Miyazaki ritratto da Manzoni Piazzalunga nel giorno del suo settantaseiesimo compleanno

Hayao Miyazaki ha compiuto 76 anni! Auguri con Porco Rosso

Hayao Miyazaki ha compiuto 76 anni! Auguri con Porco Rosso

 

Hayao Miyazaki con lo studio Ghibli è un personaggio cardine nella storia del film d’animazione, Ieri ha compiuto 76 anni.

Hayao Miyazaki, ritratto di Giovanni Manzoni Piazzalunga, nel giorno del suo compleanno.

Hayao Miyazaki ritratto da Giovanni Manzoni Piazzalunga, nel giorno del suo settantaseiesimo compleanno

 

Quando ero bambina i cartoni animati erano soprattutto giapponesi, fatti di machi robot, più da grande fu l’esplosione di eroine dotate di magici poteri o di storie sdolcinate. Sono stata così fortunata da crescere e poter guardare anche le opere disegnate di Hayao Miyazaki, che potevano piacere a grandi e piccoli in grado di apprezzare un lavoro ben fatto dotato di originalità nella creazione dei personaggi e soprattutto di intrecci più costruiti e avvincenti nella forma di veri e propri film, che non fossero le fiabe di Walt Disney già lette sui libri. Non credevo che superati i vent’anni avrei passato delle serate a vedere un cartoon e discutere sui possibili significati simbolici con gli amici.

 

La città Incantata

La trasformazione di Senza-Volto (Kaonashi) ne La città Incantata, 2001

 

Non avevo ancora visto Kiki Consegne a Domicilio, Laputa Castello nel Cielo, e il bellissimo Il mio vicino Totoro, usciti molto prima, alla fine degli anni ottanta. Anche La Principessa Mononoke del 1997 fu scoperto in seguito. Per me come per molti italiani lo stupore è iniziato con La Città Incantata nel 2001, film che avvalse allo studio cinematografico Ghibli, creato da Miyazaki e Isao Takahata e produttore del lungometraggio, l’Orso d’Oro e il Premio Oscar. In seguito è stato il momento di essere rapiti dalle immagini de Il Castello Errante di Howl del 2005 e di Ponyo sulla scogliera del 2008.

 

Il Castello Errante di Howl si muove sulle montagne, frame del film scritto e diretto da Miyazaki nel 2004.

Il Castello Errante di Howl si muove sulle montagne, frame del film scritto e diretto da Miyazaki nel 2004

 

In tutti i film di Miyazaki i mondi immaginari rappresentati spesso sono allegorie del presente e i personaggi sono mossi ad azioni da motivazioni recondite e complesse: questi universi sono nati non solo dalla creatività inventiva ma anche dalla conoscenza di scrittori occidentali, che su stessa ammissione dell’autore giapponese, hanno influenzato l’ideazione delle sue opere cinematografiche. Parliamo di Ursula K. Le Guin, Diana Wynne Jones e of course di Lewis Carrol. Ancora Miyazaki cita Eleanor Farjeon, Philippa Pearce e Rosemary Sutcliff. Anche le storie di piloti e di aerei del grande Roald Dahl sono state amate e presenti nella sua cinematografia, e devo senza dubbio ricordare l’interesse di Miyazaki per l’opera di Antoine de Saint-Exupéry.

 

Chihiro e Haku, personaggi de La Città Incantata, 2001

Chihiro e Haku, personaggi de La Città Incantata, 2001

 

L’ultimo film che vede Miyazaki alla regia è stato Si alza il vento del 2013, dopo l’annuncio del suo ritiro confermato e poi smentito, dopo una carriera di quasi cinquant’anni e il premio Oscar alla carriera del 2014, ma il film che più mi colpì tra tutti è stato Porco Rosso, uscito nel lontano 1992.

Decido di parlarne per la ragione precisa del suo interesse per l’Italia, che lo ha onorato con il Leone d’oro alla carriera alla 62esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, nel 2005. L’ambientazione è italiana e il protagonista stesso è italiano, in un’epoca difficile come quella del Fascismo, ma i riferimenti alla nostra storia e cultura artistica sono molto più numerosi e precisi. 

 

Miyazaki ritira il Leone d'oro alla carriera a Venezia

Miyazaki ritira il Leone d’oro alla carriera durante la 62 esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nel 2005. in quell’occasione fu presentato Il Castello Errante di Howl

 

Già nelle prime immagini il regista fa di tutti per farci capire che ci troviamo nel Belpaese: una bottiglia di vino rosso e un giornale italiano sono gli attributi iniziali di questo eroe sarcastico e libero, e tutte le insegne che si vedono nel film sono scritte in italiano, con qualche tenero refuso.

La sinossi in breve. Lui è un grande pilota dell’aeronautica Regia e il suo nome è Marco Pagot, durante la prima guerra mondiale un incidente lo trasforma in un maiale antropomorfo, così decide di ritirarsi dalla vita mondana e ritirarsi sulla costa dalmata per dare la caccia alle taglie dei feroci pirati dell’aria. Il suo idrovolante monoplano S.21 “Folgore” tutto rosso, è stato ideato da Miyazaki pensando ad oggetti reali del periodo, tanto da somigliare molto al monoplano Macchi M.33.

 

La locandina del film d'animazione Porco Rosso, Studio Ghibli 1992

La locandina del film d’animazione Porco Rosso, scritto e diretto da Hayao Miyazaki e prodotto dallo Studio Ghibli nel 1992

 

Marco diventa Porco Rosso, e si trova ad affrontare l’alleanza dei pirati con il pilota americano Donald Curtis, che abbatte l’aereo cremisi. Non viene del tutto distrutto e Marco si rifugia a Milano per fare riparare quanto ne resta dalla ditta Piccolo Spa.

E’ nella sosta a Milano di Porco Rosso che Miyazaki dimostra di conoscere e amare l’Italia nella sua storia, infatti il figli maschi della Piccolo sono emigrati in America a cercar fortuna come davvero accedeva, e l’incontro con Arturo Ferrarin della Regia Aeronautica è il ricordo dell’oppressione di regime che impone a Marco la fuga, se non rientra nei ranghi militari. Appaiono così gli squadroni punitivi che inseguono Marco e Fio, la figlia di Piccolo: è una donna a salvare e riparare il monoplano..indipendenza di pensiero e d’azione, femminismo, questo è Miyazaki.

 

Porco Rosso e il suo idrovolante sui navigli di Milano

Una scena di Porco Rosso con il suo idrovolante sui navigli di Milano

 

L’S.21 torna sull’isola rifugio nel Mare Adriatico, assaltata presto dai pirati, che si placano con un ammonimento della ragazza sul senso dell’onore di essere aviatori. Come ci si aspetta arriva Curtis per lo scontro finale che sarà un duello ad armi pari con Marco, ma poi gli strumenti bellici non sono più funzionanti e la lotta diventa un corpo a corpo tra i due, a scazzottate. Marco vince ma tutti devono scappare perchè la Regia Aeronautica è vicina.

 

Porco Rosso in azione

Porco Rosso in azione con Donald Curtis alle calcagna

 

Fio è affidata all’ex fidanzata di marco, Gina, che possiede l’Hotel Adriano, la rivediamo con l’ormai amica a ricordare il passato dopo la fine del Ventennio e della Seconda Guerra Mondiale, Curtis vi torna come turista dopo essere diventato un attore hollywoodiano, lui che aveva cercato di convincere la stessa Gina a diventare una star, secondo il mito e il sogno che era per l’Italia Hollywood. Il finale è sulle note della nostalgia e del mistero di Porco Rosso.

 

L'hotel Adriano in Porco Rosso

L’architettura immaginaria dell’hotel Adriano in Porco Rosso

 

In Porco Rosso ci sono le tematiche ricorrenti del cinema di Miyazaki, come la metamorfosi misteriosa come dannazione, (posso citare, senza esaurire tutti gli esempi, quella dei genitori di Chihiro ne La città incantata, e la malattia di Ashitaka in Princess Mononoke);  la grande passione per il volo, la condanna del Fascismo, la mai netta distinzione tra buoni e cattivi, il ruolo chiave di un personaggio femminile adolescente.

 

Porco Rosso come Humphrey Bogart

Porco Rosso come Humphrey Bogart

 

La cultura giapponese non è certo estranea se si pensa, interpretazione che mi convince, che la metafora del maiale riguarda la dualità di Marco nel suo aspetto pubblico e privato: da fuori è un insulto al Fascismo, “è meglio essere maiale piuttosto che fascista” dice il protagonista, ma dentro al suo cuore vive il senso di colpa per essere l’unico sopravvissuto ad una battaglia, questo senso di disonore molto giapponese lo fa sentire un maiale.

Ma veniamo ai riferimenti più precisi: Porco Rosso è al secolo Marco Pagot per omaggiare i fumettisti Nino e Toni Pagot creatori tra i vari personaggi del famosissimo Calimero.Tra l’altro i figli marco e Gina hanno davvero collaborato con Miyazaki per la serie Il fiuto di Sherlock Holmes.

 

Marco Pagot alias Porco Rosso

Marco Pagot alias Porco Rosso, una scena del film con la bottiglia dove si legge la scritta “vino” in italiano

 

La Piccolo Spa si trova a Milano sul Naviglio Grande, qui il costruttore propone la sostituzione di motore con un Folgore, che è per davvero il motore FIAT A.S.2, con cui Mario De Bernardi vince nel 1926 la  Coppa Schneider, Qui il gioco citazionistico si fa più complesso perché sui coperchi delle valvole appare la scritta Ghibli, che fu il soprannome del bimotore degli anni trenta Caproni Ca.309. Se parlo di aeronautica è perché da questa passione di Miyazaki nasce il nome del suo studio cinematografico. Pensate che la storia dell’aeronautica italiana è entrata nella storia del cinema di animazione mondiale.. l’Italia come esempio eccellente per chi di motori ne sapeva qualcosa visto che la sua azienda di famiglia era la Miyazaki Airplane, che produceva componenti di veicoli aeromobili.

 

Porco Rosso vola sull'Adriatico

Porco Rosso vola sull’Adriatico con il suo idrovolante monoplano S.21 “Folgore”

 

Appaiono nel film i piloti Francesco Baracca e Adriano Visconti, grandi vittoriosi aviatori italiani realmente esistiti, il primo nella Prima Guerra Mondiale e il secondo nella Seconda.

Si cita persino il testo poetico Alcyone di Gabriele D’Annunzio, nome che Miyazaki dà alla motonave dell’Albergo Adriano, e un noto bombardiere dell’epoca si chiamava Alcione.

Forse qualcuno non sa che..l’Alfa Romeo un tempo costruiva motori aeronautici, ecco perchè campeggia un somigliante suo simbolo nella bottega dell’armaiolo.

L’ex compagno Ferrarin ricorda Arturo Ferrarin che nel 1920 ha per la prima volta seguito la rotta Roma-Tokyo, e pilotato davvero il Macchi M.39, oltre che in una scena del film.

 

Hayao Miyazaki, ritratto di Eleonora Prado, 2016

Hayao Miyazaki, ritratto di Eleonora Prado, 2016

 

Un altro personaggio realmente esistito qui presente è Stanislao Bellini, qui citato solo col cognome come compagno di stormo di Pagot durante la Grande Guerra. Fu un pilota velocista del Reparto Sperimentale Alta Velocità di Desenzano del Garda, e proprio per l’idrocorsa Macchi-Castoldi M.C.72 ne fu il perito durante i voli di prova.

Una banda di pirati si chiama “Mamma aiuto”, citando il soprannome Mammaiuto dell’idrovolante CANT Z.501, esso diventò in seguito il grido di reparto del 15º Stormo SAR.

L’ultimo tributo, dopo non averne esaurito l’elenco, è nei titoli di coda, dove appare la Mole Antonelliana, uno dei simboli d’Italia e della sua sperimentazione tecnologica.

 

Miyazaki tra i suoi personaggi

Miyazaki tra i suoi personaggi

 

Grazie per aver unito la nostra cultura alla tua, per averci fatto sognare trasfigurando il mondo. Per averci incluso nel tuo universo. Auguri Miyazaki! E lunga vita allo Studio Ghibli..

Michela Ongaretti

 

Particolare della cucitura a zig-zag sul cuoio di 1085 edition

Anteprima Salone del Mobile 2016: Made in Italy elegante e sostenibile con Bartoli Design, Segis e Kristalia

Anteprima Salone del Mobile 2016: Made in Italy elegante e sostenibile con Bartoli  Design, Segis e Kristalia

Bartoli Design, Segis e Kristalia al Salone del Mobile 2016.

Abbiamo già parlato di Bartoli Design in occasione della mostra “Ritratti, Riflessi” presso Leo Galleries, ora è arrivato il momento di segnalare la suapresenza al Salone del Mobile con due prodotti in anteprima: la seduta Iceland, il tavolo Maki, progettati rispettivamente per Segis e Kristalia, azienda che presenta anche la sedia 1085 edition, già in produzione, sempre in collaborazione con lo studio.

Una famiglia di architetti forma Bartoli Design

Una famiglia di architetti forma Bartoli Design

 

Iceland, la panca con schienali progettata per Segis, prende il nome dagli schienali imbottiti con le loro diversificate forme trapezoidali, sembrano infatti iceberg galleggianti sulla superficie marina, mentre emergono dall’ampio piano orizzontale della seduta bifacciale in rifrangente alluminio.

BartoliDesign-Iceland, panca, Bartoli design per Segis

BartoliDesign-Iceland, panca, Bartoli design per Segis

 

Il tavolo Maki per Kristalia è caratterizzato da una struttura a portale, in alluminio, dotata di un raccordo curvo che fonde la sezione ovale delle gambe alla geometria essenziale del traverso. Il top è sottile e disponibile in numerose finiture. Il modello Maki si presenta in versioni sia fisse che allungabili.

Maki, tavolo di Kristalia disegnato da Bartoli Design

Maki, tavolo di Kristalia disegnato da Bartoli Design

 

Una menzione speciale va data a 1085 Edition chair, prodotta nel 2015 e già esposta al Salone, riproposta quest’anno come esempio raffinatissimo di unione tra design innovativo e perizia tradizionale artigiana. La firma di Bartoli Design si è per l’occasione unita a quello della conceria Presot: la sedia è in cuoio naturale con cuciture a vista e tiranti su un’anima d’acciaio, le gambe si presentano invece in legno di rovere.

Il tempo diventa un valore aggiunto perché il cuoio è di per sé un materiale che tenderà in futuro a modificare il suo aspetto, la texture e il colore, rendendo il prodotto vivo pur nel mantenimento della sua funzionalità, in più esso è qui impiegato al naturale senza verniciatura.

1085 edition, Bartoli Design per Kristalia, fronte e retro

1085 edition, Bartoli Design per Kristalia, fronte e retro

 

E il tempo mantiene la sua presenza nel senso della continuità nella tradizione, nella lunga storia della Conceria Presot che produce sin dal 1933 le suole per calzature dei marchi più prestigiosi, e che ha saputo mantenere la sua autenticità con l’adeguamento alle nuove tecnologie. L’aspetto di 1085 edition omaggia quindi questa storia attraverso la citazione all’estetica dell’alta moda con le sue cuciture a vista, e al tessile nella nautica nell’impiego del meccanismo dei tiranti. Inoltre la lavorazione artigianale di alto livello rappresenta ciò che continua a rendere unico il patrimonio made in Italy, insieme ai processi produttivi che rispettano principi di ecosostenibilità.

1085 Edition chair diventa incontro di tre talenti complementari: il coraggioso spirito di esplorazione di un imprenditore, la creatività impiegata per la funzionalità dello studio di design, e la competenza antica dell’artigianato più raffinato.

Particolare della cucitura a zig-zag sul cuoio di 1085 edition, Bartoli per Kristalia

Particolare della cucitura a zig-zag sul cuoio di 1085 edition, Bartoli per Kristalia

 

Secondo le parole dei progettisti la sfida di Kristalia sta nell’utilizzo di un materiale mai usato in precedenza nell’arredamento, il cuoio a forte spessore di Presot, sette millimetri contro i tre usati di solito per le sedute con le conseguenti difficoltà aggiuntive, lo stesso delle calzature di alta gamma, e che formò gli scarponi con cui il team di Ardito Desio scalò il K2.

La sedia è realizzata con untelaio in acciaio sul quale sono fissate le quattro gambe, mentre ilmanto in cuoio è mantenuto in tensione attraverso due tiranti in acciaio inox. Alla seduta vera e propria e allo schienale occorreva una sellatura e dato l’alto spessore e la conseguente resistenza, Bartoli 7ha proposto di stampare a caldo i due lati del cuoio dando un’impronta concava al centro e curva sui fianchi. Dopo diverse prove tecniche si sceglie di cucire insieme seduta e schienale con un punto a zig zag, che consente di accostare e non sovrapporre gli spessori in cuoio.

1085 edition, un disegno originale per il progetto, Bartoli Design per Kristalia

1085 edition, un disegno originale per il progetto, Bartoli Design per Kristalia

 

I tiranti nautici hanno poi risolto il problema dell’apertura delle due ali sotto schienale e sedile, con la loro forza e la possibilità di ripristinare la giusta tensione nel tempo. La realizzazione del prototipo ha richiesto più di due anni di lavoro per il cuoio che si è rivelato difficile da domare.

Ne ho parlato maggiormente perché trovo che abbia un’identità molto contemporanea nella schiettezza con cui dichiara la leggibilità di tre materiali o elementi: il telaio metallico che innesta sul fianco delle gambe con evidenza, e il telo in cuoio.

Mi Longue di Segis, design Roberto Romanello

Mi Longue di Segis, design Roberto Romanello

Michela Ongaretti

cactus psyched

Gufram compie 50 anni alla fiera Maison&Object a Parigi. Edizioni limitate e Radical Design

Gufram compie 50 anni alla fiera Maison&Object 2016 a Parigi: edizioni limitate e Radical Design

Il noto brand italiano Gufram, sarà presente alla fiera parigina MAISON&OBJET, dal 22 al 26 gennaio 2016. L’evento sarà un importante riferimento per i buyer nel mercato internazionale, addetti ai lavori e amanti del design.

BOCCA edizione oro, 2015, divano, design Studio65, poliuretano espanso rivestito in tessuto sfoderabile

BOCCA edizione oro, 2015, divano, design Studio65, poliuretano espanso rivestito in tessuto sfoderabile

 

In questa occasione l’irriverente Gufram festeggia i suoi 50 anni di attività con l’anteprima di una nuova edizione speciale della seduta Pratone, iconica e pop come è l’impronta del marchio, e con le edizioni limitate del divano Bocca nella versione Oro e della seduta THE END 1516 ideata da Toiletpaper, realizzate per la celebrazione dell’anniversario che prevede altre iniziative per tutto il 2016.

Arricchisce lo stand di Gufram la presentazione di pezzi della collezione Functional Pop: prodotti più tradizionali e ortodossi per l’uo domestico, ad ampia tiratura.

La versione bianca di Pratone è ridenominato Nordic Pratone ed esce nell’edizione di soli 50 pezzi, come il divano Bocca in Oro, mentre la serie di The End 1516 sarà in 500 esemplari.

THE END 1516, 2015, pouf, design ToiletPaper, poliuretano espanso rivestito in Guflac.

THE END 1516, 2015, pouf, design ToiletPaper, poliuretano espanso rivestito in Guflac.

 

Pratone e’ stato simbolo dell’antidesign e del progetto radicale nel 1971 quando fu creato da Giorgio Ceretti, Pietro Derossi e Riccardo Rosso.

ALVAR, 1967, design Giuseppe Raimondi,poliuretano espanso rivestito in tessuto

ALVAR, 1967, design Giuseppe Raimondi,poliuretano espanso rivestito in tessuto

Realizzato in poliuretano espanso flessibile e rifinito interamente a mano, permette una sensazione unica nello sprofondare tra i suoi steli, versatile nell’uso giocoso di oggetto per il riposo singolo o collettivo. E’ ricoperto di Guflac, una vernice speciale ideata dal marchio che preserva la morbidezza del materiale e permette la realizzazione di molte differenti finiture. Proprio l’elasticità materica rende Pratone uno strumento per il relax momentaneo, giocoso, imprevedibile.

Charley Vezza, Global Creative Orchestrator di Guframspiega la scelta del bianco: anche qui si scherzando sull’interpretazione ironica del trend del design scandinavo. Per capire le condizioni basilari della creatività nordica dice: “ci siamo infilati in una cella frigorifera a pensare”, il Pratone si è così congelato diventando Nordic. Come sempre il gioco pop materializza l’idea per Gufram.

BLOW, 2015, design Emanuele Magini, poliuretano espanso rivestito in tessuto Waterborn by Kvadrat, telaio in acciaio inossidabile

BLOW, 2015, design Emanuele Magini, poliuretano espanso rivestito in tessuto Waterborn by Kvadrat, telaio in acciaio inossidabile


Chi ha visitato Miami durante l’Art Week avrà notato
THE END 1516, esposto in anteprima. E’ prodotto con la scritta oro su “vero-finto” marmo di Carrara, ovvero in Guflac, per rendere unico e legato al marchio l’epitaffio studiato da Toilet Paper alias Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, un memento mori che con ironia decreta una fine e suggerisce un nuovo inizioBocca in Oro, collaborazione storica tra Studio65 e Gufram, mantiene la forma iconica del design originale, allora rosso fuoco come le labbra delle star di Hollywood oggi color oro per enfatizzare il cinquantesimo anniversario, e rendersi ancora più prezioso dopo la comparsa in musei di internazionali e in dimore sofisticate.

Se passiamo alla collezione Functional Pop parliamo di prodotti dal nuovo restyle,contraddistinti dallo stesso spirito giocoso nell’estetica peculiare di Gufram, qui però al servizio della funzionalità per ogni giorno: sono prodotti innovativi e versatili per ogni tipo di casa.

Blow è un daybed che parte dal ricordo contemporaneo del design dei materassini degli anni Settanta, regalando un continuo “sapore di vacanza”. La struttura è in poliuretano schiumato, fiore all’occhiello tra i materiali di Gufram, rivestita dall’innovativo Waterborn della danese Kvadrat,mentre le gambe semplici sono intubolare di alluminio

In linea con le esigenze più odierne lo Waterborn è stato scelto sia per la sua facilità di lavorazione che per la sostenibilità della sua realizzazione: per produrlosi risparmiano infatti il 70% di acqua e il 35% di CO2 rispetto ai normali tessuti in microfibra.

Alvar dagli anni settanta riprende la versatilità e la leggerezza, per poter spostare facilmente questachaise-longue in poliuretano espanso strutturale appoggiata a terra.

Rimane quarant’anni dopo in tessuto naturale, seguendo una vocazione hippie, solo che oggi può vantare il successo nella ricerca contemporanea sugli orditi. All’epoca aveva rappresentato la sfida dell’arredamento moderno di Gufram opposto a quello manierista, ed ecco che Alvar dimostra come nel 2016 abbia vinto il gusto nella creazione e diffusione di prodotti dinamici, essenziali e dalle linee organiche.

MOZZA, 1967. design Giuseppe Raimondi, poliuretano espanso rivestito in tessuto

MOZZA, 1967. design Giuseppe Raimondi, poliuretano espanso rivestito in tessuto

MOZZA fu disegnata nel 1968 da Giuseppe Raimondi, e ancora oggi conserva la possibilità di adattarsi a differenti usi abitativi, nel sapore dell’”appeal rivoluzionario” delle sue origini. Lariedizione odierna snellisce la forma a tronco di cono rovesciato e tagliato in obliquo: vista così pare scomoda senza sostegno per la schiena ma una volta seduti il peso crea una struttura con schienale e persino braccioli. Una trasformazione così inimmaginabile da farla sembrare una magia. Anche questo arredo gode di un’alta versatilità, e mobilità grazie alla leggerezza dei materiali. Indicata sia per i salotti domestici che come poltrona di servizio nelle hall di hotel di design internazionali, citazione dello stile del design radicale italiano.

DETECMA, 1967, design Tullio Regge, poliuretano espanso rivestito in tessuto

DETECMA, 1967, design Tullio Regge, poliuretano espanso rivestito in tessuto

DETECMA, acronimo di Design, Tecnica e Matematica, unisce in sé questi valori.

Nel 1967 infatti il fisico Tullio Regge trasformò un’equazione matematica di quarto grado in un volume con caratteristiche volutamente ergonomiche. Gufram omaggia quel momento unico nel rimettere in produzione, nel 2014, questa seduta dall’approccio progettuale davvero rivoluzionario nella storia del design. Non è definibile in categorie di arredamento precise..pouf o chaiselongue?

Nessuna delle due ed entrambe secondo quella concezione abitativa che dopo alcuni decenni prenderà piede come fenomeno di massa.

Un altro colore di DETECMA, 1967, design Tullio Regge

Un altro colore di DETECMA, 1967, design Tullio Regge

Detema è di nuovo attuale: formata dalla formula matematica parametrica “open source” tratta dal Ciclide di Dupin, in colori gradienti chiamati così perché coprono l’intero spettro cromatico con tinte sature e sfumature uniche, in sei versioni che nel loro insieme rappresentano tutte le tonalità possibili.

GUFRAM

E’ tra le aziende che simboleggiano nel mondo il made in Italy. Nasce nel 1966costruendo il proprio nome sulla contaminazione tra approccio industriale e artigianale e intuito artistico. I suoi pezzi unici, che spesso hanno cambiato il segno alle regole del design, non sono solo ironia pop ma anche attenzione e ricerca sulle tecnologie dei materiali. Si affidarono a Gufram i maestri del radical design per realizzazioni tra le più visionarie, quarant’anni dopo continua ad essere partner insostituibile per i progetti più anticonformisti e all’avanguardia. Tra le collaborazioni storiche notiamo personalità come Piero Gilardi, Giuseppe Raimondi, Franco Audrito (Studio65), Giorgio Ceretti, Pietro Derossi, Riccardo Rosso, Franco Mello, Guido Drocco.

Mentre gli autori e designer protagonisti del nuovo percorso, con un rilancio nel 2011, sono:Fabio Novembre, Ross Lovegrove, Dante Donegani, Giovanni Lauda, Denis Santachiara, Karim Rashid, Marcel Wanders, Studio Job, Valerio Berruti, Pier Paolo Ferrari, Maurizio Cattelan.

Michela Ongaretti