Particolare di un dipinto in mostra alla galleria Rubin

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella alla Galleria Rubin. Landness

Presso la galleria Rubin in via Santa Marta è in corso la mostra Landness di Maurizio L’Altrella. Assolutamente da visitare prima della chiusura del 9 giugno, per l’alta qualità dei dipinti ad olio di un artista che attraverso il colore restituisce materialmente un’atmosfera atemporale ed eterea, portatrice di una bellezza solenne.  Accompagna l’esposizione un testo critico di Emanuele Beluffi, illuminante dell’universo immaginifico della pittura a cui si riferisce.

 

Landness. Un dipinto di maurizio L'altrella in mostra presso la galleria Rubin

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella. In mostra con Landness alla Galleria Rubin, Second interaction between rabbit jack, snake plissken and the primal garden, 2016

 

Non sono per numerosissimi i lavori nelle due sale della galleria, e questo garantisce una fruizione lenta, come è giusto che sia, del valore pittorico, del rapimento materico e dello stimolo al pensiero nell’osservatore. Sono dipinti degli ultimi anni, scelti insieme ai galleristi per creare un’antologia dell’ultima tappa stilistica di una ricerca in continua evoluzione. Emergono due risultati della ricerca personale dell’artista, due elementi fondanti: la scelta di rappresentare quasi sempre animali e l’uso maturo e consapevole del colore, entrambi dedicati a formare un universo squisitamente esoterico.

La prima volta ho visto i dipinti di Maurizio L’Altrella in foto. Ero colpita da come la luce continuasse a riverberarsi attraverso la composizione fluida del colore, anche se non lo stavo guardando dal vivo. Quando ho osservato davvero e da vicino quella superficie l’effetto vivido del colore ad olio confermava la prima impressione mediata dalla stampa fotografica, che riusciva comunque a identificare bene l’impronta di uno stile unico e molto personale della pennellata.

Il dato saliente più eclatante nel lavoro di questo artista riguarda proprio il colore, prima di tutto. Prima di ogni giudizio od osservazione sui soggetti, sul loro mondo descritto lasciando misteriose le loro azioni, esiste la materia di cui è fatto il pittore.

 

Landness. Il grande dipinto Golden calf di Maurizio L'Altrella in mostra presso la galleria Rubin

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella. Landness. Il grande dipinto nell’ultima sala, Golden calf, 2016

 

Potrebbe anche non esistere un disegno preparatorio tanto la potenza del colore riesce a costruire un senso e a creare un’immagine carnalmente presente, per quanto l’esistenza dei personaggi, figure umane e animali, si affacciano alla mente da un immaginario onirico vibrante, concreto ed irreale nello stesso tempo, per come essi nell’attimo in cui si presentano vividi si sfaldano e tendono a cancellarsi nel loro palesarsi. Pare quasi che rappresentino un processo mentale della visione pittorica: attraversino una dimensione spaziale che dalla mente del pittore giungono alla nostra osservazione per dichiarare la loro presenza mutevole, in un atto di metamorfosi perenne.

 

Il territorio del colore di Maurizio L'Altrella. Landness presso la galleria Rubin

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella. Due dipinti nell’allestimento della galleria Rubin, ph. Sofia Obracaj

 

C’è qualcosa di apocalittico nei quadri popolati spesso da uno o due soggetti, comuni nel nostro mondo ma spostati in un diverso territorio, quello ben descritto dal neologismo Landness, collocato oltre il visibile umano e terreno. Immagino essi in un mondo di sogno perché quella è solitamente una dimensione all’interno della quale noi crediamo di sentire delle sensazioni fisiche, ed è con questa sottile contraddizione che il pennello di l’Altrella fa muovere la mente dello spettatore, oltre che l’occhio che trova un senso estetico, raffinato dalla precisione della sua gestualità squisitamente coloristica. da una semplice osservazione approdiamo oltre il visibile, nel terreno spirituale e fortemente simbolico attraverso la materialità pura, che a sua volta si alleggerisce del suo peso fisico, acquisisce evanescenza nel gesto pittorico che cancella una precisa definizione delle forme anatomiche. In realtà non è il sogno ma più generalmente il trascendente ultra-terreno spiegato con gli strumenti sensibili.

 

Landness. Un dipinto ad olio di Maurizio L'Altrella in mostra presso la galleria Rubin

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella. Da Rubin in via Santa Marta a Milano. Eve turns away from the Earthly Paradise, 2016

 

Coerentemente con questo discorso cade la scelta degli animali come soggetti rappresentati: in primis come presenze di pura essenza, l’animale secondo le parole stesse di L’Altrella “E’”, e “Vive la luce e vive l’ombra senza giudicarle. L’animale vive la sua esistenza: non è né buono né cattivo, non si autodefinisce preda o predatore,l’animale è.” L’artista si sente unito in un rapporto di intesa intimo e profondo con gli animali, soprattutto con il cane, il suo soggetto privilegiato più rappresentato; descrive questa relazione “atavica”, cioè nel senso etimologico “trasmesso dagli antenati”, confermando così l’analisi che avvicina il significato simbolico degli animali alle filosofie religiose ed esoteriche arcaiche. Fin dalla culla delle civiltà a noi conosciute diversi animali hanno avuto una loro rappresentazione simbolico-religiosa per impersonificare personaggi soprannaturali o dei, in stretto legame con elementi naturali. L’Uomo si riflette nella Bestia come lo Spirito si identifica nella Natura: la potenza evocativa dei dipinti viene da questi rapporti antichi, nel mantenimento di una suggestione figurativa per giungere alla convinzione più universale di come la nostra sia una condizione di passaggio tra diverse dimensioni per cui “ tutti gli esseri viventi sono immortali” e… ciò che conta per un artista, più comprensibile attraverso l’estetica del colore.

 

Cani metafisici da Rubin fino al 9 giugno 2016. Maurizio l'Altrella

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella. Predominanza rossa per By fire, 2014

 

Soprattutto per la figura del cane la cultura religiosa dell’Antico Egitto è  un punto di partenza nella connessione dell’animale-simbolo con altre tradizioni, prima di entrare nell’universo personale del pittore, come mi spiega: “La visione di Anubi è molto stimolante ed è in relazione con Xolotl, che per gli Atzechi era un dio che aiutava le anime nel loro passaggio verso Mictlan. Xolotl, veniva definito anche stella della sera, protettore del sole. Il cane è sempre una presenza che fa da guida e protettore.”

 

Materia e spirito in un dipinto di maurizio L'altrella in mostra presso la galleria Rubin

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella. In mostra con Landness alla Galleria Rubin: Two dogs the moon and the Leviathan. Luna 3, 2016

 

E’ una nebbia atavica o futuristica quella da cui emergono e riaffondano i personaggi come evocati e rimandati indietro nel non-sensibile attraverso la pittura, evocati per materializzarsi come farebbe uno sciamano nell’evocare degli spiriti, solo che qui la presenza è tutt’uno con la sua dissoluzione, perché questo simboleggiano le figure, un ponte. Sono esseri simbolici comunicanti tra due mondi nel venire rappresentati non completi, distorti nella parte anatomica corrispondente ad una espressione, il volto, non confermando quindi la loro concreta e completa esistenza nel nostro mondo terreno. Come sciamani appartengono al qui ma non ora, ad ora ma non qui, in territorio di interregno che è Landness.

Forse aiuta la collocazione in questa dimensione “altra” il fatto che ogni dipinto vive di una predominante coloristica, in un dialogo vivace e di dipendenza tra figure e sfondo, che porta verso un’identificazione simbolica tra il colore e animale-sciamano rappresentato. Questo è vero da alcuni anni della ricerca di L’Altrella soprattutto da quando la tavolozza  è più luminosa e ampliata nelle cromie, come ha notato giustamente Beluffi , abbracciando una gamma più ampia di colori, e avvicinandosi maggiormente al loro valore simbolico codificato, quindi più accessibile e universale, aggiungo.

 

Landness. Un dipinto di maurizio L'altrella in mostra presso la galleria Rubin

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella. In mostra con Landness alla Galleria Rubin: Paul of Tarsus falls asleep and dreams IV, 2016

 

Se le figure rappresentate sono un ponte tra la dimensione terrestre e quella ultraterrena attingendo liberamente a diverse tradizioni iconografiche, è coinvolta anche la spiritualità religiosa più vicina a noi nel tempo e nello spazio: lo intuisco e poi comprendo quando guardo un quadro più piccolo nella prima sala, dove ad essere raffigurato è un cavaliere di nome Paolo, Paolo di Tarso. Resto ipnotizzata dalle pennellate che descrivono e celano il volto, per l’intensa suggestione materica che fa apparire una sembianza fantasmatica. La folgorazione del cavaliere colpisce anche noi che comprendiamo le parole dell’artista quando dice “i soggetti si sfaldano compenetrando lo spazio che li circonda, poiché sono particelle della stessa materia”, una materia corposa e fluida come solo il colore ad olio riesce ad essere, che anela all’infinito del territorio dello spirito. San Paolo continuerà per sempre quell’attimo di passaggio, per imprimersi di luce assoluta.

Da vedere: per uscire dalla galleria ottimisti. Un pittore  italiano che lavora molto all’estero può essere presentato in Italia, ed essere apprezzato su base meritocratica della sua ricerca disciplinare, della sua capacità di suggestionare attraverso l’uso del colore.

Michela Ongaretti

 

Una bella immagine di L'Altrella al Lavoro

Il territorio del colore di Maurizio L’Altrella. L’artista al lavoro nel suo studio

 

 

 

 

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Una rapsodia in bianco e nero con Nada Pivetta ed Enrico Cattaneo

Una rapsodia in bianco e nero con Nada Pivetta ed Enrico Cattaneo

E’ successo il 27 aprile 2016 a Milano.

Ha inaugurato la mostra Rapsodia, bipersonale di Nada Pivetta ed Enrico Cattaneo presso gli Eroici Furori di via Melzo 30.

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Due generazioni lontane, un uomo e una donna, la fotografia e la scultura, con le loro sperimentazioni come punto di contatto. La curatrice Silvia Agliotti spiega che il concetto di rapsodia è suggerito dagli scatti che Cattaneo ha realizzato sulle opere e nello studio dell’artista, entrata a far parte della collezione del Museo del ‘900: essi sono “spunti melodici quasi improvvisati” e nello stesso tempo narrazione di un processo che ha portato alla realizzazione delle sculture, come quelle presenti in forma antologica in galleria. Sono ceramiche che esibiscono una gloria materica frastagliata che pare fermata nell’atto di sbocciare, di aprirsi.

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Un ulteriore e reciproco passaggio di “congiunzione” è evidenziato nello studio preparatorio della scultrice nella prima sala, a richiamare la vocazione al bianco e nero del fotografo, lui che ha ritratto nella lunga carriera le espressioni dei grandi artisti del novecento come Fontana, Beuys, Boetti e Munari, solo per fare alcuni nomi. Quell’inchiostro su carta pare complice nella forma degli ultimi “esperimenti” vicini alla pittura di Cattaneo, intitolati “germinazioni”: acidazioni su carta fotografica incredibilmente attinenti alla poetica di una natura in “migrazione” di Nadia Pivetta. I loro riflessi metallici sono cangianti al punto di trasformarsi ancora nel corso del tempo? Domanda legittima della curatrice, alla quale il fotografo con candore risponde con l’augurio di un no. L’impressione fissata risponde al risultato desiderato, il pensiero sulla mutevolezza si esprime sempre nella visione di un attimo infinito, di uno scatto.

In mostra fino al 20 maggio

Michela Ongaretti

Fotografie di Sofia Obracaj

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Kyoko Dufaux, 2015, La scimmia e il pino, acrilico su tela

Gravitazione. Juryoku. Tre artiste giapponesi a confronto presso Paraventi Giapponesi-Galleria Nobili a Milano

Gravitazione. Juryoku. Tre artiste giapponesi a confronto presso Paraventi Giapponesi-Galleria Nobili a Milano

Akiko Kurihara, Ayumi Kudo, Kyoko Dufaux  alla  Galleria Paraventi Giapponesi di via Marsala 4 a Milano  Aperta fino al 30 gennaio 2016. Indirizzo: via Marsala 4 .

 

Una passeggiata nella zona di via Solferino mi ha fatto scoprire la galleria Paraventi Giapponesi, dove sono stata accolta da Raffaella Nobili per la visita alla mostraGravitazione. Juryoku. 重力, a cura di Matteo Galbiati e costituita dalle opere dalle tre artiste Akiko Kurihara, Ayumi Kudo e Kyoko Dufaux.

Kyoko Dufaux, 2015, La scimmia e il pino, acrilico su telaKyoko Dufaux, 2015, La scimmia e il pino, acrilico su tela

Raffaella e Alessio Nobili hanno aperto lo spazio nel 2006 per occuparsi esclusivamente di arte nipponica: ha infatti il nome di un oggetto identificativo della delicatezza decorativa del sollevante; e di questa grazia riflessiva continua a nutrirsi la mia memoria. Consiglio quindi fino al 30 gennaio la visita alle opere delle tre creative residenti da diversi anni in Europa, operanti nell’ambito del design, dell’illustrazione e della scultura.

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paraventi-giapponesi-paravento-con-peonie-e-uccellini-della-collezione-nobili-periodo-edo-inizio-xix-secolo-particolareParavento con peonie e uccellini della collezione Nobili, periodo Edo, inizio XIX secolo, particolare

Il tema della gravitazione è stato declinato secondo le peculiari e ben differenti personalità artistiche; riguarda la nozione fisica intesa come forza di attrazione dei corpi verso il centro della Terra, e l’interazione tra due masse, con le teorie di Newton e Einstein, ma anche una condizione morale secondo il termine latinogravitas che rimanda ad un atteggiamento dettato da sobrietà e gestione controllata delle emozioni, pur negative. Questo concetto pare avvicinarsi a quelli buddisti di sati e appamāda, dove il primo indica lo stato di coscienza illuminata e il secondo la continuità dello stato di sati. Appamāda e gravitas trovano un punto di contatto nella nella persistenza di uno stato di coscienza senza interruzioni o limiti temporali.

Su questi valori semantici, sui relativi punti di contatto tra due culture, hanno lavorato le tre artiste con opere realizzate ad hoc.

Per me è stato come entrare in un mondo sconosciuto, dove la cultura d’ origine delle protagoniste informa la qualità delle opere. Può sembrare ovvio ma in quest’epoca di globalizzazione siamo abituati a considerare l’arte come produzione generalmente internazionale, senza considerare come l’approccio dipenda da un’educazione alla bellezza peculiare, qui avvertibile nell’attenzione formale e nell’affidare i concetti a figurazioni lineari, grafiche, anche nella gioielleria e nei pezzi di scultura.

Ayumi Kudo, Non è escluso che un dolore sordo un giorno provochi altro dolore acuto, 2015, inchiostro, matita colorata, tavola di legnoAyumi Kudo, Non è escluso che un dolore sordo un giorno provochi altro dolore acuto, 2015, inchiostro, matita colorata, tavola di legno


Kurihara realizza i gioielli della serie Thinking about the gravity, che gioca conironia sul pensiero della gravità come forza fisica.In Giappone, mi spiega Raffaella, non esiste differenziazione tra arte e artigianato, e queste opere mostrano in effetti come si possa indossare un concetto. Sono collane, orecchini, anelli, ciondoli in materiali preziosi differenti che ci spingono ad osservare il reale e restare divertendoci della sua poliedrica o doppia interpretazione, così il peso la forma o il colore diventano materia per espedienti inaspettati e quasi magici. Il girocollo Upside down gioca sul confronto col doppio od opposto, sfida le leggi fisiche, del senso di gravità appunto, perché la parte più lunga e verosimilmente più pesante si orienta verso l’alto e non verso il basso.

Akiko Kurihara, Alchemistic stick, 2015, collana oro giallo 18K e argento 925 Akiko Kurihara, Alchemistic stick, 2015, collana oro giallo 18K e argento 925

Alchemistic stick è sempre un girocollo con un ciondolo che ne contiene la catena, per metà in oro e per metà in argento ossidato: se si tira la catenella da un lato essa risulta interamente dorata, se la si tira dall’altro assume il colore scuro, come se il nostro peso e la nostra forza fossero in grado di renderci alchimisti che sanno trasformare l’oro in argento, e viceversa.

Ayumi Kudo, 2015,Gravità di parola,penna, inchiostro, carta e chiodo (1)Ayumi Kudo, 2015,Gravità di parola,penna, inchiostro, carta e chiodo

Ayumi Kudo è l’artista che mi ha più colpito con i suoi disegni e le sue sculture. I lavori grafici sono accompagnati da un testo che chiarisce, orienta al ragionamento suggerito e ne amplifica la portata espressiva.

Le parole e le immagini costruiscono pari passo il senso di tutte le opere che riflettono sull’idea di peso in senso fisico e figurato, come per la piccola scultura composta da una penna stilografica carica di inchiostro che imbibisce il blocco di fogli nel quale è conficcata come una spada, a dimostrare la portata a lungo termine, il peso appunto, di un contenuto comunicato con la scrittura.

Tracce di vita è un insieme di minuscole sculture inedite in marmo, hanno forma e peso diversi come diverso è il peso di ciascuno di noi, determinato in base alla gravità relativa al punto geografico sul globo.

Ayumi Kudo, Tracce di vita (in senso orario Galileo Galilei, Isaac Newton, Ayumi Kudo, Aristotele e Fumitaka KudoAyumi Kudo, Tracce di vita (in senso orario Galileo Galilei, Isaac Newton, Ayumi Kudo, Aristotele e Fumitaka Kudo).

Kudo ha rappresentato in due pezzi la differenza tra il peso suo e del marito, tra Italia e Giappone, mentre la forma delle singole opere è la traccia della gravitazione nell’esperienza del viaggio geografico e culturale, attraverso i personaggi che hanno “pesato” sulla sua formazione.

Sono le storie di scienziati artisti e letterati come Einstein, Galileo, Saint- Euxepérie, Leonardo da Vinci.

Kyoko Dufaux

Kyoko Dufaux, 2015,L’acquazzone improvviso, acrilico su tela

Kyoko Dufaux è in primis un’illustratrice, in mostra con dipinti legati all’idea della leggerezza, della levità costruita attraverso il suggerimento dellamancanza di gravità dei suoi personaggi.

Essi sono animali nati dalla mente immaginifica vicino alla narrazione dell’illustrazione e della sua atmosfera fiabesca: sono “antropizzati” al punto da vivere gesti e situazioni con una sensibilità e una postura umana, e ritratti mentre rappresentano momenti dove la loro natura rivela l’attaccamento al terreno, la gravità, e il suo superamento nella tensione verso il cielo, la leggerezza, come se indicassero la dualità dell’umano nella dedizione al peso quotidiano degli eventi insieme al desiderio di allontanarsi da esso, per realizzare i nostri sogni. Si veda ad esempio l’olio dal titolo La scimmia e il Pino, dove la bestiola si stacca dall’albero con movenze da danzatrice, levitando nell’aria per avvicinarsi alla luna.