La sala lettura della Fondazione Feltrinelli, ph. Filippo Romano

Una piramide come nuova sede iconica della Fondazione Feltrinelli. Milano. Save the place

Una piramide come nuova sede iconica della Fondazione Feltrinelli. Milano. Save the place

 

Il 13 dicembre verrà ricordato a Milano per l’inaugurazione della nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli in viale Pasubio. Un tassello importante nella zona intorno a Corso Como e Porta Nuova, caratterizzata negli ultimi anni dal processo di riqualificazione urbanistica, stavolta non dedicato allo shopping o all’edilizia di lusso ma luogo di aggregazione e partecipazione pubblica,un palazzo della cultura, della ricerca, dell’innovazione, realizzato con capitali esclusivamente privati, ma con intenti di autentico servizio pubblico” secondo le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

Vista dall'alto della Fondazione feltrinelli di viale Pasubio, ph. Filippo Romano

Vista dall’alto della Fondazione Feltrinelli di viale Pasubio, ph. Filippo Romano

 

La cerimonia inaugurale, moderata dal giornalista Gad Lerner, ha visto la partecipazione del Presidente di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli Carlo Feltrinelli, l’architetto Jacques Herzog, il Segretario Generale di  Massimiliano Tarantino, il Presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e il Sindaco di Milano Giuseppe Sala. Al termine si sono succedute due letture: da Utopia for Realists del giornalista e pensatore belga Rudger Bregman, e dal discorso tenuto da Giangiacomo Feltrinelli nel 1961 quando inaugurò la prima sede di via Romagnosi, interpretata da Toni Servillo.

 

Visione notturna della piramide vetrata di Herzog e De Meuron, ph. Filippo Romano

Visione notturna della piramide vetrata di Herzog e De Meuron, ph. Filippo Romano

 

Fino alle 23 del 13 dicembre più di seimila visitatori hanno partecipato all’opening, proseguito fino al 17 dicembre con le proiezioni , gli incontri e le letture performative della manifestazione Voices and Borders, il cui tema di fondo è il rapporto tra individuo e collettività, tra azione personale e trasformazioni sociali. Presentata anche l’installazione site specific “Nineteen Locations of Meaning” di Joseph Kosuth osservabile fino al 13 gennaio, in collaborazione con la Galleria Lia Rumma.

 

Un momento dell'inaugurazione. Ph. Sofia Obracaj

Un momento dell’inaugurazione. Ph. Sofia Obracaj

 

E’ facile da raggiungere e perfettamente integrato nel contesto esistente l’edificio progettato dagli svizzeri Herzog & De Meuron, da due anni in fase costruttiva, da nove nel pensiero di chi lo ha fortemente voluto in quest’area, senza un volto nuovo dopo i bombardamenti del 1943.

Ciò che entusiasma è la struttura architettonica di grande personalità che riesce ad apparire in tutta la sua portata di novità senza essere sentita come un corpo estraneo per chi arriva dal centro cittadino. Le ampie vetrate non risultano fredde ma invitano ad entrare, permettendo di intuire gli spazi interni e la sua funzione di luogo attivo, frequentato e vivo ma raccolto in quanto luogo di studio.

 

La Fondazione Feltrinelli da dentro. Ph. Filippo Romano

La Fondazione Feltrinelli da dentro. Ph. Filippo Romano

 

Jacques Herzog dichiara che il punto di partenza è stato il profilo lineare delle tipiche cascine lombarde, già recuperato da Aldo Rossi, definite dallo svizzero “ripetitive e affascinanti allo stesso tempo”. Il suo design riflette quindi un bisogno della città che lo slancio progettuale ha perfettamente accolto, come ben spiega la dichiarazione dello svizzero di voler “creare qualcosa di molto tradizionale e molto moderno, che potesse essere semplice ma anche sorprendente».

Se è vero che «la vera sorpresa sta nella normalità», tutto questo è possibile perché la riflessione è avvenuta anche sulla memoria dell’esistente e sul dialogo di questa novità con il contesto edilizio adiacente, sull’apertura delle vie che sembrano aprirsi intorno a questo palazzo, sensazione che il visitatore ha posando lo sguardo attorno da qualunque angolazione man mano si salgono i cinque piani. Qui capiamo il senso di tutto il progetto: se nelle cascine rurali l’ultimo piano è dedicato al deposito di merci e prodotti, protette e recluse nella loro lontananza dalla vista, oggi in alto al posto di merci c’è lo studioso della sala di lettura, colui che sta utilizzando i volumi del ricco archivio storico, salvaguardato dalla vista del passante, con la differenza che egli può, mentre si nutre di ciò che internamente l’Istituzione propone, osservare il mondo esterno e non sentirsi totalmente estraneo a ciò che accade intorno.

 

Riflessi interni e vista verso l'esterno. Dalla Fondazione Feltrinelli di Milano

Riflessi interni e vista verso l’esterno. Dalla Fondazione Feltrinelli di Milano

 

Con lo stesso spirito la Fondazione Gian Giacomo Feltrinelli intende proporsi come nuovo modello di Istituzione culturale incentrato sul concetto di Spazio di Cittadinanza, dove “la ricerca delle scienze sociali si traduce in mostre, conferenze, incontri, format didattici innovativi e nell’espressione artistica delle arti performative”, luogo quindi di aggregazione intorno a tematiche care e dibattute fin dalla fondazione di Giangiacomo Feltrinelli nel 1949, accogliendo le nuove istanze della contemporaneità, nella modalità partecipativa odierna auspicata e desiderata da molto tempo, nell’ideale modernista del novecento trasmesso dalle voci affidate alla carta stampata. In sintesi, secondo le parole di Carlo Feltrinelli è l’idea di nuova sede iconica per una grande casa delle culture sociali, moderna e internazionale.

 

La vetrata con il logo Feltrinelli. Ph. Sofia Obracaj

La vetrata con il logo Feltrinelli. Ph. Sofia Obracaj

 

Possiamo dire che il contenitore riflette il suo contenuto dato che il nuovo modello di istituzione culturale seguito guarda a “quanto creato nei settant’anni di attività alle sue spalle e allo stesso tempo si confronta con il mondo contemporaneo, lo sappia intercettare e portare a Milano”, secondo le parole del Segretario Generale Massimiliano Tarantino, così come la struttura architettonica guarda alla tradizione architettonica per declinarsi in un linguaggio funzionale nuovo, confrontandosi con l’impiego europeo delle pareti vetrate negli ultimi anni.

 

Interno della Fondazione. La rampa ai piani dall'ingresso, ph. Filippo Romano

Interno della Fondazione. La rampa ai piani dall’ingresso, ph. Filippo Romano

 

Il cuore dell’intero progetto parte giustamente dai libri. La Fondazione è infatti uno dei maggiori centri europei di documentazione e ricerca nel campo delle scienze storiche, politiche, economiche e sociali, ed è parte di un network di 350 istituti nazionali e internazionali. Possiede un patrimonio di 12 km lineari di archivi, 270.000 volumi e 16.000 periodici.

 

Nell'archivio storico della Fondazione

Nell’archivio storico della Fondazione

 

Nella sua vocazione di snodo, rete di contatti e confronto attivo con la popolazione e per essa accessibile, rende possibile la consultazione delle fonti del patrimonio bibliotecario e archivistico, impegnato anche a digitalizzare e rendere disponibili gli elementi più rari del patrimonio. La Sala Lettura, al quinto piano della nuova sede, sarà aperta al pubblico a titolo completamente gratuito fino ad esaurimento posti. Si potrà accedere alle fonti dell’archivio collocato nei due piani seminterrati, sempre più impegnato a digitalizzare e rendere disponibile anche online gli elementi più rari. Con i testi presi a prestito presso la Biblioteca, è poi possibile fermarsi per la consultazione sotto il suggestivo tetto spiovente.

 

La sala lettura della Fondazione Feltrinelli, ph. Filippo Romano

La sala lettura della Fondazione Feltrinelli, ph. Filippo Romano

 

Luogo chiave per la comprensione di questo approccio è la Sala Polifunzionale del primo piano, sempre accessibile alla cittadinanza con i suoi incontri e conferenze, proiezioni, mostre, performances: il ricco palinsesto culturale e di ricerca nell’ambito delle scienze sociali crescerà in un’ottica divulgativa e di condivisione dei saperi. Le attività di ricerca e di offerta culturale si identificano in particolare in cinque aree Globalizzazione e sostenibilità, Futuro del lavoro, Cittadinanza Europea, Innovazione politica e History box, tutte volte a stimolare il dibattito accademico e aprirlo ad un pubblico nuovo attraverso la sperimentazione di nuove forme di divulgazione.

 

La sala polifunzionale durante la lettura di Malcolm X. 13 dicembre a Milano, ph Sofia Obracaj

La sala polifunzionale durante la lettura di Malcolm X. 13 dicembre a Milano, ph Sofia Obracaj

 

La stessa sala accoglierà anche gli Amici della Fondazione, in assetto Second Home per abitare via Pasubio incontrandosi ad approfondire temi d’attualità. Il nuovo modello parte da qui avvalendosi della collaborazione con la Fondazione Cariplo.

 

La Sala Lettura durante la cerimonia inauguralemdel 13 dicembre, ph. Sofia Obracaj

La Sala Lettura durante la cerimonia inaugurale del 13 dicembre, ph. Sofia Obracaj

 

Scendendo al piano terra non può mancare la libreria con l’assortimento dei suoi 15000 titoli che privilegia gli ambiti disciplinari delle aree di ricerca sviluppate dalla Fondazione, tra cui segnalo il volume fotografico Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Milano Porta Volta – Luogo dell’utopia possibile a cura di Luca Molinari, che racconta la storia del percorso ideale e architettonico verso questa nuova sede. Contigua quest’area troviamo il Babitonga Cafè pensato proprio per accogliere i visitatori o prolungare la sosta in libreria.  

 

La libreria di via Pasubio, ph. Filippo Romano

La libreria di via Pasubio, ph. Filippo Romano

 

Le pareti in vetro per dividere gli spazi sono protagoniste anche degli interni progettati sempre dallo studio Herzog & De Meuron con i pavimenti in legno, mentre gli arredi degli uffici collocati al secondo e al terzo piano, visitabili durante la settimana inaugurale, scelgono Unifor, Molteni Group, le poltrone direzionali Vitra e le luci di Artemide.

 

Fondazione feltrinelli. Gli uffici al terzo piano, ph. Sofia Obracaj

Fondazione Feltrinelli. Gli uffici al terzo piano, ph. Sofia Obracaj

 

Solo il tratto più corto dell’edificio, un terzo della sua lunghezza, è occupato da Feltrinelli, il resto rappresenta l’entrata in città di una grande realtà aziendale, certo di minor impatto culturale ma foriera di grandi spostamenti di persone per lavoro, parliamo delle nuova sede di Microsoft con la possibilità di accogliere fino a 600 ospiti.

Il progetto di interior è affidato a studio Lombardini22 e valorizza il senso di apertura delle vetrate con il suo dialogo con il contesto urbano, per questo il primo livello è pensato come uno showroom aperto al pubblico. Ma questa sarà un’altro storia milanese.

 

La sala polifunzionale il 13 dicembre. Ph. Sofia Obracaj

La sala polifunzionale il 13 dicembre. Ph. Sofia Obracaj

 

Michela Ongaretti

 

 

 

La-ristrutturazione-in-via-Montegrappa-16-a-Milano-la-corte-dallalto-con-i-due-occhi-

Westway Architects: nuova vita alle case di ringhiera tra Porta Nuova e Porta Garibaldi

Westway Architects: nuova vita alle case di ringhiera tra Porta Nuova e Porta Garibaldi

Westway Architects di Luca Aureggi e Maurizio Condoluci: Nuova vita alle case di ringhiera tra Porta Nuova e Porta Garibaldi.

La vecchia Milano è quella delle case a ringhiera, degli edifici a corte, anche se non ne sono rimasti in tanti tra Porta Garibaldi e Porta Nuova. In questa zona protagonista è la nuovissima Milano, quella dei grattacieli, dell’Unicredit Pavilion e del Bosco Verticale.

 

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L’intervento di Westend Architects in via Montegrappa Vista del cortile dall’ingresso

 

In viale Montegrappa 16 la situazione è però diversa. Qui abbiamo notato un palazzo modernissimo ma rispettoso della sua identità passata. Il fabbricato risale al 1882 ed era un’abitazione popolare destinata all’affitto, ha subito da poco un originale intervento diristrutturazione realizzato dallo studio romano Westway Architects, alias gli architetti Luca Aureggi e Maurizio Condoluci.

Quello che ci pare un makeover deciso è in realtà un tentativo ben riuscito di unificare il passato e il presente, ( è la missione presente e futura dell’architettura a Milano) e lo scopriamo man mano ci addentriamo nei suoi spazi.

La facciata dell'edificio in via Montegrappa16 a Milano

La facciata dell’edificio in via Montegrappa 16 a Milano

 

L’ edificio ora visibile è risorto letteralmente dalle ceneri del vecchio, demolito, e sarà destinato ad uso residenziale e commerciale. Nel progetto e nella realizzazione l’ attenzione è stata massima in termini di rispetto dei vincoli paesaggistici e storici: la facciata è certamente nuova ma ha mantenuto il canone estetico dell’epoca costitutiva originaria, l’unica concessione al contemporaneo e tocco della personalità degli architetti viene dalla pelle di vetro che racchiude i due piani superiori, innalzati in allineamento con gli edifici limitrofi. Maurizio Condoluci osserva che l’inserto in vetro serve soprattutto a rompere il rigore monotono dello stile ottocentesco, e anticipa volutamente da fuori gli aspetti progettuali interni di estrema contemporaneità sia estetica che funzionale, “impianto distributivo interno, caratteristiche costruttive, materiali, standard abitativi, prestazioni energetiche elevate fino alla destinazione d’uso mista”. Ci viene indicata la garanzia degli standard di sostenibilità, e ci auguriamo che sempre più la nuova edilizia posso accogliere questo stimolo, attraverso la certificazione energetica CENED in Classe A l’adozione di soluzioni costruttive e tecnologiche innovative.

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Laristrutturazione in via Montegrappa 16 a Milano la corte dall’alto con i due occhi

 

Varcato il portone ed entratinella corte rimane il senso di accoglienza e protezione dei palazzistorici, come pure è mantenuta la continuità nella presenza del vecchio ballatoio,la ringhiera di un tempo che divide in porzioni orizzontali le facciate interne, trasformata però in una copertura calpestabile a separazione del piano terra, ad uso commerciale, dalla zona residenziale dal primo fino al quarto o sesto piano, a seconda dei diversi corpi di fabbrica. Un elemento decorativo ed equilibrante di questo elemento orizzontale è rappresentato da due alti alberi inseriti come a bucare quella copertura in due grandi fori ellittici, come occhi. Su questa visuale si affacciano i 25 appartamenti del complesso.

Westway Architects - Edificio Viale Montegrappa , vista della corte con i diversi corpi di fabbrica

Westway Architects – Edificio Viale Montegrappa , vista della corte con i diversi corpi di fabbrica

Intento estetico primario del progetto è stato movimentare e aprire la vista in orizzontale e in verticale, togliendo all’impianto originario quell’effetto di chiusura dall’interno delle singole soluzioni abitative. Per questo motivo i corpi di fabbrica perimetrali alla corte hanno altezze differenti e larghi terrazzamenti. Ci spiega Aureggi che per fare percepire ai piani inferiori una “spazialità dilatata”, si passa dall’esterno verso l’interno partendo dalla leggerezza alla densità, all’opposto di quanto avviene verso l’esterno del complesso.

Westway-Architects-Uno-sguardo-verso-lalto

Westway Architects. Uno sguardo verso l’alto

 

All’interno si notano i rivestimenti in legno fino al terzo piano, e in pietra di Bedonia dal quarto al sesto. Dal primo piano i ballatoi ci sono ancora ma non sono più aree condominiali pubbliche, ora privati con una porta d’accesso, sono spazi esterni abitabili. Così le case di ringhiera diventano moderne abitazioni più funzionali e dal comfort visivo e percettivo non paragonabili al passato, in comunicazione con il verde delle terrazze e quello delle zone comuni piantumate.

Anche gli appartamenti, di diversa dimensione e tipologia, sono molto curati nei dettagli dei materiali e delle finiture di pregio e la distribuzione funzionale è stata adattata ad una moderna spazialità. Personalità sofisticata è data inoltre dagli arredi di design contemporaneo come le le cucine Boffi e le pareti scorrevoli in vetro Rimadesio.

Un ritratto di Luca Aureggi e Maurizio Condoluci- Westway Architects

Un ritratto di Luca Aureggi e Maurizio Condoluci- Westway Architects

 


Tra i giovani italiani della nuova generazione di progettisti, il duo ha conquistato stima e completezza nel panorama odierno, dimostrate da dieci anni di attività testimoniata da realizzazioni complesse e innovative. Citiamo la risistemazione delle cantine e degli
edifici industriali del complesso Santa Margherita a Portogruaro, il concept per l’area food di Blomingdale a New York, l’auditorium del Gruppo Caltagirone a Roma, gli uffici di Cementir Holding a Roma e di Italiana Costruzioni a Milano, inoltre hanno sviluppato molti interventi nel retail, ad esempio gli stores Nike, e nell’edilizia residenziale privata.Lo studio di architettura Westway Architects è stato fondato da Luca Aureggi e Maurizio Condoluci, a Roma nel 2005, ha un sede a Roma e una a Milano. Il nome nasce dalla fondante esperienza professionale e di vita negli States.

fotografie di Moreno Maggi

Michela Ongaretti

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Smart Community . Design urbano e agricolo per Porta Nuova a Milano.

Smart Community .  Design urbano e agricolo per Porta Nuova a Milano.

Prima dell’avvio di Expo, per la precisione il 28 febbraio 2015 Fondazione Riccardo Petrella ha avviato il progetto Smart Community a Milano. Si apre idealmente la stagione di eventi che coinvolgeranno la città nel periodo di Expo, con un momento cardine per i principi animanti che culminerà nella Design Week 2015, con l’operazione di design pubblico ” L’Italia si alza ” . Il nome Smart Community deriva dalla definizione più ampia di Smart City, per specificarsi nella missione di non fermarsi alla dimensione tecnologica e dei consumi energetici, per concentrarsi maggiormente sulla dimensione umana. La centralità della persona torna ad essere protagonista, con i suoi bisogni primari e sociali. Si tratta di un programma articolato in tre atti principali: Porta Nuova Smart Lab, I Progetti della gente , e il Porta nuova Smart Community Festival, in corso per tutto il 2015.

foto area parco Wheatfield dal Bosco Verticale.Milano durante il Fuorisalone 2015. Una foto area del parco dedicato all’opera Wheatfield, vista dal Bosco Verticale.

Il ricco e complesso calendario e’ stato ideato dalla Fondazione Riccardo Petrella, che ha apertamente coinvolto altre realtà sempre del settore no profit, tra cui le Fondazioni Cariplo, Cometa, Feltrinelli, Romeo ed Enrica Invernizzi e Nicola Trussardi. Per lo start up è stato molto importante il supporto istituzionale del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, della Regione Lombardia e del Comune di Milano. Hanno poi contribuito : come main partner Samsung e quali sponsor tecnici Ethimo, Metro5, Confagricoltura, Mixmilanoper, Nuova Malegori, Produttori Sementi di Bologna, Ratanà come food partner. Il canale televisivo Discovery Italia fornirà ausilio come media partner e Razorfish sarà il digital partner , fondante per una parte di progetto.

WHEATFIELD-agnes-denes per smart-community porta nuova (1)

Rendering di WHEATFIELD- Agnes Denes per Smart Community porta nuova

Fondazione Petrella è nata con l’intento di sviluppare progetti civici di valorizzazione e animazione degli spazi pubblici e nelle aree verdi cittadine. Si favorisce e incentiva quindi la creatività e l’innovazione italiane, e l’approfondimento del sapere nell’ambito architettonico, dell’urbanistica del verde e della sostenibilità ambientale , del design e della comunicazione. Smart Community è studiato nello specifico per l’area di porta Nuova e coincide con il completamento del quartiere, che è stato il cuore in questi anni della radicale trasformazione architettonica e urbanistica milanese.

Porta Nuova Smart Lab si configura come un laboratorio di ricerca e di analisi di dati, intesi come fattori determinanti la qualità della vita degli abitanti in primis, di tutti coloro che vivono lavorativamente o semplicemente transitano, nel distretto urbano. Sono stati messi a punto vari strumenti informativi e di rilevazione, per studiare la comunità reale e virtuale orbitante e presentare un modello inedito di analisi del territorio e della città, idealmente destinato ad essere utilizzato nell’elaborazione di nuovi insediamenti, nel prossimo futuro. Ciò che ne uscirà sarà il sentimento, l’umore dei cittadini verso l’ambiente vissuto quotidianamente. A tal fine la Fondazione, in collaborazione con l’associazione MIX Milano per e Razorfish, ha creato una nuova applicazione chiamata MIXMood.

I Progetti della Gente sono, a nostro avviso, la parte più interessante, perchè coinvolge direttamente la creatività e il desiderio di coesione ed identità dei cittadini. Sono iniziative nate dal processo pluriennale di ascolto degli abitanti da parte della Fondazione pronte a creare, in risposta a tali richieste, attività negli spazi pubblici. Si divide in due progetti: “MiColtivo. The Green Circle” e “L’Italia si alza”.

rendering di Wheatfield

Fuorisalone 2015 -rendering di Wheatfield di Agnes Denes

Per MiColtivo l’azione principale sarà la realizzazione dell’opera d’arte ambientale WHEATFIELD dell’artista statunitense Agnes Denes (1931), che aveva realizzato un lavoro molto simile a New York, Battery Park City, nel 1982.

Oggi a Milano, nell’area non edificata di fronte al palazzo del Bosco verticale, la stessa che ospiterà il nuovo parco pubblico “Biblioteca degli Alberi”, cinque ettari di terreno sono stati seminati dai cittadini il 28 febbraio. Nell’arco di qualche mese crescerà il grano, e tutti i cittadini e visitatori sono chiamati ad impegnarsi in tutte le fasi della coltivazione, fino alla sua raccolta in ottobre. Il campo sarà ufficialmente aperto al pubblico sabato 11 aprile, in occasione del Miart 2015. Questo evento, ideato in sinergia con la Fondazione Trussardi e Confagricoltura, si ricollega direttamente al tema di Expo2015 “ Nutrire il pianeta. Energia per la vita”: intende riportare alla ribalta valori come la condivisione dell’energia e del cibo, cura dell’ambiente e crescita economica e sociale, imprescindibili dal rispetto individuale e di comunità. L’esperienza vorrebbe anche legarsi al ricongiungimento con la nostra tradizione, alla nostra storia agricola, per riflettere sul suo destino futuro. Come percorso di agricoltura urbana altra tappa fondamentale sarà “Coltiviamo insieme!” costituito dalla realizzazione di un orto con un frutteto di 4000 metri quadri nell’area accanto al parco pubblico di via De Castillia 28. L’intero progetto sarà poi descritto attraverso una video mostra, al piano terra della sede della Fondazione Catella, accanto al parco. Completa il ciclo, e il percorso circolare descritto attraverso queste quattro tappe, la collocazione di un totem digitale che illustrerà le tematiche della biodiversità e sostenibilità, partendo dall’esempio del Bosco verticale, vincitore dell’International Highrise Award nel 2014. La direttrice Kelly Russel ha dichiarato inoltre che il percorso degli orti e dei campi coltivati vuole diventare uno strumento indispensabile di didattica per le scuole pubbliche e private.

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 Schizzi di Sedie, Mario Ferrarini per il progetto L’Italia si Alza, Fuorisalone 2015

L’Italia si alza è invece un vero e proprio progetto di design pubblico per l’arredo urbano, elaborato dalla Fondazione Catella e l’Associazione Cometa, basato sull’idea del sapere e del fare che parte dalla popolazione, come motore di crescita per l’Italia.

Si è deciso di coinvolgere la scuola professionale Oliver Twist e i suoi studenti, che si sono al contempo avvicinati al mondo del lavoro e del design. I ragazzi progetteranno una sedia per esterni , e grazie all’indispensabile aiuto del produttore Ethimo realizzeranno tre prototipi: saranno i finalisti, esposti durante la Design Week a Porta Nuova, per essere pubblicamente votati on line sulla pagina Facebook di Porta Nuova Smart Community dal 10 al 28 aprile, anche una giuria di professionisti presieduta da Michele De Lucchi interverrà nella scelta. Si richiedono i seguenti requisiti: sedia per esterni, parchi o spazi pubblici, che sia un oggetto creativo ma resistente, facilmente trasportabile e immagazzinabile, dai costi di produzione contenuti.

Questo prodotto è simbolo di una socialità urbana rinnovata nella riqualificazione degli spazi, e del desiderio di scelta del cittadino che decide cosa contribuisca alla qualità anche estetica dell’ambiente. Tre designer professionisti hanno seguito 70 studenti frequentanti i corsi di falegnameria e tessile della Oliver twist, affiancandosi ai docenti nel percorso formativo. Hanno lavorato con entusiasmo Philippe Bestenheider, Giopato Coombes e Mario Ferrarini.

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Schizzi di Sedie, Giopato Coombies per il progetto L’Italia si Alza, Fuorisalone 2015

Parte dell’insegnamento viene da quella che pare emergere come tematica dell’anno, condivisibile per Expo e il cibo, ma che sarà senza dubbio protagonista del Salone del Mobile, e cioè l’idea che non possa esistere innovazione senza conoscenza della tradizione. L’aspetto artigianale della produzione rimane un valore inalienabile del Made in Italy, e questo è un valore da insegnare alle nuove generazioni: ai nuovi lavoratori, siano essi designer, artigiani o utilizzatori del prodotto finito.

Infine Porta Nuova Smart Community Festival è uno scrigno di eventi e manifestazioni in corso nel periodo di Expo nel quartiere, iniziato già dalla semina pubblica del 28 febbraio, con un ricco ventaglio da Aprile, dall’apertura dei parchi agricoli all’esposizione dei 100 esemplari della sedia vincitrice, che arrederà davvero porta Nuova durante la Design Week 2015.

Michela Ongaretti