Aqua Creations negli spazi di Superstudio Più durnate il Fuorisalone 2011

Superstudio Più in via Tortona: una location nella Storia di Milano e del Fuorisalone

 

 

Superstudio Più in via Tortona: una location nella Storia di Milano e del Fuorisalone

A Milano Aprile significa Fuorisalone, oltre che Salone del Mobile: l’attenzione è sul design ovunque, anche per chi solitamente non se ne cura, perché sinonimo di mondanità e curiosità verso la bellezza o l’innovazione. In questa settimana molti occhi sono puntati sul distretto di via Tortona, e tutti pensano a Superstudio Più come location d’eccellenza, che catalizza interesse verso la sua vastissima esposizione.

Il Temporary Museum for New Design al Superstudio Più, edizione 2011

Il Temporary Museum for New Design al Superstudio Più, edizione 2011

 

L’ho sempre trovata memorabile per tre fattori: la qualità con cui sono selezionati ogni anno gli espositori; la continua attività che rende il 27 di via Tortona un crocevia di personalità e prodotti nei vari ambiti del progetto contemporaneo, dalla moda al design e all’architettura, alla comunicazione in diverse occasioni durante l’anno; la superficie molto ampia e duttile dell’ ex edificio industriale, adattabile a diverse esigenze espositive, permettendo la presentazione di una vasta gamma di oggetti e complementi.

La settimana del Salone del Mobile e del Fuorisalone 2016 vedrà presso Superstudio Più la seconda volta di SuperDesign, il format pensato come forma autoriale per raccontare l’innovazione e l’estro dei protagonisti del design.

Islamopolitan al Superdesign Show 2015

Islamopolitan al Superdesign Show 2015

 

Il tema dell’anno è WHITE PAGES, interpretabile in vario modo quale spunto di riflessione per gli espositori nella scelta delle creazioni. Si allude a quello che ancora non è stato scritto, e si invitano le aziende e i designer partecipanti a pensare al modo in cui si possono costruire oggetti per i bisogni di domani, anche con progetti sperimentali.

La storia di Superstudio Più partecipa a quella di un’area di Milano le cui trasformazioni sono determinanti per la vita creativa cittadina, fiore all’occhiello e punto di attrazione internazionale.

Nel 1979 Flavio Lucchini lasciava la di direzione la Condé Nast, e fondava con la moglie giornalista Gisella Borioli la nuova casa editrice Edimoda in in piazza S.Eusebio. Al suo interno l’aveva dotata dei primi studi fotografici multipli, per le proprie pubblicazioni e per le aziende che ne richiedevano l’uso. Era una grande novità perché allora si tendeva a realizzare i servizi in esterno, mentre Lucchini intendeva fotografare gli abiti come pezzi di design,e creava quindi uno stileinsieme ad un bisogno di spazi e luci adeguati.

Aqua Creations negli spazi di Superstudio Più durnate il Fuorisalone 2011

Aqua Creations negli spazi di Superstudio Più durnate il Fuorisalone 2011

 

Un luogo congegnale a questo sviluppo fu trovato in via Forcella, una trasversale di via Tortona, e nei capannoni tra il civico 7 e 13 nacque Superstudio nel 1983 in collaborazione con il fotografo Fabrizio Ferri. Era la “cittadella dell’immagine “ per rendere Milano “un pò più internazionale” per Lucchini, con suoi 18 studi fotografici: aperta ai creativi del settore impegnati prima in studi privati, una scuola per la fotografia, modeling, un’agenzia di produzione giornalistica, studi di produzione e post-produzione, un guardaroba per importanti testate, agenzie fotografiche, oltre a ospitare lo start-up di molte nuove testate e di free-press, essa cresceva quando le attività industriali si spostavano in zone più periferiche e gli edifici una volta occupati venivano smessi e venduti.

Superdesign Show 2015, design di Ivanka copia

Superdesign Show 2015, design di Ivanka

 

Le società diventano due nel 1990, con 13 studi Superstudio13 di Lucchini e Borioli, e Industria Superstudio con i sei studi di Ferri, e intanto il quartiere intorno stava cambiando, accelerando la sua riconversione in attività creative dove gli artigiani rimasti vendevano spazi alle case di moda internazionali, e dove sono oggi presenti diversi showroom, redazioni, scuole di formazione nell’ambito come Image Investment e l’Istituto Italiano di Fotografia.

Nel 1999 l’enorme complesso dell’ex Ansaldo inizia ad esser riqualificato per diventare il Mudec con Chipperfield mentre la General Electrics libera lo stabile al civico 27 di via Tortona come già era accaduto al 33 e 35. Di fronte all’ Ansaldo, Luchini e Borioni trasformano quel complesso in un nuovo polo per la creatività e gli eventi, e lo chiamano Superstudio Più a rafforzare l’idea originaria, foriera di grandi cambiamenti.

Red Star Macalline per SuperDesign Show 2015

Red Star Macalline per SuperDesign Show 2015

 

Nell’edificio la ristrutturazione era necessaria perché la suddivisione era troppo rigida per l’utilizzo come studio televisivo o per eventi affollati, e procede a zone. Nel capannone centrale i pilastri sono sostituiti dai colonne sottili e viene eliminato il tetto a shed tipico della fabbrica, su progetto dell’architetto Giorgio Longoni. Poi il magazzino retrostante diventa una palazzina nuova con una vetrata originale secondo la visione di Lucchini e dell’architetto Marco Sironi; in seguito la struttura a shed con affaccio diretto su via Tortona muta radicalmente per mostrarsi ora come l’edificio in vetro e acciaio su due piani. Last but not least le cabine elettriche su strada e un box sono ora una galleria d’arte su due piani, con la passerella sopra a via Tortona, e la vecchia portineria diventa la direzione con uffici, sopraelevata di due piani.

Temporary-Museum-for-New-Design-2009-Digital-art-SUPERSTUDIO-by-Flavio-Lucchini

Temporary Museum for New Design 2009-Digital art SUPERSTUDIO by Flavio Lucchini

 

Oggi il complesso dal nitido eppur armonioso innesto di architetture ha più di 5000 mq usati come uffici da società del mondo della moda e suoi servizi collaterali, ma il motivo per cui fa parlare di sé sono gli oltre diecimila metri quadri per le diverse espressioni creative, dall’evento White durante le Settimane della Moda a (con)TemporaryArt in concomitanza con il Miart, al MilanoYogaFestival. Durante il Fuorisalone con SuperDesign Show con il Temporary Museum for New Design, Superstudio Più è un universo che attira a sé energia ancor più concentrata che negli showroom e aree adibite a temporary gallery in tutta la zona di via Tortona.

Sakè Bar con OLED Kaneka, installazione nel 2011 a Superstudio Più

Sakè Bar con OLED Kaneka, installazione nel 2011 a Superstudio Più

 

Sono dieci sale indipendenti ma con possibilità di unione a seconda degli eventi: l’Art Point, lil Central Point, e poi Gallery, Loft, Day-Light, Lounge, Dance, Art Gallery, Basement 1, Basement 2, bar ristorante e giardino con le enormi sculture in ferro e acciaio di Flavio Lucchini. Al 27 bis si trova MyOwnGallery, le ex cabine elettriche, voluta da Gisella Borioli dove si producono eventi e attività di scouting per l’arte contemporanea, con particolare risalto alla street art e ai punti di contatto tra arte, moda e design, mentre nel basement si può visitare Under Gallery, galleria-archivio delle opere di Lucchini.

Installazione di Mini negli spazi aperti di Superstudio Più ad Aprile 2011

Installazione di Mini negli spazi aperti di Superstudio Più ad Aprile 2011

 

Vi lascio qualche anticipazione su SuperDesign 2016, senza entrare nel merito degli espositori, e senza guastare la curiosità primaverile.. Solo un accenno alle proposte che puntano su ricerca, straordinario nel quotidiano, sulla possibilità di scelta e sulle contaminazioni, Partendo dalla consapevolezza di tutto ciò che è già stato, e che stiamo assistendo all’evoluzione dell’habitat per il genere umano e per le sue regolescardinate a favore di qualcosa che ancora è in fase di definizione, si chiede di dare un esempio di commistione tra parametri estetici e operativi come classico e avanguardia, industria e artigianato, semplicità e meraviglia tra installazioni museali, padiglioni nazionali, start up, self-design con il pensiero rivolto ai futuri bisogni, le cui soluzioni progettuali non sono ancora scritte.

Superstudio Più, via Tortona 27 Milano

Michela Ongaretti

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Manital e Mario Mazzer, una collaborazione per prodotti dalla qualità personalizzata

Manital e Mario Mazzer, una collaborazione per prodotti dalla qualità personalizzata

Made Expo 2015: maniglie di design per Manital con il design di Mario Mazzer.

Made Expo, Milano Architettura Design Edilizia, è una fiera che riguarda l’edilizia nel suo complesso. Le sue sezioni sono Costruzioni e Materiali, Involucro e Serramenti, Interni e Finiture, Software Tecnologie e Servizi, si tratta di tutto ciò che sta alla base delle realizzazioni architettoniche e del design italiano, e valorizza le novità d’eccellenza per specifiche e svariate competenze: in questo insieme vediamo l’azienda Manital che produce maniglie per porte e finestre, e che proprio nel 2015 ha festeggiato il venticinquesimo anno di attività.

La maniglia Exa- cromata- design di Mario Mazzer per Manital La maniglia cromata Exa – design Mario Mazzer per Manital

Questo traguardo è stato raggiunto a Gennaio in occasione della fiera Bau 2015 a Monaco di Baviera, con l’esposizione dei nuovi modelli disegnati dall’architetto e designer Mauro Mazzer: la maniglia di forma esagonale Exa, e quella per portoni e porte di grandi dimensioni Saturn.

Dal 18 al 21 marzo 2015 presso Made Expo abbiamo visto questi modelli nelle loro ultime declinazioni, varianti e finiture personalizzate e personalizzabili con materiali e colori.

La maniglia SATURN, design Mario Mazzer per ManitalLa maniglia Saturn – design Mario Mazzer per Manital

Manital è nata a Vobarno (Bs) nel 1990; nel 2004 si è ampliata a tal punto da dover trasferire uffici e produzione in uno stabilimento più grande, nella vicina Gavardo, in conseguenza dell’espansione sviluppatasi negli anni precedenti in tutto il mondo. Il mercato la colloca in Spagna e in altri paesi europei, in Russia, per crescere anche nei paesi Arabi, negli Stati Uniti, Canada e Australia, India, America Latina, Sud Africa.

Per il raggiungimento di un risultato impeccabile nei prodotti, Manital dedica grande attenzione alla qualità dei materiali impiegati e utilizza tecnologie industriali sofisticate, ad esempio per lo stampaggio. Inoltre garantisce cura personalizzata di ogni pezzo. Nel 2008 ha la Certificazione di Qualità ISO 9001.

Saturn, design Mario Mazzer per Manital, versione in pelle lucida

La maniglia Saturn, versione in pelle lucida – design Mario Mazzer per Manital

L’azienda bresciana ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti: con le maniglie Dots e Carmen l’International Design Awards (USA)rispettivamente nel 2008 e nel 2010. Il design di Mario Mazzer per Manital con la maniglia Alamaro ha ottenuto il Good Design (USA) nel 2011. Così pure le maniglie Flat e Otto hanno vinto il Red Dot Award nel 2013.

L’idea di base, e strategia per il titolare Luigi Bigoloni, è l’abbinamento di design e produzione rigorosamente made in Italy, la qualità e l’innovazione di entrambi, unita all’estetica delle grandi firme del progetto.

Per le più di sessanta serie di maniglie, che lavorate nelle diverse rifiniture permettono la realizzazione di 600 possibilità di prodotto, si sono susseguite molte collaborazioni con architetti e designer di fama internazionale come, oltre a Mario Mazzer, Doriana e Massimiliano Fuksas, Sottsass Associati, David Mercatali, Valentina Downey, Itamar Harari, Pedrizzetti Associati, Maurizio Giordano e Roberto Grossi, Studio Hot Lab.

Saturn, design Mario Mazer per Manital, versione grafica-logo

La maniglia Saturn – design Mario Mazzer per Manital, versione grafica-logo

Il rapporto di committenza tra Mazzer e Manital è nato dalla presentazione di alcuni campioni di maniglie da parte del designer, da sempre interessato ad entrare nel dettaglio e studiare il potenziale dei materiali in ogni ambito della progettazione. Insieme hanno condiviso la curiosità verso un miglioramento estetico e funzionale, ampliando il concetto stesso di maniglia, e hanno intessuto un rapporto di stima che ha portato ai risultati visibili in Fiera. Attualmente stanno portando avanti un nuovo concept per porte scorrevoli, dove le funzioni di chiudere, aprire e tirare connesse alla maniglia, vengano unificate nel modello Flat. Il futuro della collaborazione sarà scritto da nuovi prodotti disegnati tenendo conto di un equilibrato rapporto qualità-prezzo.

Per continuare il percorso di 25 anni dedicati alla combinazione di design, innovazione e qualità si sono concretizzate le realizzazioni di Exa e Saturn.

Exa è definita dall’architetto “elegante e piacevolmente prensile”, la sua forma a sezione esagonale, che si estende fino al limite della rosetta, esprime la passione di Manital per il design, e il piacere per la personalizzazione in molte finiture differenti è segno dell’interesse a creare prodotti orientati su una concezione attiva dell’utilizzatore. Questa varietà è rappresentata da una vasta gamma di bronzi e delle nuove finiture rame e antracite.

La maniglia Saturn è invece indice della volontà di sperimentare: sempre in linea con quella visione non passiva del cliente è possibile scegliere la rosetta, componente strutturale della maniglia. Le opzioni di finitura sono frutto di una ricerca costante sulla durevolezza del prodotto e del componente, unita alla curiosa attenzione per le tendenze dell’interior design. E’ in questo senso ben visibile nell’equilibrio dell’arredamento perchè ideata per porte di ampie dimensioni.

Saturn, design Mario Mazzer per Manital, versione grafica florealeMadeExpo2015. La versione grafica floreale Saturn – design Mario Mazzer per Manital

Anche la rosetta stessa è di notevoli dimensioni; è larga 180 mm e alta 152 mm: suo elemento qualificante e distintivo è il disco interno, realizzabile in finitura metallica, in pelle, in cuoio o microcristalli Swarovski. Dall’anello che lo circonda si sviluppa una piccola estensione a forma di semi-cerchio, al cui interno è applicata la maniglia in ottone forgiato. Quest’ultima ha una forma piatta davanti e curva dietro e le sue estremità semicircolari si armonizzano a quelle della rosetta, si genera così un interessante gioco di rimandi tra le varie forme circolari.

Mario Mazzer, classe 1955, si è laureato al Politecnico in Architettura e in Industrial Design alla scuola Politecnica di Design. Ha avuto come docenti Marco Zanuso e Achille Castiglioni: dalla visita alla birreria Splughenbrau progettata da Castiglioni è nato il suo desiderio di fare l’architetto. La lezione appresa dai maestri si incentra sulla semplicità: da Castiglioni la visualizzazione di un’idea in varie prospettive, per poi renderla concreta e facilmente comprensibile, mentre di Zanuso vive in Mazzer l’esempio della “capacitá direndere la tecnologia elegante e semplice”, come ci spiega.Attraverso la sua esaltazione la rosetta diventa così un elemento determinante per estetica e varietà. Infatti quel dischetto interno non è soltanto disponibile in diversi rivestimenti, ma si può personalizzare con l’incisione a laser di un marchio, un logo o di una semplice frase, esso può essere sostituito o comprato anche singolarmente, rinnovabile a piacimento anche a distanza di tempo. Questa estetica è studiata per centrare un target sia residenziale che in ambito contract.

Sedia modello Rita, design Mario Mazzer per Zanotta

Sedia Rita, design Mario Mazzer per Zanotta

Gli abbiamo chiesto se esistono progetti storici a cui si sente più legato e ci ha risposto che ogni prodotto ha una storia, ed è per noi inserita nell’ottica prevalente dello studio dei materiali come accade per Manital. Cita il tavolo a muro Clino progettato per la Magis nel 1984, “perché è la perfetta sintesi tra forma, funzione e movimento”. Ricorda con affetto la sedia Rita, prodotta daZanotta, l’ultimo prodotto selezionato dal fondatore Aurelio Zanotta, da cui ha imparato una terza lezione: spostare sempre in avanti il limite della ricerca. Per questo è sempre più interessato a progetti per prodotti fuori dal furniture design, come una collezione di decanter e di cavatappi innovativi dal punto di vista formale e tecnologico, e il control remote FLUTE per MasterMotion con il quale ha vinto il Red dot, e IF design nel 2014, ed il Good Design nel 2013. I premi citati sono stati vinti in diverse altre occasioni nel corso degli anni.

Sicuramente influisce sul suo approccio progettuale al design il suo essere architetto, per cui il design rientra nel“sistema casa”; la sua preferenza accordata al mobile vive nell’integrazione delle parti con il tutto, inteso come contenitore. Ma non finisce qui, sua vera cifra stilistica è l’unione delle idee fondanti , la semplicità e l’eleganza nella tecnologia, per la sua Gestaltung, sviluppate in modo diverso nei precedenti periodi della sua carriera, e il non fermarsi ad un ambito solo. Conta più di ogni altra cosa l’attitudine a sperimentare con curiosità, non rinnegando la continua ricerca sul design semplice, l’attenzione per una tecnologia utile ma leggera, e da questa creare nuove estetiche che siano “emozionali”, rimettendosi sempre in gioco. Ci fa scoprire che le emozioni possono provenire dal varcare una soglia, che già dal primo gesto di abbassare una maniglia rivelano la personalità dell’ospite.

Michela Ongaretti