Il Wasabi utilizzato per la realizzazione di packaging

Anticipazioni Fuorisalone2016: Materials Village, hub di Material ConneXion al Superstudio Più

Anticipazioni Fuorisalone2016: Materials Village, hub di Material ConneXion al Superstudio  Più

Milano Design Week 2016: Materials Village, hub di Material ConneXion a Superstudio Più, via Tortona 27.

La settimana del design  prevede un’iniziativa speciale che occuperà tutta la zona outdoor del Superstudio Più e due aree adiacenti durante il Fuorisalone. Parliamo di Materials Village 2016, format dedicato ai materiali, alle nuove tecnologie e alla sostenibilità, alla sua terza edizione dopo aver riscontrato grande successo nelle precedenti. E’ davvero un villaggio formato da diverse “casette”, ciascuna contenente un’esposizione su un progetto innovativo per il mondo dei processi produttivi e dei suoi materiali.

Materials Village 2016

Materials Village 2016

Materials Village è considerato l’hub di Material ConneXion, il maggiore centro internazionale di ricerca e consulenza su ciò che sta alla base del futuro, potenziale ecodesign: i materiali innovativi e sostenibili allo stesso tempo. E’ grazie a ciò che costituisce fisicamente un oggetto funzionale che un progetto può dirsi durevole, ed è la ricerca su queste “fondamenta” oggi più che mai indispensabile, perché il rispetto dell’ambiente non sia un semplice slogan ma una possibilità reale di produrre eccellenza sull’utilità e non soltanto sull’estetica, qualcosa che sia green da dentro e non solo in superficie.

Materials Village, l'edizione passata

Materials Village, l’edizione passata

 

Material ConneXion ha sedi a New York, Tokyo, Bangkok, Daegu, Skövde, Bilbao, Copenaghen e Hong Kong. La divisione italiana è nata nel 2002 e ha sede a Milano dove svolge attività di consulenza, promozione e formazione per ogni tipo di realtà produttiva e progettuale. Inoltre ospita un’archivio, una library fisica di oltre 4000 materiali, di cui ne tiene in esposizione circa 2500.

In occasione del Fuorisalone 2016, l’edizione accresciuta ed arricchita rispetto alle scorse sarà anche occasione per presentare le ultime novità di questa utilissima materioteca.

 

La Library di Milano

La Library di Milano

 

Le aziende coinvolte sono pure numerose, oltre trenta tra cui 3M, Beko, Christian Fischbacher, Elits, Gemanco Design, IPM Italia, Merck, Novacolor, Oltremateria, XL EXTRALIGHT, Tileskin. Sono realtà di prestigio internazionale nel settore, che testimoniano gli svariati campi d’applicazione di questi materiali: il tessile, per noi italiani fondamentale data l’importanza mondiale della moda made in Italy, la ceramica, l’architettura, l’interior e furniture design, l’elettrodomestico che ha un ruolo determinante nell’attenzione alla sostenibilità ambientale, il packaging che è protagonista dei consumi quotidiani, l’illuminazione sempre alla ricerca di nuove soluzioni ed effetti, restando nel consumo limitato dell’energia, fino alle finiture.

Il design per il packaging sostenibile

Il design per il packaging sostenibile

 

Segnalo un’installazione speciale di 3M, frutto del connubio creativo tra Design 3M e Stefano Boeri: esempio della perfetta interazione con rilevante esito sostenibile tra architettura, tecnologie dei materiali e scienza applicata.

Ma il programma è assai articolato e non si ferma all’esposizione. Tra i numerosi eventi che attireranno un numeroso pubblico, e non si limiteranno agli spazi di Superstudio, ricordo lo showcooking dello chef Alessandro Borghese; sarà presente in veste di testimonial dell’azienda Beko, leader nell’ambito degli elettrodomestici, e realizzerà dei piatti sul tema del Colore. I giorni interessati saranno il 2-13-15-16 Aprile dalle ore 17.00 alle 20.00, con lo show aperto a tutti i visitatori di Superstudio Più.

Material ConneXion Italia - Library viale Sarca 7

Material ConneXion Italia – Library viale Sarca 7

 

Ci sarà una serata su invito dedicata ai progettisti e agli studi di architettura, iniziativa speciale per coloro che vogliano incontrare designer e architetti, coloro che quotidianamente si trovano a confrontare le differenze qualitative dei materiali. Dalle ore 18 alle 21 di mercoledì 13 aprile.

Il Wasabi utilizzato per la realizzazione di packaging

Il Wasabi utilizzato per il packaging di alcuni prodotti

 

La libreria dello Spazio Ansaldo ospiterà invece un dibattito che verterà sulla tematica Architettura e Materia, tra naturale e artificiale”, con l’Architetto Stefano Boeri e Erick Quint, Chief Design Officer di 3M e altri architetti. Giovedì 14 aprile alle ore 17.00.

Michela Ongaretti

Il Padiglione Svizzero ad Expo2015 (1)

Ce n’è per tutti? La riflessione sulle risorse del Padiglione Svizzera. Expo2015

Ce n’è per tutti? La riflessione sulle risorse del Padiglione Svizzera. Expo2015

Il design di Expo 2015, la Svizzera di Michela Ongaretti.
Ad un anno dalla manifestazione che ha movimentato Milano, ricordo la  visita nei padiglioni di Expo 2015, partita dalla Confederazione Svizzera. Visto da fuori non attira l’attenzione con forme sinuose, esotiche, o tradizionali del paese protagonista. In realtà lo apprezziamo e scegliamo per avere forse tra tutti il concept più coerente, e vicino alla tematica proposta da Expo. Nutrire il pianeta. Energia per la vita. Alla sua base sta la riflessione sulle risorse naturali e sulla loro esauribilità, perché intento della Svizzera è quello di presentarsi in questa occasione come un paese solidale e responsabile nell’ambito alimentare.

Il Padiglione Svizzero ad Expo2015 (1)Il Padiglione Svizzero ad Expo2015

Ha organizzato tutto il proprio impianto espositivo giocando d’anticipo. Il progetto è stato curato dalla società di architetti Netwerk e denominato Confoederatio Helvetica. E’ il frutto del concorso internazionale voluto dalla presenza Svizzera del DFAE nel 2012, che attraverso una giuria di esperti ha selezionato come vincitore il progetto di questi giovani architetti di Brugg, tra le 103 proposte partecipanti.

 

Padiglione Svizzero- vista dell'ingresso (1)Padiglione Svizzera Expo 2015 – Padiglione Svizzero- vista dell’ingresso

Il loro messaggio è chiaro e ben espresso dallo slogan leggibile dall’esterno: “Ce n’è per tutti?” Si desidera far riflettere sulla responsabilità personale dei propri consumi, sulla ripartizione equa degli alimenti, intesi come prodotti derivanti direttamente dalle risorse naturali, quindi esauribili, e sulla sostenibilità della nutrizione nel pianeta.

In pratica la grande superficie di 4432 metri quadrati del Padiglione Svizzero comprende una piattaforma aperta, con un accesso da una rampa e uno al piano terra. Da questo, attraverso un ascensore si sale in cima a quattro torri di 15 metri d’altezza ben identificabili da lontano, riempite di prodotti il primo giorno, con un quantitativo stimato come sufficiente fino al termine di Expo.

Padiglione Svizzero- Mostra Spirito di Basilea, La ricerca rende forti (1)Padiglione Svizzero a Expo 2015 – Mostra Spirito di Basilea, La ricerca rende forti

Ogni torre contiene un prodotto rappresentativo dell’alimentazione svizzera, legato alle sue risorse naturali e alla loro diversità come prodotto e come valore, esempio del modello funzionale e di successo della Confederazione, innovativa negli strumenti ma fedele alla sostenibilità delle proprie tradizioni. In primis l’acqua, essenziale per la vita ed elemento/alimento principale del Padiglione,sgorgante dalla falda freatica locale allacciata alla rete distributiva del padiglione stesso; si riferisce al dibattito in corso sulla sostenibilità dei metodi di approvvigionamento idrico del settore privato e pubblico, e alla sua mancanza, o non accesso a quella potabile, in molte zone del mondo. Altro elemento è il sale dei preziosi giacimenti minerari elvetici, fondamentale per la produzione industriale e presentato con l’intento di promuovere il suo uso ridotto grazie al packaging in minuscole scatole che giocano sul concetto di equilibrio, della forma ma anche dei sapori.

Il caffè come primo alimento d’esportazione svizzero, in maggior misura del cioccolato e del formaggio a dispetto dei luoghi comuni, e le mele dalle varietà originarie di diverse qualità, rappresentano la biodiversità e l’agricoltura nel suo ruolo fondamentale per la tutela del paesaggio, essiccate e racchiuse in confezioni monouso.

Altri criteri logici nella scelta di questi prodotti sono stati la conservazione , le condizioni climatiche, l’importantissima disponibilità e il legame con il settore agro-alimentare svizzero. Sono alimenti esemplari nel piccolo ( territoriale) della Svizzera che vuole proporsi come modello su scala mondiale, portavoce di quei criteri che dovrebbero essere anche valori.

Padiglione Svizzero- Mostra Spirito di Basilea (1)Expo 2015 Milano – Padiglione Svizzero- Mostra Spirito di Basilea

Ogni visitatore può prendere i prodotti nella quantità che più gli aggrada, ma viene messo a conoscenza del fatto che le torri non verranno riempite più, è responsabile della fine di queste risorse: questa azione fa riflettere sulla disponibilità degli alimenti nel pianeta che popoliamo e sulla necessità di uno sviluppo sostenibile per chi verrà dopo di noi, nel padiglione e nel mondo. I piani delle torri sono piattaforme su cui sono appoggiati questi prodotti, che si abbassano man mano che vengono svuotate, fino a raggiungere, se la situazione lo richiederà, il livello seminterrato. In questo modo la struttura stessa dell’edificio cambierà forma e percorso interno. E’ possibile seguire in tempo reale i progressivi cambiamenti attraverso la segnalazione sul sito web del Padiglione e sui social media dedicati.

Restando in tema di ecosostenibilità, alla quale cerchiamo sempre di dare attenzione, siamo lieti di apprendere che le torri saranno riutilizzate come serre urbane per le città svizzere al termine dell’Esposizione. Sarà il 75 per cento del materiale utilizzato nel Padiglione svizzero e nelle sue infrastrutture ad essere recuperato.

Oltre all’area delle quattro torri vi sono le zone di mostre tematiche curate da partner istituzionali o privati. Sempre parte del padiglione è la cosiddetta casa Svizzera, composta da un’area espositiva dedicata al tema dell’acqua dei cantoni partner del San Gottardo, la mostra interattiva curata da Nestlè, lo stand informativo dell’agricoltura svizzera, un ristorante e un take away, una VIP-lounge dei partner e l’auditorio per le conferenze, parte del programma di eventi e manifestazioni culturali ideate dalle città partner. Le mostre ad esse dedicate verranno presentate a rotazione nei sei mesi di Expo. Inoltre la DSC ( direzione dello sviluppo e della cooperazione), porta ad Expo il gioco interattivo Plant Doctor, che illustra come le moderne tecnologie possano rafforzare il raccolto dei piccoli agricoltori.

All’inizio della rampa troviamo, dopo il chiosco, alcuni monitor che mostrano sedici brevi film su personeprovenienti dalla svizzera e che lavorano nei settori coinvolti da Expo. Una visione divertente della passione che muove le persone, raggruppate in questo progetto dal titolo I am part of it. Si osserva poi la presenza di un palco tra le torri e la casa Svizzera il palco. Inoltre vediamo due installazioni, una dedicata alla NTFA e una di Svizzera Turismo.

Padiglione Svizzero- Mostra del San Gottardo (1)Padiglione Svizzera Expo 2015 – Mostra del San Gottardo

L’acqua si rivela essere elemento centrale del Padiglione svizzero. E’ il tema conduttore della mostra„Acqua per l’Europa“ dei quattro Cantoni del San Gottardo, Grigioni, Uri, Ticino e Vallese , mentre le tre città svizzere più importanti per l’economiaBasilea, Zurigo e Ginevra, serbano per i visitatori esposizioni con lo scopo di presentare l’aspetto innovativo, sostenibile, culturale della confederazione. Queste città sono presenti in qualità dicittà partner ufficiale al Padiglione svizzero di Expo Milano 2015. Ci sono poi partner privati come Nestlè che propone un viaggio emozionale, per osservare come la mente e il corpo reagiscono di continuo allo stimolo del cibo, nella sua scelta e selezione quotidiana.

Ci soffermiamo sulla mostra “ Spirito di Basilea” che esplora alcune delle innovazioni o avvenimenti storici inizialmente apparsi come irrilevanti, che sono partiti da quella città e che, in maniera stupefacente e inaspettata hanno poi cambiato la vita e la storia della popolazione di tutto il mondo. Questo polo espositivo si colloca nel basamento delle torri-silos, dove Basilea è presentata come metropoli dalla vocazione culturale, centro economico e di ricerca e, per noi ancor più importante, riferimento per l’architettura e il design, riallacciandosi al tema di Expo nel senso di nutrimento per la vita di tipo intellettuale.

Questa mostra a Expo 2015 si compone di quattro ambiti tematici: la Scienza con “La ricerca rende forti”, dove si parla di Gustav von Bunge, tra i primi studiosi dei microcomponenti degli alimenti e Tadeus Reichstein che scoprì la Vitamina C sintetica e la produzione del cortisone, premio Nobel nel 1950.

Padiglione Svizzero- Un interno delle torri-silos (1)Milano Expo 2015 – Padiglione Svizzero- Un interno delle torri-silos

La Vita Spirituale a l’Arte conFame di creazioni intellettuali” è concentrata sulla presenza a Basilea del filosofo Friedrich Nietzsche, e viene presentato il celeberrimo dipinto di Arnold Böcklin, “L’isola dei morti”, la cui prima versione si conserva presso il Kunstmuseum Basel.

Altri elementi fondanti per lo spirito della città sonol’Architettura e il Design: per la mostra Il mondo si accomoda” massima attenzione è data alla Panton Chair di Vitra. Fu la prima sedia ad essere progettata e fabbricata in un unico pezzo totalmente in plastica, notissima e premiata da molti riconoscimenti internazionali. Eccellenze architettoniche sono invece esemplificate da Herzog & de Meu-ron, Diener & Diener, Renzo Piano, Zaha Hadid o Frank O. Gehry.

Nel campo dell’Economia la sezione espositiva a Expo Milano “Innovazione per maggiore nutrizione analizza la sicurezza alimentare di fronte al forte aumento demografico, e suggerisce l’importanza di partenariati per lo sviluppo sostenibile in agricoltura. Tutta la mostra su Basilea fino al 12 maggio ha come partner Syngenta e Vitra, curata dal Büro Bregy & Buschle con allestimento di Dieter Thiel.

Dal 7 agosto al 12 settembre 2015 si vedrà invece la mostra “Urban Food Innovation”, in collaborazione con Ginevra e Zurigo e a cura della Hochschule für Gestaltung und Kunst (HGK/FHNW) sul sistema alimentare urbano di Basilea: la produzione, la lavorazione e il trasporto di alimenti, le risorse, le sementi, il fabbisogno e il trattamento dell’acqua potabile, lo spreco alimentare e l’impegno della società civile. Il progetto è realizzato in collaborazione con l’Istituto di Ricerca dell’Agricoltura Biologica (FiBL), finanziato dalla Segreteria di Stato, come partener Bio Suisse, Pro Specie Rara e Urban Agriculture Basel.

In abbinamento a tutte le mostre di Basilea sono inoltre in programma diversi eventi culturali in programma, per i quali vi invitiamo a consultare il sito web del Padiglione.

Il tema dell’alimentazione proposto da Expo 2015 a Milano ha un’importanza strategica nella politica estera della confederazione, tesa a rafforzare relazioni bilaterali con i paesi confinanti. In particolare l’Italia gode di una vicinanza geografica economica e culturale con la Svizzera, ed è il suo terzo partner commerciale dopo la Germania e gli Stati Uniti. La presenza svizzera rappresenta questo rapporto di vicinanza con il nostro paeseanche nella percentuale dei visitatori, considerato che il 40 per cento delle presenze straniere viene dalla Svizzera, ma il rapporto di scambio con l’Italia lo si misura quotidianamente: si pensi che circa mezzo milione di cittadini di nazionalità italiana ha scelto la Svizzera per vivvere e lavorare e che quasi 50000 cittadini svizzeri hanno residenza italiana. Non dimentichiamo inoltre che la Svizzera è l’unica nazione al mondo ad avere la lingua italiana tra le sue ufficialmente parlate. Questo rapporto di vicinanza si unisce ad un “diritto di precedenza”, dovuto al suo impegno con l’Esposizione Internazionale: è stato infatti il primo paese ad aderire e firmare il contratto di partecipazione, e il primo ad aver ufficialmente presentato il progetto per il suo padiglione, per questi motivi ci interessiamo prima alla Svizzera con il suo concept coerente e funzionale, che ad altri Padiglioni dall’aspetto più spettacolare.

Michela Ongaretti

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Design per la nutrizione, nel segno di Expo2015. La serra MEG entra al Museo della Scienza e della Tecnologia

Design per la nutrizione, nel segno di Expo2015. La serra MEG entra al Museo della Scienza e della Tecnologia

di MICHELA ONGARETTI

La serra MEG alla mostra FoodPeople presso il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano con i suoi creatori D’Alesi&Santoro e Design Group Italia.

E’ stata inaugurata con Expo la mostra FoodPeople. La mostra per chi ha fame di innovazione, con la presenza della serra interattiva MEG, che da oggi entra nella collezione del Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci. Lo strumento futuristico e intelligente partecipa all’esposizione che illustra i cambiamenti avvenuti nel passato sul nostro modo di intendere e produrre cibo, con uno sguardo a quelli in corso sull’intero sistema alimentare, dove la tecnologia ha un ruolo di primo piano.

 

Visitatori davanti a Meg, Museo della ScienzaVisitatori osservano MEG al Museo della Scienza e della Tecnica

 

MEG è stata progettata dallo studio D’Alesi e Santoro in collaborazione con Design Group Italia e ha vinto il concorso indetto da Wired “Hack the Expo”, la campagna di crowdfunding su Eppela ha inoltre finanziato la realizzazione del prototipo.

L’abbiamo vista nel laboratorio interattivo i.Lab Genetica annesso alla mostra FoodPeople: si inserisce quindi nello slancio didattico-educativo che interessa la riprogettazione dei laboratori interessati all’aspetto dellebiotecnologie e della genetica in ambito alimentare, per restare nell’alveo generale delle innovazioni scientifiche e tecnologiche dell’agroalimentare, che stanno cambiando progressivamente la nostra vita quotidiana e che potrebbero sostanzialmente migliorarla, sia dal punto di vista di chi consuma che da quello di chi produce. In sostanza è un’esplorazione di approccio e strumenti nel tentativo di innalzare la qualità di ciò di cui abbiamo bisogno per rendere sostenibile la nostra esistenza, del nostro “carburante” necessario.

MEG secondo premio IDA 2014MEG tra i vincitori del premio IDA2014

Si tratta in pratica della prima serra indoor automatizzata, connessa a internet e completamente open source. Con essa si possono gestire e condividere ogni parametro di crescita delle piante mediante un’applicazione su dispositivi mobili, smartphone o tablet, che ne controlla i corretti microclima e illuminazione. E’ possibile e auspicata dal progetto la creazione di una comunità sempre più grande e consapevole, che possa conoscere ogni mossa nel processo di coltivazione, per questo è stata sviluppata la condivisione open source di dati e della tecnologia che si impiega.

Un notevole contributo è partito dall’ Ufficio Economico-Commerciale del Perù, supporto ben rappresentato dal tipo di coltura prescelta, Quinoa e Aji Amarillo( peperoncino peruviano), che allarga quella comunità sopra descritta anche presentando la qualità alimentare di un paese lontano.Durante i sei mesi di Expo, dalla primavera all’autunno le piantine cresceranno all’interno di MEG, e i visitatori del Museo, stimati in 5000 presenze, potranno interagire sulla crescita dei vegetali dal touch screen, e approfondire le informazioni mediante contenuti inerenti. A noi piace aggiungere che la Quinoa e l’Amarillo non sono solo esotiche ma posseggono particolari qualità benefiche sull’organismo
.

 

 

 

 

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I creatori di Meg sono due giovani lighting designer, professionisti della luce come amano definirsi, Carlo D’Alesio e Piero Santoro. Entrambi classe 1982, hanno fondato lo studio D’Alesio&Santoro dopo la laurea in disegno industriale e il il master in Progetto e tecnologie della luce nel 2006. La coppia è attiva sulla scena del design internazionale, nella penisola Arabica, negli Stati Uniti e in Europa. Carlo D’Alesio è stato lighting designer e project manager per Metis Lighting studio a Milano; Piero Santoro è stato direttore tecnico italiano per 3M Italia LMS (Lighting Management Solutions). Si avvalgono della professionalità di Massimo Di Filippo che fa parte dello studio come senior design engineer e coordinatore del network di artigiani, fornitori e consulenti impegnati nei diversi progetti.

Lo studio si dedica a progetti di lighting design per l’architettura, prodotti per l’illuminazione e di automazione elettrica: citiamo le lampade a led Spectra per Reggiani Illuminazione nel 2011, la vittoria nel 2012 del contest di Domus “Autoprogettazione 2.0” con Chimera, un sistema per lampada open source realizzato per svolgere specifiche funzion in un laoratorio. A LED, regolabile e ricomponibile al 100%. Del 2012/2013 la lampada-drone Gabriel per R&D, creata per le situazioni di emergenza come salvataggi, la sua funzionalità non richiede intervento manuale e dura a lungo durante gli interventi.

Design Group Italia per una special edition di Moleskine (1)

Design Group Italia per una special edition di Moleskine

Si sono interessati alla loro attività diverse testate comeFast Company, LUCE, Wallpaper Magazine, Illuminotecnica, Mix Future Interiors, Abitare, Domus, Casabella. Inoltre i progettisti sono stati premiati o selezionati in diversi premi internazionali tra cui ADI Design Index (Italia), Lights for the Future (Danimarca), Brightled (Croazia).

Dalla partnership tra Design Group Italia , D’Alesio&Santoro e Huub Ubbens, noto lighting designer, nasce la lighting agency Yradia, grazie alla quale è stata progettata MEG. L’agenzia conta su Design Group per la sua organizzazione con un team numeroso, che riesce a gestire flussi intensi di lavoro Italia, in grado di gestire grandi flussi di lavoro, sullo studio D’Alesio&Santoro per il preciso know-how tecnico delle nuove tecnologie nell’ambito luce, e dell’esperienza e bagaglio culturale di Huub.

Yradia vuole fare propria la rapida trasformazione del mercato odierno per rispondere alle necessità dell’industria della luce attraverso il ripensamento di modelli tecnologici, sempre con la volontà di utilizzarli coinvolgendo la creatività, approccio al mercato e processi innovativi.

Design Group Italia è un’istituzione del design industriale italiano. E’ presente da quarantacinque anni per la brand e design consultancy . Fornisce consulenza strategica e soluzioni di progetto innovative che si consolida mediante un approccio multidisciplinare e quella spiccata e spregiudicata creatività che ha rafforzato moltissimi brand locali e internazionali, con uno standard qualitativo e fantasioso che caratterizza l’eccellenza e la cultura del progetto italiani negli ambiti strategy, product, packaging, identity. Ogni progetto è costruito sul cliente quindi per esigenze diverse ma sempre basandosi sul principio di utilità, bellezza e intelligenza, unendo pensiero creativo e project management. Si rivolge sia al mercato locale che globale, per attività sia B2B che B2C.

La lampada drone Gabriel di D'Alesio&Santoro (1)La lampada drone Gabriel di D’Alesio&Santoro

 

 

La base di Design Group resta Milano, che considerano la capitale dell’industria creativa italiana, della moda e del design, grazie alla quale in Italia è cresciuta come azienda anche in virtù dell’atmosfera che si respira, dove nascono le tendenze, e dove i designer anticipano e interpretano i cambiamenti nello stile di vita e nelle necessità quotidiane. Tutto questo si aggiunge a nuovi stimoli con l’apertura di una sede a New York, che aiuta la visione di una prospettiva ancora più internazionale, già presente con l’eclettica formazione di un team proveniente da ogni nazionalità mondiale, con vari skills e mansioni. Per elencare tutti i suoi clienti ci dilungheremmo troppo, quindi ci accontenteremo di citare gli italianiBarilla, Napisan, Bialetti, Artsana, Galbani Chicco, Valfrutta; poi parliamo di Knorr, Pepsi, Unilever, Unicef, Scotch, Post-It, Panasonic, Pelikan, Moleskine, Etto, 3M… Lo stesso discorso vale per i premi internazionali: ci fermiamo ai diversi Red Dot, tra cui quelli del 2014 con Pepsi e Tostitos, l’inserimento nell’Adi Design Index con vari prodotti e il Compasso d’Oro ne 2001 con Open, oltre ovviamente al premio per MEG.

Michela Ongaretti

Front_FRAGRANCE PARTICLES per Guyla ph Adriano Brusaferri (1)

Profumo di design nel giardino segreto. The Garden of Wonders all’Orto Botanico di Brera

Profumo di design nel giardino segreto. Le meraviglie di Be Open all’Orto Botanico di Brera.

Il Fuorisalone non è finito. Ci sono luoghi in città che prolungano la durata delle loro esposizioni ben oltre la Design Week. Se siete stati travolti da innamoramenti folli o da temporali primaverili vi annunciamo che una delle mostre più suggestive, The Garden of Wonders. A Journey Through Scents all’Orto Botanico di Brera, durerà fino al 24 maggio.

The Garden of Wonders_vista dei padiglioni_ph Adriano Brusaferri (1)The Garden of Wonders_vista dei padiglioni – ph Adriano Brusaferri

Si tratta di una mostra sul tema del profumo voluta da Be Open e inserita nell’itinerario di Interni Energy for Creativity, di cui la fondazione è anche coproduttrice: è stato scelto qualesetting ideale per l’argomento trattato questo giardino che sprigiona essenze antiche e mostra infiorescenze inaspettate, come succede nei padiglioni creati ad hoc che celebrano un passato glorioso, perduto e ritrovato nei sensi, raccontati dalle nuove idee sbocciate nella mente dei designer.

Nella splendida cornice dell’Orto Botanico di Brera, che ci appare come un giardino segreto dopo aver attraversato i cortili dell’Accademia, troviamo tre percorsi differenziati. Sulla sinistra un piccolo edificio ospita A Journey Through Scents, la parte propedeutica e più descrittiva che indaga la presenza del profumo nella storia dell’uomo, legato ad aneddoti o vicende con la possibilità di annusare quell’essenza associata; nel padiglione centrale vediamo gli esempi di packaging per un prodotto immaginario in A Vision in a Box, mentre sulla destra sono distribuite otto Houses of Wonders, padiglioni con otto installazioni visionarie di artisti e designer che giocano su concetti legati alle produzioni di altrettante maison di profumi, non più esistenti.

ouses of Wonders Dimorestudio_BOTANICAL RAIN_installazione per BertelliHouses of Wonders Dimorestudio_BOTANICAL RAIN_installazione per Bertelli

Intento generale della mostra è quello di fare rivivere questi marchi scomparsi intesi come eccellenze nell’ambito dell’artigianatonella logica generale della fondazione Be Open: quella di dare vitalità alle piccole aziende attraverso un circolo virtuoso di rebranding, unendo ad esso il design, quale forma di creatività a supporto della diffusione e commercializzazione globale delle produzioni legate alle tradizioni territoriali.

Houses of Wonders, Tord Boontje_Waldes&Spol_ph Gionata XerraHouses of Wonders, Tord Boontje – Waldes& Spol_ph Gionata Xerra

Yelena Baturina, creatrice di Be Open richiama l’attenzione sulla grande occasione che Milano ha in questo periodo con il Fuorisalone ed Expo 2015, e approfitta dell’afflusso di pubblico internazionale per portare avanti il suo discorso sul rapporto tra impresa e creatività. “Made in ..” progetto globale di cui questa esposizione rappresenta la seconda parte, è un tour che indaga e valorizza il rapporto fruttuoso tra design contemporaneo e piccoli produttori nelle diverse aree del pianeta, in questa dinamica la ricerca sui profumi si focalizza su quelle piccole imprese inserite nel tessuto sociale e aziendale europeo , mentre la prima parte si è concentrata sull’India, che hanno trasmesso la loro esperienza insieme alle tradizioni locali per un lungo periodo.

Considerato il profumo come un prodotto globale ante litteram, frutto di antiche conoscenze e delle miscele di materie prime reperite in tutto il mondo, con il conseguente incontro tra appartenenze culturali e geografiche, esso deve la sua identità anche al packaging che fa viaggiare manufatto e immagine del marchio.

garden of wonders

I mondi che questi profumi hanno creato hanno caratterizzato epoche e realtà territoriali, erano un ideale estetico oltre che uno status symbol per chi viveva nel lontano ventesimo secolo. Il vero e proprio mercato globale ha però infranto il sogno di una produzione che restava artigianale: per questo su questi otto marchi sono state applicate delle proposte di rebranding, salvaguardando i principi estetici della loro creazione, aiutati in senso moderno da un potenziamento del rapporto tra il packaging e la conferma di una brand identity riconoscibile anche a distanza di molti anni.

The Garden of Wonders_A Journey Through Scents_ph Adriano BrusaferriThe Garden of Wonders_A Journey Through Scents_ph Adriano Brusaferri

Gli otto marchi individuati hanno scritto la storia e la fortuna del mercato delle essenze e da esse possononascere spunti per nuove soluzioni, per i sistemi di riferimento territoriale economici e sociali, nel futuro, globali ma rispettose delle esigenze dei produttori di materie prime coinvolti.

Per fare questo si parte da lontano, dall’importanza che ha avuto nell’immaginario mondiale il “prodotto ” profumo. Elena Vosnaki ha supervisionato la parte storica/antropologica intitolata A Journey Through Scent, una collezione di testimonianze legate ad avvenimenti o personaggi del passato, nel quale sono coinvolte le fragranze, il loro uso reale o come topos letterario, la genesi di un ritrovato e delle sue tecniche produttive. In parallelo sono presenti gli esempi concreti da provare con il terzo senso, realizzati ora con precise descrizioni delle sue componenti a cura di Gérald Ghislain.

Front_FRAGRANCE PARTICLES per Guyla ph Adriano Brusaferri (1)FRAGRANCE PARTICLES per Guyla ph Adriano Brusaferri

A Vision in a Box rappresenta invece tutta lapotenzialità del design nel veicolare un’idea olfattiva e il concetto di manufatto che incarni la cultura di chi lo produce. Alcuni noti designer hanno quindi progettato il flacone della futuribile fragranza di grande successo. Werner Aisslinger, Analogia Project, Philippe Bestenheider, GamFratesi, LucidiPevere, Karim Mekhtigian, Mist‐o, Ludovica e Roberto Palomba, Thukral&Tagra e Victor Vasilev.

Per quanto riguarda il coordinamento dell’impianto generale e lo svolgimento architettonico delle otto Houses of Wonders il merito va a Ferruccio Laviani che ha creato un museo diffuso dove ogni parte comunica con l’altra e soprattutto con il giardino odoroso, come un percorso olfattivo che ne contiene un altro, anzi molti, passando dalla Natura all’ “Alchimia”. All’aperto gli arredi da giardino di Unopiù sono realizzati con analoga finitura dorata dei padiglioni Aralia. Questi ultimi sono come serre preziose grazie alla loro superficie esterna e al loro contenuto magico nel rimandare ad altri mondi fantasiosi.

A Vision in a Box_veduta d'insieme_ph Gionata XerraA Vision in a Box _veduta d’insieme_ph Gionata Xerra

La filosofia alla base dei singoli marchi è stata interpretata secondo la sensibilità degli otto affermati progettisti; come fossero direttori artistici reali rivendicano la possibilità di rilanciare nel mercato odierno le piccole aziende artigiane grazie alla forza del design. Tord Boontje rielabora il marchio ceco Waldes et Spol, Fernando e Humberto Campana il francese Biette, DimoreStudio si è concentrato sul brand italiano Bertelli ( per noi l’installazione più evocativa dell’atmosfera nostalgica e déco), gli svedesi Front hanno analizzato e costruito un concept intorno all’azienda francese Guyla; lo spagnolo Jaime Hayon si è operato per l’inglese Boissard, Piero Lissoni reinterpreta lo spirito della maison americana Lundborg, Jean Marie Massaud quello di Bertif e Nendodona nuova forza al marchio russo R.Koehler & Co. Il tocco sensoriale in più è sempre di Gérald Ghislain, fondatore del marchio Histoire de Parfums, che ha ideato una fragranza associata al ricordo delle profumazioni storiche ormai perdute, e all’idea visionaria dei designer ad esse connesse.

Come ogni giardino l’Orto Botanico di Brera può rappresentare un percorso nel quale è necessario perdersi per ritrovarsi: anche qui possiamo fuggire in un sogno creativo carico di odori e ricordi, attraverso il quale esploriamo però la possibilità di un futuro reale.

Michela Ongaretti