Una donna veste un kimono tra le instalazioni di Casa Gifu alla MDW2017

Forza e leggerezza di Casa Gifu con Atelier Oï. Fuorisalone 2017 da Amy D

Il Giappone del design internazionale, insieme al lavoro artigianale della tradizione di Seki, nella regione di Gifu. Installazioni, scenografie, coltelli e katane, insieme al design puro degli arredi. Tutto questo lo trovate durante il Fuorisalone 2017 presso la Galleria Amy D, con Casa Gifu II dello studio di architettura svizzero Atelier Oï.

 

Particolari costitutivi del Minoshi Garden alla mostra Casa Gifu alla MDW2017

Atelier Oï alla galleria Amy D. Fuorisalone 2017 con Casa Gifu. Particolari costitutivi in primo piano dell’allestimento Minoshi Garden, ph. Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

Il progetto nasce dalla partnership di Atelier Oï con il governo della provincia di Gifu nel Giappone centrale, e intende valorizzare le risorse uniche delle maestranze artigianali della zona, di antichissima tradizione, attraverso un format creato appositamente per il Fuorisalone di Milano. Non si limita alla salvaguardia delle conoscenze tramandate da generazioni ma si basa sul mutuo e profondo scambio tra manualità e know how artistico e scientifico antico e moderno, cercando dare una luce nuova alle numerose e ancora vive manifatture giapponesi.

 

Una donna veste un kimono tra le instalazioni di Casa Gifu alla MDW2017

Atelier Oï alla galleria Amy D. Fuorisalone 2017 con Casa Gifu. In kimono tra le installazioni, ph. Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

E’ quindi per il secondo anno che Amy D Arte Spazio ospita CASA GIFU , la dimora giapponese ricollocata in maniera effimera nel Brera Design District. Nella galleria di via Lovanio si terrà l’esposizione principale a cura di Atelier Oï che non sarà l’unica: sono infatti ad essa collegate le presenze dello studio giapponese in diverse sedi in città, come Palazzo Bocconi con Louis Vuitton, Artemide in Corso Monforte, l’hotel Four Seasons di via Gesù, e la Posteria di via Sacchi con Laufen Bathrooms. Fuorisalone ma anche Salone del Mobile di cui segnaliamo, sempre con Artemide, la partecipazione di Atelier Oï ad Euroluce 2017, con i gifoï di Hida Sangyo e ancora con scenografie per Usm e Passioni Nature.

L’imprinting scientifico della galleria ancora una volta non ci delude. e per chi varcherà la sua soglia ad aspettarlo ci saranno realizzazioni nate dallo studio approfondito di materiali e tecniche costruttive, con quell’eleganza formale tipica del paese del Sol Levante.

 

Manifattura giapponese alla mostra Casa Gifu alla MDW2017

Atelier Oï alla galleria Amy D. Fuorisalone 2017 con Casa Gifu. Coltelli giapponesi

 

Dopo aver esplorato nel 2016 una delle più antiche e raffinate produzioni di carta della regione di Mino,  e i lavori in legno di cedro originari di Takayama, nel 2017 la selezione verterà sul know how di Seki, oasi industriale e artigianale con l’acciaio delle sue lame, leggendarie in tutto il mondo per il loro potere tagliente e la loro resistenza. Per questo è presentata da Amy D Arte Studio una selezione di coltelli, taglierini e altri strumenti per tagliare oggetti, tessuti e alimenti, insieme ai componenti per la loro produzione che utilizza elementi tradizionali tramandati da generazioni lontane. Insieme ad essi potremo vedere una piccola collezione di pezzi storici tra cui le leggendarie katane. Sono esemplificati in 18 differenti manifatture ma il pezzo forte è  dei nostri giorni: si tratta della katana Honsekito disegnata dall’Atelier realizzata grazie ad una delle aziende artigiane più antiche di Gifu, il cui maestro rappresenta la ventiseiesima generazione della sua “casta”, è quindi utile a ricordare ed enfatizzare la portata della tradizione nella tecnico costruttiva contemporanea.

 

Una katana tradizionale alla mostra Casa Gifu alla MDW2017

Atelier Oï alla galleria Amy D. Fuorisalone 2017 con Casa Gifu e le katane tradizionali, ph. Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

Questo lavoro sottolinea anche la vocazione alla trasversalità delle discipline che possono essere coinvolte nel design contemporaneo, al rapporto stretto con la materia e allo spirito di squadra di chi accoglie nel progetto competenze internazionali, peculiari di una storia, di una cultura materiale differente da quella dei designer che raccolgono quindi stimoli lontani nello spazio, ma anche nel tempo. La sperimentazione per Atelier Oï nasce da un rapporto intuitivo ed emozionale nella lavorazione di materiali diversi, coltivando le loro potenzialità nell’ottica dell’eccellenza locale per recuperare una conoscenza e per connetterla alle necessità progettuali: si parla la lingua di chi sa utilizzare al meglio una tecnica costruttiva magari applicandola a un diverso contesto, a un diverso prodotto.

 

Mobili e lampade di casa Gifu da Amy D

Fuorisalone 2017 da Amy D con Atelier Oï. Tavolo e sedie, lampade, piccole installazioni di Casa Gifu- Tutto ispirato alla carta giapponese.

 

E’ Seguendo questa logica che viene esplorato ancora una volta il mondo della carta: dalla conoscenza e rispetto per la sua creazione nasce una valorizzazione dell’effetto peculiare applicato all’interior design.  Atelier Oï ragiona in senso estetico sui processi quando declina l’antica tecnica di piegare la carta alla costruzione e al montaggio di mobili come tavoli e sedie, dal legno di diversi colori, ma notiamo come si possa avvicinare ancor più al recupero della tradizione con la sua eleganza formale alla vista del Minoshi Garden di Thomas Merlo & Partner (sempre in collaborazione con Atelier Oï), vincitore della scorsa edizione della Biennale d’Architettura a Venezia.  

 

Particolare del Minoshi Garden alla mostra Casa Gifu alla MDW2017

Atelier Oï alla galleria Amy D. Fuorisalone 2017 con Casa Gifu. Particolare dell’allestimento Minoshi Garden, ph. Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

In una stanza intrisa di essenze, per suggerire un’atmosfera soave e rarefatta, troviamo pendere dal soffitto una perfetta struttura modulare realizzata dalle manifatture giapponesi come una scenografia movibile dal vento, toccata dalla sensibilità artistica e delicata della composizione generale e realizzata nei suoi diversi elementi dalla carta semi-industriale Molza, ispirata alle manifatture artigianali di carta Washi di 1300 anni fa. L’allestimento si completa con degli specchi circolari che potenziano l’aspetto visivo dell’insieme delle numerose forme leggere e bianchissime; viste dal basso sembrano farfalle o piccoli uccellini in volo corale, che rivelano l’intenzione di catturare un momento nella Natura del Giappone. L’installazione sperimentale inoltre è stata progettata per poter essere facilmente ricostituita nella serie di altri progetti futuri con Casa Gifu.

 

Installazioni mobili con Casa Gifu. Fuorisalaone da Amy D

Fuorisalone 2017 alla galleria Amy D. Le installazioni mobili di Atelier Oï , ph Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

Come il giardino sospeso può essere vissuto personalmente a seconda del percorso con cui si intende entrare nel suo spazio, con effetti diversi a seconda della posizione dello spettatore. Così dalla parte opposta della galleria, superata l’esposizione di lame dove si può assistere alla performance, in abito  tradizionale giapponese, di estrazione e fendente con Katana, sono in esposizione scenografie mobili azionabili con semplici gesti.

 

Atelier Oï per la MDW 2017 con Casa Gifu II

Atelier Oï con Casa Gifu II per il Fuorisalone 2017. La gallerista Annamaria D’Ambrosio prova un’installazione, ph. Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

Sono ruote in carta con la struttura portante in legno che ricordano degli ombrellini orientali visti dall’alto quando sono aperti, ma sono anche parte di un marchingegno complesso costituito da tiranti e carrucole che permettono, mediante una leva in legno e grazie alla loro leggerezza, di essere sollevate una ad una per poi riscendere verso il basso, lentamente e con una veloce rotazione su se stesse.

 

I fondatori svizzeri di Atelier Oï

Fuorisalone 2017 alla galleria Amy D. con Casa Gifu. Aebi Aurel, Louis Armand, Reymond Patrick, i fondatori di Atelier Oï ©Joël von Allmen

 

Atelier Oï è stato costituito da 1991 a La Neuveville in Svizzera dai fondatori Aurel Aebi, Armand Louis e Patrick Reymond; da allora  ha ricevuto diversi riconoscimenti a livello internazionale per progetti di architettura, interior design,  design di prodotto e scenografia. Sempre dedicato a scambi culturali ed eventi creativi, ha firmato prodotti per Artemide, B&B Italia, Bulgari, Danese, Foscarini, Lasvit, Louis Vuitton, Moroso, Parachilna, Pringle of Scotland, Rimowa, USM, Victorinox e Zanotta.

Le aziende manifatturiere coinvolte nella presentazione al Fuorisalone 2017 di coltelleria sono: G.Sakai, Hasegawa Cutlery, Hattori Cutting Tools, Kai Industries, Kimura Cutlery, Kitasho, Marusho Industry, Mitsuboshi Cutlery, Nikken Cutlery, Ohzawa Swords, Sanshu Knife, Satake Cutlery Mfg, Sekikanetsugu Cutlery, Shizu Hamono, Sumikama Cutlery Mfg, Top Products, Yaxell and Yoshiharu Cutlery.

Da vedere: per la leggerezza e la forza della tradizione giapponese nel design contemporaneo.

Michela Ongaretti

manzoni giovanni piazzalunga

L’estate è pop con Takashi Murakami. Da Deodato Arte fino al 30 settembre

L’estate è pop con Takashi Murakami da Deodato Arte

di Michela Ongaretti

Dal 29 giugno e per tutta l’estate chi resta in città può rinfrescarsi d’arte presso la galleria Deodato Arte in via Marta 6. Tutta la leggerezza della Pop Art del Sol Levante nella  mostra “TAKASHI MURAKAMI: un Otaku Superdeep”, a cura di Christian Gangitano.

Purple Flowers in a Bouquet, stampa a tecnica mista,300 esemplari, firmato e numerato,71x71cm, 2010Takashi Murakami, Purple Flowers in a Bouquet, stampa a tecnica mista, 300 esemplari, firmato e numerato, 2010

Siamo già stati contagiati una volta dalla vitalità della mostra Japan Pop nello stesso spazio in primavera,  ora dopo l’equinozio l’attenzione è rivolta al più influente e celebre tra gli artisti nipponici, massimo rappresentante della cultura giapponese odierna secondo il TIME. Murakami è il principale esponente della Pop Art giapponese contemporanea: ha saputo creare un linguaggio ed un’estetica nuova, attingendo dalla fine degli anni ottanta all’iconografia e a simboli nazionali per formare le immagini e i pattern che formano il suo stile ormai inconfondibile.

Jellyfish Eyes, litografia offset a colori, firmato e numerato, 300 esemplari, 50x50cm, 2013Takashi Murakami, Jellyfish Eyes, litografia offset a colori, firmato e numerato, 300 esemplari, 2013

La mostra Otaku Superdeep comprende una selezione delle più suggestive litografie e stampe a tecnica mista create negli ultimi dieci anni. Vedremo circa trenta lavori con soggetti peculiari come gli iconici Flowers, con una spettacolare “palla” 3D, Mr. Dob o Kappa, ma potremo anche osservare opere più astratte che pur affondano le radici nella subcultura giapponese. Lo stretto rapporto con la cultura Otaku è poi evidenziato dalla presenza di alcuni Robot “mecha”.

Flowerball 3D Goldfish Colors, tecnica mista, 71x71cm, 300 esemplari, firmato e numerato, 2010

Takashi Murakami, Flowerball 3D Goldfish Colors, tecnica mista, 300 esemplari, firmato e numerato, 2010

Dal Sol levante accompagnano l’esposizione altri giovani artisti afferenti al pop contemporaneo: Tomoko Nagao, protagonista della Micropop Art ora presente nella mostra collettiva  “Botticelli Reimagined” al Victoria and Albert Museum, Hiroyuki Takahashi, molto noto a  Tokyo. Ancora Hikari Shimodacon il suo Pop Surrealismo celebre invece sulla West Coast americana; e la fotografa Hitomi Maehashi.

La produzione di Murakami nasce e cresce nella sua personale estetica Superflat che mescola riferimenti ai manga e alle anime giapponesi, navigando nella cultura Otaku per parlarci con un linguaggio naif, coloratissimo e che pare dar vita a personaggi anche dagli oggetti e dalle forme, queste figure sembra sempre che sappiano di essere osservate ed esibiscono con un sorriso, una risata o uno sguardo la loro presenza animata. L’estetica Superflat, coinvolge simboli appartenenti alla cultura e alla subcultura giapponese, per rompere definitivamente la barriera tra l’arte “high” per i danarosi collezionisti e quella “low” costituita da oggetti prodotti in serie e quindi  destinati al consumo di massa.

Gemini Nebula, tecnica mista su carta, 80x60cm,300 esemplari, firmato e numerat, 2010Takashi Murakami, Gemini Nebula, tecnica mista su carta, 300 esemplari, firmato e numerato, 2010

Chi si affaccia al Pop giapponese per la prima volta si domanderà in cosa consista la sub-cultura Otaku nella quale Murakami si identifica: si riferisce all’universo di collezionisti quasi fanatici attivi dagli anni ottanta in poi, accomunati dalla passione per i manga e le anime (animazioni giapponesi), fino a gadget di ogni tipo sul tema. A Tokyo esiste persino una via ad essa dedicata nel quartiere di Akihabara.

L’estetica Superdeep caratterizza l’ultima fase del lavoro di Takeschi Murakami, quella che vedremo in mostra. Il curatore e nipponista Christian Gangitano spiega che si sviluppa da quella Superflat dopo il terremoto e lo tsunami che colpì il nord giapponese nel 2011: a seguito di questi eventi catastrofici si verifica un avvicinamento a tematiche legate all’ambiente e al progresso, secondo una visione salvifica e spirituale. Rende appunto più “profondo” il concetto di Superflat.  “Una poetica e una cifra stilistica inconfondibili che per me e per molti artisti, operatori culturali e appassionati d’arte cresciuti tra la fine degli anni settanta e negli anni ottanta, rappresenta un punto di riferimento dell’arte e della cultura Pop internazionale”, insiste Gangitano. Si aggiunga il rapporto con le stampe del periodo Edo “Ukyo-e” e con le più raffinate tecniche di stampa, e  capiamo la portata di questa corrente artistica, di cui possiamo ammirare pezzi importanti in via Santa Marta.

And Then Kappa, tecnica mista, 300 esemplari, firmato e numerato, 50x50cm, 2006Takashi Murakami, And Then Kappa, tecnica mista, 300 esemplari, firmato e numerato, 2006

Durante l’inaugurazione potrete saperne di più grazie alla presenza del curatore che presenterà la mostra con un breve focus su questi argomenti e sull’innovativa factory Kaikai Kiki di Murakami, ispirata da quella di Warhol. In comune con la prima Pop Art il giapponese ha quella poliedricità che gli ha permesso di fare entrare la sua creatività in vari livelli di mercato “rendendo così la Pop Art un prodotto del commercio di massa”.

Narcissus-new-brandTomoko Nagao, Narcissus new brand,  vectorial art, 2014/2016

La mescolanza dell’arte tradizionale con l’immaginario feticista, soprattutto Otaku, e consumistico della società di massa e di tutta la cultura e subculture del paese d’origine, ha fatto scuola e Murakami è oggi ritenuto capostipite e “padre spirituale” di una nuova generazione di artisti giapponesi, come quelli in mostra. Si veda in particolare l’opera di Tomoko Nagao “Narcissus new brand”, dove il mito di Narciso è accostato all’utilizzo del brand sul packaging di ogni prodotto, da quello sullo scaffale del supermercato a quello nelle gigantografie pubblicitarie. Così come Narciso è ingannato dal riflesso della propria immagine e dal desiderio di unirsi a lei, alla stesso modo noi siamo ingannati dall’identificazione di un bisogno indotto dalla globalizzazione e dal consumo di massa. Qui ben vediamo come comunicazione, marketing ed arte non sono più separati da barriere, in linea con la poetica del maestro Murakami.

Michela Ongaretti

 

Hautematerial durante la lavorazione del legno

Hands on Design. Il brand italiano che nasce dall’incontro tra artigianato e design internazionale

Hands on Design. Il brand italiano che nasce dall’incontro tra artigianato e design internazionale

Hands on Design è un brand milanese sviluppato nel 2015 da Shiina+Nardi Design Snc, la cui mission è quella di ideare e realizzare oggetti attraverso la connessione tra il mondo dell’artigianato tradizionale e di alto segmento, dei singoli laboratori, a quello del design contemporaneo, con una speciale attenzione al panorama giapponese. Si possono ammirare le collezioni in uno spazio dedicato al progetto, collocato in una zona strategica per il design milanese degli ultimi anni, Porta Venezia.
Hands on Design, interno dello spazio in via Rossini

Hands on Design, interno dello spazio in via Rossini

 

Lo showroom Hands On Design ha inaugurato da soltanto alcuni mesi, il 18 febbraio 2016, ed è stato teatro di una prima mostra in occasione delFuorisalone 2016. Poco prima della Design Week avevo intervistato Setsu e Shonibu Ito, tra i protagonisti dell’esposizione nello showroom di via Rossini 3; grazie al mio interesse per i designer giapponesi sono venuta a conoscenza del lavoro unico svolto da Hands on Design.

Conferma della forte componente nipponica nel progetto, un’anima della coppia fondatrice, è stato per me martedì 14 giugno, quando ho visitato il negozio in occasione dell’evento di saluto all’estate: gli oggetti della collezione 2016 sono stati interpretati da Sumiko Furukawa con una performance floreale secondo l’arte dell’Ikebana.

Lampadario Bugatti, design Shiina+Nardi Design, manifattura Kanaami Tsuji, 2016

Lampadario Bugatti, design Shiina+Nardi Design, manifattura Kanaami Tsuji, 2016

 

Hautematerial durante la lavorazione del legno

Hautematerial durante la lavorazione del legno

 

La bellezza scaturita è semplice, ma complessa nella sinergia alla sua base, che rende unico un oggetto e non assimilabile alla moda del momento. C’è qualcosa di assoluto nella purezza dei materiali forgiati secondo norme antiche e naturalmente in armonia con l’ambiente, ecosostenibili nel loro DNA. Non solo: i progettisti Shiina+Nardi rispecchiano la forte componente italiana e giapponese del brand, ma hanno svolto e continuano a svolgere attività di ricerca internazionale delle migliori manifatture e maestranze artigianali, al fine di metterli in contatto e nella possibilità di confrontarsi con il lavoro dei designer più innovativi ed esteticamente originali, per ricevere input tecnici e culturali nuovi e utili al rilancio di una disciplina. A loro volta i designer scoprono l’umanità e maestria di lavorazioni che sono state alla base dell’evoluzione progettuale e dell’industria, l’inizio della Storia del Design, e ne possono interpretare con sensibilità le potenzialità, anche nell’ottica di un’apertura dei valori artigiani a mercati più ampli e attuali. L’unione dei due saperi rafforza il valore intrinseco di un oggetto.

Preparazione della lacca giapponese secondo la tecnica tradizionale Urushi, di Maruyoshi Kosaka

Preparazione della lacca giapponese secondo la tecnica tradizionale Urushi, di Maruyoshi Kosaka

 

La professione e la tecnica artigianale è quindi portata alla ribalta e riscoperta nella sua veste più contemporanea, che sia la costruzione di cestelli di legno, di vasi e contenitori torniti o delle murrine millefiori. Da esse oggi abbiamo, solo per fare alcuni esempi di Hands On Design, i piatti opalescenti degli stessi Shiina+Nardi, le ciotole laccate Urushi di Giulio Iacchetti, i vetri eterei di Kanz Architetti, solo per fare alcuni esempi: mi fanno pensare alla strada aperta dalle collezioni di fine ottocento delle Arts and Crafts, con la loro straordinaria portata innovativa e di qualità estetica nella loro durevolezza.

Tavolino Shushu, design di Tsukasa Goto, manifattura di Hiroaki Usui, 2016

Tavolino Shushu, design di Tsukasa Goto, manifattura di Hiroaki Usui, 2016

 

Fra le aziende artigiane protagoniste del progetto Hands on Design sono: Artexa, Ercole Moretti, Fara Gioielli, Shuji Nakagawa, Shibaji Ochiai, Takeo Shimizu, Slow Wood, Soffieria, Tumar, Warousoku Daiyo, 224 Porcelain, Kanaami Tsuji, Hiroaki Usui, Ogatsu Ishi, Yoko Takirai Jewellery, Hautematerial, Risogama, Kaykado, Maruyoshi Kosaka.

Un momento della lavorazione del feltro, Gruppo Tumar Art (Kirghizistan)

Un momento della lavorazione del feltro, Gruppo Tumar Art (Kirghizistan)

 

I designer coinvolti nel 2016: Tomoko Mizu, Carlo Contin, Lorenzo Damiani, Denis Guidone, Giulio Iacchetti, Setsu &Shinobu Ito, Kanz Architetti, Kazuyo Komoda, Minale-Maeda,Ilaria Marelli, Eliana Lorena, Shiina+Nardi Design, Takirai Design, Natsuko Toyofuku, Carlo Trevisani, Gum Design, Roberto Sironi, Laudani-Romanelli, Buzzo- Lambertoni, Barbara Archiuolo, Tsukasa Goto.

Il negozio Hands on Design è stato disegnato da Paolo Ortelli e si trova in un un’edificio dal genius loci artistico, che ha ospitato nel tempo gli studi/bottega di Medardo Rosso, Lucio Fontana, Marcello Nizzoli. Oggi il luogo è teatro della creatività milanese nella concentrazione di laboratori di restauro, botteghe d’arte, atelier di moda e di design. Anche il contesto storico e architettonico, siamo nella zona del liberty cittadino, pare dunque accompagnare gli stessi valori del brand.

Sgabello Ovarin, design di Giulio Iacchetti, manifattura Hautematerial e Tumar, 2016

Sgabello Ovarin, design di Giulio Iacchetti, manifattura Hautematerial e Tumar, 2016

 

Vi consiglio la visita segnalandovi due prodotti sintomatici della sinergia artistica tra artigiani e designer. Il primo è il lo sgabello Ovarin disegnato da Giulio Iacchetti e realizzato da Tumar Art, per il feltro della tradizione del Kirghizistan, e Hautematerial, italiani specializzati nella lavorazione del legno, il secondo è il lampadario Bugatti frutto della lavorazione in rete metallica di Kyoto di Kanaami Tsuji e del progetto di Shiina+Nardi Design.

Pensate, qui ogni oggetto ha una lunga storia fatta di diverse tradizioni, eppure ha un aspetto nuovissimo, è quasi nato ieri.

Michela Ongaretti

Edera visto dall'alto, design Studio Ito

Setsu Ito. Il designer giapponese più italiano al mondo

Setsu Ito. Il designer giapponese più italiano al mondo. Intervista di Michela Ongaretti prima della Design Week2016

Setsu e Shinobu Ito

Setsu e Shinobu Ito – Milano Design Week 2016 e Salone del Mobile

Eventi Fuorisalone 2016 Milano Design Week : Setsu Ito –  intervista diMichela Ongaretti.  L’anno scorso ho scritto (vedi articolo) della partecipazione alla Design Week della coppia di designer Setsu & Shinobu Ito: sono un’importante presenza fissa da tempo e anche nel 2016 ci sarà la possibilità di vedere il loro lavoro sia al Salone del Mobile che al Fuorisalone. Quest’anno ho avuto l’onore di essere ricevuta nel loro studio aMilano, dove ho rivolto alcune domande a Setsu Ito e mi sono immersa nel suo mondo creativo, fatto di compenetrazione tra la cultura giapponese di origine e quella italiana.

Setsu e Shinobu Ito

Setsu e Shinobu Ito

Noi che ora guardiamo all’estremo est come luogo di opportunitàper chi opera in ambito artistico e progettuale, dovremmo sempre pensare cheper il design quella italiana è da sempre reputata una grande scuola.

E’ il ricordo delle esperienze giovanili, dell’entusiasmo di un mondo nuovo a far brillare gli occhi di Setsu Ito quando mi racconta del suo “incontro” con il nostro paese.

Era la fine degli anni ottanta e in Giappone si parlava moltissimo delmovimento postmodernista italiano, il giovane non sapeva ancora esattamente in che modo far nascere la propria carriera e dal paese stesso ebbe un’impressione assai positiva ma del tutto differente dalla cultura del paese d’origine. Ciò che lo impressionava maggiormente era come qui gli oggetti vecchi e antichi avessero un valore e fossero usati da tutti anche dalle menti brillanti mentre in Giappone ciò che è vecchio è considerato povero, poco utile o soddisfacente. In Giappone ogni cosa è nuova, mi dice.

Salone del mobile 2016, Studio Ito per Adrenalina

Setsu ha lavorato con Studio Alchimia di Alessandro Mendini, Angelo Mangiarotti e Aldo Cibic, che lo meravigliò per il fatto voler aiutare l’amico in un trasloco con una vecchia.. Cinquecento! Insomma per lui tutti gli incontri con i grandi del design sono stati all’insegna della semplicità, i nomi presenti nei media più prestigiosi, con le idee più rivoluzionarie e una gran “voglia di fare”,erano umani, non “facevano barriera” come nel contesto nipponico.

E’ quindi entrato nel gotha del design italiano adottando questo entusiasmo genuino, e il suo talento ha potuto svilupparsi unendo la filosofia giapponese a quella di casa nostra.

Con mia grande gioia mi regala il libro di Virginio Briatore che ha seguito il progettista fin dagli esordi. Nel volume definisce lo studio Ito east-western designer, mettendo in risalto cinque concetti, Ito mi dice come le cinque dita, che esemplificano questa visione.

Space Rythm evidenzia per i giapponesi lo stretto rapporto – tattile – con il terreno.

Nella nostra tradizione non c’è la sedia e il modo di sentire il terreno viene dal fatto di essere un popolo molto legato all’agricoltura.” Per Ito ciò che è tattile lo è materialmente e nel senso della forma, come in alcuni lavori dove non ci sono linee parallele; proseguono verso il pavimento con un andamento che cambia a seconda della visuale, come ad esempio per il divano Cosmos con inclinazioni diverse per ogni angolo, e per le boccette di cosmetici Vecua.

Anche Senscape descrive il paesaggio della linea, dettato da questo input sensoriale dal terreno.

Emotional Island è l’idea creativa che pone sempre priorità nei rapporti,anche con l’ambiente e con la possibilità di esplorarlo intorno, da diversi lati, come per la cucina chiamata appunto Isola nel 2004.

La cucina Isola ad Abitare il tempo, Verona2004

Sott’acqua i pesci le rocce e le alghe formano un universo che sembra un festeggiare intorno ad un’isola”, che per Ito è una funzione. In Giappone la cultura architettonica fa sì che un’abitazione sia flessibile, le mura movibili a seconda dell’uso momentaneo e non c’è un luogo fisso come per noi, dove ad esempio una cucina ha una strumentazione separata e specifica dal resto della struttura. E’ un’idea che aveva messo in pratica l’occidentale Le Corbusier. Il divano Edera si muove, cambia la propria organizzazione dei volumi a seconda del momento, e dei rapporti tra chi vi è seduto.

Il concetto di Leaf solid regala pure all’Italia parte del pensiero del Sol Levante.Setsu mi spiega che il Giappone è naturalista prima di essere minimale:è osservando gli elementi naturali come una foglia che ci si ispira, e non è detto che siano elementi semplici. Dal punto di vista geometrico una foglia è complicata! Inoltre molte forme della Natura hanno una poliedricità innata, quindi in un progetto di interior se “serve la linea semplice e pulita è necessaria anche la vivacità, quella naturale. Se in Occidente l’uomo e la Natura sono due opposti, il primo vuole lasciare il segno nella seconda, in Giappone invece si vuole rispettare il più possibile perché anche l’uomo ne è parte. Ed è stato parlando con Mendini che me ne sono reso conto”.

Per la mostra Frottage nel 2013 ho mescolato tutti i materiali naturali tra cui la pietra che è un materiale tipicamente occidentale. Esso è nato tridimensionale, mentre la carta che è nata unidimensionale può espandersi in bi-multi dimensionale con il meccanismo degli origami. Anche qui si sente il tattile della natura, ma la modularità nella pietra ha anche la funzione di alleggerire, avvicinarsi all’idea del solido composto da una superficie sottile.

L'installazione per Grassi Pietre, design Studio Ito

Se penso a Marmomacc nel 2012 mi viene spontaneo domandare..in che modo si sviluppano i vostri progetti riguardo alla tematica ecosostenibile.

Per Setsu Ito ciò che conta è l’approccio nel riutilizzo di un materiale, nella sua scelta oculata di ciò che può durare anche con la sperimentazione. La parete per Grassi Pietre è infatti in pietra di scarto, graffiata o spezzettata poi ricomposta, e muschio: è la sua frammentarietà intrinseca ad enfatizzare la modularità ritmica. Per il Salone di quest’anno i mobili in cartone pressato diStay Chair e Botto Armchair con pouf di Staygreen subiranno invece un nuovo trattamento impermeabilizzante, per aumentare la durata del pezzo e renderlo più versatile.

Mi fa l’esempio di un resort su un’atollo, che in nuce mostra le stesse problematiche della città, solo che non si possono nascondere: la spazzatura non si può trasportare altrove e se non c’è acqua di sorgente bisogna crearne di potabile dal mare. Setsu Ito pensa alla responsabilità che hanno le aziende verso tutto ciò che rimane occulto dei nostri consumi: i designer devono pensare al lungo periodo con reale attenzione al problema e per fare tutto questo ci vuole unsistema attivo. Quello che serve è un’attenta sperimentazione dei materiali riciclabili che costano ancora molto, quali e come usarli. Ad esempio si può utilizzare il legno di potatura, ma oggi è mescolato con la plastica che va bene per l’estrusione ma non per iniezione, quindi difficile produrre in serie con uno stampo. Insomma la strada è ancora lunga.

Salone del Mobile 2016,Setsu e Shinobu Ito per Staygreen

Chiedo se lavorando in coppia esiste una divisione netta dei compiti nello studio, ma mi risponde che non c’è un ruolo preciso, “l’importante è essere in due per confrontarsi”. Shinobu ha una visione più commerciale e funzionale, avendo lavorato a lungo alla Sony Creative guarda con lungimiranza al mercato, ma spesso le sue idee creano una svolta. E’ ripensando ad Edera, un progetto ormai iconico, che Setsu ricorda come i de pezzi fossero concepiti come porta sale e pepe, Shinobu suggerì la sua realizzazione come mobile.

Continua a parlarmi del suo lavoro con grande naturalezza e modestia, quando accenno ai premi internazionali vinti mi spiega che Good Design in Giappone rappresenta per un prodotto o prototipo la qualificazione per poter essere industrializzato, ciò che dimostra qualità e perfezione. Per lui è stato ilportapenne How senza angoli, “tutto un difetto”, con cambi di spessore che creano una non-omogeneità: prima di capire come produrlo si è dovuto buttare lo stampo alcune volte eppure..la caparbietà di questi progettisti ha fatto premiare il lavoro. Vedo sullo scaffale le ciotole coloratissime Guzzini My Fusion e Setsu mi spiega l’innovazione della tecnologia, nello stampo ad iniezione di tre coloriCon la stessa intonazione di voce mi dice che può andare in lavastoviglie e che un mese prima ha vinto il tedesco Design Plus2016.

MYFUSIONGUZZINI_01

Per il 2016, come il 2015 del resto, la presenza dello studio Ito alla Milano Design Week 2016 è notevole.

Mi mostra il sistema di schienali per sedute in luoghi pubblici Maji diAdrenalina, differente nel concetto di creare con l’ambiente non un contatto ma una separazione per la privacy, e il progetto che mi ha più colpito: si tratta di unmobile per macchine da cucire di New Days- Futaba Aisin, del gruppoToyota, che ha iniziato come Suzuki a produrre prima delle auto macchine di questo tipo, ora super-computerizzate. Ciò che conta sono anche qui i rapporti e questo arredo con due pouf è inteso come una work station, favorisce la comunicazione “del passaggio”, quella che si instaura quando si lavora in due, quella del maestro sarto e del suo apprendista. Vedremo anche il tavolo Kukiper Riva 1920, mentre per Desirée del gruppo Euromobil gli Ito hanno disegnato i side table Yori e Sabi e il letto Shellon.

Al Salone del Mobile 2016 Aisin Futaba, design Studio Ito

Altri pezzi sono in anteprima al Fuorisalone 2016 presso lo showroom di via Rossini Hands on Design, brand che ha come mission la collaborazione tra noti designer con officine artigiane, che nel caso di studio Ito provengono dalla tradizione giapponese. Parliamo dei bicchieri in vetro Dondolino, si chiamano così perché la forma ne consente il dondolio, decorati in tre maniere diverse con la lacca Urushi dall’artigiano Maruyoshi Kosaka. E ancora i piatti Traccia inpietra nera di Ogatzui e Giardino Sasso in porcellana Risogamafabbricata da Terauchi. Altri artigiani della ceramica di tradizione coinvolti, stavolta italiani di Faenza e Albisola, alla Fabbrica del Vapore per la mostraTogether L’oggetto per due. Si tratta del set di tre vasi Hybrid Family, ironici e sinuosi con i pattern decorativi a suggerire l’idea del felino: dimostrano ancora una volta il legame forte con la patria d’origine e la scelta professionale e di vita tutta italiana dei designer.

Fuorisalone 2016 Hybrid family dello Studio Ito alla Fabbrica del Vapore

Michela Ongaretti

 

Kyoko Dufaux, 2015, La scimmia e il pino, acrilico su tela

Gravitazione. Juryoku. Tre artiste giapponesi a confronto presso Paraventi Giapponesi-Galleria Nobili a Milano

Gravitazione. Juryoku. Tre artiste giapponesi a confronto presso Paraventi Giapponesi-Galleria Nobili a Milano

Akiko Kurihara, Ayumi Kudo, Kyoko Dufaux  alla  Galleria Paraventi Giapponesi di via Marsala 4 a Milano  Aperta fino al 30 gennaio 2016. Indirizzo: via Marsala 4 .

 

Una passeggiata nella zona di via Solferino mi ha fatto scoprire la galleria Paraventi Giapponesi, dove sono stata accolta da Raffaella Nobili per la visita alla mostraGravitazione. Juryoku. 重力, a cura di Matteo Galbiati e costituita dalle opere dalle tre artiste Akiko Kurihara, Ayumi Kudo e Kyoko Dufaux.

Kyoko Dufaux, 2015, La scimmia e il pino, acrilico su telaKyoko Dufaux, 2015, La scimmia e il pino, acrilico su tela

Raffaella e Alessio Nobili hanno aperto lo spazio nel 2006 per occuparsi esclusivamente di arte nipponica: ha infatti il nome di un oggetto identificativo della delicatezza decorativa del sollevante; e di questa grazia riflessiva continua a nutrirsi la mia memoria. Consiglio quindi fino al 30 gennaio la visita alle opere delle tre creative residenti da diversi anni in Europa, operanti nell’ambito del design, dell’illustrazione e della scultura.

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paraventi-giapponesi-paravento-con-peonie-e-uccellini-della-collezione-nobili-periodo-edo-inizio-xix-secolo-particolareParavento con peonie e uccellini della collezione Nobili, periodo Edo, inizio XIX secolo, particolare

Il tema della gravitazione è stato declinato secondo le peculiari e ben differenti personalità artistiche; riguarda la nozione fisica intesa come forza di attrazione dei corpi verso il centro della Terra, e l’interazione tra due masse, con le teorie di Newton e Einstein, ma anche una condizione morale secondo il termine latinogravitas che rimanda ad un atteggiamento dettato da sobrietà e gestione controllata delle emozioni, pur negative. Questo concetto pare avvicinarsi a quelli buddisti di sati e appamāda, dove il primo indica lo stato di coscienza illuminata e il secondo la continuità dello stato di sati. Appamāda e gravitas trovano un punto di contatto nella nella persistenza di uno stato di coscienza senza interruzioni o limiti temporali.

Su questi valori semantici, sui relativi punti di contatto tra due culture, hanno lavorato le tre artiste con opere realizzate ad hoc.

Per me è stato come entrare in un mondo sconosciuto, dove la cultura d’ origine delle protagoniste informa la qualità delle opere. Può sembrare ovvio ma in quest’epoca di globalizzazione siamo abituati a considerare l’arte come produzione generalmente internazionale, senza considerare come l’approccio dipenda da un’educazione alla bellezza peculiare, qui avvertibile nell’attenzione formale e nell’affidare i concetti a figurazioni lineari, grafiche, anche nella gioielleria e nei pezzi di scultura.

Ayumi Kudo, Non è escluso che un dolore sordo un giorno provochi altro dolore acuto, 2015, inchiostro, matita colorata, tavola di legnoAyumi Kudo, Non è escluso che un dolore sordo un giorno provochi altro dolore acuto, 2015, inchiostro, matita colorata, tavola di legno


Kurihara realizza i gioielli della serie Thinking about the gravity, che gioca conironia sul pensiero della gravità come forza fisica.In Giappone, mi spiega Raffaella, non esiste differenziazione tra arte e artigianato, e queste opere mostrano in effetti come si possa indossare un concetto. Sono collane, orecchini, anelli, ciondoli in materiali preziosi differenti che ci spingono ad osservare il reale e restare divertendoci della sua poliedrica o doppia interpretazione, così il peso la forma o il colore diventano materia per espedienti inaspettati e quasi magici. Il girocollo Upside down gioca sul confronto col doppio od opposto, sfida le leggi fisiche, del senso di gravità appunto, perché la parte più lunga e verosimilmente più pesante si orienta verso l’alto e non verso il basso.

Akiko Kurihara, Alchemistic stick, 2015, collana oro giallo 18K e argento 925 Akiko Kurihara, Alchemistic stick, 2015, collana oro giallo 18K e argento 925

Alchemistic stick è sempre un girocollo con un ciondolo che ne contiene la catena, per metà in oro e per metà in argento ossidato: se si tira la catenella da un lato essa risulta interamente dorata, se la si tira dall’altro assume il colore scuro, come se il nostro peso e la nostra forza fossero in grado di renderci alchimisti che sanno trasformare l’oro in argento, e viceversa.

Ayumi Kudo, 2015,Gravità di parola,penna, inchiostro, carta e chiodo (1)Ayumi Kudo, 2015,Gravità di parola,penna, inchiostro, carta e chiodo

Ayumi Kudo è l’artista che mi ha più colpito con i suoi disegni e le sue sculture. I lavori grafici sono accompagnati da un testo che chiarisce, orienta al ragionamento suggerito e ne amplifica la portata espressiva.

Le parole e le immagini costruiscono pari passo il senso di tutte le opere che riflettono sull’idea di peso in senso fisico e figurato, come per la piccola scultura composta da una penna stilografica carica di inchiostro che imbibisce il blocco di fogli nel quale è conficcata come una spada, a dimostrare la portata a lungo termine, il peso appunto, di un contenuto comunicato con la scrittura.

Tracce di vita è un insieme di minuscole sculture inedite in marmo, hanno forma e peso diversi come diverso è il peso di ciascuno di noi, determinato in base alla gravità relativa al punto geografico sul globo.

Ayumi Kudo, Tracce di vita (in senso orario Galileo Galilei, Isaac Newton, Ayumi Kudo, Aristotele e Fumitaka KudoAyumi Kudo, Tracce di vita (in senso orario Galileo Galilei, Isaac Newton, Ayumi Kudo, Aristotele e Fumitaka Kudo).

Kudo ha rappresentato in due pezzi la differenza tra il peso suo e del marito, tra Italia e Giappone, mentre la forma delle singole opere è la traccia della gravitazione nell’esperienza del viaggio geografico e culturale, attraverso i personaggi che hanno “pesato” sulla sua formazione.

Sono le storie di scienziati artisti e letterati come Einstein, Galileo, Saint- Euxepérie, Leonardo da Vinci.

Kyoko Dufaux

Kyoko Dufaux, 2015,L’acquazzone improvviso, acrilico su tela

Kyoko Dufaux è in primis un’illustratrice, in mostra con dipinti legati all’idea della leggerezza, della levità costruita attraverso il suggerimento dellamancanza di gravità dei suoi personaggi.

Essi sono animali nati dalla mente immaginifica vicino alla narrazione dell’illustrazione e della sua atmosfera fiabesca: sono “antropizzati” al punto da vivere gesti e situazioni con una sensibilità e una postura umana, e ritratti mentre rappresentano momenti dove la loro natura rivela l’attaccamento al terreno, la gravità, e il suo superamento nella tensione verso il cielo, la leggerezza, come se indicassero la dualità dell’umano nella dedizione al peso quotidiano degli eventi insieme al desiderio di allontanarsi da esso, per realizzare i nostri sogni. Si veda ad esempio l’olio dal titolo La scimmia e il Pino, dove la bestiola si stacca dall’albero con movenze da danzatrice, levitando nell’aria per avvicinarsi alla luna.

Landed, Nikky Taylor

Landed: storie di chi ha scelto l’ Alto Adige, nelle foto di Giovanni Melillo Kostner

Landed: storie di chi ha scelto l’ Alto Adige, un progetto fotografico di Giovanni Melillo Kostner

Landed: storie di chi ha scelto l’ Alto Adige per vivere e crescere. Dream Factory ospita il progetto fotografico di  Giovanni Melillo Kostner.

Business Location Südtirol – Alto Adige (BLS) è già stata protagonista a Milano. Nell’Aprile del 2013 ha presentato l’eccellenza del green design altoatesino per il Fuorisalone, stavolta si impegna nella promozione del proprio territorio attraverso il racconto fotografico di cinquanta personalità internazionali, che testimoniano la qualità della vita e della possibilità di fare impresa, nel contesto della provincia più a Nord d’Italia. La mostra Landed è aperta dal 19 novembre presso Dream Factory e curata da Martha Jiménez Rosano, con Elisa Weiss a coordinamento del progetto, nasce dalla collaborazione tra BLS e la cooperativa sociale Cuartel -Headquarters for art & culture, e sarà visitabile fino al 29 novembre.

Ritratta per il progetto Landed anche la curatrice Martha Jimenez

Ritratta per il progetto Landed anche la curatrice Martha Jimenez

Il progetto fotografico dell’artista Giovanni Melillo Kostner presenta i ritratti di persone che hanno scelto di trasferirsi a vivere e lavorare a Bolzano e provincia: non sono solo imprenditori o ingegneri ma anche architetti, artisti, ricercatori e psicologi provenienti da altre regioni italiane e diversi paesi europei e mondiali: Germania, Spagna, Portogallo fino a lontane nazioni come Australia, U.S.A., Cina e Giappone.

Progetto Landed_Bosio Dominic, direttore vendite

Progetto Landed_Bosio Dominic, direttore vendite

 

Per tutti è chiaro, dal breve testo che accompagna le immagini, quanto la nuova patria non abbia fatto rimpiangere quella originaria, sicuri di come l’Alto Adige sia un luogo accogliente e a misura d’uomo, con un ambiente naturale straordinario che ossigena la mente, culturalmente stimolante epronto a ricevere il beneficio di nuovi progetti imprenditoriali e dell’immigrazione dei cervelli. Nessuno di loro progetta la fuga, anzi è riuscito ad integrarsi con la propria famiglia alla cultura e alla lingua, meglio dire alle lingue parlate, grazie anche a progetti educativi di accompagnamento all’inserimento per i figli di questi brillanti talenti.

Progetto Landed. Nikky Taylor, agente di marketing e p.r.

Progetto Landed. Nikky Taylor, agente di marketing e p.r.

 

Per qualcuno ci sono caratteristiche comuni al modo di vivere e lavorare del paese originario; ad esempio l’agente di viaggio Keiko Sawayama trova analogie tra la ricerca di perfezione e precisione nel lavoro di giapponesi e altoatesini, per altri è riscontrata l’internazionalizzazione della ricerca, come per lo scultore tedesco Florian Glaber che ricorda la lavorazione del marmo di Lasa per la nuova stazione della metropolitana e per il centro commerciale del World Trade Center di New York.

Progetto Landed, Xiaofeng Wang , ricercatrice

Progetto Landed, Xiaofeng Wang , ricercatrice

 

Giovanni Melillo Kostner è giovane ma ha già le idee chiare sul suo futuro. Cofondatore della cooperativa sociale Cuartel-Headquarters for art & culture, dedicata alla valorizzazione delle potenzialità di arte e cultura per lo sviluppo sociale e locale, dal 2011 è impegnato attivamente nella progettazione e realizzazione di Open City Museum con Johanna Mitterhofer, antropologa culturale, e Martha Jiménez Rosano manager e operatrice culturale, curatrice della mostra Landed. Open City Museum è la somma di tutti i valori espressi con questa raccolta fotografica e in generale nel lavoro di Melillo: l’arte intesa in senso partecipativo per la promozione della diversità e della coesione sociale nelle società multiculturali.

Progetto Landed, Pau Palacios, drammaturgo e performer

Progetto Landed, Pau Palacios, drammaturgo e performer

 

Ho avuto la fortuna di poter parlare con Melillo per capire meglio il suo modus operandi. Nello specifico di queste immagini il fotografo ha realizzato gli scatti dopo lunghi dialoghi con i soggetti per conoscere la cultura d’origine, le aspirazioni, la personalità o carattere che determina il modo di vivere e di rapportarsi all’ambiente circostante.

Progetto Landed_Gorter Ben, export manager

Progetto Landed, Gorter Ben, export manager

In seguito ha inserito le persone ritratte nel paesaggio alpino o urbano, nelle loro case o nei luoghi di lavoro, all’interno o fuori dalle strutture, e in certi casi si trova rispondenza tra i loro interessi e il setting della foto, come nel caso dell’architetto Angela Ferrari in un interno, su una scala dal raffinato design. Noto che le figure si staccano nettamente dal fondo e mi viene spiegato che l’effetto è dato unicamente dall’uso del flash in pieno giorno, per questo mi ricordano un pò il lavoro di Martin Parr, con le dovute differenze di contesto e di intento, non certo dissacrante come per l’inglese; inoltre alcune immagini posizionano i personaggi in una ristretta zona d’ombra contro un paesaggio in piena luce, come ben esemplificato nel caso dello chef Arturo Spicocchi.

Progetto Landed_Spicocchi Arturo, chef

Progetto Landed, Arturo Spicocchi, chef

Secondo il direttore di BLS Ulrich Stofner l’intento del progetto è quello di promuovere un territorio ideale per attrarre talenti e capitali, emergente nel contesto europeo, e di alta qualità per la residenza con la sua efficienza nei servizi, l’eccellenza della tradizione gastronomica, la bellezza del paesaggio e un clima sempre più internazionale.

Si aggiunge l’augurio di invogliare a una nuova vita professionale, per chi vogliaprendere esempio da coloro che hanno contribuito a rendere questo territorio “prolifico con le proprie diverse competenze e contaminazioni”.

Progetto Landed, Zavodchikova Anastasia

Progetto Landed, Zavodchikova Anastasia

 

Perchè vedere la mostra: per l’esempio positivo di un’emigrazione felice, che arricchisce culturalmente ed economicamente un territorio italiano.

L’autrice Michela Ongaretti ringrazia l’ufficio stampa Ufficio Stampa Ketchum per BLS

Isola, cucina. design Setsu e Shinobi Ito per Abitare il Tempo a Verona nel 2014

Setsu e Shinobu Ito . Design interattivo e zen per il Salone del Mobile 2015

Setsu e Shinobu Ito . Design interattivo e zen per il Salone del Mobile 2015

Fuorisalone 2015 e Salone del Mobile

Setsu & Shinobu Ito sono una coppia famosa nel mondo del design contemporaneo, e dal 1997 hanno scelto Milano per vivere e lavorare, continuando con il loro studio come consulenti per importanti aziende e brand internazionali tra cui Riva1920, Gruppo Euromobil, Guzzini, Lavazza, Canon, Panasonic (Japan), Sony Music Group, Nava, Richard Ginori. Il design di Setsu & Shinobu Ito sarà presente sia al Salone del Mobile 2015 che al Fuorisalone con numerosi pezzi in anteprima per Fonderia Artistica Campagner, gruppo Euromobil con l’azienda Desirée, Aisin, Slow Wood, Ianiro, Tumar, Grassi Pietre.

Sofa per Grassi Pietre ed allestimento, Marmomacc 2011

Sofa per Grassi Pietre ed allestimento, Marmomacc 2011

 

Dal 1995, anno di fondazione dello studio, hanno progettato in svariati ambiti: dall’architettura al design di interni, design di prodotto, industriale e del packaging, amando applicare ai valori creativi quelli interattivi, oggi più che mai attuali, soprattutto legati alla mobilità. I loro lavori sono stati premiati con vari premi internazionali come The Young & Design Award 1999 (Italia), The Good Design Award 2001 (Giappone), The Toyama Product Design Award 2001 (Giappone), ADI Design Index 2001 e 2005 (Italia) e il Compasso d’Oro nel 2011.

Letto SHELLON, design Setzu e Shinobu Ito per Euromobil- Desirée

Letto SHELLON, design Setzu e Shinobu Ito per Euromobil- Desirée

 

Alcuni loro progetti fanno parte della collezione permanente del Museo del Design in Triennale di Milano e Die Neun Sammlung International Design Museum di Monaco. Diverse pubblicazioni sono dedicate a loro, sia libri che riviste di settore: citiamo la biografia East-West Designer (Italia 2008), International Design Year Book (Sterling 1996, 1997, 1998, 2000, 2001, 2004, 2007), The Eco-Design Handbook (Sterling 2002), New Furniture Design (2005 negli Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania), 1000 New Designs (Sterling 2006), European Design Since 1985 (2009), Plastic (Spagna 2007), Process (2009 Testata British Issue), e Elle Decor (Italia, Aprile 2010), per celebrare i 20 anni di attività della prolifica coppia.

Sono inoltre visiting professor presso Domus Academy, Politecnico e IED di Milano, IUAV di Venezia e Tsukuba University di Tokyo. Setsu Ito è membro della giuria dell’ IF Design Award 2015 in Germania.

Tavolo ENN- design Setzu e Shinobu Ito per Slowood

Tavolo ENN- design Setzu e Shinobu Ito per Slowood

Setsu Ito si è laureato all’Università Tsukuba in Giappone, ha in seguito collaborato con il leader del design italiano d’avanguardia Alessandro Mendini per lo Studio Alchimia, e con colui che considera maestro del design moderno, Angelo Mangiarotti. Shinobu Ito ha conseguito la laurea all’Università d’Arte Tama a Tokyo e iniziato la sua carriera presso CBS Sony (Sony Music Entertainment) in Sony Creative Products, seguita da un Master alla Domus Academy di Milano.

Isola, cucina. design Setsu e Shinobi Ito per Abitare il Tempo a Verona nel 2014

Isola, cucina. design Setsu e Shinobi Ito per Abitare il Tempo a Verona nel 2014

 

La loro peculiarità e forza sta nell’integrazione tra le tradizioni giapponese e italiana, e nella combinazione delle personalità e attitudini individuali, veicolate al progetto per Studio Ito Design. Hanno a cuore la tecnologia e l’artigianalità, attingendo alle tradizioni e ai mestieri antichi delle due nazioni, e il loro design invita a seguire un ritmo più lento e contemplativo della vita.

Nella loro vasta esperienza dei diversi settori del design si sono sempre avvalsi della collaborazione attiva con altri professionisti. Possiamo dire che il loro marchio di fabbrica è l’integrazione di forze congiunte per dare al processo creativo e progettuale una prospettiva ampia, e creare prodotti che abbiano una sostanza plurima, un senso dell’estetica data dalla composizione di diversi punti di vista e stili, legati alle diverse culture, ereditarie e progettuali o tecniche.

 

Centrotavola IKKO design Setzu e Shinobu Ito per Tumar

Centrotavola IKKO design Setzu e Shinobu Ito per Tumar

 

Il loro approccio alla progettazione implica un coinvolgimento più diretto dell’uomo con la natura e i suoi ambienti, arredi e packaging favoriscono questa intimità nuova. Indagano le relazioni interpersonali e sociali, e l’interazione tra i potenziali utilizzatori delle loro creazioni e lo spazio circostante, per costruirne di più dinamiche, in movimento e cambiamento come lo sono sempre il Tempo e lo Spazio. Il design si avvicina ancora alla Natura nel suo adattarsi a delle relazioni trasversali tra persone e cose, si basa infatti sui concetti di “cambiamento”, “movimento” e “ritmo” combinati al senso di attesa e anticipazione di volta in volta. La finalità è riuscire a scatenare delle emozioni, delle sensazioni tattili, e favorire determinati gesti.

In tema di interattività segnaliamo la presenza al Superstudio Più dell’azienda giapponese Aisin, che presenterà sistemi di mobilità avveniristici basati sull’innovativa tecnologia dei sensori. Lo studio Ito favorisce un rapporto mediato con la tecnologia, utile negli oggetti comuni ma resa più armonica e “addomesticata”, più vicina all’uomo grazie all’estetica. Si visioneranno elementi dal design originale ispirato alle tecnologie più avanzate del settore automobilistico come maniglie, sportelli e spoiler, e domestico, come letti e macchine da cucire.

Poltroncina WING-Setzu e Shinobu Ito per Euromobil- Desirée

Poltroncina WING-Setzu e Shinobu Ito per Euromobil- Desirée

 

Al Salone del Mobile 2015 di Rho vedremo la poltroncina WING, il letto SHELLON, per il gruppo Euromobil e l’azienda Desirèe. Si aggiunge la collezione DABLIU che è una vera e propria famiglia di elementi d’arredo; libreria, seduta, consolle, appendiabiti.

Wing accentua la leggerezza della struttura attraverso linee sinuose e sottili, e il suo schienale alto ricorda delle ali. Esso è particolarmente flessibile grazie a due strati di poliuretano, interno morbido ed esterno rigido.

Seduta-appendiabiti DABLIU-design Shinobu e Setzu ito per Euromobil- Desirée

Seduta-appendiabiti DABLIU-design Shinobu e Setzu ito per Euromobil- Desirée

 


Dabliu nasce dalla combinazione tra struttura in tondino metallico e basi in legno
, sono elementi d’arredo dalla linea rigorosa e scultorea. La libreria: cambia aspetto a seconda del punto di osservazione, la si può ruotare per ottenere un diverso effetto visivo, creando così una vera e propria architettura d’interni, sempre in accordo con l’idea dei designer di interattività dei pezzi in relazione alla loro mobilità. Shellon ricalca la stessa idea di lievità, appare come sollevato da terra per la posizione dei piedi e il loro taglio inclinato, che va rastremandosi verso l’interno. L’effetto di tridimensionalità è dato invece dalla lieve curvatura della testata, sottolineato dall’imbottitura rivestita con un tessuto percorso da linee irregolari, come pieghe suggerite.

E’ ancora una scultura mobile e dalla doppia funzione di seduta e appendiabiti la sedia Dabliu. Di grande impatto architettonico, si può inserire in diversi ambienti domestici. La struttura è come per la libreria in tondino metallico trattato e saldato; il cuscino in materiale poliuretanico è rivestito con tessuto sfoderabile. Lo stesso discorso vale per la consolle, il cui piano d’appoggio è in legno, e l’appendiabiti da parete.

Divano COCOCI-Setzu e Shinobu Ito per Slowood

Divano COCOCI-Setzu e Shinobu Ito per Slowood

L’azienda Slow Wood ospiterà – per il Fuorisalone 2015 nello showroom di Foro Buonaparte il divano COCOCI, la sedia e il tavolo ENN, e la poltrona e il paravento MORI.

La particolarità di Cococi sono i braccioli che prendono forma dall’unica struttura in legno di frassino che corre dietro lo schienale, si presentano sinuosi e scultorei, invitando all’esperienza tattile del legno e della sua naturalezza.

La stessa sensazione di calore e morbidezza del legno, resa ancor più pura dalla sua nudità, vive nella sedia e nel Tavolo Enn. Nella prima la struttura ricalca la forma esistente anche in natura, nell’irregolare andamento di schienale e seduta, e sostiene con eleganza lo schienale asimmetrico. Anche il tavolo presenta elementi asimmetrici come il piano, mentre perfettamente simmetrica risulta la struttura dai montanti a sezione ellittica, e si compone di due pezzi a forma di H.

Paravento MORI- design Setzu e Shinobu Ito per Slowood

Paravento MORI- design Setzu e Shinobu Ito per Slowood

 

Il paravento Mori è estremamente lineare e autoportante, formato da una base a S e una struttura verticale unite da listelli. Gioca con l’estetica dei pieni e dei vuoti. I designer affermano: è “come una persona nella foresta alberata, che vede e non vede, guardiamo con piacere l’insieme ma non distinguiamo tutta la molteplicità delle forme”.

Per l’azienda di illuminazione Ianiro in Via Spontini, durante il Fuorisalone 2015, sono presentate le lampade da terra IIIRO e IANEBEAM.

Iiro in giapponese significa colore. La lampada rivisita il proiettore professionale per illuminazioni in studi televisivi, con il corpo luminoso come una scatola cubica bianca e le facce laterali a forma di alette per direzionare il fascio luminoso. Un tubo telescopico sostiene il diffusore, è fissato con elementi metallici su una struttura lignea ed e’ possibile ruotare il corpo su se stesso a 360 gradi, sia verticalmente che orizzontalmente.

Lampada da terra IANEBEAM- Setzu e Shinobu Ito per Ianiro Illuminazione

Lampada da terra IANEBEAM- Setzu e Shinobu Ito per Ianiro Illuminazione

 

Ianebeam riprende invece il disegno del proiettore Ianiro per uso professionale, creando un proiettore per uso domestico, che riesce ad irradiare luce e calore visivo allo stesso tempo. Sono presenti le alette bianche per indirizzare il fascio di luce ma sulla parte frontale.

All’interno della mostra Hands on Design alla galleria Orsorama di via dell’ Orso, per il Fuorisalone 2015 ci sarà IKKO per Tumar, una collezione per la tavola composta da tovaglietta con centrotavola integrato, sottobicchiere e sottobottiglia o sottocaraffa. Ogni elemento è in 100% feltro naturale proveniente dal Kyrgyztan.

Il portaspazzolino Eda regge gli spazzolini Misoka, Salone del Mobile 2015

Il portaspazzolino Eda regge gli spazzolini Misoka, Salone del Mobile 2015

 

Per Fonderia Artistica Campagner, presso Misoka Opificio 31, Officina 2, via Tortona – zona ricca di eventi Fuorisalone 2015 per eccellenza – il Portaspazzolino EDA in fusione d’alluminio, progettato specificamente per lo spazzolino da denti nanotecnologico Misoka (design Kosho Ueshima).

Nella stessa location per Grassi Pietre, vedremo la Fontana IZUMI ( in giapponese “fonte naturale“), che fa riferimento al giardino zen e al naturale scorrere del tempo, dal suo centro l’acqua scorre fino al bordo del piano in pietra. Anche qui si gioca con i punti di vista, dall’alto le linee sono squadrate e minimali, tendono ad ammorbidirsi verso la base, nell’avvicinarsi al secondo elemento importante nel giardino zen, la Terra. Installabile sia in esterni che in ambienti chiusi.

MISOKA, allestimento dello spazio di Setsu e Shinobu Ito, Fuorisalone 2015

MISOKA, allestimento dello spazio di Setsu e Shinobu Ito, Fuorisalone 2015

 

KONOHA, sembra esser mossa dal vento come una foglia (in giapponese questo il significato del suo nome), nonostante sia di marmo. Siamo così ancora nell’atmosfera del giardino zen per il rimando al terzo elemento,l’Aria. Konoha si può appoggiar su tutti i lati, per aver così differenti piani di seduta. Ancora una volta un invito al rispetto e al piacere delle differenze nei punti di vista.

Michela Ongaretti