Ais fiol alla Fondazione Pomodoro. Ritratto di Rodin di Giovanni Manzoni

Scultura di sperimentazione. Alis/Fiol sono Eud alla Fondazione Pomodoro

Scultura. Come aspettavamo e speravamo sotto il suo segno è stata la nostra prima visita alla nuova sede della Fondazione Arnaldo Pomodoro in via Vigevano, e noi l’abbiamo visitata per la prima volta in occasione della mostra Eud, prima personale a Milano del duo Allis/Fiol, formato da Davide Gennarino e Andrea Respino.

Eud come due letto al contrario, due come gli autori che lavorano come uno solo nella ricerca di un esito contemporaneo alla scultura figurativa, due come le opere al centro della sala risultanti da analisi e confronto del linguaggio di due giganti della storia dell’arte.

 

Scultura come fantascienza nella nebbia artificiale di Eud. Fondazione Arnoldo Pomodoro

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro Alis Fiol son Eud. Deformazione della figura, ph. Sofia Obracaj

 

Consigliamo la visita possibile fino al 27 ottobre, proprio per la prova sperimentale degli artisti nell’ambito della scultura. L’abbiamo trovata Interessante per la rilettura disciplinare e tematica, che unita all’allestimento site specific si configura come un’installazione immersiva.

Bastano infatti dieci minuti all’interno della sala riempita di nebbia per trovarsi in un ambiente che dapprima ci disorienta e poi ci fa concentrare sulle figure che possiamo individuare dopo pochi secondi, come se attraverso una diminuzione percettiva e sensoriale la scultura in quanto unico elemento concreto e materiale ci possa avvicinare ad una realtà nuova e artificiale, che va accettata nella sua contraddizione di realtà soggettiva e fisica nello stesso tempo.

 

Sculture e Visitatori nella nebbia artificiale di Eud. Fondazione Arnoldo Pomodoro

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro Alis Fiol son Eud. Visitatori durante il vernissage, ph. Sofia Obracaj

 

Attraverso questo semplice e suggestivo “effetto speciale” quasi da film horror l’attenzione è focalizzata sulla tecnica, su quello che viene definito un lavoro di scultura e soprattutto sulla scultura, un’indagine sulla storia dei suoi generi e delle sue tecniche tradizionali, come avviene in tutta la ricerca di Allis/Fiol attivi come duo dal 2007. Il riferimento preciso è in questa sede il busto commemorativo della scultura accademica ottocentesca, pur nella sua deformazione.

 

Ais fiol alla Fondazione Pomodoro. Ritratto di Rodin di Giovanni Manzoni

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro. Alis Fiol sono Eud. Un altro ritratto di Rodin, disegno di Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

E’ riconoscibile il modello di Medardo Rosso e Rodin nella resa dei ritratti barbuti delle due sculture, costrette ad essere unite e incastonate in quest’opera come per la legge del contrappasso dei due artisti storicamente “rivali” in un girone dantesco. Il linguaggio disciplinare però esaspera il superamento di una logica oggettiva come quella di Rodin concepito da Rosso, innestando altre figure alla struttura verticale che le sorregge e le ingloba, come in una lapide che confonde l’immagine dei commemorati, tra la molteplicità dei soggetti e la materia volutamente informe e adescrittiva della base. E’ insomma un descrivere e un cancellare, rivelare e celare, tutta la dinamica di visita a questo spazio, nell’avvicinarsi fisicamente all’opera per scoprire particolari e a questo punto non afferrare la logica volumetrica dell’insieme.

 

Scultura e doppio ritratto nella nebbia artificiale di Eud. Fondazione Arnoldo Pomodoro

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro Alis Fiol son Eud. Rodin e Medardo Rosso nel 2017, ph. Sofia Obracaj

 

Anche nelle opere precedenti del duo artistico l’evocazione di un immaginario contemporaneo avviene attraverso la rilettura di tecniche e generi della tradizione, o la sua paradossale negazione. Ad esempio nel ciclo “ Fusione a neve persa” del 2008-2010, dove la cera da fonderia fu gettata in uno stampo di neve pressata, trasformando la cera persa, quella che solitamente si elimina nello stampo per creare un pezzo unico, in materiale restante, definitivo rispetto alla neve destinata a sciogliersi. Ancora l’inversione concettuale e pratica del “non finito” michelangiolesco in “non finibile” viene esplorata nel 2014 con l’opera “Fratelli”: due teste grottesche che resteranno per sempre presenti in senso precario e reversibile grazie al suo materiale di modellazione, il grasso industriale.

 

Sculture nel paesaggio nebbioso. Uno scatto ad Eud. Fondazione Arnoldo Pomodoro

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro Alis Fiol son Eud.  Uno scatto nella nebbia, ph. Sofia Obracaj

 

L’esposizione di Alis /Fiol è la quinta della serie delle Project Room, la terza nel 2017 con il progetto scientifico di Simone Menegoi. l’intero progetto della Fondazione Pomodoro nasce per mettere a disposizione di artisti under 40 le sue competenze e i suoi spazi al fine di promuovere i progetti sperimentali, ma anche per avvicinare l’arte contemporanea al pubblico dei giovanissimi, attraverso una serie di attività didattiche ideate e curate dal suo Dipartimento Educativo.

Michela Ongaretti

 

ALIS/FILLIOL. eud

PROJECT ROOM #5

Milano, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Via Vigevano 9 . 

Fino al 27 ottobre 2017 dal martedì al venerdì, 11:00-13:00, 14:00- 19:00

 

Due figure. Eud. Fondazione Arnoldo Pomodoro

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro Alis Fiol sono Eud. Due volti noti

Luce e scultura. melalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

Metalinguaggio scultoreo. La galleria Salvatore Lanteri con Seeds London prolunga il Fuorisalone 2017

Prosegue fino al 14 aprile la mostra programmata per il Fuorisalone 2017 “Meta: Levels of Language, Strata of Matter” a cura di Studio Vedet, presso la galleria Salvatore Lanteri di Milano.

 

Sculture in cemento e gommapiuma. metalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, prima sala con le sculture in cemento e gommapiuma di Duccio Maria Gambi, ph. artscore.it

 

Nello spazio di via Venini, recentemente scoperto da Artscore, la ceramica è sempre in primo piano, sempre in maniera anticonvenzionale, stavolta come co-protagonista della mostra in corso, e in sintonia con la vocazione internazionale degli artisti selezionati, e delle gallerie coinvolte a contribuire ai progetti espositivi. Per questo Fuorisalone prolungato l’attività è condivisa da Seeds London.

 

Polvere di granito, marmo e cemento, nel metalinguaggio scultoreo presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, Polvere di granito, marmo e cemento per gli oggetti-non oggetti, ph. artscore.it

 

Le opere plastiche in mostra rappresentano nel loro insieme, nella visione dei curatori, operazioni metalinguistiche inusuali, secondo la semplificata definizione di metalinguaggio come quel linguaggio che ne descrive un’altro parlando di esso, tenendo in considerazione quello che chiamiamo “oggetto-linguaggio“. 

 

La scultura in ceramica e tubi in borosilicato composita. presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, scultura in ceramica e tubi di luce in borosilicato

 

Le forme o non-forme in galleria possono essere viste come un pretesto per esprimere una gestualità fisica, o per far riflettere l’artista e l’osservatore sull’uso dei materiali con cui sono costituite, associati con apparente distonia. Gli oggetti-non oggetti hanno quindi la doppia valenza di affermazione e negazione della loro esistenza materiale,  e nel contrasto, nell’incoerenza delle loro superfici, tra di loro come corpus organico e all’interno della singola struttura, quai obbligano a fermarsi e a pensare all’identità memoriale di cemento o gommapiuma, ceramica o vetro, con la consapevolezza contemporanea dell’osservatore che se conosce l’uso di queste materie, qui le vive in un cortocircuito lessicale, linguistico. Ecco che la rottura della crosta terrestre di funzionalità spinge ad andare più a fondo, a vedere il nucleo simbolico ribollire.

 

Metalinguaggio attraverso cemento e gommapiuma presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, scultura in gommapuma e cemento di Duccio Maria Gambi, ph. artscore.it

 

La danza è avvolgente senza un ritmo costante, fondata sull’eterogeneità dei suoi componenti. Vetro e neon voluttuosi nell’espandersi anche sotto al livello della galleria come un vegetale infestante ( o alien nel quartiere di Nolo), cemento e gommapiuma senza soluzione di continuità, gesso e ceramica solidali come non mai nella storia dei materiali preziosi e plebei, sfere di polvere di granito, marmo e cemento confusi l’uno nell’altro senza soluzione di continuità.

 

Cumuli di Jochen Holz, metalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, Cumuli di Jochen Holz, ph. artscore.it

 

Tutti questi materiali pare soffrano di un “morboso e inestricabile” attaccamento l’uno all’altro nella stessa opera. Come un amore impossibile tra essere di diverse specie, o di classe sociale.

I pezzi che ci hanno colpito maggiormente sono quelli di Duccio Maria Gambi, dove la gommapiuma sembra affezionarsi ricambiata al cemento, infatti il titolo del lavoro è Maouf (L’amour). Il primo materiale pare proteggere il secondo anche se in certi punti risulta grattato, rimosso: ci sono aree che ne sono prive e altre dove resiste in maniera intermittente come una pelle premurosa, creata dall’artista per accumulazione con una genesi imprevedibile.

 

MAOF di Duccio Maria Gambi. metalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, MAOF di Duccio Maria Gambi, particolare, ph. artscore.it

 

Cumuli è il nome dell’installazione di Jochen Holz con luce al neon immersiva, ed “immersa” nelle viscere del pavimento, che trasforma il paesaggio visivo per spingerci a guardare nelle diverse dimensioni, sopra sotto e dentro alla spazio, e nella sua componente principale, la luce appunto, in trasformazione tonale dei tubi in borosilicato sul soffitto. Una nube luminosa di tubi aggrovigliati la troviamo non in cielo ma piuttosto sotto ai nostri piedi.

 

Metamorphosis di Aneta Regel, metalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, Metamorphosis di Aneta Regel, ph. artscore.it

 

Al centro la serie di sculture più numerose, Metamorphosis. Un corpus di ceramiche astratte che secondo l’artista Aneta Regel “riflettono o trasmettono informazioni sul mondo naturale che a sua volta parla della mia esistenza al suo interno. Il focus principale è proprio la combinazione tra i diversi materiali organizzati in livelli, e di diversi stati fisici degli stessi, cotti o crudi, raffinati o spezzati in una situazione instabile e di metamorfosi spesso conflittuale.

 

Bozzetto per MAOF metalinguaggio in scultura presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, Bozzetti per le sculture MAOF, ph. artscore.it

 

Studio Vedet è un team di graphic designers, scrittori, semiologi, sviluppatori web, curatori e artisti. Il nome allude all’intento di porsi come punto di osservazione, di vedetta appunto, sul mondo del progetto, ma  a dispetto dello stesso nome sono italiani. La loro volontà di “scolpire identità” attraverso la consulenza per eventi, esposizioni e comunicazione on line si apre però al contesto internazionale come per gli artisti della galleria Lanteri.

Michela Ongaretti

 

Marmo e altri materiali. Metalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, Puzzle di marmi e altri materiali sulle pareti, ph. artscore.it

 

 

La tavolozza di Matilde Dolcetti, restauratrice

La memoria dei materiali. Visita allo studio di Matilde Dolcetti, restauratrice a Milano

La memoria dei materiali. Visita allo studio di Matilde Dolcetti, restauratrice a Milano

La tavolozza di Matilde Dolcetti, restauratrice

La tavolozza di Matilde Dolcetti, restauratrice

 

I protagonisti dell’Arte non sono solo i suoi creatori, ma anche coloro che si prendono cura delle opere per permettere alle generazioni future di poterle vedere e capire.

Se per la comprensione del valore estetico (forse) c’è ancora bisogno di persone capaci di trasmettere un contenuto profondo, come idealmente i critici e gli storici dell’arte, è essenziale che le opere stesse si possano conservare e leggere. Questo è ovvio per le opere antiche, ma lo è un pò meno per quelle contemporanee, da quando non sono costituite di sola pittura ma di materiali più svariati, spesso di assai facile deperibilità.

 

Il tavolo da lavoro nello studio di Matilde Dolcetti

Il tavolo da lavoro nello studio di Matilde Dolcetti

 

Per questo ho voluto incontrare la restauratrice Matilde Dolcetti, un leader del settore, esperta e conoscitrice della materia di cui è fatta l’Arte.

Sono andata a trovarla nel suo laboratorio, in un pomeriggio milanese d’inizio autunno.
Mi accoglie con la sua personalità croccante, con l’entusiasmo di chi non si accontenta delle sua esperienza ma cerca costantemente l’aggiornamento e il confronto curioso con i professionisti internazionali.

Il suo intervento è stato richiesto per opere di grandi protagonisti del novecento come Adami, Agnetti, Capogrossi, Piacentino, Man Ray, Albertini, Hsiao Chin, Alys, Fontana, Angeli, Arienti, Picabia, Balla, Baj, Biasi, Funi, Boccioni, Bonalumi, Calderara, Carrà, De Chirico, Dova senza esaurire l’elenco.

 

Tra gli strumenti un metro gadget di Gio Marconi

Tra gli strumenti un metro, gadget di Gio Marconi


Inizio con una domanda all’apparenza banale, ben sapendo che non esistono domande banali se le risposte sono accurate.

Matilde qual è il suo lavoro?

Fino a poco più di dieci anni fa mi definitivo restauratrice di dipinti, ora mi occupo anche di opere moderne e contemporanee lavorando spesso sul tridimensionale, sculture o installazioni, collage, materiali non tipici della pittura. Questa scelta ha cambiato radicalmente il mio modo di operare perché l’intervento su opere contemporanee obbliga il restauratore a stimoli continuamente nuovi, a incontri con gli artisti per seguire la costruzione del loro processo creativo, conoscere quelle tecniche esecutive che prima, trattando solo pittura antica, non erano così frequenti.

 

La restauratrice ci mostra la stravaganza iconografica di un dipinto

La restauratrice ci mostra la stravaganza iconografica di un dipinto

 

E’ necessario conoscere nello specifico il comportamento nel tempo di questi materiali “sperimentali”? Sono molto diversi tra loro…immagino sarà coadiuvata da molte personalità del settore.

E’ fondamentale la conoscenza intrinseca di ogni materiale su cui si va ad operare, una continua e costante formazione, seguire corsi di aggiornamento e studiare le pubblicazioni dei colleghi. Ad esempio, un paio di anni fa, ad un corso sul restauro e la conservazione della plastica all’Università di Amsterdam, ho appreso come comportarmi in presenza di questo materiale, per sapere come trattarlo e conservarlo nel futuro. Però di fronte ad un progetto concreto, e nelle fasi di intervento, bisogna consapevolmente avvalersi di colleghi specializzati nei materiali specifici e lavorare in equipe. E’ necessario capire che non si può pretendere di essere poliedrici nel nostro campo.

 

Gli strumenti del mestiere

Gli strumenti del mestiere

 

Non è ovvio domandarsi chi sono oggi i suoi clienti. L’Italia con i suoi collezionisti è una presenza forte?

Si, la maggior parte dei collezionisti privati che si rivolgono a me sono italiani, e si avvalgono del mio lavoro alcune importanti fondazioni milanesi.
I primi comprano spesso come forma di investimento diversificata. A volte si affidano ad un art dealer che acquista e rivende per loro e le opere vengono direttamente messe in un deposito senza essere nemmeno tolte dalla cassa in attesa che il loro valore salga. Altri collezionisti usano ruotare le opere all’interno della casa esponendone di diverse ogni tre mesi, amano le opere tridimensionali e di grandi dimensioni. Questi clienti sanno come è necessario conservarle correttamente e spesso il mio intervento si limita al controllo dello stato, ogni volta che escono e rientrano nei depositi.
Lo stesso tipo di intervento riguarda le Fondazioni: il vantaggio è che queste hanno un conservatore fisso che si cura della tutela dei loro beni, ma essendo aperte al pubblico subiscono spesso la curiosità e la voglia istintiva di toccare dei visitatori con conseguenti danni.

 

Un ricordo delle commissioni per la Fondazione Prada

Un ricordo delle commissioni per la Fondazione Prada

 

L’acquisizione dei clienti nel restauro si basa sul passaparola. Un po’ come si cerca un buon medico: non si va su internet e spesso quando si trova un bravo restauratore si diventa un po’ gelosi e si è restii a dare il suo nome, per poter tenere il professionista libero per un futuro incarico.
A Milano i restauratori con una certa esperienza che si occupano di interventi sul moderno e contemporaneo sono ancora pochi, si contano sulle dita d’una mano.

 

Il restauro è anche fotografico presso lo studio Dolcetti

Il restauro è anche fotografico presso lo Studio Dolcetti

 

Leggo nella sua biografia che si è formata con Edo Masini, docente di restauro di dipinti presso l’Opificio delle Pietre Dure, e di aver in seguito collaborato a lungo con lo studio Pinin Brambilla di Milano. Quali sono secondo lei oggi gli enti accreditati di maggior valore per la formazione di un restauratore, le realtà che si muovono attivamente nella ricerca scientifica?

Due capisaldi per la formazione sono sempre l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e L’Istituto Centrale del Restauro a Roma, sul Moderno e  Contemporaneo oggi sta sviluppandosi sempre più la Scuola della Venaria Reale di Torino.
Non si può pensare di parlare di restauro del moderno e del contemporaneo se prima non si ha ricevuto una formazione solida sul restauro in tutti i suoi processi. Poi ci si specializza, ma prima bisogna affrontare tutto il discorso tradizionale.
Inoltre è fondamentale far seguire al ciclo di studi un periodo di formazione ed esperienza di alcuni anni presso degli studi di restauro per l’applicazione di ciò che si è appreso, continuo a sconsigliare di aprire subito uno studio dopo il diploma.

 

Precisione scientifica

Precisione scientifica

 

Lei è originaria di Venezia, cosa mi può dire delle differenze, se ve ne sono, tra la pratica del restauro a Milano e in altre città?

Non lavoro a Venezia da moltissimi anni per cui non posso fare un confronto, ricordo un antico mondo fatto di botteghe e pratica artigianale, nel bene e nel male. Posso però  elencare i vantaggi di fare un lavoro come il mio a Milano, come la possibilità di frequentare numerose gallerie e di conseguenza i loro artisti e collaborare con loro. Ci sono le grandi case d’aste i cui possibili acquirenti chiedono al restauratore una consulenza sull’opera che vorrebbero battere in asta, c’è movimento nelle collezioni. Inoltre c’è forse più facilità per noi operatori nel reperire i materiali, e credo  ci sia lavoro per tutti. Almeno per il momento.

 

Memorabilia della restauratrice

Memorabilia della restauratrice

 

Non ha mai pensato di fare didattica?

E’ una questione di scelte, credo che l’insegnamento e le pubblicazioni richiedano molto tempo tale da toglierne al laboratorio, e di impostare il lavoro in maniera diversa. Alcuni colleghi lo fanno abitualmente ma a quel punto l’attività diventa un’impresa con delega obbligatoria a collaboratori per gli interventi sulle opere. Io preferisco continuare a lavorare sul campo, essere io responsabile di quello che esce dal mio laboratorio e dedicarmi alla formazione personale. Ad esempio il prossimo seminario tratterà il restauro e la ricostruzione digitale 3D e sarà organizzato dal centro di studi CESMAR7.

 

Particolare del laboratorio

Particolare del laboratorio

 

A quali problematiche va incontro più spesso un’opera d’arte contemporanea?

I materiali costitutivi sono il problema maggiore , si pensi alle opere di Gilardi in gommapiuma o al polistirolo di Colombo , materiali non testati nel tempo e molto fragili che andrebbero esposti con parametri rigidissimi di temperatura luce e umidità. Spesso è la movimentazione che rovina le opere : trasporti fatti con personale non specializzato oppure la manutenzione errata o la sottovalutazione dell’opera stessa spesso viene affidata alle cure del personale di servizio in casa, non preparato a trattare con manufatti artistici.
Oppure ci si mette il caso..(mi mostra un’’opera di
Francesco Vezzoli che ha subito un allagamento).
Spesso le soluzioni per intervenire le troviamo in campi che esulano dal nostro: ad esempio mi fu sottoposto un danno su un’installazione costituita da vecchio cuoio che era stata vandalizzata con una penna a sfera verde che non era possibile asportare in alcun modo.La soluzione la trovai da un dermatologo che la asportò con la macchina usata per eliminare i tatuaggi: questo dimostra l’importanza di una mente aperta, inventiva, e la comparazione con materiali simili.

 

Filtri di prova per la pulitura

Filtri di prova per la pulitura

 

Si confronta con gli artisti sui criteri nella scelta di un intervento?

Se si tratta di artisti viventi cerco di consultarmi con loro per conoscere il loro modus operandi, la tecnica ed i materiali impiegati. Ad esempio anni fa mi successe di dover contattare Emilio Tadini per un’opera che aveva dei sollevamenti di colore ed era molto difficile da fissare; quando al telefono gli chiesi che smalto avesse usato lui quasi vergognandosi mi disse che era vernice da carrozziere, e aggiunse che l’aveva utilizzata solo per un breve periodo. Si scusò mille volte per la fatica che stava facendomi fare!

 

La cartella colori autoprodotti

La cartella colori autoprodotti

 

 

ln ogni caso la loro consulenza e approvazione è fondamentale perché il rischio di un’operazione arbitraria anche minima è che l’opera venga disconosciuta, lo stesso vale per gli artisti scomparsi ma che hanno una loro Fondazione di riferimento : è importante rivolgersi a loro prima di progettare qualsiasi operazione e concordare con loro come agire. Ad entrambi i soggetti chiediamo anche quali sono stati gli interventi effettuati in precedenza. Sono ancora pochi gli artisti che si interessano di scegliere materiali che durino nel tempo, ma alcuni sono molto collaborativi e rendono meno difficoltoso il lavoro, soprattutto se stranieri. Ad esempio l’artista americano Gober è estremamente generoso e pignolissimo nel descrivere ogni materiale utilizzato e nel fornire le istruzioni per l’installazione.

 

Particolare di uno splendido dipinto in restauro presso lo studio

Particolare di uno splendido dipinto in restauro presso lo studio

 

Cosa è cambiato nel restauro, parlando solo degli ultimi vent’anni?

Moltissime cose, a parte corsi di aggiornamento allora rarissimi, i metodi erano piuttosto invasivi. Ora la ricerca continua si rivolge a materiali meno aggressivi, le puliture si fanno ad hoc per ogni opera tenendo conto del ph e della conducibilità della materia da trattare, usando pochissimi solventi scegliendo piuttosto tensioattivi o chelanti o morbidi gel che non penetrano negli strati pittorici. Le vernici e i colori sono autoprodotti negli studi di restauro sempre a seconda della materia da ritoccare.
In effetti a colpirmi è la tavolozza dei colori di Matilde e la  pulizia e l’ordine del laboratorio, che mi dimostra quanto mi dice sull’importanza di operare in sicurezza sulle opere e sulle formule chimiche

Mi spiega che oggi il lavoro è più lungo ma si rispetta al massimo l’originalità dell’opera.

 

Particolare di un dipinto bisognoso di restauro

Particolare di un dipinto bisognoso di restauro

 

Fino a che punto vale la pena di intervenire?

Appartengo al filone del “minimo intervento” : ogni volta che un’opera entra nello studio di un restauratore subisce un’invasione anche se a fin di bene. Lo stesso spostamento dal luogo di installazione abituale al laboratorio è un piccolo trauma. Bisogna cercare di agire intervenendo solo e unicamente per risolvere l’eventuale problema, educare il proprietario che suggerisce interventi non necessari : verniciature per rendere il colore più brillante, puliture superflue, reintelaiature in presenza di piccole lacerazioni risolvibili con una sutura localizzata.
Ci sono poi casi dolorosi in cui
“l’accanimento terapeutico” è inutile e costosissimo per un cliente ad esempio in presenza di massicci attacchi di muffa uno dei peggiori nemici delle opere : la muffa aggredisce e divora inesorabilmente e se si arriva troppo tardi nulla si può fare se non rinunciare all’opera . C’è chi decide di ridipingere totalmente ( in alcuni casi in America ridipingono totalmente le opere degli anni 50  esposte all’aperto ) o sostituire dei pezzi con materiali totalmente nuovi invece di cercare di restaurarli : più velocità e meno fatica ma a quel punto l’opera è stata fatta dall’artista o dal restauratore o a quattro mani? E in che epoca ? oggi o ieri?

 

Craquelure in evidenza su un dipinto in fase di restauro da Matilde Dolcetti

Craquelure in evidenza su un dipinto in fase di restauro da Matilde Dolcetti

 

Matilde riflette su come la deformazione professionale la porti istintivamente ad osservare l’opera esposta dal punto di vista scientifico e materiale e avvicinarsi fisicamente ad essa, quando vede in seguito la stessa opera in una mostra le pare di guardarla per la prima volta, godendone come un qualsiasi spettatore amante dell’arte.

E’ molto interessante come la visione della restauratrice dimostri che la conoscenza è spesso una questione di approccio, di come la fruizione mostri l’opera d’arte vicinissima all’essere umano, come chi l’ha generata la sua comprensione è sempre condizionata al contesto.

 

Un angolo dello studio Dolcetti

Un angolo dello studio Dolcetti

 

Termino questo viaggio nel restauro con la curiosità di un’area inesplorata.
Matilde mi parla spontaneamente del suo interesse verso la Street Art, o meglio dei murales, che la critica acclama da tempo come opere degne di interventi per la loro conservazione. La restauratrice ha trovato nell’Università di Atene contatti con professori universitari che si stanno dedicando allo studio e alla conservazione dei murales e sta progettando una collaborazione con loro. Il murale viene costruito secondo la filosofia della sovrapposizione
e il compito delicato, e interessante socialmente, è proprio quello di capire e decidere cosa e come vada mantenuto.

In Italia non è ancora così diffusa la cultura tutelativa della pittura di strada, se si pensa che Philadelphia, dove esistono più di duemila murales, utilizza l’1% delle tasse per sostenere gli artisti e la ricerca per la conservazione di tali opere. Nei progetti di Matilde Dolcetti c’è lo studio della struttura chimico-fisica dei murales e la sua evoluzione negli anni per restauro e conservazione  adeguati.

Michela Ongaretti

Foto di Giovanni Manzoni Piazzalunga

Lilium evidenza

Design City Milano riaccende la stagione del design. Lilium di Rossini Group è un suo fiore all’occhiello

Design City Milano riaccende la stagione del design. Lilium di Rossini Group è un suo fiore all’occhiello

 

Una visita alla prima edizione di  Design City Milano per scoprire quello che sta dietro alle creazioni dei grandi marchi. Da Overlight in via Feltre vediamo la storia della lampada Lilium di 929Milano, brand di Rossini Group, nel suo intreccio tra studio della forma e ricerca tecnologica.

 

Design City Milano 2016

Design City Milano 2016

 

In autunno a Milano è ancora primavera. Quando le foglie stanno per cadere significa che ci siamo, è ricominciata una nuova stagione, un anno intero di lavoro e nuove opportunità, di nuovi incontri prima dell’inevitabile rallentamento estivo.

Questo senso di rinascita per me nel 2016 è ancor più dolce perchè, come annunciava ad aprile l’assessore Tajani, abbiamo ora anche una fall design week, dal 2 al 9 ottobre. La Design City Milano, come è stata chiamata, ha però una vocazione ben diversa dalla settimana del design primaverile legata al Salone del Mobile.

 

Design City su I-pad, alla sua prima edizione

Design City su I-pad, alla sua prima edizione

 

Senza dubbio meno intensa e caotica, si concentra su eventi all’insegna della qualità e dei marchi di pregio, certo con meno coinvolgimento delle leve emergenti e del design indipendente, sono nove giorni dedicati alla divulgazione e alla promozione della cultura del progetto con talks e workshop di approfondimento, di dialogo tra i creatori e il pubblico fruitore del design made in Italy.

 

I segreti dei calchi- per la realizzazione di un vaso in ceramica ptrddo lo showroom Richard Ginori

I segreti dei calchi- per la realizzazione di un vaso in ceramica presso lo showroom Richard Ginori

 

Mi è bastata una passeggiata nel distretto di Brera per rendermi conto del nuovo desiderio di racconto del backstage produttivo e progettuale. In questa occasione alla base c’è l’esplorazione non solo della definizione di un’idea ma delle forze e delle dinamiche concrete per la realizzazione di un prodotto, dal coinvolgimento delle maestranze artigianali alla ricerca di nuove soluzioni tecnologiche.

 

Campionario di tessuti preziosi presso lo showroom di Etro in via Pontaccio

Campionario di tessuti preziosi presso lo showroom di Etro in via Pontaccio

 

Mi riferisco agli showroom di Richard Ginori, mercoledì teatro di un incontro con Marcello Bongini, maestro della manifattura e responsabile dello sviluppo Modelli e Forme, e spostandoci verso il fashion design ad un’esposizione esemplificativa del grande interesse dimostrato nel tempo per il tessuto paisley da parte di Etro, con pezzi storici e disegni originali della casa di moda, ispirati ad essi per le stoffe odierne.

L’incontro che però mi ha maggiormente colpito è stato martedì 4 ottobre presso lo spazio Overlite in via Feltre dove ho assistito alla presentazione della genesi della lampada Lilium di 929Milano, dall’idea alla realizzazione.

 

Lilium, design Stefano Valente per 929Milano

Lilium, design Stefano Valente per 929Milano

 

Una storia di design, di collaborazione nell’eccellenza tra il brand di Rossini Group e il designer Stefano Valente, presentata all’ultima edizione di Light+Building.

A prendere per prima la parola è il committente nella persona di Elisa Rossini, direttore creativo del brand di Segrate che nasce con una vocazione decorativa e di design rispetto al marchio rivolto in senso più ampio ad ogni aspetto dell’illuminazione. Rossini segue con orgoglio nella sua storia quella dello sviluppo industriale milanese, con tutta la sua operosità e la sua cultura del fare che ha avuto un forte slancio nel dopoguerra.

 

Esposizione di 929Milano

Esposizione di 929Milano

 

Lilium è fortemente rappresentativa sia della mission aziendale che dello stimolo creativo del designer Stefano Valente, secondo i quali è fondamentale l’eleganza unita alla praticità.

Riflesso di questi valori è questa lampada da terra dalla linea esile che “sboccia” nella sua ispirazione alla forma del fiore di Giglio del corpo illuminante: esso è formato da due anime in alluminio sovrapposte dal disegno stilizzato della corolla che custodisce e tende un materiale inedito per l’ambito illuminotecnico, il telo Extenzo®. Esso funge da diffusore orientato di 9°, nell’accoppiamento con la struttura, sia per suggerire la naturale posizione del fiore sia per favorire la funzione di luce di cortesia nell’ambiente. L’effetto del telo è poi quello di distribuire la luce in maniera omogenea e delicata, quasi un effetto vellutato e impalpabile all’occhio umano.

 

Lilium, design Stefano valente per 929Milano

Lilium, design Stefano Valente per 929Milano

 

La forma e lo stile del progetto sono il risultato visibile di un grande lavoro di ingegneria della luce nello sviluppo del prodotto, come ci spiega il direttore di produzione, Luca Fumagalli.

Se Valente parla dell’idea comune di fiore come elemento autonomo che si apre al mattino sprigionando fragranza e colore, al punto che basta la sua presenza a decorare ed ingentilire una stanza con la sua bellezza leggera; l’incontro con il materiale espandibile solitamente utilizzato in edilizia riesce a rendere questa armonia non solo nel prendere forma adeguandosi alla corona, dopo le numerose prove portate avanti con caparbietà, ma anche grazie allo studio tecnologico del e sul LED.

Fumagalli insiste sul fatto che la scelta del modello di illuminotecnica ha molta più importanza ora con l’avvento dei LED, e che gli adeguamenti tecnologici sono nell’ordine di mesi. Oggi dichiara la sua soddisfazione nella creazione di una lampada che raccoglie tutta questa esperienza anche in virtù del progettista architetto e ingegnere. E’ l’ingegnerizzazione dell’idea uno scoglio talvolta insormontabile, necessario per poter dare personalizzazione alla funzione del led come punto luce, che riesca a diffondere creando l’atmosfera ricercata.

 

Lilium, design Stefano valente per 929Milano, particolare del bulbo/dissipatore

Lilium, design Stefano valente per 929Milano, particolare del bulbo/dissipatore

 

Per Lilium il “cuore pulsante” è il LED con un COB da 30 watt, che necessita di una dissipazione forzata, ma questo poteva comportare un ingombro tale da impedire la leggerezza della struttura d’insieme. Nell’invenzione del dissipatore, disponibile in bianco e rosso, si è quindi creato un elemento funzionale e decorativo al contempo, che suggerisce la forma del calice del fiore a sorreggere la corolla/luce, con quei caratteristici fori che garantiscono la dissipazione del led ma somigliano più ad elementi decorativi. Questo bulbo si origina in alluminio dallo stelo in tubo di ferro verniciato nel colore bianco opaco. In ogni parte Lilium dimostra quindi di nascere dal legame indissolubile e sapiente tra design e tecnica.

 

L'interno dello spazio di Overlite in via Feltre

L’interno dello spazio di Overlite in via Feltre

 

L’incontro è stato per me occasione di scoprire l’enorme showroom di Overlite, che con i suoi 1400 mq dedicati unicamente al mondo dell’illuminazione, spero possa essere ancora teatro di approfondimenti sul design che rende la vita più semplice e confortevole. Per quanto non si trovi in un’area centrale come Brera, cosa che può avere il vantaggio di preservare dalla confusione di alcune serate, è’ un ambiente stimolante perché insieme all’interesse suscitato dai protagonisti della creatività made in Italy, ci si trova già in buona compagnia, con il suo migliaio di prodotti di pregio esposti per oltre di sessanta marchi, come in una galleria della produzione contemporanea.

Michela Ongaretti

 

From Above, Hagit Pincovici

Da Tel Aviv al Mudec passando dalla Triennale di Milano. Il talento della designer Hagit Pincovici

Da Tel Aviv al Mudec passando dalla Triennale di Milano

DI MICHELA ONGARETTI

Ho notato i suoi lavori durante la Milano Design Week 2016 nel Brera Design District. Dopo una giornata di molti colori e molte forme ricordo bene quelle della giovane designer israeliana Hagit Pincovici, con le collezioni Metaphysics ed Eclipse allo Spazio Pontaccio e Clan Pontaccio.

Un ritratto della designer Hagit Pincovici

Un ritratto della designer Hagit Pincovici

 

Uno dei punti focali di Pincovici è il suo rapporto con l’artigianalità del prodotto a mano: queste collezioni di arredi sono infatti realizzate in edizione limitata nel distretto del mobile in Brianza, combinando le esigenze estetiche del progetto alla qualità dei materiali selezionati e alla precisione tecnica di costruzione, nella struttura generale fin nel più piccolo dettaglio.

Non mi meraviglia quindi che mi venga segnalata la designer da Francesca Astori De Ponti che segue l’ufficio stampa di Hands on Design, entrambi dedicano infatti la loro ricerca e allo sviluppo di prodotti che abbiano come componente fondante la realizzazione artigianale di alte e tradizionali maestranze.

Il tavolo From Above, versione BlackandStone, design Hagit Pincovici

Il tavolo From Above, versione BlackandStone, design Hagit Pincovici

 

Il risultato del connubio tra disegno e precisione realizzativa si nota anche perchè esaltato dall’estetica che evidenzia le sue diverse componenti. La struttura stessa è isolata e resa visibile, poi in fase costruttiva integrata senza esser nascosta: viene quindi trattata come un elemento espressivo del progetto nel quale l’aspetto funzionale ed estetico si rafforzano dichiarando la loro presenza congiunta.

Collezione Eclypse, tavolo From Above Marble, design Hagit Pincovici

Collezione Eclipse, tavolo From Above Marble, design Hagit Pincovici

 

Hagit Pincovici ha nel sangue la pratica artigianale, la sua famiglia di Tel Aviv, dove è nata nel 1978, si occupa dagli anni sessanta di sperimentazione artigianale di diversi materiali, specializzandosi nel plexiglass. Hagit è nella terza generazione famigliare per questa attività, ma evolve la sua ricerca sul design e in maniera del tutto personale, sia negli anni della sua formazione presso la Bezalel Academy of Art and Design di Gerusalemme che in quelli dei primi progetti in patria.

Collezione Metaphysics, tavolino Lifestyle, design Hagit Pincovici

Collezione Metaphysics, tavolino Lifestyle, design Hagit Pincovici

 

In seguito si specializza alla Domus Academy di Milano, e si avvicina quindi al contesto italiano sia nell’ambito del design che in quello dell’artigianato: continua quindi ad indagare e sperimentare possibili soluzioni basate sull’associazione di materiali, tecnologica costruttiva ed estetica accattivante.

Collezione Eclipse, X. design Hagit Pincovici

Collezione Eclipse, X. design Hagit Pincovici

 

La Triennale di Milano reputa d’interesse il suo lavoro nel panorama del progetto per l’arredamento e la invita quindi a partecipare ad una collettiva nella sua prestigiosa sede in occasione del Salone del Mobile 2009. Aziende italiane come Colé Italian Design Label e Miniforms hanno scelto il suo design e molte riviste di settore internazionali hanno segnalato le sue produzioni. Ora il suo talento è in Italia, vive e crea in proprio per alcune aziende tra Milano e Roma, ed insegna alla NABA. Le sue opere non sono però distribuite solo dalla città della Madonnina, le si possono trovare anche negli Stati Uniti, a New York e S. Francisco.

Galena, design di Hagit Pincovici

Galena, design di Hagit Pincovici

 

L’ultimo e più importante riconoscimento viene dal MUDEC che espone la cassettiera Galena disegnata per Miniforms nel 2013 per la mostra mostra  “Sempering, allestita in occasione della XXI Triennale di Milano fino al 12 settembre 2016. Galena è inserita tra gli esempi più rappresentativi e originali del design contemporaneo. Sono certa, ne sentiremo parlare sempre più.

Michela Ongaretti

Hautematerial durante la lavorazione del legno

Hands on Design. Il brand italiano che nasce dall’incontro tra artigianato e design internazionale

Hands on Design. Il brand italiano che nasce dall’incontro tra artigianato e design internazionale

Hands on Design è un brand milanese sviluppato nel 2015 da Shiina+Nardi Design Snc, la cui mission è quella di ideare e realizzare oggetti attraverso la connessione tra il mondo dell’artigianato tradizionale e di alto segmento, dei singoli laboratori, a quello del design contemporaneo, con una speciale attenzione al panorama giapponese. Si possono ammirare le collezioni in uno spazio dedicato al progetto, collocato in una zona strategica per il design milanese degli ultimi anni, Porta Venezia.
Hands on Design, interno dello spazio in via Rossini

Hands on Design, interno dello spazio in via Rossini

 

Lo showroom Hands On Design ha inaugurato da soltanto alcuni mesi, il 18 febbraio 2016, ed è stato teatro di una prima mostra in occasione delFuorisalone 2016. Poco prima della Design Week avevo intervistato Setsu e Shonibu Ito, tra i protagonisti dell’esposizione nello showroom di via Rossini 3; grazie al mio interesse per i designer giapponesi sono venuta a conoscenza del lavoro unico svolto da Hands on Design.

Conferma della forte componente nipponica nel progetto, un’anima della coppia fondatrice, è stato per me martedì 14 giugno, quando ho visitato il negozio in occasione dell’evento di saluto all’estate: gli oggetti della collezione 2016 sono stati interpretati da Sumiko Furukawa con una performance floreale secondo l’arte dell’Ikebana.

Lampadario Bugatti, design Shiina+Nardi Design, manifattura Kanaami Tsuji, 2016

Lampadario Bugatti, design Shiina+Nardi Design, manifattura Kanaami Tsuji, 2016

 

Hautematerial durante la lavorazione del legno

Hautematerial durante la lavorazione del legno

 

La bellezza scaturita è semplice, ma complessa nella sinergia alla sua base, che rende unico un oggetto e non assimilabile alla moda del momento. C’è qualcosa di assoluto nella purezza dei materiali forgiati secondo norme antiche e naturalmente in armonia con l’ambiente, ecosostenibili nel loro DNA. Non solo: i progettisti Shiina+Nardi rispecchiano la forte componente italiana e giapponese del brand, ma hanno svolto e continuano a svolgere attività di ricerca internazionale delle migliori manifatture e maestranze artigianali, al fine di metterli in contatto e nella possibilità di confrontarsi con il lavoro dei designer più innovativi ed esteticamente originali, per ricevere input tecnici e culturali nuovi e utili al rilancio di una disciplina. A loro volta i designer scoprono l’umanità e maestria di lavorazioni che sono state alla base dell’evoluzione progettuale e dell’industria, l’inizio della Storia del Design, e ne possono interpretare con sensibilità le potenzialità, anche nell’ottica di un’apertura dei valori artigiani a mercati più ampli e attuali. L’unione dei due saperi rafforza il valore intrinseco di un oggetto.

Preparazione della lacca giapponese secondo la tecnica tradizionale Urushi, di Maruyoshi Kosaka

Preparazione della lacca giapponese secondo la tecnica tradizionale Urushi, di Maruyoshi Kosaka

 

La professione e la tecnica artigianale è quindi portata alla ribalta e riscoperta nella sua veste più contemporanea, che sia la costruzione di cestelli di legno, di vasi e contenitori torniti o delle murrine millefiori. Da esse oggi abbiamo, solo per fare alcuni esempi di Hands On Design, i piatti opalescenti degli stessi Shiina+Nardi, le ciotole laccate Urushi di Giulio Iacchetti, i vetri eterei di Kanz Architetti, solo per fare alcuni esempi: mi fanno pensare alla strada aperta dalle collezioni di fine ottocento delle Arts and Crafts, con la loro straordinaria portata innovativa e di qualità estetica nella loro durevolezza.

Tavolino Shushu, design di Tsukasa Goto, manifattura di Hiroaki Usui, 2016

Tavolino Shushu, design di Tsukasa Goto, manifattura di Hiroaki Usui, 2016

 

Fra le aziende artigiane protagoniste del progetto Hands on Design sono: Artexa, Ercole Moretti, Fara Gioielli, Shuji Nakagawa, Shibaji Ochiai, Takeo Shimizu, Slow Wood, Soffieria, Tumar, Warousoku Daiyo, 224 Porcelain, Kanaami Tsuji, Hiroaki Usui, Ogatsu Ishi, Yoko Takirai Jewellery, Hautematerial, Risogama, Kaykado, Maruyoshi Kosaka.

Un momento della lavorazione del feltro, Gruppo Tumar Art (Kirghizistan)

Un momento della lavorazione del feltro, Gruppo Tumar Art (Kirghizistan)

 

I designer coinvolti nel 2016: Tomoko Mizu, Carlo Contin, Lorenzo Damiani, Denis Guidone, Giulio Iacchetti, Setsu &Shinobu Ito, Kanz Architetti, Kazuyo Komoda, Minale-Maeda,Ilaria Marelli, Eliana Lorena, Shiina+Nardi Design, Takirai Design, Natsuko Toyofuku, Carlo Trevisani, Gum Design, Roberto Sironi, Laudani-Romanelli, Buzzo- Lambertoni, Barbara Archiuolo, Tsukasa Goto.

Il negozio Hands on Design è stato disegnato da Paolo Ortelli e si trova in un un’edificio dal genius loci artistico, che ha ospitato nel tempo gli studi/bottega di Medardo Rosso, Lucio Fontana, Marcello Nizzoli. Oggi il luogo è teatro della creatività milanese nella concentrazione di laboratori di restauro, botteghe d’arte, atelier di moda e di design. Anche il contesto storico e architettonico, siamo nella zona del liberty cittadino, pare dunque accompagnare gli stessi valori del brand.

Sgabello Ovarin, design di Giulio Iacchetti, manifattura Hautematerial e Tumar, 2016

Sgabello Ovarin, design di Giulio Iacchetti, manifattura Hautematerial e Tumar, 2016

 

Vi consiglio la visita segnalandovi due prodotti sintomatici della sinergia artistica tra artigiani e designer. Il primo è il lo sgabello Ovarin disegnato da Giulio Iacchetti e realizzato da Tumar Art, per il feltro della tradizione del Kirghizistan, e Hautematerial, italiani specializzati nella lavorazione del legno, il secondo è il lampadario Bugatti frutto della lavorazione in rete metallica di Kyoto di Kanaami Tsuji e del progetto di Shiina+Nardi Design.

Pensate, qui ogni oggetto ha una lunga storia fatta di diverse tradizioni, eppure ha un aspetto nuovissimo, è quasi nato ieri.

Michela Ongaretti

Il Wasabi utilizzato per la realizzazione di packaging

Anticipazioni Fuorisalone2016: Materials Village, hub di Material ConneXion al Superstudio Più

Anticipazioni Fuorisalone2016: Materials Village, hub di Material ConneXion al Superstudio  Più

Milano Design Week 2016: Materials Village, hub di Material ConneXion a Superstudio Più, via Tortona 27.

La settimana del design  prevede un’iniziativa speciale che occuperà tutta la zona outdoor del Superstudio Più e due aree adiacenti durante il Fuorisalone. Parliamo di Materials Village 2016, format dedicato ai materiali, alle nuove tecnologie e alla sostenibilità, alla sua terza edizione dopo aver riscontrato grande successo nelle precedenti. E’ davvero un villaggio formato da diverse “casette”, ciascuna contenente un’esposizione su un progetto innovativo per il mondo dei processi produttivi e dei suoi materiali.

Materials Village 2016

Materials Village 2016

Materials Village è considerato l’hub di Material ConneXion, il maggiore centro internazionale di ricerca e consulenza su ciò che sta alla base del futuro, potenziale ecodesign: i materiali innovativi e sostenibili allo stesso tempo. E’ grazie a ciò che costituisce fisicamente un oggetto funzionale che un progetto può dirsi durevole, ed è la ricerca su queste “fondamenta” oggi più che mai indispensabile, perché il rispetto dell’ambiente non sia un semplice slogan ma una possibilità reale di produrre eccellenza sull’utilità e non soltanto sull’estetica, qualcosa che sia green da dentro e non solo in superficie.

Materials Village, l'edizione passata

Materials Village, l’edizione passata

 

Material ConneXion ha sedi a New York, Tokyo, Bangkok, Daegu, Skövde, Bilbao, Copenaghen e Hong Kong. La divisione italiana è nata nel 2002 e ha sede a Milano dove svolge attività di consulenza, promozione e formazione per ogni tipo di realtà produttiva e progettuale. Inoltre ospita un’archivio, una library fisica di oltre 4000 materiali, di cui ne tiene in esposizione circa 2500.

In occasione del Fuorisalone 2016, l’edizione accresciuta ed arricchita rispetto alle scorse sarà anche occasione per presentare le ultime novità di questa utilissima materioteca.

 

La Library di Milano

La Library di Milano

 

Le aziende coinvolte sono pure numerose, oltre trenta tra cui 3M, Beko, Christian Fischbacher, Elits, Gemanco Design, IPM Italia, Merck, Novacolor, Oltremateria, XL EXTRALIGHT, Tileskin. Sono realtà di prestigio internazionale nel settore, che testimoniano gli svariati campi d’applicazione di questi materiali: il tessile, per noi italiani fondamentale data l’importanza mondiale della moda made in Italy, la ceramica, l’architettura, l’interior e furniture design, l’elettrodomestico che ha un ruolo determinante nell’attenzione alla sostenibilità ambientale, il packaging che è protagonista dei consumi quotidiani, l’illuminazione sempre alla ricerca di nuove soluzioni ed effetti, restando nel consumo limitato dell’energia, fino alle finiture.

Il design per il packaging sostenibile

Il design per il packaging sostenibile

 

Segnalo un’installazione speciale di 3M, frutto del connubio creativo tra Design 3M e Stefano Boeri: esempio della perfetta interazione con rilevante esito sostenibile tra architettura, tecnologie dei materiali e scienza applicata.

Ma il programma è assai articolato e non si ferma all’esposizione. Tra i numerosi eventi che attireranno un numeroso pubblico, e non si limiteranno agli spazi di Superstudio, ricordo lo showcooking dello chef Alessandro Borghese; sarà presente in veste di testimonial dell’azienda Beko, leader nell’ambito degli elettrodomestici, e realizzerà dei piatti sul tema del Colore. I giorni interessati saranno il 2-13-15-16 Aprile dalle ore 17.00 alle 20.00, con lo show aperto a tutti i visitatori di Superstudio Più.

Material ConneXion Italia - Library viale Sarca 7

Material ConneXion Italia – Library viale Sarca 7

 

Ci sarà una serata su invito dedicata ai progettisti e agli studi di architettura, iniziativa speciale per coloro che vogliano incontrare designer e architetti, coloro che quotidianamente si trovano a confrontare le differenze qualitative dei materiali. Dalle ore 18 alle 21 di mercoledì 13 aprile.

Il Wasabi utilizzato per la realizzazione di packaging

Il Wasabi utilizzato per il packaging di alcuni prodotti

 

La libreria dello Spazio Ansaldo ospiterà invece un dibattito che verterà sulla tematica Architettura e Materia, tra naturale e artificiale”, con l’Architetto Stefano Boeri e Erick Quint, Chief Design Officer di 3M e altri architetti. Giovedì 14 aprile alle ore 17.00.

Michela Ongaretti

Fuori Salone 2013-HYBRID ARCHITECTURE & DESIGN- installazione House of the Senses di Christophe Pillet

BE OPEN, la fondazione di Yelena Baturina che unisce Artigianato e Design nell’ottica glocal.

 

Un Incontro con Yelena Baturina, creatrice della fondazione BE OPEN che unisce Artigianato e Design nell’ottica glocal.

Be Open è una delle istituzioni che hanno reso possibile e unico il Fuorisalone 2015. Ha partecipato con Interni alle esposizioni del circuito Energy for Creativity e in particolare si è distinta per l’organizzazione della mostra-evento The Garden of Wonders all’Orto Botanico di Brera. Di recente ha annunciato il suo generoso finanziamento per le opere di riqualificazione all’interno di questo gioiello mai sufficientemente valorizzato, con la creazione della Vasca dei Pensieri, che avverrà durante il periodo di Expo anche grazie alla consulenza del Politecnico di Milano, Dipartimento “ABC”. Il progetto è inserito in una ristrutturazione generale che darà vita al Polo della Grande Brera, insieme alla Pinacoteca e a Palazzo Citterio. 

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L’impreditrice russa Yelena Baturina, che abbiamo avuto il piacere di intervistare, ha creato la fondazione con una missione filantropica: cercare di unire persone creative e idee innovative per fare rinascere realtà produttive in difficoltà, creando modelli nuovi per il futuro, in un ottica globale.

Fuori Salone 2013-HYBRID ARCHITECTURE & DESIGN- installazione House of the Senses di Christophe PilletFuori Salone 2013-HYBRID ARCHITECTURE & DESIGN- installazione House of the Senses di Christophe Pillet

La fondazione si concentra soprattutto sull’azione del design che può venire in soccorso dell’artigianato: se ora è il design a realizzare ciò che migliora la qualità della vita quotidiana, anche rapportandosi con la produzione industriale e di massa, è spesso vero che si attinge a delle tecniche di lavorazione dei materiali e degli oggetti provenienti dalla tradizione artigianale e locale, e queste ultime discipline sono oggi enormemente ricercate, soprattutto in un’ottica di durevolezza e valore estetico. Possiamo dire che artigianato e design si valorizzano reciprocamente ma che nel caso dell’hand-made locale serve una spinta in più per ermergere. Su questa visibilità nuova nel mondo globale e digitale lavora Be Open.

Be OpenBe Open Sound Portal a Trafalgar Square- 2012

Per queste finalità è nato il progetto “Made in India”, un tour di investigazione delle “piccole eccellenze” locali in connessione col design contemporaneo: nel 2014 il discorso partiva dalla nazione indiana con il suo patrimonio di know how manuale e individuale, il cui risultato è stata la creazione di un marchio di lusso ideale, SamkaraMilano rappresenta nel 2015 la seconda tappa con la mostra a Brera sul rebranding di antiche case profumiere. Il tour continuerà in altre nazioni con altre iniziative.

A supporto della forza creativa mondiale sono state organizzate conferenze, concorsi, mostre, corsi di perfezionamento ed eventi culturali con la partecipazione delle menti internazionali più importanti ed influenti : da Ron Arad a Patricia Urquiola, da Alberto Alessi a Tom Dixon a Julian Schnabel, questi personaggi hanno trasmesso la loro esperienza alle giovani generazioni, si sono offerti come giurati nei concorsi e hanno raccolto l’invito della fondazione di creare ad hoc progetti sui temi condivisi.

Installazione per Young Talent Award nei Chiostri dell'Università Statale a MilanoFuorisalone – Installazione per Young Talent Award nei Chiostri dell’Università Statale a Milano

Segnaliamo che proprio a Milano nel 2014, in occasione del Fuorisalone / Design Week, Be Open ha presentato Young Talent Award, un programma di supporto ai giovani professionisti: i vincitori hanno ricevuto un sostegno economico per un anno di attività creativa. La giuria di selezione era composta daBarber&Osgerby, Front, Giulio Cappellini e Raw Edges. Questa e le altre iniziative di Be Open coltivano il sogno di vedere laclasse dirigente del futuro composta dai creativi emergenti di oggi.

La fondazione era presente alla Design Week milanese anche nel 2013: in coproduzione con la rivista Interni è nata Hybrid Architecture & Design ed è stata prodotta l’installazione multisensoriale The House of Senses di Christophe Pillet . Il ricco programma sceglieva anche l’interazione tra cibo e design, con gli chef Massimiliano Alajmo e I’m A KOMBO coinvolti nel progetto chiamato Be Open Food Theatre.

Tornando alle origini di Be Open ricordiamo che il primo anno è stato esplorato il design sensoriale nel suo avvicinamento alla tecnologia più innovativa . La fondazione è stata protagonista del London Design Festival nel 2012 presso il Sound Portal a Trafalgar Square e l’operazione è proseguita con una masterclass sul sound design al Chelsea College of Arts, inserita nel programma “Inside the Academy”.

Be Open ha partecipato anche al Design Miami con il suo il Be Open Forum: sono state raccolte e presentate le attività di cinque giovani creativi dedicati alla progettazione secondo un appproccio sensoriale.

Abbiamo chiesto alla fondatrice e al suo staff come vengono trovati i talenti nuovi nei due ambiti di competenza, artigianato o design. In effetti la loro ricerca pare essere il filo rosso dell’attività di Be Open anche se non esiste una divisione speciale nell’organizzazione dedicata a questo. Sicuramente si indaga nella realtà accademica o si scoprono designer e artisti di rilevante interesse attraverso concorsi come accadde in India con gli studenti di design o per il contest Hand di quest’anno, sempre nelle aree geografiche e nelle comunità interessate ai singoli progetti, che ricordiamo sono sempre studiati per un intervento in primis su di esse, o attraverso l’intervento di questi artisti in simposi e master classes sugli argomenti toccati nelle attività di Be Open.

Made in India- 2014- Mostra del marchio ideale SamkaraMade in India- 2014- Mostra del marchio ideale Samkara

Siamo lieti di apprendere della fiducia che l’imprenditrice accorda all’Italia in questo momento particolare interessato alla presenza di Expo sul nostro territorio. Si ritiene che possa essere favorevole per una maggiore apertura mentale delle persone alle novità: nuove idee, persone, soluzioni, tematiche, anche nell’ambito delcollezionismo e dello stimolo alla produzione creativa. Esiste la certezza che la curiosità verrà stimolata su molti livelli anche e soprattutto in relazione a ciò su cui Expo si focalizza, la sostenibilità e le risorse naturali riguardo il cibo e il suo consumo.

Portando avanti la riflessione sul nostro paese Baturina ritiene Milano il luogo ideale dove osservare i caratteri peculiari del carattere creativo italiano: l’imprenditrice vede una combinazione del più profondo rispetto verso le tradizioni unita ad un coraggio senza riserve nella ricerca della novità, il tutto accompagnato da un innato buon gusto. Noi ci auguriamo che la sua visione possa realizzarsi, nel superamento di un periodo non così favorevole all’utilizzo interno di un mondo delle idee spregiudicato, ricco di nuove leve talentuose ma non ben emerso.

Fuori Salone 2013_BE OPEN Food Theatre presso lo showroom Moroso-Performance di Massimiliano Alajmo.Fuori Salone 2013_BE OPEN Food Theatre presso lo showroom Moroso-Performance di Massimiliano Alajmo.

L’obiettivo primario e ambizioso di operazioni come “Made In..” resta la possibilità di dare un nuovo slancio al campo dell’artigianato, potenzialmente molto ricco di soluzioni esportabili da un angolo all’altro del mondo ma più fragile perché meno equipaggiato per la sua promozione, mediante l’incoraggiamento agli scambi culturali e disciplinari. I progetti sono sviluppati per offrire nuove visioni futuribili e nel caso delle attività artigianali serve un nuovo approccio per la disperata condizione economica nella quale versano e che rischia di vedere scomparire il loro bagaglio di conoscenze secolari. Le realizzazioni dei progetti, come quello di rebranding per le case di profumo, sono un tentativo di soluzione del problema e Be Open si augura che questa ricerca sia fonte di ispirazione per altri.

Parlando di globalizzazione abbiamo chiesto se questa possa cancellare o sminuire l’unicità delle produzioni locali, ma la risposta di Baturina si concentra più su quelli che considera indiscutibili lati positivi. In pratica il fatto che i confini non esistano più e che quindi la circolazione e lo scambio di idee in ogni sfera dell’attività umana sia più semplice, favorisce il gioco di be open su “globale vs. locale” attuato ad esempio con il programma Made In india: tra i partecipanti c’era una rappresentanza di marchi di lusso italiani, e tutto il comitato di esperti conveniva sul fatto che la nuova “ondata” di globalizzazione sia focalizzata sulla conservazione dei tesori della cultura locale attraverso un pensiero globale integrato ad una comunicazione che utilizzi i nuovi media. Grande fiducia e responsabilità viene messa nelle mani dei designer contemporanei che sappiano ragionare in maniera acuta sulle opportunità della globalizzazione, e prendere il meglio del locale e del globale, per creare la propria visione personale di “glocal”.

Di conseguenza, si può ancora parlare di creatività legata ad un’origine geografica o culturale precisa. Ancora quello che conta, perché questa origine sia valorizzata, è poter ragionare attraverso una visione globale; si crede fermamente che l’attenzione dei consumatori verso i piccoli produttori d’eccellenza continui a crescere, ed è fondamentale e necessario che se ne parli in luoghi diversi da quelli d’origine della creatività locale, se si intende preservare la diversità dell’hand-made.

Nel futuro Be Open continuerà ad interessarsi ai mestieri manuali espandendo la geografia del programma “Made In”: senza anticipare troppo diciamo che lo step successivo sarà una ricerca sul nomadismo nell’artigianato in collaborazione con i maggiori musei di design nel mondo.

Michela Ongaretti

Adrenalina_TiGram_composizione

Adrenalina! Il brand dal design vitaminico porta la sua energia al Salone del Mobile 2015

Adrenalina! Il brand dal design vitaminico porta la sua energia al Salone del Mobile 2015

Chi visiterà il Salone del Mobile di Rho sarà sorpreso da una esplosione di colori che caratterizzerà il sedicesimo padiglione, potrà così vedere da vicino i mobili di Adrenalina, confortevoli e artigianali, totalmente made in Italy, sempre dall’impatto “energetico” che è mission evidente dell’azienda a partire dal suo nome. Adrenalina dal 1999 è nota nel mondo del design e della produzione per le sue tre caratteristiche fondanti: giochi di forme, giochi di colori, trasversalità. Anche ora il punto di partenza è sempre un oggetto di uso quotidiano trasformato in un oggetto di puro design contemporaneo, estremamente versatile.

Collezione TiGram, design Italo Pertichini per Adrenalina (1)

Collezione TiGram, design Italo Pertichini per Adrenalina

Ad esempio la collezione TiGram disegnata da Italo Pertichini è ispirata al Tangram, un antico rompicapo cinese, mentre Roberto Giacomucci e Nicola Cerasa basano la loro ricerca sull’osservazione dell’ hula hoop, riprendono il gioco di movimenti circolari per trasferirlo ad una seduta che strapperebbe sorrisi anche nell’ambiente più serioso, tutto questo nella collezione Circle.Quello che notiamo in questa primavera 2015 è l’idea di base nella costruzione delle forme: sono i giochi del passato, insieme al consueto gioco di colori tipico del marchio, mixati con la sapienza di chi da sempre si diverte con il colore e con le forme, trasformando le più strane idee in sedute comode sviluppate con l’obiettivo di divertire chi le userà.

Collezione TiGram_poltrona, design Italo Pertichini per Adrenalina (1)

Collezione TiGram, poltrona, design Italo Pertichini per Adrenalina

 

Quest’anno il catalogo dell’azienda sarà carico di sorprese e novità, che hanno coinvolto nuovi designer per progetti caratterizzati dalla vocazione forte per il gioco di forme pure e colori accesi. Una volta composta la collezione che potremmo definire divertente in ogni suo pezzo, troviamo altrettanto divertente, e sofisticato allo stesso tempo, il filo conduttore dei giochi antichi da tutto il mondo, formatosi quasi per caso dalle diversi menti che l’hanno generata.La mescolanza dei colori con le forme è sapientemente orchestrata da chi da molto tempo ama connotare con l’energia dei colori saturi le forme più bizzarre per dei mobili, con la grande e quasi unica capacità di trasformare queste idee postmoderne e astratte in qualcosa di davvero confortevole, che arreda con la gioia di vivere e divertire(si).

Collezione TiGram_poltrona high, design Italo Pertichini per Adrenalina (1)

Collezione TiGram, poltrona high, design Italo Pertichini per Adrenalina

La decisione storica è quella di dare sempre più spazio alle giovani leve del design: Simone Micheli è stato per ben sedici anni il protagonista dei progetti Adrenalina e nel 2015 ha concluso la sua leadership come art director. Resterà legato al marchio in veste di designer, facendosi affiancare da talenti che potranno imparare molto dalla sua esperienza e dare nuovi stimoli alla produzione.

Inoltre il 2015 unisce per la seconda volta il nome di Adrenalina a quello di Swarovski: in questa edizione si potrà visionare la poltrona Lov del maestro Micheli, le t-shirt che indosserà lo staff femminile e alcuni elementi della struttura dello stand aziendale.

Collezione Circle, design Roberto Giacomucci & Nicola Cerasa per Adrenalina (1)

Collezione Circle, design Roberto Giacomucci & Nicola Cerasa per Adrenalina

TIGRAM è per il suo creatore Italo Pertichini l’arte di giocare con le forme geometriche semplici, come lo è il gioco cinese Tangram che si fonda sulla possibilità di costruire disegni e figure all’infinito partendo dalla composizione di sette figure geometriche, solo che nel mondo di Pertichini, e nel nostro si trasformano in divani e poltrone .

Collezione TiGram- stool, design Italo pertichini per Adrenalina (1)

Collezione TiGram, stool, design Italo pertichini per Adrenalina

La collezione di sedute per Adrenalina spazia da piccoli pouf ad ampi e grandi divani, la loro combinazione riprende il principio cardine del rompicapo antico: sono 7 elementi come pouf, sgabelli, divani e poltrone dalla caratteristica forma esagonale, disponibili in un’ampia gamma di altezze, dimensioni e colori. Tutti questi elementi possono rimanere separati o fondersi per costituire anch’essi disegni e figure , con l’aggiunta del colore “mutante” nella sua scomposizione e ricomposizione, come in un caleidoscopio. L’insieme complesso risultante è liberamente interpretabile dal progettista o dall’osservatore/utilizzatore nelle sue figure, mentre in modo oggettivo possiamo dire che si tratta della collezione perfetta per gli ambienti dinamici, che necessitano di arredi modulari, in grado di cambiare a seconda delle esigenze personali o collettive di chi li abita.

Ogni singolo pezzo ha una personalità autonoma e può esser scelto per un corner per la convivialità sofisticato, oppure caratterizzare un ambiente domestico nella sua versione con schienale basso. Sempre in tema di gioco entriamo in quello dei ruoli: la stessa seduta può passare ad esserei divanetto “discreto” o “trono altezzoso” che conferisce all’ambiente un’aria nordica nell’estetica della forma, rivestita però dell’ispirazione anni settanta del tessuto sartoriale made in Italy.

Collezione TiGram_poltrona, design Italo Pertichini per Adrenalina

Collezione TiGram_poltrona, design Italo Pertichini per Adrenalina

Adrenalina presenta la collezione TiGram in due versioni. La prima è modernista e rigorosa, fasciata da coloratissimi tessuti tecnici firmati Sirtori, contemporanei nella loro funzione ignifuga, quindi ideali per ambienti pubblici e contract. La seconda è “glam-chic” e come si intuisce dal nome più indicata per ambienti domestici ed eleganti, utilizza per il rivestimento della struttura interna in legno cotoni e velluti con disegni geometrici presi dal mondo della moda, tutto in colori più tenui come il jaquard lavorato geometrico di Linterno.

Altro gioco altra collezione: CIRCLE, disegnata da Roberto Giacomucci & Nicola Cerasa, appoggia letteralmente un hula hoop su di una struttura in metallo ..et voilà.. per magia diventa lo schienale di una poltrona ultramoderna. La stessa magia è frutto della ricerca attenta sui materiali, che lasciano un tocco di suspense nella sensazione che questi due anelli concentrici paiono staccarsi da un momento all’altro, mentre in realtà reggono anche le taglie più forti.

Collezione TiGram_pouf, design Italo Pertichini per Adrenalina (1)

Collezione TiGram_pouf, design Italo Pertichini per Adrenalina

E’ rivestita di neoprene bi-elastico firmato Linterno mentre la struttura interna è in ferro. La poltrona Circle può essere indifferentemente posizionata in un ambiente residenziale o contract dando luce e attirando curiosità come un memorabilia o una cartolina vintage, un oggetto nostalgico ma vivo e vegeto nella sua comodità, che porta in casa le grida lievi della fanciullezza nei suoi giochi di strada.

Anche quest’anno lo stile di Adrenalina sarà riconoscibile nel panorama del design integralmente made in Italy, dal progetto ai materiali compositivi, coerente alla vocazione per il gioco di e con i colori e le forme, così versatile da regalare un segno memorabile in ambienti domestici o contract.

Adrenalina, Salone del Mobile 2015- Rho Fiera, Pad. 16 Stand E44

Michela Ongaretti

 

 

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Milano Bedding. Esigenza estetica e funzionale del sonno al Salone del Mobile 2015

Milano Bedding. Esigenza estetica e funzionale del sonno al Salone del Mobile 2015

Ancora una volta – dal 14 al 19 aprile –  al Salone del mobile 2015 per Milano Bedding, brand di Kover. Se dal nome non è difficile immaginare il tipo di prodotto al quale si dedica l’azienda brianzola, produzione di divani letto, letti e materassi, restano da scoprire le novità, ad esempio le tre varianti tessili del divano letto Jeremie disegnato da Eric Berthes.

 

MilanoBedding-divano letto Jeremie design Barthes. Versione Trendy (1)Milano Bedding – divano letto Jeremie design Barthes. Versione Trendy

 

Kover produce dal 1985 nel proprio stabilimento di Desio (MB). Il titolare Roberto de Lorenzo ha iniziato nell’azienda di famiglia dedicata alla produzione di meccanismi per divani letto; quando fonda Kover sispecializza nella realizzazione di rivestimenti trapuntati e divani trasformabili per conto terzi.

Nel 1996 fonda il brand Milano Bedding, i cui arredi sono riconoscibili per il design dall’estetica curata ma non troppo avanguardistica, con una funzionalità evidente e completezza di gamma, mentre avanguardistico è il sistema adottato per i meccanismi di chiusura e apertura, sicuramente memore della lunga esperienza di de Lorenzo.

Milano Bedding- mod Marianne letto-matrimoniale-contenitoreMilano Bedding – mod Marianne letto-matrimoniale-contenitore

Parliamo quindi di made in Italy al 100%, realizzato con macchinari di ultima generazione che si avvale dell’esperienza di designer di fama internazionale come Pietro Arosio, Terri Pecora, John Ash, Eliabetta Garoni, Sabina Sallemi, Gino Colautti, Alessandro Elli, Guido Rosati, Irina Belan, Elena Viganò ed Eric Berthes. Milano Bedding mette a loro disposizione il suo knowhow in termini di ingegnerizzazione, produzione, comunicazione, e commercializzazione per lo sviluppo di nuovi progetti.

Sono nati così modelli tecnologicamente innovativi per lo sviluppo del comfort e della semplice usabilità, soluzioni tecniche ad hoc e progetto costruttivo unito ad una ricerca sulla praticità del rivestimento esterno, e dunque della sua estetica. Milano Bedding è il ramo dell’azienda più giovane che propone soluzioni più pratiche e più moderne.

MilanoBedding-divano letto Jeremie design Barthes. Versione GlamourMilano Bedding -divano letto Jeremie design Barthes. Versione Glamour

Estetica, funzionalità e comfort sono i tre pilastri su cui Milano Bedding lavora ad ogni nuovo prodotto. Il mix di questi contenuti viene interpretato da un gamma di divani, letti e divani letto, con diversi sistemi di apertura semplici e immediati, ma soprattutto efficienti, senza dover rimuovere cuscini o schienali, e con un eventuale possibilità di contenere un letto pronto con coperte e lenzuola. Per questi pezzi il meccanismo si chiama Lampolet, testato e garantito.

Nella linea ci sono anche letti trasformabili in contenitori. Un elemento costitutivo che spiega il materassocomfort dei divani letto Milano Bedding è la scelta di diverse tipologie di materasso in poliuretano ad alta densità, tra cui quello ad alto spessore Milano BeddiLa Norma e Springs, studiati per l’inserimento adeguato nel divano letto. Anche le sedute sono progettate per mantenere intatta la loro forma nel tempo.

Kover si è inoltre distinta nello studio di prodotti specifici per il contract: grazie al knowhow sviluppato fino ad oggi con Milano Bedding la gamma completa propone divani, poltrone e letti anche nelle versioni fisse, e su disegno. Se notiamo su questi arredi un contrassegno a forma di fiammella, essa rappresenta la loro conformità alle normative vigenti in materia di reazione al fuoco, omologati in Classe 1-IM.

Milano Bedding nel 1999 ha ottenuto una certificazione di qualità ISO 9001, che stabilisce la conformità a regole per ogni fase del processo industriale, i successivi aggiornamenti 9001:2000 e il recente 2008 mettono la soddisfazione del cliente al primo posto, dopo un percorso di ottimizzazione e una fase preliminare di analisi. Il certificato è stato rilasciato da CISQ e IQNet e riguarda le procedure per la progettazione e sviluppo di tutto ciò che produce l’azienda, sino alla sua fase esecutiva, l’acquisizione e gestione degli ordini dei clienti e la gestione degliacquisti dai fornitori, gestione dei reclami e resi, delle non-conformità. Inoltre nel ciclo di fabbricazione di ogni pezzo, particolare cura del rapporto con i fornitorie al valore dei materiali unito alla qualità della loro lavorazione, assistenza post-vendita.

MilanoBedding-divano letto Jeremie design Barthes. Versione Fashion (1)Milano Bedding – divano letto Jeremie design Barthes. Versione Fashion

Ciò che conta dal nostro punto di vista,quello che personalizza e “presenta” i loro prodotti è l’attenzione per i materiali. Caratterizza anche le tre versioni del divano letto Jeremie, disegnato da Eric Berthes, che vedremo al Salone, e che sono realizzate con tessuti di elevata di qualità Designers Guild: Trendy, in tessuto turchese, con struttura arancione e linee bianche, Fashion è rosa intenso e tortora con alcuni particolari fiorati, Glamour, ha invece i toni soft, tenui ed eleganti del grigio e del tortora. I rivestimenti danno valore ma sdrammatizzano la particolare forma a dormeuse che si ispira alle linee dell’Art Déco.

Berthes è stato chiamato a collaborare con Milano Bedding l’anno scorso. Jeremie è stato creato con l’esigenza di costruire un divano letto non riconoscibile in quanto tale, che abbia lo stesso design di un divano. Questo aspetto è dato dallo stile Art Déco unito ai colori intensi dei tessuti di qualità.

Doonuts, design Eric Berthes

Doonuts, design Eric Berthes

Eric Berthes ha un suo studio, il Planet design dal 2000; dopo la laurea presso l‘École Boulle e presso l’ESDI (Strate College), ha da sempre progettato seguendo il rigore di linee rette e curve con proporzioni armoniche. La passione per le forme pure e contemporanee si unisce all’ammirazione per l’arte giapponese e a come il dettaglio influenzi il suo processo creativo. Il suo obiettivo massimo è la progettazione di oggetti che anticipino le esigenze del terzo millennio. Ha collaborato con Packard Bell e Babyliss, e oggi direttore artistico del marchio OA170 dell’Oreficeria d’Anjou, per cui realizza oggetti lineari e dalle forme pulite.

Tra i suoi lavori in ambito lifestyle: disegna per marche di champagne, liquori e quella che chiama “arte della tavola”: per Bollinger ha disegnato il mobile da degustazione RD2000, Ricard nel suo ottantesimo anniversario gli commissiona un nuovo kit in edizione limitata composto da bicchiere e decanter.

Eric Berthes- progetti per oggetti, mobili e gioielliEric Berthes – progetti per oggetti, mobili e gioielli

Per Chivas progetta la location presso il bar dell’Hotel Martinez durante il festival di Cannes, l’area VIP del Lounge Bar Karément di Monaco, recentemente ha disegnato la lampada BgoodD per Branex, l’ iTam-Tam per l’anniversario del famoso seggiolino e una collezione di porcellane Cook & Play e Likid per Revol.Contemporaneamente Berthes porta avanti il design di mobili e dei complementi d’arredo.

L’idea d’ispirazione è lavorare con nuove forme per impieghi differenti: congeniale a tutto questo Milano Bedding, in generale nei suoi divani che possono anche esser letti, e in particolare con Jeremie che applica la forma di una dormeuse coloratissima ed elegante alla struttura interna del letto.

Milano Bedding. Hall 06 – Stand B 29- Salone del Mobile 2015

Michela Ongaretti