abbiamo saputo che la galleria è specializzata in ceramica d’arte e d’autore, e ora lo vogliamo dire a tutti . Qui abbiamo avuto modo di conoscere la genesi e gli intenti della galleria dalle parole del direttore Salvatore Lanteri, architetto atipico e dedicato a questa avventura in via Venini 85 da un anno.

 

Ritratto di Salvatore Lanteri

Un ritratto di Salvatore Lanteri all’inerno della sua galleria, ph. Sofia Obracaj

 

Varcata la soglia siamo catapultati in un mondo extra terrestre a tratti lunare e a tratti luciferino, impressione data dalla popolazione di numerose figure antropomorfe o zoomorfe. Questi esseri smaltati assumono fattezze tridimensionali nelle sculture appoggiate al centro e sul fondo della grande sala, mentre sulla parete di destra ne troviamo numerosissime schierate in un piccolo esercito, che pare cacciato per eresia da un bassorilievo unitario e ben più apollineo, ed esploso in tanti piccoli individui.

 

Sculture di Saraï Delfendahl alla galleria Lanteri

Saraï Delfendahl in mostra alla galleria Lanteri, particolari della parete di piccole sculture

 

Coloratissimi, mostruosi e beffardi sono questi ad attirare la nostra attenzione, forse perché che rimandano ad un bestiario metafisico, compiuto nella loro installazione unitaria. Sembrano nati per non esser separati e se le altre sculture richiamano una forte dolcezza pur nell’anomalia anatomica, questi ci portano sulla via dello spaventoso con i colori timbrici e le movenze di una dionisiaca danza macabra.

Eppure l’insieme è molto pulito, non c’è veemenza ma un genuino candore nell’uso della ceramica che ha affascinato il gallerista dopo le esposizioni precedenti improntate all’astratto e all’informale: è la dolcezza della fiaba che ha bisogno di immagini riconoscibili per raccontarsi. Allo stesso richiamo risponde la scelta di Lanteri per Delfendhaldi legarsi ad un reale immaginato denso di figurazione, per lui che dichiara ogni selezione essere un fatto personale, questa mostra nutre la sua necessità di uscire per un momento dall’astrazione, per “ripopolare il mio paesaggio visivo”, come ci spiega.

 

La scultura visionaria di Saraï Delfendahl

Galleria Salvatore Lanteri- visita alla mostra di Saraï Delfendahl, ph. Sofia Obracaj

 

Il gallerista ci illustra che queste creature non sono solo provenienti da altri pianeti, “ supereroi cortocircuiti di ibridi di animali polimorfi”, ma discendono direttamente anche da altre culture, lontane da quella occidentale, francese dell’artista, quelle che l’hanno suggestionata nel suo vissuto infantile, nei viaggi con il padre etnologo. Paiono incarnare specialmente figure religiose sacrali o semplicemente della cultura precolombiana del Messico, nella tradizione per immagini che dai teschi ai luchadores arriva fino ai nostri giorni secondo suggestioni molteplici.

 

Creature extraterrestri come idoli messicani, Saraï Delfendhal

Particolare della ceramica d’arte di Saraï Delfendhal presso la galleria Lanteri, ph. Sofia Obracaj

 

Il padre di Sarai Delfendhal fu un etnologo di grande fama, che rivoluzionò il sistema didattico negli anni settanta e sempre in quegli anni fu reso celebre dalla sua pubblicazione critica ad un “monumento” dell’antropologia francese quale fu “Tropici Tristi “ di Bernard Lévi-Strauss: egli ha esercitato un’influenza notevole sulla figlia stimolandola alla lettura di altre culture durante i viaggi in luoghi remoti come l’Australia tribale dove esisteva un immaginario sacro ricco di figure  descritte come “extraterrestri”, come bestiole presenti in mostra a Milano.  

 

Animali ibridi polimorfi, Saraï Delfendahl

Creature ibride nella ceramica di Saraï Delfendahl alla galleria Lanteri, ph. Sofia Obracaj

 

A proposito di Messico Lanteri ricorda l’esistenza di un bel ritratto di André Breton realizzato nei mesi di residenza messicana con Trotsky e Frida Kahlo dove il poeta e teorico del surrealismo viene raffigurato con alle spalle questa questa parete popolata di creature precolombiane esoteriche, ugualmente spaventose e dolci, le stesse che collezionò e portò nel suo studio parigino. Quella parete fotografata partecipa della stessa fascinazione che ha ispirato la realizzazione della prima mostra personale della Delfendhal come ceramista.

 

Lo studio di André Breton con le sculture delle civiltà precolombiane

L’atelier di André Breton a Parigi, sulla parete si vedono statuette delle culture precolombiane

 

Quello che ora ci appare come la ricongiunzione nella ceramica tra la matrice culturale di origine dell’artista, con la dimostrazione dell’esistenza di una tradizione nel novecento di studio della cultura tribale sudamericana nei protagonisti della cultura francese, tra cui il padre stesso, arriva in realtà dopo un percorso di altro tipo. La sua esperienza parte dalla formazione da designer, accantonata per la grafica e l’illustrazione, ha lavorato diversi anni come artista con Moleskine, a parte piccole incursioni la sua ricerca con e sulla ceramica è iniziata qui con l’entusiasmo quasi incosciente del cambio di rotta.

 

Particolare della ceramica di Saraï Delfendahl, galleria Lanteri

La ceramica contemporanea di Saraï Delfendahl alla galleria Lanteri, ph. Sofia Obracaj

 

Lo stesso moto interiore che pare caratterizzare Salvatore Lanteri quando ci parla della neonata galleria come di una passione che sta rivoluzionando il suo “impianto esistenziale”: attraverso la ricerca e lo sviluppo di progetti con artisti scelti per la loro capacità di dare una visione contemporanea  nella ceramica, materia  che per lui si rivela come archetipo dell’origine del mondo sia per gli elementi che la compongono, fuoco, acqua e terra, sia per la sua presenza dai tempi più remoti nelle culture più lontane e a qualunque latitudine. Non ha mai smesso di esistere e di essere prodotta.

Oggi la ceramica può essere una disciplina che veicola un’idea attraverso un oggetto frutto della mente “ma anche dell’intelligenza della mano” sempre per usare le parole di Lanteri che pensa alle arti applicate dichiarandosi affezionato alla “vecchia idea romantica” del Bauhaus di voler fare incontrare i diversi fare artistici, iter e discipline.

 

Ceramica contemporanea nella galleria Lanteri in via Venini a Milano

La bianchissima sala della galleria di Salvatore Lanteri con le opere in ceramica di Saraï Delfendahl, ph. Sofia Obracaj

 

Il riferimento è a quel principio secondo cui le arti applicate convivono a pari livello con altre arti come la pittura, la scultura o la musica. Tanti prodotti realizzati manualmente si sono evoluti nella modernità attraverso il design più funzionale, ma ciò che conta qui e ora è l’intento, la volontà di ripensare e ridisegnare secondo criteri artigianali. Anche se ciò può apparire una contraddizione nei confronti di coloro che ruppero le barriere tra le arti per non parlare di basso o di alto, la separazione tra il disegno industriale e la realizzazione di pezzi unici è necessaria e inevitabile.

Lanteri sceglie l’unicità artistica o in limited edition, ma mai due pezzi dello stesso artista ospite in una mostra, eseguito squisitamente con metodo artigianale, per collocarsi al confine tra il fare arte e progetto, design delle idee non dell’industria, secondo una tendenza in forte espansione nel contemporaneo, di contaminazione profonda e reciproca tra le sfere del design e dell’arte, come testimoniato ad esempio da Ambra Medda fondatrice di Design Miami e direttrice del dipartimento dedicato al design di Christie’s Londra, e dalla nascita di un collezionismo dedicato.

 

Arte e design insieme alla galleria Lanteri, Saraï Delfendahl

Una scultura di Saraï Delfendahl presso la galleria Lanteri

 

Basterà vedere la prossima edizione del MIART per rendersene conto, dove ci sarà una sezione denominata Objects, una ventina di gallerie in tutto che presentano questo concetto di Oggetto, arte che non è fatta di dipinti o sculture, design che non è dedicato ai mobili o agli interni. Parliamo di opere che contengono entrambi i valori.

Su questo terreno si inserisce il percorso intrapreso dalla Galleria salvatore lanteri che si trova a suo agio nel “viaggiare su questo doppio binario” per poter godere della libertà che consente di spaziare tra soggetti artistici molto diversi tra loro. Con la forte intenzione futura di indagare un ambito quasi sconosciuto a livello espositivo, quello del tessile nato dalla lavorazione a telaio, lontano dalle visioni di una fashion week milanese per tornare alla globalizzazione democratica del fare secondo il buon vecchio Bauhaus.

 

Le figure ibride di Saraï Delfendahl

Figurazione in ceramica dell’altro mondo, presso la Galleria Lanteri con Saraï Delfendahl, ph. Sofia Obracaj

 

La mostra di Sarai Delfendahl resterà aperta fino all’ultimo giorno di Marzo, consigliamo la visita prima del sempre atteso Fuorisalone anche alla Galleria Lanteri, di cui vi lasciamo la sorpresa.

Michela Ongaretti

 

Interno della galleria Lanteri con le opere di Saraï Delfendhal

Interno della galleria Lanteri, ora in mostra con la scultura di Saraï Delfendhal, ph. Sofia Obracaj

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Una rapsodia in bianco e nero con Nada Pivetta ed Enrico Cattaneo

Una rapsodia in bianco e nero con Nada Pivetta ed Enrico Cattaneo

E’ successo il 27 aprile 2016 a Milano.

Ha inaugurato la mostra Rapsodia, bipersonale di Nada Pivetta ed Enrico Cattaneo presso gli Eroici Furori di via Melzo 30.

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Due generazioni lontane, un uomo e una donna, la fotografia e la scultura, con le loro sperimentazioni come punto di contatto. La curatrice Silvia Agliotti spiega che il concetto di rapsodia è suggerito dagli scatti che Cattaneo ha realizzato sulle opere e nello studio dell’artista, entrata a far parte della collezione del Museo del ‘900: essi sono “spunti melodici quasi improvvisati” e nello stesso tempo narrazione di un processo che ha portato alla realizzazione delle sculture, come quelle presenti in forma antologica in galleria. Sono ceramiche che esibiscono una gloria materica frastagliata che pare fermata nell’atto di sbocciare, di aprirsi.

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Un ulteriore e reciproco passaggio di “congiunzione” è evidenziato nello studio preparatorio della scultrice nella prima sala, a richiamare la vocazione al bianco e nero del fotografo, lui che ha ritratto nella lunga carriera le espressioni dei grandi artisti del novecento come Fontana, Beuys, Boetti e Munari, solo per fare alcuni nomi. Quell’inchiostro su carta pare complice nella forma degli ultimi “esperimenti” vicini alla pittura di Cattaneo, intitolati “germinazioni”: acidazioni su carta fotografica incredibilmente attinenti alla poetica di una natura in “migrazione” di Nadia Pivetta. I loro riflessi metallici sono cangianti al punto di trasformarsi ancora nel corso del tempo? Domanda legittima della curatrice, alla quale il fotografo con candore risponde con l’augurio di un no. L’impressione fissata risponde al risultato desiderato, il pensiero sulla mutevolezza si esprime sempre nella visione di un attimo infinito, di uno scatto.

In mostra fino al 20 maggio

Michela Ongaretti

Fotografie di Sofia Obracaj

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Il Wasabi utilizzato per la realizzazione di packaging

Anticipazioni Fuorisalone2016: Materials Village, hub di Material ConneXion al Superstudio Più

Anticipazioni Fuorisalone2016: Materials Village, hub di Material ConneXion al Superstudio  Più

Milano Design Week 2016: Materials Village, hub di Material ConneXion a Superstudio Più, via Tortona 27.

La settimana del design  prevede un’iniziativa speciale che occuperà tutta la zona outdoor del Superstudio Più e due aree adiacenti durante il Fuorisalone. Parliamo di Materials Village 2016, format dedicato ai materiali, alle nuove tecnologie e alla sostenibilità, alla sua terza edizione dopo aver riscontrato grande successo nelle precedenti. E’ davvero un villaggio formato da diverse “casette”, ciascuna contenente un’esposizione su un progetto innovativo per il mondo dei processi produttivi e dei suoi materiali.

Materials Village 2016

Materials Village 2016

Materials Village è considerato l’hub di Material ConneXion, il maggiore centro internazionale di ricerca e consulenza su ciò che sta alla base del futuro, potenziale ecodesign: i materiali innovativi e sostenibili allo stesso tempo. E’ grazie a ciò che costituisce fisicamente un oggetto funzionale che un progetto può dirsi durevole, ed è la ricerca su queste “fondamenta” oggi più che mai indispensabile, perché il rispetto dell’ambiente non sia un semplice slogan ma una possibilità reale di produrre eccellenza sull’utilità e non soltanto sull’estetica, qualcosa che sia green da dentro e non solo in superficie.

Materials Village, l'edizione passata

Materials Village, l’edizione passata

 

Material ConneXion ha sedi a New York, Tokyo, Bangkok, Daegu, Skövde, Bilbao, Copenaghen e Hong Kong. La divisione italiana è nata nel 2002 e ha sede a Milano dove svolge attività di consulenza, promozione e formazione per ogni tipo di realtà produttiva e progettuale. Inoltre ospita un’archivio, una library fisica di oltre 4000 materiali, di cui ne tiene in esposizione circa 2500.

In occasione del Fuorisalone 2016, l’edizione accresciuta ed arricchita rispetto alle scorse sarà anche occasione per presentare le ultime novità di questa utilissima materioteca.

 

La Library di Milano

La Library di Milano

 

Le aziende coinvolte sono pure numerose, oltre trenta tra cui 3M, Beko, Christian Fischbacher, Elits, Gemanco Design, IPM Italia, Merck, Novacolor, Oltremateria, XL EXTRALIGHT, Tileskin. Sono realtà di prestigio internazionale nel settore, che testimoniano gli svariati campi d’applicazione di questi materiali: il tessile, per noi italiani fondamentale data l’importanza mondiale della moda made in Italy, la ceramica, l’architettura, l’interior e furniture design, l’elettrodomestico che ha un ruolo determinante nell’attenzione alla sostenibilità ambientale, il packaging che è protagonista dei consumi quotidiani, l’illuminazione sempre alla ricerca di nuove soluzioni ed effetti, restando nel consumo limitato dell’energia, fino alle finiture.

Il design per il packaging sostenibile

Il design per il packaging sostenibile

 

Segnalo un’installazione speciale di 3M, frutto del connubio creativo tra Design 3M e Stefano Boeri: esempio della perfetta interazione con rilevante esito sostenibile tra architettura, tecnologie dei materiali e scienza applicata.

Ma il programma è assai articolato e non si ferma all’esposizione. Tra i numerosi eventi che attireranno un numeroso pubblico, e non si limiteranno agli spazi di Superstudio, ricordo lo showcooking dello chef Alessandro Borghese; sarà presente in veste di testimonial dell’azienda Beko, leader nell’ambito degli elettrodomestici, e realizzerà dei piatti sul tema del Colore. I giorni interessati saranno il 2-13-15-16 Aprile dalle ore 17.00 alle 20.00, con lo show aperto a tutti i visitatori di Superstudio Più.

Material ConneXion Italia - Library viale Sarca 7

Material ConneXion Italia – Library viale Sarca 7

 

Ci sarà una serata su invito dedicata ai progettisti e agli studi di architettura, iniziativa speciale per coloro che vogliano incontrare designer e architetti, coloro che quotidianamente si trovano a confrontare le differenze qualitative dei materiali. Dalle ore 18 alle 21 di mercoledì 13 aprile.

Il Wasabi utilizzato per la realizzazione di packaging

Il Wasabi utilizzato per il packaging di alcuni prodotti

 

La libreria dello Spazio Ansaldo ospiterà invece un dibattito che verterà sulla tematica Architettura e Materia, tra naturale e artificiale”, con l’Architetto Stefano Boeri e Erick Quint, Chief Design Officer di 3M e altri architetti. Giovedì 14 aprile alle ore 17.00.

Michela Ongaretti

La sala delle colonne con Driadi e Amodriadi in primo piano

Silvana Pincolini scolpisce un bosco di Ninfe. L’alchimia della materia presso lo Spazio Tadini

 

Silvana Pincolini scolpisce un bosco di Ninfe. L’alchimia della materia presso lo Spazio Tadini

Tra le mostre a Milano in questo periodo segnalo quella di Silvana Pincolini che ha scolpito un bosco di “Ninfe” per lo Spazio Tadini. Plasmare la Notte e’ in corso fino al 10 luglio 2015 a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise. Nella Casa Museo – dedicata anche all’Archivio del maestro Emilio Tadini – ci sono alcune esposizioni in corso, ma Plasmare la Notte ha colpito la mia immaginazione e stimolato riflessioni profonde. Se non ci siete ancora stati vi consiglio una visita alle opere della scultrice Silvana Pincolini. Io ho avuto l’opportunità di incontrarla e confrontare la mia visione critica con il racconto del suo sviluppo artistico e della sua poetica.

La sala delle colonne con Driadi e Amodriadi in primo pianoSpazio Tadini – La sala delle colonne con Driadi e Amodriadi in primo piano

La Sala delle Colonne presenta una selezione degli ultimi lavori, alcuni sono state concepiti per l’occasione e un nucleo di altri in precedenza: coerentemente posizionati sul fondo della sala, si distinguono per una plasticità e un uso del colore differenti e danno l’impressione dello sviluppo di un ragionamento verso forme più aperte all’installazione dato che occupano lo spazio disponibile in ogni dimensione, rivelando la possibilità di un percorso monumentale idealmente en plein air, in dialogo con elementi architettonici e naturali.

Meliadi, particolareSilvana Pincolini – Meliadi, particolare

Per le opere all’inizio dell’esposizione parliamo di costruzioni geometriche, alcune prevedono pannelli in legno su cui è applicata una struttura in ferro simile ad una gabbia dalla quale si espandono lavorazioni a maglia, queste per tutte, come cordoni o fasci che intrecciano e sostengono delle forme aperte in ceramica dai vari rivestimenti e cotture. Ciò che si nota è il rapporto complementare tra queste forme, geometriche e concluse ma con diverse aperture, che fanno pensare a dei modelli matematici o ancor più a degli organi corporei, e il tessuto in maglia, al punto che in molti critici hanno centrato la loro attenzione sull’antinomia di questi due elementi.

Si parla di energia primordiale nella quale si vede la forza maschilenella forgiatura che plasma ( la terracotta), e in quella femminile che tesse, e sostiene, nella lunghezza della maglia. Eppure ci domandiamo quanto quest’ultima possa corrispondere ad un principio maschile se ad esso si ricollega la razionalità contrapposta all’istinto, o l’astrazione alla materia. Ci chiediamo se la tessitura non sia essa stessa metafora del lavoro progettuale, quindi altamente raziocinante: la maglia come creazione di una struttura ingegneristica.

Le Creneidi di Silvana PincoliniLe Creneidi di Silvana Pincolini allo Spazio Tadini

La risposta per noi è nell’intuizione di Melina Scalise che vede nelle tessiture dei fasci muscolari, utili a tenere unito, a custodire degli organi. E’ grazie a queste componenti elastiche ma ben salde che le forme in ceramica si possono mostrare a noi, aperte e contaminate dall’esterno, esplorabili nelle loro cavità, che a loro volta però alludono all’intelligenza astrattiva nella somiglianza di modelli matematici. La protezione mediante la tecnica, di un organo forgiato dalla forza fisica e istintuale. Maschile e femminile si perpetuano e convivono in un meccanismo di autosostentamento: questi organismi compositi sono fatti da parti che si completano e cercano l’equilibrio faticoso dell’esistenza.

Non è ovvio ma tutti i lavori hanno dei titoli: sono i nomi delle Ninfe. Le Driadi e le Amadriadi, divinità unite per sempre all’albero a loro sacro, le Creneidi delle paludi rappresentate anche dalla ruggine ottenuta con acqua sale ed aceto, e le Penee che si accompagnano alle sorgenti.

Quelle sul fondo della sala sono le Meliadi, nate dal sangue di Urano caduto su Gea, la madre terra fertilizzata, che genera in sua tutela queste figure mitologiche. In origine dovevano essere collocate a grappolo, ma la sistemazione singola che occupa in altezza tutto lo spazio è congeniale all’idea di goccia, unita all’evocativa colorazione della liana fatta con la maglia colorata di un rosso rubino e sapientemente irrigidita, al punto da riuscire comunque a chiudersi in nodi mobili, per cui la posizione delle forme in ceramica è variabile. Queste ultime sono tutte diverse nel tipo di terra, o nella finitura ( patina, smalto, ecc.), o nella cottura della ceramica, tutte ugualmente aggrappate al filo che unisce la loro origine con il loro destino.

Particolare di una CreneideParticolare di una Creneide di Silvana Pincolini

La fascinazione mitologica nasce per Silvana Pincolini dal racconto delle storie di personaggi legati all’energia della Terra e degli elementi naturali, e coerentemente alla loro trasformazione. Tutte le Ninfe portano con loro una diffusione di energia primordiale e senza tempo, eternamente viva e portatrice di una leggerezza nell’eterno mutare, pur rimanendo ancorata alla materia. Per questo non possiamo definire astratte le sue sculture, suggeriscono un racconto per immagini che procede per evocazione sensoriale.

La biografia di Silvana Pincolini ricorda il suo coinvolgimento con Steiner e la cultura antroposofica, anche in relazione al suo ruolo di insegnante, ma a noi interessa più che altro sapere in che modo questa conoscenza abbia influenzato il lavoro artistico. Assai pragmatica la scultrice ci ha indirizzato verso la sua attenzione al metodo che fa riferimento al processo più che al progetto. Quindi nell’elaborazione, e nella costruzione delle sue opere,l’approccio è tutto rivolto alla materia e alla sua capacità generare un senso mediante il suo cambiamento. Beninteso non parliamo di assenza di un concetto informante, di un’idea che è anche un racconto, ma parliamo dell’inevitabile necessità di costruire attraverso qualcosa di mutevole, che costruisce a sua volta, metafora di vita quindi di trasformazione. Si intende lasciare fluire l’interiorità attraverso il sentire fisico e materiale, in accordo con altre filosofie orientali, dove chi crea e chi fruisce della creazione non sono separati.

La maglia è stata in realtà la prima ad essere approcciata dalla scultrice. Inizialmente la sua attività si era concentrata su arazzi fatti a maglia, cercando e trovando fin da subito la possibilità del materiale di rendere volumi e superfici, di lavorare in senso plastico e volumetrico. Solo successivamente scopre la creta, che si riallaccia al discorso sulla mutevolezza, perfetto equilibrio tra acqua e terra. Questo si sente maggiormente nel Raku dove si gioca con gli elementi: fuoco aria e terra, dove è la materia non controllata dall’uomo, e anche il caso, ad intervenire.

Dal momento in cui si relaziona ai due elementi combinati, ceramica e maglia, l’artista svolge poi un lungo lavoro sulle strutture che li sostengono: esse sono ritenute fondamentali perchè nella loro vicinanza al muro, dove lo spirito ha un contatto con la realtà materiale, danno e prendono energia per l’opera nel suo insieme, come ci ha spiegato durante il nostro incontro.

Il suo primo pezzo, Cor Cordis, ben sintetizza la sua Gestaltung nella definizione della stessa artista dei diversi passaggi , che costituiscono la primaria fase di trasformazione vitale, “una gestazione”. Passaggi che avvengono per ogni materiale in due tempi: per l’argilla da cotta a lavorata, per la maglia da lavorata a trattata, per il ferro dalla progettazione e messa in forma grazie ad un fabbro al procedimento per ossidarlo.

Michela Ongaretti

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Meneghello e Paolelli Associati: designer come consulenti per l’innovazione

Meneghello Paolelli Associati: designer come consulenti per l’innovazione. Design Week 2015

Cosa sta succedendo nella Milano pre Expo 2015? La primavera è alle porte e così pure il Salone del Mobile 2015, l’evento che mostra la città con una forte vocazione all’innovazione  soprattutto nell’ambito dell’arredamento.
Iniziamo quindi questa indagine effettuando diversi studio visit nel mondo del design. Partiamo dallo studio Meneghello Paolelli Associati – entrambi classe 1979, Sandro Meneghello e Marco Paolelli si sono laureati al Politecnico di Milano nel 2004 – facente parte della nutrita schiera di giovani creativi che contribuiranno al successo della Design Week. Si occupano soprattutto di arredo bagno e più recentemente di outdoor. In questo momento ci si prepara al Salone del Mobile con la collezione di tre letti “Natural”, “Open Air” e “Millecuscini” per Twils, con la loro chiara contaminazione dei concetti di letto e outdoor. Sempre in tema outdoor saranno presentate “’50 Collection” e “V-UP Pot”, prodotte dagli spagnoli Oi Side.

Meneghello e Paolelli hanno collaborato per numerosi marchi italiani ed esteri come Antonio Lupi, Fiam, Horm, Unopiù, Twils, Artceram, Porcellanosa, Glass 1989, Victoria + Albert , Ridea, Bertocci, Fima Carlo Frattini, Hidra, Grantour, Kreaty.

meneghello paolelli-infinityMeneghello Paolelli Associati -Infinity

A riconoscimento di tali meriti i due soci hanno vinto alcuni premi internazionali, come ben quattro Red Dot Design Award, cinque Design Plus, due Good Design Award, un ADI Design Index, e inoltre una speciale menzione per il German Design Award e sei per Young&Design. Per il Good Design Award di Chicago nel 2013, parliamo di “Infinity” per Horm: si tratta di sistema di storage modulare, che sembra illusoriamente composto di semplici piastrelle. Design Plus ha poi recentemente premiato il soffione doccia Cloud per Fima Carlo Frattini, la vasca Sofà ed il sistema sauna/hamman HSH per Glass 1989.

Lo studio nasce nel 2004, quando i due designer si trovano , poco dopo la laurea conseguita al Politecnico, già a lavorare con due aziende che si occupano di arredo bagno. Sandro Meneghello e Marco Paolelli sono al tempo ancora giovani ma l’esperienza estera, a Londra al Central Saint Martins College per il primo e la Norwegian University of Science&Technology di Trondheim per il secondo ( a cui si aggiungono Köln Kisd University e EDF R&B a Parigi), ha già dato un imprinting funzionale e creativo nel modo di concepire il lavoro, e nell’energia giusta per il raggiungimento del risultato, operando in sinergia con il cliente. Inizia così la loro avventura professionale che ha già superato i dieci anni di attività.

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Ridea- Meneghello Paolelli Associati

Gli uffici si trovano in via Pietrasanta, dove le ex strutture industriali sono ora diverse soluzioni indipendenti ognuna con un proprio ingresso e un piccolo giardino prospiciente, perfettamente adatte ad ospitare uno studio con almeno dieci postazioni e una sala riunioni al piano seminterrato. Ci troviamo a nostro agio come se fossimo in una villetta a schiera famigliare e veniamo introdotti all’organigramma. La testa dell’attività, il design di prodotto, è gestita dai due soci mentre una parte dell’ufficio è occupata dallo studio Officemilano che si occupa di grafica e comunicazione.

La loro ricerca parte già dalla tesi sulla ceramica e si rafforza sempre più commercialmente nell’entrare nella rete degli uffici stampa e del commerciale di diverse aziende, così si configura da subito la loro capacità di curare in autonomia la parte di pubbliche relazioni per la propria attività, rendendo la scelta delle persone per cui lavorare una vera e propria scelta strategica, mai casuale. I partners supervisionano i rapporti con le aziende, ma sono sempre presenti nella gestione di due figure che si occupano dello sviluppo del prodotto, il follow up e la presentazione finale. E’ poi presente uno studio manager, e una figura junior a rotazione per collaborazioni legate ad progetti specifici.

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Cup, design Meneghello Paolelli Associati nella versione nera

La parte più consistente delle commissioni riguarda l’ambiente bagno. Ci spiega Paolelli che, a partire da questo ambito, si è studiato e riproposto come modello operativo un metodo. Esso si applica a problemi realizzativi e di vendita simili, anche per prodotti molto diversi tra loro. In effetti il secondo orientamento progettuale è del tutto differente: l’outdoor. Da ora la ricerca di nuovi progetti si spinge più all’estero e in ambiti meno battuti dal design:l’arredo urbano, il clubbing, i rivestimenti esterni, e le biciclette elettriche.

In ogni caso il servizio che viene dato ad un’azienda produttrice è specifico perché tiene in considerazione il suo bagaglio produttivo, il target a cui si rivolge tradizionalmente e i valori su cui basa una scelta: tutto questo entra nell’idea preliminare per ogni oggetto.

meneghello-paolelli-associati-les-arcs-Les Arcs, poltrona per Unopiù, particolare

Per dare supporto al fatto che il metodo permette di progettare ogni materiale Meneghello e Paolelli hanno partecipato alla collana di libri insoliti “Le ricette dei designer” per Editrice Compositori, dove viene chiesto di “progettare” una ricetta di cucina. Con gli strumenti e la presentazione tipici del processo industriale si spiega una ricetta. Meneghello precisa: ” è un concept quello realizzato da uno chef, proprio come farebbe un produttore di mobili, che si presenta nel suo atto finale”. Dietro alle realizzazioni dell’uomo moderno c’è sempre il progetto.

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Cup, design Meneghello Paolelli Associati

Per quanto riguarda i prodotti di Meneghello Paolelli Associati, presentiamo una selezione di alcuni pezzi rappresentativi. I designer ne hanno portati esemplari al Fuorisalone praticamente sempre , tranne negli ultimi due anni. Azienda chiave Artceram: “Cup” è un tipico esempio del loro approccio progettuale, caratterizzato dall’inserimento e personalizzazione dello stile e della tradizione del brand: in questo caso innovazione e ricerca legata indissolubilmente al divertimento e all’empatia con l’utilizzatore, in maniera pop e non comune. Il gioco continua, o parte, dal nome stesso che ricalca nella forma l’uso in altro settore merceologico del termine.

Non solo con i nomi si gioca: per Hidra si assiste alla riedizione e inversione, uno “scambio” di valenza proprio tra due settori merceologici differenti ma ben conosciuti dai soci, outdoor e bagno. Si portano valori di uno nell’altro e viceversa. Il plus di Meneghello Paolelli Associati è immedesimare qualunque prodotto in una forma che vediamo quotidianamente, per qualunque funzione essa sia nata. La curiosità è selettiva nel cogliere somiglianze insolite e applicarle al design.

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Carlo frattini-CLOUD, design Meneghello Paolelli Associati

Per la rubinetteria Fima Carlo Frattini è invece più importante esibire la funzionalità che viene prima del design. Si desidera dare autorevolezza quindi non si sceglie una linea troppo accattivante o ironica. L’azienda desidera dare di sé un’immagine tecnica e fredda quindi il prodotto finale presenta questo aspetto di rigidità, permettendosi di fare la differenza attraverso piccoli dettagli.

Per l’outdoor segnaliamo Unopiù, che fa parte di quelle aziende medio-grandi i cui prodotti sono sempre presentati in fiere, non partecipano al Salone del Mobile perché posseggono uno show-room monomarca che organizza eventi ad hoc in autonomia. Nel 2013-2014 lo studio progetta per loro Les Arcs, una gamma che comprende sedute e tavolo allungabile, sempre in linea con l’approccio di adattamento dei valori aziendali, qui identificati nella commistione tra tradizione e modernità. Vediamo quindi una parte più rigida nella struttura associata ad un materiale innovativo nella parte superiore della spalliera. Questo aiuta a comprendere ancor più un modus operandi nel quale l’azienda committente è un editore, e lo studio cerca una soluzione senza imporre violentemente il proprio tratto, ma operando come consulenti.

meneghello-paolelli-associati-les-arcs-tavolo-e-sedia-unopiu--4Les Arcs tavolo e sedia per Unopiù, design Meneghello Paolelli

Un caso diverso rispetto agli altri prodotti è rappresentato dai radiatori. In un mercato per ora poco sfruttato “si può fare la differenza” nel segmento più alto, spiegano i due soci. Ridea è il segmento più alto del marchio Radiatori 2000. Il grosso gruppo industriale ricicla alluminio, e il radiatore è il prodotto che utilizza maggior quantità di alluminio rispetto alla sua marginalità.

Scegliere dei radiatori diversi da quelli predisposti all’acquisto di un’abitazione accade raramente, di solito si opera sul restyling esterno dei radiatori esistenti. Per chi opta per un oggetto esclusivo è stato inventato con Ridea “Schema”: sostituisce le piastre d’arredamento ed è costruito in alluminio in alta percentuale.

meneghello paolelli-Ridea-Schema-CollectionMeneghello Paolelli Associati – Ridea, Schema Collection

Il calore si diffonde grazie a questo materiale molto velocemente su tutta la piastra, e l’acqua in esso contenuta circola solo in due canali collegati al muro attraverso un flessibile. Si tratta di un prodotto quindi funzionalmente molto efficiente, oltre che raro nell’estetica.

Abbiamo visionato altri progetti per prodotti di arredo bagno, come saune, che richiedono un lavoro di architettura d’interni, e vasche per Victoria + Albert.

meneghello-paolelli-associati-amiata-victoria-albert-1--4Amiata per Victoria+Albert, design Meneghello Paolelli Associati

Con l’azienda inglese i designers saranno presenti dal 10 al 14 marzo a Francoforte con il modello Amiata, mentre la piazza di Milano non vedrà quest’anno nulla sull’ambiente.

Michela Ongaretti