Maledetto Romantico, mostra nel Salone napoleonico di Brera

Brera Accademia Aperta 2017. Arte d’estate in città

Fino al 12 agosto l’Accademia di Belle Arti di Brera rimarrà aperta ai visitatori in molte aree solitamente chiuse al pubblico, iniziativa alla sua terza edizione visti i riscontri positivi degli anni precedenti. Un percorso inedito potrà quindi accompagnare i curiosi attraverso aule, atelier e laboratori trasformate in sedi di mostre, allestite con i progetti espositivi delle Scuole dell’Istituto dedicate alle diverse discipline.

 

La scenografia tra i protagonisti di Brera, Accademia Aperta 2017

Accademia Aperta 2017, Maschere di Teatro, ph. Sofia Obracaj

 

In gioco tutte le divisioni dell’Accademia di Brera. Sono le mostre della Scuola di Pittura, di Decorazione, di Grafica, Incisione, Fashion Design, Scenografia , Restauro, Progettazione per l’Impresa e Design, Nuove tecnologie e Terapeutica artistica. Inoltre si potranno esplorare le attività dei corsi di Fotografia e Restauro, e del dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’arte. Segnalo l’esposizione di Fotografia per i Beni Culturali, che inserisce la fotografia nel suo aspetto individuale e originale, tra gli strumenti indispensabili dell’analisi storico-artistica, abbattendo la barriera secolare tra creatività e documentazione.

 

Foto per Accademia Aperta

Accademia Aperta 2017, Allestimento della sezione Foto per i Beni Culturali, ph. Sofia Obracaj

 

Una mostra speciale è ospitata nel Salone Napoleonico, dal titolo Maledetto Romantico, presentando le opere di arte contemporanea della collezione Enea RighiIl progetto di curatela è merito di alcuni studenti del Biennio specialistico Visual Cultures e pratiche curatoriali del Dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’Arte, mentre l’allestimento è stato possibile con la collaborazione di allievi del Triennio di Beni Culturali.

La novità per il 2017 è l’allargamento delle attività a sedi esterne di rilievo nella città di Milano. Sono Eventi speciali che coinvolgono gallerie dell’area di Brera, Lattuada, Anna maria Consadori, VS Arte, Antonio battaglia e Cattai, il Palazzo della Permanente in via Turati, poi la banca Monte dei Paschi di Siena  e l’auditorium LaVerdi sempre in città. In questi luoghi giovani artisti provenienti dall’Accademia espongono il risultato della loro ricerca.

 

Opere della collezione Enea Righi per Accademia Aperta 2017

Accademia Aperta 2017, la mostra Maledetto Romantico, ph. Sofia Obracaj

 

Un’anticipazione sarà invece quella del Concorso Internazionale Rai Prix Italia, noto per la premiazione di creatività, innovazione e qualità nei programmi televisivi. Brera è coinvolta con la Scuola di Scenografia: durante Accademia Aperta avremo un assaggio del progetto creativo inerente al Prix, che durante il concorso, dal 29 settembre al primo ottobre, sarà integralmente presentato.

Se l’Accademia si identifica con il Palazzo di Brera, con la sua storia e la sua bellezza, allo stesso modo Il Palazzo si identifica con le attività dell’Accademia, che hanno connotato da secoli la maggior parte dei suoi reconditi angoli. Quest’estate è osservabile da dentro, dalla visuale degli ambienti che cullano la nascita dei lavori che fanno di Brera un alveare di idee.

 

Incisione all'orto Botanico, Brera 2017

Accademia Aperta, il laboratorio d’Incisione verso l’Orto Botanico di Brera

 

Una menzione speciale, parlando solo della magia del luogo, va all’aula e laboratorio d’Incisione che rivolge le proprie vetrate all’Orto Botanico di Brera. Arte Scienza e Natura per un momento raro solo per i nostri occhi.

Prima di lasciarvi alla splendida galleria di immagini di Sofia Obracaj, che a volte valgono più di mille descrizioni a parole, non dimentichiamo di segnalare che la campagna istituzionale dell’evento è stata creata da studenti del Corso di Relazioni Pubbliche in affiancamento all’Ufficio Stampa dell’Accademia di brera. La collaborazione ha compreso i piani editoriali di cartella stampa, social networks e conferenza stampa di presentazione, la creazione di rubriche e testi dedicati, il coordinamento con le scuole di Brera per la raccolta dei materiali informativi sulle mostre.

 

Un lavoro della sezione Grafica e Incisione a Brera

Grafica e Incisione per Accademia Aperta 2017

 

Michela Ongaretti

 

Accademioa Aperta, la sala dedicata alla Scenografia

Accademia Aperta 2017, Scenografia tra le sale antiche, ph. Sofia Obracaj

 

Nell'aula di Scultura

Accademia Aperta 2017, Scultura e Installazione, ph. Sofia Obracaj

 

Sculture aeree per un'installazione a Brera

Brera Accademia Aperta 2017, Installazione scultorea, ph. Sofia Obracaj

 

Laboratorio di Incisione, Accademia Aperta

Brera Accademia Aperta 2017, Multipli per Grafica e Incisione, ph. Sofia Obracaj

 

Aula Incisione, Accademia Aperta

Accademia Aperta 2017, Laboratorio di Incisione, ph. Sofia Obracaj

 

Maledetto Romantico, particolare di un'opera della collezione Righi

Accademia Aperta 2017, Particolare di un’opera per Maledetto Romantico, ph. Sofia Obracaj

 

maledetto Romantico a Brera, particolare

Brera Accademia Aperta 2017, trompe l’oeil contemporneo con Maledetto Romantico, ph. Sofia Obracaj

 

Costumi di scena per Brera Accademia Aperta 2017

Brera Accademia Aperta 2017, Scenografia con la ricostruzione di costumi di scena disegnati da Hayez, ph. Sofia Obracaj

 

Scenografia dantesca, Brera Accademia Aperta 2017

Brera Accademia Aperta 2017, Scuola di Scenografia, ph. Sofia Obracaj

 

Dipartimento Arti Visive, Brera per Accademia Aperta 2017

Brera Accademia Aperta 2017, scultura al Dipartimento Arti Visive, ph. Sofia Obracaj

 

Scenografia e Costumi in Brera

Accademia Aperta 2017, costumi di Scena nel percorso, ph. Sofia Obracaj

 

 

Sezione Nuove tecnologie, Accademia Aperta1

Brera Accademia Aperta 2017, Nuove Tecnologie, ph. Sofia Obracaj

 

Scultura e Decorazione, dip. Arti Visive

Brera Accademia Aperta 2017, Scultura e Decorazione, ph. Sofia Obracaj

 

Mostra Luoghi di Scultura

Accademia Aperta 2017, Luoghi di Scultura con una Venere contemporanea, ph. Sofia Obracaj

 

Nella sala di Scultura e Decorazione

Brera Accademia Aperta 2017, Scultura e nuovi materiali, ph. Sofia Obracaj

 

Arte a raggi X

Accademia Aperta 2017, Radiografie rivelatrici, ph. Sofia Obracaj

 

 

 

 

Intro di Fabio Novembre, particolare

STANZE. Altre filosofie dell’abitare. Una visione della Ventunesima Esposizione Internazionale della Triennale di Milano

STANZE. Altre filosofie dell’abitare. Una visione della Ventunesima Esposizione Internazionale della Triennale di Milano

Usciamo. Andiamo a vedere una mostra di architettura. Se di questo avete voglia il posto giusto è il palazzo della Triennale di Milano con la mostra “Stanze, Altre filosofie dell’abitare”, curata da Beppe Finessi per la XXI Esposizione Internazionale, che ha inaugurato ad Aprile in collaborazione con il Salone del Mobile. Soddisfarete il vostro desiderio con il progetto di allestimento di Gianni Filindeu e quello grafico di Leonardo Sonnoli, e con la realizzazione di ambienti, ciascuno con la propria logica progettuale, da Andrea Anastasio, Manolo De Giorgi, Duilio Forte, Marta Laudani e Marco Romanelli, Lazzarini Pickering Architetti, Francesco Librizzi, Alessandro Mendini, Fabio Novembre, Carlo Ratti Associati, Umberto Riva ed Elisabetta Terragni.

 

Stanze. Altre Filosofie dell'Abitare

Stanze. Altre Filosofie dell’Abitare

 

Quando ci troviamo a fine agosto vien quasi di parlare al passato riguardo l’anno in corso. Ma il 2016 non è ancora finito e conviene approfittare della fuga da Milano per assaporare senza fretta l’esposizione che terminerà il 12 settembre.

In effetti guardarsi indietro è facile pensando all’assunto della Ventunesima che utilizza il termine After nel duplice significato di “dopo” e di “nonostante”, come se determinate forme di progettualità si stiano manifestando in maniera antagonista, o soltanto “altra” rispetto agli esempi realizzati o studiati nel ventesimo secolo.

 

La stanza di Umberto Riva per la mostra curata da Beppe Finessi, vista dell'esterno

La stanza di Umberto Riva per la mostra curata da Beppe Finessi, vista dell’esterno

 

Ci tornerei, perché raramente mi capita di veder tutto senza stancarmi un attimo, perché in queste stanze l’aspettativa di ciò che si poteva osservare è stata attesa senza esagerazioni di contenuto. Se infatti una parte è retrospettiva e permette di capire il cambiamento nella concezione dell’ architettura di interni del ventesimo secolo con esempi eccellenti , la seconda parte incontra invece la curiosità di chi si domanda..cosa vediamo quando pensiamo ad una stanza?

Possono il design e l’architettura interpretare un nostro modo di intendere, e intessere le relazioni attraverso i gesti quotidiani, di vivere nello spazio?Il punto di partenza è una visione soggettiva dell’architettura di interni. Riflettere e riflettersi, guardarsi nello specchio dal tempo, qui e ora con il successo e l’interesse suscitato dal Salone del mobile, con gli attuali riconoscimenti di valore a questa disciplina che ha rappresentato spesso il primo campo di prova professionale di affermati architetti, e che oggi è di per sé un motore per la creatività, l’innovazione e.. l’economia. Da qui ci si rivolge prima al passato e poi al presente un’analisi critica attraverso lo studio e la possibilità espressiva dell’interior design.

 

Stanze. L'esempio di Franco Albini, con la poltrona che diventerà icona del design italiano

Stanze. L’esempio di Franco Albini, con la poltrona che diventerà icona del design italiano

 

Tutti i grandi progettisti del Novecento si sono confrontati con l’architettura degli interni: anche i singoli elementi di arredo erano sempre disegnati su richiesta dei committenti che desideravano un intervento per dare originalità alle proprie abitazioni; è attraverso questo meccanismo che sono nati pezzi iconici dell’arredamento italiano: oggetti creati solo per quella casa, per quella personalità di “abitante”, di seguito prodotti in serie entrando nella vita di tutti coloro che li amavano. L’industrial design italiano è partito anche da qui.

 

Stanze, l'allestimento della prima sala

Stanze, l’allestimento della prima sala

 

Ecco infatti che il candido allestimento si apre con una sala che mostra immagini degli interventi per interni di grandi architetti del Novecento, area introduttiva che aiuta a comprendere come sia cambiato sia il gusto che la considerazione dei bisogni, di conseguenza della funzionalità di uno spazio. Sono cinquanta esempi di progetto dagli anni venti ad oggi, Gio Ponti, Franco Albini, Carlo Mollino e Carlo Scarpa, Ignazio Gardella e i BBPR per fare alcuni nomi. Alcuni di essi sono definiti trasversali per la loro multidisciplinarietà come Ivo Pannaggi e i più di recente Getullio Alviani e Corrado Levi. C’è chi sull’interior ha lavorato e teorizzato come Gae Aulenti e Leonardo Savioni, e chi è riuscito ad emergere proprio grazie a questa disciplina come Umberto Riva e Cherubino Gambardella. Ancora i meno famosi ma assai rilevanti fin dagli anni venti Melchiorre Bega, poi Luciano Baldessari, Giulio Minoletti e Cini Boeri, e i fuoriclasse Ettore Sottsass, Angelo Mangiarotti e Joe Colombo. Tra i contemporanei Alessandro Mendini, Nanda Vigo, Guido Canali, Gaetano Pesce, Gianfranco Cavaglià, Bruno Vaerini Massimo Carmassi e Gabriella Ioli.

 

Le mie prigioni, la stanza di Alessandro Mendini in Triennale

Le mie prigioni, la stanza di Alessandro Mendini in Triennale

 

Dal punto di vista teorico ed espositivo ben poco è stato donato a questa disciplina. Possiamo ricordare soltanto “Colori e forme nella casa d’oggi” a Villa Olmo di Como nel 1957, “La casa abitata” a Firenze in Palazzo Strozzi nel 1965, “Italy The new domestic landscape” al MOMA di New York nel 1972. L’ultima mostra sull’argomento fu proprio in Triennale nel 1986 con “Il progetto domestico”.

 

Stanze. CarloLazzarini e Carl Pickering, vista di La Vie en Rose

Stanze. CarloLazzarini e Carl Pickering, vista di La Vie en Rose

 

Dopo ben trent’anni si vuole dare uno stimolo all’approfondimento critico del contemporaneo con la prova di creatività di 11 studi di architettura; entriamo così nella seconda parte del percorso, composta da undici ambienti unici. Il progetto realizzato è l’invenzione di una stanza, ciascuna rappresentativa di un imput valoriale, un approccio metodologico, una diversa generazione e linguaggio, per arrivare a soluzioni diverse che tengano in considerazione differenti bisogni primari del quotidiano. In più Francesco M. Cataluccio ha suggerito un accostamento di questi risultati con significative teorie filosofiche recenti, per ricostruire una visione dove l’architettura dialoga con il pensiero, nel rappresentare il nostro tempo.

 

Stanze. Particolare dell'allestimento

Stanze. Particolare dell’allestimento

 

Partiamo dalla stanza di Elisabetta Terragni la cui percezione degli spazi cambia in base alla luce e al movimento dell’osservatore, per poi passare con Duilio Forte all’esperienza di abitazione minima che segue la forma zoomorfa di un orso, e di cui ogni area riassume un’azione umana e il suo corrispettivo simbolico con una parte del corpo animale, ad esempio l’ingresso è la testa, da cui si inizia la purificazione mentale e fisica della sauna, per entrare nell’ambiente principale dedicato alla convivialità, il ventre.

 

Stanze. Ursus di Duilio Forte

Stanze. Ursus di Duilio Forte

 

Manolo De Giorgi si domanda se stare fermi in una stanza rappresenti un nostro bisogno. Forse anche l’abitazione può avere la forma di un percorso che segna le tappe delle nostre funzioni quotidiane distribuite e non semplicemente contenute in un ambiente.

 

La stanza di Carlo Ratti con le sue sedute modulari e modulabili

La stanza di Carlo Ratti con le sue sedute modulari e modulabili

 

A Carlo Ratti basta una seduta imbottita modulare a ridefinire lo spazio. Semplicemente controllabile in remoto tramite un’applicazione, è pronto a raddoppiare o dimezzare la propria altezza e combinarsi con gli altri elementi.

 

Stanze. Particolare di Circolare Circolare di Manolo De Giorgi

Stanze. Particolare di Circolare Circolare di Manolo De Giorgi

 

Fabio Novembre, schietto nel suo gusto ridondante, sogna la stanza come un uovo dalla superficie dorata e specchiante, uovo che è “la perfetta sintesi formale” originaria, dal richiamo atavico che rimanda alla nascita. Un utero che per Novembre è primissima idea di ambiente esperita dall’uomo: avviluppa l’osservatore quasi magicamente risucchiato dalla pelle rossa dei divani al suo interno, stanza che protegge e tutela la memoria e la riflessione.

 

Stanze. Intro di Fabio Novembre

Stanze. Intro di Fabio Novembre

 

Mi fermo, è come quando vedo un film e vorrei invitare un amico a vederlo, non posso andare oltre il primo tempo con il mio racconto. Se pensate all’architettura alla fine di questa estate 2016, passate in Triennale.

Michela Ongaretti

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L’estate a The Tank con Eleonora Prado

Eleonora PradoEleonora Prado – Dal diario indocinese – Maya Beach

Milano, arte a The Tank: mostra di Eleonora Prado a cura di Caterina Seri – recensione di Michela Ongaretti. Siamo ancora in Estate, anche se a Milano per tanti la vita lavorativa è ricominciata a pieno ritmo. Quando la città era semideserta, nonostante Expo 2015, noi che c’eravamo abbiamo cercato e trovato rifugio in alcuni luoghi nati in questo periodo: tra questi c’è The Tank, recuperato negli spazi dismessi dell’ex scalo Ferroviario di Porta Romana. Non ci siamo solo rifocillati ma abbiamo anche scoperto la mostra personale di Eleonora Prado Dal Diario Indocinese, che ci ha colpito nella canicola agostana. Nel villaggio costituito da container navali si possono visitare infatti mostre d’arte collettive e personali, curate da Caterina Seri. 

Per chi è partito e per chi è rimasto qui, nel tempo della visita si parte per un viaggio nello spazio e nella memoria, attraverso appunti di viaggio di una disegnatrice in movimento tra Laos e Cambogia.Milano ArteMilano Arte – Alcuni momenti della mostra di Eleonora Prado presso The Tank

Per il finissage del 10 settembre è previsto un evento speciale dalle ore 19. I visitatori avranno a disposizione dei timbri realizzati dall’artista a partire dalle immagini in mostra, che potranno essere usati da tutti sulla carta sovrapponendosi tra loro, secondo il principio della libera stampa. Da questa installazione “giocabile” e aperta risulterà un caleidoscopio unico e personalizzato di macchie, fili, segni, paesaggi e volti; le opere saranno poi donate a chi le creerà. L’iniziativa era stata presentata nella “Mostra per Gioco” nel 2014 presso e a cura di Spazio Tadini e Caterina Seri, e si ripropone nel nuovo contesto di The Tank grazie al supporto e alla collaborazione degli stessi soggetti.

Eleonora Prado nel corso degli anni ha sperimentato diverse forme espressive, ma quella che predilige e che meglio rappresenta il suo modus operandi è il disegno.

Eleonora Prado

Eleonora Prado, il manifesto della mostra a Milano

E’ facile trovare nel suo studioun’intera collezione di Moleskine colme di impressioni e suggestionidalla strada e dalle persone che l’artista incontra, un diario di vita attraverso il tratto veloce e a volte nervoso della matita o china rigorosamente nere, che spesso indulgono sui segni che il passaggio umano lascia sulle cose, sui volti, sul paesaggio urbano. Nei suoi lavori, soprattutto negli ultimi, questi segni si moltiplicano, si intrecciano fino a trasformare il groviglio in un soggetto unitario, una sintesi delle suggestioni.

Il percorso dal particolare all’universale, dall’analisi alla sintesi dei soggetti è esso stesso un viaggio nelle tecniche e nei medium utilizzati. A partire da disegni e bozzetti a china l’artista sperimenta infatti diverse tecniche miste prese da questi squarci di mondo su una o due pagine, o da un loro particolare. Ne risultano dipinti con parti di disegno scoperte e a china, su diversi supporti e spesso illustrazioni digitali come nel caso di questa mostra.

Qui le forme impresse nella mente e sulla carta fioriscono, dopo la ricerca e la sperimentazione della tecnica più congeniale, in venticinque stampe in edizione limitata, di dieci esemplari ciascuna. Queste opere provengono tutte da un taccuino Moleskine “impressionato” dai disegni dell’artista durante il viaggio nel sud-est asiatico, Thailandia, Laos, e Cambogia nel 2014: sono testimonianze grafiche, come degli appunti per immagine, delle suggestioni scatenate da un volto, un quartiere, un paesaggio o un gesto. Un reportage attraverso il disegno, che per sua natura non può mai essere documentale ma inevitabilmente soggettivo. Un viaggio dove conta quello che vedi, ma dove vedi più da vicino quello che si annida nel tuo profondo.

Eleonora Prado

Eleonora Prado a The Tank – Un particolare dal Diario Indocinese

Per questo motivo non c’è un ventaglio ampio ma piuttosto selezionato di soggetti osservati da occhi in movimento, di passaggio e concentrati sul passaggio; dove lo sguardo si posa c’è il mistero di una luce evanescente, di uno spiraglio che si apre tra le rocce per una barca in movimento, dove l’umiltà di una maitresse di un quartiere a luci rosse diventa feroce di diffidenza, e dove il mondo visto dal basso si complica di tralicci verso l’assoluto del cielo e del bianco di qualcosa che non è ancora stato scritto, tracciato.

La matassa intrecciata di cavi è un leitmotif dell’opera recente di Eleonora Prado, sempre visti come se l’unica logica fosse il tenersi uniti attraverso i mille nodi, quindi spesso silouhette distonanti e asimmetriche, nero contro il bianco, percorso dalla terra al cielo e lì bloccato nel suo ragionamento dalla stessa fisicità dell’incastro. Spesso questi fili appesi sono popolati di uccelli, altri grandi protagonisti del lavoro della disegnatrice, che in diversi lavori accompagnano e connotano figure simboliche o autoritratti. Come numi tutelari del bisogno di stare vicino alla terra, quindi vivere la vita reale e concreta, ma poter volare in una dimensione mutevole e in movimento, e guardare dall’alto di un’ironia lontana, molto lontana.

prado maitresseEleonora Prado – Dal diario Indocinese

Eleonora Prado è una pittrice e illustratrice, che inizia la sua ricerca artistica con un pellegrinaggio di esperienze. Per lei questo percorso personale d’arte e di vita comincia presto nell’alveo della scena punk milanese, a quattordici anni, quando lascia la casa dei genitori e si sposta tra Firenze e Bologna. Vive a contatto per un breve e intenso periodo con il gruppo degli scultori e performers inglesi Mutoid Waste Company, di “stanza” a Santarcangelo di Romagnae molto attivi in quegli anni. Da loro riceve l’imprinting al recupero del materiale urbano ritenuto ormai rifiuto, riutilizzato fino a trasformarlo in opera d’arte plastica.

A sedici anni ritorna stabilmente a Milano, vive con amici artisti e continua il suo percorso con disegni e dipinti; poi a vent’anni sceglie di trasferirsi a Martinafranca in Puglia, dove apre un laboratorio d’arte e lavora come aiuto-scenografa. Fino al 2003 partecipa a diverse collettive, organizzate da Atelier Azur nella location di Casaterra. L’artista ritiene questo il periodo fondante per la sua formazione e per lo sviluppo futuro del suo stile e della sua poetica. Ricorda l’importanza di essere stata affiancata da pittori validi, soprattutto dal suo maestro Francesco Laddoma.

Alla fine del 2003 lascia il Sud Italia per tornare a Milano e alla scena artistica underground milanese. Riprende gli studi e si diploma al liceo di Brera. Nel 2006 organizza la mostra “Continuità dell’Esistenza” per denunciare la minaccia di chiusura della struttura scolastica e per l’occasione riceve una viva adesione da personalità di spicco della cultura milanese come Dario Fo ed Alda Merini. Nel 2009 frequenta il corso di Scultura a Brera e termina la sua formazione come graphic & interaction designer. Partecipa al collettivo di artisti Wurmkos, collaborando all’installazione pubblica Tana per il Pac ed a Wurmkosbau per la Triennale di Milano. Nel 2014 partecipa alla tappa di Monza del progetto artistico in “tour” ideato da Natale Caccavo sul mondo femminile, è poi presente con due lavori all’esposizione collettiva “ Cabaret degli Artisti” presso lo Spazio Tadini.

L’Arte, o la sua fruizione pubblica, è vista da Eleonora Prado spesso come un momento e strumento di condivisione o di denuncia, per la collettività. E’ tra i fondatori del movimento Guerrilla Gardening di cui cura nel 2011 la prima rassegna fotografica sull’esito italiano. Si tratta di una organizzazione apolitica che propone azioni di giardinaggio urbano negli spazi pubblici, con l’obiettivo di rendere la vita dei cittadini più a misura d’uomo, agendo sempre incontesti di degrado del verde pubblico, spesso abbandonato, ma che i protagonisti del Movimento sentono proprio e di tutti. Ridare a quegli luoghi un’ appartenenza e restituire una dimensione di bellezza aldilà del contesto corrotto presente: è la visione del disegno e del mondo dell’artista, per la quale aldilà della forma percepita come reale se ne trova una più nascosta, citando Giacometti: “è come se la realtà fosse continuamente dietro a velari che si strappano: ce n’è ancora un’altra, sempre un’altra…”. Nonostante il desiderio di una fruizione e funzione pubblica dell’Arte, questo meccanismo di svelamento della realtà funziona nella sua produzione in maniera molto individuale, personale nello stile dato dalla mescolanza delle tecniche utilizzate.

Dal 2014 è stata spesso coinvolta in diversi eventi artistici in sinergia con la visione creativa di Spazio Tadini, dei suoi fondatori e curatori Francesco Tadini e Melina Scalise, della curatrice Caterina Seri, e del suo entourage artistico. In particolare citiamo le innovative aste diBasezero e la collaborazione con gli scultori Metaborg Gianni Zara e Luca Motta. Elenora Prado in occasione della personale “Metaborg” nel luglio di quest’anno presso Spazio Tadini, dove le opere e i protagonisti sono degli umanoidi creati dalla mente e dalle mani del duo, ha dato vita grafica e pittorica al progetto realizzando una fanzine ed una serie di grandi tavole sulla genesi dell’idea. Se vi chiederete cosa ci fa all’ingresso della mostra “Dal Diario indocinese” un robot dei Metaborg, sappiate che desidera omaggiare e ricambiare l’accoglienza data da questi dipinti.

Michela Ongaretti