Intro di Fabio Novembre, particolare

STANZE. Altre filosofie dell’abitare. Una visione della Ventunesima Esposizione Internazionale della Triennale di Milano

STANZE. Altre filosofie dell’abitare. Una visione della Ventunesima Esposizione Internazionale della Triennale di Milano

Usciamo. Andiamo a vedere una mostra di architettura. Se di questo avete voglia il posto giusto è il palazzo della Triennale di Milano con la mostra “Stanze, Altre filosofie dell’abitare”, curata da Beppe Finessi per la XXI Esposizione Internazionale, che ha inaugurato ad Aprile in collaborazione con il Salone del Mobile. Soddisfarete il vostro desiderio con il progetto di allestimento di Gianni Filindeu e quello grafico di Leonardo Sonnoli, e con la realizzazione di ambienti, ciascuno con la propria logica progettuale, da Andrea Anastasio, Manolo De Giorgi, Duilio Forte, Marta Laudani e Marco Romanelli, Lazzarini Pickering Architetti, Francesco Librizzi, Alessandro Mendini, Fabio Novembre, Carlo Ratti Associati, Umberto Riva ed Elisabetta Terragni.

 

Stanze. Altre Filosofie dell'Abitare

Stanze. Altre Filosofie dell’Abitare

 

Quando ci troviamo a fine agosto vien quasi di parlare al passato riguardo l’anno in corso. Ma il 2016 non è ancora finito e conviene approfittare della fuga da Milano per assaporare senza fretta l’esposizione che terminerà il 12 settembre.

In effetti guardarsi indietro è facile pensando all’assunto della Ventunesima che utilizza il termine After nel duplice significato di “dopo” e di “nonostante”, come se determinate forme di progettualità si stiano manifestando in maniera antagonista, o soltanto “altra” rispetto agli esempi realizzati o studiati nel ventesimo secolo.

 

La stanza di Umberto Riva per la mostra curata da Beppe Finessi, vista dell'esterno

La stanza di Umberto Riva per la mostra curata da Beppe Finessi, vista dell’esterno

 

Ci tornerei, perché raramente mi capita di veder tutto senza stancarmi un attimo, perché in queste stanze l’aspettativa di ciò che si poteva osservare è stata attesa senza esagerazioni di contenuto. Se infatti una parte è retrospettiva e permette di capire il cambiamento nella concezione dell’ architettura di interni del ventesimo secolo con esempi eccellenti , la seconda parte incontra invece la curiosità di chi si domanda..cosa vediamo quando pensiamo ad una stanza?

Possono il design e l’architettura interpretare un nostro modo di intendere, e intessere le relazioni attraverso i gesti quotidiani, di vivere nello spazio?Il punto di partenza è una visione soggettiva dell’architettura di interni. Riflettere e riflettersi, guardarsi nello specchio dal tempo, qui e ora con il successo e l’interesse suscitato dal Salone del mobile, con gli attuali riconoscimenti di valore a questa disciplina che ha rappresentato spesso il primo campo di prova professionale di affermati architetti, e che oggi è di per sé un motore per la creatività, l’innovazione e.. l’economia. Da qui ci si rivolge prima al passato e poi al presente un’analisi critica attraverso lo studio e la possibilità espressiva dell’interior design.

 

Stanze. L'esempio di Franco Albini, con la poltrona che diventerà icona del design italiano

Stanze. L’esempio di Franco Albini, con la poltrona che diventerà icona del design italiano

 

Tutti i grandi progettisti del Novecento si sono confrontati con l’architettura degli interni: anche i singoli elementi di arredo erano sempre disegnati su richiesta dei committenti che desideravano un intervento per dare originalità alle proprie abitazioni; è attraverso questo meccanismo che sono nati pezzi iconici dell’arredamento italiano: oggetti creati solo per quella casa, per quella personalità di “abitante”, di seguito prodotti in serie entrando nella vita di tutti coloro che li amavano. L’industrial design italiano è partito anche da qui.

 

Stanze, l'allestimento della prima sala

Stanze, l’allestimento della prima sala

 

Ecco infatti che il candido allestimento si apre con una sala che mostra immagini degli interventi per interni di grandi architetti del Novecento, area introduttiva che aiuta a comprendere come sia cambiato sia il gusto che la considerazione dei bisogni, di conseguenza della funzionalità di uno spazio. Sono cinquanta esempi di progetto dagli anni venti ad oggi, Gio Ponti, Franco Albini, Carlo Mollino e Carlo Scarpa, Ignazio Gardella e i BBPR per fare alcuni nomi. Alcuni di essi sono definiti trasversali per la loro multidisciplinarietà come Ivo Pannaggi e i più di recente Getullio Alviani e Corrado Levi. C’è chi sull’interior ha lavorato e teorizzato come Gae Aulenti e Leonardo Savioni, e chi è riuscito ad emergere proprio grazie a questa disciplina come Umberto Riva e Cherubino Gambardella. Ancora i meno famosi ma assai rilevanti fin dagli anni venti Melchiorre Bega, poi Luciano Baldessari, Giulio Minoletti e Cini Boeri, e i fuoriclasse Ettore Sottsass, Angelo Mangiarotti e Joe Colombo. Tra i contemporanei Alessandro Mendini, Nanda Vigo, Guido Canali, Gaetano Pesce, Gianfranco Cavaglià, Bruno Vaerini Massimo Carmassi e Gabriella Ioli.

 

Le mie prigioni, la stanza di Alessandro Mendini in Triennale

Le mie prigioni, la stanza di Alessandro Mendini in Triennale

 

Dal punto di vista teorico ed espositivo ben poco è stato donato a questa disciplina. Possiamo ricordare soltanto “Colori e forme nella casa d’oggi” a Villa Olmo di Como nel 1957, “La casa abitata” a Firenze in Palazzo Strozzi nel 1965, “Italy The new domestic landscape” al MOMA di New York nel 1972. L’ultima mostra sull’argomento fu proprio in Triennale nel 1986 con “Il progetto domestico”.

 

Stanze. CarloLazzarini e Carl Pickering, vista di La Vie en Rose

Stanze. CarloLazzarini e Carl Pickering, vista di La Vie en Rose

 

Dopo ben trent’anni si vuole dare uno stimolo all’approfondimento critico del contemporaneo con la prova di creatività di 11 studi di architettura; entriamo così nella seconda parte del percorso, composta da undici ambienti unici. Il progetto realizzato è l’invenzione di una stanza, ciascuna rappresentativa di un imput valoriale, un approccio metodologico, una diversa generazione e linguaggio, per arrivare a soluzioni diverse che tengano in considerazione differenti bisogni primari del quotidiano. In più Francesco M. Cataluccio ha suggerito un accostamento di questi risultati con significative teorie filosofiche recenti, per ricostruire una visione dove l’architettura dialoga con il pensiero, nel rappresentare il nostro tempo.

 

Stanze. Particolare dell'allestimento

Stanze. Particolare dell’allestimento

 

Partiamo dalla stanza di Elisabetta Terragni la cui percezione degli spazi cambia in base alla luce e al movimento dell’osservatore, per poi passare con Duilio Forte all’esperienza di abitazione minima che segue la forma zoomorfa di un orso, e di cui ogni area riassume un’azione umana e il suo corrispettivo simbolico con una parte del corpo animale, ad esempio l’ingresso è la testa, da cui si inizia la purificazione mentale e fisica della sauna, per entrare nell’ambiente principale dedicato alla convivialità, il ventre.

 

Stanze. Ursus di Duilio Forte

Stanze. Ursus di Duilio Forte

 

Manolo De Giorgi si domanda se stare fermi in una stanza rappresenti un nostro bisogno. Forse anche l’abitazione può avere la forma di un percorso che segna le tappe delle nostre funzioni quotidiane distribuite e non semplicemente contenute in un ambiente.

 

La stanza di Carlo Ratti con le sue sedute modulari e modulabili

La stanza di Carlo Ratti con le sue sedute modulari e modulabili

 

A Carlo Ratti basta una seduta imbottita modulare a ridefinire lo spazio. Semplicemente controllabile in remoto tramite un’applicazione, è pronto a raddoppiare o dimezzare la propria altezza e combinarsi con gli altri elementi.

 

Stanze. Particolare di Circolare Circolare di Manolo De Giorgi

Stanze. Particolare di Circolare Circolare di Manolo De Giorgi

 

Fabio Novembre, schietto nel suo gusto ridondante, sogna la stanza come un uovo dalla superficie dorata e specchiante, uovo che è “la perfetta sintesi formale” originaria, dal richiamo atavico che rimanda alla nascita. Un utero che per Novembre è primissima idea di ambiente esperita dall’uomo: avviluppa l’osservatore quasi magicamente risucchiato dalla pelle rossa dei divani al suo interno, stanza che protegge e tutela la memoria e la riflessione.

 

Stanze. Intro di Fabio Novembre

Stanze. Intro di Fabio Novembre

 

Mi fermo, è come quando vedo un film e vorrei invitare un amico a vederlo, non posso andare oltre il primo tempo con il mio racconto. Se pensate all’architettura alla fine di questa estate 2016, passate in Triennale.

Michela Ongaretti

lee broom

In van per la Milano del Fuorisalone: Lee Broom e il suo road-show con la collezione Optical

In van per la Milano del Fuorisalone: Lee Broom e il suo road-show con la collezione Optical

DI MICHELA ONGARETTI

Lee Broom porta in van la collezione Optical al Fuorisalone 2016.

E’ stato la rivelazione del Fuorisalone, almeno per me, perché nel Regno Unito Lee Broom è assai noto come interior designer e progettista

La Milano Design Week è stata teatro itinerante per lui che ha allestito all’interno di un van una vera e propria installazione con la sua nuova linea di lampade Optical.

 

L'installazione sul van Palazzo Italiano con il designer e la collezione Optical

L’installazione sul van Palazzo Italiano con il designer e la collezione Optical

 

Si è fermato in diversi punti della città, lezone calde del Fuorisalone, fino a sabato, aprendo le porte al suo Salone del Automobile (sic), nome ironico per l’operazione “alternativa”, comunque ben accolta ed anzi considerata a tutti gli effetti estensione dell’istituzionale MDW.

L’installazione nel van, quello per le consegne del suo negozio, si chiama Italian Palazzo come omaggio alla nostra architettura, perché Broom ripensa alle sue visite precedenti quando era rimasto impressionato dalle location in antiche dimore cittadine, con i loro maestosi interni.

Il Fuorisalone secondo Lee Broom, con un particolare della decorazione

Il Fuorisalone secondo Lee Broom, con un particolare della decorazione

 

Incorporata alla scenografia la collezione di lampade, in metallo e vetro soffiato, è “Optical”, con l’idea nata dalle illusioni ottiche e dalla op art dei dipinti degli anni sessanta, mutevoli nelle diverse angolazioni e prospettive: allo stesso modo le luci cambiamo il loro look girando attorno ad esse. Somigliano anche a dei lampioni, per ricordare che l’evento è on the road per le vie della città lombarda.

Lampade da terra e e sospensione della collezione Optica di Lee Broom

Lampade da terra e e sospensione della collezione Optical di Lee Broom

 

Segnalata tra i 15 migliori allestimenti per la MDW2016, la mostra compatta e trasportabile è caratterizzata dal grigio, marchio “di fabbrica” della creatività di Broom, ornata da colonne e architrave come sfondo classicista e monocromo, in contrasto controllato con lo stile sixties delle lampade sferiche, appoggiate su sostegni quelle da tavolo, appese direttamente alla struttura le sospensioni o dal lungo stelo quelle da terra. Tutto perfettamente posizionato per materializzarsi agli occhi come una vera stanza apparsa dietro ad una porta magica.

Lee Broom ha aperto alla fine del 2013 uno showroom nel quartiere di Shoreditch a Londra: sotto l’insegna Electra House presenta tutti i prodotti per l’illuminazione e l’arredamento e con la propria etichetta: ha realizzato più di 75 oggetti dal 2007, oltre ad una ventina con altri marchi. Ha particolarmente a cuore la selezione degli artigiani, piccoli produttori e manifatture inglesi. Essi hanno creano ciò che Broom personalmente produce e distribuisce, tra cui ricordo il best seller del marchio, le lampade a soffitto in ottone e vetro Crystal Bulbs.

Crystal Bulb Chandelier di Lee Broom

Crystal Bulb Chandelier di Lee Broom

 

Coerentemente alla sua visione proposta anche a Milano, ogni mobile è collocato in una piccola scenografia, ed ogni oggetto è frutto di un’eccellenza artigianale scelta con cura.

Come interior designer in patria ha curato molti spazi residenziali e commerciali, ristoranti e bar di cui ricordiamo l’Old tom & English a Soho con velluti, legni, e le sue lampade forgiate nel marmo prodotte solo grazie alla perizia tradizionale di artigiani italiani.

Lee Broom abbraccia Rossana Orlandi il primo giorno del tour per le location del Fuorisalone

Lee Broom abbraccia Rossana Orlandi il primo giorno del tour per le location del Fuorisalone

 

Il viaggio del department store immaginario intorno ai distretti chiave del design milanese è partito martedì 12 da S. Ambrogio con il celeberrimo spazio commerciale e di tendenza di Rossana Orlandi, mentre la sera ha animato il dehor del mitico Bar Basso, teatro e rifugio del bel mondo del progetto, milanese e non, dagli anni novanta. Poco dopo la classica ora dell’aperitivo, i calici si sono alzati anche in nome della sua creatività per il party inaugurale.

Il secondo giorno lo si poteva ammirare presso il polo nuovissimo S. Gregorio Docet nell’omonima via vicino a Corso Buenos Aires. Il terzo giorno si è posizionato nel cuore di via Tortona, mentre venerdì 15 aprile è stata la volta di Brera, per la precisione davanti a Fantini in via Solferino 18.

Il road show si è concluso il 16 aprile al design district di via Ventura Lambrate, ormai diventato di culto per le idee più fresche dei giovani creativi.

La collezione Optica di Lee Broom alla MDW2016

La collezione Optical di Lee Broom alla MDW2016

 

Il furgone scenografico non è stato un antagonista ma per ogni location ha fatto da corollario espositivo in accordo con gli eventi e gli espositori, collocato in strada ma non clandestino.

Non è la prima volta che il designer si inserisce in modo originale nel contesto stimolante e caotico del Fuorisalone, e già sono entrate nella sua storia personale e creativa le settimane di primavera passate. Mi domando come sia possibile averlo notato solo nel 2016!

Studiando un p0′ .. ho scoperto che l’anno corso era “stabile” ma in un luogo lontano dalla pazza folla, in zona Stazione Centrale aveva ridato vita ad un negozio dismesso con la varietà dei suoi pezzi di design, dalle lampade alle poltrone, dai mobili agli specchi. Nel 2012, la sua prima volta al Fuorisalone, aveva ricreato in via Ventura un vero e proprio pub inglese in una galleria e ricorda di avere sul serio bevuto un whisky con un visitatore italiano che compiva quel giorno 100 anni. Avvezzo al concetto di makeover funzionale usato in senso spettacolare, aveva pure nel 2015 trasformato il suo showroom di Shoreditch in un negozio di fiori.

Lo showroom di Londra trasformato in negozio di fiori

Lo showroom di Londra trasformato in negozio di fiori

 

Sicuramente è un’esperienza che vorrà ripetere, (chissà cosa studierà per il Fuorisalone 2017), vista l’opinione entusiasta sulla Milan Design Week. L’ha infatti descritta come “meravigliosa, che lega tutti i partecipanti in maniera speciale”. La manifestazione milanese è “incredibilmente importante per designer come me perché è seguita in tutto il mondo, vi accorrono persone persino dall’Australia”, e questa global audience rende l’evento una vetrina unica, sia per mettersi in mostra che per osservare le novità nel campo, senza avere i vincoli di una fiera tradizionale come il Salone del Mobile.

Michela Ongaretti

Bicerin Milano, la libreria del vino

Bicerin Milano. Un salotto ottocentesco per degustare vino rosso, bianco, rosé e orange.

Bicerin Milano. Un salotto ottocentesco per degustare vino rosso, bianco, rosé e orange.

Bicerìn via Panfilo Castaldi 24 : enoteca e wineroom. Visita di Michela Ongaretti.

Per chi si aggira per la zona di Porta Venezia, e ama passare una serata fuori dalla confusione degustando vino, Bicerìn Milano è un luogo di eccellenza dal luglio del 2015. Offre un ambiente confortevole e raffinato con la ricercatezza dell’arredo e la competenza di chi vi sa consigliare prodotti enogastronomici di qualità.

Bicerin Milano in via Panfilo Castaldi

Bicerin Milano in via Panfilo Castaldi

La filosofia del locale è evidente e confermata dalle parole dei suoi fondatori Silvia Amoni, Alberto GugliadaLorenzo Viola: “Da Bicerìn Milano si celebra il vino, quello buono e autentico, dotato di grande personalità, realizzato da piccoli produttori che riescono a mantenere inalterata la loro libertà di espressione grazie alla modalità di lavoro ancora artigianale.

Il placido e contemplativo piacere per la bellezza nella sua condivisione è difficile da trovare nella nostra frenetica città, molto amata dal gruppo di amici prima che soci, accomunati dalla passione per il vino e il buon cibo, alla quale si offre finalmente un’ oasi di pace lontana dall’atmosfera confusionaria di molti locali serali.

I soci fondatori di Bicerin. Silvia Amoni, Alberto Gugliada e Lorenzo Viola.

I soci fondatori di Bicerin. Silvia Amoni, Alberto Gugliada e Lorenzo Viola.

 

Mi sono subito domandata il motivo del nome Bicerìn che rievoca la storica bevanda piemontese, ma subito mi spiegano che è semplicemente un omaggio ai nostri nonni che utilizzavano il termine dialettale per riferirsi genericamente a quel “bicchierino” che in Lombardia conteneva quasi sempre vino. Una suggestione antica per un rituale moderno, anzi contemporaneo se si pensa che negli ultimi anni l’attenzione per ciò che si beve ha riportato l’attenzione sulla nostra produzione italiana, aumentando il consumo critico.

La selezione di Bicerin

La selezione di Bicerin

 

Tra i punti di forza del luogo metterei in primis l’ospitalità che si riceve varcata la soglia, che si trasforma incompetenza al momento della scelta del vino per poi lasciarci immergere nelle nostre conversazioni in riservatezza nella wine room, degustando un calice di vino o una bottiglia. Tutti i tre soci ci guidano con cura verso un etichetta delle oltre 800 della loro “libreria del vino, che possiamo decidere di portare a casa nostra. Non manca sul collo di ogni bottiglia un foglietto che funge da promemoria per il suo più congeniale utilizzo: descrive le caratteristiche del vino con il suggerimento agli abbinamenti gastronomici, vitigno e territorio di provenienza, e della cantina produttrice.

Un altro fattore che rende il luogo unico è senza dubbio la ricercatezza del suo interior design. L’ambiente si compone nella principale wine room con gli arredi confortevoli e dal gusto retrò, non ci si siede su sedie ma ci si rilassa su divanetti e poltroncine, con un angolo più intimo sul soppalco. Tutti i tavolini e i ripiani per appoggiare bottiglie e bicchieri sono ad altezza delle sedute per favorire l’atmosfera di relax, dettata anche dall’accordo tono su tono tra pareti e mobilio.

Bicerin Milano. Vista dell'interno

Bicerin Milano. Vista dell’interno

 

Le forme e i colori sono accostati con cura senza lasciare nulla al caso, e a me da l’idea di un salotto riscoperto dopo anni di abbandono, riportato all’antico splendore con degli accorgimenti funzionali moderni. Le poltroncine sono in effetti in parte dell’Ottocento e in parte disegnati da Lorenzo Viola, architetto oltre che esperto di vini, autore anche dei portaglacette in ferro per appoggiare le bottiglie, portaghiaccio per i vini bianchi e gli spumanti.

Dell’originario negozio di tessuti degli anni cinquanta si è voluto conservare la pavimentazione in graniglia lombarda: con rispetto benaugurale allo spirito del luogo i suoi colori sono ripresi nell’imbottitura dei divanetti, e sulle pareti. Conferma il delicato gusto vintage la verniciatura dei soffitti nella stessa tonalità, mentre la particolare cura dei tessuti, velluti e damascati, cita la destinazione d’uso precedente.

Accostamenti di gusto a Bicerin Milano

Accostamenti di gusto a Bicerin Milano

 

Dagli anni trenta viene invece il caminetto, periodo ripreso nello stile delle lampade personalizzate dall’illustratrice Elibee, che ha decorato anche i menu e la parete verso la toilette.

Altro elemento ricercato è la bicchieriera, parete attrezzata progettata ad hoc come quella per i vini che separa la sala e la piccola cucina. Più di 350 bicchieri esposti in sospensione nel vuoto e utilizzati per i clienti sono serigrafati con il logo di Bicerìn e i loro riflessi si riverberano fin sulla strada.Nella stanza adiacente troviamo la libreria del vino con la selezione di bottiglie su due livelli, costantemente aggiornata, ciascuna con una sua storia e personalità data dal contenuto e dal contenitore, rara, frizzante o austera che Silvia Alberto e Lorenzo non mancano di raccontarci. Al centro della sala troneggia dall’alto un lampadario della fine del XVIII secolo elettrificato nel 1920, un ricordo proveniente dalla casa della professoressa di lettere del liceo di uno dei soci.

Bicerin Milano, la libreria del vino

Bicerin Milano, la libreria del vino

 

Vini d’annata, vini giovani e di “sperimentazione”, bollicine italiane, francesi o di altri paesi, vini bianchi, rosè, rossi e diversi orange wine: la cantina presenta un’ampia scelta tra vini anche internazionali, e rarità ad esempio dal Libano e dalla Georgia.

Abbiamo provato a chiedere una classifica dei vini più interessanti dalla libreria ma la reticenza dei soci viene giustificata dall’imbarazzo della scelta..e dalla sua soggettività. Senza avere la pretesa di indicare un vino come migliore di un altro posso segnalare con piacere la scelta di tre protagonisti di alcuni tra i frequenti eventi che organizza Bicerin.

Bicerin Milano, l'ambiente ricercato della wine room

Bicerin Milano, l’ambiente ricercato della wine room

 

Domenica al Bic” è il nome di una serie di incontri tematici per approfondire la conoscenza del vino grazie ad accostamenti particolari alla gastronomia o all’Arte. Il 3 aprile è la volta de Il quarto colore del vino: i vini orange”, dal tipico colore dei vini macerati, con Don Chisciotte 2012 dell’azienda Zampaglione.

L’iniziativa Wine Sharing: – 1 bottiglia da condividere tra 6 wine-lovers fa scoprire vini rari ad esperti e non. Lunedì 4 aprile tocca al vino rosso de Le Macchiole Scrio 2011. Seguirà l’11 aprile Henri Boillot Corton Charlemagne Grand Cru 2008. Tra le altre etichette degli incontri del lunedì troviamo il vino Barolo Cavallotto Riserva Bricco 2004, Oasi degli Angeli, Montepulciano Kurni 2013, Chateau de Pommard 2004, Amarone Trabucchi Riserva 2004, e Champagne Bruno Paillard NPU 1999.

Bicerin, particolare del bicchiere serigrafato

Bicerin, particolare del bicchiere serigrafato

 

Solo la sera la piccola cucina propone i piatti seguendo la logica stagionale: la creatività degli chef si basa sempre sulla selezione di prodotti naturali legati ad artigianalità e recupero della tradizione. Durante l’orario dell’aperitivo non esiste un buffet ma viene servita una piccola selezione di assaggi dalla cucina (cocotte di riso venere, tarallo di Napoli e tartellette con foie gras o cream cheese). Dalle 22,30 i dolci della casa accompagnano i vini da meditazione o da dessert.

Da quell’ora si può anche passare per Cherry, un Portal o un Sauterne, uno Chenin Blanc del 1984 o un Kurni, vino così corposo da non potersi accompagnare al cibo.

Un piatto a base di pesce corredato di bollicine. Da Bicerin Milano

Un piatto a base di pesce corredato di bollicine. Da Bicerin Milano

 

Chiediamo infine ai soci cosa rappresenta per Bicerìn la cultura del vino in Italia e a Milano, se hanno notato una crescita nell’interesse verso il buon bere: non hanno la presunzione di portare il sapere ai clienti ma di facilitare la loro curiosità. Dimostrano quindi grande rispetto per tutti coloro che bevono vino “con piacere, conoscenza e coscienza” perché sono persone che rispettano i suoi valori culturali e storici, e la sua semplicità. Per Bicerìn MilanoIl momento del vino è puro edonismo, una coccola piacevole che porta con sé la maestria e l’energia che la natura e il vignaiolo hanno messo in quella bottiglia”.

Michela Ongaretti

colorplay-veneta sedie

Anticipazioni Design Week 2016: il Fuorisalone di Veneta Sedie nel quartiere Isola

Anticipazioni Design Week 2016: il Fuorisalone di Veneta Sedie nel quartiere Isola

Anche quest’anno l’azienda di Padova Veneta Sedie parteciperà al Fuorisalone con un evento speciale il 14 e il 15 aprile in via Civerchio, in collaborazione con lo studio di interior design FZILa filosofia dell’evento è in linea con la mission del produttore,portare nel mercato italiano e mondiale il risultato di un’operazione che unisce il bel design Made in Italy al buon lavoro artigianale su un materiale antico e vitale come il legno, straordinario nella versatilità delle lavorazioni.
La collezione Colorplay di Veneta Sedie per esterni

La collezione Colorplay di Veneta Sedie per esterni

Il direttore Enrico Rosa ha scelto volutamente il quartiere Isola in Milano, la zona dove ancora è toccabile con mano la presenza delle botteghe artigiane, di una città che un tempo era molto più costellata di laboratori e piccole imprese fabbricatrici. Qui si trovano o sono rinate alcune attività e all’interno di una bottega artigianale, il laboratorio Cagliani, si terrà l’evento “Il futuro è l’artigianato – la forza della tradizione muove l’innovazione”.

futuro artigiano-micelli

Ispiratore di queste giornate è il libro di Stefano MicelliFuturo Artigiano. L’innovazione nelle mani degli italiani, dove si spiega che il filo rosso che lega il made in Italy di successo oggi, dalle macchine di precisione alla moda, dai grattacieli a pezzi di design in edizione limitata, è il lavoro artigiano, alla base di tutte quelle realizzazioni. Ad esso la nostra cultura non dà il giusto rilievo, mentre sono moltissime le realtà in Italia dove si trova ad essere l’ingrediente essenziale per lo sviluppo qualitativo ed innovativo. Nel volume si parla degli esempi dati da tutte le situazioni e i modi in cui l’eredità delle tecniche tradizionali sta dando futuro all’economia e al suo lancio nel mercato internazionale. Un racconto del mondo artigiano italiano, poco noto ai più, e fuori dai confini, per riflettere sul merito reale e sulle reali opportunità di crescita della nostra creatività.

Veneta Sedie. La selezione della materia prima

Veneta Sedie. La selezione della materia prima

 

Sempre secondo Micelli il lavoro dell’artigiano viene spesso associato al valore della perizia tecnica intesa come continuazione di valori tradizionali, tramandati di generazione in generazione, e slegata quindi da una necessità di innovare il linguaggio e la tecnica costruttiva di un oggetto funzionale.

Nel linguaggio comune poi non sempre l’aggettivo “artigianale” ha connotazioni positive, spesso descrive un prodotto sommariamente realizzato, mentre se si coinvolgono le vere e proprie figure del “ maestro d’arte” o la “maestria artigiana”, si rimanda alla “piena padronanza delle tecniche e delle conoscenze dell’artigiano e che suggeriscono un costante impegno al miglioramento di sé e del proprio lavoro”, questo perché è sopravvissuta in Italia una nutrita schiera di persone che continuano una tradizione e una passione per il bello e ben fatto cercando di inventare forme nuove e raffinando delle tecniche costruttive.

Un salotto Veneta Sedie nel contesto di un hotel di lusso

Un salotto Veneta Sedie nel contesto di un hotel di lusso

 

Al centro dell’operato di Veneta Sedie sta in effetti il saper fare coniugando tradizione e innovazione, a partire dalla lavorazione del legno. Insieme allostudio FZI si presenta quindi nel quartiere Isola un esempio di modelli unici, dall’estetica accattivante pur libera da tendenze passeggere, realizzati da chi ha saputo unire sapienza artigianale e tecnologica.

L’azienda nasce proprio dallavoro artigiano di Giannino Rosa nel 1962, dedicato a sedie e dondoli in legno. L’espansione dell’attività grazie al boom economico permette l’apertura nel 1976 del primo showroom, ancora esistente a valorizzare storia ed estetica dei prodotti. Nel 1986 la svolta decisiva avviene con la costruzione delprimo stabilimento, tutt’ora cuore pulsante della produzione Veneta Sedie. Nel 1996 nasce Veneta Sedie Trading con sede a Merlara, un nuovo stabilimento per le necessità di magazzino, la nuova divisione per la commercializzazione dei prodotti finiti, e un aggiunta per lo spazio produttivo. Il mercato si sta evolvendo e a questo si adattano e ampliano le creazioni.

Alcuni modelli di punta di Veneta Sedie

Alcuni modelli di punta di Veneta Sedie

 

Nel 2004 Veneta Sedie si apre al mondo del web e si rinnova nella gestione aziendale; quando poi arriva l’ondata di crisi della fine del decennio, il momento è occasione di riflessione sulla consapevolezza delle potenzialità, e nel 2013 si sceglie di mantenere la stessa qualità e continuare a produrre in Italia, incrementando la formazione ricerca continua del personale. Il 2014 segna l’arrivo di nuove soluzioni con il catalogo Top10: una selezione di 10 prodotti di punta commercializzati taylor made, la produzione sartoriale da progettarsi con il cliente, incontrando i suoi gusti e le sue esigenze.

Una sala dell'hotel Chateau Monfort a MIlano, arredo di Veneta Sedie

Una sala dell’hotel Chateau Monfort a MIlano, arredo di Veneta Sedie


Nel 2015 nascono le nuove collezioni Luxury, Shabby Chic e Color Play
, tre stili differenti interpretati attraverso le finiture e i rivestimenti.

Veneta Sedie è composta da due divisioni: Production, che realizza sedie al grezzo e Trading per la rifinitura. Grazie a questa doppia anima la produzione propriamente artigianale che fa uscire dallo stabilimento una sedia al giorno, convive con quella in serie da migliaia all’anno: in questo modo non si è persa l’identità delle origini pur rimanendo forti sul mercato contemporaneo.

 La passione e la conoscenza tecnica restano i valori attorno ai quali è cresciuta Veneta Sedie, la cura per l’oggetto in questo modo è definita nei minimi particolari aggiornando l’estetica di prodotti nati nel cuore della tradizione, e destinati anche al gusto estero, grazie appunto al know how di maestri artigiani e ai designer e creativi del Centro Stile che arricchisce e personalizza l’originaria bellezza del legno naturale, sempre con lo sguardo rivolto alle tendenze del momento.

Le migliori qualità di legno e gli altri materiali pregiati sono al servizio della rivisitazione della tradizioneper oggetti dal gusto schiettamente contemporaneo: parliamo di sedie, poltrone, divani, panche, sgabelli, tavoli e complementi come madie consolle, comò.

La bottega shabbychic di Veneta Sedie

La bottega shabby chic di Veneta Sedie

 

La produzione taylor made che si offre al cliente Contract permette inoltre la personalizzazione e il custom design: questo è il nucleo artigianale dell’azienda, dove la ricerca per la soluzione più congeniale per il cliente incontra la voglia di sperimentare.

Nell’evento del Fuorisalone 2016 vedremo quindi in Veneta Sedie un esempio di incontro felice tra tecnologie costruttive nuove e pratica artigianale; quest’ultima caratteristica, osannata dal volume di Micelli, tipica della qualità tutta di casa nostra, è caratterizzata dalla consapevolezza della sua importanza e quindi attenta alla conservazione del sapere. Veneta sedie si dimostra un caso emblematico in questo, dato che i suoi oggetti pratici e funzionali, come il design più di successo ci ha abituato dal ventesimo secolo, nascono anche dal confronto con un prezioso archivio presente nella sede, di tutti i modelli prodotti negli anni con disegni e fotografie originali.

IL Futuro è l’artiginano- la forza della tradizione muove l’innovazione. Presso Laboratorio Cagliani, via Civerchio 5. 14 e 15 aprile dalle ore 18.00 alle ore 22.00

Michela Ongaretti

La facciata Nord, ph. Alessandro Belgiojoso

La Casa Cerniera visibile da Google Maps, il progetto di VMCF Atelier

 

La Casa Cerniera visibile da Google Maps, il progetto di VMCF Atelier

VMCF Atelier,  Valerio Maria Ferrari e Cinzia Mazzone, progetta la Casa Cerniera .

Esiste una casa ai margini di un bosco, ma la sua caratteristica principale non è quella di nascondersi nella macchia. Basta avere una connessione ed è facile trovarla su Google Earth, nellefotografie aeree e satellitari. Concepita dalla mente progettuale degli architetti Valerio Maria Ferrari e Cinzia Mazzone di VMCF Atelier può appartenere solo ai nostri giorni per la sua facile e studiata localizzazione, nel suo presentarsi come un landmark della zona, accordandosi con le peculiarità del paesaggio esistente. Hanno collaborato al progetto anche gli architetti Alessandro Cattaneo, Aldo Buscio, Riccardo Roberto, e l’ingegnere Piero Gozzi con Archingenio.

Il tetto della casa Cerniera di VMCF Atelier ph. Francesco Clemente

Il tetto della casa Cerniera di VMCF Atelier ph. Francesco Clemente

Quello che caratterizza maggiormente, e permette la facile individuazione aerea di quest’abitazione a Carpignano Sesia, in provincia di Novara, rispondente alle coordinate di Google Maps 45.530989, 8.427462è logicamente la sua copertura.

In stretta vicinanza con gli alberi, a toccare il cielo sono le sue lamiere ondulate di diversi colori per sottolineare l’andamento e l’alternanza delle risaie e dei lotti coltivati.

La casa si colloca al limite urbano del piccolo paese novarese lambito dall’autostrada A26, e questa condizione è stata considerata un deterrente per insediamenti futuri: per questo si è sviluppata l’idea della casa “cerniera”, che rimarrà così come è a testimoniare anche più avanti la configurazione presente del territorio nel quale è inserita.

La Casa Cerniera per come emerge dalla macchia,ph. Alessandro Belgiojoso

La Casa Cerniera per come emerge dalla macchia,ph. Alessandro Belgiojoso

 

La partenza del progetto, per una casa unifamigliare di 300 metri quadrati, è a sua volta basato sull’interpretazione di strutture tipiche e tradizionali per quel paesaggio come le cascine aperte a corte, forma infatti tre spazi aperti grazie alla costituzione di due corpi trapezoidali di diversa altezza intersecati tra loro. I volumi risultano scomposti e riescono ad integrarsi meglio nel verde, ma è la considerazione del risparmio energetico a rendere una versione davvero contemporanea della cascina. La superficie a Sud è aumentata rispetto al passato grazie a questa scomposizione geometrica, in modo da favorire l’accumulo di energia pulita, quella solare.

Un particolare delle aperture nella Casa cerniera di VMCF Atelier, ph. Alessandro Belgiojoso

Un particolare delle aperture nella Casa cerniera di VMCF Atelier, ph. Alessandro Belgiojoso

Come nelle cascine tradizionali ci sono differenze nell’organizzazione degli spazi in base alle funzioni specifiche, così le parti della Casa Cerniera sono strutturate sulle necessità abitative diurne e notturne.

Quasi tutti i locali sono su un unico livello, tranne un solaio per la zona giorno e un soppalco nella zona notte, a movimentare in altezza le facciate Sud e Nord.

La facciata Nord è caratterizzata da una sottile cortina di canne di bambù nell’accesso al piano superiore, questo permette un contrappunto più morbido al colore grigio dei muri esterni, sui quali si nota un disegno bianco di linee verticali e bordi orizzontali, che continua anche nel corrimano e sulle ringhiere del terrazzo.

La facciata Ovest, ph. Alessandro Belgiojoso

La facciata Ovest, ph. Alessandro Belgiojoso

 

Il tetto amplifica il senso del gioco cromatico nella sua individuazione da lontano: le lamiere rettangolari sui trapezi di base richiamano la visuale aerea degli appezzamenti agricoli e le tipiche coperture di emergenza per pollai e rimesse.

Un motivo grafico visto dall’alto che conferma la vocazione contemporanea di una struttura basata sulla tradizione architettonica, sulla sua valorizzazione con la tecnologia del presente.

La facciata Nord, ph. Alessandro Belgiojoso

La facciata Nord, ph. Alessandro Belgiojoso

Abbiamo già parlato di Valerio Maria Ferrari durante il Fuorisalone 2015 per l’installazione Operafood presso i cortili dell’Università Statale, che presentava il progetto globale, in progress da alcuni anni, Visual Music Facilities Theatre, un teatro di nuova concezione per l’opera e il teatro musicale.

Laureato al Politecnico di Milano, non si è limitato all’architettura ma la sua esperienza ha spesso sconfinato nel territorio delle scenografie teatrali e delle installazioni artistiche. Il suo studio VMCF ATELIER- Virtual Machine Concept Facilities nasce nel 2003 proprio da questa poliedrica vocazione.

Parigi, appartamento progettato da Valerio Maria Ferrari

Parigi, appartamento progettato da Valerio Maria Ferrari

 

E’ da sempre fortemente interessato ai sistemi dell’arte: assistente di Piero Faggioni per la scenografia e la regia d’opere liriche in teatri internazionali come il Teatro alla Scala di Milano, l’Opera Garnier di Parigi, il Covent Garden di Londra, il Metropolitan Opera of New York e ha lavorato con il pittore e architetto Roberto Sebastian Matta tra il 1990 e il 1993. Inoltre ha tenuto seminari di Estetica alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

Nel giugno del 2011 ottiene la copertina del prestigioso magazine internazionale Interior Design (USA)con un progetto di interior per un appartamento duplex a Parigi.

Un rendering dell'Hotel Jing Li, VMCF Atelier

Un rendering dell’Hotel Jing Li, VMCF Atelier

 

Dal 2011 Ferrari inizia a lavorare per la metropoli cinese di Chongqing, prima direttore del dipartimento internazionale nello studio di architettura Yuandao, dal 2013 partner dello studio Huazhu di Xiangbei Li.

Di quest’ultimo periodo segniamo l’hotel Jing-Li e il Cultural Plaza Nanbin Lu Ertang, un parco di 72000 mq dedicato all’arte e all’educazione.

L’architetto Cinzia Mazzone si è laureata presso il Politecnico di Milano con una tesi interdisciplinare sul concetto della rappresentazione in architettura, a cui collabora il docente di filosofia teoretica all’Università Statale Carlo Sini. Nel 2001 segue un corso presso l’École des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS) di Parig con E.Michaud docente di teoria e ideologia dell’arte, ed inizia ad occuparsi della relazione tra architettura, filosofia e arte. Ha collaborato col prof. Luigi Cocchiarella al corso integrato di Rappresentazione alla Facoltà di Architettura del Politecnico

Nel biennio 2007-200808 coadiuva l’architetto Silvia Dainese ai workshop estivi di progettazione dell’Università IUAV di Venezia. Sempre nel 2007 fonda la rivista d’arte e architettura D’Ici-làcon Valerio Ferrari (ed è un collaboratore dello studio VMCF),Jean-Paul Robert e Brigitte Mestro. Nel 2009-10 collabora ai corsi di disegno del prof. Gabriele Pierluisi presso la Facoltà di Design del Politecnico di Milano.

Isola, cucina. design Setsu e Shinobi Ito per Abitare il Tempo a Verona nel 2014

Setsu e Shinobu Ito . Design interattivo e zen per il Salone del Mobile 2015

Setsu e Shinobu Ito . Design interattivo e zen per il Salone del Mobile 2015

Fuorisalone 2015 e Salone del Mobile

Setsu & Shinobu Ito sono una coppia famosa nel mondo del design contemporaneo, e dal 1997 hanno scelto Milano per vivere e lavorare, continuando con il loro studio come consulenti per importanti aziende e brand internazionali tra cui Riva1920, Gruppo Euromobil, Guzzini, Lavazza, Canon, Panasonic (Japan), Sony Music Group, Nava, Richard Ginori. Il design di Setsu & Shinobu Ito sarà presente sia al Salone del Mobile 2015 che al Fuorisalone con numerosi pezzi in anteprima per Fonderia Artistica Campagner, gruppo Euromobil con l’azienda Desirée, Aisin, Slow Wood, Ianiro, Tumar, Grassi Pietre.

Sofa per Grassi Pietre ed allestimento, Marmomacc 2011

Sofa per Grassi Pietre ed allestimento, Marmomacc 2011

 

Dal 1995, anno di fondazione dello studio, hanno progettato in svariati ambiti: dall’architettura al design di interni, design di prodotto, industriale e del packaging, amando applicare ai valori creativi quelli interattivi, oggi più che mai attuali, soprattutto legati alla mobilità. I loro lavori sono stati premiati con vari premi internazionali come The Young & Design Award 1999 (Italia), The Good Design Award 2001 (Giappone), The Toyama Product Design Award 2001 (Giappone), ADI Design Index 2001 e 2005 (Italia) e il Compasso d’Oro nel 2011.

Letto SHELLON, design Setzu e Shinobu Ito per Euromobil- Desirée

Letto SHELLON, design Setzu e Shinobu Ito per Euromobil- Desirée

 

Alcuni loro progetti fanno parte della collezione permanente del Museo del Design in Triennale di Milano e Die Neun Sammlung International Design Museum di Monaco. Diverse pubblicazioni sono dedicate a loro, sia libri che riviste di settore: citiamo la biografia East-West Designer (Italia 2008), International Design Year Book (Sterling 1996, 1997, 1998, 2000, 2001, 2004, 2007), The Eco-Design Handbook (Sterling 2002), New Furniture Design (2005 negli Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania), 1000 New Designs (Sterling 2006), European Design Since 1985 (2009), Plastic (Spagna 2007), Process (2009 Testata British Issue), e Elle Decor (Italia, Aprile 2010), per celebrare i 20 anni di attività della prolifica coppia.

Sono inoltre visiting professor presso Domus Academy, Politecnico e IED di Milano, IUAV di Venezia e Tsukuba University di Tokyo. Setsu Ito è membro della giuria dell’ IF Design Award 2015 in Germania.

Tavolo ENN- design Setzu e Shinobu Ito per Slowood

Tavolo ENN- design Setzu e Shinobu Ito per Slowood

Setsu Ito si è laureato all’Università Tsukuba in Giappone, ha in seguito collaborato con il leader del design italiano d’avanguardia Alessandro Mendini per lo Studio Alchimia, e con colui che considera maestro del design moderno, Angelo Mangiarotti. Shinobu Ito ha conseguito la laurea all’Università d’Arte Tama a Tokyo e iniziato la sua carriera presso CBS Sony (Sony Music Entertainment) in Sony Creative Products, seguita da un Master alla Domus Academy di Milano.

Isola, cucina. design Setsu e Shinobi Ito per Abitare il Tempo a Verona nel 2014

Isola, cucina. design Setsu e Shinobi Ito per Abitare il Tempo a Verona nel 2014

 

La loro peculiarità e forza sta nell’integrazione tra le tradizioni giapponese e italiana, e nella combinazione delle personalità e attitudini individuali, veicolate al progetto per Studio Ito Design. Hanno a cuore la tecnologia e l’artigianalità, attingendo alle tradizioni e ai mestieri antichi delle due nazioni, e il loro design invita a seguire un ritmo più lento e contemplativo della vita.

Nella loro vasta esperienza dei diversi settori del design si sono sempre avvalsi della collaborazione attiva con altri professionisti. Possiamo dire che il loro marchio di fabbrica è l’integrazione di forze congiunte per dare al processo creativo e progettuale una prospettiva ampia, e creare prodotti che abbiano una sostanza plurima, un senso dell’estetica data dalla composizione di diversi punti di vista e stili, legati alle diverse culture, ereditarie e progettuali o tecniche.

 

Centrotavola IKKO design Setzu e Shinobu Ito per Tumar

Centrotavola IKKO design Setzu e Shinobu Ito per Tumar

 

Il loro approccio alla progettazione implica un coinvolgimento più diretto dell’uomo con la natura e i suoi ambienti, arredi e packaging favoriscono questa intimità nuova. Indagano le relazioni interpersonali e sociali, e l’interazione tra i potenziali utilizzatori delle loro creazioni e lo spazio circostante, per costruirne di più dinamiche, in movimento e cambiamento come lo sono sempre il Tempo e lo Spazio. Il design si avvicina ancora alla Natura nel suo adattarsi a delle relazioni trasversali tra persone e cose, si basa infatti sui concetti di “cambiamento”, “movimento” e “ritmo” combinati al senso di attesa e anticipazione di volta in volta. La finalità è riuscire a scatenare delle emozioni, delle sensazioni tattili, e favorire determinati gesti.

In tema di interattività segnaliamo la presenza al Superstudio Più dell’azienda giapponese Aisin, che presenterà sistemi di mobilità avveniristici basati sull’innovativa tecnologia dei sensori. Lo studio Ito favorisce un rapporto mediato con la tecnologia, utile negli oggetti comuni ma resa più armonica e “addomesticata”, più vicina all’uomo grazie all’estetica. Si visioneranno elementi dal design originale ispirato alle tecnologie più avanzate del settore automobilistico come maniglie, sportelli e spoiler, e domestico, come letti e macchine da cucire.

Poltroncina WING-Setzu e Shinobu Ito per Euromobil- Desirée

Poltroncina WING-Setzu e Shinobu Ito per Euromobil- Desirée

 

Al Salone del Mobile 2015 di Rho vedremo la poltroncina WING, il letto SHELLON, per il gruppo Euromobil e l’azienda Desirèe. Si aggiunge la collezione DABLIU che è una vera e propria famiglia di elementi d’arredo; libreria, seduta, consolle, appendiabiti.

Wing accentua la leggerezza della struttura attraverso linee sinuose e sottili, e il suo schienale alto ricorda delle ali. Esso è particolarmente flessibile grazie a due strati di poliuretano, interno morbido ed esterno rigido.

Seduta-appendiabiti DABLIU-design Shinobu e Setzu ito per Euromobil- Desirée

Seduta-appendiabiti DABLIU-design Shinobu e Setzu ito per Euromobil- Desirée

 


Dabliu nasce dalla combinazione tra struttura in tondino metallico e basi in legno
, sono elementi d’arredo dalla linea rigorosa e scultorea. La libreria: cambia aspetto a seconda del punto di osservazione, la si può ruotare per ottenere un diverso effetto visivo, creando così una vera e propria architettura d’interni, sempre in accordo con l’idea dei designer di interattività dei pezzi in relazione alla loro mobilità. Shellon ricalca la stessa idea di lievità, appare come sollevato da terra per la posizione dei piedi e il loro taglio inclinato, che va rastremandosi verso l’interno. L’effetto di tridimensionalità è dato invece dalla lieve curvatura della testata, sottolineato dall’imbottitura rivestita con un tessuto percorso da linee irregolari, come pieghe suggerite.

E’ ancora una scultura mobile e dalla doppia funzione di seduta e appendiabiti la sedia Dabliu. Di grande impatto architettonico, si può inserire in diversi ambienti domestici. La struttura è come per la libreria in tondino metallico trattato e saldato; il cuscino in materiale poliuretanico è rivestito con tessuto sfoderabile. Lo stesso discorso vale per la consolle, il cui piano d’appoggio è in legno, e l’appendiabiti da parete.

Divano COCOCI-Setzu e Shinobu Ito per Slowood

Divano COCOCI-Setzu e Shinobu Ito per Slowood

L’azienda Slow Wood ospiterà – per il Fuorisalone 2015 nello showroom di Foro Buonaparte il divano COCOCI, la sedia e il tavolo ENN, e la poltrona e il paravento MORI.

La particolarità di Cococi sono i braccioli che prendono forma dall’unica struttura in legno di frassino che corre dietro lo schienale, si presentano sinuosi e scultorei, invitando all’esperienza tattile del legno e della sua naturalezza.

La stessa sensazione di calore e morbidezza del legno, resa ancor più pura dalla sua nudità, vive nella sedia e nel Tavolo Enn. Nella prima la struttura ricalca la forma esistente anche in natura, nell’irregolare andamento di schienale e seduta, e sostiene con eleganza lo schienale asimmetrico. Anche il tavolo presenta elementi asimmetrici come il piano, mentre perfettamente simmetrica risulta la struttura dai montanti a sezione ellittica, e si compone di due pezzi a forma di H.

Paravento MORI- design Setzu e Shinobu Ito per Slowood

Paravento MORI- design Setzu e Shinobu Ito per Slowood

 

Il paravento Mori è estremamente lineare e autoportante, formato da una base a S e una struttura verticale unite da listelli. Gioca con l’estetica dei pieni e dei vuoti. I designer affermano: è “come una persona nella foresta alberata, che vede e non vede, guardiamo con piacere l’insieme ma non distinguiamo tutta la molteplicità delle forme”.

Per l’azienda di illuminazione Ianiro in Via Spontini, durante il Fuorisalone 2015, sono presentate le lampade da terra IIIRO e IANEBEAM.

Iiro in giapponese significa colore. La lampada rivisita il proiettore professionale per illuminazioni in studi televisivi, con il corpo luminoso come una scatola cubica bianca e le facce laterali a forma di alette per direzionare il fascio luminoso. Un tubo telescopico sostiene il diffusore, è fissato con elementi metallici su una struttura lignea ed e’ possibile ruotare il corpo su se stesso a 360 gradi, sia verticalmente che orizzontalmente.

Lampada da terra IANEBEAM- Setzu e Shinobu Ito per Ianiro Illuminazione

Lampada da terra IANEBEAM- Setzu e Shinobu Ito per Ianiro Illuminazione

 

Ianebeam riprende invece il disegno del proiettore Ianiro per uso professionale, creando un proiettore per uso domestico, che riesce ad irradiare luce e calore visivo allo stesso tempo. Sono presenti le alette bianche per indirizzare il fascio di luce ma sulla parte frontale.

All’interno della mostra Hands on Design alla galleria Orsorama di via dell’ Orso, per il Fuorisalone 2015 ci sarà IKKO per Tumar, una collezione per la tavola composta da tovaglietta con centrotavola integrato, sottobicchiere e sottobottiglia o sottocaraffa. Ogni elemento è in 100% feltro naturale proveniente dal Kyrgyztan.

Il portaspazzolino Eda regge gli spazzolini Misoka, Salone del Mobile 2015

Il portaspazzolino Eda regge gli spazzolini Misoka, Salone del Mobile 2015

 

Per Fonderia Artistica Campagner, presso Misoka Opificio 31, Officina 2, via Tortona – zona ricca di eventi Fuorisalone 2015 per eccellenza – il Portaspazzolino EDA in fusione d’alluminio, progettato specificamente per lo spazzolino da denti nanotecnologico Misoka (design Kosho Ueshima).

Nella stessa location per Grassi Pietre, vedremo la Fontana IZUMI ( in giapponese “fonte naturale“), che fa riferimento al giardino zen e al naturale scorrere del tempo, dal suo centro l’acqua scorre fino al bordo del piano in pietra. Anche qui si gioca con i punti di vista, dall’alto le linee sono squadrate e minimali, tendono ad ammorbidirsi verso la base, nell’avvicinarsi al secondo elemento importante nel giardino zen, la Terra. Installabile sia in esterni che in ambienti chiusi.

MISOKA, allestimento dello spazio di Setsu e Shinobu Ito, Fuorisalone 2015

MISOKA, allestimento dello spazio di Setsu e Shinobu Ito, Fuorisalone 2015

 

KONOHA, sembra esser mossa dal vento come una foglia (in giapponese questo il significato del suo nome), nonostante sia di marmo. Siamo così ancora nell’atmosfera del giardino zen per il rimando al terzo elemento,l’Aria. Konoha si può appoggiar su tutti i lati, per aver così differenti piani di seduta. Ancora una volta un invito al rispetto e al piacere delle differenze nei punti di vista.

Michela Ongaretti