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In van per la Milano del Fuorisalone: Lee Broom e il suo road-show con la collezione Optical

In van per la Milano del Fuorisalone: Lee Broom e il suo road-show con la collezione Optical

DI MICHELA ONGARETTI

Lee Broom porta in van la collezione Optical al Fuorisalone 2016.

E’ stato la rivelazione del Fuorisalone, almeno per me, perché nel Regno Unito Lee Broom è assai noto come interior designer e progettista

La Milano Design Week è stata teatro itinerante per lui che ha allestito all’interno di un van una vera e propria installazione con la sua nuova linea di lampade Optical.

 

L'installazione sul van Palazzo Italiano con il designer e la collezione Optical

L’installazione sul van Palazzo Italiano con il designer e la collezione Optical

 

Si è fermato in diversi punti della città, lezone calde del Fuorisalone, fino a sabato, aprendo le porte al suo Salone del Automobile (sic), nome ironico per l’operazione “alternativa”, comunque ben accolta ed anzi considerata a tutti gli effetti estensione dell’istituzionale MDW.

L’installazione nel van, quello per le consegne del suo negozio, si chiama Italian Palazzo come omaggio alla nostra architettura, perché Broom ripensa alle sue visite precedenti quando era rimasto impressionato dalle location in antiche dimore cittadine, con i loro maestosi interni.

Il Fuorisalone secondo Lee Broom, con un particolare della decorazione

Il Fuorisalone secondo Lee Broom, con un particolare della decorazione

 

Incorporata alla scenografia la collezione di lampade, in metallo e vetro soffiato, è “Optical”, con l’idea nata dalle illusioni ottiche e dalla op art dei dipinti degli anni sessanta, mutevoli nelle diverse angolazioni e prospettive: allo stesso modo le luci cambiamo il loro look girando attorno ad esse. Somigliano anche a dei lampioni, per ricordare che l’evento è on the road per le vie della città lombarda.

Lampade da terra e e sospensione della collezione Optica di Lee Broom

Lampade da terra e e sospensione della collezione Optical di Lee Broom

 

Segnalata tra i 15 migliori allestimenti per la MDW2016, la mostra compatta e trasportabile è caratterizzata dal grigio, marchio “di fabbrica” della creatività di Broom, ornata da colonne e architrave come sfondo classicista e monocromo, in contrasto controllato con lo stile sixties delle lampade sferiche, appoggiate su sostegni quelle da tavolo, appese direttamente alla struttura le sospensioni o dal lungo stelo quelle da terra. Tutto perfettamente posizionato per materializzarsi agli occhi come una vera stanza apparsa dietro ad una porta magica.

Lee Broom ha aperto alla fine del 2013 uno showroom nel quartiere di Shoreditch a Londra: sotto l’insegna Electra House presenta tutti i prodotti per l’illuminazione e l’arredamento e con la propria etichetta: ha realizzato più di 75 oggetti dal 2007, oltre ad una ventina con altri marchi. Ha particolarmente a cuore la selezione degli artigiani, piccoli produttori e manifatture inglesi. Essi hanno creano ciò che Broom personalmente produce e distribuisce, tra cui ricordo il best seller del marchio, le lampade a soffitto in ottone e vetro Crystal Bulbs.

Crystal Bulb Chandelier di Lee Broom

Crystal Bulb Chandelier di Lee Broom

 

Coerentemente alla sua visione proposta anche a Milano, ogni mobile è collocato in una piccola scenografia, ed ogni oggetto è frutto di un’eccellenza artigianale scelta con cura.

Come interior designer in patria ha curato molti spazi residenziali e commerciali, ristoranti e bar di cui ricordiamo l’Old tom & English a Soho con velluti, legni, e le sue lampade forgiate nel marmo prodotte solo grazie alla perizia tradizionale di artigiani italiani.

Lee Broom abbraccia Rossana Orlandi il primo giorno del tour per le location del Fuorisalone

Lee Broom abbraccia Rossana Orlandi il primo giorno del tour per le location del Fuorisalone

 

Il viaggio del department store immaginario intorno ai distretti chiave del design milanese è partito martedì 12 da S. Ambrogio con il celeberrimo spazio commerciale e di tendenza di Rossana Orlandi, mentre la sera ha animato il dehor del mitico Bar Basso, teatro e rifugio del bel mondo del progetto, milanese e non, dagli anni novanta. Poco dopo la classica ora dell’aperitivo, i calici si sono alzati anche in nome della sua creatività per il party inaugurale.

Il secondo giorno lo si poteva ammirare presso il polo nuovissimo S. Gregorio Docet nell’omonima via vicino a Corso Buenos Aires. Il terzo giorno si è posizionato nel cuore di via Tortona, mentre venerdì 15 aprile è stata la volta di Brera, per la precisione davanti a Fantini in via Solferino 18.

Il road show si è concluso il 16 aprile al design district di via Ventura Lambrate, ormai diventato di culto per le idee più fresche dei giovani creativi.

La collezione Optica di Lee Broom alla MDW2016

La collezione Optical di Lee Broom alla MDW2016

 

Il furgone scenografico non è stato un antagonista ma per ogni location ha fatto da corollario espositivo in accordo con gli eventi e gli espositori, collocato in strada ma non clandestino.

Non è la prima volta che il designer si inserisce in modo originale nel contesto stimolante e caotico del Fuorisalone, e già sono entrate nella sua storia personale e creativa le settimane di primavera passate. Mi domando come sia possibile averlo notato solo nel 2016!

Studiando un p0′ .. ho scoperto che l’anno corso era “stabile” ma in un luogo lontano dalla pazza folla, in zona Stazione Centrale aveva ridato vita ad un negozio dismesso con la varietà dei suoi pezzi di design, dalle lampade alle poltrone, dai mobili agli specchi. Nel 2012, la sua prima volta al Fuorisalone, aveva ricreato in via Ventura un vero e proprio pub inglese in una galleria e ricorda di avere sul serio bevuto un whisky con un visitatore italiano che compiva quel giorno 100 anni. Avvezzo al concetto di makeover funzionale usato in senso spettacolare, aveva pure nel 2015 trasformato il suo showroom di Shoreditch in un negozio di fiori.

Lo showroom di Londra trasformato in negozio di fiori

Lo showroom di Londra trasformato in negozio di fiori

 

Sicuramente è un’esperienza che vorrà ripetere, (chissà cosa studierà per il Fuorisalone 2017), vista l’opinione entusiasta sulla Milan Design Week. L’ha infatti descritta come “meravigliosa, che lega tutti i partecipanti in maniera speciale”. La manifestazione milanese è “incredibilmente importante per designer come me perché è seguita in tutto il mondo, vi accorrono persone persino dall’Australia”, e questa global audience rende l’evento una vetrina unica, sia per mettersi in mostra che per osservare le novità nel campo, senza avere i vincoli di una fiera tradizionale come il Salone del Mobile.

Michela Ongaretti

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INTERNI OpenBorders al Fuorisalone 2016. I chiostri dell’Università Statale con la Triennale del Design

INTERNI OpenBorders al Fuorisalone 2016. I chiostri dell’Università Statale con la Triennale del Design

Open Borders tra i più rilevanti eventi del Fuorisalone 2016.

E’ iniziato il Salone del Mobilecon il suo Fuorisalone e quest’anno anche la prestigiosa XXI Triennale Internazionale di Milano. A dare l’incipit di tutto questo lunedì ho assistito alla presentazione della mostra-evento Open Borders che coinvolge come sempre i chiostri dell’Università Statale ( un tempo la Cà Granda, XIV secolo) e l’Orto Botanico di Brera ( del XVIII secolo), visitabili fino al 23 aprile, e per la prima volta la Torre Velasca, opera avanguardistica nel 1958 e simbolo architettonico della città ora, illuminata da Audi City Lab fino al 17 aprile.

Open Borders, Ingo Maurer e Axel Schmid rivestono di luce la Torre Velasca

Open Borders, Ingo Maurer e Axel Schmid rivestono di luce la Torre Velasca

Tra queste ultime quella di Interni è alla sua diciannovesima edizione, nel 2016 esplora in senso progettuale il tema degli Open Borders, con l’invito asuperare le barriere tra le varie discipline creative: la consiglierei sempre per ogni Fuorisalone, anche in virtù delle splendide location coinvolte, monumenti simbolo della storia, dell’arte e dell’architettura milanese.Una design week di Milano ricchissima di eventi, forse troppo. Ci sono piccoli produttori più o meno innovativi, designer con sapere artigianale e per questo auto prodotti, e poi ci sono le istituzioni e gli sponsor che finanziano od organizzano grandi mostre in collaborazione con autorità del settore, eventi nei quali progettisti affermati possono presentare opere più sperimentali e fantasiose, seguendo un filo conduttore unificante per tutti i suoi protagonisti.

La presentazione di Open Borders nell'aula magna dell'Università Statale

La presentazione di Open Borders nell’aula magna dell’Università Statale

 

Moderatore-affabulatore dell’incontro è stato Philippe Daverio, per una visita virtuale delle installazioni interattive, macro-oggetti, micro-costruzioni e mostre, attraverso le parole dei suoi creatori. Io ho selezionato alcuni interventi in base alle realizzazioni personalmente più memorabili, ma consiglio di visitare ogni location.

 

Disegno dell'installazione In Out di Massimo Iosa Ghini

Disegno dell’installazione In Out di Massimo Iosa Ghini

 

L’Università Statale diventa una delle sedi ufficiali della XXI Triennale Internazionale di Milano grazie al l’installazione-mostra Casa del Viandante a cura di Marco Ferreri nel cortile del ‘700.

Le quattro casette ci portano all’antichità, quando le attività commerciali o dei pellegrini sulla penisola richiedevano lo spostamento a piedi su strade che erano per due terzi mulattiere o sentieri. La riflessione sulla pratica del camminare si avvicina al contemporaneo desiderio di riavvicinarsi alla natura quindi quello che si va a proporre si configura come un modello di albergo diffuso a basso impatto ambientale: sono quattro moduli abitativi autonomi, anche energeticamente, di circa 9 metri quadrati, con due giacigli, un tavolo e due sedie pieghevoli, una cucina e un bagno. Ogni modulo è stato poi personalizzato dallo stesso Marco Ferreri, Michele De Lucchi, Denis Santachiara e Stefano Giovannoni.

Open Borders, Empathic Fuukei di Patricia Urquiola

Open Borders, Empathic Fuukei di Patricia Urquiola

 

Nella Hall dell’Aula Magna Patricia Urquiola ha realizzato Empathic Fuukei. I pannelli “raccontano i paesaggi” come la pittura faceva un tempo, solo che oggi lo si può fare attraverso la densità dei materiali, sono superfici aperte a creare un percorso polisensoriale attraverso la sovrapposizione di materiali diversi, composti di strati visibili da Cleaf. L’architetto insiste sul concetto di vero non più legato solo al naturale, ma anche all’artificiale di nuova generazione.

Open Borders, Tower di Tchoban, Kuznetsov e Sterligova

Open Borders, Tower di Tchoban, Kuznetsov e Sterligova

Nel Cortile D’Onore.

I russi Sergei Tchoban, Sergey Kuznetsov e Agniya Sterligova hanno creato Towers che si avvicina a noi per l’idea tipicamente occidentale della torre come di un punto di riferimento per un edificio, mutevoli nella tela interattiva per il visitatore, e in dialogo verticale e orizzontale con i limitrofi palazzi e con lo spazio interno alla Statale.

Open Borders, Mad Architects con Invisible Border

Open Borders, Mad Architects con Invisible Border

 

Massimo Iosa Ghini presenta In/Out: una struttura che richiama l’architettura arcaica, anche per l’uso della pietra, racchiude un levigatissimo parallelepipedo perfetto. Come un dualismo che esprime il confine aperto dell’esistenza umana, il mostrarsi da fuori e l’individualità, come contaminazione e convivenza di polarità opposte.

Segnalo lo studio MAD Architects fondato dal cinese Ma Yansong per l’installazione Invisible Border, fasci del polimero Etfr che mutano la percezione dello spazio grazie al gioco delle superfici semitrasparenti in movimento, riflettenti il cielo di giorno e luminose di notte.

Open Borders, Parisotto e Formenton con la Stanza del Vuoto

Open Borders, Parisotto e Formenton con la Stanza del Vuoto

 

Massimo Formenton e Ado Parisotto scavalcano i confini dell’architettura per avvicinarsi alla visione cinematografica di Michelangelo Antonioni. Con La stanza del vuoto si ricrea la smaterializzazione di un luogo, con l’effetto di smarrimento e sorpresa della scena del dialogo tra Marcello Mastroianni e Monica Vitti ne film La notte : tutto questo nel rapporto tra l’esterno e l’interno, della scena o della stanza, con le pareti in vetro specchiante e i loro giochi di eco visive.

Open Borders, l'installazione Radura di Stefano Boeri

Open Borders, l’installazione Radura di Stefano Boeri

 

Nel cortile della Farmacia Stefano Boeri, l’architetto del Bosco verticale, crea Radura grazie al Consorzio Innova e la filiera del legno della regione Friuli Venezia Giulia. Luogo di decongestione pubblica per la sosta dal caos urbano, con la pedana seduta e ancora per le colonne, e l’installazione sonora di Ferdinando Arnò. Di notte diventa un circolo luminoso.

Doveroso citare Illy, da molto tempo mecenate d’arte in diversi progetti legati al brand, qui celebra nel loggiato ovest la storia di Iletta, la macchina per il caffè espresso nata ben ottant’anni fa. Si festeggia con questa mostra curata dal direttore artistico di Illy Carlo Bach anche il ventennio della X.1 per il caffè fatto in casa, in anteprima l’anniversary edition presto in commercio.

Illy per Open Borders nel Loggiato Ovest, a cura di Carlo Bach

Illy per Open Borders nel Loggiato Ovest, a cura di Carlo Bach

 

Co-producer d’eccezione è Audi Italia, che secondo le parole del direttore marketing Massimo Favaro comunica l’affinità dei luoghi e delle persone attraverso l’unione delle differenze. Con Audi City Lab In Statale, in Montenapoleone e alla Torre Velasca il progetto diffuso è untaggable, cioè fatto dalle menti che non limitano il loro campo d’azione ad una disciplina rigidamente definita.

La Torre Velasca sarà valorizzata da forme dinamiche frutto dell’incontro tra la dimensione tecnologica e quella estetica, con l’interpretazione del logo Audi diPiero Lissoni e la sua leggerezza dell’oggetto effimero. Ingo Maurer con Axel Schmid concepisce Glow, Velasca, Glow!, realizzazione tecnica di CastagnaRavelli. Il grattacielo è dipinto dalla luce ad indicare diverse zone architettoniche, la parte inferiore e la copertura “incendiate” di rosso, mentre la fascia centrale resterà di un colore scuro con alcune vivide finestre ad occhieggiare illuminate. Il city-scape diventa ancora più eccitante secondo Maurer che ama questo emblema milanese.

Open Borders all'Orto-Botanico di Brera. Vito-di Bari con My Equilibria

Open Borders all’Orto-Botanico di Brera. Vito-di Bari con My Equilibria

 

Quest’anno l’Orto Botanico sarà animato dal progetto di Vito Di Bari My Equilibria, realizzato da Metalco Active, una sorta di albero per il fitness urbano. Il sofisticato design nasconde l’alta tecnologia: la flessibilità del metallo unita alla discreta eleganza del cemento coadiuvano il desiderio di una qualità della vita migliore, spesa all’aria aperta. Sono tre strumenti ma il centraleLeopard Tree alto sette metri è l’anima principale con le sue possibili 9 isole satelliti.

Gilda Bojardi ha voluto commemorare l’archistar Zaha Hadid che nel 2011 realizzò un allestimento proprio all’interno dei Chiostri. Personaggio noto per la sua capacità superare dei limiti disciplinari restando, come il progettista dovrebbe fare di natura, out of the borders, pronto a distruggere quei limiti per raggiungere un’opera di respiro organico che accoglie la sinergia di diverse competenze.

Michela Ongaretti

Una realizzazione di Floema e Re.Rurban Studio

Zona Santambrogio Design District 2016. Tutto il Fuorisalone intorno alla Basilica di S. Ambrogio

Zona Santambrogio Design District 2016. Tutto il Fuorisalone intorno alla Basilica

Fuorisalone 2016. Santambrogio Design District

L’area attorno a Santambrogio è la più antica di Milano, ora nuovissima come district dedicato al design nella fatidica settimana del Fuorisalone, quest’anno dal 12 al 17 aprile patrocinata da Comune e Regione.

Intorno alla splendida e unica Basilica si aggireranno molti visitatori, centinaia di migliaia in città, appassionati, turisti, professionisti e designer, rendendo la Design Week, secondo le parole del sindaco Pisapia, “una grande festa per tutti”.

Il logo Zonasantambrogio2016 di Re.Rurban

Il logo Zonasantambrogio2016 di Re.Rurban

 

La manifestazione costituita da una miriade di eventi, quello che porta ogni anno Milano al centro dell’attenzione internazionale, permette anche di accedere a luoghi non sempre aperti e nel caso di Santambrogio Design District di avvicinarsi a dei beni culturali per qualcuno sconosciuti, anche se non direttamente interessati alle esposizioni della Design Week. Il progetto di Re.Rurban intende valorizzare infatti il quartiere promuovendo sia il design che i beni storico-artistici e le attività del terzo settore.

Si può passare così dall’antichità della Basilica al Cenacolo di Leonardo in S. Maria delle Grazie, dalla Triennale ai numerosi musei della zona, dalla Vigna di Leonardo al Museo della Scienza e della Tecnologia, dagli affreschi di S. Maurizio al Monastero Maggiore alla moderna contemporaneità della Milano Design Week, visitando esposizioni, partecipando ad eventi o seguire itinerari turistici studiati ad hoc per scoprire i misteri dell’antichissima area urbana.

Una realizzazione di Floema e Re.Rurban Studio

Una realizzazione di Floema e Re.Rurban Studio

Segnalo anche che partner per l’ospitalità dell’edizione 2016 del Salone del Mobile sarà l’ormai celeberrimo Airbnb. Secondo le parole del country manager italiano Matteo Stifanelli l’augurio è che la formula di soggiorno proposta “possa convincere i visitatori a soggiornare un maggior numero di notti”.

Vi presento con entusiasmo il palinsesto degli eventi Fuorisalone della Zona Santambrogio, che coinvolge diversi spazi già attivi sul territorio, come enti di rilievo culturale come la Fondazione Castiglioni e quella dedicata a Franco Albini (che fanno parte anche di Storie Milanesi, circuito delle Case Museo di Milano).

La stanza dei tecnigrafi presso la Fondazione Castiglioni

La stanza dei tecnigrafi presso la Fondazione Castiglioni

 

Si parte subito, e si parte di qualche giorno in anticipo sul Salone vero e proprio, con l’esposizione internazionale della Triennale di Milano “Design after Design”, un ritorno dopo vent’anni di assenza.

Sempre in viale Alemagna troviamo la mostra “Stanze. Altre filosofie dell’abitare”: 11 installazioni che interpretano il futuro dell’interior design attraverso lo sguardo di altrettanti architetti e designer a cura di Beppe Finessi. Entrambe le mostre proseguiranno poi fino al 12 settembre.

Altre due mostre correlate saranno: “W. Women in Italian Design” e “Anni Luce. Lumiere’s journey through 25 years of history”.

La Triennale durante la Design Week

La Triennale durante la Design Week

 

Per tutta la settimana l’head quarter sarà invia S. Vittore 49 dove troveremo DOUTDESign ad ospitare Next Design Innovation, esposizione di prototipi di design. Inoltre Eat Urban con 9 Food truck si prepara all’edizione della Milano Design Week 2016 nel giardino del palazzo: la selezione del migliore street food su ruote è presente nel ristorante open air.

Womade.org ha curato per ogni sera dopo le diciotto un evento speciale, che sia un semplice aperitivo, una performance artistica o musica dal vivo, l’intento è di comprendere altri ambiti creativi al di fuori del design e non ci sarà mai lo stesso scenario per ogni giornata.Lo sponsor sarà Birra Moretti.

Next Design Innovation

Next Design Innovation

 

Per i miei interessi legati all’ecosostenibilità e alla risposta creativa alle problematiche ambientali attendo con ansia l’apertura di viU – VISION OF YOU nell ’ex oratorio della Confraternita della Passione alla Basilica di S. Ambrogio. La mostra collettiva presenta designer e aziende impegnanti in tale ambito, riciclo e riuso tra le parole d’ordine insieme al rispetto per la natura e all’impiego di materiali naturali.

Nei chiostri da venerdì a domenica si chiamano a raccolta tutti gli amanti del verde con la mostra Flora e Decora dedicata all’arredo outdoor e al florivivaismo.

In via Telesio 13 c’è la Fondazione Franco Albini molto attiva durante la design week: lo spazio prevede infatti visite guidate all’archivio storico con i suoi studi originali, un laboratorio per bambini dal titolo “C’era una volta il design, e persino lo spettacolo teatrale “Il coraggio del proprio tempo.

Presso la Fondazione Achille Castiglioni di piazza Castello faremo un emozionante balzo nel tempo a ritroso, perché l’esposizione “Dimensione Domestica riproponel’Ambiente di Soggiorno che Achille e Pier Giacomo Castiglioni avevano realizzato nel 1957, per la mostra Colori e forme della casa d’oggi a Villa Olmo.

Lo spazio di Rossana Orlandi nel 2015

Lo spazio di Rossana Orlandi nel 2015

In Via Matteo Bandello è visitabile lo Spazio Rossana Orlandi, considerato un luogo di culto che unisce il design vintage al contemporaneo, tappa sempre ricercata durante l’intensa Design Week.

Presso il Palazzo delle Stelline, sede dell’omonima Fondazione, interessante per la qualità della sue mostre nel panorama dell’arte contemporanea, si ospita una mostra di dipinti e sculture sulle gallerie milanesi nel ventennio successivo alla Prima Guerra Mondiale.

Palazzo Litta presenta Belgian Matters: il risultato dell’incontro professionale di tredici designer belgi con altrettante aziende. L’esposizione è frutto del team di creativi prevenienti da tre regioni del Belgio.

Le Officicne Saffi nell’omonima via esibiscono già dal 30 marzo il lavoro dell’artista Kati Tuominen Niittylä con la mostra di ceramiche Kuvia, la sua prima personale in Italia. Ospiterá inoltre una selezione di mobili di design finlandese, a cura di BeModern.

Le Mignon, tra i protagonisti dell'Eat Market di via S. Vittore, parcheggiato all'Arco della Pace

Le Mignon, tra i protagonisti dell’Eat Market di via S. Vittore, parcheggiato all’Arco della Pace

Infine Kitchen, concept store di via De Amicis dedicato alla cucina, mostra la sua passione attraverso diverse iniziative. Lunedì 12 si inaugura e dura tutta la settimana la mostra “ Punti di Vista” con le foto sul food di Ioris Premoli. Il 12 aprile ci sarà un evento speciale per sperimentare nuovi dessert e creare un dolce personalizzato con lo chef Danilo Angè, mercoledì 13 ci sarà l’aperitivo-incontro con Anastassia Khosizova, “When healthy food meets fashion and design”, giovedì 14 sarà invece la volta della class cooking di cucina nippo-brasiliana con lo chef Fabiano Goncalvecon. Venerdì 15 aprile c’è l’aperitivo che sempre spero di trovare..il Veggy Hour! Uno chef preparerà appetizer mentre Marco Orsini offrirà cocktail di frutta e verdura alcolici e analcolici con la dimostrazione della centrifuga Magimix. Sabato sarà dedicato allo shopping con sconti sui prodotti e utensili per la cucina, e sui corsi che si tengono in sede.

Particolare degli affreschi di S. Maurizio

Particolare degli affreschi di S. Maurizio

 

Per quanto riguarda le visite guidate il 13 aprile il tour “Ori e Tesori apre le porte della Basilica del Patrono alle 15,30, con il suggestivo mosaico fondo oro che ritrae il Dottore della Chiesa S. Ambrogio, le cui storie sono narrate sull’altare scintillante sempre in oro. Si prosegue con la visita della chiesa barocca S. Vittore al Corpo, e ai suoi mosaici.

Da giovedì a domenica la Casa degli Atellani apre al pubblico l’appartamento dell’architetto razionalista Piero Portaluppi, autore della splendida Villa Necchi Campiglio ora in custodia al Fai. Il ritrovo è nella stessa sede sabato, solo dalle 17 per la visita con guida “Milano è la vigna di Leonardo?. Un viaggio sulle tracce di Leonardo da Vinci da S. Maria delle Grazie alla Vigna e casa degli Atellani, con attenzione sulla corte rinascimentale di Ludovico Il Moro.

L’ultimo tour sarà domenica 17 aprile con Esplorando Zona SantAmbrogioalla scoperta dei principali monumenti storici della zona.

Sapete cos’è il moss? Venitelo a scoprire il 14 aprile per l’inaugurazione dello spazio MOSSMania in viale Col di Lana. E’ semplicemente e meravigliosamente lichene stabilizzato utilizzato oggi per la realizzazione di pareti decorative Mossmania è un nuovo brand di Floema, progettato da Re.Rurban Studio per prodotti di design realizzati con il moss.

Mossmania. Applicazione su un frigorifero Smeg

Mossmania. Applicazione su un frigorifero Smeg

 

Sempre giovedì, presso il nuovo showroom di arredamento Actual Spotti in Viale San Michele Del Carso, si potrà assistere ad uno showcooking organizzato da Electrolux con degustazione vini Cantine Cottini di Verona.

Domenica torniamo nel quartier generale di via San Vittore dove si saluterà la Milan Design Week 2016 con il design market di Eat Urban: in vendita i prodotti dei migliori hand-makers italiani.

Zona Santambrogio, inoltre, sostiene il Milano Design Award, giunto alla sua sesta edizione. Si tratta di un premio per i migliori allestimenti nelle date del Fuorisalone 2016, ed è un progetto condiviso del comitato Milano Fuorisalone da quest’anno.

Michela Ongaretti

Piazza Affari durante il Fuorisalone2015, ph. Ilaria Paoloni

Eventi speciali Fuorisalone 2016: Design Pride in Piazza Affari e nelle 5vie con Disaronno e Seletti

Eventi speciali Fuorisalone 2016: Design Pride in Piazza Affari  e nelle 5vie con Disaronno e Seletti

Milano Design Week 2016: Design Pride da Piazza Affari al distretto 5VIE.

Si annuncia movimento nella notte del 13 aprile: in piazza Affari Disaronno organizza un party di lancio della sua freschissima collaborazione con Studio Job, mentre nel limitrofo distretto delle 5VIE Selettie altri festeggiano il momento con la prima parade dedicata al design, con carri, musica e balli, come un carnevale multicolore di Venezia o di Rio.

Una composizione irriverente con il famoso dito medio di Cattelan

Una composizione irriverente con il famoso dito medio di Cattelan

 

Per Seletti è ancora una volta occasione per mostrarsi nella sua fiera identità di brand ironico e irriverente. Dopo avere caratterizzato Piazza Affari per due anni fino a renderla una sorta di Luna Park con autoscontri, togliendo l’aura seriosa al luogo già preso di mira da Cattelan, legato al marchio con una linea di prodotti in collaborazione con Toilet Paper,per il Salone del Mobile 2016è festa fuori dalle consuetudini, è parade pop e coinvolgente, rumorosa e allegra con carri balli e musica, è il Carnevale del Design con il primo DESIGN PRIDE.

Piazza Affari durante il Fuorisalone2015, ph. Ilaria Paoloni

Piazza Affari durante il Fuorisalone2015, ph. Ilaria Paoloni

Dalle 19,30 il folle corteo attraverserà il distretto delle 5VIE per concludersi in piazza Affari e dare inizio al un party celebrativo aperto al pubblico organizzato da Disaronno per presentare il lancio della jar da collezione, studiata per la celebre azienda dell’Amaretto dal noto team di designer Studio Job.

Insieme a Seletti e Disaronno troveremo Gufram, altro marchio pop e iconico, con il dissacrante magazine fatto solo di immagini e humor nero Toiletpaperdegli artisti Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari. Cattelan in particolare è legato doppiamente all’iniziativa per la collaborazione con Seletti e per il suointervento sprezzante con la scultura in Piazza Affari che milanesi e turisti non possono non notare, quel “dito medio” che proprio Seletti ha trasformato insouvenir riproducendo la scultura in versione miniatura, carillon e boule de neige.

La jar da collezione Disaronno per l'edizione2015 in Piazza Affari copia

La jar da collezione Disaronno per l’edizione2015 in Piazza Affari copia

 

Anche Disaronno è ormai di casa in Piazza Affari, da ormai tre anni presente per la Design Week, quest’anno dopo la parata tutto il pubblico è invitato a partecipare all’evento dove si potrà sorseggiare un Disaronno Sour fino a tardi.

Disaronno è particolarmente orgoglioso, secondo le parole delGlobal Communication Director Paolo Dalla Mora, di celebrare la nuova creazione conil non plus ultra del design internazionale, Studio Job, che ha disegnato per noi un’ imperdibile jar da collezione trasformandola in unvero e proprio oggetto di culto”.

Il lunapark Seletti con Toiletpaper, evento in piazza Affari lo scorso anno, ph. Ilaria Paoloni

Stefano Seletti, l’art director del brand ha invece commentato l’iniziativa ribadendo la voglia di coinvolgere tutti, giovani, anziani, bambini, per avvicinare maggiormente le aziende e i designer alle persone; con la gioia del proprio PRIDE si festeggiare la libertà di poter sperimentare e di esprimere proprie idee anche a qualcuno paiono folli, insomma un inno alla diversità nella creatività e all’indipendenza di pensiero.

Seletti Design Pride

Il Comune di Milano ha dato il patrocinio a Design Pride inserita all’interno della manifestazione più grande “5 VIE art + design: l’area tra S.Ambrogio e il Duomo, dalla Pinacoteca Ambrosiana all’Università Cattolica più precisamente, è la più antica e ricca di storia; racchiude un grande fermento in attività commerciali e creative, nascoste dalla struttura a ragnatela delle vie medievali. Grazie alla nascita dell’associazione culturale e no-profit 5 VIE Art + Designnegli ultimi anni si è potuta trasformare in un vero e proprio distretto culturale, che vuole rilanciare il centro storico attraverso lo sviluppo in eventi e progetti deitre valori chiave Storia, Cultura, Innovazione, sostenuta anche da Fondazione Cariplo e attiva in particolar modo quando la città si anima di manifestazioni internazionali come il Salone del Mobile.

Distretto 5VIE e Piazza Affari mercoledì 13 aprile 2016, dalle ore 19.30 alle 24.00

Michela Ongaretti

 

Un gioiello della serie Non finito, design Danesi Atelier

Fuorisalone 2016: Danesi Atelier e il design di gioielli per Sarpi Bridge Oriental Design Week

Fuorisalone 2016: Danesi Atelier e il design di gioielli per Sarpi Bridge Oriental Design Week

Oriental Design Week, Sarpi Bridge-Fuorisalone2016 con i gioielli di Danesi Atelier.

Come tutte le edizioni della Design Week – non è dedicato solo a mobili, lampade e complementi d’arredo, ma coinvolge tutte le creatività legate al design, al progetto e alla sua produzione. Tra questi talenti ho notato il lavoro di Danesi Atelier, un team di sorelle che hanno fatto della passione per il gioiello una realtà imprenditoriale e creativa.

Un gioiello della serie Non finito, design Danesi Atelier

Un gioiello della serie Non finito, design Danesi Atelier

L’azienda concentrata nella realizzazione di gioielli d’arte prodotti in edizione limitata ha fatto parte della Milano Design Week lo scorso anno con il progetto internazionale 902 (TIME-the necklace collection) promosso da Sarpi Bridge Oriental nella centralissima via delle Asole. L’intento di riunire sotto lo stesso tetto diverse aziende, designer o brand italiani e cinesi, per mostrare il risultato della loro collaborazione, e in questo caso Danesi Atelier e lo studioJimu Design si sono coadiuvati vicendevolmente.

Anche per il 2016 MDW, ha inserito nella ricca esposizione i gioielli unici di Silvia e Laura Danesi, potrete quindi assaporare dal vivo l’esito della lunga ricerca su forma e materiali di chi è approdato all’oreficeria dopo un percorso in ambito artistico-performativo.

Una delle due designer a Macao in Cina

Una delle due designer a Macao in Cina

 

Le creazioni sono molto diverse tra loro nella necessità di una ricerca polimaterica, e attingono sia alla tradizione orafa che all’arte contemporanea.

E’ dal 2003 che Danesi Atelier coadiuva il lavoro di diversi artisti provenienti dal campo della musica e della danza. L’idea fondante è sempre stata quella di realizzare opere non solo da esporre o installare nell’ambiente, ma da fare vivere sulla pelle, intimamente vicine alla personalità di chi le indossa. Erano progetti per abiti-scultura principalmente in metallo e cuoio, da mettere in mostra sole ma pronte a prendere vita insieme alle sembianze umane.

Un pezzo unico della serie Non Finito, design Danesi Atelier

Un pezzo unico della serie Non Finito, design Danesi Atelier

 

Partendo da queste idee un periodo è interessato a produzioni video dove le arti performative si fondono in performances multimediali cresciute sotto l’ideale dell’opera d’arte totale, attenta alla contaminazione costante.

Da questa visione inizia il lavoro sulla gioielleria, superando l’idea di design industriale per puntare al pezzo d’arte in edizione limitata, dal pezzo unico fino al massimo di 100 riproduzioni per modello corredato ciascuno di documento di certificazione, e si progettano e realizzano anche linee in esclusiva per i clienti più esigenti.

L’ispirazione viene dalla storia del’arte dall’antichità al novecento: forme scolpite sulla cera che diventa gioiello con una grafia di un carattere personale, impressa sulla superficie attraverso incisioni, scalfiture o fiammeggiature. E’ un concept che lega la polimatericità al gesto nella sua unicità, che infine affida la finitura dei pezzi ai grandi maestri artigiani torinesi come ceramisti, orafi e pellettieri.

Allestimento presso la manifestazione a Macao

Allestimento presso la manifestazione a Macao

 

La collezione Shapes si ispira agli elementi naturali, in particolare alla vegetazione, dalla grafia contemporanea delle cortecce alla forma tortuosa e sinuosa delle radici dalla rievocazione primitiva.

Si divide in due serie: Non Finito e Sintesi.

Non Finito comprende gioielli soprattutto in bronzo, il materiale per eccellenza della scultura, che rimanda alla poetica del suo indimenticabile interprete, Michelangelo. Il non finito anche qui esprime la condizione tormentata dello spirito che lotta con la materia, nella sua manifestazione. E’ il fuoco primitivo sul metallo nella fusione grezza associata alla finitura precisa.

Non Finito, Danesi Atelier

Non Finito, Danesi Atelier

 

Il fuoco è evocato dal mantenimento dei colori della fusione mentre vediamo una finitura lucida o diamantata come guizzi di luce solo su alcune parti. I prototipi sono scolpiti direttamente sulla cera, dando un’impronta emotiva unica attraverso la scalfitura o fiammeggiatura, segno che si riproduce poi sulle fusioni.

La serie Sintesi invece stilizza le forme naturali, come ben esprime il nome. Si caratterizza per parure studiate sull’equilibrio della composizione. la realizzazione del prototipo sempre su cera modella e definisce con cura ogni linea curva, spessore o spigolosità

Il numero 902 è il nome del progetto e del brand creato da Sarpi Bridge nel 2015.

Analizzando le sue cifre capiamo la sua filosofia: “9 è gestazione, nascita di un progetto”, 0 è nulla, “dal nulla” , 2 è opposti, “grazie ai due opposti, Oriente ed Occidente”. Inoltre il numero romano corrispondente CMII contiene le iniziali del nome estesoChina & Made In Italy, perché si vuole indicare come dal legame del Made in Italy con la Cina possa rinascere il made in Italy.

Ad essere coinvolte certo sono solo eccellenze dei due paesi, per creare opportunità economiche e di scambio, creando oggetti di design e capi unici per qualità sotto il segno della collaborazione.

Un gioiello della linea Harmony, Danesi Atelier

Un gioiello della linea Harmony, Danesi Atelier

 

Danesi Atelier con Jimu Design della designer Yiping Zeng ha dato alla luce la collezione TIME- the necklace collection. Insieme per creare, partendo da punti di vista e modalità operative diverse, sotto il segno di due culture millenarie, una sfida e un dialogo aperto nella comprensione per la scelta stilistica o per l’utilizzo di una tecnica che è diventata una risposta concreta nella realizzazione di un oggetto culturale; esso è nato da due menti creative che pur restando fedeli alla propria concezione del manufatto,hanno unificato le personalità e le culture.

La collezione Fusione infine riedita in forma artistica le materie prime più preziose provenienti dalla Terra. Sono gioielli in metalli preziosi e pietra su base di ceramica, con disegni originali e realizzate dalle sapienti mani di artigiani de Il Sigillo d’Oro. Ci sono alcuni modelli prodotti in serie ma la lavorazione è per ogni pezzo curata nei dettagli in ogni fase della creazione, tale da rendere unico il risultato del prezioso decoro.

Michela Ongaretti

particolare di Obelisco, Carlini

MILAN DESIGN WEEK 2016. Un obelisco contemporaneo all’ingresso del Super Design Show

MILAN DESIGN WEEK 2016. L’obelisco contemporaneo di Maria Cristina Carlini all’ingresso del Super Design Show

Design Week 2016:  La scultura monumentale di Maria Cristina Carlini al Superstudio Più per il SuperDesign Show.

E’ giunta in redazione la notizia di un evento speciale che interesserà via Tortona, forse la zona più densa di eventi Fuorisalone a Milano. In quel contesto il SuperDesign Show di Superstudio Più avrà un ospite d’onore ad accogliere i visitatori, l’opera di Maria Cristina Carlini, per la prima volta esposta al pubblico dal 12 al 17 aprile.

Obelisco visto da vicino, foto di Mimmo Capurso

Obelisco visto da vicino, foto di Mimmo Capurso

 

L’Obelisco è stato realizzato alla fine dello scorso anno ed è impossibile non notarlo fin dall’ingresso, con il potente slancio verticale di oltre quattro metri, come se dalla terra lambisse il cielo. Una scultura monumentale che darà veste scenografica all’evento creativo più celebre e popolare dell’anno come la Design Week al 27 di via Tortona.

SuperdesignShow logo

SuperdesignShow logo

 

Si compone di un involucro in acciaio corten a proteggere l’anima in legno di recupero forato in alcuni punti: questi elementi testimoniano la ricerca accurata dei e sui materiali di tutto il percorso artistico della scultrice. Qui il legno è stato scelto in rappresentanza di un’idea del passato, materiale principe di manufatti antichissimi reperibile da sempre in natura senza grandi lavorazioni per renderlo utilizzabile, mentre l’acciaio corten si inserisce nel tempo presente proprio in virtù della necessità di una tecnologia che lo renda adattabile ad esigenze industriali o costruttive, e nella sua recente rivalutazione estetica oltre che igienica.

Obelisco di Maria Cristina Carlini presto visibile al Superstudio di via Tortona, foto di Mimmo Capurso

Obelisco di Maria Cristina Carlini presto visibile al Superstudio di via Tortona, foto di Mimmo Capurso

Questi materiali di differente sostanza e apparenza sono accostati per simboleggiare l’unione tra culture diverse, mostrando la possibilità di una convivenza pacifica e necessaria alla bellezza del mondo. Infatti i fori nelle imponenti travi richiamano il ricamo che solo le diverse componenti culturalidel mondo possono tessere, essi creano una trama,una rete in cui ognuna è coinvolta come elemento unico e insostituibile.

Ci si potrà avvicinare alla solida base, con la sua forma esagonale ancora la scultura al terreno ed evidenzia la tensione verso l’alto, come un albero dalle radici sicure che cresce con i suoi rami per diventare sempre più grande in futuro. Ha un valore quindi propiziatorio e fiducioso di un’evoluzione positiva della società.

Particolare dei materiali di Obelisco, foto di Mimmo Capurso

Particolare dei materiali di Obelisco, foto di Mimmo Capurso

 

Obelisco rappresenta inoltre i due aspetti principali del fare arte di Maria Cristina Carlini: lo stile essenziale e l’idea del movimento nelle forme in armonico equilibrio, e l’ispirazione sia artistica che morale alla Natura, fonte inesauribile di modelli.

Dalla Natura dipende infatti l’equilibrio della vita sul nostro pianeta, e dal nostro comportamento dipende la sua sopravvivenza. Nelle opere dell’artista irimandi agli elementi naturali sono numerosi, ed essi dialogano tra loro, all’interno di uno stesso lavoro, e con l’ambiente espositivo che li accoglie.

Lo slancio verticale di Obelisco, artista Maria Carlini, foto Mimmo Capurso

Lo slancio verticale di Obelisco, artista Maria Carlini, foto Mimmo Capurso

 

Per Obelisco esempio morale è infatti l’albero, nel suo crescere se adattato al terreno circostante ed ad esso fa riferimento la struttura verticale della scultura.

L’attività della scultrice inizia a Palo Alto in California dove inizia a lavorare il grès, per poi allargare la pratica artistica a diversi materiali come il ferro, l’acciaio corten, il legno e la resina.

A parte le mostre personali e collettive in diverse sedi pubbliche e private, nazionali e internazionali, le sue sculture monumentali si trovano in collezioni permanenti in Europa, America e Asia. Tra le più recenti citiamo La nuova città che sale per Expo 2015 presentata da Philippe Daverio.

Maria Cristina Carlini, opera monumentale La città che sale, per Expo2015

Maria Cristina Carlini, opera monumentale La città che sale, per Expo2015

 

In Italia abbiamo avuto numerose pubblicazioni sull’artista, per cui ricordiamo lecase editrici Mudima e Skira, e influenti critici hanno scritto di lei: Luciano Caramel, Claudio Cerritelli, Martina Corgnati, Gillo Dorfles, Carlo Franza, Flaminio Gualdoni, Yakouba Konaté, Elena Pontiggia.

Michela Ongaretti

Design ecosostenibile nell'edizione 2011 del Fuorisalone in Cascina Cuccagna copia

Anteprime Fuorisalone 2016 Failures- Process Beyond Success alla Cascina Cuccagna

Anteprime Fuorisalone 2016  Failures- Process Beyond Success alla cascina Cuccagna

2016 Milano Design Week: Failures Process Beyond Success alla Cascina Cuccagna.

Non abbiate paura di sbagliare. O meglio non pensiate che da un errore non possa nascere una grande idea. E’ quello che hanno espresso Raumplan e ACCC – Associazione Consorzio Cantiere Cuccagna con il progetto Failures per il Fuorisalone 2016, con il patrocinio della Regione Lombardia.

Failure - Fuorisalone alla Cascina Cuccagna

Failure – Fuorisalone alla Cascina Cuccagna

 

Ad ospitare l’esposizione gli antichi ambienti restaurati da poco della Cascina Cuccagna, in zona Porta Romana, un tempo corte agricola “cittadina” con i suoi oltre 4000 mq, oggi luogo ideale per parlare di ecosostenibilità e risorse agricole, con il suo orto e il mercato settimanale di prodotti biologici, con i suoi sempre interessanti contributi culturali alla settimana del design milanese. Durante il Fuorisalone è infatti sempre intensamente popolata di visitatori, anche stranieri visto che il New York Times la segnalava tra le cose di rilievo da vedere a Milano durante Expo.

La corte della Cascina Cuccagna, Milano

La corte della Cascina Cuccagna, Milano

 

La curatela della mostra va a Raumplan, gruppo di architetti, giornalisti, designer e filosofi dedicati ad organizzare, produrre e promuovere eventi culturali. Ha ideato la piattaforma online Raumplan.info: spazio multidisciplinare per la condivisione di contenuti per la critica e la ricerca, da tutti consultabile anche con una selezione di progetti connessi alle arti visive.

Design ecosostenibile nell'edizione 2011 del Fuorisalone in Cascina Cuccagna copia

Design ecosostenibile nell’edizione 2011 del Fuorisalone in Cascina Cuccagna copia

 

Il Fuorisalone 2016 alla Cascina Cuccagna di via Muratori tocca l’argomento all’apparenza impopolare e respingente: il fallimento nell’arte e nel design. Seguendo da vicino le vicende sul tema capiamo invece che gli stessi progetti falliti, o azioni mancate, sono stati step imprescindibili al successo. Solo a partire da un errore sono nate grandi intuizioni o stimoli verso una cambiamento di direzione della ricerca intrapresa.

Restando nell’ambito del design quello che si propone è un viaggio nei suoi retroscena, nei percorsi del progetto non sempre lineari, a volte persino imprevedibili: potremo quindi vedere esempi di famosi flop, pezzi unici, prototipi e autoproduzioni d’ avanguardia.

Failures in Cascina Cuccagna, esempio di Mendini per Venini

Failures in Cascina Cuccagna, esempio di Mendini per Venini

 

Nella sala grande del primo piano, detta “Galleria” troveremo quindi una mostra collettiva allestita con pezzi unici di grandi maestri del design italiano ed internazionale comeEttore Sottsass, Marco Zanuso, Alessandro Mendini, Anna Castelli, Aldo Rossi e Richard Sapper, raccolti anche grazie alla collaborazione di brand di successo e prestigio come Kartell e Alessi.

Un'immagine della mostra Goodesign-Fuorisalone2015

Un’immagine della mostra Goodesign-Fuorisalone2015

 

Inoltre altri importanti designer odierni come Francesco Faccin e Riccardo Blumer incontrano il pubblico per parlare del proprio approccio progettuale e mostrano prototipi esemplificativi delle diverse fasi di ricerca.

Come spiega bene il titolo di questa iniziativa alla base della comprensione di un successo c’è sempre un procedimento, un processo attraverso il quale la creatività si incontra con la fattibilità, e la sperimentazione di ciò che è possibile idealmente, in pratica il rischio di creare qualcosa di sbagliato o inutile per una funzione, può generare un nuovo oggetto per una nuova funzione.

Failures in Cascina Cuccagna, esempio di Sottsass per Alessi

Failures in Cascina Cuccagna, esempio di Sottsass per Alessi

 

Di solito si mostra l’opera ben riuscita, per le sue qualità, così che spesso questa logica ha censurato lo sbaglio e la sua consapevolezza rivolta a cambi di rotta repentini. Mostrare questi errori significa rivolgere l’attenzione al processo, attore protagonista nella genesi dell’opera, che nell’era del progetto comprende tutte le arti.

Michela Ongaretti

colorplay-veneta sedie

Anticipazioni Design Week 2016: il Fuorisalone di Veneta Sedie nel quartiere Isola

Anticipazioni Design Week 2016: il Fuorisalone di Veneta Sedie nel quartiere Isola

Anche quest’anno l’azienda di Padova Veneta Sedie parteciperà al Fuorisalone con un evento speciale il 14 e il 15 aprile in via Civerchio, in collaborazione con lo studio di interior design FZILa filosofia dell’evento è in linea con la mission del produttore,portare nel mercato italiano e mondiale il risultato di un’operazione che unisce il bel design Made in Italy al buon lavoro artigianale su un materiale antico e vitale come il legno, straordinario nella versatilità delle lavorazioni.
La collezione Colorplay di Veneta Sedie per esterni

La collezione Colorplay di Veneta Sedie per esterni

Il direttore Enrico Rosa ha scelto volutamente il quartiere Isola in Milano, la zona dove ancora è toccabile con mano la presenza delle botteghe artigiane, di una città che un tempo era molto più costellata di laboratori e piccole imprese fabbricatrici. Qui si trovano o sono rinate alcune attività e all’interno di una bottega artigianale, il laboratorio Cagliani, si terrà l’evento “Il futuro è l’artigianato – la forza della tradizione muove l’innovazione”.

futuro artigiano-micelli

Ispiratore di queste giornate è il libro di Stefano MicelliFuturo Artigiano. L’innovazione nelle mani degli italiani, dove si spiega che il filo rosso che lega il made in Italy di successo oggi, dalle macchine di precisione alla moda, dai grattacieli a pezzi di design in edizione limitata, è il lavoro artigiano, alla base di tutte quelle realizzazioni. Ad esso la nostra cultura non dà il giusto rilievo, mentre sono moltissime le realtà in Italia dove si trova ad essere l’ingrediente essenziale per lo sviluppo qualitativo ed innovativo. Nel volume si parla degli esempi dati da tutte le situazioni e i modi in cui l’eredità delle tecniche tradizionali sta dando futuro all’economia e al suo lancio nel mercato internazionale. Un racconto del mondo artigiano italiano, poco noto ai più, e fuori dai confini, per riflettere sul merito reale e sulle reali opportunità di crescita della nostra creatività.

Veneta Sedie. La selezione della materia prima

Veneta Sedie. La selezione della materia prima

 

Sempre secondo Micelli il lavoro dell’artigiano viene spesso associato al valore della perizia tecnica intesa come continuazione di valori tradizionali, tramandati di generazione in generazione, e slegata quindi da una necessità di innovare il linguaggio e la tecnica costruttiva di un oggetto funzionale.

Nel linguaggio comune poi non sempre l’aggettivo “artigianale” ha connotazioni positive, spesso descrive un prodotto sommariamente realizzato, mentre se si coinvolgono le vere e proprie figure del “ maestro d’arte” o la “maestria artigiana”, si rimanda alla “piena padronanza delle tecniche e delle conoscenze dell’artigiano e che suggeriscono un costante impegno al miglioramento di sé e del proprio lavoro”, questo perché è sopravvissuta in Italia una nutrita schiera di persone che continuano una tradizione e una passione per il bello e ben fatto cercando di inventare forme nuove e raffinando delle tecniche costruttive.

Un salotto Veneta Sedie nel contesto di un hotel di lusso

Un salotto Veneta Sedie nel contesto di un hotel di lusso

 

Al centro dell’operato di Veneta Sedie sta in effetti il saper fare coniugando tradizione e innovazione, a partire dalla lavorazione del legno. Insieme allostudio FZI si presenta quindi nel quartiere Isola un esempio di modelli unici, dall’estetica accattivante pur libera da tendenze passeggere, realizzati da chi ha saputo unire sapienza artigianale e tecnologica.

L’azienda nasce proprio dallavoro artigiano di Giannino Rosa nel 1962, dedicato a sedie e dondoli in legno. L’espansione dell’attività grazie al boom economico permette l’apertura nel 1976 del primo showroom, ancora esistente a valorizzare storia ed estetica dei prodotti. Nel 1986 la svolta decisiva avviene con la costruzione delprimo stabilimento, tutt’ora cuore pulsante della produzione Veneta Sedie. Nel 1996 nasce Veneta Sedie Trading con sede a Merlara, un nuovo stabilimento per le necessità di magazzino, la nuova divisione per la commercializzazione dei prodotti finiti, e un aggiunta per lo spazio produttivo. Il mercato si sta evolvendo e a questo si adattano e ampliano le creazioni.

Alcuni modelli di punta di Veneta Sedie

Alcuni modelli di punta di Veneta Sedie

 

Nel 2004 Veneta Sedie si apre al mondo del web e si rinnova nella gestione aziendale; quando poi arriva l’ondata di crisi della fine del decennio, il momento è occasione di riflessione sulla consapevolezza delle potenzialità, e nel 2013 si sceglie di mantenere la stessa qualità e continuare a produrre in Italia, incrementando la formazione ricerca continua del personale. Il 2014 segna l’arrivo di nuove soluzioni con il catalogo Top10: una selezione di 10 prodotti di punta commercializzati taylor made, la produzione sartoriale da progettarsi con il cliente, incontrando i suoi gusti e le sue esigenze.

Una sala dell'hotel Chateau Monfort a MIlano, arredo di Veneta Sedie

Una sala dell’hotel Chateau Monfort a MIlano, arredo di Veneta Sedie


Nel 2015 nascono le nuove collezioni Luxury, Shabby Chic e Color Play
, tre stili differenti interpretati attraverso le finiture e i rivestimenti.

Veneta Sedie è composta da due divisioni: Production, che realizza sedie al grezzo e Trading per la rifinitura. Grazie a questa doppia anima la produzione propriamente artigianale che fa uscire dallo stabilimento una sedia al giorno, convive con quella in serie da migliaia all’anno: in questo modo non si è persa l’identità delle origini pur rimanendo forti sul mercato contemporaneo.

 La passione e la conoscenza tecnica restano i valori attorno ai quali è cresciuta Veneta Sedie, la cura per l’oggetto in questo modo è definita nei minimi particolari aggiornando l’estetica di prodotti nati nel cuore della tradizione, e destinati anche al gusto estero, grazie appunto al know how di maestri artigiani e ai designer e creativi del Centro Stile che arricchisce e personalizza l’originaria bellezza del legno naturale, sempre con lo sguardo rivolto alle tendenze del momento.

Le migliori qualità di legno e gli altri materiali pregiati sono al servizio della rivisitazione della tradizioneper oggetti dal gusto schiettamente contemporaneo: parliamo di sedie, poltrone, divani, panche, sgabelli, tavoli e complementi come madie consolle, comò.

La bottega shabbychic di Veneta Sedie

La bottega shabby chic di Veneta Sedie

 

La produzione taylor made che si offre al cliente Contract permette inoltre la personalizzazione e il custom design: questo è il nucleo artigianale dell’azienda, dove la ricerca per la soluzione più congeniale per il cliente incontra la voglia di sperimentare.

Nell’evento del Fuorisalone 2016 vedremo quindi in Veneta Sedie un esempio di incontro felice tra tecnologie costruttive nuove e pratica artigianale; quest’ultima caratteristica, osannata dal volume di Micelli, tipica della qualità tutta di casa nostra, è caratterizzata dalla consapevolezza della sua importanza e quindi attenta alla conservazione del sapere. Veneta sedie si dimostra un caso emblematico in questo, dato che i suoi oggetti pratici e funzionali, come il design più di successo ci ha abituato dal ventesimo secolo, nascono anche dal confronto con un prezioso archivio presente nella sede, di tutti i modelli prodotti negli anni con disegni e fotografie originali.

IL Futuro è l’artiginano- la forza della tradizione muove l’innovazione. Presso Laboratorio Cagliani, via Civerchio 5. 14 e 15 aprile dalle ore 18.00 alle ore 22.00

Michela Ongaretti

nhow

Hotel nhow Milano, arte e design a confronto

Hotel nhow Milano, arte e design a confronto

La hall dell’hotel nhow a Milano

Hotel nhow via Tortona 35, showroom permanente, galleria d’arte e design. E’ dalla sua fondazione uno dei protagonisti della settimana del Fuorisalone, nella zona calda di via Tortona, e il luogo dove con certezza si trovano e si troveranno novità nell’ambito del design con la garanzia di una ricerca che coniuga l’aspetto estetico alla funzionalità, stiamo parlando del nhow hotel a Milano. Non è soltanto un albergo dall’innovativo design ma un luogo che ospita per tutto l’anno mostre site specific con opere d’arte e pezzi di design.

Devo ammettere che nella mia esplorazione di luoghi e persone impegnate nella promozione dell’arte ho incontrato poche figure femminili, ho quindi trovato con piacere in Elisabetta Scantamburlo, l’art director di hotel nhow da marzo 2007, un esempio di eccellenza. Mi ha accolto con tutta la sua professionalità per rispondere alle mie domande sulla peculiarità di questo luogo, il cui nome è legato alla ricca selezione del progetto espositivo.

Mi spiega che nhow Milano nasce nel settembre del 2006 con la vocazione dell’hotel galleria da un’idea di Emanuele Garosci, creatore anche di Palazzina Grassi a Venezia: per la catena NH in Europa la famiglia nhow è la più creativa dove ogni struttura si lega al concetto di creatività della città ospitante, con design personalizzato e con i colori del logo a riprendere questa visione. Ad esempio a Milano l’arancione richiama il colore del tipico tram milanese, la mitica vettura del 1928 ancora in uso. Il tipo di creatività privilegiata a Berlino è invece la musica, c’è persino uno studio di registrazione interno, con l’interior design curato da Karim Rashid nel 2011, tema portante a Rotterdam nel 2014 è invece l’architettura e il suo colore il rosso. Le prossime aperture saranno a Santiago del Cile, Amsterdam e Londra.

L'interior del bar di Karim RashidL’interior del bar di Karim Rashid

A Milano la presenza dell’hotel nhow si ricollega anche alla storia del quartiere, come già ho avuto modo di vedere per Superstudio, infatti l’edificio ha assunto la funzione attuale dopo l’abbandono di General Electrics alla fine degli anni novanta ma si è cercato di mantenere lo spirito della fabbrica nella ristrutturazione, vediamo infatti all’ingresso al piano terra il pavimento in cemento, i pilastri originali dal piano terra al quarto e ultimo piano, e scoperte da una pavimentazione in vetro le fondamenta davanti agli ascensori.

La doppia funzione di hotel-galleria garantisce un ambiente accogliente fin dall’ingresso, dove catturano la mia attenzione i lampadari colorati in metacrilato di Jacopo Foggini, gli stessi del corridoio-bar riarredato da Rashid nel 2013.

Nella selezione si tende a privilegiare la promozione di giovani ed emergenti anche se di volta in volta il discorso cambia a seconda delle tematiche. Tutto l’ambiente è pervaso da un’atmosfera accattivante, colorata, lieve e giocosa anche quando le opere toccano le corde di emotività profonde, ma è soprattutto nelle aree interessate al design che l’impostazione è giocosa, da vivere, dove i pezzi si possono toccare, vivere.

Un corridoio non proprio qualunque, nhow hotelUn corridoio fuori dal comune all’hotel nhow

La linea curatoriale può essere suggerita dal lavoro di uno degli artisti, che sono dieci come pure i designer coinvolti, oppure Elisabetta Scantamburlo si fa ispirare da quello che succede attorno; ad esempio a novembre Milano sentiva la fine diExpo, la necessità di ritrovare le forze e riappropriarsi di spazi di raccoglimento, da qui nasce Silences con opere che accolgono l’idea di una condizione più intima.

Lungo il percorso si costruisce una logica al racconto che lega le creazioni, ed esso vuole sempre far convivere arte e design in primis, spesso come accennato con la struttura preesistente, attraverso degli abbinamenti che sono logici, cromatici o di forma. Per i designer alcune presenze sono diventate collaborazioni più continuative come nel caso della coppia italo/greca di designer CTRLAZK che ha proposto le ormai famose tazzine divise a metà e incollate, che Seletti ha deciso di produrre.

seletti-hybrid-piatto-piano-isaura_1Hybrid di Seletti, design CTRLAZ

Sono sorpresa quando mi racconta dell’abitudine di nhow Hotel di organizzare prima dell’apertura di una mostra un giro perlustrativo per tutto lo staff. Anche i cuochi o le signore che riordinano le stanze sanno di trovarsi in un luogo reso speciale dal talento, dalla sua joie de vivre nel quotidiano condiviso, e chiaro segnale dell’organicità dell’organizzazione come quando lo chef Luca Molteni pensa per le vernici a dei fingerfoods sul tema della mostra.

Tra gli eventi imminenti ci sarà Art Night Out 2016, l’evento serale “fuori”Affordable Art fair 2016, dislocato in varie realtà milanesi tra gallerie e studi d’artista, che coincide quest’anno con il finissage della mostra Silences: in pratica l’hotel sarà aperto fino alla mezzanotte e le opere in vendita rientreranno nei parametri della fiera nata per avvicinare anche i piccoli collezionisti. Si spera poi che l’arrivo del nuovo direttore Giovanni Testa ripristini l’usanza dell’ aperitivo ogni settimana, e a settembre nhow hotel compie 10 anni….ci aspettiamo un party speciale!

Silences al nhow hotel, design di Alborno e Grilz (1)Silences di Alborno e Grilz

A questo punto la mia curiosità è troppo forte per non chiedere qualche anticipazione sul Fuorisalone 2016 e sono felice di sapere che verterà sul tema a me caro dell’ecosostenibilità. Non è una novità qui al Nhow dato che sono alla sesta edizione del premio IO riciclo TU ricicli, sul design costruito con materiali di riciclo, nella grande sala Madrid si ospiterà Natura Donna Impresa, iniziativa sul mercato animato al femminile soprattutto nel mondo fashion e gioielli, Poi vedremo Ineke Otte con le sue stravaganti collane in plastica; e Pol Quadens con le sue sculture/sedute in metallo.

Una delle creazioni di Ineke Otte, presto in mostra presso nhow hotelUna delle creazioni di Ineke Otte, presto in mostra all’hotel nhow

L’’hotel stesso ha garanzie riguardo l’ecosostenibilità: è stato il primo in Italia ad ottenere la certificazione ISO 50001 per l’efficienza energetica,ed ha la ISO 14001per rispetto ambientale: il 100% dell’energia interna, dalla lampada al forno al frigorifero viene prodotta da fonti rinnovabili certificate. Inoltre: l’80% delle lampade sono a LED e tutte le utenze idriche sono controllate con flussaggi; vige una ottica di monitoraggio di tutti i consumi da ben cinque anni e si è intrapreso un 5YPlan certificato da KPMG.

Michela Ongaretti

Aqua Creations negli spazi di Superstudio Più durnate il Fuorisalone 2011

Superstudio Più in via Tortona: una location nella Storia di Milano e del Fuorisalone

 

 

Superstudio Più in via Tortona: una location nella Storia di Milano e del Fuorisalone

A Milano Aprile significa Fuorisalone, oltre che Salone del Mobile: l’attenzione è sul design ovunque, anche per chi solitamente non se ne cura, perché sinonimo di mondanità e curiosità verso la bellezza o l’innovazione. In questa settimana molti occhi sono puntati sul distretto di via Tortona, e tutti pensano a Superstudio Più come location d’eccellenza, che catalizza interesse verso la sua vastissima esposizione.

Il Temporary Museum for New Design al Superstudio Più, edizione 2011

Il Temporary Museum for New Design al Superstudio Più, edizione 2011

 

L’ho sempre trovata memorabile per tre fattori: la qualità con cui sono selezionati ogni anno gli espositori; la continua attività che rende il 27 di via Tortona un crocevia di personalità e prodotti nei vari ambiti del progetto contemporaneo, dalla moda al design e all’architettura, alla comunicazione in diverse occasioni durante l’anno; la superficie molto ampia e duttile dell’ ex edificio industriale, adattabile a diverse esigenze espositive, permettendo la presentazione di una vasta gamma di oggetti e complementi.

La settimana del Salone del Mobile e del Fuorisalone 2016 vedrà presso Superstudio Più la seconda volta di SuperDesign, il format pensato come forma autoriale per raccontare l’innovazione e l’estro dei protagonisti del design.

Islamopolitan al Superdesign Show 2015

Islamopolitan al Superdesign Show 2015

 

Il tema dell’anno è WHITE PAGES, interpretabile in vario modo quale spunto di riflessione per gli espositori nella scelta delle creazioni. Si allude a quello che ancora non è stato scritto, e si invitano le aziende e i designer partecipanti a pensare al modo in cui si possono costruire oggetti per i bisogni di domani, anche con progetti sperimentali.

La storia di Superstudio Più partecipa a quella di un’area di Milano le cui trasformazioni sono determinanti per la vita creativa cittadina, fiore all’occhiello e punto di attrazione internazionale.

Nel 1979 Flavio Lucchini lasciava la di direzione la Condé Nast, e fondava con la moglie giornalista Gisella Borioli la nuova casa editrice Edimoda in in piazza S.Eusebio. Al suo interno l’aveva dotata dei primi studi fotografici multipli, per le proprie pubblicazioni e per le aziende che ne richiedevano l’uso. Era una grande novità perché allora si tendeva a realizzare i servizi in esterno, mentre Lucchini intendeva fotografare gli abiti come pezzi di design,e creava quindi uno stileinsieme ad un bisogno di spazi e luci adeguati.

Aqua Creations negli spazi di Superstudio Più durnate il Fuorisalone 2011

Aqua Creations negli spazi di Superstudio Più durnate il Fuorisalone 2011

 

Un luogo congegnale a questo sviluppo fu trovato in via Forcella, una trasversale di via Tortona, e nei capannoni tra il civico 7 e 13 nacque Superstudio nel 1983 in collaborazione con il fotografo Fabrizio Ferri. Era la “cittadella dell’immagine “ per rendere Milano “un pò più internazionale” per Lucchini, con suoi 18 studi fotografici: aperta ai creativi del settore impegnati prima in studi privati, una scuola per la fotografia, modeling, un’agenzia di produzione giornalistica, studi di produzione e post-produzione, un guardaroba per importanti testate, agenzie fotografiche, oltre a ospitare lo start-up di molte nuove testate e di free-press, essa cresceva quando le attività industriali si spostavano in zone più periferiche e gli edifici una volta occupati venivano smessi e venduti.

Superdesign Show 2015, design di Ivanka copia

Superdesign Show 2015, design di Ivanka

 

Le società diventano due nel 1990, con 13 studi Superstudio13 di Lucchini e Borioli, e Industria Superstudio con i sei studi di Ferri, e intanto il quartiere intorno stava cambiando, accelerando la sua riconversione in attività creative dove gli artigiani rimasti vendevano spazi alle case di moda internazionali, e dove sono oggi presenti diversi showroom, redazioni, scuole di formazione nell’ambito come Image Investment e l’Istituto Italiano di Fotografia.

Nel 1999 l’enorme complesso dell’ex Ansaldo inizia ad esser riqualificato per diventare il Mudec con Chipperfield mentre la General Electrics libera lo stabile al civico 27 di via Tortona come già era accaduto al 33 e 35. Di fronte all’ Ansaldo, Luchini e Borioni trasformano quel complesso in un nuovo polo per la creatività e gli eventi, e lo chiamano Superstudio Più a rafforzare l’idea originaria, foriera di grandi cambiamenti.

Red Star Macalline per SuperDesign Show 2015

Red Star Macalline per SuperDesign Show 2015

 

Nell’edificio la ristrutturazione era necessaria perché la suddivisione era troppo rigida per l’utilizzo come studio televisivo o per eventi affollati, e procede a zone. Nel capannone centrale i pilastri sono sostituiti dai colonne sottili e viene eliminato il tetto a shed tipico della fabbrica, su progetto dell’architetto Giorgio Longoni. Poi il magazzino retrostante diventa una palazzina nuova con una vetrata originale secondo la visione di Lucchini e dell’architetto Marco Sironi; in seguito la struttura a shed con affaccio diretto su via Tortona muta radicalmente per mostrarsi ora come l’edificio in vetro e acciaio su due piani. Last but not least le cabine elettriche su strada e un box sono ora una galleria d’arte su due piani, con la passerella sopra a via Tortona, e la vecchia portineria diventa la direzione con uffici, sopraelevata di due piani.

Temporary-Museum-for-New-Design-2009-Digital-art-SUPERSTUDIO-by-Flavio-Lucchini

Temporary Museum for New Design 2009-Digital art SUPERSTUDIO by Flavio Lucchini

 

Oggi il complesso dal nitido eppur armonioso innesto di architetture ha più di 5000 mq usati come uffici da società del mondo della moda e suoi servizi collaterali, ma il motivo per cui fa parlare di sé sono gli oltre diecimila metri quadri per le diverse espressioni creative, dall’evento White durante le Settimane della Moda a (con)TemporaryArt in concomitanza con il Miart, al MilanoYogaFestival. Durante il Fuorisalone con SuperDesign Show con il Temporary Museum for New Design, Superstudio Più è un universo che attira a sé energia ancor più concentrata che negli showroom e aree adibite a temporary gallery in tutta la zona di via Tortona.

Sakè Bar con OLED Kaneka, installazione nel 2011 a Superstudio Più

Sakè Bar con OLED Kaneka, installazione nel 2011 a Superstudio Più

 

Sono dieci sale indipendenti ma con possibilità di unione a seconda degli eventi: l’Art Point, lil Central Point, e poi Gallery, Loft, Day-Light, Lounge, Dance, Art Gallery, Basement 1, Basement 2, bar ristorante e giardino con le enormi sculture in ferro e acciaio di Flavio Lucchini. Al 27 bis si trova MyOwnGallery, le ex cabine elettriche, voluta da Gisella Borioli dove si producono eventi e attività di scouting per l’arte contemporanea, con particolare risalto alla street art e ai punti di contatto tra arte, moda e design, mentre nel basement si può visitare Under Gallery, galleria-archivio delle opere di Lucchini.

Installazione di Mini negli spazi aperti di Superstudio Più ad Aprile 2011

Installazione di Mini negli spazi aperti di Superstudio Più ad Aprile 2011

 

Vi lascio qualche anticipazione su SuperDesign 2016, senza entrare nel merito degli espositori, e senza guastare la curiosità primaverile.. Solo un accenno alle proposte che puntano su ricerca, straordinario nel quotidiano, sulla possibilità di scelta e sulle contaminazioni, Partendo dalla consapevolezza di tutto ciò che è già stato, e che stiamo assistendo all’evoluzione dell’habitat per il genere umano e per le sue regolescardinate a favore di qualcosa che ancora è in fase di definizione, si chiede di dare un esempio di commistione tra parametri estetici e operativi come classico e avanguardia, industria e artigianato, semplicità e meraviglia tra installazioni museali, padiglioni nazionali, start up, self-design con il pensiero rivolto ai futuri bisogni, le cui soluzioni progettuali non sono ancora scritte.

Superstudio Più, via Tortona 27 Milano

Michela Ongaretti