La tavolozza di Matilde Dolcetti, restauratrice

La memoria dei materiali. Visita allo studio di Matilde Dolcetti, restauratrice a Milano

La memoria dei materiali. Visita allo studio di Matilde Dolcetti, restauratrice a Milano

La tavolozza di Matilde Dolcetti, restauratrice

La tavolozza di Matilde Dolcetti, restauratrice

 

I protagonisti dell’Arte non sono solo i suoi creatori, ma anche coloro che si prendono cura delle opere per permettere alle generazioni future di poterle vedere e capire.

Se per la comprensione del valore estetico (forse) c’è ancora bisogno di persone capaci di trasmettere un contenuto profondo, come idealmente i critici e gli storici dell’arte, è essenziale che le opere stesse si possano conservare e leggere. Questo è ovvio per le opere antiche, ma lo è un pò meno per quelle contemporanee, da quando non sono costituite di sola pittura ma di materiali più svariati, spesso di assai facile deperibilità.

 

Il tavolo da lavoro nello studio di Matilde Dolcetti

Il tavolo da lavoro nello studio di Matilde Dolcetti

 

Per questo ho voluto incontrare la restauratrice Matilde Dolcetti, un leader del settore, esperta e conoscitrice della materia di cui è fatta l’Arte.

Sono andata a trovarla nel suo laboratorio, in un pomeriggio milanese d’inizio autunno.
Mi accoglie con la sua personalità croccante, con l’entusiasmo di chi non si accontenta delle sua esperienza ma cerca costantemente l’aggiornamento e il confronto curioso con i professionisti internazionali.

Il suo intervento è stato richiesto per opere di grandi protagonisti del novecento come Adami, Agnetti, Capogrossi, Piacentino, Man Ray, Albertini, Hsiao Chin, Alys, Fontana, Angeli, Arienti, Picabia, Balla, Baj, Biasi, Funi, Boccioni, Bonalumi, Calderara, Carrà, De Chirico, Dova senza esaurire l’elenco.

 

Tra gli strumenti un metro gadget di Gio Marconi

Tra gli strumenti un metro, gadget di Gio Marconi


Inizio con una domanda all’apparenza banale, ben sapendo che non esistono domande banali se le risposte sono accurate.

Matilde qual è il suo lavoro?

Fino a poco più di dieci anni fa mi definitivo restauratrice di dipinti, ora mi occupo anche di opere moderne e contemporanee lavorando spesso sul tridimensionale, sculture o installazioni, collage, materiali non tipici della pittura. Questa scelta ha cambiato radicalmente il mio modo di operare perché l’intervento su opere contemporanee obbliga il restauratore a stimoli continuamente nuovi, a incontri con gli artisti per seguire la costruzione del loro processo creativo, conoscere quelle tecniche esecutive che prima, trattando solo pittura antica, non erano così frequenti.

 

La restauratrice ci mostra la stravaganza iconografica di un dipinto

La restauratrice ci mostra la stravaganza iconografica di un dipinto

 

E’ necessario conoscere nello specifico il comportamento nel tempo di questi materiali “sperimentali”? Sono molto diversi tra loro…immagino sarà coadiuvata da molte personalità del settore.

E’ fondamentale la conoscenza intrinseca di ogni materiale su cui si va ad operare, una continua e costante formazione, seguire corsi di aggiornamento e studiare le pubblicazioni dei colleghi. Ad esempio, un paio di anni fa, ad un corso sul restauro e la conservazione della plastica all’Università di Amsterdam, ho appreso come comportarmi in presenza di questo materiale, per sapere come trattarlo e conservarlo nel futuro. Però di fronte ad un progetto concreto, e nelle fasi di intervento, bisogna consapevolmente avvalersi di colleghi specializzati nei materiali specifici e lavorare in equipe. E’ necessario capire che non si può pretendere di essere poliedrici nel nostro campo.

 

Gli strumenti del mestiere

Gli strumenti del mestiere

 

Non è ovvio domandarsi chi sono oggi i suoi clienti. L’Italia con i suoi collezionisti è una presenza forte?

Si, la maggior parte dei collezionisti privati che si rivolgono a me sono italiani, e si avvalgono del mio lavoro alcune importanti fondazioni milanesi.
I primi comprano spesso come forma di investimento diversificata. A volte si affidano ad un art dealer che acquista e rivende per loro e le opere vengono direttamente messe in un deposito senza essere nemmeno tolte dalla cassa in attesa che il loro valore salga. Altri collezionisti usano ruotare le opere all’interno della casa esponendone di diverse ogni tre mesi, amano le opere tridimensionali e di grandi dimensioni. Questi clienti sanno come è necessario conservarle correttamente e spesso il mio intervento si limita al controllo dello stato, ogni volta che escono e rientrano nei depositi.
Lo stesso tipo di intervento riguarda le Fondazioni: il vantaggio è che queste hanno un conservatore fisso che si cura della tutela dei loro beni, ma essendo aperte al pubblico subiscono spesso la curiosità e la voglia istintiva di toccare dei visitatori con conseguenti danni.

 

Un ricordo delle commissioni per la Fondazione Prada

Un ricordo delle commissioni per la Fondazione Prada

 

L’acquisizione dei clienti nel restauro si basa sul passaparola. Un po’ come si cerca un buon medico: non si va su internet e spesso quando si trova un bravo restauratore si diventa un po’ gelosi e si è restii a dare il suo nome, per poter tenere il professionista libero per un futuro incarico.
A Milano i restauratori con una certa esperienza che si occupano di interventi sul moderno e contemporaneo sono ancora pochi, si contano sulle dita d’una mano.

 

Il restauro è anche fotografico presso lo studio Dolcetti

Il restauro è anche fotografico presso lo Studio Dolcetti

 

Leggo nella sua biografia che si è formata con Edo Masini, docente di restauro di dipinti presso l’Opificio delle Pietre Dure, e di aver in seguito collaborato a lungo con lo studio Pinin Brambilla di Milano. Quali sono secondo lei oggi gli enti accreditati di maggior valore per la formazione di un restauratore, le realtà che si muovono attivamente nella ricerca scientifica?

Due capisaldi per la formazione sono sempre l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e L’Istituto Centrale del Restauro a Roma, sul Moderno e  Contemporaneo oggi sta sviluppandosi sempre più la Scuola della Venaria Reale di Torino.
Non si può pensare di parlare di restauro del moderno e del contemporaneo se prima non si ha ricevuto una formazione solida sul restauro in tutti i suoi processi. Poi ci si specializza, ma prima bisogna affrontare tutto il discorso tradizionale.
Inoltre è fondamentale far seguire al ciclo di studi un periodo di formazione ed esperienza di alcuni anni presso degli studi di restauro per l’applicazione di ciò che si è appreso, continuo a sconsigliare di aprire subito uno studio dopo il diploma.

 

Precisione scientifica

Precisione scientifica

 

Lei è originaria di Venezia, cosa mi può dire delle differenze, se ve ne sono, tra la pratica del restauro a Milano e in altre città?

Non lavoro a Venezia da moltissimi anni per cui non posso fare un confronto, ricordo un antico mondo fatto di botteghe e pratica artigianale, nel bene e nel male. Posso però  elencare i vantaggi di fare un lavoro come il mio a Milano, come la possibilità di frequentare numerose gallerie e di conseguenza i loro artisti e collaborare con loro. Ci sono le grandi case d’aste i cui possibili acquirenti chiedono al restauratore una consulenza sull’opera che vorrebbero battere in asta, c’è movimento nelle collezioni. Inoltre c’è forse più facilità per noi operatori nel reperire i materiali, e credo  ci sia lavoro per tutti. Almeno per il momento.

 

Memorabilia della restauratrice

Memorabilia della restauratrice

 

Non ha mai pensato di fare didattica?

E’ una questione di scelte, credo che l’insegnamento e le pubblicazioni richiedano molto tempo tale da toglierne al laboratorio, e di impostare il lavoro in maniera diversa. Alcuni colleghi lo fanno abitualmente ma a quel punto l’attività diventa un’impresa con delega obbligatoria a collaboratori per gli interventi sulle opere. Io preferisco continuare a lavorare sul campo, essere io responsabile di quello che esce dal mio laboratorio e dedicarmi alla formazione personale. Ad esempio il prossimo seminario tratterà il restauro e la ricostruzione digitale 3D e sarà organizzato dal centro di studi CESMAR7.

 

Particolare del laboratorio

Particolare del laboratorio

 

A quali problematiche va incontro più spesso un’opera d’arte contemporanea?

I materiali costitutivi sono il problema maggiore , si pensi alle opere di Gilardi in gommapiuma o al polistirolo di Colombo , materiali non testati nel tempo e molto fragili che andrebbero esposti con parametri rigidissimi di temperatura luce e umidità. Spesso è la movimentazione che rovina le opere : trasporti fatti con personale non specializzato oppure la manutenzione errata o la sottovalutazione dell’opera stessa spesso viene affidata alle cure del personale di servizio in casa, non preparato a trattare con manufatti artistici.
Oppure ci si mette il caso..(mi mostra un’’opera di
Francesco Vezzoli che ha subito un allagamento).
Spesso le soluzioni per intervenire le troviamo in campi che esulano dal nostro: ad esempio mi fu sottoposto un danno su un’installazione costituita da vecchio cuoio che era stata vandalizzata con una penna a sfera verde che non era possibile asportare in alcun modo.La soluzione la trovai da un dermatologo che la asportò con la macchina usata per eliminare i tatuaggi: questo dimostra l’importanza di una mente aperta, inventiva, e la comparazione con materiali simili.

 

Filtri di prova per la pulitura

Filtri di prova per la pulitura

 

Si confronta con gli artisti sui criteri nella scelta di un intervento?

Se si tratta di artisti viventi cerco di consultarmi con loro per conoscere il loro modus operandi, la tecnica ed i materiali impiegati. Ad esempio anni fa mi successe di dover contattare Emilio Tadini per un’opera che aveva dei sollevamenti di colore ed era molto difficile da fissare; quando al telefono gli chiesi che smalto avesse usato lui quasi vergognandosi mi disse che era vernice da carrozziere, e aggiunse che l’aveva utilizzata solo per un breve periodo. Si scusò mille volte per la fatica che stava facendomi fare!

 

La cartella colori autoprodotti

La cartella colori autoprodotti

 

 

ln ogni caso la loro consulenza e approvazione è fondamentale perché il rischio di un’operazione arbitraria anche minima è che l’opera venga disconosciuta, lo stesso vale per gli artisti scomparsi ma che hanno una loro Fondazione di riferimento : è importante rivolgersi a loro prima di progettare qualsiasi operazione e concordare con loro come agire. Ad entrambi i soggetti chiediamo anche quali sono stati gli interventi effettuati in precedenza. Sono ancora pochi gli artisti che si interessano di scegliere materiali che durino nel tempo, ma alcuni sono molto collaborativi e rendono meno difficoltoso il lavoro, soprattutto se stranieri. Ad esempio l’artista americano Gober è estremamente generoso e pignolissimo nel descrivere ogni materiale utilizzato e nel fornire le istruzioni per l’installazione.

 

Particolare di uno splendido dipinto in restauro presso lo studio

Particolare di uno splendido dipinto in restauro presso lo studio

 

Cosa è cambiato nel restauro, parlando solo degli ultimi vent’anni?

Moltissime cose, a parte corsi di aggiornamento allora rarissimi, i metodi erano piuttosto invasivi. Ora la ricerca continua si rivolge a materiali meno aggressivi, le puliture si fanno ad hoc per ogni opera tenendo conto del ph e della conducibilità della materia da trattare, usando pochissimi solventi scegliendo piuttosto tensioattivi o chelanti o morbidi gel che non penetrano negli strati pittorici. Le vernici e i colori sono autoprodotti negli studi di restauro sempre a seconda della materia da ritoccare.
In effetti a colpirmi è la tavolozza dei colori di Matilde e la  pulizia e l’ordine del laboratorio, che mi dimostra quanto mi dice sull’importanza di operare in sicurezza sulle opere e sulle formule chimiche

Mi spiega che oggi il lavoro è più lungo ma si rispetta al massimo l’originalità dell’opera.

 

Particolare di un dipinto bisognoso di restauro

Particolare di un dipinto bisognoso di restauro

 

Fino a che punto vale la pena di intervenire?

Appartengo al filone del “minimo intervento” : ogni volta che un’opera entra nello studio di un restauratore subisce un’invasione anche se a fin di bene. Lo stesso spostamento dal luogo di installazione abituale al laboratorio è un piccolo trauma. Bisogna cercare di agire intervenendo solo e unicamente per risolvere l’eventuale problema, educare il proprietario che suggerisce interventi non necessari : verniciature per rendere il colore più brillante, puliture superflue, reintelaiature in presenza di piccole lacerazioni risolvibili con una sutura localizzata.
Ci sono poi casi dolorosi in cui
“l’accanimento terapeutico” è inutile e costosissimo per un cliente ad esempio in presenza di massicci attacchi di muffa uno dei peggiori nemici delle opere : la muffa aggredisce e divora inesorabilmente e se si arriva troppo tardi nulla si può fare se non rinunciare all’opera . C’è chi decide di ridipingere totalmente ( in alcuni casi in America ridipingono totalmente le opere degli anni 50  esposte all’aperto ) o sostituire dei pezzi con materiali totalmente nuovi invece di cercare di restaurarli : più velocità e meno fatica ma a quel punto l’opera è stata fatta dall’artista o dal restauratore o a quattro mani? E in che epoca ? oggi o ieri?

 

Craquelure in evidenza su un dipinto in fase di restauro da Matilde Dolcetti

Craquelure in evidenza su un dipinto in fase di restauro da Matilde Dolcetti

 

Matilde riflette su come la deformazione professionale la porti istintivamente ad osservare l’opera esposta dal punto di vista scientifico e materiale e avvicinarsi fisicamente ad essa, quando vede in seguito la stessa opera in una mostra le pare di guardarla per la prima volta, godendone come un qualsiasi spettatore amante dell’arte.

E’ molto interessante come la visione della restauratrice dimostri che la conoscenza è spesso una questione di approccio, di come la fruizione mostri l’opera d’arte vicinissima all’essere umano, come chi l’ha generata la sua comprensione è sempre condizionata al contesto.

 

Un angolo dello studio Dolcetti

Un angolo dello studio Dolcetti

 

Termino questo viaggio nel restauro con la curiosità di un’area inesplorata.
Matilde mi parla spontaneamente del suo interesse verso la Street Art, o meglio dei murales, che la critica acclama da tempo come opere degne di interventi per la loro conservazione. La restauratrice ha trovato nell’Università di Atene contatti con professori universitari che si stanno dedicando allo studio e alla conservazione dei murales e sta progettando una collaborazione con loro. Il murale viene costruito secondo la filosofia della sovrapposizione
e il compito delicato, e interessante socialmente, è proprio quello di capire e decidere cosa e come vada mantenuto.

In Italia non è ancora così diffusa la cultura tutelativa della pittura di strada, se si pensa che Philadelphia, dove esistono più di duemila murales, utilizza l’1% delle tasse per sostenere gli artisti e la ricerca per la conservazione di tali opere. Nei progetti di Matilde Dolcetti c’è lo studio della struttura chimico-fisica dei murales e la sua evoluzione negli anni per restauro e conservazione  adeguati.

Michela Ongaretti

Foto di Giovanni Manzoni Piazzalunga

Goodesign-Michael Schoner

Goodesign-The Natural Circle alla Cascina Cuccagna, Design Week 2015

 

 

Goodesign-The Natural Circle alla Cascina Cuccagna, Design Week 2015

 Alla Cascina Cuccagna via Cuccagna 2, angolo via Muratori, durante il Fuorisalone 2015 che quest’anno si protrarrà sino all’inizio di Expo, si terrà la sesta edizione di Goodesign – The natural circle, l’evento dedicato al design e all’abitare ecologico ed ecosostenibile. Il progetto è stato creato da Best Up e Associazione Consorzio Cantiere Cuccagna, a cura di Officina Temporanea. Il format-evento Goodesign è stato selezionato nel 2014 da ADI Design Index per il Compasso d’oro.

Goodesign-Michael SchonerMichael Schoner per Goodesign- MDW2015 alla Cuccagna

Goodesign si avvale, inoltre, del patrocinio del Ministero dell’Ambiente, Regione Lombardia, Città Metropolitana di Milano, Comune di Milano, Expo in città, Camera di Commercio di Milano, Adi, Consolato Generale dei Paesi Bassi a Milano. I partner tecnici saranno Davide Groppi, Giardini Pagani, Nemes, Pixartprinting, Zeus, e i media partner Living, Abitare, BioEcoGeo, MR.


Goodesign-Bernotat_Co_credit_Marleen Sleeuwits
Goodesign-Bernotat, MDW2015, ph. Marleen Sleeuwits 

Non si tratta del classico evento da Fuorisalone ma di un format di appoggio ai valori della responsabilità sociale e ambientale. Dal 14 aprile al 3 maggio saranno in mostra progetti e realizzazioni di design insieme a installazioni e performances artistiche, che raccontano la sostenibilità nella sua complessità e attualità, non dimenticando l’aspetto poetico e la sua impronta estetica, legata ad un’idea di armonia e leggerezza.

Le imprese, i designer, le associazioni gli enti e le scuole coinvolte porteranno il pubblico, attraverso la loro testimonianza, alla riflessione su modelli di benessere nuovi, basati sul rispetto dell’ambiente e delle persone.

Il design ha avuto e ha il potere di cambiare e migliorare la vita quotidiana, così, ai nostri giorni mantiene un ruolo determinante nella diffusione di comportamenti esemplari in ambito ecologico: riqualificare i processi industriali in senso ecocompatibile e’ possibile attraverso tecnologie a basso impatto ambientale, l’utilizzo di materiali riciclabili, la produzione di oggetti durevoli, più che lo smaltimento dei loro rifiuti, meglio se disassemblabili, per potere gestire con le componenti un riuso. Tutto questo non si dispiega in maniera asettica e fredda, ma attraverso la visione poetica della creatività; attrarre attenzione sull’impatto ambientale dei nostri comportamenti significa avvicinarsi alla bellezza della natura, che si riflette nel linguaggio emozionale ma lucido dell’umano, e nel tentativo di far dialogare natura e tecnologia.

Goodesign. Cucina Salinas, design Urquiola per BoffiGoodesign. Cucina Salinas, design Urquiola per Boffi

Officina Temporanea, nelle persone di Elisa Ossino, Alberto Zordan e Stefania Vasques, presenta un progetto di curatela nel quale la semplicità, la chiarezza e l’essenzialità rappresentano i valori che sintetizzano l’approccio sostenibile. L’allestimento delle diverse componenti non è simile a quello merceologico ma a quello dell’installazione artistica. Lo scopo è suscitare emozione attraverso la qualità estetica degli oggetti esposti: capire come essi coinvolgano la profondità dell’animo può invogliare ad assumere comportamenti più consapevoli come consumatori. E’ la bellezza a mostrare la via. Per questo motivo non sono privilegiate opere inedite, legate all’idea frenetica di “novità”, ma esempi etici e assimilabili, funzionali all’ecosostenibilità, come in un museo dei buoni progetti.

Tra gli esempi di virtù “verde”di designer e imprese, o tra le suggestioni poetiche dell’arte: la cucina Salinas della designer Patricia Urquiola realizzata da Boffi con materiali ecocompatibili, esempio del Parametro di Friburgo, con il suo innovativo sistema modulare costruito in leggerissimo materiale lavico. Sempre Boffi ha messo in produzione la linea di cuscini in cellulosa lavabile ed idrorepellente, design di Stefania Vasques.

Goodesign. Woodland, design Baldereschi per Seletti-Credits_Antonio di Canito

Goodesign. Woodland, design Baldereschi per Seletti, ph. Antonio di Canito

Come esempio di approccio “post-carbon” MOCA propone una soluzione abitativa in fango e paglia, mentre Mosaico Digitale presenta un’installazione che utilizza soluzioni energetiche a basso impatto. Foscarini sarà presente sul tema con i suoi prodotti, in un allestimento creato appositamente dai curatori di Officina Temporanea. Interessante la presenza di Seletti con il paravento Woodland di Alessandra Baldereschi. L’oggetto suggerisce con delicatezza l’idea della necessità di un rapporto con la natura: è ispirato alla storia di Frances Burnett “ Il giardino segreto”, crea quindi un angolo di intimità e mistero grazie alla protezione degli alberi. Il progetto Les Angles impegnerà invece Made a Mano e la francese Smarin.

Goodesign.Soojin Kang Soojin Kang alla Cascina Cuccagna, Goodesign- The Natural Circle 2015

Ci sarà un’area d’esposizione collettiva con designer ed artisti internazionali. In pratica si vedranno lampade, mobili e oggetti di design costruiti seguendo l’approccio al tema, il tutto animato dalle proiezioni di Stefano Tagliafierro e dall’installazione sonora di Roberto Pugliese, insieme agli interventi artistici di Giulia Berra, Sabrina Belfiore Lucovich con Vagabondablu e Maura Tacchinardi. Per tutto il periodo sono previste azioni performative curate da Officina Temporanea, e il ricco palinsesto di eventi nell’evento comprenderà il Fika Festival e il video New Material Award, prodotto dalla Fondazione DOEN, Materiaalfonds e l’Het Nieuwe Instituut di Rotterdam.

La cooperazione per il buon design ha coinvolto 10 paesi partecipanti; Italia, Olanda, Svezia, Polonia, Gran Bretagna, Irlanda, Finlandia, Francia, Cina, Giappone. Molto impegnata l’Olanda grazie al supporto del Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi a Milano e l’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma. Sono stati selezionati gli operati di dieci designer connazionali in linea con i valori propugnati. In particolare citiamo Ed van Hinte, esperto di dematerializzazione e leggerezza del design contro la sua obsolescenza, coautore del libro “Products that Last” e chairman di Lightness Studios.

Goodesign.Tuomas Markunpoika

Goodesign: Tuomas Markunpoika, MDW2015

Sarà presente il 19 aprile alla conferenza ‘Design, economia circolare e innovazione sostenibile’, nella quale, in considerazione della nuova direttiva adottata dalla Commissione UE per un modello di economia circolare, si farà un bilancio sulle soluzioni per la progettazione industriale riguardo sostenibilità e innovazione.

Non è un caso che tutto si svolga nella Cascina Cuccagna, l’edificio che vive grazie alle risorse della società civile per la sua ristrutturazione e rinascita. Luogo di fascino e convivialità, legato alle origini agricole dell’area, oggi ricco di attività stabili, gestite da varie associazioni nei suoi spazi che comprendono giardino, orto, bar e ristorante, falegnameria, ciclofficina e ostello. Durante l’anno si svolge anche un mercato biologico delle realtà agricole produttive, ed ecosostenibili, della regione.Il consolato e l’ambasciata olandese appoggiano il design come valore d’impresa supportando una serie di altri eventi: quattro designer al Salone Satellite con il nome Dutch Satellite, la conferenza di Daan Roosegaarde che si terrà presso il Museo della Scienza e della Tecnica, una mostra con progetti di Gionata Gatto & Giovanni Innella, infine il workshop di Sanks Editions all’evento Kids Design Week.

Goodesign.Liu Hsuan TzuGoodesign. Liu Hsuan Tzu per la MDW2015

Il 19 aprile tutta la zona di Porta Romana sarà in festa per il design: apriranno le loro porte laboratori, showroom e co-working allestiti per l’occasione. Durante la Design week saranno coinvolti a vario titolo i vicini Teatro Franco Parenti con ELITA Design Week Festival, la Fondazione Prada, il MUBA-Museo dei Bambini alla Rotonda della Besana, Frigoriferi Milanesi, IED, Open, Marni, NIL 28, Opendot e Macao.

Michela Ongaretti