The Lure di Agnieszka Smockzynska

La prima volta a Base. Il Milano Film Festival da 21 anni torna a Settembre

La prima volta a Base. Il Milano Film Festival da 21 anni torna a Settembre

 

di MICHELA ONGARETTI

Dopo la ventesima, non la ventunesima ma la prima volta.

Da due giorni Milano ha ritrovato il Milano Film Festival, come ogni settembre da quando ci vivo, la manifestazione che trasforma giovani e meno giovani in cinefili curiosi, almeno fino al 18 settembre.

Il manifesto dell'edizione 2016

Il manifesto dell’edizione 2016

 

E’ stata definita dagli organizzatori la “prima” edizione per via della svolta epocale dei suoi luoghi. Quest’anno gli ospiti internazionali e le ben 11 giornate di film saranno quasi tutti presso il polo culturale di BASE Milano e al MUDEC. Nella stessa area è allestita l’arena all’aperto adiacente ai magazzini del Teatro alla Scala.

Devo ammettere di essere dispiaciuta, e non sono l’unica a pensarlo, di non trovare più quell’atmosfera al Parco Sempione e sui gradini del Piccolo Teatro, forse come in tanti affezionata sia al contenuto che alla cornice. E forse anche perché l’evento animava la città in maniera diffusa, interessando un luogo culto del cinema come lo spazio Oberdan della Cineteca di Milano, in questa occasione ancora coinvolto con il MIMAT presso il cineteatro San Carlo vicino a S.Maria delle Grazie.

 

Il pubblico del Milano Film Festival nella cornice del Parco Sempione

Il pubblico del Milano Film Festival nella cornice del Parco Sempione

 

Potrebbe succedere che la concentrazione in un’area già tradizionalmente animata dalla creatività, distretto principe del Fuorisalone con tutta l’importanza che ha assunto negli ultimi anni il design per la città di Milano, regali al MFF una fruizione più semplice dei contenuti proposti, e una possibilità maggiore di scambio e condivisione con altre istituzioni culturali cittadine.

ll luogo può costituirsi parte di un’identità nuova nella sua integrazione a programmi di lungo termine, ciò che potrebbe garantire la neonata Base Milano, di cui il festival con Esterni è socio per chi non lo sapesse l’impresa creatrice e produttrice del festival dalle sue origini, per questo si parla di un nuovo inizio con la popolarità mantenuta in questi vent’anni.

 

La direzione artistica del MFF2016 in conferenza stampa a BASE

La direzione artistica del MFF2016 in conferenza stampa a BASE

 

Il 21 è un numero ricorrente. Parlando di luoghi culto del design pensiamo subito alla Triennale di Milano che sta portando a termine la grande kermesse della 21esima esposizione internazionale Design After design. Il coinvolgimento del MFF in questo progetto di grande respiro è rappresentato da Under Screen, la rassegna di incontri e proiezioni che si interroga sul concetto di “after” in ambito audiovisivo: sui nuovi linguaggi del ventunesimo secolo e su come il cinema giochi con la sua storia e il suo immaginario. Cito Fear Itself del giovane Charlie Lyne costituito interamente da film esistenti per esplorare in maniera personale il tema della paura, e l’ultimo documentario di Werner Herzog  Lo and Behold sulla relazione tra l’uomo e internet, già presentato al Sundance Festival e in collaborazione con il Goethe-Institut Mailand.

 

Lo and behold di Werner Herzog

Lo and behold di Werner Herzog

 

Ancora l’incontro con il turco Erdal Inci internazionalmente noto come produttore di numerosi loop in Graphic Interchange Format (le GIF), un lavoro imperniato sulla ripetizione di soggetto nell’immagine e immagine stessa all’infinito, e lo show-racconto #RefugeesCameras di Kevin McElvaney in collaborazione con NAGA per il tema scottante dell’immigrazione a causa della guerra, foto realizzate con 15 camere usa e getta proprio dai rifugiati in partenza alla ricerca di una nuova patria dai campi di Smirne,Lesbo, Atene e Idomeni.

 

Homo Sapiens di Nikolaus Geyrhalter

Homo Sapiens di Nikolaus Geyrhalter

 

Il Museo delle Culture è per il primo anno coinvolto attivamente come location e condivide l’ispirazione antropologica del film Homo Sapiens dedicato dal regista austriaco Nikolaus Geyrhalter ai luoghi abbandonati dopo disastri ambientali. L’anteprima si pone come uno studio visuale sul rapporto dell’Uomo con la Natura e sul silenzio del post catastrofe, e si ricollega alla mostra di imminente apertura al Mudec con il medesimo titolo.

Protagonisti di questa avventura in 11 giorni sono sicuramente i registi emergenti internazionali, ma il MFF è ricorrenza annuale per la città non solo con le proiezioni, è occasione sociale e culturale con gli incontri tra filmaker e pubblico per conoscere da vicino poetiche e stimoli nuovi, esperienze formative e di approfondimento.

 

Mimosas di Olivier Laxe

Mimosas di Olivier Laxe

 

I protagonisti “costitutivi” rimangono l’impresa culturale Esterni da cui viene il direttore artistico del MFF Alessandro Beretta codiretto quest’anno con Carla Vulpiani. Sostenitore del Festival è l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, Nastro Azzurro presente come special project partner e presenta il Video Talent Award, ancora il Gruppo Cap, azienda leader per la gestione del servizio idrico integrato ha fornito negli anni passati al Parco acqua gratuita con il suo sistema di distribuzione e si prepara a fare lo stesso nel 2016 con un sistema ad hoc, segnalo poi Flying Tiger e il suo impegno per la seconda volta nel workshop di animazione.

 

Radio Dreams di Babak Jalali, tra i lungometraggi in concorso

Radio Dreams di Babak Jalali, tra i lungometraggi in concorso

 

SIAE non può mancare e quindi dedica alcune giornate alla promozione e formazione dei giovani talenti. Il cinema è anche scrittura e un progetto sulla sceneggiatura è in programma con Belleville- La scuola. Infine Olibere Parfum è coinvolto con un concorso per i cortometraggi ispirati alle sue fragranze.

 

La mort de Louis XIV di Albert Serra

La mort de Louis XIV di Albert Serra

 

Il programma è così denso ed articolato da non potersi esaurire nello spazio di questo articolo, perciò mi limiterò a segnalarvi alcuni highlights di sicuro interesse.

In principio i lungometraggi..che con il Concorso Internazionale mostra in anteprima italiana l’anima della creatività internazionale tenendo come filo conduttore la reinterpretazione dei generi cinematografici per cui cito The Lure della polacca Agnieszka Smockzynska, musical e favola tragica, e Diamond Island del franco-cambogiano Davy Chou, racconto di formazione odoroso di documentario; Mimosas, opera seconda di Oliver Laxe ambientata tra i monti dell’Atlante marocchino e vincitore della Semaine de la Critique a Cannes.

 

The Lure di Agnieszka Smockzynska

The Lure di Agnieszka Smockzynska

 

Sempre amata e vissuta la sezione del  Concorso Internazionale di cortometraggi per i registi under 40: sono ben 55 e non posso limitarmi a citarne due o tre, esprimo solo la mia opinione favorevole visto che una sola serata al Festival per i cortometraggi è come un viaggio solo in diverse nazioni e diversi linguaggi.

La terza sezione del concorso, con la tutorship di Studio Azzurro è il Nastro Azzurro Video Talent Award che conferma la vocazione anche al supporto produttivo del festival: i vincitori delle due categorie Best Innovation on Tools e Best Innovation on Languages ricevono infatti 3000 euro in premio.

Per la dodicesima volta ritroviamo la rassegna Colpe di Stato, che analizza il sistema del potere politico nel mondo e il suo riflettersi nella vita emotiva o quotidiana, sempre in equilibrio tra sperimentazione linguistica e documentazione del reale, in collaborazione con Docucity.

 

Ovarian Psycos di Joanna Sokolowski

Ovarian Psycos di Joanna Sokolowski

 

I focus sono sull’opera di  tre registi con quattro proiezioni rappresentative della loro poetica: il francese Philippe Grandrieux e il suo cinema indagatore di ossessioni e desideri contaminato da peformance e installazioni, il catalano Albert Serra amato all’estero e poco noto in Italia con il suo stile classico e sperimentale al contempo..io non mi perderò Historia de la meva mort, vincitore del Pardo d’Oro a Locarno 2013, dedicato al tramonto di Casanova che trasforma la sua frivolezza nell’eros alla decadente di Dracula.

Il MFF può essere l’occasione giusta per conoscere il regista Andrzej Żuławski, autore polacco scomparso da poco, innovativo e incompreso. Tre i restauri di sue opere da cui scelgo The Devil (1972), con bizzarrie oniriche e atmosfere di morte all’epoca della dominazione prussiana in Polonia.  

 

Andrzej Żuławski

Andrzej Żuławski

 

Tra gli eventi speciali e fuori concorso ricordo il documentario in anteprima Uccellacci: 10 anni di BecchiGialli di Ciaj Rocchi, documentario che ricostruisce la storia del giornalismo a

fumetti in Italia, e 10 Billion – What’s On Your Plate? di Valentin Thurn, che ci presenta una visione molo meno rassicurante del tema della nutrizione rispetto ad Expo2015, fornendo però idee per la possibili soluzioni. Per i cinefili pop o i nerd della mia generazione segnalo  I am yotur father sull’attore che interpretò Darth Vader nella prima trilogia di Star Wars, sempre senza mostrare il suo volto, e per i cinefili puri il restauro di Film,  muto di Buster Keaton.

 

Film, di Alan Schneider con Buster Keaton (1965)

Film, di Alan Schneider con Buster Keaton (1965)

 

Fa per me e chi vede l’arte in ogni luogo The Banksy Job di Ian Roderick Gray e Dylan Harvey, che racconto dell’artista e ex-porno attore AK 47 ruba un’opera al più famoso e invisibile street artist del mondo.

 

Tenemos la carne di Rocha Minter

Tenemos la carne di Rocha Minter

 

Pleasure and Pain. Quest’anno si rimane svegli più a lungo al festival con l’horror delle Visioni di Mezzanotte, a cura dell’esperto di cinema di genere Marco Cacioppo. Non vorrei perdere proprio stanotte Tenemos la Carne del messicano Rocha Minter, al suo esordio esordio apprezzato da Alfonso Cuarón e da Alejandro González Iñárritu…ci vediamo alle 22,30 al MIMAT!

il programma completo lo potete scaricare qui

www.milanofilmfestival.it

Michela Ongaretti

 

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La magia di un festival di fine estate con Tutti matti per Colorno. Il teatro è di strada dal 2 al 4 settembre!

La magia di un festival di fine estate. Con Tutti matti per Colorno il teatro è di strada dal 2 al 4 settembre

 

E’ solo attraverso il mistero e follia che l’anima si rivela

(Thomas Moore)

 

I festival sono un pò come le persone, li  riconosci dallo stile. Di alcuni ti dimentichi quasi, altri non li puoi confondere: sembra che la loro personalità, e gli ideali che li muovono, si vedano già dall’impostazione grafica data ai titoli sul sito web. A volte senti l’adesione ad un’estetica “anglosassone”, e magari concentrata più su quel che sta attorno al festival stesso.

Bellissimo il Fringe di Edimburgo, ma ci troviamo nella Pianura Padana! Ed è proprio qui che all’inizio di settembre sarà in essere il festival più originale del momento, alla sua nona edizione.

Un momento dell'edizione 2010 accanto alla Reggia di Colorno

Un momento dell’edizione 2010 accanto alla Reggia di Colorno, ph L. Pellegrini

 

Tutti Matti per Colorno con la sua personalità schietta riunisce il meglio del circo e teatro di strada mondiale, accoglie sia gli appassionati del genere grazie all’altissima qualità del programma, sia coloro che vogliono semplicemente vivere la scanzonata e poetica  leggerezza del circo contemporaneo.

Il tutto in una cornice storica non da poco: abbracciate dalla settecentesca Reggia Farnese, dal suo cortile e dal suo giardino, le vie del centro storico sono il luogo d’incontro di artisti di strada, acrobati  e clown con il loro talento folle.

Murmuyo y Metrayeta, Tutti Matti per Colorno nel 2012, ph. Christian Garimberti

Murmuyo y Metrayeta, Tutti Matti per Colorno nel 2012, ph. Christian Garimberti

 

Teatro, tradizione e novità, voglia di convivialità condivisa e a cielo aperto in un contesto urbano ricco di storia, gli ingredienti ci son tutti per poter parlare di un interessante e pieno festival italiano. L’atmosfera giocosa e soprattutto sognante durerà tre giorni, dal 2 al 4 settembre con un generoso calendario fatto di eventi collaterali oltre che di spettacoli, per quanto insisto col dire che ciò che merita è la sostanza e l’importanza di quest’ultimi.

Musica per l'edizione 2015, ph. Raica Quilici

Musica per l’edizione 2013, ph. Raica Quilici

 

Per tutta questa magia dobbiamo ringraziare in primis la compagnia Teatro Necessario che nel 2007 ha creato Tutti Matti per Colorno, forse senza aspettarsi un tale successo e una tale crescita. Forti della loro passione da allora la loro direzione artistica e organizzativa ha trasformato la cittadina ducale in un palcoscenico diffuso dove in ogni via o piazza del centro storico  si possono incontrare gli universi fantasiosi ed eccentrici di artisti provenienti da tutto il mondo. In seguito si costituisce l’ Associazione Tutti Matti per Colorno, ed è coinvolto ormai da anni nella manifestazione il Comune, in collaborazione anche con la provincia di Parma e con il sostegno della regione Emilia Romagna.

Uno spettacolo tra le strade di Colorno nel 2015

Uno spettacolo tra le strade di Colorno nel 2015

 

Non è lontano da Milano, quell’ora e mezza di macchina per celebrare la fine dell’estate con la magia di un sorriso strappato dal talento, non tralasciando che si potrà godere della bellezza anche gustando piatti della tradizione emiliana a prezzi popolari nel ristorante dedicato, e gustare la birra artigianale creata appositamente per il festival dal locale Birrificio Farnese negli spazi bar fino a tarda notte, soprattutto dopo aver ballato come matti ad uno dei concerti in programma, appunto.. Ci si diverte con stile nell’Emilia ducale.

Acrobazie alla Reggia di Colorno nel 2010, ph. L. Pellegrini

Acrobazie alla Reggia di Colorno nel 2010, ph. L. Pellegrini

 

A proposito di stile l’ospite d’eccezione di quest’anno è nientemeno che il signor Francois Rauline Bidone, il grande pioniere del circo contemporaneo, per come lo intendiamo e amiamo ancora oggi fatto di narrazione poetica teatrale e pratiche acrobatiche, musica dal vivo, clownerie, magia senza animali sofferenti. Il suo Cirque Bidon attivo in Francia dagli anni ‘70 è quello romantico che si sposta in carovane trainate da cavalli, che con Colorno concluderà la tournée che lo ha portato ad attraversare Lombardia, Piemonte e Emilia-Romagna, dopo 15 anni di assenza dall’Italia. Metterà in scena l’ultimo spettacolo La Bulle de Rêve, il festival sarà quindi l’ultimo atto di  un grande evento culturale del 2016.

Molte compagnie teatrali devono parte della propria ispirazione al Bidon, tra cui Teatro necessario, anima pulsante del festival e ideatrice di molti spettacoli realizzati in tutto il mondo.

Il Cirque Bidon in marcia, ph. Alain Gaymard

Il Cirque Bidon in marcia, ph. Alain Gaymard

 

Altro grande ospite, e varrebbe la pena di recarsi a Colorno anche solo per questo, è  la compagnia Quidams fondata da Jean-Baptiste Duperray, dal villaggio di Etrez al confine con la Svizzera francese un ensemble di artisti e tecnici provenienti da diverse discipline artistiche. Hanno portato in tutto il mondo i loro spettacoli onirici, e qui a Colorno potremo vedere il loro progetto FierS à Cheval: un’apparizione di cavalli “speciali” guidati da burattinai in costumi da fiaba, un passaggio dalla realtà al territorio del fantastico che sospende il tempo in un’atmosfera che si fa sempre più coinvolgente. La potenza dell’immagine accompagna l’andatura equestre e la musica sinfonica leggendaria. Passo, trotto, galoppo e a tutta birra nella giostra della fantasia e del sogno.

utti Matti per Colorno, FierS à Cheval, Quidams

Tutti Matti per Colorno, FierS à Cheval, Quidams

 

Sono presenti molte altre compagnie prestigiose come EIA, acronimo di “Elans imprevus accordés”, ossia “Slanci imprevisti concordati”. Il nome stesso ci fa comprendere l’essenza creativa fondante: qualità  e precisione fisica, coreografica e acrobatica, orientata alla valorizzazione della singola e personale espressione artistica dei suoi membri. Dopo aver vinto diversi premi internazionali con lo spettacolo “Capas” sono quest’anno al Festival con l’abilità di quattro acrobati che con il nuovo show “InTarsi” esploreranno tematiche come la solitudine, la condivisione, la convivenza. Il tutto raccontato con malinconica e comica dolcezza dal teatro fisico, danza e arti circensi (portés acrobatici, banchina, mini-tramp, bascula).

Tutti Matti per Colorno, EIA con InTarsi

Tutti Matti per Colorno, EIA con InTarsi

 

Più comici i Bunette Brothers, dalla Danimarca con il loro vecchio Camion Teatro, un bizzarro spettacolo di figura creato con 50 artisti eccezionali nelle vesti di bozos (clown). Da tredici anni girovaghi di professione combinano il genio creativo mediterraneo colorato e colorito alla metodicità danese, un “caos orchestrato” che che torna acclamato nella cittadina ducale.

Ed ecco Adrian Schvarzstein arriva tutto verde, carico di oggetti verdi con uno scooter verde. Imbastisce uno spettacolo basato sull’interazione e  travolge i presenti con le sue gag folli ed esilaranti. No, non è un “vero” matto, ma un attore, regista teatrale e di circo contemporaneo vincitore di prestigiosi premi come il Miramiro Prize nel 2008. Proveniente dal Circus Ronaldo in Belgio, dal 2004 tutt’ora in turnée il progetto Circus Klezmer .

Adrian Schvarzstein con il suo spettacolo d'interazione col pubblico

Adrian Schvarzstein in uno dei suoi spettacoli d’interazione col pubblico

 

Un altro spettacolo da non perdere è “Olé Flamenco Comedy Show”, ideato nel 1993, in arrivo dagli Stati Uniti all’Australia passando per la Spagna. Parliamo del teatro comico-musicale “Paul Morocco & Olé!” con protagonista un maldestro intrattenitore-clown ossessionato dal flamenco, originale e dissacrante nel ridicolizzare machismo e seriosità. Morocco, nome d’arte di Paul Williams, è di padre americano, e madre marocchina, ha una carriera lunghissima alle spalle, iniziata al Covent Garden di Londra nel 1978 e cresciuta conquistando un bagaglio eclettico per creare spettacoli musicali in cui combina il romanticismo all’informalità del classic comedy. Un vivacissimo vortice dal ritmo incalzante con danza e teatro fisico.

Poi ancora dalla Francia: “Concerto per due Clown” con Les Rois Vagabonds, spettacolo che comprende acrobazie, musica, danza al teatro fisico, e  che ricreano un’atmosfera futurista nel collegamento tra l’uomo e la macchina, interagiscono con il pubblico invitandolo a far parte dell’azione folle di esperimenti assurdi e gioiosi. Solo in questa dimensione di fantascienza possiamo usufruire del jukebox ambulante, della cinebiciletta o di una perfetta festa a pedali.

Tutti Matti per Colorno, Les Rois Vagabonds

Tutti Matti per Colorno, Les Rois Vagabonds

 

Anche per i concerti si respira atmosfera internazionale. Segnalo il sound elettronico, swing tech dei Dirty Honkers da Berlino, ma lui israeliano e lei francese; la musica balcanica della Zastava Orkestar , composta da musicisti italiani strumentisti rigorosamente acustici ( con ottoni, fiati e percussioni), che riprende la tradizione e compone brani originali. Mescolano alla musica teatro e giocoleria nella festa tipicamente “di strada” che coinvolge il pubblico.

Ci sarà anche Roberto Esposito, grande pianista che passa dalla musica classica al jazz più irruento e improvvisativo, mescolando con sapienza il folk del sud Italia.

 

Sugar Daddy, edizione 2015 di Tutti matti per Colorno, ph. Perangela Flisi

Sugar Daddy, edizione 2015 di Tutti matti per Colorno, ph. Perangela Flisi

 

La musica a Tutti Matti per Colorno c’è sempre, e quest’anno tra gli intermezzi musicali e le jam session Esposito sarà il protagonista.

Last but not least,ricordo l’alta ecosostenibilità del Festival. Pensando a come il comune di Colorno sia tra i primi comuni virtuosi verso questo impegno, nei punti di ristoro si applicano le buone pratiche di riciclo, i bicchieri sono un simpatico gadget in plastica riutilizzabile. Si è scelto di utilizzare stoviglie e posate biodegradabili e persino la stampa del materiale promozionale è avvenuta su carta ecologica riciclata.  

Infine…nel pieno spirito giocoso e gioioso a Colorno sono così matti da utilizzare per tre giorni un autobus così ecologico da muoversi..a piedi! Il Piedibus è per tutti coloro che hanno superato il metro di altezza e che trasporta una guida-autista e i suoi passeggeri da uno spettacolo all’altro.

Per il programma completo potete visitare il sito www.tuttimattipercolorno.it

Michela Ongaretti

Un estratto di questo articolo lo potete leggere anche a questo link

Tutti matti per Colorno 2016 festival, circo e teatro di strada – di Michela Ongaretti

 

 

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INTERNI OpenBorders al Fuorisalone 2016. I chiostri dell’Università Statale con la Triennale del Design

INTERNI OpenBorders al Fuorisalone 2016. I chiostri dell’Università Statale con la Triennale del Design

Open Borders tra i più rilevanti eventi del Fuorisalone 2016.

E’ iniziato il Salone del Mobilecon il suo Fuorisalone e quest’anno anche la prestigiosa XXI Triennale Internazionale di Milano. A dare l’incipit di tutto questo lunedì ho assistito alla presentazione della mostra-evento Open Borders che coinvolge come sempre i chiostri dell’Università Statale ( un tempo la Cà Granda, XIV secolo) e l’Orto Botanico di Brera ( del XVIII secolo), visitabili fino al 23 aprile, e per la prima volta la Torre Velasca, opera avanguardistica nel 1958 e simbolo architettonico della città ora, illuminata da Audi City Lab fino al 17 aprile.

Open Borders, Ingo Maurer e Axel Schmid rivestono di luce la Torre Velasca

Open Borders, Ingo Maurer e Axel Schmid rivestono di luce la Torre Velasca

Tra queste ultime quella di Interni è alla sua diciannovesima edizione, nel 2016 esplora in senso progettuale il tema degli Open Borders, con l’invito asuperare le barriere tra le varie discipline creative: la consiglierei sempre per ogni Fuorisalone, anche in virtù delle splendide location coinvolte, monumenti simbolo della storia, dell’arte e dell’architettura milanese.Una design week di Milano ricchissima di eventi, forse troppo. Ci sono piccoli produttori più o meno innovativi, designer con sapere artigianale e per questo auto prodotti, e poi ci sono le istituzioni e gli sponsor che finanziano od organizzano grandi mostre in collaborazione con autorità del settore, eventi nei quali progettisti affermati possono presentare opere più sperimentali e fantasiose, seguendo un filo conduttore unificante per tutti i suoi protagonisti.

La presentazione di Open Borders nell'aula magna dell'Università Statale

La presentazione di Open Borders nell’aula magna dell’Università Statale

 

Moderatore-affabulatore dell’incontro è stato Philippe Daverio, per una visita virtuale delle installazioni interattive, macro-oggetti, micro-costruzioni e mostre, attraverso le parole dei suoi creatori. Io ho selezionato alcuni interventi in base alle realizzazioni personalmente più memorabili, ma consiglio di visitare ogni location.

 

Disegno dell'installazione In Out di Massimo Iosa Ghini

Disegno dell’installazione In Out di Massimo Iosa Ghini

 

L’Università Statale diventa una delle sedi ufficiali della XXI Triennale Internazionale di Milano grazie al l’installazione-mostra Casa del Viandante a cura di Marco Ferreri nel cortile del ‘700.

Le quattro casette ci portano all’antichità, quando le attività commerciali o dei pellegrini sulla penisola richiedevano lo spostamento a piedi su strade che erano per due terzi mulattiere o sentieri. La riflessione sulla pratica del camminare si avvicina al contemporaneo desiderio di riavvicinarsi alla natura quindi quello che si va a proporre si configura come un modello di albergo diffuso a basso impatto ambientale: sono quattro moduli abitativi autonomi, anche energeticamente, di circa 9 metri quadrati, con due giacigli, un tavolo e due sedie pieghevoli, una cucina e un bagno. Ogni modulo è stato poi personalizzato dallo stesso Marco Ferreri, Michele De Lucchi, Denis Santachiara e Stefano Giovannoni.

Open Borders, Empathic Fuukei di Patricia Urquiola

Open Borders, Empathic Fuukei di Patricia Urquiola

 

Nella Hall dell’Aula Magna Patricia Urquiola ha realizzato Empathic Fuukei. I pannelli “raccontano i paesaggi” come la pittura faceva un tempo, solo che oggi lo si può fare attraverso la densità dei materiali, sono superfici aperte a creare un percorso polisensoriale attraverso la sovrapposizione di materiali diversi, composti di strati visibili da Cleaf. L’architetto insiste sul concetto di vero non più legato solo al naturale, ma anche all’artificiale di nuova generazione.

Open Borders, Tower di Tchoban, Kuznetsov e Sterligova

Open Borders, Tower di Tchoban, Kuznetsov e Sterligova

Nel Cortile D’Onore.

I russi Sergei Tchoban, Sergey Kuznetsov e Agniya Sterligova hanno creato Towers che si avvicina a noi per l’idea tipicamente occidentale della torre come di un punto di riferimento per un edificio, mutevoli nella tela interattiva per il visitatore, e in dialogo verticale e orizzontale con i limitrofi palazzi e con lo spazio interno alla Statale.

Open Borders, Mad Architects con Invisible Border

Open Borders, Mad Architects con Invisible Border

 

Massimo Iosa Ghini presenta In/Out: una struttura che richiama l’architettura arcaica, anche per l’uso della pietra, racchiude un levigatissimo parallelepipedo perfetto. Come un dualismo che esprime il confine aperto dell’esistenza umana, il mostrarsi da fuori e l’individualità, come contaminazione e convivenza di polarità opposte.

Segnalo lo studio MAD Architects fondato dal cinese Ma Yansong per l’installazione Invisible Border, fasci del polimero Etfr che mutano la percezione dello spazio grazie al gioco delle superfici semitrasparenti in movimento, riflettenti il cielo di giorno e luminose di notte.

Open Borders, Parisotto e Formenton con la Stanza del Vuoto

Open Borders, Parisotto e Formenton con la Stanza del Vuoto

 

Massimo Formenton e Ado Parisotto scavalcano i confini dell’architettura per avvicinarsi alla visione cinematografica di Michelangelo Antonioni. Con La stanza del vuoto si ricrea la smaterializzazione di un luogo, con l’effetto di smarrimento e sorpresa della scena del dialogo tra Marcello Mastroianni e Monica Vitti ne film La notte : tutto questo nel rapporto tra l’esterno e l’interno, della scena o della stanza, con le pareti in vetro specchiante e i loro giochi di eco visive.

Open Borders, l'installazione Radura di Stefano Boeri

Open Borders, l’installazione Radura di Stefano Boeri

 

Nel cortile della Farmacia Stefano Boeri, l’architetto del Bosco verticale, crea Radura grazie al Consorzio Innova e la filiera del legno della regione Friuli Venezia Giulia. Luogo di decongestione pubblica per la sosta dal caos urbano, con la pedana seduta e ancora per le colonne, e l’installazione sonora di Ferdinando Arnò. Di notte diventa un circolo luminoso.

Doveroso citare Illy, da molto tempo mecenate d’arte in diversi progetti legati al brand, qui celebra nel loggiato ovest la storia di Iletta, la macchina per il caffè espresso nata ben ottant’anni fa. Si festeggia con questa mostra curata dal direttore artistico di Illy Carlo Bach anche il ventennio della X.1 per il caffè fatto in casa, in anteprima l’anniversary edition presto in commercio.

Illy per Open Borders nel Loggiato Ovest, a cura di Carlo Bach

Illy per Open Borders nel Loggiato Ovest, a cura di Carlo Bach

 

Co-producer d’eccezione è Audi Italia, che secondo le parole del direttore marketing Massimo Favaro comunica l’affinità dei luoghi e delle persone attraverso l’unione delle differenze. Con Audi City Lab In Statale, in Montenapoleone e alla Torre Velasca il progetto diffuso è untaggable, cioè fatto dalle menti che non limitano il loro campo d’azione ad una disciplina rigidamente definita.

La Torre Velasca sarà valorizzata da forme dinamiche frutto dell’incontro tra la dimensione tecnologica e quella estetica, con l’interpretazione del logo Audi diPiero Lissoni e la sua leggerezza dell’oggetto effimero. Ingo Maurer con Axel Schmid concepisce Glow, Velasca, Glow!, realizzazione tecnica di CastagnaRavelli. Il grattacielo è dipinto dalla luce ad indicare diverse zone architettoniche, la parte inferiore e la copertura “incendiate” di rosso, mentre la fascia centrale resterà di un colore scuro con alcune vivide finestre ad occhieggiare illuminate. Il city-scape diventa ancora più eccitante secondo Maurer che ama questo emblema milanese.

Open Borders all'Orto-Botanico di Brera. Vito-di Bari con My Equilibria

Open Borders all’Orto-Botanico di Brera. Vito-di Bari con My Equilibria

 

Quest’anno l’Orto Botanico sarà animato dal progetto di Vito Di Bari My Equilibria, realizzato da Metalco Active, una sorta di albero per il fitness urbano. Il sofisticato design nasconde l’alta tecnologia: la flessibilità del metallo unita alla discreta eleganza del cemento coadiuvano il desiderio di una qualità della vita migliore, spesa all’aria aperta. Sono tre strumenti ma il centraleLeopard Tree alto sette metri è l’anima principale con le sue possibili 9 isole satelliti.

Gilda Bojardi ha voluto commemorare l’archistar Zaha Hadid che nel 2011 realizzò un allestimento proprio all’interno dei Chiostri. Personaggio noto per la sua capacità superare dei limiti disciplinari restando, come il progettista dovrebbe fare di natura, out of the borders, pronto a distruggere quei limiti per raggiungere un’opera di respiro organico che accoglie la sinergia di diverse competenze.

Michela Ongaretti

Bicerin Milano, la libreria del vino

Bicerin Milano. Un salotto ottocentesco per degustare vino rosso, bianco, rosé e orange.

Bicerin Milano. Un salotto ottocentesco per degustare vino rosso, bianco, rosé e orange.

Bicerìn via Panfilo Castaldi 24 : enoteca e wineroom. Visita di Michela Ongaretti.

Per chi si aggira per la zona di Porta Venezia, e ama passare una serata fuori dalla confusione degustando vino, Bicerìn Milano è un luogo di eccellenza dal luglio del 2015. Offre un ambiente confortevole e raffinato con la ricercatezza dell’arredo e la competenza di chi vi sa consigliare prodotti enogastronomici di qualità.

Bicerin Milano in via Panfilo Castaldi

Bicerin Milano in via Panfilo Castaldi

La filosofia del locale è evidente e confermata dalle parole dei suoi fondatori Silvia Amoni, Alberto GugliadaLorenzo Viola: “Da Bicerìn Milano si celebra il vino, quello buono e autentico, dotato di grande personalità, realizzato da piccoli produttori che riescono a mantenere inalterata la loro libertà di espressione grazie alla modalità di lavoro ancora artigianale.

Il placido e contemplativo piacere per la bellezza nella sua condivisione è difficile da trovare nella nostra frenetica città, molto amata dal gruppo di amici prima che soci, accomunati dalla passione per il vino e il buon cibo, alla quale si offre finalmente un’ oasi di pace lontana dall’atmosfera confusionaria di molti locali serali.

I soci fondatori di Bicerin. Silvia Amoni, Alberto Gugliada e Lorenzo Viola.

I soci fondatori di Bicerin. Silvia Amoni, Alberto Gugliada e Lorenzo Viola.

 

Mi sono subito domandata il motivo del nome Bicerìn che rievoca la storica bevanda piemontese, ma subito mi spiegano che è semplicemente un omaggio ai nostri nonni che utilizzavano il termine dialettale per riferirsi genericamente a quel “bicchierino” che in Lombardia conteneva quasi sempre vino. Una suggestione antica per un rituale moderno, anzi contemporaneo se si pensa che negli ultimi anni l’attenzione per ciò che si beve ha riportato l’attenzione sulla nostra produzione italiana, aumentando il consumo critico.

La selezione di Bicerin

La selezione di Bicerin

 

Tra i punti di forza del luogo metterei in primis l’ospitalità che si riceve varcata la soglia, che si trasforma incompetenza al momento della scelta del vino per poi lasciarci immergere nelle nostre conversazioni in riservatezza nella wine room, degustando un calice di vino o una bottiglia. Tutti i tre soci ci guidano con cura verso un etichetta delle oltre 800 della loro “libreria del vino, che possiamo decidere di portare a casa nostra. Non manca sul collo di ogni bottiglia un foglietto che funge da promemoria per il suo più congeniale utilizzo: descrive le caratteristiche del vino con il suggerimento agli abbinamenti gastronomici, vitigno e territorio di provenienza, e della cantina produttrice.

Un altro fattore che rende il luogo unico è senza dubbio la ricercatezza del suo interior design. L’ambiente si compone nella principale wine room con gli arredi confortevoli e dal gusto retrò, non ci si siede su sedie ma ci si rilassa su divanetti e poltroncine, con un angolo più intimo sul soppalco. Tutti i tavolini e i ripiani per appoggiare bottiglie e bicchieri sono ad altezza delle sedute per favorire l’atmosfera di relax, dettata anche dall’accordo tono su tono tra pareti e mobilio.

Bicerin Milano. Vista dell'interno

Bicerin Milano. Vista dell’interno

 

Le forme e i colori sono accostati con cura senza lasciare nulla al caso, e a me da l’idea di un salotto riscoperto dopo anni di abbandono, riportato all’antico splendore con degli accorgimenti funzionali moderni. Le poltroncine sono in effetti in parte dell’Ottocento e in parte disegnati da Lorenzo Viola, architetto oltre che esperto di vini, autore anche dei portaglacette in ferro per appoggiare le bottiglie, portaghiaccio per i vini bianchi e gli spumanti.

Dell’originario negozio di tessuti degli anni cinquanta si è voluto conservare la pavimentazione in graniglia lombarda: con rispetto benaugurale allo spirito del luogo i suoi colori sono ripresi nell’imbottitura dei divanetti, e sulle pareti. Conferma il delicato gusto vintage la verniciatura dei soffitti nella stessa tonalità, mentre la particolare cura dei tessuti, velluti e damascati, cita la destinazione d’uso precedente.

Accostamenti di gusto a Bicerin Milano

Accostamenti di gusto a Bicerin Milano

 

Dagli anni trenta viene invece il caminetto, periodo ripreso nello stile delle lampade personalizzate dall’illustratrice Elibee, che ha decorato anche i menu e la parete verso la toilette.

Altro elemento ricercato è la bicchieriera, parete attrezzata progettata ad hoc come quella per i vini che separa la sala e la piccola cucina. Più di 350 bicchieri esposti in sospensione nel vuoto e utilizzati per i clienti sono serigrafati con il logo di Bicerìn e i loro riflessi si riverberano fin sulla strada.Nella stanza adiacente troviamo la libreria del vino con la selezione di bottiglie su due livelli, costantemente aggiornata, ciascuna con una sua storia e personalità data dal contenuto e dal contenitore, rara, frizzante o austera che Silvia Alberto e Lorenzo non mancano di raccontarci. Al centro della sala troneggia dall’alto un lampadario della fine del XVIII secolo elettrificato nel 1920, un ricordo proveniente dalla casa della professoressa di lettere del liceo di uno dei soci.

Bicerin Milano, la libreria del vino

Bicerin Milano, la libreria del vino

 

Vini d’annata, vini giovani e di “sperimentazione”, bollicine italiane, francesi o di altri paesi, vini bianchi, rosè, rossi e diversi orange wine: la cantina presenta un’ampia scelta tra vini anche internazionali, e rarità ad esempio dal Libano e dalla Georgia.

Abbiamo provato a chiedere una classifica dei vini più interessanti dalla libreria ma la reticenza dei soci viene giustificata dall’imbarazzo della scelta..e dalla sua soggettività. Senza avere la pretesa di indicare un vino come migliore di un altro posso segnalare con piacere la scelta di tre protagonisti di alcuni tra i frequenti eventi che organizza Bicerin.

Bicerin Milano, l'ambiente ricercato della wine room

Bicerin Milano, l’ambiente ricercato della wine room

 

Domenica al Bic” è il nome di una serie di incontri tematici per approfondire la conoscenza del vino grazie ad accostamenti particolari alla gastronomia o all’Arte. Il 3 aprile è la volta de Il quarto colore del vino: i vini orange”, dal tipico colore dei vini macerati, con Don Chisciotte 2012 dell’azienda Zampaglione.

L’iniziativa Wine Sharing: – 1 bottiglia da condividere tra 6 wine-lovers fa scoprire vini rari ad esperti e non. Lunedì 4 aprile tocca al vino rosso de Le Macchiole Scrio 2011. Seguirà l’11 aprile Henri Boillot Corton Charlemagne Grand Cru 2008. Tra le altre etichette degli incontri del lunedì troviamo il vino Barolo Cavallotto Riserva Bricco 2004, Oasi degli Angeli, Montepulciano Kurni 2013, Chateau de Pommard 2004, Amarone Trabucchi Riserva 2004, e Champagne Bruno Paillard NPU 1999.

Bicerin, particolare del bicchiere serigrafato

Bicerin, particolare del bicchiere serigrafato

 

Solo la sera la piccola cucina propone i piatti seguendo la logica stagionale: la creatività degli chef si basa sempre sulla selezione di prodotti naturali legati ad artigianalità e recupero della tradizione. Durante l’orario dell’aperitivo non esiste un buffet ma viene servita una piccola selezione di assaggi dalla cucina (cocotte di riso venere, tarallo di Napoli e tartellette con foie gras o cream cheese). Dalle 22,30 i dolci della casa accompagnano i vini da meditazione o da dessert.

Da quell’ora si può anche passare per Cherry, un Portal o un Sauterne, uno Chenin Blanc del 1984 o un Kurni, vino così corposo da non potersi accompagnare al cibo.

Un piatto a base di pesce corredato di bollicine. Da Bicerin Milano

Un piatto a base di pesce corredato di bollicine. Da Bicerin Milano

 

Chiediamo infine ai soci cosa rappresenta per Bicerìn la cultura del vino in Italia e a Milano, se hanno notato una crescita nell’interesse verso il buon bere: non hanno la presunzione di portare il sapere ai clienti ma di facilitare la loro curiosità. Dimostrano quindi grande rispetto per tutti coloro che bevono vino “con piacere, conoscenza e coscienza” perché sono persone che rispettano i suoi valori culturali e storici, e la sua semplicità. Per Bicerìn MilanoIl momento del vino è puro edonismo, una coccola piacevole che porta con sé la maestria e l’energia che la natura e il vignaiolo hanno messo in quella bottiglia”.

Michela Ongaretti

Una realizzazione di Floema e Re.Rurban Studio

Zona Santambrogio Design District 2016. Tutto il Fuorisalone intorno alla Basilica di S. Ambrogio

Zona Santambrogio Design District 2016. Tutto il Fuorisalone intorno alla Basilica

Fuorisalone 2016. Santambrogio Design District

L’area attorno a Santambrogio è la più antica di Milano, ora nuovissima come district dedicato al design nella fatidica settimana del Fuorisalone, quest’anno dal 12 al 17 aprile patrocinata da Comune e Regione.

Intorno alla splendida e unica Basilica si aggireranno molti visitatori, centinaia di migliaia in città, appassionati, turisti, professionisti e designer, rendendo la Design Week, secondo le parole del sindaco Pisapia, “una grande festa per tutti”.

Il logo Zonasantambrogio2016 di Re.Rurban

Il logo Zonasantambrogio2016 di Re.Rurban

 

La manifestazione costituita da una miriade di eventi, quello che porta ogni anno Milano al centro dell’attenzione internazionale, permette anche di accedere a luoghi non sempre aperti e nel caso di Santambrogio Design District di avvicinarsi a dei beni culturali per qualcuno sconosciuti, anche se non direttamente interessati alle esposizioni della Design Week. Il progetto di Re.Rurban intende valorizzare infatti il quartiere promuovendo sia il design che i beni storico-artistici e le attività del terzo settore.

Si può passare così dall’antichità della Basilica al Cenacolo di Leonardo in S. Maria delle Grazie, dalla Triennale ai numerosi musei della zona, dalla Vigna di Leonardo al Museo della Scienza e della Tecnologia, dagli affreschi di S. Maurizio al Monastero Maggiore alla moderna contemporaneità della Milano Design Week, visitando esposizioni, partecipando ad eventi o seguire itinerari turistici studiati ad hoc per scoprire i misteri dell’antichissima area urbana.

Una realizzazione di Floema e Re.Rurban Studio

Una realizzazione di Floema e Re.Rurban Studio

Segnalo anche che partner per l’ospitalità dell’edizione 2016 del Salone del Mobile sarà l’ormai celeberrimo Airbnb. Secondo le parole del country manager italiano Matteo Stifanelli l’augurio è che la formula di soggiorno proposta “possa convincere i visitatori a soggiornare un maggior numero di notti”.

Vi presento con entusiasmo il palinsesto degli eventi Fuorisalone della Zona Santambrogio, che coinvolge diversi spazi già attivi sul territorio, come enti di rilievo culturale come la Fondazione Castiglioni e quella dedicata a Franco Albini (che fanno parte anche di Storie Milanesi, circuito delle Case Museo di Milano).

La stanza dei tecnigrafi presso la Fondazione Castiglioni

La stanza dei tecnigrafi presso la Fondazione Castiglioni

 

Si parte subito, e si parte di qualche giorno in anticipo sul Salone vero e proprio, con l’esposizione internazionale della Triennale di Milano “Design after Design”, un ritorno dopo vent’anni di assenza.

Sempre in viale Alemagna troviamo la mostra “Stanze. Altre filosofie dell’abitare”: 11 installazioni che interpretano il futuro dell’interior design attraverso lo sguardo di altrettanti architetti e designer a cura di Beppe Finessi. Entrambe le mostre proseguiranno poi fino al 12 settembre.

Altre due mostre correlate saranno: “W. Women in Italian Design” e “Anni Luce. Lumiere’s journey through 25 years of history”.

La Triennale durante la Design Week

La Triennale durante la Design Week

 

Per tutta la settimana l’head quarter sarà invia S. Vittore 49 dove troveremo DOUTDESign ad ospitare Next Design Innovation, esposizione di prototipi di design. Inoltre Eat Urban con 9 Food truck si prepara all’edizione della Milano Design Week 2016 nel giardino del palazzo: la selezione del migliore street food su ruote è presente nel ristorante open air.

Womade.org ha curato per ogni sera dopo le diciotto un evento speciale, che sia un semplice aperitivo, una performance artistica o musica dal vivo, l’intento è di comprendere altri ambiti creativi al di fuori del design e non ci sarà mai lo stesso scenario per ogni giornata.Lo sponsor sarà Birra Moretti.

Next Design Innovation

Next Design Innovation

 

Per i miei interessi legati all’ecosostenibilità e alla risposta creativa alle problematiche ambientali attendo con ansia l’apertura di viU – VISION OF YOU nell ’ex oratorio della Confraternita della Passione alla Basilica di S. Ambrogio. La mostra collettiva presenta designer e aziende impegnanti in tale ambito, riciclo e riuso tra le parole d’ordine insieme al rispetto per la natura e all’impiego di materiali naturali.

Nei chiostri da venerdì a domenica si chiamano a raccolta tutti gli amanti del verde con la mostra Flora e Decora dedicata all’arredo outdoor e al florivivaismo.

In via Telesio 13 c’è la Fondazione Franco Albini molto attiva durante la design week: lo spazio prevede infatti visite guidate all’archivio storico con i suoi studi originali, un laboratorio per bambini dal titolo “C’era una volta il design, e persino lo spettacolo teatrale “Il coraggio del proprio tempo.

Presso la Fondazione Achille Castiglioni di piazza Castello faremo un emozionante balzo nel tempo a ritroso, perché l’esposizione “Dimensione Domestica riproponel’Ambiente di Soggiorno che Achille e Pier Giacomo Castiglioni avevano realizzato nel 1957, per la mostra Colori e forme della casa d’oggi a Villa Olmo.

Lo spazio di Rossana Orlandi nel 2015

Lo spazio di Rossana Orlandi nel 2015

In Via Matteo Bandello è visitabile lo Spazio Rossana Orlandi, considerato un luogo di culto che unisce il design vintage al contemporaneo, tappa sempre ricercata durante l’intensa Design Week.

Presso il Palazzo delle Stelline, sede dell’omonima Fondazione, interessante per la qualità della sue mostre nel panorama dell’arte contemporanea, si ospita una mostra di dipinti e sculture sulle gallerie milanesi nel ventennio successivo alla Prima Guerra Mondiale.

Palazzo Litta presenta Belgian Matters: il risultato dell’incontro professionale di tredici designer belgi con altrettante aziende. L’esposizione è frutto del team di creativi prevenienti da tre regioni del Belgio.

Le Officicne Saffi nell’omonima via esibiscono già dal 30 marzo il lavoro dell’artista Kati Tuominen Niittylä con la mostra di ceramiche Kuvia, la sua prima personale in Italia. Ospiterá inoltre una selezione di mobili di design finlandese, a cura di BeModern.

Le Mignon, tra i protagonisti dell'Eat Market di via S. Vittore, parcheggiato all'Arco della Pace

Le Mignon, tra i protagonisti dell’Eat Market di via S. Vittore, parcheggiato all’Arco della Pace

Infine Kitchen, concept store di via De Amicis dedicato alla cucina, mostra la sua passione attraverso diverse iniziative. Lunedì 12 si inaugura e dura tutta la settimana la mostra “ Punti di Vista” con le foto sul food di Ioris Premoli. Il 12 aprile ci sarà un evento speciale per sperimentare nuovi dessert e creare un dolce personalizzato con lo chef Danilo Angè, mercoledì 13 ci sarà l’aperitivo-incontro con Anastassia Khosizova, “When healthy food meets fashion and design”, giovedì 14 sarà invece la volta della class cooking di cucina nippo-brasiliana con lo chef Fabiano Goncalvecon. Venerdì 15 aprile c’è l’aperitivo che sempre spero di trovare..il Veggy Hour! Uno chef preparerà appetizer mentre Marco Orsini offrirà cocktail di frutta e verdura alcolici e analcolici con la dimostrazione della centrifuga Magimix. Sabato sarà dedicato allo shopping con sconti sui prodotti e utensili per la cucina, e sui corsi che si tengono in sede.

Particolare degli affreschi di S. Maurizio

Particolare degli affreschi di S. Maurizio

 

Per quanto riguarda le visite guidate il 13 aprile il tour “Ori e Tesori apre le porte della Basilica del Patrono alle 15,30, con il suggestivo mosaico fondo oro che ritrae il Dottore della Chiesa S. Ambrogio, le cui storie sono narrate sull’altare scintillante sempre in oro. Si prosegue con la visita della chiesa barocca S. Vittore al Corpo, e ai suoi mosaici.

Da giovedì a domenica la Casa degli Atellani apre al pubblico l’appartamento dell’architetto razionalista Piero Portaluppi, autore della splendida Villa Necchi Campiglio ora in custodia al Fai. Il ritrovo è nella stessa sede sabato, solo dalle 17 per la visita con guida “Milano è la vigna di Leonardo?. Un viaggio sulle tracce di Leonardo da Vinci da S. Maria delle Grazie alla Vigna e casa degli Atellani, con attenzione sulla corte rinascimentale di Ludovico Il Moro.

L’ultimo tour sarà domenica 17 aprile con Esplorando Zona SantAmbrogioalla scoperta dei principali monumenti storici della zona.

Sapete cos’è il moss? Venitelo a scoprire il 14 aprile per l’inaugurazione dello spazio MOSSMania in viale Col di Lana. E’ semplicemente e meravigliosamente lichene stabilizzato utilizzato oggi per la realizzazione di pareti decorative Mossmania è un nuovo brand di Floema, progettato da Re.Rurban Studio per prodotti di design realizzati con il moss.

Mossmania. Applicazione su un frigorifero Smeg

Mossmania. Applicazione su un frigorifero Smeg

 

Sempre giovedì, presso il nuovo showroom di arredamento Actual Spotti in Viale San Michele Del Carso, si potrà assistere ad uno showcooking organizzato da Electrolux con degustazione vini Cantine Cottini di Verona.

Domenica torniamo nel quartier generale di via San Vittore dove si saluterà la Milan Design Week 2016 con il design market di Eat Urban: in vendita i prodotti dei migliori hand-makers italiani.

Zona Santambrogio, inoltre, sostiene il Milano Design Award, giunto alla sua sesta edizione. Si tratta di un premio per i migliori allestimenti nelle date del Fuorisalone 2016, ed è un progetto condiviso del comitato Milano Fuorisalone da quest’anno.

Michela Ongaretti

Aqua Creations negli spazi di Superstudio Più durnate il Fuorisalone 2011

Superstudio Più in via Tortona: una location nella Storia di Milano e del Fuorisalone

 

 

Superstudio Più in via Tortona: una location nella Storia di Milano e del Fuorisalone

A Milano Aprile significa Fuorisalone, oltre che Salone del Mobile: l’attenzione è sul design ovunque, anche per chi solitamente non se ne cura, perché sinonimo di mondanità e curiosità verso la bellezza o l’innovazione. In questa settimana molti occhi sono puntati sul distretto di via Tortona, e tutti pensano a Superstudio Più come location d’eccellenza, che catalizza interesse verso la sua vastissima esposizione.

Il Temporary Museum for New Design al Superstudio Più, edizione 2011

Il Temporary Museum for New Design al Superstudio Più, edizione 2011

 

L’ho sempre trovata memorabile per tre fattori: la qualità con cui sono selezionati ogni anno gli espositori; la continua attività che rende il 27 di via Tortona un crocevia di personalità e prodotti nei vari ambiti del progetto contemporaneo, dalla moda al design e all’architettura, alla comunicazione in diverse occasioni durante l’anno; la superficie molto ampia e duttile dell’ ex edificio industriale, adattabile a diverse esigenze espositive, permettendo la presentazione di una vasta gamma di oggetti e complementi.

La settimana del Salone del Mobile e del Fuorisalone 2016 vedrà presso Superstudio Più la seconda volta di SuperDesign, il format pensato come forma autoriale per raccontare l’innovazione e l’estro dei protagonisti del design.

Islamopolitan al Superdesign Show 2015

Islamopolitan al Superdesign Show 2015

 

Il tema dell’anno è WHITE PAGES, interpretabile in vario modo quale spunto di riflessione per gli espositori nella scelta delle creazioni. Si allude a quello che ancora non è stato scritto, e si invitano le aziende e i designer partecipanti a pensare al modo in cui si possono costruire oggetti per i bisogni di domani, anche con progetti sperimentali.

La storia di Superstudio Più partecipa a quella di un’area di Milano le cui trasformazioni sono determinanti per la vita creativa cittadina, fiore all’occhiello e punto di attrazione internazionale.

Nel 1979 Flavio Lucchini lasciava la di direzione la Condé Nast, e fondava con la moglie giornalista Gisella Borioli la nuova casa editrice Edimoda in in piazza S.Eusebio. Al suo interno l’aveva dotata dei primi studi fotografici multipli, per le proprie pubblicazioni e per le aziende che ne richiedevano l’uso. Era una grande novità perché allora si tendeva a realizzare i servizi in esterno, mentre Lucchini intendeva fotografare gli abiti come pezzi di design,e creava quindi uno stileinsieme ad un bisogno di spazi e luci adeguati.

Aqua Creations negli spazi di Superstudio Più durnate il Fuorisalone 2011

Aqua Creations negli spazi di Superstudio Più durnate il Fuorisalone 2011

 

Un luogo congegnale a questo sviluppo fu trovato in via Forcella, una trasversale di via Tortona, e nei capannoni tra il civico 7 e 13 nacque Superstudio nel 1983 in collaborazione con il fotografo Fabrizio Ferri. Era la “cittadella dell’immagine “ per rendere Milano “un pò più internazionale” per Lucchini, con suoi 18 studi fotografici: aperta ai creativi del settore impegnati prima in studi privati, una scuola per la fotografia, modeling, un’agenzia di produzione giornalistica, studi di produzione e post-produzione, un guardaroba per importanti testate, agenzie fotografiche, oltre a ospitare lo start-up di molte nuove testate e di free-press, essa cresceva quando le attività industriali si spostavano in zone più periferiche e gli edifici una volta occupati venivano smessi e venduti.

Superdesign Show 2015, design di Ivanka copia

Superdesign Show 2015, design di Ivanka

 

Le società diventano due nel 1990, con 13 studi Superstudio13 di Lucchini e Borioli, e Industria Superstudio con i sei studi di Ferri, e intanto il quartiere intorno stava cambiando, accelerando la sua riconversione in attività creative dove gli artigiani rimasti vendevano spazi alle case di moda internazionali, e dove sono oggi presenti diversi showroom, redazioni, scuole di formazione nell’ambito come Image Investment e l’Istituto Italiano di Fotografia.

Nel 1999 l’enorme complesso dell’ex Ansaldo inizia ad esser riqualificato per diventare il Mudec con Chipperfield mentre la General Electrics libera lo stabile al civico 27 di via Tortona come già era accaduto al 33 e 35. Di fronte all’ Ansaldo, Luchini e Borioni trasformano quel complesso in un nuovo polo per la creatività e gli eventi, e lo chiamano Superstudio Più a rafforzare l’idea originaria, foriera di grandi cambiamenti.

Red Star Macalline per SuperDesign Show 2015

Red Star Macalline per SuperDesign Show 2015

 

Nell’edificio la ristrutturazione era necessaria perché la suddivisione era troppo rigida per l’utilizzo come studio televisivo o per eventi affollati, e procede a zone. Nel capannone centrale i pilastri sono sostituiti dai colonne sottili e viene eliminato il tetto a shed tipico della fabbrica, su progetto dell’architetto Giorgio Longoni. Poi il magazzino retrostante diventa una palazzina nuova con una vetrata originale secondo la visione di Lucchini e dell’architetto Marco Sironi; in seguito la struttura a shed con affaccio diretto su via Tortona muta radicalmente per mostrarsi ora come l’edificio in vetro e acciaio su due piani. Last but not least le cabine elettriche su strada e un box sono ora una galleria d’arte su due piani, con la passerella sopra a via Tortona, e la vecchia portineria diventa la direzione con uffici, sopraelevata di due piani.

Temporary-Museum-for-New-Design-2009-Digital-art-SUPERSTUDIO-by-Flavio-Lucchini

Temporary Museum for New Design 2009-Digital art SUPERSTUDIO by Flavio Lucchini

 

Oggi il complesso dal nitido eppur armonioso innesto di architetture ha più di 5000 mq usati come uffici da società del mondo della moda e suoi servizi collaterali, ma il motivo per cui fa parlare di sé sono gli oltre diecimila metri quadri per le diverse espressioni creative, dall’evento White durante le Settimane della Moda a (con)TemporaryArt in concomitanza con il Miart, al MilanoYogaFestival. Durante il Fuorisalone con SuperDesign Show con il Temporary Museum for New Design, Superstudio Più è un universo che attira a sé energia ancor più concentrata che negli showroom e aree adibite a temporary gallery in tutta la zona di via Tortona.

Sakè Bar con OLED Kaneka, installazione nel 2011 a Superstudio Più

Sakè Bar con OLED Kaneka, installazione nel 2011 a Superstudio Più

 

Sono dieci sale indipendenti ma con possibilità di unione a seconda degli eventi: l’Art Point, lil Central Point, e poi Gallery, Loft, Day-Light, Lounge, Dance, Art Gallery, Basement 1, Basement 2, bar ristorante e giardino con le enormi sculture in ferro e acciaio di Flavio Lucchini. Al 27 bis si trova MyOwnGallery, le ex cabine elettriche, voluta da Gisella Borioli dove si producono eventi e attività di scouting per l’arte contemporanea, con particolare risalto alla street art e ai punti di contatto tra arte, moda e design, mentre nel basement si può visitare Under Gallery, galleria-archivio delle opere di Lucchini.

Installazione di Mini negli spazi aperti di Superstudio Più ad Aprile 2011

Installazione di Mini negli spazi aperti di Superstudio Più ad Aprile 2011

 

Vi lascio qualche anticipazione su SuperDesign 2016, senza entrare nel merito degli espositori, e senza guastare la curiosità primaverile.. Solo un accenno alle proposte che puntano su ricerca, straordinario nel quotidiano, sulla possibilità di scelta e sulle contaminazioni, Partendo dalla consapevolezza di tutto ciò che è già stato, e che stiamo assistendo all’evoluzione dell’habitat per il genere umano e per le sue regolescardinate a favore di qualcosa che ancora è in fase di definizione, si chiede di dare un esempio di commistione tra parametri estetici e operativi come classico e avanguardia, industria e artigianato, semplicità e meraviglia tra installazioni museali, padiglioni nazionali, start up, self-design con il pensiero rivolto ai futuri bisogni, le cui soluzioni progettuali non sono ancora scritte.

Superstudio Più, via Tortona 27 Milano

Michela Ongaretti

Illustri, Biennale dell'Illustrazione di Vicenza

ILLUSTRI Festival, la biennale dell’Illustrazione a Vicenza

ILLUSTRI Festival, la biennale dell’Illustrazione a Vicenza

4 – 8 dicembre 2015: ILLUSTRI Festival è la biennale dell’Illustrazione a Vicenza con grandi mostre ed eventi.  Il primo week-end di dicembre per i milanesi è Sant’ Ambrogio e per tanti occasione di spostarsi. Illustri Festival potrebbe in questo caso trasformare la città di Vicenza in una desiderabile meta per chi ama il disegno, il colore e la fantasia, in una parola sola l’illustrazione. Dal 4 all’8 dicembre la città palladiana si animerà con diverse iniziative: tre importanti mostre e molti eventi distribuiti nel centro storico. Previsti incontri con gli illustratori, workshop per professionisti e semplici appassionati, portfolio review rivolti a giovani artisti emergenti, momenti formativi per le scuole.

Manifesto per Illustri Festival 2015

Manifesto per Illustri Festival 2015

 

Illustri Festival è una creatura dell’associazione Illustri: come biennale di illustrazione è alla sua prima volta nel 2015, mentre le tre mostre principali seguono la formula dell’edizione Illustri passata e tutte, a differenza degli eventi, proseguiranno fino al 31 gennaio del 2016.

Ci sarà la personale di un grande illustratore noto internazionalmente, quest’anno l’argentino Pablo Lobato, una collettiva di undici artisti italiani emergenti, e una per quelli di lunga carriera.

Borges visto da Pablo Lobato

Borges visto da Pablo Lobato

 

Anche le location sono tutte da guardare, soprattutto per chi scopre per la prima volta Vicenza.

Gli emergenti di Saranno Illustri sono in Palazzo Chiericati. la collettiva Illustri con i grandi nomi degli illustratori italiani si terrà nella Basilica Palladiana, mentre la mostra di Lobato, Illustrissimo sarà presso le Gallerie d’Italia di Palazzo Leoni Montanari. L’area degli interrati del Palazzo Chiericati è studiata per l’innovazione contemporanea ed è stata denominata Chiericati Underground, per il Festival ospita la mostra collettiva delle opere di undici tra le speranze dell’illustrazione italiana, già apprezzate e valorizzate da alcuni brand.

Il Manifesto di Saranno Illustri

Il Manifesto di Saranno Illustri

 

In Basilica Palladiana torna la mostra con 150 opere dei big del settore, negli spazi del piano nobile. Si presenterà composta da undici mini-personali sul linguaggio peculiare di ciascun illustratore, mondi eterogenei in un confronto valorizzante e vivace. Infine l’altro storico Palazzo Leoni Montanari, sede delle Gallerie d’Italia, vedrà il genio internazionale di Pablo Lobato con un omaggio a tutta la sua carriera, nella selezione della sua produzione migliore accostata ad opere inedite. Le vernici di queste mostre sono appositamente sfalsate per riuscire ad incontrare il pubblico del week end, rispettivamente il 4, il 5 e il 6 dicembre.

Alle esposizioni principali si aggiungono altri protagonisti.  Sempre in Basilica Palladiana:

Shout2016 mette in mostra i lavori di Alessandro Gottardo in arte Shout, in collaborazione con Burgo Group, azienda leader tra i produttori europei di carte grafiche e speciali. Vedremo le sei illustrazioni per il calendario Burgo 2016 insieme a disegni originali e bozzetti preparatori sul tema della carta.

Omaggio a Toni Vedù alla Basilica Palladiana celebra il pittore vignettista ed illustratore vicentino, scomparso questa primavera. Un’ampia visuale su molte tavole originali per mostrare il suo tratto, e il suo colore dall’ironia sferzante e popolare.

Un'illustrazione di Toni Vedù

Un’illustrazione di Toni Vedù

 

Nel Chiericati Underground ci saranno anche gliOlimpic Frames, un’illustrazione inedita per ogni squadra olimpica italiana che gareggerà in Brasile nel 2016. Diciotto come gli illustratori italiani partecipanti, tutti legati a brand e magazine del mondo sportivo. Quest’iniziativa è possibile grazie a Kinder + Sport, il progetto di Responsabilità Sociale Ferrero a sostegno della pratica sportiva giovanile, il cui tema focale per la mostra è la “Joy of Moving”. I disegnatorisono Roberto Blefari, Bomboland, Stefano Colferai, Matteo Cuccato, Federica Del Proposto, Ilaria Faccioli, Ilaria Falorsi, Mauro Gatti, Ale Giorgini, Riccardo Guasco, Federico Mariani, Simone Massoni, Rita Petruccioli, Francesco Poroli, Giulia Sagramola, David Sossella, Totto Renna e Jacopo Rosati.

Il Manifesto di Illustri

Un Manifesto di Illustri 2015

 

Per quanto riguarda i portfolio review il 4 e il 6 dicembre, forniranno la loro consulenza professionisti come Malika Favre, oggi tra i più importanti disegnatori mondiali, e l’agenzia di Londra Dutch Uncle, nota internazionalmente con sedi a Londra, Tokio e New York, ha tra i propri clienti marchi come Adidas, Audi, Coca Cola, Gucci, Honda, Tiffany.

La review dei due direttori creativi Helen Cowley e Dan Chrichlow sarà selettiva la massimo perchè solo quattro tra i candidati potranno far visionare il proprio lavoro, dopo un’attenta valutazione di Illustri. L’associazione le propone dopo averle sperimentate in diverse città italiane con un un notevole successo.

Per chi andrà al festival come disegnatore segnalo l’imperdibile Illustri lab, un ciclo di laboratoridedicati al ritratto presso leGallerie d’Italia, che proseguiranno anche a gennaio. Sono quattro i professionisti a tenerli con quattro approcci molto diversi: il tutto incentrato sullo studio del proprio viso. Paolo Lobato in due ore parlerà del suo processo creativo della caratterizzazione facciale nelle sue illustrazioni. Il duo Bomboland resterà con i partecipanti tre ore per un Paper Selfie con la tecnica dell’illustrazione papercut, Stefano Colferai aiuterà a creare un modello 3d in plastilina del viso dei partecipanti con il laboratorio Plastica facciale: creare il proprio avatar in plastilina. Infine Cartoonati: diventare un personaggio dei cartoni animati tenuto da Matteo Cuccato.

Illustrissimo

Illustrissimo

 

Inoltre per cinque giorni, Illustri lab sarà anche presso il polo B55, con un ciclo di workshop per professionisti e studiosi, amatori creativi e bambini. Tra gli otto proposti: lo showcase di Mauro Gatti che presenterà progetti con disegni per gif, giochi, animazioni e progetti interattivi.Francesco Poroli racconta il brief attraverso diversi case-histories, come si traducono le parole in immagini . Il Character design sarà spiegato da MatteoCuccato con l’utilizzo di materiali da disegno Faber Castell, e un ci sarà un laboratorio-dimostrazione con l’acquerellista Marina Marcolin. Le iscrizioni sono aperte on-line e alcuni corsi già chiusi..bisogna affrettarsi!

Michela Ongaretti