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INTERNI OpenBorders al Fuorisalone 2016. I chiostri dell’Università Statale con la Triennale del Design

INTERNI OpenBorders al Fuorisalone 2016. I chiostri dell’Università Statale con la Triennale del Design

Open Borders tra i più rilevanti eventi del Fuorisalone 2016.

E’ iniziato il Salone del Mobilecon il suo Fuorisalone e quest’anno anche la prestigiosa XXI Triennale Internazionale di Milano. A dare l’incipit di tutto questo lunedì ho assistito alla presentazione della mostra-evento Open Borders che coinvolge come sempre i chiostri dell’Università Statale ( un tempo la Cà Granda, XIV secolo) e l’Orto Botanico di Brera ( del XVIII secolo), visitabili fino al 23 aprile, e per la prima volta la Torre Velasca, opera avanguardistica nel 1958 e simbolo architettonico della città ora, illuminata da Audi City Lab fino al 17 aprile.

Open Borders, Ingo Maurer e Axel Schmid rivestono di luce la Torre Velasca

Open Borders, Ingo Maurer e Axel Schmid rivestono di luce la Torre Velasca

Tra queste ultime quella di Interni è alla sua diciannovesima edizione, nel 2016 esplora in senso progettuale il tema degli Open Borders, con l’invito asuperare le barriere tra le varie discipline creative: la consiglierei sempre per ogni Fuorisalone, anche in virtù delle splendide location coinvolte, monumenti simbolo della storia, dell’arte e dell’architettura milanese.Una design week di Milano ricchissima di eventi, forse troppo. Ci sono piccoli produttori più o meno innovativi, designer con sapere artigianale e per questo auto prodotti, e poi ci sono le istituzioni e gli sponsor che finanziano od organizzano grandi mostre in collaborazione con autorità del settore, eventi nei quali progettisti affermati possono presentare opere più sperimentali e fantasiose, seguendo un filo conduttore unificante per tutti i suoi protagonisti.

La presentazione di Open Borders nell'aula magna dell'Università Statale

La presentazione di Open Borders nell’aula magna dell’Università Statale

 

Moderatore-affabulatore dell’incontro è stato Philippe Daverio, per una visita virtuale delle installazioni interattive, macro-oggetti, micro-costruzioni e mostre, attraverso le parole dei suoi creatori. Io ho selezionato alcuni interventi in base alle realizzazioni personalmente più memorabili, ma consiglio di visitare ogni location.

 

Disegno dell'installazione In Out di Massimo Iosa Ghini

Disegno dell’installazione In Out di Massimo Iosa Ghini

 

L’Università Statale diventa una delle sedi ufficiali della XXI Triennale Internazionale di Milano grazie al l’installazione-mostra Casa del Viandante a cura di Marco Ferreri nel cortile del ‘700.

Le quattro casette ci portano all’antichità, quando le attività commerciali o dei pellegrini sulla penisola richiedevano lo spostamento a piedi su strade che erano per due terzi mulattiere o sentieri. La riflessione sulla pratica del camminare si avvicina al contemporaneo desiderio di riavvicinarsi alla natura quindi quello che si va a proporre si configura come un modello di albergo diffuso a basso impatto ambientale: sono quattro moduli abitativi autonomi, anche energeticamente, di circa 9 metri quadrati, con due giacigli, un tavolo e due sedie pieghevoli, una cucina e un bagno. Ogni modulo è stato poi personalizzato dallo stesso Marco Ferreri, Michele De Lucchi, Denis Santachiara e Stefano Giovannoni.

Open Borders, Empathic Fuukei di Patricia Urquiola

Open Borders, Empathic Fuukei di Patricia Urquiola

 

Nella Hall dell’Aula Magna Patricia Urquiola ha realizzato Empathic Fuukei. I pannelli “raccontano i paesaggi” come la pittura faceva un tempo, solo che oggi lo si può fare attraverso la densità dei materiali, sono superfici aperte a creare un percorso polisensoriale attraverso la sovrapposizione di materiali diversi, composti di strati visibili da Cleaf. L’architetto insiste sul concetto di vero non più legato solo al naturale, ma anche all’artificiale di nuova generazione.

Open Borders, Tower di Tchoban, Kuznetsov e Sterligova

Open Borders, Tower di Tchoban, Kuznetsov e Sterligova

Nel Cortile D’Onore.

I russi Sergei Tchoban, Sergey Kuznetsov e Agniya Sterligova hanno creato Towers che si avvicina a noi per l’idea tipicamente occidentale della torre come di un punto di riferimento per un edificio, mutevoli nella tela interattiva per il visitatore, e in dialogo verticale e orizzontale con i limitrofi palazzi e con lo spazio interno alla Statale.

Open Borders, Mad Architects con Invisible Border

Open Borders, Mad Architects con Invisible Border

 

Massimo Iosa Ghini presenta In/Out: una struttura che richiama l’architettura arcaica, anche per l’uso della pietra, racchiude un levigatissimo parallelepipedo perfetto. Come un dualismo che esprime il confine aperto dell’esistenza umana, il mostrarsi da fuori e l’individualità, come contaminazione e convivenza di polarità opposte.

Segnalo lo studio MAD Architects fondato dal cinese Ma Yansong per l’installazione Invisible Border, fasci del polimero Etfr che mutano la percezione dello spazio grazie al gioco delle superfici semitrasparenti in movimento, riflettenti il cielo di giorno e luminose di notte.

Open Borders, Parisotto e Formenton con la Stanza del Vuoto

Open Borders, Parisotto e Formenton con la Stanza del Vuoto

 

Massimo Formenton e Ado Parisotto scavalcano i confini dell’architettura per avvicinarsi alla visione cinematografica di Michelangelo Antonioni. Con La stanza del vuoto si ricrea la smaterializzazione di un luogo, con l’effetto di smarrimento e sorpresa della scena del dialogo tra Marcello Mastroianni e Monica Vitti ne film La notte : tutto questo nel rapporto tra l’esterno e l’interno, della scena o della stanza, con le pareti in vetro specchiante e i loro giochi di eco visive.

Open Borders, l'installazione Radura di Stefano Boeri

Open Borders, l’installazione Radura di Stefano Boeri

 

Nel cortile della Farmacia Stefano Boeri, l’architetto del Bosco verticale, crea Radura grazie al Consorzio Innova e la filiera del legno della regione Friuli Venezia Giulia. Luogo di decongestione pubblica per la sosta dal caos urbano, con la pedana seduta e ancora per le colonne, e l’installazione sonora di Ferdinando Arnò. Di notte diventa un circolo luminoso.

Doveroso citare Illy, da molto tempo mecenate d’arte in diversi progetti legati al brand, qui celebra nel loggiato ovest la storia di Iletta, la macchina per il caffè espresso nata ben ottant’anni fa. Si festeggia con questa mostra curata dal direttore artistico di Illy Carlo Bach anche il ventennio della X.1 per il caffè fatto in casa, in anteprima l’anniversary edition presto in commercio.

Illy per Open Borders nel Loggiato Ovest, a cura di Carlo Bach

Illy per Open Borders nel Loggiato Ovest, a cura di Carlo Bach

 

Co-producer d’eccezione è Audi Italia, che secondo le parole del direttore marketing Massimo Favaro comunica l’affinità dei luoghi e delle persone attraverso l’unione delle differenze. Con Audi City Lab In Statale, in Montenapoleone e alla Torre Velasca il progetto diffuso è untaggable, cioè fatto dalle menti che non limitano il loro campo d’azione ad una disciplina rigidamente definita.

La Torre Velasca sarà valorizzata da forme dinamiche frutto dell’incontro tra la dimensione tecnologica e quella estetica, con l’interpretazione del logo Audi diPiero Lissoni e la sua leggerezza dell’oggetto effimero. Ingo Maurer con Axel Schmid concepisce Glow, Velasca, Glow!, realizzazione tecnica di CastagnaRavelli. Il grattacielo è dipinto dalla luce ad indicare diverse zone architettoniche, la parte inferiore e la copertura “incendiate” di rosso, mentre la fascia centrale resterà di un colore scuro con alcune vivide finestre ad occhieggiare illuminate. Il city-scape diventa ancora più eccitante secondo Maurer che ama questo emblema milanese.

Open Borders all'Orto-Botanico di Brera. Vito-di Bari con My Equilibria

Open Borders all’Orto-Botanico di Brera. Vito-di Bari con My Equilibria

 

Quest’anno l’Orto Botanico sarà animato dal progetto di Vito Di Bari My Equilibria, realizzato da Metalco Active, una sorta di albero per il fitness urbano. Il sofisticato design nasconde l’alta tecnologia: la flessibilità del metallo unita alla discreta eleganza del cemento coadiuvano il desiderio di una qualità della vita migliore, spesa all’aria aperta. Sono tre strumenti ma il centraleLeopard Tree alto sette metri è l’anima principale con le sue possibili 9 isole satelliti.

Gilda Bojardi ha voluto commemorare l’archistar Zaha Hadid che nel 2011 realizzò un allestimento proprio all’interno dei Chiostri. Personaggio noto per la sua capacità superare dei limiti disciplinari restando, come il progettista dovrebbe fare di natura, out of the borders, pronto a distruggere quei limiti per raggiungere un’opera di respiro organico che accoglie la sinergia di diverse competenze.

Michela Ongaretti

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Gufram compie 50 anni alla fiera Maison&Object a Parigi. Edizioni limitate e Radical Design

Gufram compie 50 anni alla fiera Maison&Object 2016 a Parigi: edizioni limitate e Radical Design

Il noto brand italiano Gufram, sarà presente alla fiera parigina MAISON&OBJET, dal 22 al 26 gennaio 2016. L’evento sarà un importante riferimento per i buyer nel mercato internazionale, addetti ai lavori e amanti del design.

BOCCA edizione oro, 2015, divano, design Studio65, poliuretano espanso rivestito in tessuto sfoderabile

BOCCA edizione oro, 2015, divano, design Studio65, poliuretano espanso rivestito in tessuto sfoderabile

 

In questa occasione l’irriverente Gufram festeggia i suoi 50 anni di attività con l’anteprima di una nuova edizione speciale della seduta Pratone, iconica e pop come è l’impronta del marchio, e con le edizioni limitate del divano Bocca nella versione Oro e della seduta THE END 1516 ideata da Toiletpaper, realizzate per la celebrazione dell’anniversario che prevede altre iniziative per tutto il 2016.

Arricchisce lo stand di Gufram la presentazione di pezzi della collezione Functional Pop: prodotti più tradizionali e ortodossi per l’uo domestico, ad ampia tiratura.

La versione bianca di Pratone è ridenominato Nordic Pratone ed esce nell’edizione di soli 50 pezzi, come il divano Bocca in Oro, mentre la serie di The End 1516 sarà in 500 esemplari.

THE END 1516, 2015, pouf, design ToiletPaper, poliuretano espanso rivestito in Guflac.

THE END 1516, 2015, pouf, design ToiletPaper, poliuretano espanso rivestito in Guflac.

 

Pratone e’ stato simbolo dell’antidesign e del progetto radicale nel 1971 quando fu creato da Giorgio Ceretti, Pietro Derossi e Riccardo Rosso.

ALVAR, 1967, design Giuseppe Raimondi,poliuretano espanso rivestito in tessuto

ALVAR, 1967, design Giuseppe Raimondi,poliuretano espanso rivestito in tessuto

Realizzato in poliuretano espanso flessibile e rifinito interamente a mano, permette una sensazione unica nello sprofondare tra i suoi steli, versatile nell’uso giocoso di oggetto per il riposo singolo o collettivo. E’ ricoperto di Guflac, una vernice speciale ideata dal marchio che preserva la morbidezza del materiale e permette la realizzazione di molte differenti finiture. Proprio l’elasticità materica rende Pratone uno strumento per il relax momentaneo, giocoso, imprevedibile.

Charley Vezza, Global Creative Orchestrator di Guframspiega la scelta del bianco: anche qui si scherzando sull’interpretazione ironica del trend del design scandinavo. Per capire le condizioni basilari della creatività nordica dice: “ci siamo infilati in una cella frigorifera a pensare”, il Pratone si è così congelato diventando Nordic. Come sempre il gioco pop materializza l’idea per Gufram.

BLOW, 2015, design Emanuele Magini, poliuretano espanso rivestito in tessuto Waterborn by Kvadrat, telaio in acciaio inossidabile

BLOW, 2015, design Emanuele Magini, poliuretano espanso rivestito in tessuto Waterborn by Kvadrat, telaio in acciaio inossidabile


Chi ha visitato Miami durante l’Art Week avrà notato
THE END 1516, esposto in anteprima. E’ prodotto con la scritta oro su “vero-finto” marmo di Carrara, ovvero in Guflac, per rendere unico e legato al marchio l’epitaffio studiato da Toilet Paper alias Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, un memento mori che con ironia decreta una fine e suggerisce un nuovo inizioBocca in Oro, collaborazione storica tra Studio65 e Gufram, mantiene la forma iconica del design originale, allora rosso fuoco come le labbra delle star di Hollywood oggi color oro per enfatizzare il cinquantesimo anniversario, e rendersi ancora più prezioso dopo la comparsa in musei di internazionali e in dimore sofisticate.

Se passiamo alla collezione Functional Pop parliamo di prodotti dal nuovo restyle,contraddistinti dallo stesso spirito giocoso nell’estetica peculiare di Gufram, qui però al servizio della funzionalità per ogni giorno: sono prodotti innovativi e versatili per ogni tipo di casa.

Blow è un daybed che parte dal ricordo contemporaneo del design dei materassini degli anni Settanta, regalando un continuo “sapore di vacanza”. La struttura è in poliuretano schiumato, fiore all’occhiello tra i materiali di Gufram, rivestita dall’innovativo Waterborn della danese Kvadrat,mentre le gambe semplici sono intubolare di alluminio

In linea con le esigenze più odierne lo Waterborn è stato scelto sia per la sua facilità di lavorazione che per la sostenibilità della sua realizzazione: per produrlosi risparmiano infatti il 70% di acqua e il 35% di CO2 rispetto ai normali tessuti in microfibra.

Alvar dagli anni settanta riprende la versatilità e la leggerezza, per poter spostare facilmente questachaise-longue in poliuretano espanso strutturale appoggiata a terra.

Rimane quarant’anni dopo in tessuto naturale, seguendo una vocazione hippie, solo che oggi può vantare il successo nella ricerca contemporanea sugli orditi. All’epoca aveva rappresentato la sfida dell’arredamento moderno di Gufram opposto a quello manierista, ed ecco che Alvar dimostra come nel 2016 abbia vinto il gusto nella creazione e diffusione di prodotti dinamici, essenziali e dalle linee organiche.

MOZZA, 1967. design Giuseppe Raimondi, poliuretano espanso rivestito in tessuto

MOZZA, 1967. design Giuseppe Raimondi, poliuretano espanso rivestito in tessuto

MOZZA fu disegnata nel 1968 da Giuseppe Raimondi, e ancora oggi conserva la possibilità di adattarsi a differenti usi abitativi, nel sapore dell’”appeal rivoluzionario” delle sue origini. Lariedizione odierna snellisce la forma a tronco di cono rovesciato e tagliato in obliquo: vista così pare scomoda senza sostegno per la schiena ma una volta seduti il peso crea una struttura con schienale e persino braccioli. Una trasformazione così inimmaginabile da farla sembrare una magia. Anche questo arredo gode di un’alta versatilità, e mobilità grazie alla leggerezza dei materiali. Indicata sia per i salotti domestici che come poltrona di servizio nelle hall di hotel di design internazionali, citazione dello stile del design radicale italiano.

DETECMA, 1967, design Tullio Regge, poliuretano espanso rivestito in tessuto

DETECMA, 1967, design Tullio Regge, poliuretano espanso rivestito in tessuto

DETECMA, acronimo di Design, Tecnica e Matematica, unisce in sé questi valori.

Nel 1967 infatti il fisico Tullio Regge trasformò un’equazione matematica di quarto grado in un volume con caratteristiche volutamente ergonomiche. Gufram omaggia quel momento unico nel rimettere in produzione, nel 2014, questa seduta dall’approccio progettuale davvero rivoluzionario nella storia del design. Non è definibile in categorie di arredamento precise..pouf o chaiselongue?

Nessuna delle due ed entrambe secondo quella concezione abitativa che dopo alcuni decenni prenderà piede come fenomeno di massa.

Un altro colore di DETECMA, 1967, design Tullio Regge

Un altro colore di DETECMA, 1967, design Tullio Regge

Detema è di nuovo attuale: formata dalla formula matematica parametrica “open source” tratta dal Ciclide di Dupin, in colori gradienti chiamati così perché coprono l’intero spettro cromatico con tinte sature e sfumature uniche, in sei versioni che nel loro insieme rappresentano tutte le tonalità possibili.

GUFRAM

E’ tra le aziende che simboleggiano nel mondo il made in Italy. Nasce nel 1966costruendo il proprio nome sulla contaminazione tra approccio industriale e artigianale e intuito artistico. I suoi pezzi unici, che spesso hanno cambiato il segno alle regole del design, non sono solo ironia pop ma anche attenzione e ricerca sulle tecnologie dei materiali. Si affidarono a Gufram i maestri del radical design per realizzazioni tra le più visionarie, quarant’anni dopo continua ad essere partner insostituibile per i progetti più anticonformisti e all’avanguardia. Tra le collaborazioni storiche notiamo personalità come Piero Gilardi, Giuseppe Raimondi, Franco Audrito (Studio65), Giorgio Ceretti, Pietro Derossi, Riccardo Rosso, Franco Mello, Guido Drocco.

Mentre gli autori e designer protagonisti del nuovo percorso, con un rilancio nel 2011, sono:Fabio Novembre, Ross Lovegrove, Dante Donegani, Giovanni Lauda, Denis Santachiara, Karim Rashid, Marcel Wanders, Studio Job, Valerio Berruti, Pier Paolo Ferrari, Maurizio Cattelan.

Michela Ongaretti