Miyazaki ritratto da Manzoni Piazzalunga nel giorno del suo settantaseiesimo compleanno

Hayao Miyazaki ha compiuto 76 anni! Auguri con Porco Rosso

Hayao Miyazaki ha compiuto 76 anni! Auguri con Porco Rosso

 

Hayao Miyazaki con lo studio Ghibli è un personaggio cardine nella storia del film d’animazione, Ieri ha compiuto 76 anni.

Hayao Miyazaki, ritratto di Giovanni Manzoni Piazzalunga, nel giorno del suo compleanno.

Hayao Miyazaki ritratto da Giovanni Manzoni Piazzalunga, nel giorno del suo settantaseiesimo compleanno

 

Quando ero bambina i cartoni animati erano soprattutto giapponesi, fatti di machi robot, più da grande fu l’esplosione di eroine dotate di magici poteri o di storie sdolcinate. Sono stata così fortunata da crescere e poter guardare anche le opere disegnate di Hayao Miyazaki, che potevano piacere a grandi e piccoli in grado di apprezzare un lavoro ben fatto dotato di originalità nella creazione dei personaggi e soprattutto di intrecci più costruiti e avvincenti nella forma di veri e propri film, che non fossero le fiabe di Walt Disney già lette sui libri. Non credevo che superati i vent’anni avrei passato delle serate a vedere un cartoon e discutere sui possibili significati simbolici con gli amici.

 

La città Incantata

La trasformazione di Senza-Volto (Kaonashi) ne La città Incantata, 2001

 

Non avevo ancora visto Kiki Consegne a Domicilio, Laputa Castello nel Cielo, e il bellissimo Il mio vicino Totoro, usciti molto prima, alla fine degli anni ottanta. Anche La Principessa Mononoke del 1997 fu scoperto in seguito. Per me come per molti italiani lo stupore è iniziato con La Città Incantata nel 2001, film che avvalse allo studio cinematografico Ghibli, creato da Miyazaki e Isao Takahata e produttore del lungometraggio, l’Orso d’Oro e il Premio Oscar. In seguito è stato il momento di essere rapiti dalle immagini de Il Castello Errante di Howl del 2005 e di Ponyo sulla scogliera del 2008.

 

Il Castello Errante di Howl si muove sulle montagne, frame del film scritto e diretto da Miyazaki nel 2004.

Il Castello Errante di Howl si muove sulle montagne, frame del film scritto e diretto da Miyazaki nel 2004

 

In tutti i film di Miyazaki i mondi immaginari rappresentati spesso sono allegorie del presente e i personaggi sono mossi ad azioni da motivazioni recondite e complesse: questi universi sono nati non solo dalla creatività inventiva ma anche dalla conoscenza di scrittori occidentali, che su stessa ammissione dell’autore giapponese, hanno influenzato l’ideazione delle sue opere cinematografiche. Parliamo di Ursula K. Le Guin, Diana Wynne Jones e of course di Lewis Carrol. Ancora Miyazaki cita Eleanor Farjeon, Philippa Pearce e Rosemary Sutcliff. Anche le storie di piloti e di aerei del grande Roald Dahl sono state amate e presenti nella sua cinematografia, e devo senza dubbio ricordare l’interesse di Miyazaki per l’opera di Antoine de Saint-Exupéry.

 

Chihiro e Haku, personaggi de La Città Incantata, 2001

Chihiro e Haku, personaggi de La Città Incantata, 2001

 

L’ultimo film che vede Miyazaki alla regia è stato Si alza il vento del 2013, dopo l’annuncio del suo ritiro confermato e poi smentito, dopo una carriera di quasi cinquant’anni e il premio Oscar alla carriera del 2014, ma il film che più mi colpì tra tutti è stato Porco Rosso, uscito nel lontano 1992.

Decido di parlarne per la ragione precisa del suo interesse per l’Italia, che lo ha onorato con il Leone d’oro alla carriera alla 62esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, nel 2005. L’ambientazione è italiana e il protagonista stesso è italiano, in un’epoca difficile come quella del Fascismo, ma i riferimenti alla nostra storia e cultura artistica sono molto più numerosi e precisi. 

 

Miyazaki ritira il Leone d'oro alla carriera a Venezia

Miyazaki ritira il Leone d’oro alla carriera durante la 62 esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nel 2005. in quell’occasione fu presentato Il Castello Errante di Howl

 

Già nelle prime immagini il regista fa di tutti per farci capire che ci troviamo nel Belpaese: una bottiglia di vino rosso e un giornale italiano sono gli attributi iniziali di questo eroe sarcastico e libero, e tutte le insegne che si vedono nel film sono scritte in italiano, con qualche tenero refuso.

La sinossi in breve. Lui è un grande pilota dell’aeronautica Regia e il suo nome è Marco Pagot, durante la prima guerra mondiale un incidente lo trasforma in un maiale antropomorfo, così decide di ritirarsi dalla vita mondana e ritirarsi sulla costa dalmata per dare la caccia alle taglie dei feroci pirati dell’aria. Il suo idrovolante monoplano S.21 “Folgore” tutto rosso, è stato ideato da Miyazaki pensando ad oggetti reali del periodo, tanto da somigliare molto al monoplano Macchi M.33.

 

La locandina del film d'animazione Porco Rosso, Studio Ghibli 1992

La locandina del film d’animazione Porco Rosso, scritto e diretto da Hayao Miyazaki e prodotto dallo Studio Ghibli nel 1992

 

Marco diventa Porco Rosso, e si trova ad affrontare l’alleanza dei pirati con il pilota americano Donald Curtis, che abbatte l’aereo cremisi. Non viene del tutto distrutto e Marco si rifugia a Milano per fare riparare quanto ne resta dalla ditta Piccolo Spa.

E’ nella sosta a Milano di Porco Rosso che Miyazaki dimostra di conoscere e amare l’Italia nella sua storia, infatti il figli maschi della Piccolo sono emigrati in America a cercar fortuna come davvero accedeva, e l’incontro con Arturo Ferrarin della Regia Aeronautica è il ricordo dell’oppressione di regime che impone a Marco la fuga, se non rientra nei ranghi militari. Appaiono così gli squadroni punitivi che inseguono Marco e Fio, la figlia di Piccolo: è una donna a salvare e riparare il monoplano..indipendenza di pensiero e d’azione, femminismo, questo è Miyazaki.

 

Porco Rosso e il suo idrovolante sui navigli di Milano

Una scena di Porco Rosso con il suo idrovolante sui navigli di Milano

 

L’S.21 torna sull’isola rifugio nel Mare Adriatico, assaltata presto dai pirati, che si placano con un ammonimento della ragazza sul senso dell’onore di essere aviatori. Come ci si aspetta arriva Curtis per lo scontro finale che sarà un duello ad armi pari con Marco, ma poi gli strumenti bellici non sono più funzionanti e la lotta diventa un corpo a corpo tra i due, a scazzottate. Marco vince ma tutti devono scappare perchè la Regia Aeronautica è vicina.

 

Porco Rosso in azione

Porco Rosso in azione con Donald Curtis alle calcagna

 

Fio è affidata all’ex fidanzata di marco, Gina, che possiede l’Hotel Adriano, la rivediamo con l’ormai amica a ricordare il passato dopo la fine del Ventennio e della Seconda Guerra Mondiale, Curtis vi torna come turista dopo essere diventato un attore hollywoodiano, lui che aveva cercato di convincere la stessa Gina a diventare una star, secondo il mito e il sogno che era per l’Italia Hollywood. Il finale è sulle note della nostalgia e del mistero di Porco Rosso.

 

L'hotel Adriano in Porco Rosso

L’architettura immaginaria dell’hotel Adriano in Porco Rosso

 

In Porco Rosso ci sono le tematiche ricorrenti del cinema di Miyazaki, come la metamorfosi misteriosa come dannazione, (posso citare, senza esaurire tutti gli esempi, quella dei genitori di Chihiro ne La città incantata, e la malattia di Ashitaka in Princess Mononoke);  la grande passione per il volo, la condanna del Fascismo, la mai netta distinzione tra buoni e cattivi, il ruolo chiave di un personaggio femminile adolescente.

 

Porco Rosso come Humphrey Bogart

Porco Rosso come Humphrey Bogart

 

La cultura giapponese non è certo estranea se si pensa, interpretazione che mi convince, che la metafora del maiale riguarda la dualità di Marco nel suo aspetto pubblico e privato: da fuori è un insulto al Fascismo, “è meglio essere maiale piuttosto che fascista” dice il protagonista, ma dentro al suo cuore vive il senso di colpa per essere l’unico sopravvissuto ad una battaglia, questo senso di disonore molto giapponese lo fa sentire un maiale.

Ma veniamo ai riferimenti più precisi: Porco Rosso è al secolo Marco Pagot per omaggiare i fumettisti Nino e Toni Pagot creatori tra i vari personaggi del famosissimo Calimero.Tra l’altro i figli marco e Gina hanno davvero collaborato con Miyazaki per la serie Il fiuto di Sherlock Holmes.

 

Marco Pagot alias Porco Rosso

Marco Pagot alias Porco Rosso, una scena del film con la bottiglia dove si legge la scritta “vino” in italiano

 

La Piccolo Spa si trova a Milano sul Naviglio Grande, qui il costruttore propone la sostituzione di motore con un Folgore, che è per davvero il motore FIAT A.S.2, con cui Mario De Bernardi vince nel 1926 la  Coppa Schneider, Qui il gioco citazionistico si fa più complesso perché sui coperchi delle valvole appare la scritta Ghibli, che fu il soprannome del bimotore degli anni trenta Caproni Ca.309. Se parlo di aeronautica è perché da questa passione di Miyazaki nasce il nome del suo studio cinematografico. Pensate che la storia dell’aeronautica italiana è entrata nella storia del cinema di animazione mondiale.. l’Italia come esempio eccellente per chi di motori ne sapeva qualcosa visto che la sua azienda di famiglia era la Miyazaki Airplane, che produceva componenti di veicoli aeromobili.

 

Porco Rosso vola sull'Adriatico

Porco Rosso vola sull’Adriatico con il suo idrovolante monoplano S.21 “Folgore”

 

Appaiono nel film i piloti Francesco Baracca e Adriano Visconti, grandi vittoriosi aviatori italiani realmente esistiti, il primo nella Prima Guerra Mondiale e il secondo nella Seconda.

Si cita persino il testo poetico Alcyone di Gabriele D’Annunzio, nome che Miyazaki dà alla motonave dell’Albergo Adriano, e un noto bombardiere dell’epoca si chiamava Alcione.

Forse qualcuno non sa che..l’Alfa Romeo un tempo costruiva motori aeronautici, ecco perchè campeggia un somigliante suo simbolo nella bottega dell’armaiolo.

L’ex compagno Ferrarin ricorda Arturo Ferrarin che nel 1920 ha per la prima volta seguito la rotta Roma-Tokyo, e pilotato davvero il Macchi M.39, oltre che in una scena del film.

 

Hayao Miyazaki, ritratto di Eleonora Prado, 2016

Hayao Miyazaki, ritratto di Eleonora Prado, 2016

 

Un altro personaggio realmente esistito qui presente è Stanislao Bellini, qui citato solo col cognome come compagno di stormo di Pagot durante la Grande Guerra. Fu un pilota velocista del Reparto Sperimentale Alta Velocità di Desenzano del Garda, e proprio per l’idrocorsa Macchi-Castoldi M.C.72 ne fu il perito durante i voli di prova.

Una banda di pirati si chiama “Mamma aiuto”, citando il soprannome Mammaiuto dell’idrovolante CANT Z.501, esso diventò in seguito il grido di reparto del 15º Stormo SAR.

L’ultimo tributo, dopo non averne esaurito l’elenco, è nei titoli di coda, dove appare la Mole Antonelliana, uno dei simboli d’Italia e della sua sperimentazione tecnologica.

 

Miyazaki tra i suoi personaggi

Miyazaki tra i suoi personaggi

 

Grazie per aver unito la nostra cultura alla tua, per averci fatto sognare trasfigurando il mondo. Per averci incluso nel tuo universo. Auguri Miyazaki! E lunga vita allo Studio Ghibli..

Michela Ongaretti

 

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Milano Bedding. Esigenza estetica e funzionale del sonno al Salone del Mobile 2015

Milano Bedding. Esigenza estetica e funzionale del sonno al Salone del Mobile 2015

Ancora una volta – dal 14 al 19 aprile –  al Salone del mobile 2015 per Milano Bedding, brand di Kover. Se dal nome non è difficile immaginare il tipo di prodotto al quale si dedica l’azienda brianzola, produzione di divani letto, letti e materassi, restano da scoprire le novità, ad esempio le tre varianti tessili del divano letto Jeremie disegnato da Eric Berthes.

 

MilanoBedding-divano letto Jeremie design Barthes. Versione Trendy (1)Milano Bedding – divano letto Jeremie design Barthes. Versione Trendy

 

Kover produce dal 1985 nel proprio stabilimento di Desio (MB). Il titolare Roberto de Lorenzo ha iniziato nell’azienda di famiglia dedicata alla produzione di meccanismi per divani letto; quando fonda Kover sispecializza nella realizzazione di rivestimenti trapuntati e divani trasformabili per conto terzi.

Nel 1996 fonda il brand Milano Bedding, i cui arredi sono riconoscibili per il design dall’estetica curata ma non troppo avanguardistica, con una funzionalità evidente e completezza di gamma, mentre avanguardistico è il sistema adottato per i meccanismi di chiusura e apertura, sicuramente memore della lunga esperienza di de Lorenzo.

Milano Bedding- mod Marianne letto-matrimoniale-contenitoreMilano Bedding – mod Marianne letto-matrimoniale-contenitore

Parliamo quindi di made in Italy al 100%, realizzato con macchinari di ultima generazione che si avvale dell’esperienza di designer di fama internazionale come Pietro Arosio, Terri Pecora, John Ash, Eliabetta Garoni, Sabina Sallemi, Gino Colautti, Alessandro Elli, Guido Rosati, Irina Belan, Elena Viganò ed Eric Berthes. Milano Bedding mette a loro disposizione il suo knowhow in termini di ingegnerizzazione, produzione, comunicazione, e commercializzazione per lo sviluppo di nuovi progetti.

Sono nati così modelli tecnologicamente innovativi per lo sviluppo del comfort e della semplice usabilità, soluzioni tecniche ad hoc e progetto costruttivo unito ad una ricerca sulla praticità del rivestimento esterno, e dunque della sua estetica. Milano Bedding è il ramo dell’azienda più giovane che propone soluzioni più pratiche e più moderne.

MilanoBedding-divano letto Jeremie design Barthes. Versione GlamourMilano Bedding -divano letto Jeremie design Barthes. Versione Glamour

Estetica, funzionalità e comfort sono i tre pilastri su cui Milano Bedding lavora ad ogni nuovo prodotto. Il mix di questi contenuti viene interpretato da un gamma di divani, letti e divani letto, con diversi sistemi di apertura semplici e immediati, ma soprattutto efficienti, senza dover rimuovere cuscini o schienali, e con un eventuale possibilità di contenere un letto pronto con coperte e lenzuola. Per questi pezzi il meccanismo si chiama Lampolet, testato e garantito.

Nella linea ci sono anche letti trasformabili in contenitori. Un elemento costitutivo che spiega il materassocomfort dei divani letto Milano Bedding è la scelta di diverse tipologie di materasso in poliuretano ad alta densità, tra cui quello ad alto spessore Milano BeddiLa Norma e Springs, studiati per l’inserimento adeguato nel divano letto. Anche le sedute sono progettate per mantenere intatta la loro forma nel tempo.

Kover si è inoltre distinta nello studio di prodotti specifici per il contract: grazie al knowhow sviluppato fino ad oggi con Milano Bedding la gamma completa propone divani, poltrone e letti anche nelle versioni fisse, e su disegno. Se notiamo su questi arredi un contrassegno a forma di fiammella, essa rappresenta la loro conformità alle normative vigenti in materia di reazione al fuoco, omologati in Classe 1-IM.

Milano Bedding nel 1999 ha ottenuto una certificazione di qualità ISO 9001, che stabilisce la conformità a regole per ogni fase del processo industriale, i successivi aggiornamenti 9001:2000 e il recente 2008 mettono la soddisfazione del cliente al primo posto, dopo un percorso di ottimizzazione e una fase preliminare di analisi. Il certificato è stato rilasciato da CISQ e IQNet e riguarda le procedure per la progettazione e sviluppo di tutto ciò che produce l’azienda, sino alla sua fase esecutiva, l’acquisizione e gestione degli ordini dei clienti e la gestione degliacquisti dai fornitori, gestione dei reclami e resi, delle non-conformità. Inoltre nel ciclo di fabbricazione di ogni pezzo, particolare cura del rapporto con i fornitorie al valore dei materiali unito alla qualità della loro lavorazione, assistenza post-vendita.

MilanoBedding-divano letto Jeremie design Barthes. Versione Fashion (1)Milano Bedding – divano letto Jeremie design Barthes. Versione Fashion

Ciò che conta dal nostro punto di vista,quello che personalizza e “presenta” i loro prodotti è l’attenzione per i materiali. Caratterizza anche le tre versioni del divano letto Jeremie, disegnato da Eric Berthes, che vedremo al Salone, e che sono realizzate con tessuti di elevata di qualità Designers Guild: Trendy, in tessuto turchese, con struttura arancione e linee bianche, Fashion è rosa intenso e tortora con alcuni particolari fiorati, Glamour, ha invece i toni soft, tenui ed eleganti del grigio e del tortora. I rivestimenti danno valore ma sdrammatizzano la particolare forma a dormeuse che si ispira alle linee dell’Art Déco.

Berthes è stato chiamato a collaborare con Milano Bedding l’anno scorso. Jeremie è stato creato con l’esigenza di costruire un divano letto non riconoscibile in quanto tale, che abbia lo stesso design di un divano. Questo aspetto è dato dallo stile Art Déco unito ai colori intensi dei tessuti di qualità.

Doonuts, design Eric Berthes

Doonuts, design Eric Berthes

Eric Berthes ha un suo studio, il Planet design dal 2000; dopo la laurea presso l‘École Boulle e presso l’ESDI (Strate College), ha da sempre progettato seguendo il rigore di linee rette e curve con proporzioni armoniche. La passione per le forme pure e contemporanee si unisce all’ammirazione per l’arte giapponese e a come il dettaglio influenzi il suo processo creativo. Il suo obiettivo massimo è la progettazione di oggetti che anticipino le esigenze del terzo millennio. Ha collaborato con Packard Bell e Babyliss, e oggi direttore artistico del marchio OA170 dell’Oreficeria d’Anjou, per cui realizza oggetti lineari e dalle forme pulite.

Tra i suoi lavori in ambito lifestyle: disegna per marche di champagne, liquori e quella che chiama “arte della tavola”: per Bollinger ha disegnato il mobile da degustazione RD2000, Ricard nel suo ottantesimo anniversario gli commissiona un nuovo kit in edizione limitata composto da bicchiere e decanter.

Eric Berthes- progetti per oggetti, mobili e gioielliEric Berthes – progetti per oggetti, mobili e gioielli

Per Chivas progetta la location presso il bar dell’Hotel Martinez durante il festival di Cannes, l’area VIP del Lounge Bar Karément di Monaco, recentemente ha disegnato la lampada BgoodD per Branex, l’ iTam-Tam per l’anniversario del famoso seggiolino e una collezione di porcellane Cook & Play e Likid per Revol.Contemporaneamente Berthes porta avanti il design di mobili e dei complementi d’arredo.

L’idea d’ispirazione è lavorare con nuove forme per impieghi differenti: congeniale a tutto questo Milano Bedding, in generale nei suoi divani che possono anche esser letti, e in particolare con Jeremie che applica la forma di una dormeuse coloratissima ed elegante alla struttura interna del letto.

Milano Bedding. Hall 06 – Stand B 29- Salone del Mobile 2015

Michela Ongaretti