Martin Disler ritratto dall'artista Giovanni Manzoni Piazzalunga

L’omaggio di Cannaviello al disegno furioso di Martin Disler

L’omaggio di Cannaviello al disegno furioso di Martin Disler

 

Martedì 10 gennaio sono stata per la seconda volta presso la nuova sede dello Studio D’Arte Cannaviello, qui ho visto una delle ultime mostre interessanti del 2016, la delicata opera onirica di Sofia Rondelli, e sempre qui ho avuto la fortuna di trovarmi al cospetto della produzione degli anni ottanta e novanta dello svizzero Martin Disler.

 

Martin Disler visto dall'artista Giovanni Manzoni Piazzalunga

Martin Disler visto dall’artista Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

L’omaggio all’artista, a poco più di vent’anni dalla sua dipartita, arriva da Enzo Cannaviello che lo apprezzò e lo scelse da proporre al pubblico e al mercato italiano fin dal 1980, data della sua prima personale nella galleria. Ho avuto modo di sfogliare cataloghi che testimoniano la continuativa collaborazione in altre mostre nel corso degli anni, con l’apporto critico che accorda interesse per la sua ruvida ed espressionistica violenza del segno, la voluta costruzione di un linguaggio che rifiuta ogni velleità decorativa a favore della gestualità immediata.

 

Martin Disler, acrilico e carboncino su carta, 1989, ph. Sofia Obracaj

Martin Disler, acrilico e carboncino su carta, 1989, ph. Sofia Obracaj

 

Per mettere in evidenza, e portare all’attenzione di chi non lo conosce, la sua poetica nella sua necessità di fare emergere anche con l’uso di colore il tratto veloce e istintivo, si è scelto di presentare una retrospettiva delle opere su carta. Il supporto era prediletto perché congeniale ad un’esecuzione rapida, al concatenarsi di segni frenetici intorno ad un’idea e alle forme spesso facenti emergere la figura umana, poche linee a suggerirne un peso ed un volume, con l’esplosione di vigorosi e nervosi altri segni a darne un movimento in parte avvolgendola e in parte celandola.

 

Martin Disler, acrilico e carboncino su carta, 1989

Martin Disler, acrilico e carboncino su carta, 1989

 

Troviamo come è giusto che sia una selezione ristretta e coerente a questa visione, in totale una ventina di lavori anche su grande formato, dove accanto a pennellate e linee a carboncino o grafite e pennarello notiamo l’intrusione della stampa a monotipo usata come tecnica additiva nella logica di sovrapposizione e accostamento di tutto ciò che partecipa al flusso creativo, vorticoso, di chi non ha usato la carta come materiale preparatorio perché non concepisce fase preparatoria.

L’atto è tutto, l’arte è azione che scuote nel suo manifestare l’esibizione del suo processo, del suo farsi come atto iniziale e finale.

 

Tritico su carta di Martin Disler, in mostra allo Studio d'Arte Cannaviello, dove si nota l'uso del monotipo. Ph. Sofia Obracaj

Trittico su carta di Martin Disler, in mostra allo Studio d’Arte Cannaviello, dove si nota l’uso del monotipo. Ph. Sofia Obracaj

 

Tritico su carta di Martin Disler. Ph. Sofia Obracaj

Trittico su carta di Martin Disler. Ph. Sofia Obracaj

 

La dimostrazione del valore  di queste carte per l’artista stesso viene dal fatto che sono state intelaiate con cura per presentarsi come opere finite, pronte per l’osservazione inquieta di chi le voglia scrutare.

Cannaviello mi parla dei suoi esordi come “street-artist” ante-litteram per l’Europa, quando nella pulitissima e ordinata Zurigo realizzò dei dipinti murali dal forte intento provocatorio. Lo conosceva bene il gallerista, aveva seguito l’artista che pur rifiutando l’accademismo inseguendo la volontà di “dipingere male” e di non andare incontro al gusto del pubblico “aveva attraversato di diversi linguaggi espressivi del nostro tempo”, ponendosi come rivoluzionario e anticipatore di un linguaggio nella solitudine del suo personale processo creativo e nel rifiuto della modernità e dei suoi strumenti.

 

Visita alla mostra di Martin Disler, opera realizzata a grafite e pennarello su carta intelaiata, 1981. Ph. Sofia Obracaj

Visita alla mostra di Martin Disler, opera realizzata a grafite e pennarello su carta intelaiata, 1981. Ph. Sofia Obracaj

 

Il gesto primitivo e istintivo che lo portava a realizzare quelli che possono sembrare scarabocchi infantili era funzionale nel suo movimento continuo alla messa in crisi dello spazio del tempo. Emergono così puri come apparizioni i suoi temi ricorrenti, crudamente proposti senza descrittività, sono squarci di sentimenti ancor più violenti perché frammentari, come incontenibili e urgenti di tutta la loro irrazionalità soggettiva, la morte la sessualità. Argomenti senza tempo, fuori e dentro il tempo atavico: non c’è nostalgia nel suo “primitivismo” perchè non ha bisogno di cercarlo nel lontano passato trovandolo invece nell’animo dell’uomo che non può nascondere la sua natura selvaggia, non a chi considerava l’atta artistico una “ribellione romantica” come confidò a Demetrio Paparoni nel 1994. La modernità è smascherata con la soggettività brutale che informa la sua pittura, la sua scultura e la sua letteratura, dove lo stato naturale dell’essere umano è violento in quanto vivo.

 

Disegni di martin Disler in mostra presso lo Studio d'Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

Disegni di Martin Disler in mostra presso lo Studio d’Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

 

Vista della mostra "Martin Disler- Opere su Carta, ph. Sofia Obracaj

Vista della mostra “Martin Disler- Opere su Carta, ph. Sofia Obracaj

 

Anche quando le linee tratteggiano corpi stilizzati o parti di essi, queste figure trasudano sempre una carnalità accesa che emerge da una lussureggiante selva di segni, e tendono ad accostarsi o congiungersi ritualmente tra loro, de-componendosi nel loro movimento verso un’altra forma. La carne, o l’atto sessuale esplicito non fa differenza perchè entrambi presenti allo stato di Natura, evoca l’irrefrenabilità vitale e rivela allo stesso tempo il suo limite esistenziale nel disfarsi, nell’avvicinarsi all’idea di Morte. In questo la ricerca di Disler si avvicina alla poetica di Francis Bacon come egli stesso riconosceva,  per l’evocazione della dialettica tra dolore e gioia, vita e morte impressi e rivelati dall’anatomia sensuale.

 

Acrilico e carboncino in un lavoro di Martin Disler, in mostra fino al 18 febbraio presso lo Studio d'Arte Cannaviello

Acrilico e carboncino in un lavoro di Martin Disler, in mostra fino al 18 febbraio presso lo Studio d’Arte Cannaviello

 

Vista con gli occhi di oggi la pittura di Disler, dove il pennello segue la stessa forsennata e veloce scrittura di grafite e gessetti, pare avere assimilato la lezione espressionista di area germanica, interesse già avvertibile dalla sua giovanile unione al gruppo “Neue Wilde”, e si pensa ad un’influenza di Vlaminck e Kirchner in primis, mentre Munch o Ensor sono idealmente vicini nell’idea di trasfigurare il volto per rivelare il disagio sotto l’apparenza di normalità.

 

Un momento durante la vernice della mostra di Disler, Enzo cannaviello parla con alcuni ospiti, ph. Sofia Obracaj

Un momento durante la vernice della mostra di Disler, Enzo cannaviello parla con alcuni ospiti. Ph. Sofia Obracaj

 

Durante l'inaugurazione del 10 gennaio presso lo Studio d'Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

Durante l’inaugurazione del 10 gennaio presso lo Studio d’Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

 

Durante la visita penserete che esiste una forma di bellezza nelle opere su carta di Disler, è un vortice lucido e passionale allo stesso tempo, che non uno sguardo di considerazione non malevola sull’uomo per quello che dalla notte dei tempi ha ritualizzato, l’azione per l’affermazione della sua esistenza.

L’invito è a raggiungere lo Studio d’arte Cannaviello entro il 18 febbraio per questo protagonista del ventesimo secolo. In Piazzetta Bossi 4 a Milano.

Un ringraziamento speciale alla disponibilità e professionalità del prof. Enzo Cannaviello, dell’artista Giovanni Manzoni Piazzalunga e all’insostituibile fotografa Sofia Obracaj

Michela Ongaretti

Artscore da Cannaviello

Artscore visita la mostra Martin Disler-Opere su carta presso lo Studio d'Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

Artscore visita la mostra Martin Disler-Opere su carta presso lo Studio d’Arte Cannaviello, ph. Sofia Obracaj

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Tecnologia per l’arte. Il Led TRI-R di Toshiba Materials per la Mostra sul Simbolismo a Palazzo Reale

Tecnologia per l’arte. Il Led TRI-R di Toshiba Materials per la Mostra sul Simbolismo a Palazzo Reale

DI MICHELA ONGARETTI

 Il LED TRI-R di Toshiba Materials a Palazzo Reale – testo di Michela Ongaretti.

Toshiba Materials ha lanciato sul mercato in collaborazione con TOL Studio il Led di nuova generazione TRI-R, utilizzato per l’illuminazione di alcuni capolavori della mostra “Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra”, a Milano presso Palazzo Reale fino al 5 giugno. L’esposizione è promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da 24 ORE Cultura e da Arthemisia GroupIl progetto illuminotecnico è a cura dell’architetto e lighting designer Francesco Murano e gli apparecchi illuminanti sono stati realizzati dall’azienda Rimani.

Ferdinand Hodler, L'eletto, 1893-94, in mostra a Palazzo Reale

Ferdinand Hodler, L’eletto, 1893-94, in mostra a Palazzo Reale

Può la tecnologia aiutare la creazione artistica e la sua fruizione, o anche semplicemente avvicinare alla visione originaria dell’artista per opere storicizzate? Nei primi due casi la risposta non può che essere si, a giudicare da due eventi ai quali ho assistito con entusiasmo quasi infantile. Nel terzo caso il led di Toshiba mi auguro sarà solo uno tra i vari esempi al servizio della diffusione e della conservazione dei beni mobili mondiali.

Franz Von Stuck,Il Peccato, 1893, tra i capolavori della mostra in corso a Palazzo Reale

Franz Von Stuck,Il Peccato, 1893, tra i capolavori della mostra in corso a Palazzo Reale

 

L’ultimo mio intervento critico è stato in occasione della mostra di Eleonora Prado Moleskine e i viaggi d’artista” dove l’artista ha mostrato l’utilizzo dello Smart Writing Set di Moleskine: esso favorisce il trasferimento in tempo reale dal disegno a mano libera sul supporto digitale, strumento indispensabile per fermare le impressioni di un creativo “in movimento”.

Sempre nel mese di Aprile la Design Week milanese ha visto a Palazzo Reale l’installazione Hyperplanes of Simultaneity di Fabio Giampietro, impensabile senza le nuove tecnologie con lo strumento Oculus Rift, una maschera dotata di uno speciale visore 3D originata dall’industria dei video game. Lo strumento visualizza l’elaborazione digitale di Alessio De Vecchi della pittura di Giampietro, caratterizzata da forzature prospettiche e la concomitanza di diversi punti di vista. Se da un lato questa tecnologia ha potuto coadiuvare l’opera artistica, nello stesso tempo la enfatizza trasformandola in esperienza pittorica “immersiva”, entrando nell’ambito della sua fruizione.

Il Peccato di Von Stuck prima e dopo l'illuminazione Toshiba Materials

Il Peccato di Von Stuck prima e dopo l’illuminazione Toshiba Materials

 

Fare arte non è da tutti, ma poterne godere può essere per molti. E restando dalla parte di chi guarda oggi è possibile farlo sempre meglio. Il lighting partner per la mostra sul Simbolismo Europeo, Toshiba Materials, ha avuto modo di dimostrare al pubblico l’illuminazione che avvicina la visione moderna a quella dei contemporanei degli artefici dei capolavori esposti.

Per la mostra curata da Fernando Mazzocca e Claudia Zevi in collaborazione con Michel Draguet, tra i dipinti più rappresentativi ne sono stati selezionati 5: L’Elu di Ferdinand Hodler, Il Peccato di Franz Von Stuck, Le vergini savie e le vergini stolte di Giulio Aristide Sartorio, La Giovinezza di Giorgio Kienerk e La primavera classica di Galileo Chini.
Galileo Ghini La Primavera classica, 1914, illuminata da TRI-R

Galileo Chini La Primavera classica, 1914, illuminata da TRI-R

 

La tecnologia brevettata di TRI-R si avvicina a quella dello spettro solare diminuendo la componente blu della sorgente luminosa: il risultato è una luce naturale sulle opere d’arte, senza alcun bagliore e simile a quella del momento del concepimento artistico, non altera i colori e rende con nitidezza i dettagli e la texture, inoltre premette in alcuni casi l’apprezzamento delle ricche cornici. L’obiettivo di avvicinarsi alla luce solare, più “confortevole” per ‘occhio umano si unisce alla vitale importanza in ambito museale per la fedeltà cromatica, il contrasto e la protezione delle opere dal calore emanato dalle fonti luminose. La sperimentazione giapponese è arrivata a questo mediante la rimozione di raggi ultravioletti dannosi e di raggi infrarossi ad alto calore radiante, con la combinazione di Led viola e la tecnologia brevettata da Toshiba Materials per il fosforo. I colori di un dipinto sono resi in modo naturale con la luce bianca generata da TRI-R.

Giorgio Kienerk, La Giovinezza, 1902

Giorgio Kienerk, La Giovinezza, 1902

 

Il presidente di Toshiba MaterialsKumpei Kobayashi ha confermato il suo interesse per l’arte con la sua presenza all’inaugurazione della mostra in Palazzo Reale, ma TRI-R è già stato protagonista in tal senso a Milano, per la Pinacoteca Ambrosiana ha interessato alcuni capolavori di Leonardo da Vinci, di Caravaggio e di Brueghel, e lo sarà sempre più in Europa nel percorso che lo porterà ad illuminare altre eccellenti realtà museali.

Prima e dopo TRI-R de La Giovinezza di Giorgio Kienerk

Prima e dopo TRI-R de La Giovinezza di Giorgio Kienerk

 

Il dirigente ha sottolineato il significativo aumento della “brillantezza cromatica in tutte le cinque tele illuminate con TRI-R, senza sgradevoli virate su alcune tonalità di colore dominanti. Questo grazie allo spettro continuo di TRI-R, senza i picchi né le assenze di colori specifici, come ad esempio la gradazione dell’azzurro tenue della veste degli angeli nell “L’eletto” di Ferdinand Hodler, e la splendida pala d’orata del “Le vergini savie e le vergini stolte” di Giulio Aristide Sartorio. Colpisce anche la vivacità multicolore, in particolare del viola, espressa nel “La Primavera classica” di Galileo Chini.”

Giulio Aristide Sartorio Le Vergini savie e le Vergini stolte, 1890-91, a Palazzo Reale

Giulio Aristide Sartorio Le Vergini savie e le Vergini stolte, 1890-91, a Palazzo Reale

 

Altri appuntamenti milanesi recenti per il Led di nuova generazione sono stati:Expo 2015, non poteva mancare nelristorante del padiglione giapponese, dove le caratteristiche di TRI-R hanno favorito l’attenzione alle cromie dei cibi e al benessere dell’ambiente, e ilSalone del Mobile 2015 con Euroluce.

In quell’occasione il progettista Ingo Maurer ha scelto questa tecnologia per la nuova versione a Led della famosa lampada Lucellino, dimostrando la sua opportuna applicazione nel mondo dell’industrial design.

La lampada da tavolo Luccellino, design Ingo Maurer

La lampada da tavolo Luccellino, design Ingo Maurer

 

Conferma dell’importanza di TRI-R è stata la sua presenza nel marzo 2016 alla fiera Light &Building di Francoforte, la principale per l’illuminotecnica in Europa.

Spostandoci invece verso il settore medicale, l’eccezionale visibilità e individuazione del colore hanno migliorato le condizioni nella sala operatoria.

Michela Ongaretti