Street Art con Giovanni Manzoni. Visite

Street Art Bergamo. La Coronilla di Giovanni Manzoni

La street art non è la volontà di imbrattare muri o di costruire ripetitivi lettering che altro non possono servire se non a segnare il territorio, come facevano le gang dei quartieri disagiati newyorkesi. In Italia lo si dice da almeno un decennio, e da prima ancora si nota almeno una differenziazione tecnica e tematica nelle nostre strade. Ma oggi quello che vediamo noi, quello che vogliamo vedere sono gli esiti nuovi che fortunatamente continuano tradizioni gloriose o ricerche approfondite e personali di artisti, non unicamente impegnati nella street art.

 

Street Art con Giovanni Manzoni.

Street Art Bergamo. La Coronilla di Giovanni Manzoni con i primi visitatori, ph. Sofia Obracaj

 

ArtScore parla un pò di sè con Giovanni Manzoni Piazzalunga, uno degli artisti che promuove in prima linea e tra le nostre prime conoscenze del contesto milanese, (da lui ci siamo orientati verso un nuovo interesse al figurativo), e parla per la prima volta di street art.

L’occasione viene dalla recente presentazione alla cittadinanza di Bergamo, non fuorilegge ma con regolari permessi comunali, dell’intervento con un wall paper di Manzoni. Opportunità che si è concretizzata in un momento preciso della carriera  e della storia di uomo del suo creatore grazie al supporto del Consolato Generale di Bolivia a Milano, coerente nella tematica e nella tecnica al suo percorso di ricerca. Questo dipinto murale risponde a ciò che vorremmo dalla street art nel 2017, farla finita con l’ipocrisia di chi vorrebbe separato l’intervento pubblico dalla ricerca osservabile in contesti diversi, come una mostra in galleria.

 

Street Art con Giovanni Manzoni.

Street Art Bergamo. La Coronilla di Giovanni Manzoni vista da vicino, ph. Sofia Obracaj

 

Nel contesto italiano che ha importato la street art dagli Stati Uniti, con tutto il discorso che andrebbe fatto a parte su quello che arte è o non è, per qualcuno la decorazione muraria ha il semplice valore di lasciare un segno della propria identità, al di là della qualità.

Per quelli come noi che intendiamo la street art come opera pubblica pensiamo che il suo linguaggio debba essere portatore di un messaggio chiaro, leggibile per tutti coloro che si trovano anche casualmente a leggerlo. Come? Attraverso le immagini che parlano con più incisività se comprendono delle figure.

 

Street Art con Giovanni Manzoni. Inaugurazione con Console Assessore di Bergamo

Street Art Bergamo. La Coronilla di Giovanni Manzoni. L’artista con la Console di Milano e l’assessore Nadia Ghisalberti. Ph. Sofia Obracaj

 

In effetti esiste una street art antelitteram: la tradizione della pittura su grande scala ha caratterizzato il lavoro di grandi artisti proprio in Sudamerica quando in Europa non accadeva.

Manzoni è da sempre influenzato dal muralismo di Rivera, quella componente delle sue origini latine che non ha mai abbandonato le sue ambizioni. “Mi piace l’idea che un mio disegno avvolga completamente lo spettatore” è una frase sulle labbra dell’artista già nel 2013, quando fu invitato alla residenza d’artista in Franciacorta organizzata da Art Kitchen con Berlucchi, che poi sfociò in una mostra alla Fondazione Mudima con il dipinto acquisito nella collezione privata dello sponsor. Manzoni sogna sempre di poter lavorare in grande e per farlo unisce il disegno alla tecnica del mosaico di carta, sfruttando le possibilità del digitale. Così amplifica una composizione con i suoi personaggi frammentando e stampando le tessere di quel puzzle in misura monumentale: sulla superficie opera poi con carboncino, tempera acrilica e caffè.

 

Street Art con Giovanni Manzoni. Sotto la Coronilla

Street Art Bergamo. La Coronilla di Giovanni Manzoni. Con l’artista sotto al murale, ph. Sofia Obracaj

 

Tutta l’esperienza nel creare un universo figurale articolato si trasferisce al muro senza rinunciare alla carta: quello che ai suoi occhi è un supporto nobile, perché attraverso di esso vivono ancora capolavori antichi che mostrano attraverso una grafia personale l’identità dei grandi maestri. Logicamente sulla street art si deve innestare uno specifico trattamento finale che possa rendere il materiale durevole e resistere alle intemperie, per questo l’artista esce dall’ambito strettamente artistico per affidarsi alla tecnica dell’affiche. La stessa carta che vediamo per mesi e mesi non staccarsi dalle pareti grazie a fissativi e colle, stavolta non presenta messaggi pubblicitari ma rende pubblica una dichiarazione di appartenenza a due mondi.

Per la Coronilla al posto del caffè ci sono però i colori, in parte frutto del laboratorio con i bambini boliviani italiani di seconda generazione, che vuol dare ulteriore segnale della contaminazione e integrazione culturale.

 

Street Art con Giovanni Manzoni. Laboratorio

Street Art Bergamo. La Coronilla di Giovanni Manzoni. Durante il laboratorio con i bambini bergamaschi, ph. Sofia Obracaj

 

Il messaggio di questo intervento di street art è un pezzo di un percorso umano e artistico senza soluzioni di continuità tra accademismo e contemporaneità schietta; la finalità ultima è un dono di bellezza con tutta la potenza del disegno, democraticamente per tutti gli osservatori volontari o casuali anche chi visitatore di una galleria non è.

 

Street Art con Giovanni Manzoni. Un sorriso

Street Art Bergamo. La Coronilla di Giovanni Manzoni, durante la cerimonia di presentazione, ph. Sofia Obracaj

 

Perché parliamo di accademismo? Perchè prima di ogni altro intento c’è un fatto concreto. Giovanni Manzoni è in primis un disegnatore, nato in Bolivia ma cresciuto in Italia studiando e assimilando la lezione dei maestri rinascimentali di quella disciplina. Il vigore plastico delle sue anatomie deve molto a Michelangelo e dichiara l’intento di continuare su quella strada, ma si configura nei dipinti la maniera del tutto contemporanea del dripping con caffè, materia utilizzata come colore per dare corposità e volume alle figure.

Già in questo c’è un legame con l’origine che esce non nella riproposizione di stilemi ma dal cambio di utilizzo di una materia prima in senso espressivo e del tutto personale. In più c’è il già accennato riferimento alla pittura murale del Sud America.

 

Street Art con Giovanni Manzoni. Colleghi

Street Art Bergamo. La Coronilla di Giovanni Manzoni. Una visita dell’artista Nicola Fornoni

 

Oggi che il suo mondo viene esposto pubblicamente con la promozione del Consolato e nel piano dedicato alla street art del Comune orobico, quello che risulta ben comprensibile è proprio l’integrazione culturale non soltanto dichiarata nella e per la città di Bergamo, quanto assimilata nell’opera di una vita. Un fenomeno graduale che ha accolto i miti del contemporaneo nei lavori sulle religioni e di grande formato pur sempre “da cavalletto”: Buddha e  Cristo, animali totem e mitologia occidentale fino agli eroi più pop del fumetto americano.

 

Street Art Bergamo, prima della Coronilla

Street Art Bergamo, la Coronilla di Giovanni Manzoni. Un dipinto di Manzoni del 2008 per la mostra Pop Stuff

 

Risale al lontano 2008 la serie “ Gli Eroi” presentata per la prima volta da Ivan Quaroni nella mostra “Pop Stuff”, dove personaggi della quotidianità realmente vissuta indossano il costume o la maschera di Superman, Flash o Captain America. Ci sono eroi per l’umanità come Nikola Tesla considerato “un vero grande artista che voleva creare un futuro diverso”, e ci sono quelli del dipinto “Siamo tutti gli eroi di qualcun altro”, dove si vedono gli antenati italiani di Manzoni. L’opera si ispira ad una vecchia foto dove la madre adottiva bambina è ritratta insieme al fratello e alla madre: un’intera famiglia di supereroi per l’immaginato sguardo infantile dell’artista, quando da piccoli i nostri genitori sembrano ai nostri occhi in grado di compiere gesta iperboliche.

 

Street art , un dipinto di Giovanni Manzoni

Street Art Bergamo. Giovanni Manzoni, Siamo tutti gli eroi di qualcun altro, tra i dipinti a cui si lega il murale

 

Da questo nucleo tematico si elabora il murale della Coronilla. Partendo da un fatto di cronaca d’inizio Novecento, quando furono le donne, le madri di Cochabamba a difendere la città dall’invasione straniera, Manzoni arriva all’elaborazione del nucleo figurale del monumento della Coronilla, appunto dedicato a questo fatto storico. Da qui sono estrapolati alcuni personaggi con l’aggiunta di flora e fauna tipici della Bolivia: insomma un microcosmo di figure vocianti e in movimento che mostrano una dinamica eroica in chiave pop, il tutto con l’horror vacui delle figure che si intersecano unito ad una grazia del gioco simmetrico, tutte tipicità dei disegni di Manzoni.

 

Street Art con Giovanni Manzoni nel Parco Codussi

Street Art Bergamo. La Coronilla di Giovanni Manzoni. La madre che accoglie il visitatore all’entrata del parco, ph. Sofia Obracaj

 

Anche qui le donne e i bambini indossano costumi di supereroi da fumetto, anche se sarà più notabile quando potremo vedere il disegno de la Coronilla al completo su di un muro di 120 metri quadrati. Parliamo di un’altra area cittadina, che sarà decorata per essere riqualificata dall’artista sempre con il Consolato, per dare un messaggio di affezione e legalità. Non sappiamo ancora quando apparirà l’intero murale che si annuncia innovativo e duraturo nei materiali, ma incrociamo le dita perchè ci siano presto i permessi comunali e della proprietà del muro. Noi ve lo diciamo perché abbiamo visto in segreta anteprima il rendering con disegno originale.

 

Street Art con Giovanni Manzoni. Inaugurazione

Street Art Bergamo. La Coronilla di Giovanni Manzoni. Il discorso inaugurale dell’assessore Ghisalberti e della Console, ph. Sofia Obracaj

 

Parlavamo dell’avventura artistica e di quella umana: il destino ha voluto che la vita stessa di Manzoni dipendesse dal Monumento della Coronilla. Sotto a queste Madri la madre naturale affidò il bambino che sarebbe stato adottato mesi dopo da una famiglia italiana. Per l’artista la Coronilla è doppiamente un monumento alla Madre che idealmente e misteriosamente lo lega al suo paese d’origine.

Ugualmente la madre italiana è citata e accompagna paradossalmente a ritroso nel tempo il progetto. Sul primo muro che accoglie il visitatore al parco Codussi è oggi in fase di realizzazione una nuova versione in grande del dipinto di cui parlavamo, Siamo tutti gli Eroi di Qualcun Altro. Qui la madre bambina accompagna lo sguardo alla successiva visione delle Madri Boliviane. Pare voler avvicinare l’uomo verso l’esplorazione del suo passato e presente, a partire da un fatto accaduto molto prima della sua nascita, che ha permesso il suo ritrovamento, l’educazione italiana, l’incontro con Bergamo, il disegno con Michelangelo, l’Accademia e la carriera di artista. Non diteci che non esiste il destino.

Michela Ongaretti

 

Street Art con Giovanni Manzoni. Entusiasmo

Street Art Bergamo. La Coronilla di Giovanni Manzoni. Un salto sotto il murale

 

Street Art con Giovanni Manzoni.. Un momento del laboratorio

Street Art Bergamo. La Coronilla di Giovanni Manzoni. Durante il laboratorio con i bambini. Colorare il colibri

 

Giovanni Manzoni cita  Andrea Pazienza, ma il suo eros sa di caffè

L’eros disegnato di Giovanni Manzoni Piazzalunga

L’eros disegnato di Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

“Non lo vedrete mai in compagnia di uomini dopo le sei di sera”

L’uomo che amava le donne, F. Truffault 1977

 

Il corpo e il suo rituale di svelamento per Giovanni Manzoni, in un recente disegno

Il corpo e il suo rituale di svelamento per Giovanni Manzoni, in un recente disegno

 

Noi siamo carne sensibile. Animali razionali con un’intelligenza diversa per un gruppo ristretto della nostra specie: gli artisti. Tra questi c’è chi esprime con il disegno la propria personalità come un filtro sul mondo. Anche il corpo si comporta come una matita, lascia il segno.

L’eros non si ferma ad osservare, cerca l’incontro con l’altro e quando lo trova traccia un percorso fatto di gesti e inviti, il corpo si svela e si cela per avvicinarsi o fare avvicinare. Il desiderio si accende attraverso il linguaggio e per l’artista che ama le donne è una lingua fatta di segno morbido e di momenti infiniti.

 

Uno degli ultimi disegni di Giovanni Manzoni Piazzalunga

Uno degli ultimi disegni di Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

I disegni erotici di Manzoni sono come realizzati dall’uomo e dalla sua musa: entrambi vivono una promessa di felicità dove la modella dichiara la propria esistenza immanente e l’artista tenta di fare propria quella bellezza estranea, di farla entrare nel proprio mondo dal tratto unico, dove resterà per sempre.

 

Dalle serie dei piccoli disegni erotici, Giovanni Manzoni Piazzalunga, 2015

Dalle serie dei piccoli disegni erotici, Giovanni Manzoni Piazzalunga, 2015

 

Quella magia non viene solo dal mondo per chi, come Manzoni, ha costruito la sua storia sull’arte ( in primis Michelangelo) e i suoi esempi, che non rispondono mai ai canoni femminili del nostro tempo. Gli esempi di erotismo della vita fuori dall’arte appaiono sempre banali e scoloriti rispetto alla potenza sensuale di una Valentina di Crepax, o di una schiena fastosa nella sua abbondanza carnale di Rubens. Nell’Arte il Senso diventa l’Assoluto, quando la personalità artistica emerge attraverso una perizia disciplinare unica.

Michela Ongaretti

 

L'artista nel 2014, al lavoro sull'intreccio di corpi de Carneade..chi era costui?

L’artista nel 2014, al lavoro sull’intreccio di corpi de Carneade..chi era costui?

 

L'erotismo di Manzoni nel 2013

L’erotismo di Manzoni nel 2013

 

Particolare di un'opera del 2016

Particolare di un’opera del 2016

 

Giovanni Manzoni Piazzalunga, La mia danza, 2016

Giovanni Manzoni Piazzalunga, La mia danza, 2016

 

 

Eros pensoso, Giovanni Manzoni Piazzalunga

Eros pensoso, Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

Dall'album dei disegni erotici, 2015

Dall’album dei disegni erotici, 2015

 

 

Un gioiello della serie Non finito, design Danesi Atelier

Fuorisalone 2016: Danesi Atelier e il design di gioielli per Sarpi Bridge Oriental Design Week

Fuorisalone 2016: Danesi Atelier e il design di gioielli per Sarpi Bridge Oriental Design Week

Oriental Design Week, Sarpi Bridge-Fuorisalone2016 con i gioielli di Danesi Atelier.

Come tutte le edizioni della Design Week – non è dedicato solo a mobili, lampade e complementi d’arredo, ma coinvolge tutte le creatività legate al design, al progetto e alla sua produzione. Tra questi talenti ho notato il lavoro di Danesi Atelier, un team di sorelle che hanno fatto della passione per il gioiello una realtà imprenditoriale e creativa.

Un gioiello della serie Non finito, design Danesi Atelier

Un gioiello della serie Non finito, design Danesi Atelier

L’azienda concentrata nella realizzazione di gioielli d’arte prodotti in edizione limitata ha fatto parte della Milano Design Week lo scorso anno con il progetto internazionale 902 (TIME-the necklace collection) promosso da Sarpi Bridge Oriental nella centralissima via delle Asole. L’intento di riunire sotto lo stesso tetto diverse aziende, designer o brand italiani e cinesi, per mostrare il risultato della loro collaborazione, e in questo caso Danesi Atelier e lo studioJimu Design si sono coadiuvati vicendevolmente.

Anche per il 2016 MDW, ha inserito nella ricca esposizione i gioielli unici di Silvia e Laura Danesi, potrete quindi assaporare dal vivo l’esito della lunga ricerca su forma e materiali di chi è approdato all’oreficeria dopo un percorso in ambito artistico-performativo.

Una delle due designer a Macao in Cina

Una delle due designer a Macao in Cina

 

Le creazioni sono molto diverse tra loro nella necessità di una ricerca polimaterica, e attingono sia alla tradizione orafa che all’arte contemporanea.

E’ dal 2003 che Danesi Atelier coadiuva il lavoro di diversi artisti provenienti dal campo della musica e della danza. L’idea fondante è sempre stata quella di realizzare opere non solo da esporre o installare nell’ambiente, ma da fare vivere sulla pelle, intimamente vicine alla personalità di chi le indossa. Erano progetti per abiti-scultura principalmente in metallo e cuoio, da mettere in mostra sole ma pronte a prendere vita insieme alle sembianze umane.

Un pezzo unico della serie Non Finito, design Danesi Atelier

Un pezzo unico della serie Non Finito, design Danesi Atelier

 

Partendo da queste idee un periodo è interessato a produzioni video dove le arti performative si fondono in performances multimediali cresciute sotto l’ideale dell’opera d’arte totale, attenta alla contaminazione costante.

Da questa visione inizia il lavoro sulla gioielleria, superando l’idea di design industriale per puntare al pezzo d’arte in edizione limitata, dal pezzo unico fino al massimo di 100 riproduzioni per modello corredato ciascuno di documento di certificazione, e si progettano e realizzano anche linee in esclusiva per i clienti più esigenti.

L’ispirazione viene dalla storia del’arte dall’antichità al novecento: forme scolpite sulla cera che diventa gioiello con una grafia di un carattere personale, impressa sulla superficie attraverso incisioni, scalfiture o fiammeggiature. E’ un concept che lega la polimatericità al gesto nella sua unicità, che infine affida la finitura dei pezzi ai grandi maestri artigiani torinesi come ceramisti, orafi e pellettieri.

Allestimento presso la manifestazione a Macao

Allestimento presso la manifestazione a Macao

 

La collezione Shapes si ispira agli elementi naturali, in particolare alla vegetazione, dalla grafia contemporanea delle cortecce alla forma tortuosa e sinuosa delle radici dalla rievocazione primitiva.

Si divide in due serie: Non Finito e Sintesi.

Non Finito comprende gioielli soprattutto in bronzo, il materiale per eccellenza della scultura, che rimanda alla poetica del suo indimenticabile interprete, Michelangelo. Il non finito anche qui esprime la condizione tormentata dello spirito che lotta con la materia, nella sua manifestazione. E’ il fuoco primitivo sul metallo nella fusione grezza associata alla finitura precisa.

Non Finito, Danesi Atelier

Non Finito, Danesi Atelier

 

Il fuoco è evocato dal mantenimento dei colori della fusione mentre vediamo una finitura lucida o diamantata come guizzi di luce solo su alcune parti. I prototipi sono scolpiti direttamente sulla cera, dando un’impronta emotiva unica attraverso la scalfitura o fiammeggiatura, segno che si riproduce poi sulle fusioni.

La serie Sintesi invece stilizza le forme naturali, come ben esprime il nome. Si caratterizza per parure studiate sull’equilibrio della composizione. la realizzazione del prototipo sempre su cera modella e definisce con cura ogni linea curva, spessore o spigolosità

Il numero 902 è il nome del progetto e del brand creato da Sarpi Bridge nel 2015.

Analizzando le sue cifre capiamo la sua filosofia: “9 è gestazione, nascita di un progetto”, 0 è nulla, “dal nulla” , 2 è opposti, “grazie ai due opposti, Oriente ed Occidente”. Inoltre il numero romano corrispondente CMII contiene le iniziali del nome estesoChina & Made In Italy, perché si vuole indicare come dal legame del Made in Italy con la Cina possa rinascere il made in Italy.

Ad essere coinvolte certo sono solo eccellenze dei due paesi, per creare opportunità economiche e di scambio, creando oggetti di design e capi unici per qualità sotto il segno della collaborazione.

Un gioiello della linea Harmony, Danesi Atelier

Un gioiello della linea Harmony, Danesi Atelier

 

Danesi Atelier con Jimu Design della designer Yiping Zeng ha dato alla luce la collezione TIME- the necklace collection. Insieme per creare, partendo da punti di vista e modalità operative diverse, sotto il segno di due culture millenarie, una sfida e un dialogo aperto nella comprensione per la scelta stilistica o per l’utilizzo di una tecnica che è diventata una risposta concreta nella realizzazione di un oggetto culturale; esso è nato da due menti creative che pur restando fedeli alla propria concezione del manufatto,hanno unificato le personalità e le culture.

La collezione Fusione infine riedita in forma artistica le materie prime più preziose provenienti dalla Terra. Sono gioielli in metalli preziosi e pietra su base di ceramica, con disegni originali e realizzate dalle sapienti mani di artigiani de Il Sigillo d’Oro. Ci sono alcuni modelli prodotti in serie ma la lavorazione è per ogni pezzo curata nei dettagli in ogni fase della creazione, tale da rendere unico il risultato del prezioso decoro.

Michela Ongaretti