Miart 2018. Campagna Prisma 1

Miart 2018. Le anticipazioni tra nuovi partner e Art Week

Miart 2018. Le anticipazioni tra nuovi partner e Art Week

Miart ancora. Mentre a Bologna  è in corso Arte Fiera Milano si prepara ad accogliere la sua più grande e consolidata fiera di arte contemporanea. In attesa quindi del 13 aprile Artcore presenta alcune anticipazioni, rivelate in conferenza stampa tenuta a Palazzo Marino. Erano presenti l’Assessore alla Cultura Filippo Del Corno, il confermato direttore di Miart Alessandro Rabottini, Fabrizio Curci A.D.di Fiera Milano e Michele Coppola, direttore Arte e Cultura di Banca intesa, main sponsor della manifestazione.

 

Miart 2018. Anticipazioni a Palazzo Marino

Miart 2018. Le anticipazioni-Palazzo Marino ospita la conferenza stampa, ph. Sofia Obracaj

 

Art Week 2018

Il fatto che la sua presentazione pubblica sia avvenuta nello splendido palazzo del Comune la dice lunga sul patto di collaborazione tra Miart e Milano, sul reciproco prestigio consolidato nell’arco delle ultime edizioni. In particolare Del Corno ha parlato del dialogo con la città durante il periodo di apertura di Miart, attraverso la cosiddetta Art Week (9-15 aprile).

L’obiettivo è sempre quello di “aumentare la desiderabilità di Milano” come place to be dell’arte moderna e contemporanea: per una intera settimana un ricco calendario di eventi e mostre nei luoghi istituzionali e no profit. Sono moltissimi gli eventi e le gallerie da non poterle citare tutte, come quelle in Fiera, ma segnaliamo la novità di ART NIGHT NO PROFIT SPACES sabato 14 aprile con performance ed eventi, e l’apertura straordinaria delle gallerie milanesi il 15 aprile.

La ventitreesima edizione si presenta quindi con l’intento di invadere Milano con l’arte contemporanea dentro e fuori Fieramilano City, per una settimana di incontri, inaugurazioni, mostre ed eventi internazionali.

 

Miart 2018. Alessandro Rabottini

Miart 2018. Le anticipazioni. Il presidente di Miart2018 Alessandro Rabottini a Palazzo Marino, ph. Sofia Obracaj

 

Miart. Edizione 2018

Ancora una volta moderno e contemporaneo dialogheranno: a Fieramilanocity ci saranno 186 gallerie di tutto il mondo con opere datate dagli inizi del ventesimo secolo fino ai giorni nostri. Rabottini parla della progressione negli anni di Miart, con un riposizionamento nel panorama delle fiere e nel sistema d’arte oggi riconoscibile nell’edizione 2018, le sezioni man mano definite e con l’inserimento di alcune novità, e il consolidamento del mix di arte e design di ricerca, con tutti i partner e con i numerosi premi collegati.

Si cerca quindi continuità nell’offerta della fiera e specificità della sua ampiezza cronologica, per cercare una coralità nelle proposte degli attori italiani e internazionali, tra antico e contemporaneo. E’ emblematico il titolo di Miart 2018 “Il presente ha molte storie”, perchè aldilà di quello che vedremo quello che conta è il volerlo guardare con gli occhi di oggi, con la sensibilità dell’interesse collezionistico del presente, e con stand curatissimi nei dettagli come vere e proprie mostre in galleria. Inoltre la presenza di nuovi paesi come Canada e Turchia testimonia il prestigio di Miart nel panorama mondiale.

 

Miart 2018. Locandina con Prisma

Miart 2018. Le anticipazioni. Immagine guida della campagna di comunicazione Prisma

 

Le sezioni

Sei sezioni a Miart come nelle precedenti edizioni. Established, divisi tra Contemporary con le sue 79 gallerie specializzate in arte contemporanea, e Master con le 47 gallerie dalla proposta di artisti storicizzati con opere dai primi del Novecento agli anni Novanta, Emergent con le nuove generazioni di 20 gallerie internazionali, 14 delle quali sono new entries a Miart.

Con Generations otto coppie di gallerie mettono a confronto opere di artisti di differenti generazioni, mentre le 9 gallerie di Decades offrono una visione del Novecento scandita per decenni per enfatizzare la doppia anima di Miart tra moderno e contemporaneo con un’attenzione speciale al secondo dopoguerra, come sta accadendo nel mercato internazionale.

On Demand è una categoria trasversale con opere context based e site specific coke wall paintings o installazioni che esistono solo se “attivate” da un acquirente.

Infine la riconferma di Objects, uno dei punti alti di Miart per l’innovazione del pensiero sulla creatività, allargando il campo di interesse al progetto fruibile come arte e concepito in edizione limitata. Quattordici gallerie per la promozione di oggetti di design contemporaneo e d’eccellenza che siamo particolarmente curiosi di scoprire.

 

Miart 2018, interno di Fieramilano City per l'edizione 2017.

Miart 2018. Le anticipazioni. Visita della fiera nel 2017

 

Intesa Sanpaolo Main Sponsor

Curci ricorda l’importanza della nascita della Fondazione Fiera Milano per lo sviluppo di Miart e i grossi partner. Il principale è per la prima volta Intesa Sanpaolo il cui rappresentante Michele Coppola presenta l’immagine concreta di promotore artistico e culturale, da moltissimo tempo attivo in Italia e a Milano: “Le banche sono dal Rinascimento sostenitori della cultura, alle origini della nostra modernità”.

Banca intesa ha una sua collezioni di 20000 opere chiamata Cantiere del Novecento e per la banca Miart è anche una possibilità di vendere e acquisirne di nuove. Non dimentichiamo che nella stessa storica piazza di Palazzo Marino, iconica per Milano con una delle sue istituzioni più note al Mondo, La Scala, si trovano le Gallerie d’Italia con una mostra su l’eredità di Caravaggio, in dialogo con quella di Palazzo Reale.

Non è finita, Intesa Sanpaolo ha in serbo una sorpresa per i partecipanti a Miart: un artista di rilevanza internazionale creerà un’opera per l’occasione, che verrà portata in un tour espositivo nel corso dell’anno.

 

Miart 2018. Anticipazioni con Michele Coppola

Miart 2018. Le anticipazioni-Il presidente di Arte e Cultura Intesa Sanpaolo Michele Coppola alla conferenza stampa a Palazzo Marino, ph. Sofia Obracaj

 

Nuovi Partner

Miart 2018 sarà sostenuta secondo diverse forme da nuovi attori come FLOS,  l’azienda italiana leader internazionale per la produzione di illuminazione di raffinato design, partner tecnico della manifestazione. Nel ristorante tre stelle Michelin da Vittorio ( partner MIart dal 2013), all’interno della vip Lounge, FLOS proporrà Arrangements, un’installazione luminosa site specific di Michael Anastassiades, a cavallo tra arte figurativa e design industriale.

Come accade dal 2012 Ruinart sarà presente nella vip lounge e nello scrigno dedicato a Miart e realizzato dall’artista scelto per l’occasione dalla Maison de Champagne. Ricordiamo il partner ospitalità in Milano Westin Palace e Nava Press con Mousse Agency che ha realizzato i materiali stampati.

 

Miart 2018. Anticipazioni di Filippo Del Corno

Miart 2018. Le anticipazioni-L’assessore Del Corno parla alla conferenza stampa a Palazzo Marino, ph. Sofia Obracaj

 

I premi

I premi rientrano anche nella dimensione del sostegno all’arte contemporanea, sono confermati i sette della scorsa edizione con una nuova e prestigiosa rosa di giurie internazionali, direttori e curatori di musei d’alto profilo. Ben 100000 euro per opere e artisti vincitori del Fondo di Acquisizione Giampiero Cantoni della Fondazione Fiera Milano che andranno ad incrementare la sua collezione. 4000 euro sarà il valore del Premio LCA per Emergent dedicato alle gallerie emergenti e messo a disposizione LCA studio legale, Il Premio Herno dell’omonima Spa andrà al miglior progetto espositivo con i suoi 10000 euro, la stessa cifra sarà a disposizione del vincitore del Premio Fidenza Village per il migliore stand della sezione Generations. Per la nuova sezione On Demand altri diecimila euro andranno alla migliore presentazione grazie all’associazione di produzioni sperimentali Snaporazverein. Il premio CEDIT consiste invece nell’acquisizione di un’opera di un designer italiano emergente nella sezione Objects che sarà collocata nella collezione permanente del Triennale Design Museum. Last but not least all’arte contemporanea e ai giovani artisti sarà dedicato il premio Rotary Club Milano Brera, sempre 10000 euro in palio.

 

Miart 2018. presentazione alla stampa con organizzatori e main partner

Miart 2018. Le anticipazioni-personalità istituzionali in conferenza stampa a Palazzo marino, ph. Sofia Obracaj

 

La campagna di comunicazione

A Palazzo Marino si è parlato anche della campagna di comunicazione di Prisma, con l’idea innovativa di raccontare l’arte attraverso una vera e propria produzione artistica, un progetto visivo integrato che comprenda campagna stampa tradizionale, una serie di teaser e video on line, un’opera video e una performance dal vivo.

Prisma è frutto della creatività e delle collaborazione tra soggetti istituzionali come Triennale teatro dell’Arte, ii produttori di film d’artista In Between Art Film e l’associazione di produzioni sperimentali Snaporazverein e Corpo celeste C.C.00#.

Nelle prossime settimane si inizieranno a rilasciare i trailer del video immersivo visibile all’entrata della manifestazione. La fase conclusiva sarà mercoledì’ 11 e giovedì 12 aprile  al Teatro dell’Arte in Triennale, di cui si anticipa la riflessione di corpi danzanti moltiplicati da specchi, come a mostrare quanto l’arte pare che rifletta il reale mentre in realtà lo trasformi sempre.

 

Miart 2018. Vista della presentazione nella splendida sala comunale di Palazzo Marino

Miart 2018. Le anticipazioni-Palazzo Marino ospita la conferenza stampa, ph. Sofia Obracaj

 

Miartalks ed Educationals

In Between Art Film sarà anche promotore e organizzatore dei Miartalks: conversazioni e tavole rotonde sul tema principale riassunto dalla domanda “Che cosa possiamo immaginare?”. Si cercano risposte nel presente e nelle condizioni sociali in cui l’immaginazione si manifesta, sul suo valore rivoluzionario e sul rapporto con il passato ancora presente. I curatori saranno João Ribas e Fatos Üstek, ma tra scrittori, architetti, artisti, curatori, direttori di musei saranno più di quaranta le personalità internazionali a confronto.

 

Miart 2018. Prisma

Miart 2018. Le anticipazioni. Immagine della campagna di comunicazione Prisma

 

Miart Educationals è invece un nuovo servizio di mediazione gratuita a disposizione del pubblico della fiera in collaborazione con Fidenza Village. Sul sito di Miart si potranno approfondire contenuti attraverso visite guidate programmate negli orari più idonei, concentrate soprattutto sulla scoperta delle sezioni Generations e Decades.

Michela Ongaretti

Affordable Art Fair 2018 a Milano, una selezione a caldo. Tommy Tc Carlsson

Affordable Art Fair Milano 2018. Una selezione a caldo

Affordable Art Fair. Questa è la sua settimana milanese. Con i suoi entusiasti e i suoi detrattori ha aperto i battenti ieri sera, e a giudicare dalla folla di visitatori al Superstudio Più continua ad interessare con successo.

 

Affordable Art Fair 2018, durante l'opening

Affordable Art Fair 2018 a Milano, Una selezione a caldo, dopo l’opening

 

E’ alla sua ottava edizione con la semplice formula di proporre in un ambiente friendly, caratterizzato da live painting, laboratori e musica, un’esposizione eterogenea di opere di artisti emergenti ed affermati, tutte rigorosamente con un valore di mercato al disotto dei 6000 euro.  Affordable Art Fair è stata ideata da Will Ramsay a Londra nel 1999, per diventare un fenomeno internazionale già nel 2001. L’intento è lodevole nel tentativo di avvicinare un pubblico che non sia costituito da milionari o habituè di più elitarie gallerie, invogliare ad acquistare arte, magari per iniziare una propria collezione senza grandi investimenti.

 

Affordable Art Fair 2018. Daniele Cestari

Affordable Art Fair 2018 a Milano, una selezione a caldo. Allestimento con Daniele Cestari.

 

Ma alla fine arriva il ma, con una domanda. Per essere Affordable bisogna sacrificare la qualità?

Premettendo che noi stiamo parlando dell’edizione meneghina, e che quindi la situazione potrebbe essere diversa nelle altre undici città mondiali che ospitano Affordable Art Fair, non riempie il cuore di gioia leggere “non bisogna essere un esperto per apprezzare e acquistare arte contemporanea”. Il punto è questo, non è una questione di titolo di studio o di esperienza nel collezionismo, è comunque la conoscenza di una disciplina o della ricerca di un artista porta ad innamorarsi di un opera e volerla portare a casa, tutta per noi. A qualunque prezzo? No, con meno di 6000 euro ci sono tanti bravi esponenti non ancora molto noti, ci sono le stampe d’arte, ci sono le dimensioni contenute che contengono il valore economico. Fatta questa precisazione Affordable al Superstudio presenta nel 2018 una gamma così varia di lavori, da farci trovare il talento concreto, con qualche perla inaspettata. Iniziamo da questa limitandoci ad alcuni esempi.

 

Affordable Art Fair 2018 a Milano. Tommy Tc Carlsson.

Affordable Art Fair 2018 a Milano, una selezione a caldo. Tommy Tc Carlsson, Galleri Final

 

ArtScore ha trovato qui tre opere di Tommy Tc Carlsson rappresentato dalla svedese Galleri Final, caratterizzate da ciò che ci interessa, la pittura realizzata con una tecnica paziente, all’antica. Sono tutte “nature morte” ma se un quadro si avvicina al trompe l’oeil nella rappresentazione di due calici con l’illusione del vino rosso che cola sulla tela, ci colpisce maggiormente la coppia di dipinti con due palloncini colorati e sospesi. Vuoi per l’ipnotica presenza del soggetto che pare provenire da tempi lontani pur facendo parte degli oggetti della contemporaneità, vuoi perché la scelta compositiva e il sapiente uso del colore a velature rafforzano l’idea di un simbolo forte, che ricorda l’uovo rinascimentale di casa nostra, così allusivo del Tempo e della sua trasformazione sulle cose. E’ interessante sapere dal gallerista che prima dei palloncini l’artista abbia proprio realizzato un ciclo di dipinti con delle uova.

Affordable 2018, Dan Hillier,Suit

Affordable Art Fair 2018 a Milano, una selezione a caldo. Serigrafia di Dan Hillier con DH Liberty

 

 

Cambiando disciplina degno di nota è sicuramente il lavoro della fotografa Ilaria Facci, segnalata tra i presenti con la galleria Zoia di Milano, ma per ragioni personali ha disdetto la partecipazione. Ci riserveremo di parlare della sua ricerca luministica e la raffinata indagine sul corpo in una diversa occasione espositiva.

Sempre grazie a Zoia vediamo quello che crediamo dipinti su fotografia, ma che l’artista Andrea Chisesi ci spiega essere esattamente il contrario. La texture materica sulla quale è stampata l’immagine tende a smaterializzarla nel gioco. L’immagine gioca con la sua sostanza, e viceversa. L’effetto è noto qui su foto di sculture in marmo ma continua nel resto della sua produzione su altri soggetti.

 

Affordable Art Fair 2018 a Milano. Andrea Chisesi

Affordable Art Fair 2018 a Milano, una selezione a caldo. Andrea Chisesi, Zoia

 

Sul versante più pop e surreale la nostra scelta tra le opere della galleria 3 Punts di Barcellona va sulle sculture di Samuel Salcedo.  Sono figure maschili ironiche e vulnerabili nella loro mise (tutti in biancheria intima), grottesche, sempre in una condizione che riflette quella dell’uomo postmoderno vivente in una dimensione illusoria, emblematizzata dalle “maschere” di felicità e buoni sentimenti, come cappelli da Mickey Mouse o ridicoli Imbuti in testa alla Uomo di Latta del mondo di OZ, nasi da clown, o la maSchera di Dart Fener.

 

Affordable Art Fair 2018 a Milano. Sculture di Samuel Salcedo

Affordable Art Fair 2018 a Milano, una selezione a caldo. Samuel Salcedo, World Leaders 2017

 

Per la galleria GINZA GalleryG2 abbiamo notato Takuma Fujisaki, con i suoi Mogols, pupazzi in coloratissima ciniglia intessuto dall’interno filamento per filamento, e le sculture in legno inciso e ossidato di Satoshi Saito.

Restando nel pop e in Giappone non possiamo dimenticare Deodato Arte con le sculture di Arnaud & Adeline, ormai una presenza fissa di Affordable Art Fair a Milano.

Non dimentichiamo di citare Sul Filo dell’Arte che mostra ad Affordable una sua versione di Guernica..a maglia! L’associazione terrà laboratori di knitting al fine di riprodurre celebri opere dell’arte contemporanea, per tutta la famiglia.

 

Affordable Art fair 2018, Takuma Fujisaki

Affordable Art Fair 2018 a Milano, una selezione a caldo. I Mogols di Takuma Fujisaki, GINZA GalleryG2

 

Accanto a questi lavori ha trovato sicuramente spazio l’arte più squisitamente kitsch, ma se pensiamo che uno degli artisti maggiormente osannati e pagati al mondo è Jeff Koons, non possiamo escludere che questi esponenti possano domani non essere più tanto Affordable.

Il tema di questa edizione è Living with art, si manifesterà in questi giorni nei talk curati da Open Care. Gli esperti raccontano in rapporto all’economia del sistema arte i momenti salienti per un collezionista con l’opera d’arte: dal momento della scoperta e della scelta del pezzo allo sviluppo di una collezione considerando advisory e interiors.

 

Affordable Art Fair 2018. Sul filo dell'Arte

Affordable Art Fair 2018 a Milano, una selezione a caldo. Sul filo dell’Arte, laboratori di knitting

 

Avrete la possibilità di entrare in questo colorato, confusionario e ricco ambiente fino a domenica 28 gennaio. Noi lo consigliamo avvertendo che ci vorrà più di un colpo d’occhio per scovare la Bellezza, ma c’è.

Per il calendario degli eventi e dei talk vi invitiamo a consultare il sito e la pagina Facebook della manifestazione.

Michela Ongaretti

 

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La sala lettura della Fondazione Feltrinelli, ph. Filippo Romano

Una piramide come nuova sede iconica della Fondazione Feltrinelli. Milano. Save the place

Una piramide come nuova sede iconica della Fondazione Feltrinelli. Milano. Save the place

 

Il 13 dicembre verrà ricordato a Milano per l’inaugurazione della nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli in viale Pasubio. Un tassello importante nella zona intorno a Corso Como e Porta Nuova, caratterizzata negli ultimi anni dal processo di riqualificazione urbanistica, stavolta non dedicato allo shopping o all’edilizia di lusso ma luogo di aggregazione e partecipazione pubblica,un palazzo della cultura, della ricerca, dell’innovazione, realizzato con capitali esclusivamente privati, ma con intenti di autentico servizio pubblico” secondo le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

Vista dall'alto della Fondazione feltrinelli di viale Pasubio, ph. Filippo Romano

Vista dall’alto della Fondazione Feltrinelli di viale Pasubio, ph. Filippo Romano

 

La cerimonia inaugurale, moderata dal giornalista Gad Lerner, ha visto la partecipazione del Presidente di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli Carlo Feltrinelli, l’architetto Jacques Herzog, il Segretario Generale di  Massimiliano Tarantino, il Presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e il Sindaco di Milano Giuseppe Sala. Al termine si sono succedute due letture: da Utopia for Realists del giornalista e pensatore belga Rudger Bregman, e dal discorso tenuto da Giangiacomo Feltrinelli nel 1961 quando inaugurò la prima sede di via Romagnosi, interpretata da Toni Servillo.

 

Visione notturna della piramide vetrata di Herzog e De Meuron, ph. Filippo Romano

Visione notturna della piramide vetrata di Herzog e De Meuron, ph. Filippo Romano

 

Fino alle 23 del 13 dicembre più di seimila visitatori hanno partecipato all’opening, proseguito fino al 17 dicembre con le proiezioni , gli incontri e le letture performative della manifestazione Voices and Borders, il cui tema di fondo è il rapporto tra individuo e collettività, tra azione personale e trasformazioni sociali. Presentata anche l’installazione site specific “Nineteen Locations of Meaning” di Joseph Kosuth osservabile fino al 13 gennaio, in collaborazione con la Galleria Lia Rumma.

 

Un momento dell'inaugurazione. Ph. Sofia Obracaj

Un momento dell’inaugurazione. Ph. Sofia Obracaj

 

E’ facile da raggiungere e perfettamente integrato nel contesto esistente l’edificio progettato dagli svizzeri Herzog & De Meuron, da due anni in fase costruttiva, da nove nel pensiero di chi lo ha fortemente voluto in quest’area, senza un volto nuovo dopo i bombardamenti del 1943.

Ciò che entusiasma è la struttura architettonica di grande personalità che riesce ad apparire in tutta la sua portata di novità senza essere sentita come un corpo estraneo per chi arriva dal centro cittadino. Le ampie vetrate non risultano fredde ma invitano ad entrare, permettendo di intuire gli spazi interni e la sua funzione di luogo attivo, frequentato e vivo ma raccolto in quanto luogo di studio.

 

La Fondazione Feltrinelli da dentro. Ph. Filippo Romano

La Fondazione Feltrinelli da dentro. Ph. Filippo Romano

 

Jacques Herzog dichiara che il punto di partenza è stato il profilo lineare delle tipiche cascine lombarde, già recuperato da Aldo Rossi, definite dallo svizzero “ripetitive e affascinanti allo stesso tempo”. Il suo design riflette quindi un bisogno della città che lo slancio progettuale ha perfettamente accolto, come ben spiega la dichiarazione dello svizzero di voler “creare qualcosa di molto tradizionale e molto moderno, che potesse essere semplice ma anche sorprendente».

Se è vero che «la vera sorpresa sta nella normalità», tutto questo è possibile perché la riflessione è avvenuta anche sulla memoria dell’esistente e sul dialogo di questa novità con il contesto edilizio adiacente, sull’apertura delle vie che sembrano aprirsi intorno a questo palazzo, sensazione che il visitatore ha posando lo sguardo attorno da qualunque angolazione man mano si salgono i cinque piani. Qui capiamo il senso di tutto il progetto: se nelle cascine rurali l’ultimo piano è dedicato al deposito di merci e prodotti, protette e recluse nella loro lontananza dalla vista, oggi in alto al posto di merci c’è lo studioso della sala di lettura, colui che sta utilizzando i volumi del ricco archivio storico, salvaguardato dalla vista del passante, con la differenza che egli può, mentre si nutre di ciò che internamente l’Istituzione propone, osservare il mondo esterno e non sentirsi totalmente estraneo a ciò che accade intorno.

 

Riflessi interni e vista verso l'esterno. Dalla Fondazione Feltrinelli di Milano

Riflessi interni e vista verso l’esterno. Dalla Fondazione Feltrinelli di Milano

 

Con lo stesso spirito la Fondazione Gian Giacomo Feltrinelli intende proporsi come nuovo modello di Istituzione culturale incentrato sul concetto di Spazio di Cittadinanza, dove “la ricerca delle scienze sociali si traduce in mostre, conferenze, incontri, format didattici innovativi e nell’espressione artistica delle arti performative”, luogo quindi di aggregazione intorno a tematiche care e dibattute fin dalla fondazione di Giangiacomo Feltrinelli nel 1949, accogliendo le nuove istanze della contemporaneità, nella modalità partecipativa odierna auspicata e desiderata da molto tempo, nell’ideale modernista del novecento trasmesso dalle voci affidate alla carta stampata. In sintesi, secondo le parole di Carlo Feltrinelli è l’idea di nuova sede iconica per una grande casa delle culture sociali, moderna e internazionale.

 

La vetrata con il logo Feltrinelli. Ph. Sofia Obracaj

La vetrata con il logo Feltrinelli. Ph. Sofia Obracaj

 

Possiamo dire che il contenitore riflette il suo contenuto dato che il nuovo modello di istituzione culturale seguito guarda a “quanto creato nei settant’anni di attività alle sue spalle e allo stesso tempo si confronta con il mondo contemporaneo, lo sappia intercettare e portare a Milano”, secondo le parole del Segretario Generale Massimiliano Tarantino, così come la struttura architettonica guarda alla tradizione architettonica per declinarsi in un linguaggio funzionale nuovo, confrontandosi con l’impiego europeo delle pareti vetrate negli ultimi anni.

 

Interno della Fondazione. La rampa ai piani dall'ingresso, ph. Filippo Romano

Interno della Fondazione. La rampa ai piani dall’ingresso, ph. Filippo Romano

 

Il cuore dell’intero progetto parte giustamente dai libri. La Fondazione è infatti uno dei maggiori centri europei di documentazione e ricerca nel campo delle scienze storiche, politiche, economiche e sociali, ed è parte di un network di 350 istituti nazionali e internazionali. Possiede un patrimonio di 12 km lineari di archivi, 270.000 volumi e 16.000 periodici.

 

Nell'archivio storico della Fondazione

Nell’archivio storico della Fondazione

 

Nella sua vocazione di snodo, rete di contatti e confronto attivo con la popolazione e per essa accessibile, rende possibile la consultazione delle fonti del patrimonio bibliotecario e archivistico, impegnato anche a digitalizzare e rendere disponibili gli elementi più rari del patrimonio. La Sala Lettura, al quinto piano della nuova sede, sarà aperta al pubblico a titolo completamente gratuito fino ad esaurimento posti. Si potrà accedere alle fonti dell’archivio collocato nei due piani seminterrati, sempre più impegnato a digitalizzare e rendere disponibile anche online gli elementi più rari. Con i testi presi a prestito presso la Biblioteca, è poi possibile fermarsi per la consultazione sotto il suggestivo tetto spiovente.

 

La sala lettura della Fondazione Feltrinelli, ph. Filippo Romano

La sala lettura della Fondazione Feltrinelli, ph. Filippo Romano

 

Luogo chiave per la comprensione di questo approccio è la Sala Polifunzionale del primo piano, sempre accessibile alla cittadinanza con i suoi incontri e conferenze, proiezioni, mostre, performances: il ricco palinsesto culturale e di ricerca nell’ambito delle scienze sociali crescerà in un’ottica divulgativa e di condivisione dei saperi. Le attività di ricerca e di offerta culturale si identificano in particolare in cinque aree Globalizzazione e sostenibilità, Futuro del lavoro, Cittadinanza Europea, Innovazione politica e History box, tutte volte a stimolare il dibattito accademico e aprirlo ad un pubblico nuovo attraverso la sperimentazione di nuove forme di divulgazione.

 

La sala polifunzionale durante la lettura di Malcolm X. 13 dicembre a Milano, ph Sofia Obracaj

La sala polifunzionale durante la lettura di Malcolm X. 13 dicembre a Milano, ph Sofia Obracaj

 

La stessa sala accoglierà anche gli Amici della Fondazione, in assetto Second Home per abitare via Pasubio incontrandosi ad approfondire temi d’attualità. Il nuovo modello parte da qui avvalendosi della collaborazione con la Fondazione Cariplo.

 

La Sala Lettura durante la cerimonia inauguralemdel 13 dicembre, ph. Sofia Obracaj

La Sala Lettura durante la cerimonia inaugurale del 13 dicembre, ph. Sofia Obracaj

 

Scendendo al piano terra non può mancare la libreria con l’assortimento dei suoi 15000 titoli che privilegia gli ambiti disciplinari delle aree di ricerca sviluppate dalla Fondazione, tra cui segnalo il volume fotografico Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Milano Porta Volta – Luogo dell’utopia possibile a cura di Luca Molinari, che racconta la storia del percorso ideale e architettonico verso questa nuova sede. Contigua quest’area troviamo il Babitonga Cafè pensato proprio per accogliere i visitatori o prolungare la sosta in libreria.  

 

La libreria di via Pasubio, ph. Filippo Romano

La libreria di via Pasubio, ph. Filippo Romano

 

Le pareti in vetro per dividere gli spazi sono protagoniste anche degli interni progettati sempre dallo studio Herzog & De Meuron con i pavimenti in legno, mentre gli arredi degli uffici collocati al secondo e al terzo piano, visitabili durante la settimana inaugurale, scelgono Unifor, Molteni Group, le poltrone direzionali Vitra e le luci di Artemide.

 

Fondazione feltrinelli. Gli uffici al terzo piano, ph. Sofia Obracaj

Fondazione Feltrinelli. Gli uffici al terzo piano, ph. Sofia Obracaj

 

Solo il tratto più corto dell’edificio, un terzo della sua lunghezza, è occupato da Feltrinelli, il resto rappresenta l’entrata in città di una grande realtà aziendale, certo di minor impatto culturale ma foriera di grandi spostamenti di persone per lavoro, parliamo delle nuova sede di Microsoft con la possibilità di accogliere fino a 600 ospiti.

Il progetto di interior è affidato a studio Lombardini22 e valorizza il senso di apertura delle vetrate con il suo dialogo con il contesto urbano, per questo il primo livello è pensato come uno showroom aperto al pubblico. Ma questa sarà un’altro storia milanese.

 

La sala polifunzionale il 13 dicembre. Ph. Sofia Obracaj

La sala polifunzionale il 13 dicembre. Ph. Sofia Obracaj

 

Michela Ongaretti

 

 

 

lee broom

In van per la Milano del Fuorisalone: Lee Broom e il suo road-show con la collezione Optical

In van per la Milano del Fuorisalone: Lee Broom e il suo road-show con la collezione Optical

DI MICHELA ONGARETTI

Lee Broom porta in van la collezione Optical al Fuorisalone 2016.

E’ stato la rivelazione del Fuorisalone, almeno per me, perché nel Regno Unito Lee Broom è assai noto come interior designer e progettista

La Milano Design Week è stata teatro itinerante per lui che ha allestito all’interno di un van una vera e propria installazione con la sua nuova linea di lampade Optical.

 

L'installazione sul van Palazzo Italiano con il designer e la collezione Optical

L’installazione sul van Palazzo Italiano con il designer e la collezione Optical

 

Si è fermato in diversi punti della città, lezone calde del Fuorisalone, fino a sabato, aprendo le porte al suo Salone del Automobile (sic), nome ironico per l’operazione “alternativa”, comunque ben accolta ed anzi considerata a tutti gli effetti estensione dell’istituzionale MDW.

L’installazione nel van, quello per le consegne del suo negozio, si chiama Italian Palazzo come omaggio alla nostra architettura, perché Broom ripensa alle sue visite precedenti quando era rimasto impressionato dalle location in antiche dimore cittadine, con i loro maestosi interni.

Il Fuorisalone secondo Lee Broom, con un particolare della decorazione

Il Fuorisalone secondo Lee Broom, con un particolare della decorazione

 

Incorporata alla scenografia la collezione di lampade, in metallo e vetro soffiato, è “Optical”, con l’idea nata dalle illusioni ottiche e dalla op art dei dipinti degli anni sessanta, mutevoli nelle diverse angolazioni e prospettive: allo stesso modo le luci cambiamo il loro look girando attorno ad esse. Somigliano anche a dei lampioni, per ricordare che l’evento è on the road per le vie della città lombarda.

Lampade da terra e e sospensione della collezione Optica di Lee Broom

Lampade da terra e e sospensione della collezione Optical di Lee Broom

 

Segnalata tra i 15 migliori allestimenti per la MDW2016, la mostra compatta e trasportabile è caratterizzata dal grigio, marchio “di fabbrica” della creatività di Broom, ornata da colonne e architrave come sfondo classicista e monocromo, in contrasto controllato con lo stile sixties delle lampade sferiche, appoggiate su sostegni quelle da tavolo, appese direttamente alla struttura le sospensioni o dal lungo stelo quelle da terra. Tutto perfettamente posizionato per materializzarsi agli occhi come una vera stanza apparsa dietro ad una porta magica.

Lee Broom ha aperto alla fine del 2013 uno showroom nel quartiere di Shoreditch a Londra: sotto l’insegna Electra House presenta tutti i prodotti per l’illuminazione e l’arredamento e con la propria etichetta: ha realizzato più di 75 oggetti dal 2007, oltre ad una ventina con altri marchi. Ha particolarmente a cuore la selezione degli artigiani, piccoli produttori e manifatture inglesi. Essi hanno creano ciò che Broom personalmente produce e distribuisce, tra cui ricordo il best seller del marchio, le lampade a soffitto in ottone e vetro Crystal Bulbs.

Crystal Bulb Chandelier di Lee Broom

Crystal Bulb Chandelier di Lee Broom

 

Coerentemente alla sua visione proposta anche a Milano, ogni mobile è collocato in una piccola scenografia, ed ogni oggetto è frutto di un’eccellenza artigianale scelta con cura.

Come interior designer in patria ha curato molti spazi residenziali e commerciali, ristoranti e bar di cui ricordiamo l’Old tom & English a Soho con velluti, legni, e le sue lampade forgiate nel marmo prodotte solo grazie alla perizia tradizionale di artigiani italiani.

Lee Broom abbraccia Rossana Orlandi il primo giorno del tour per le location del Fuorisalone

Lee Broom abbraccia Rossana Orlandi il primo giorno del tour per le location del Fuorisalone

 

Il viaggio del department store immaginario intorno ai distretti chiave del design milanese è partito martedì 12 da S. Ambrogio con il celeberrimo spazio commerciale e di tendenza di Rossana Orlandi, mentre la sera ha animato il dehor del mitico Bar Basso, teatro e rifugio del bel mondo del progetto, milanese e non, dagli anni novanta. Poco dopo la classica ora dell’aperitivo, i calici si sono alzati anche in nome della sua creatività per il party inaugurale.

Il secondo giorno lo si poteva ammirare presso il polo nuovissimo S. Gregorio Docet nell’omonima via vicino a Corso Buenos Aires. Il terzo giorno si è posizionato nel cuore di via Tortona, mentre venerdì 15 aprile è stata la volta di Brera, per la precisione davanti a Fantini in via Solferino 18.

Il road show si è concluso il 16 aprile al design district di via Ventura Lambrate, ormai diventato di culto per le idee più fresche dei giovani creativi.

La collezione Optica di Lee Broom alla MDW2016

La collezione Optical di Lee Broom alla MDW2016

 

Il furgone scenografico non è stato un antagonista ma per ogni location ha fatto da corollario espositivo in accordo con gli eventi e gli espositori, collocato in strada ma non clandestino.

Non è la prima volta che il designer si inserisce in modo originale nel contesto stimolante e caotico del Fuorisalone, e già sono entrate nella sua storia personale e creativa le settimane di primavera passate. Mi domando come sia possibile averlo notato solo nel 2016!

Studiando un p0′ .. ho scoperto che l’anno corso era “stabile” ma in un luogo lontano dalla pazza folla, in zona Stazione Centrale aveva ridato vita ad un negozio dismesso con la varietà dei suoi pezzi di design, dalle lampade alle poltrone, dai mobili agli specchi. Nel 2012, la sua prima volta al Fuorisalone, aveva ricreato in via Ventura un vero e proprio pub inglese in una galleria e ricorda di avere sul serio bevuto un whisky con un visitatore italiano che compiva quel giorno 100 anni. Avvezzo al concetto di makeover funzionale usato in senso spettacolare, aveva pure nel 2015 trasformato il suo showroom di Shoreditch in un negozio di fiori.

Lo showroom di Londra trasformato in negozio di fiori

Lo showroom di Londra trasformato in negozio di fiori

 

Sicuramente è un’esperienza che vorrà ripetere, (chissà cosa studierà per il Fuorisalone 2017), vista l’opinione entusiasta sulla Milan Design Week. L’ha infatti descritta come “meravigliosa, che lega tutti i partecipanti in maniera speciale”. La manifestazione milanese è “incredibilmente importante per designer come me perché è seguita in tutto il mondo, vi accorrono persone persino dall’Australia”, e questa global audience rende l’evento una vetrina unica, sia per mettersi in mostra che per osservare le novità nel campo, senza avere i vincoli di una fiera tradizionale come il Salone del Mobile.

Michela Ongaretti