Hautematerial durante la lavorazione del legno

Hands on Design. Il brand italiano che nasce dall’incontro tra artigianato e design internazionale

Hands on Design. Il brand italiano che nasce dall’incontro tra artigianato e design internazionale

Hands on Design è un brand milanese sviluppato nel 2015 da Shiina+Nardi Design Snc, la cui mission è quella di ideare e realizzare oggetti attraverso la connessione tra il mondo dell’artigianato tradizionale e di alto segmento, dei singoli laboratori, a quello del design contemporaneo, con una speciale attenzione al panorama giapponese. Si possono ammirare le collezioni in uno spazio dedicato al progetto, collocato in una zona strategica per il design milanese degli ultimi anni, Porta Venezia.
Hands on Design, interno dello spazio in via Rossini

Hands on Design, interno dello spazio in via Rossini

 

Lo showroom Hands On Design ha inaugurato da soltanto alcuni mesi, il 18 febbraio 2016, ed è stato teatro di una prima mostra in occasione delFuorisalone 2016. Poco prima della Design Week avevo intervistato Setsu e Shonibu Ito, tra i protagonisti dell’esposizione nello showroom di via Rossini 3; grazie al mio interesse per i designer giapponesi sono venuta a conoscenza del lavoro unico svolto da Hands on Design.

Conferma della forte componente nipponica nel progetto, un’anima della coppia fondatrice, è stato per me martedì 14 giugno, quando ho visitato il negozio in occasione dell’evento di saluto all’estate: gli oggetti della collezione 2016 sono stati interpretati da Sumiko Furukawa con una performance floreale secondo l’arte dell’Ikebana.

Lampadario Bugatti, design Shiina+Nardi Design, manifattura Kanaami Tsuji, 2016

Lampadario Bugatti, design Shiina+Nardi Design, manifattura Kanaami Tsuji, 2016

 

Hautematerial durante la lavorazione del legno

Hautematerial durante la lavorazione del legno

 

La bellezza scaturita è semplice, ma complessa nella sinergia alla sua base, che rende unico un oggetto e non assimilabile alla moda del momento. C’è qualcosa di assoluto nella purezza dei materiali forgiati secondo norme antiche e naturalmente in armonia con l’ambiente, ecosostenibili nel loro DNA. Non solo: i progettisti Shiina+Nardi rispecchiano la forte componente italiana e giapponese del brand, ma hanno svolto e continuano a svolgere attività di ricerca internazionale delle migliori manifatture e maestranze artigianali, al fine di metterli in contatto e nella possibilità di confrontarsi con il lavoro dei designer più innovativi ed esteticamente originali, per ricevere input tecnici e culturali nuovi e utili al rilancio di una disciplina. A loro volta i designer scoprono l’umanità e maestria di lavorazioni che sono state alla base dell’evoluzione progettuale e dell’industria, l’inizio della Storia del Design, e ne possono interpretare con sensibilità le potenzialità, anche nell’ottica di un’apertura dei valori artigiani a mercati più ampli e attuali. L’unione dei due saperi rafforza il valore intrinseco di un oggetto.

Preparazione della lacca giapponese secondo la tecnica tradizionale Urushi, di Maruyoshi Kosaka

Preparazione della lacca giapponese secondo la tecnica tradizionale Urushi, di Maruyoshi Kosaka

 

La professione e la tecnica artigianale è quindi portata alla ribalta e riscoperta nella sua veste più contemporanea, che sia la costruzione di cestelli di legno, di vasi e contenitori torniti o delle murrine millefiori. Da esse oggi abbiamo, solo per fare alcuni esempi di Hands On Design, i piatti opalescenti degli stessi Shiina+Nardi, le ciotole laccate Urushi di Giulio Iacchetti, i vetri eterei di Kanz Architetti, solo per fare alcuni esempi: mi fanno pensare alla strada aperta dalle collezioni di fine ottocento delle Arts and Crafts, con la loro straordinaria portata innovativa e di qualità estetica nella loro durevolezza.

Tavolino Shushu, design di Tsukasa Goto, manifattura di Hiroaki Usui, 2016

Tavolino Shushu, design di Tsukasa Goto, manifattura di Hiroaki Usui, 2016

 

Fra le aziende artigiane protagoniste del progetto Hands on Design sono: Artexa, Ercole Moretti, Fara Gioielli, Shuji Nakagawa, Shibaji Ochiai, Takeo Shimizu, Slow Wood, Soffieria, Tumar, Warousoku Daiyo, 224 Porcelain, Kanaami Tsuji, Hiroaki Usui, Ogatsu Ishi, Yoko Takirai Jewellery, Hautematerial, Risogama, Kaykado, Maruyoshi Kosaka.

Un momento della lavorazione del feltro, Gruppo Tumar Art (Kirghizistan)

Un momento della lavorazione del feltro, Gruppo Tumar Art (Kirghizistan)

 

I designer coinvolti nel 2016: Tomoko Mizu, Carlo Contin, Lorenzo Damiani, Denis Guidone, Giulio Iacchetti, Setsu &Shinobu Ito, Kanz Architetti, Kazuyo Komoda, Minale-Maeda,Ilaria Marelli, Eliana Lorena, Shiina+Nardi Design, Takirai Design, Natsuko Toyofuku, Carlo Trevisani, Gum Design, Roberto Sironi, Laudani-Romanelli, Buzzo- Lambertoni, Barbara Archiuolo, Tsukasa Goto.

Il negozio Hands on Design è stato disegnato da Paolo Ortelli e si trova in un un’edificio dal genius loci artistico, che ha ospitato nel tempo gli studi/bottega di Medardo Rosso, Lucio Fontana, Marcello Nizzoli. Oggi il luogo è teatro della creatività milanese nella concentrazione di laboratori di restauro, botteghe d’arte, atelier di moda e di design. Anche il contesto storico e architettonico, siamo nella zona del liberty cittadino, pare dunque accompagnare gli stessi valori del brand.

Sgabello Ovarin, design di Giulio Iacchetti, manifattura Hautematerial e Tumar, 2016

Sgabello Ovarin, design di Giulio Iacchetti, manifattura Hautematerial e Tumar, 2016

 

Vi consiglio la visita segnalandovi due prodotti sintomatici della sinergia artistica tra artigiani e designer. Il primo è il lo sgabello Ovarin disegnato da Giulio Iacchetti e realizzato da Tumar Art, per il feltro della tradizione del Kirghizistan, e Hautematerial, italiani specializzati nella lavorazione del legno, il secondo è il lampadario Bugatti frutto della lavorazione in rete metallica di Kyoto di Kanaami Tsuji e del progetto di Shiina+Nardi Design.

Pensate, qui ogni oggetto ha una lunga storia fatta di diverse tradizioni, eppure ha un aspetto nuovissimo, è quasi nato ieri.

Michela Ongaretti

Bicerin Milano, la libreria del vino

Bicerin Milano. Un salotto ottocentesco per degustare vino rosso, bianco, rosé e orange.

Bicerin Milano. Un salotto ottocentesco per degustare vino rosso, bianco, rosé e orange.

Bicerìn via Panfilo Castaldi 24 : enoteca e wineroom. Visita di Michela Ongaretti.

Per chi si aggira per la zona di Porta Venezia, e ama passare una serata fuori dalla confusione degustando vino, Bicerìn Milano è un luogo di eccellenza dal luglio del 2015. Offre un ambiente confortevole e raffinato con la ricercatezza dell’arredo e la competenza di chi vi sa consigliare prodotti enogastronomici di qualità.

Bicerin Milano in via Panfilo Castaldi

Bicerin Milano in via Panfilo Castaldi

La filosofia del locale è evidente e confermata dalle parole dei suoi fondatori Silvia Amoni, Alberto GugliadaLorenzo Viola: “Da Bicerìn Milano si celebra il vino, quello buono e autentico, dotato di grande personalità, realizzato da piccoli produttori che riescono a mantenere inalterata la loro libertà di espressione grazie alla modalità di lavoro ancora artigianale.

Il placido e contemplativo piacere per la bellezza nella sua condivisione è difficile da trovare nella nostra frenetica città, molto amata dal gruppo di amici prima che soci, accomunati dalla passione per il vino e il buon cibo, alla quale si offre finalmente un’ oasi di pace lontana dall’atmosfera confusionaria di molti locali serali.

I soci fondatori di Bicerin. Silvia Amoni, Alberto Gugliada e Lorenzo Viola.

I soci fondatori di Bicerin. Silvia Amoni, Alberto Gugliada e Lorenzo Viola.

 

Mi sono subito domandata il motivo del nome Bicerìn che rievoca la storica bevanda piemontese, ma subito mi spiegano che è semplicemente un omaggio ai nostri nonni che utilizzavano il termine dialettale per riferirsi genericamente a quel “bicchierino” che in Lombardia conteneva quasi sempre vino. Una suggestione antica per un rituale moderno, anzi contemporaneo se si pensa che negli ultimi anni l’attenzione per ciò che si beve ha riportato l’attenzione sulla nostra produzione italiana, aumentando il consumo critico.

La selezione di Bicerin

La selezione di Bicerin

 

Tra i punti di forza del luogo metterei in primis l’ospitalità che si riceve varcata la soglia, che si trasforma incompetenza al momento della scelta del vino per poi lasciarci immergere nelle nostre conversazioni in riservatezza nella wine room, degustando un calice di vino o una bottiglia. Tutti i tre soci ci guidano con cura verso un etichetta delle oltre 800 della loro “libreria del vino, che possiamo decidere di portare a casa nostra. Non manca sul collo di ogni bottiglia un foglietto che funge da promemoria per il suo più congeniale utilizzo: descrive le caratteristiche del vino con il suggerimento agli abbinamenti gastronomici, vitigno e territorio di provenienza, e della cantina produttrice.

Un altro fattore che rende il luogo unico è senza dubbio la ricercatezza del suo interior design. L’ambiente si compone nella principale wine room con gli arredi confortevoli e dal gusto retrò, non ci si siede su sedie ma ci si rilassa su divanetti e poltroncine, con un angolo più intimo sul soppalco. Tutti i tavolini e i ripiani per appoggiare bottiglie e bicchieri sono ad altezza delle sedute per favorire l’atmosfera di relax, dettata anche dall’accordo tono su tono tra pareti e mobilio.

Bicerin Milano. Vista dell'interno

Bicerin Milano. Vista dell’interno

 

Le forme e i colori sono accostati con cura senza lasciare nulla al caso, e a me da l’idea di un salotto riscoperto dopo anni di abbandono, riportato all’antico splendore con degli accorgimenti funzionali moderni. Le poltroncine sono in effetti in parte dell’Ottocento e in parte disegnati da Lorenzo Viola, architetto oltre che esperto di vini, autore anche dei portaglacette in ferro per appoggiare le bottiglie, portaghiaccio per i vini bianchi e gli spumanti.

Dell’originario negozio di tessuti degli anni cinquanta si è voluto conservare la pavimentazione in graniglia lombarda: con rispetto benaugurale allo spirito del luogo i suoi colori sono ripresi nell’imbottitura dei divanetti, e sulle pareti. Conferma il delicato gusto vintage la verniciatura dei soffitti nella stessa tonalità, mentre la particolare cura dei tessuti, velluti e damascati, cita la destinazione d’uso precedente.

Accostamenti di gusto a Bicerin Milano

Accostamenti di gusto a Bicerin Milano

 

Dagli anni trenta viene invece il caminetto, periodo ripreso nello stile delle lampade personalizzate dall’illustratrice Elibee, che ha decorato anche i menu e la parete verso la toilette.

Altro elemento ricercato è la bicchieriera, parete attrezzata progettata ad hoc come quella per i vini che separa la sala e la piccola cucina. Più di 350 bicchieri esposti in sospensione nel vuoto e utilizzati per i clienti sono serigrafati con il logo di Bicerìn e i loro riflessi si riverberano fin sulla strada.Nella stanza adiacente troviamo la libreria del vino con la selezione di bottiglie su due livelli, costantemente aggiornata, ciascuna con una sua storia e personalità data dal contenuto e dal contenitore, rara, frizzante o austera che Silvia Alberto e Lorenzo non mancano di raccontarci. Al centro della sala troneggia dall’alto un lampadario della fine del XVIII secolo elettrificato nel 1920, un ricordo proveniente dalla casa della professoressa di lettere del liceo di uno dei soci.

Bicerin Milano, la libreria del vino

Bicerin Milano, la libreria del vino

 

Vini d’annata, vini giovani e di “sperimentazione”, bollicine italiane, francesi o di altri paesi, vini bianchi, rosè, rossi e diversi orange wine: la cantina presenta un’ampia scelta tra vini anche internazionali, e rarità ad esempio dal Libano e dalla Georgia.

Abbiamo provato a chiedere una classifica dei vini più interessanti dalla libreria ma la reticenza dei soci viene giustificata dall’imbarazzo della scelta..e dalla sua soggettività. Senza avere la pretesa di indicare un vino come migliore di un altro posso segnalare con piacere la scelta di tre protagonisti di alcuni tra i frequenti eventi che organizza Bicerin.

Bicerin Milano, l'ambiente ricercato della wine room

Bicerin Milano, l’ambiente ricercato della wine room

 

Domenica al Bic” è il nome di una serie di incontri tematici per approfondire la conoscenza del vino grazie ad accostamenti particolari alla gastronomia o all’Arte. Il 3 aprile è la volta de Il quarto colore del vino: i vini orange”, dal tipico colore dei vini macerati, con Don Chisciotte 2012 dell’azienda Zampaglione.

L’iniziativa Wine Sharing: – 1 bottiglia da condividere tra 6 wine-lovers fa scoprire vini rari ad esperti e non. Lunedì 4 aprile tocca al vino rosso de Le Macchiole Scrio 2011. Seguirà l’11 aprile Henri Boillot Corton Charlemagne Grand Cru 2008. Tra le altre etichette degli incontri del lunedì troviamo il vino Barolo Cavallotto Riserva Bricco 2004, Oasi degli Angeli, Montepulciano Kurni 2013, Chateau de Pommard 2004, Amarone Trabucchi Riserva 2004, e Champagne Bruno Paillard NPU 1999.

Bicerin, particolare del bicchiere serigrafato

Bicerin, particolare del bicchiere serigrafato

 

Solo la sera la piccola cucina propone i piatti seguendo la logica stagionale: la creatività degli chef si basa sempre sulla selezione di prodotti naturali legati ad artigianalità e recupero della tradizione. Durante l’orario dell’aperitivo non esiste un buffet ma viene servita una piccola selezione di assaggi dalla cucina (cocotte di riso venere, tarallo di Napoli e tartellette con foie gras o cream cheese). Dalle 22,30 i dolci della casa accompagnano i vini da meditazione o da dessert.

Da quell’ora si può anche passare per Cherry, un Portal o un Sauterne, uno Chenin Blanc del 1984 o un Kurni, vino così corposo da non potersi accompagnare al cibo.

Un piatto a base di pesce corredato di bollicine. Da Bicerin Milano

Un piatto a base di pesce corredato di bollicine. Da Bicerin Milano

 

Chiediamo infine ai soci cosa rappresenta per Bicerìn la cultura del vino in Italia e a Milano, se hanno notato una crescita nell’interesse verso il buon bere: non hanno la presunzione di portare il sapere ai clienti ma di facilitare la loro curiosità. Dimostrano quindi grande rispetto per tutti coloro che bevono vino “con piacere, conoscenza e coscienza” perché sono persone che rispettano i suoi valori culturali e storici, e la sua semplicità. Per Bicerìn MilanoIl momento del vino è puro edonismo, una coccola piacevole che porta con sé la maestria e l’energia che la natura e il vignaiolo hanno messo in quella bottiglia”.

Michela Ongaretti

Marco Beretta-Spiritus

Intrecci Italiani. Un oasi di fotografia, il design di Vittorio Bonacina, gioielleria per il Fuorisalone 2015

Intrecci Italiani.  Un oasi di fotografia, il design di Vittorio Bonacina, gioielleria per il Fuorisalone  2015

Ogni anno capita che nella miriade degli eventi proposti per il Fuorisalone 2015 ci si imbatta casualmente in un posto nuovo: in questi giorni ci è successo di passare da via Melzo , nel distretto Porta Venezia In Design e di entrare nello studio di Marco Beretta adibito a Temporary Showroom, e rimanere piacevolmente colpiti dall’esposizione dal titolo Intrecci Italiani. Un allestimento curato nei dettagli, dove accanto ad alcuni grandi formati di stampe fotografiche possiamo ammirare la selezione di mobili in midollino del designer Renzo Mongiardino della storica azienda Vittorio Bonacina, insieme alle quali sono esposte le creazioni della gioielleria Anthozoa, posizionata nell’adiacente via Malpighi.
Marco Beretta-Spiritus

Marco Beretta-Spiritus

Bonacina è una presenza storica anche al Salone del Mobile, ha partecipato alla fiera per ben sessant’anni consecutivi, ma per il 2015 ha deciso di fare un’esperienza diversa.

Anche lo spazio è in linea con l’atmosfera desiderata da Bonacina: è stato inaugurato con questa mostra ma si tratta di un laboratorio permanente, ricavato dalla ristrutturazione di un ambiente preesistente a cui Beretta ha deciso di lasciare la patina del tempo. Le pareti hanno conservato parti di intonaco e zone libere nelle quali si intravede l’anima in mattoni rossi. L’interno è nell’insieme sorprendentemente luminoso e si respira l’aria della bottega artigiana, anche per la posizione più raccolta rispetto al negozio con vetrinaQuesta collezione in particolare aveva bisogno di un’ambiente più rilassato nel quale le persone potessero soffermarsi e godere di un’atmosfera più intima, a Rho l’approccio sarebbe stato più veloce e superficiale da parte del pubblico.

Dopo il Fuorisalone una zona sarà adibita a libreria vera e propria con vendita di dischi e un’altra accoglierà il marchio Ultracicli di biciclette a scatto fisso dal sapore vintage, sarà anche showroom della boutique di gioielli Anthozoa.

MOd. Margherita- design Albini e Heig per Bonacina

Poltroncina Margherita- design Albini e Heig per Bonacina


L’azienda fu fondata nel 1889 da Giovanni Bonacina
: più di un secolo accompagnato dall’attenzione viva e costante per il design evergreen, con modelli che vivono diverse vite a seconda degli ambienti nei quali sono inseriti, e in base al “make up” che si decide di adottare sulle sue coperture. I pezzi di design qui esposti sono raccolti nella pubblicazione di Marella Agnelli, Ho coltivato il mio giardino, editata da Adelphi, nella quale siamo guidati attraverso gli interni delle ville e dei giardini ideati dall’autrice stessa, “popolati” dalla collezione di Bonacina presente in via Melzo con alcuni pezzi divenuti iconici. Sono mobili disegnati eprodotti tra gli anni trenta e quaranta che fanno quindi parte dell’archivio storico; negli anni settanta Renzo Mongiardino ha rielaborato e attualizzato i modelli. Ricordiamo che altri pezzi iconici sono osservabili nello showroom del gruppo Maramotti in corso Vittorio Emanuele con la curatela allestitiva dell’architetto Pacciani.

L'etichetta metallica sul midollino Vittorio Bonacina

L’etichetta metallica sul midollino Vittorio Bonacina

Possiamo immaginare quante teste creative abbiano condiviso momenti salienti e in quanti progetti siano stati coinvolti i maggiori designer del novecento: Ponti, Albini, Heig, Forges Davanzati, Gregotti, Sambonet, Travasa, solo per fare alcuni nomi. Dagli anni cinquanta la rivoluzione è partita sotto la guida di Vittorio con il design di Franco Albini e Franca Heig: la loro poltrona Margherita fu premiata con la medaglia d’oro alla IX Triennale. Il risultato importante fu solo l’inizio di un investimento nella creatività dei grandi progettisti, e che fu considerato esemplare della storia del design, così far entrare Bonacina come presenza fissa in diversi musei del calibro delMuseo del Design Triennale di Milano, Vitra Design Museum, M.O.M.A. di New York. Museum of Art Philadelphia e The Montreal Museum of Fine Arts.

Ben più moderne le lampade sempre in midollino progettate da Tomoko Mizo che illuminano le creazioni Anthozoa, che a sua volta ricambia illuminando con coralli, e altri preziosi riflessi le due sedute Valentin all’interno del punto vendita in via Malpighi.

Lampada Mod. Orbita- Vittorio Bonacina

Lampada Mod. Orbita- Vittorio Bonacina

 

Abbiamo notato come altri visitatori si siano accorti della speciale aura di questa esposizione, si ha come l’idea generale e istintiva di una omogeneità formale, anche se stiamo guardando manufatti appartenenti a discipline diverse. La risposta di tale sensazione risiede negli intenti comuni delle tre componenti, bene espressa nel titolo della mostra. Gli intrecci italiani con cui Marco Beretta, Bonacina e Annabella Beretta di Anthozoa tessono la propria poetica sono comuni: esprimono la sensibilità al contemporaneo pur nella dimensione del materiale e della sua lavorazione manuale antica, e sono fedeli e coerenti ad una tipologia di prodotto, o di soggetto. Lavorano tutti e tre con procedimenti artigianali e “raccolgono” la base materiale sulla quale si fonda il loro lavoro in estremo oriente.

Marco Beretta presenta la mostra “Spiritus”, nata da viaggi tra Birmania e Laos; come tutte le sue immagini realizzata con una macchina fotografica Hasselblad analogica. I suoi scatti richiedono molta pazienza e cura nell’immortalare da oltre vent’anni figure di monaci buddisti, ricerca il cui risultato è un’immagine che va aldilà delle mode e dell’aspetto estetico per concentrarsi sulle emozioni che suscitano.

MarcoBeretta, Spiritus

MarcoBeretta, Spiritus

Non si effettua postproduzione: anche se le figure appaiono sempre in movimento l’effetto non è costruito, perchè questo movimento rappresenta una parte del significato, come se si vedesse una metamorfosi del corpo in una trasfigurazione verso l’anima in ogni figura ritratta, e che richiama un atteggiamento contemplativo e mistico nell’osservatore .

Beretta si serve di uno stampatore come nel mondo prima del digitale perchè la sua sensibilità lo porta a dare molta attenzione al supporto cartaceo, alla sua resa a seconda della texture scelta.

Allo stesso modo l’attenzione di Vittorio Bonacina e della sua casa di produzione si concentra sul monomaterico, anche se sono aperte le porte ai giovani designer per trovare declinazioni nuove che non utlizzino esclusivamente il midollino.

Vista del Temporary-Showroom di via Melzo 3

Vista del Temporary-Showroom di via Melzo 3

Quello che viene denominato giunco ( o rattan in inglese), proveniente da India, Manau e e Manila contiene un midollo che si estrae per trafilatura per ottenere il midollino in diversi diametri. E’ talvolta erroneamente confuso con il vimini che è un materiale povero, mentre possiamo paragonare il midollino ad un legno pregiato come il noce. La sua lavorazione è esclusivamente artigianale, dalla piegatura con il calore alla sua tessitura. Il suo utilizzo è da considerarsi ecologico perchè ciò che viene tolto non è nemmeno l’1% di quello che la Natura è in grado di riprodurre nel sud-est asiatico dove queste piante crescono selvagge molto rapidamente; non esiste il rischio di deforestazine come può accadere per i legni raffinati.

Parliamo anche di procedimenti eco-friendly, attenzione verso la quale vorremmo sempre spendere due parole per il design meritevole: qui la colorazione la polvere di anilina penetra in maniera atossica nelle fibre grazie al peso dell’acqua.

Anthozoa-anello Long Ching

Anthozoa-anello Long Ching

 

Anche Annabella Beretta utilizza un approccio artigianale nella sua attività, nella sua pluriennale esperienza segue fin dal principio ogni fase di realizzazione del gioiello: la scelta delle gemme e la lavorazione, forgiatura e cesellatura, il design che molto spesso è personalizzato o “tailor made”.

Il nome della boutique Anthozoa deriva dal nome latino della famiglia dei coralli, materia con cui Annabella ha un legame affettivo legato alle origini e che ama molto per la sua valenza simbolica legata aIla Terra, nella sua appartenenza al regno animale, vegetale e minerale insieme.

Nelle sue collezioni il gioiello non ha soltanto valore estetico ma anche simbolico, derivato anche dallo studio delle pietre in India, Tibet e Cina.

Anthozoa, interno della boutique

Anthozoa, interno della boutique

Sono talismani di buona sorte montati in pietra o in nudo metallo hanno recano sempre all’interno una particolarità unica: che sia una scritta, un traforo o altro, indica l’importanza dell’anima interna delle forme, come nel caso delle effigi di monaci per il fotografo o della preziosa elasticità del midollino nei mobili.

Michela Ongaretti

 

 

Un particolare di Abimis Ego presso Turri 1870

Abimis al Fuorisalone 2015. Le cucine progettate intorno a chi cucina

Abimis al Fuorisalone 2015. Le cucine progettate intorno a chi cucina

Tra i protagonisti della Milano Design Week 2015 anche le cucine Abimis, marchio italiano che sarà ospite dello show-room Turri 1870 in Viale Piave 35 nell’elegante distretto del design di Porta Venezia in Design Da martedì 14 al 18 Aprile vedremo i neonati modelli Abimis Ego e Atelier, ma non solo. Per l’occasione, e nell’imminenza di Expo2015, la location di viale Piave si trasformerà per accogliere un concept che riunisce evento ed installazione.

 

il progetto Abimis- intorna alla cucina e ai suoi gesti

il progetto Abimis- intorno alla cucina e ai suoi gesti

 

 

La tematica sarà la Terra intesa come pianeta e come elemento, omaggio alla biodiversità celebrata da Expo e al mito dell’origine vitale.

Tutto si sviluppa intorno alla funzione primaria della cucina: l’atto del cucinareAbimis nasce dall’esperienza di Prisma, azienda che da trent’anni progetta cucine professionali per grandi alberghi. ristoranti, navi da crociera e mense aziendali. Questi strumenti “del mestiere” coniugano funzionalità e design e seguono alti standard di igiene, ergonomia e manutenzione.

Da questa esperienza è nata Abimis, progetto per cucine private dove resta primaria mission facilitare con degli strumenti funzionali, precisi ed ergonomici chi usa la cucina con passione e creatività. Alla lunga esperienza di Prisma si aggiunge il design minimalista dell’architetto Alberto Torsello e Treviso Tecnologia con la sua innovazione.

Abimis_Ego-design Alberto Torsello

Abimis Ego, design Alberto Torsello

 

Quest’ultima azienda è stata creata su iniziativa della camera di commercio di Treviso, per promuovere lo sviluppo tecnologico, segnale importante di una sensibilità istituzionale verso il settore, che dimostra la qualità, se non la quantità degli stimoli verso l’imprenditoria creativa del nostro paese. La sinergia di Treviso Tecnologia con gli altri soggetti ha garantito il necessario contributo scientifico dei meccanismi a monte della progettazione dello spazio dedicato.

Si tenta quindi di portare l’efficienza e la funzionalità della cucina professionale nell’ambiente domestico: lo spazio è costruito attorno alle azioni che si compiono al suo interno; la figura di chi cucina è paragonata ad uno chef che sia libero e in grado di seguire dei movimenti logici nel suo creare; il design di Torsello disegna l’acciaio inox senza fughe con un alto livello di resistenza agli urti, e dove sono resi più agevoli i principali cinque gesti del cuoco: conservare, preparare, cuocere, impiattare, lavare.

Abimis_Ego-design Alberto Torsello presso Turri 1870

Abimis Ego, design Alberto Torsello presso Turri 1870

 

 

Aggiungiamo la precisione di alcuni dettagli che rendono più funzionale l’insieme. Sono nel progetto anche le cerniere dei mobili nascoste e saldate, studiate per durare a lungo e non avere bisogno di manutenzione; facilita l’utilizzatore anche la cura per il posizionamento dei diversi elementi come lo zoccolo rientrante di 20 cm per permettere di avvicinarsi al piano di lavoro, quest’ultimo con sistema “stop ove floating” che consente di contenere i liquidi su di esso raccolti. I vani interni sono stagni e con una profondità di 75 cm, superiore quindi alla media.Il cruscotto di comando dei fuochi è invece inclinato , per aumentare la visibilità e le manopole sagomate ed ergonomiche, come tutto il resto che sporge sono arrotondate. Dal punto di vista estetico la finitura “orbitata” dell’acciaio lo rende più morbido e caldo nel colore, oltre a ridurre la visibilità di eventuali graffi, mentre in termini di igiene la qualità è alta grazie alla saldatura di tutte le superfici interne ed esterne. Ogni accessorio fa inoltre riferimento al sistema “Gastronorm” che prevede misure standard per far sì che ogni utensile passi in ogni apertura di ogni zona, dal lavello al forno.

Un particolare di Abimis Ego presso Turri 1870

Un particolare di Abimis Ego presso Turri 1870

 

 

Presso Turri 1870 potremo osservare le due linee Ego e Atelier, sempre regolate sui movimenti del gourmet appassionato e in equilibrio tra design, estetica e tecnologia. Entrambe hanno un “cuore” in acciaio ma tipologie costruttive differenti.

Ego è prodotta interamente in acciaio con l’anta raggiata a filo battente completamente integrata nella struttura attraverso una cerniera cardine, d’inedita concezione invisibile e che non necessita di regolazione, brevetto Abimis. Qui viene presentata nella sua finitura laccata nero opaco, con i suoi tre fuochi e altri accessori inseriti nelle forme generose, ad esempio il piano riportato è di oltre due metri.

Atelier presenta ante di forma squadrata in finiture e materiali diversi, legni naturali o verniciati, pietre e il Corion. Disponibile anche nella versione con ante in acciaio lucido o verniciato.

Abimis_Ego-design Alberto Torsello

Abimis Ego-design Alberto Torsello

I materiali costitutivi e la sofisticata tecnologia industriale rendono potenzialmente eterne queste cucine: l’acciao AISI 304 è un metallo biologicamente neutro che resiste alla corrosione e a temperature fino a 500°C, si pulisce facilmente. Ultima caratteristica, per noi una delle prime in ordine d’importanza, la sua riciclabilità al 100%: in questo caso la sua durevolezza lo rende un prodotto che non genera scarti nell’ambiente nel breve periodo, ma permette comunque una sua reintegrazione quale altro materiale da costruzione per nuovi oggetti nel lungo. Altra caratteristica valida nell’ottica ecologista per Abimis è la possibilità di montare una pattumiera refrigerata a 6°C, permettendo la raccolta dell’umido ma riducendo la proliferazione dei batteri.

Possiamo definire questi prodotti “sartoriali” perchè sono costruiti solo su disegno: tutto è adattato alle necessità personali, finiture e tipologie di vano differenti, scelta dello spessore dell’acciaio delle ante, la definizione e dimensione dei piani di lavoro, e rifinite con cura artigianale. Ogni progetto risulta quindi unico nella sua personalizzazione, per questo motivo ogni cucina Abimis è numerata.

Sempre in viale Piave, intorno a Ego e Atelier ci sono parti di cucine Abimis, smembrati in diversi pezzi a rappresentare le diverse fasi di lavorazione che trasformano una semplice lastra di metallo in un organismo complesso e funzionante, queste componenti esaltano quelle fasi di lavoro del cuoco secondo Abimis: conservare, preparare, cuocere, impiattare e lavare.

Assisteremo anche all’installazione/allestimento in omaggio alla madre Terra nutrice e protettrice, intesa sia come pianeta che come elemento, di cui oggi dobbiamo saper prenderci cura.

PS 2014-01-28 Abimis_Ego-design Alberto Torsello

Abimis Ego, design Alberto Torsello, particolae dell’acciaio

 

Tutto lo showroom si vestirà di suggestioni materiche, per rendere l’atmosfera avvolgente e calda, caratterizzata da ideali zolle che si inseguono sulla carta da parati ecologiche e d’autore di Wallpepper, accostate a colonne di piatti in porcellana Tognana, e alle sculture lignee di Luca Mommarelli, elementi legati al filo rosso del cibo con i sui rituali, e della sua materia originaria.

Lo spazio ci racconta una storia secondo il concept della stylist Patrizia Toffolo, ancora più sensoriale grazie ai profumi esotici e agli aromi del caffè preparato con la macchina professionale Gemini CS2000 di Nespresso,partner di quello che si preannuncia come un evento coinvolgente il senso estetico, il gusto, il piacere olfattivo e la funzionalità di prodotti che innalzano la qualità della vita, anche attraverso la buona cucina che identifica l’essenza italiana.

TURRI 1870 SHOWROOM Viale Piave, 35, 20129 Milano

Michela Ongaretti