La sala lettura della Fondazione Feltrinelli, ph. Filippo Romano

Una piramide come nuova sede iconica della Fondazione Feltrinelli. Milano. Save the place

Una piramide come nuova sede iconica della Fondazione Feltrinelli. Milano. Save the place

 

Il 13 dicembre verrà ricordato a Milano per l’inaugurazione della nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli in viale Pasubio. Un tassello importante nella zona intorno a Corso Como e Porta Nuova, caratterizzata negli ultimi anni dal processo di riqualificazione urbanistica, stavolta non dedicato allo shopping o all’edilizia di lusso ma luogo di aggregazione e partecipazione pubblica,un palazzo della cultura, della ricerca, dell’innovazione, realizzato con capitali esclusivamente privati, ma con intenti di autentico servizio pubblico” secondo le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

Vista dall'alto della Fondazione feltrinelli di viale Pasubio, ph. Filippo Romano

Vista dall’alto della Fondazione Feltrinelli di viale Pasubio, ph. Filippo Romano

 

La cerimonia inaugurale, moderata dal giornalista Gad Lerner, ha visto la partecipazione del Presidente di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli Carlo Feltrinelli, l’architetto Jacques Herzog, il Segretario Generale di  Massimiliano Tarantino, il Presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e il Sindaco di Milano Giuseppe Sala. Al termine si sono succedute due letture: da Utopia for Realists del giornalista e pensatore belga Rudger Bregman, e dal discorso tenuto da Giangiacomo Feltrinelli nel 1961 quando inaugurò la prima sede di via Romagnosi, interpretata da Toni Servillo.

 

Visione notturna della piramide vetrata di Herzog e De Meuron, ph. Filippo Romano

Visione notturna della piramide vetrata di Herzog e De Meuron, ph. Filippo Romano

 

Fino alle 23 del 13 dicembre più di seimila visitatori hanno partecipato all’opening, proseguito fino al 17 dicembre con le proiezioni , gli incontri e le letture performative della manifestazione Voices and Borders, il cui tema di fondo è il rapporto tra individuo e collettività, tra azione personale e trasformazioni sociali. Presentata anche l’installazione site specific “Nineteen Locations of Meaning” di Joseph Kosuth osservabile fino al 13 gennaio, in collaborazione con la Galleria Lia Rumma.

 

Un momento dell'inaugurazione. Ph. Sofia Obracaj

Un momento dell’inaugurazione. Ph. Sofia Obracaj

 

E’ facile da raggiungere e perfettamente integrato nel contesto esistente l’edificio progettato dagli svizzeri Herzog & De Meuron, da due anni in fase costruttiva, da nove nel pensiero di chi lo ha fortemente voluto in quest’area, senza un volto nuovo dopo i bombardamenti del 1943.

Ciò che entusiasma è la struttura architettonica di grande personalità che riesce ad apparire in tutta la sua portata di novità senza essere sentita come un corpo estraneo per chi arriva dal centro cittadino. Le ampie vetrate non risultano fredde ma invitano ad entrare, permettendo di intuire gli spazi interni e la sua funzione di luogo attivo, frequentato e vivo ma raccolto in quanto luogo di studio.

 

La Fondazione Feltrinelli da dentro. Ph. Filippo Romano

La Fondazione Feltrinelli da dentro. Ph. Filippo Romano

 

Jacques Herzog dichiara che il punto di partenza è stato il profilo lineare delle tipiche cascine lombarde, già recuperato da Aldo Rossi, definite dallo svizzero “ripetitive e affascinanti allo stesso tempo”. Il suo design riflette quindi un bisogno della città che lo slancio progettuale ha perfettamente accolto, come ben spiega la dichiarazione dello svizzero di voler “creare qualcosa di molto tradizionale e molto moderno, che potesse essere semplice ma anche sorprendente».

Se è vero che «la vera sorpresa sta nella normalità», tutto questo è possibile perché la riflessione è avvenuta anche sulla memoria dell’esistente e sul dialogo di questa novità con il contesto edilizio adiacente, sull’apertura delle vie che sembrano aprirsi intorno a questo palazzo, sensazione che il visitatore ha posando lo sguardo attorno da qualunque angolazione man mano si salgono i cinque piani. Qui capiamo il senso di tutto il progetto: se nelle cascine rurali l’ultimo piano è dedicato al deposito di merci e prodotti, protette e recluse nella loro lontananza dalla vista, oggi in alto al posto di merci c’è lo studioso della sala di lettura, colui che sta utilizzando i volumi del ricco archivio storico, salvaguardato dalla vista del passante, con la differenza che egli può, mentre si nutre di ciò che internamente l’Istituzione propone, osservare il mondo esterno e non sentirsi totalmente estraneo a ciò che accade intorno.

 

Riflessi interni e vista verso l'esterno. Dalla Fondazione Feltrinelli di Milano

Riflessi interni e vista verso l’esterno. Dalla Fondazione Feltrinelli di Milano

 

Con lo stesso spirito la Fondazione Gian Giacomo Feltrinelli intende proporsi come nuovo modello di Istituzione culturale incentrato sul concetto di Spazio di Cittadinanza, dove “la ricerca delle scienze sociali si traduce in mostre, conferenze, incontri, format didattici innovativi e nell’espressione artistica delle arti performative”, luogo quindi di aggregazione intorno a tematiche care e dibattute fin dalla fondazione di Giangiacomo Feltrinelli nel 1949, accogliendo le nuove istanze della contemporaneità, nella modalità partecipativa odierna auspicata e desiderata da molto tempo, nell’ideale modernista del novecento trasmesso dalle voci affidate alla carta stampata. In sintesi, secondo le parole di Carlo Feltrinelli è l’idea di nuova sede iconica per una grande casa delle culture sociali, moderna e internazionale.

 

La vetrata con il logo Feltrinelli. Ph. Sofia Obracaj

La vetrata con il logo Feltrinelli. Ph. Sofia Obracaj

 

Possiamo dire che il contenitore riflette il suo contenuto dato che il nuovo modello di istituzione culturale seguito guarda a “quanto creato nei settant’anni di attività alle sue spalle e allo stesso tempo si confronta con il mondo contemporaneo, lo sappia intercettare e portare a Milano”, secondo le parole del Segretario Generale Massimiliano Tarantino, così come la struttura architettonica guarda alla tradizione architettonica per declinarsi in un linguaggio funzionale nuovo, confrontandosi con l’impiego europeo delle pareti vetrate negli ultimi anni.

 

Interno della Fondazione. La rampa ai piani dall'ingresso, ph. Filippo Romano

Interno della Fondazione. La rampa ai piani dall’ingresso, ph. Filippo Romano

 

Il cuore dell’intero progetto parte giustamente dai libri. La Fondazione è infatti uno dei maggiori centri europei di documentazione e ricerca nel campo delle scienze storiche, politiche, economiche e sociali, ed è parte di un network di 350 istituti nazionali e internazionali. Possiede un patrimonio di 12 km lineari di archivi, 270.000 volumi e 16.000 periodici.

 

Nell'archivio storico della Fondazione

Nell’archivio storico della Fondazione

 

Nella sua vocazione di snodo, rete di contatti e confronto attivo con la popolazione e per essa accessibile, rende possibile la consultazione delle fonti del patrimonio bibliotecario e archivistico, impegnato anche a digitalizzare e rendere disponibili gli elementi più rari del patrimonio. La Sala Lettura, al quinto piano della nuova sede, sarà aperta al pubblico a titolo completamente gratuito fino ad esaurimento posti. Si potrà accedere alle fonti dell’archivio collocato nei due piani seminterrati, sempre più impegnato a digitalizzare e rendere disponibile anche online gli elementi più rari. Con i testi presi a prestito presso la Biblioteca, è poi possibile fermarsi per la consultazione sotto il suggestivo tetto spiovente.

 

La sala lettura della Fondazione Feltrinelli, ph. Filippo Romano

La sala lettura della Fondazione Feltrinelli, ph. Filippo Romano

 

Luogo chiave per la comprensione di questo approccio è la Sala Polifunzionale del primo piano, sempre accessibile alla cittadinanza con i suoi incontri e conferenze, proiezioni, mostre, performances: il ricco palinsesto culturale e di ricerca nell’ambito delle scienze sociali crescerà in un’ottica divulgativa e di condivisione dei saperi. Le attività di ricerca e di offerta culturale si identificano in particolare in cinque aree Globalizzazione e sostenibilità, Futuro del lavoro, Cittadinanza Europea, Innovazione politica e History box, tutte volte a stimolare il dibattito accademico e aprirlo ad un pubblico nuovo attraverso la sperimentazione di nuove forme di divulgazione.

 

La sala polifunzionale durante la lettura di Malcolm X. 13 dicembre a Milano, ph Sofia Obracaj

La sala polifunzionale durante la lettura di Malcolm X. 13 dicembre a Milano, ph Sofia Obracaj

 

La stessa sala accoglierà anche gli Amici della Fondazione, in assetto Second Home per abitare via Pasubio incontrandosi ad approfondire temi d’attualità. Il nuovo modello parte da qui avvalendosi della collaborazione con la Fondazione Cariplo.

 

La Sala Lettura durante la cerimonia inauguralemdel 13 dicembre, ph. Sofia Obracaj

La Sala Lettura durante la cerimonia inaugurale del 13 dicembre, ph. Sofia Obracaj

 

Scendendo al piano terra non può mancare la libreria con l’assortimento dei suoi 15000 titoli che privilegia gli ambiti disciplinari delle aree di ricerca sviluppate dalla Fondazione, tra cui segnalo il volume fotografico Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Milano Porta Volta – Luogo dell’utopia possibile a cura di Luca Molinari, che racconta la storia del percorso ideale e architettonico verso questa nuova sede. Contigua quest’area troviamo il Babitonga Cafè pensato proprio per accogliere i visitatori o prolungare la sosta in libreria.  

 

La libreria di via Pasubio, ph. Filippo Romano

La libreria di via Pasubio, ph. Filippo Romano

 

Le pareti in vetro per dividere gli spazi sono protagoniste anche degli interni progettati sempre dallo studio Herzog & De Meuron con i pavimenti in legno, mentre gli arredi degli uffici collocati al secondo e al terzo piano, visitabili durante la settimana inaugurale, scelgono Unifor, Molteni Group, le poltrone direzionali Vitra e le luci di Artemide.

 

Fondazione feltrinelli. Gli uffici al terzo piano, ph. Sofia Obracaj

Fondazione Feltrinelli. Gli uffici al terzo piano, ph. Sofia Obracaj

 

Solo il tratto più corto dell’edificio, un terzo della sua lunghezza, è occupato da Feltrinelli, il resto rappresenta l’entrata in città di una grande realtà aziendale, certo di minor impatto culturale ma foriera di grandi spostamenti di persone per lavoro, parliamo delle nuova sede di Microsoft con la possibilità di accogliere fino a 600 ospiti.

Il progetto di interior è affidato a studio Lombardini22 e valorizza il senso di apertura delle vetrate con il suo dialogo con il contesto urbano, per questo il primo livello è pensato come uno showroom aperto al pubblico. Ma questa sarà un’altro storia milanese.

 

La sala polifunzionale il 13 dicembre. Ph. Sofia Obracaj

La sala polifunzionale il 13 dicembre. Ph. Sofia Obracaj

 

Michela Ongaretti

 

 

 

Bicerin Milano, la libreria del vino

Bicerin Milano. Un salotto ottocentesco per degustare vino rosso, bianco, rosé e orange.

Bicerin Milano. Un salotto ottocentesco per degustare vino rosso, bianco, rosé e orange.

Bicerìn via Panfilo Castaldi 24 : enoteca e wineroom. Visita di Michela Ongaretti.

Per chi si aggira per la zona di Porta Venezia, e ama passare una serata fuori dalla confusione degustando vino, Bicerìn Milano è un luogo di eccellenza dal luglio del 2015. Offre un ambiente confortevole e raffinato con la ricercatezza dell’arredo e la competenza di chi vi sa consigliare prodotti enogastronomici di qualità.

Bicerin Milano in via Panfilo Castaldi

Bicerin Milano in via Panfilo Castaldi

La filosofia del locale è evidente e confermata dalle parole dei suoi fondatori Silvia Amoni, Alberto GugliadaLorenzo Viola: “Da Bicerìn Milano si celebra il vino, quello buono e autentico, dotato di grande personalità, realizzato da piccoli produttori che riescono a mantenere inalterata la loro libertà di espressione grazie alla modalità di lavoro ancora artigianale.

Il placido e contemplativo piacere per la bellezza nella sua condivisione è difficile da trovare nella nostra frenetica città, molto amata dal gruppo di amici prima che soci, accomunati dalla passione per il vino e il buon cibo, alla quale si offre finalmente un’ oasi di pace lontana dall’atmosfera confusionaria di molti locali serali.

I soci fondatori di Bicerin. Silvia Amoni, Alberto Gugliada e Lorenzo Viola.

I soci fondatori di Bicerin. Silvia Amoni, Alberto Gugliada e Lorenzo Viola.

 

Mi sono subito domandata il motivo del nome Bicerìn che rievoca la storica bevanda piemontese, ma subito mi spiegano che è semplicemente un omaggio ai nostri nonni che utilizzavano il termine dialettale per riferirsi genericamente a quel “bicchierino” che in Lombardia conteneva quasi sempre vino. Una suggestione antica per un rituale moderno, anzi contemporaneo se si pensa che negli ultimi anni l’attenzione per ciò che si beve ha riportato l’attenzione sulla nostra produzione italiana, aumentando il consumo critico.

La selezione di Bicerin

La selezione di Bicerin

 

Tra i punti di forza del luogo metterei in primis l’ospitalità che si riceve varcata la soglia, che si trasforma incompetenza al momento della scelta del vino per poi lasciarci immergere nelle nostre conversazioni in riservatezza nella wine room, degustando un calice di vino o una bottiglia. Tutti i tre soci ci guidano con cura verso un etichetta delle oltre 800 della loro “libreria del vino, che possiamo decidere di portare a casa nostra. Non manca sul collo di ogni bottiglia un foglietto che funge da promemoria per il suo più congeniale utilizzo: descrive le caratteristiche del vino con il suggerimento agli abbinamenti gastronomici, vitigno e territorio di provenienza, e della cantina produttrice.

Un altro fattore che rende il luogo unico è senza dubbio la ricercatezza del suo interior design. L’ambiente si compone nella principale wine room con gli arredi confortevoli e dal gusto retrò, non ci si siede su sedie ma ci si rilassa su divanetti e poltroncine, con un angolo più intimo sul soppalco. Tutti i tavolini e i ripiani per appoggiare bottiglie e bicchieri sono ad altezza delle sedute per favorire l’atmosfera di relax, dettata anche dall’accordo tono su tono tra pareti e mobilio.

Bicerin Milano. Vista dell'interno

Bicerin Milano. Vista dell’interno

 

Le forme e i colori sono accostati con cura senza lasciare nulla al caso, e a me da l’idea di un salotto riscoperto dopo anni di abbandono, riportato all’antico splendore con degli accorgimenti funzionali moderni. Le poltroncine sono in effetti in parte dell’Ottocento e in parte disegnati da Lorenzo Viola, architetto oltre che esperto di vini, autore anche dei portaglacette in ferro per appoggiare le bottiglie, portaghiaccio per i vini bianchi e gli spumanti.

Dell’originario negozio di tessuti degli anni cinquanta si è voluto conservare la pavimentazione in graniglia lombarda: con rispetto benaugurale allo spirito del luogo i suoi colori sono ripresi nell’imbottitura dei divanetti, e sulle pareti. Conferma il delicato gusto vintage la verniciatura dei soffitti nella stessa tonalità, mentre la particolare cura dei tessuti, velluti e damascati, cita la destinazione d’uso precedente.

Accostamenti di gusto a Bicerin Milano

Accostamenti di gusto a Bicerin Milano

 

Dagli anni trenta viene invece il caminetto, periodo ripreso nello stile delle lampade personalizzate dall’illustratrice Elibee, che ha decorato anche i menu e la parete verso la toilette.

Altro elemento ricercato è la bicchieriera, parete attrezzata progettata ad hoc come quella per i vini che separa la sala e la piccola cucina. Più di 350 bicchieri esposti in sospensione nel vuoto e utilizzati per i clienti sono serigrafati con il logo di Bicerìn e i loro riflessi si riverberano fin sulla strada.Nella stanza adiacente troviamo la libreria del vino con la selezione di bottiglie su due livelli, costantemente aggiornata, ciascuna con una sua storia e personalità data dal contenuto e dal contenitore, rara, frizzante o austera che Silvia Alberto e Lorenzo non mancano di raccontarci. Al centro della sala troneggia dall’alto un lampadario della fine del XVIII secolo elettrificato nel 1920, un ricordo proveniente dalla casa della professoressa di lettere del liceo di uno dei soci.

Bicerin Milano, la libreria del vino

Bicerin Milano, la libreria del vino

 

Vini d’annata, vini giovani e di “sperimentazione”, bollicine italiane, francesi o di altri paesi, vini bianchi, rosè, rossi e diversi orange wine: la cantina presenta un’ampia scelta tra vini anche internazionali, e rarità ad esempio dal Libano e dalla Georgia.

Abbiamo provato a chiedere una classifica dei vini più interessanti dalla libreria ma la reticenza dei soci viene giustificata dall’imbarazzo della scelta..e dalla sua soggettività. Senza avere la pretesa di indicare un vino come migliore di un altro posso segnalare con piacere la scelta di tre protagonisti di alcuni tra i frequenti eventi che organizza Bicerin.

Bicerin Milano, l'ambiente ricercato della wine room

Bicerin Milano, l’ambiente ricercato della wine room

 

Domenica al Bic” è il nome di una serie di incontri tematici per approfondire la conoscenza del vino grazie ad accostamenti particolari alla gastronomia o all’Arte. Il 3 aprile è la volta de Il quarto colore del vino: i vini orange”, dal tipico colore dei vini macerati, con Don Chisciotte 2012 dell’azienda Zampaglione.

L’iniziativa Wine Sharing: – 1 bottiglia da condividere tra 6 wine-lovers fa scoprire vini rari ad esperti e non. Lunedì 4 aprile tocca al vino rosso de Le Macchiole Scrio 2011. Seguirà l’11 aprile Henri Boillot Corton Charlemagne Grand Cru 2008. Tra le altre etichette degli incontri del lunedì troviamo il vino Barolo Cavallotto Riserva Bricco 2004, Oasi degli Angeli, Montepulciano Kurni 2013, Chateau de Pommard 2004, Amarone Trabucchi Riserva 2004, e Champagne Bruno Paillard NPU 1999.

Bicerin, particolare del bicchiere serigrafato

Bicerin, particolare del bicchiere serigrafato

 

Solo la sera la piccola cucina propone i piatti seguendo la logica stagionale: la creatività degli chef si basa sempre sulla selezione di prodotti naturali legati ad artigianalità e recupero della tradizione. Durante l’orario dell’aperitivo non esiste un buffet ma viene servita una piccola selezione di assaggi dalla cucina (cocotte di riso venere, tarallo di Napoli e tartellette con foie gras o cream cheese). Dalle 22,30 i dolci della casa accompagnano i vini da meditazione o da dessert.

Da quell’ora si può anche passare per Cherry, un Portal o un Sauterne, uno Chenin Blanc del 1984 o un Kurni, vino così corposo da non potersi accompagnare al cibo.

Un piatto a base di pesce corredato di bollicine. Da Bicerin Milano

Un piatto a base di pesce corredato di bollicine. Da Bicerin Milano

 

Chiediamo infine ai soci cosa rappresenta per Bicerìn la cultura del vino in Italia e a Milano, se hanno notato una crescita nell’interesse verso il buon bere: non hanno la presunzione di portare il sapere ai clienti ma di facilitare la loro curiosità. Dimostrano quindi grande rispetto per tutti coloro che bevono vino “con piacere, conoscenza e coscienza” perché sono persone che rispettano i suoi valori culturali e storici, e la sua semplicità. Per Bicerìn MilanoIl momento del vino è puro edonismo, una coccola piacevole che porta con sé la maestria e l’energia che la natura e il vignaiolo hanno messo in quella bottiglia”.

Michela Ongaretti