Il Wasabi utilizzato per la realizzazione di packaging

Anticipazioni Fuorisalone2016: Materials Village, hub di Material ConneXion al Superstudio Più

Anticipazioni Fuorisalone2016: Materials Village, hub di Material ConneXion al Superstudio  Più

Milano Design Week 2016: Materials Village, hub di Material ConneXion a Superstudio Più, via Tortona 27.

La settimana del design  prevede un’iniziativa speciale che occuperà tutta la zona outdoor del Superstudio Più e due aree adiacenti durante il Fuorisalone. Parliamo di Materials Village 2016, format dedicato ai materiali, alle nuove tecnologie e alla sostenibilità, alla sua terza edizione dopo aver riscontrato grande successo nelle precedenti. E’ davvero un villaggio formato da diverse “casette”, ciascuna contenente un’esposizione su un progetto innovativo per il mondo dei processi produttivi e dei suoi materiali.

Materials Village 2016

Materials Village 2016

Materials Village è considerato l’hub di Material ConneXion, il maggiore centro internazionale di ricerca e consulenza su ciò che sta alla base del futuro, potenziale ecodesign: i materiali innovativi e sostenibili allo stesso tempo. E’ grazie a ciò che costituisce fisicamente un oggetto funzionale che un progetto può dirsi durevole, ed è la ricerca su queste “fondamenta” oggi più che mai indispensabile, perché il rispetto dell’ambiente non sia un semplice slogan ma una possibilità reale di produrre eccellenza sull’utilità e non soltanto sull’estetica, qualcosa che sia green da dentro e non solo in superficie.

Materials Village, l'edizione passata

Materials Village, l’edizione passata

 

Material ConneXion ha sedi a New York, Tokyo, Bangkok, Daegu, Skövde, Bilbao, Copenaghen e Hong Kong. La divisione italiana è nata nel 2002 e ha sede a Milano dove svolge attività di consulenza, promozione e formazione per ogni tipo di realtà produttiva e progettuale. Inoltre ospita un’archivio, una library fisica di oltre 4000 materiali, di cui ne tiene in esposizione circa 2500.

In occasione del Fuorisalone 2016, l’edizione accresciuta ed arricchita rispetto alle scorse sarà anche occasione per presentare le ultime novità di questa utilissima materioteca.

 

La Library di Milano

La Library di Milano

 

Le aziende coinvolte sono pure numerose, oltre trenta tra cui 3M, Beko, Christian Fischbacher, Elits, Gemanco Design, IPM Italia, Merck, Novacolor, Oltremateria, XL EXTRALIGHT, Tileskin. Sono realtà di prestigio internazionale nel settore, che testimoniano gli svariati campi d’applicazione di questi materiali: il tessile, per noi italiani fondamentale data l’importanza mondiale della moda made in Italy, la ceramica, l’architettura, l’interior e furniture design, l’elettrodomestico che ha un ruolo determinante nell’attenzione alla sostenibilità ambientale, il packaging che è protagonista dei consumi quotidiani, l’illuminazione sempre alla ricerca di nuove soluzioni ed effetti, restando nel consumo limitato dell’energia, fino alle finiture.

Il design per il packaging sostenibile

Il design per il packaging sostenibile

 

Segnalo un’installazione speciale di 3M, frutto del connubio creativo tra Design 3M e Stefano Boeri: esempio della perfetta interazione con rilevante esito sostenibile tra architettura, tecnologie dei materiali e scienza applicata.

Ma il programma è assai articolato e non si ferma all’esposizione. Tra i numerosi eventi che attireranno un numeroso pubblico, e non si limiteranno agli spazi di Superstudio, ricordo lo showcooking dello chef Alessandro Borghese; sarà presente in veste di testimonial dell’azienda Beko, leader nell’ambito degli elettrodomestici, e realizzerà dei piatti sul tema del Colore. I giorni interessati saranno il 2-13-15-16 Aprile dalle ore 17.00 alle 20.00, con lo show aperto a tutti i visitatori di Superstudio Più.

Material ConneXion Italia - Library viale Sarca 7

Material ConneXion Italia – Library viale Sarca 7

 

Ci sarà una serata su invito dedicata ai progettisti e agli studi di architettura, iniziativa speciale per coloro che vogliano incontrare designer e architetti, coloro che quotidianamente si trovano a confrontare le differenze qualitative dei materiali. Dalle ore 18 alle 21 di mercoledì 13 aprile.

Il Wasabi utilizzato per la realizzazione di packaging

Il Wasabi utilizzato per il packaging di alcuni prodotti

 

La libreria dello Spazio Ansaldo ospiterà invece un dibattito che verterà sulla tematica Architettura e Materia, tra naturale e artificiale”, con l’Architetto Stefano Boeri e Erick Quint, Chief Design Officer di 3M e altri architetti. Giovedì 14 aprile alle ore 17.00.

Michela Ongaretti

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TOG E OPENDOT. IL DESIGN OPEN SOURCE PER LE DIVERSITA’. Incontro al Fab Lab di via Tertulliano

TOG E OPENDOT. IL DESIGN OPEN SOURCE PER LE DIVERSITA’. Incontro al Fab Lab di via Tertulliano

 

Open Source Design per le diversità: Opendot e TOG Together To Go.

Il design può essere sostenibile non solo per l’ambiente, ma anche per le persone, e la diversità tra le persone. Questa è la missione de “ L’oggetto che non c’è”, presentazione di un percorso ed esposizione dei progetti realizzati da Opendot, TOG e gli studenti delle università coinvolte nell’iniziativa, che si terrà lunedì 22 febbraio presso il Fab Lab di Opendot in via Tertulliano.

Il software per il re-design di Opendot

Il software per il re-design di Opendot

L’oggetto che ora c’è nasce grazie all’unione tra fabbricazione digitale, co-progettazione e autoproduzione, competenze di Opendot, come strumenti di supporto alla riabilitazione e per la disabilità.Per questa grande missione sociale è indispensabile la partecipazione di TOG, con tutta la sua esperienza e le conoscenze cinesiologiche e neuromotorie nell’ambito della riabilitazione neurologica infantile.

La sede di via Tertulliano è FabLab e centro di ricerca unico in Milano, dove la tecnologia digitale, l’artigianato e il design lavorano di pari passo e dove Opendot ha pensato e iniziato a sviluppare il progetto più vasto The Other Design, che ha l’ambizione di poter mostrare un cambiamento nel modo di fare design. Perchè è davvero possibile fare un altro design.

Opendot-Un esempio di co-progettazione, un giocattolo per la riabilitazione

Opendot-Un esempio di co-progettazione, un giocattolo per la riabilitazione

 

Può essere un sistema “inclusivo”, quello di rilasciare in opensource i progetti per facilitare la loro diffusione e quindi amplificare il loro impatto sociale, sarebbe quindi accessibile a tutti coloro che localmente vogliano realizzare un prodotto.

Secondo questo pensiero piuttosto che produrre solo per una funzione, si realizzano oggetti unici, modulabili sulle necessità degli utenti.

Inoltre la personalizzazione e l’accessibilità sono reali incentivando la collaborazione tra progettisti e utenti, insieme possono creare direttamente all’interno dei FabLab, utilizzando tecnologie di fabbricazione digitale.

Operatori TOG al lavoro su un piccolo paziente

Operatori TOG al lavoro su un piccolo paziente

 

TOG, Together To Go, onlus che ha creato nel 2011 un centro di eccellenza per la riabilitazione di bambini colpiti da patologie neurologiche complesse, incontra Opendot con “L’oggetto che non c’è” per studiare e fornire nuovi strumenti utili per l’attività riabilitativa della Fondazione agli operatori, al personale clinico e alle famiglie dei bambini malati

Ma come si sviluppa il percorso di collaborazione?

In tre fasi principali:

La progettazione di un software che permetta agli operatori TOG la scansione dei tutori in gesso per creare un modello formata dalla stampa 3d, più leggero personalizzabile e lavabile . Le nuove tecnologie digitali sono qui utili e indispensabili ai progetti di innovazione ortopedica.

La seconda fase è dedicata al re-design di ausili, sistemi cognitivi e giochi, per la riabilitazione. Parliamo di progettazione allargata di ausili sanitari in cooperazione con operatori famiglie e maker: la ricerca si pone al servizio dell’integrazione sociale dato che i piccoli pazienti con deficit comportamentali, motori o cognitivi, sono aiutati nell’apprendimento di gesti e movimenti specifici per dare loro maggiore autonomia e favorire quindi le attività quotidiane.

TOG-e-Opendot

Infine si è attuato un piano di co-progettazione con alcune università per affrontare il tema della disabilità, utilizzando l’approccio maker. Hanno partecipato NABA e Domus Academy – in collaborazione con IKEA – attraverso corsi di co-progettazione allargata con genitori e figli che presentano le loro necessità necessità reali di funzione degli oggetti della vita quotidiana. Ha contribuito anche Niel Liesmons dell’Università di Gent con la sua tesi di Master “Custom Seating”, sulla semplificazione, ed economicità degli strumenti, di progetto e produzione di oggetti su misura.

TOG-TOGETHER TO GO (TOG) Onlus è un’organizzazione di utilità sociale. Nella sede di Viale Famagosta 75 a Milano c’è un Centro di Eccellenza per la riabilitazione di bambini colpiti da patologie neurologiche complesse, Unica struttura in città che gestisce la riabilitazione complessa che deve essere tempestiva e adeguata quantitativamente e qualitativamente, alla poliedricità dei diversi problemi. TOG svolge una intensa attività di raccolta fondi perché non ha alcuna sovvenzione pubblica o istituzionale e le terapie sono per i pazienti totalmente gratuite.

Vista del FabLab Opendot in via Tertulliano

Vista del FabLab Opendot in via Tertulliano

 

OPENDOT– Prima c’era dotdotdot, dal 2004 a Milano uno studio di progettazione e interaction design. Si è sentita poi l’esigenza di creare laboratorio per la fabbricazione digitale, la prototipazione rapida e la sperimentazione un dei progetti realizzati. E’ a tutti gli effetti un FabLab per progettare e produrre unendo tecnologie digitali e artigianato, a disposizione di tutti, giovani, imprese creative, scuole. La conoscenza che va condivisa secondo la filosofia maker della collaborazione

Lunedì 22 febbraio dalle ore 19, Fab Lab di Opendot, via Tertulliano 70

Michela Ongaretti

La facciata Nord, ph. Alessandro Belgiojoso

La Casa Cerniera visibile da Google Maps, il progetto di VMCF Atelier

 

La Casa Cerniera visibile da Google Maps, il progetto di VMCF Atelier

VMCF Atelier,  Valerio Maria Ferrari e Cinzia Mazzone, progetta la Casa Cerniera .

Esiste una casa ai margini di un bosco, ma la sua caratteristica principale non è quella di nascondersi nella macchia. Basta avere una connessione ed è facile trovarla su Google Earth, nellefotografie aeree e satellitari. Concepita dalla mente progettuale degli architetti Valerio Maria Ferrari e Cinzia Mazzone di VMCF Atelier può appartenere solo ai nostri giorni per la sua facile e studiata localizzazione, nel suo presentarsi come un landmark della zona, accordandosi con le peculiarità del paesaggio esistente. Hanno collaborato al progetto anche gli architetti Alessandro Cattaneo, Aldo Buscio, Riccardo Roberto, e l’ingegnere Piero Gozzi con Archingenio.

Il tetto della casa Cerniera di VMCF Atelier ph. Francesco Clemente

Il tetto della casa Cerniera di VMCF Atelier ph. Francesco Clemente

Quello che caratterizza maggiormente, e permette la facile individuazione aerea di quest’abitazione a Carpignano Sesia, in provincia di Novara, rispondente alle coordinate di Google Maps 45.530989, 8.427462è logicamente la sua copertura.

In stretta vicinanza con gli alberi, a toccare il cielo sono le sue lamiere ondulate di diversi colori per sottolineare l’andamento e l’alternanza delle risaie e dei lotti coltivati.

La casa si colloca al limite urbano del piccolo paese novarese lambito dall’autostrada A26, e questa condizione è stata considerata un deterrente per insediamenti futuri: per questo si è sviluppata l’idea della casa “cerniera”, che rimarrà così come è a testimoniare anche più avanti la configurazione presente del territorio nel quale è inserita.

La Casa Cerniera per come emerge dalla macchia,ph. Alessandro Belgiojoso

La Casa Cerniera per come emerge dalla macchia,ph. Alessandro Belgiojoso

 

La partenza del progetto, per una casa unifamigliare di 300 metri quadrati, è a sua volta basato sull’interpretazione di strutture tipiche e tradizionali per quel paesaggio come le cascine aperte a corte, forma infatti tre spazi aperti grazie alla costituzione di due corpi trapezoidali di diversa altezza intersecati tra loro. I volumi risultano scomposti e riescono ad integrarsi meglio nel verde, ma è la considerazione del risparmio energetico a rendere una versione davvero contemporanea della cascina. La superficie a Sud è aumentata rispetto al passato grazie a questa scomposizione geometrica, in modo da favorire l’accumulo di energia pulita, quella solare.

Un particolare delle aperture nella Casa cerniera di VMCF Atelier, ph. Alessandro Belgiojoso

Un particolare delle aperture nella Casa cerniera di VMCF Atelier, ph. Alessandro Belgiojoso

Come nelle cascine tradizionali ci sono differenze nell’organizzazione degli spazi in base alle funzioni specifiche, così le parti della Casa Cerniera sono strutturate sulle necessità abitative diurne e notturne.

Quasi tutti i locali sono su un unico livello, tranne un solaio per la zona giorno e un soppalco nella zona notte, a movimentare in altezza le facciate Sud e Nord.

La facciata Nord è caratterizzata da una sottile cortina di canne di bambù nell’accesso al piano superiore, questo permette un contrappunto più morbido al colore grigio dei muri esterni, sui quali si nota un disegno bianco di linee verticali e bordi orizzontali, che continua anche nel corrimano e sulle ringhiere del terrazzo.

La facciata Ovest, ph. Alessandro Belgiojoso

La facciata Ovest, ph. Alessandro Belgiojoso

 

Il tetto amplifica il senso del gioco cromatico nella sua individuazione da lontano: le lamiere rettangolari sui trapezi di base richiamano la visuale aerea degli appezzamenti agricoli e le tipiche coperture di emergenza per pollai e rimesse.

Un motivo grafico visto dall’alto che conferma la vocazione contemporanea di una struttura basata sulla tradizione architettonica, sulla sua valorizzazione con la tecnologia del presente.

La facciata Nord, ph. Alessandro Belgiojoso

La facciata Nord, ph. Alessandro Belgiojoso

Abbiamo già parlato di Valerio Maria Ferrari durante il Fuorisalone 2015 per l’installazione Operafood presso i cortili dell’Università Statale, che presentava il progetto globale, in progress da alcuni anni, Visual Music Facilities Theatre, un teatro di nuova concezione per l’opera e il teatro musicale.

Laureato al Politecnico di Milano, non si è limitato all’architettura ma la sua esperienza ha spesso sconfinato nel territorio delle scenografie teatrali e delle installazioni artistiche. Il suo studio VMCF ATELIER- Virtual Machine Concept Facilities nasce nel 2003 proprio da questa poliedrica vocazione.

Parigi, appartamento progettato da Valerio Maria Ferrari

Parigi, appartamento progettato da Valerio Maria Ferrari

 

E’ da sempre fortemente interessato ai sistemi dell’arte: assistente di Piero Faggioni per la scenografia e la regia d’opere liriche in teatri internazionali come il Teatro alla Scala di Milano, l’Opera Garnier di Parigi, il Covent Garden di Londra, il Metropolitan Opera of New York e ha lavorato con il pittore e architetto Roberto Sebastian Matta tra il 1990 e il 1993. Inoltre ha tenuto seminari di Estetica alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

Nel giugno del 2011 ottiene la copertina del prestigioso magazine internazionale Interior Design (USA)con un progetto di interior per un appartamento duplex a Parigi.

Un rendering dell'Hotel Jing Li, VMCF Atelier

Un rendering dell’Hotel Jing Li, VMCF Atelier

 

Dal 2011 Ferrari inizia a lavorare per la metropoli cinese di Chongqing, prima direttore del dipartimento internazionale nello studio di architettura Yuandao, dal 2013 partner dello studio Huazhu di Xiangbei Li.

Di quest’ultimo periodo segniamo l’hotel Jing-Li e il Cultural Plaza Nanbin Lu Ertang, un parco di 72000 mq dedicato all’arte e all’educazione.

L’architetto Cinzia Mazzone si è laureata presso il Politecnico di Milano con una tesi interdisciplinare sul concetto della rappresentazione in architettura, a cui collabora il docente di filosofia teoretica all’Università Statale Carlo Sini. Nel 2001 segue un corso presso l’École des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS) di Parig con E.Michaud docente di teoria e ideologia dell’arte, ed inizia ad occuparsi della relazione tra architettura, filosofia e arte. Ha collaborato col prof. Luigi Cocchiarella al corso integrato di Rappresentazione alla Facoltà di Architettura del Politecnico

Nel biennio 2007-200808 coadiuva l’architetto Silvia Dainese ai workshop estivi di progettazione dell’Università IUAV di Venezia. Sempre nel 2007 fonda la rivista d’arte e architettura D’Ici-làcon Valerio Ferrari (ed è un collaboratore dello studio VMCF),Jean-Paul Robert e Brigitte Mestro. Nel 2009-10 collabora ai corsi di disegno del prof. Gabriele Pierluisi presso la Facoltà di Design del Politecnico di Milano.

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Westway Architects: nuova vita alle case di ringhiera tra Porta Nuova e Porta Garibaldi

Westway Architects: nuova vita alle case di ringhiera tra Porta Nuova e Porta Garibaldi

Westway Architects di Luca Aureggi e Maurizio Condoluci: Nuova vita alle case di ringhiera tra Porta Nuova e Porta Garibaldi.

La vecchia Milano è quella delle case a ringhiera, degli edifici a corte, anche se non ne sono rimasti in tanti tra Porta Garibaldi e Porta Nuova. In questa zona protagonista è la nuovissima Milano, quella dei grattacieli, dell’Unicredit Pavilion e del Bosco Verticale.

 

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L’intervento di Westend Architects in via Montegrappa Vista del cortile dall’ingresso

 

In viale Montegrappa 16 la situazione è però diversa. Qui abbiamo notato un palazzo modernissimo ma rispettoso della sua identità passata. Il fabbricato risale al 1882 ed era un’abitazione popolare destinata all’affitto, ha subito da poco un originale intervento diristrutturazione realizzato dallo studio romano Westway Architects, alias gli architetti Luca Aureggi e Maurizio Condoluci.

Quello che ci pare un makeover deciso è in realtà un tentativo ben riuscito di unificare il passato e il presente, ( è la missione presente e futura dell’architettura a Milano) e lo scopriamo man mano ci addentriamo nei suoi spazi.

La facciata dell'edificio in via Montegrappa16 a Milano

La facciata dell’edificio in via Montegrappa 16 a Milano

 

L’ edificio ora visibile è risorto letteralmente dalle ceneri del vecchio, demolito, e sarà destinato ad uso residenziale e commerciale. Nel progetto e nella realizzazione l’ attenzione è stata massima in termini di rispetto dei vincoli paesaggistici e storici: la facciata è certamente nuova ma ha mantenuto il canone estetico dell’epoca costitutiva originaria, l’unica concessione al contemporaneo e tocco della personalità degli architetti viene dalla pelle di vetro che racchiude i due piani superiori, innalzati in allineamento con gli edifici limitrofi. Maurizio Condoluci osserva che l’inserto in vetro serve soprattutto a rompere il rigore monotono dello stile ottocentesco, e anticipa volutamente da fuori gli aspetti progettuali interni di estrema contemporaneità sia estetica che funzionale, “impianto distributivo interno, caratteristiche costruttive, materiali, standard abitativi, prestazioni energetiche elevate fino alla destinazione d’uso mista”. Ci viene indicata la garanzia degli standard di sostenibilità, e ci auguriamo che sempre più la nuova edilizia posso accogliere questo stimolo, attraverso la certificazione energetica CENED in Classe A l’adozione di soluzioni costruttive e tecnologiche innovative.

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Laristrutturazione in via Montegrappa 16 a Milano la corte dall’alto con i due occhi

 

Varcato il portone ed entratinella corte rimane il senso di accoglienza e protezione dei palazzistorici, come pure è mantenuta la continuità nella presenza del vecchio ballatoio,la ringhiera di un tempo che divide in porzioni orizzontali le facciate interne, trasformata però in una copertura calpestabile a separazione del piano terra, ad uso commerciale, dalla zona residenziale dal primo fino al quarto o sesto piano, a seconda dei diversi corpi di fabbrica. Un elemento decorativo ed equilibrante di questo elemento orizzontale è rappresentato da due alti alberi inseriti come a bucare quella copertura in due grandi fori ellittici, come occhi. Su questa visuale si affacciano i 25 appartamenti del complesso.

Westway Architects - Edificio Viale Montegrappa , vista della corte con i diversi corpi di fabbrica

Westway Architects – Edificio Viale Montegrappa , vista della corte con i diversi corpi di fabbrica

Intento estetico primario del progetto è stato movimentare e aprire la vista in orizzontale e in verticale, togliendo all’impianto originario quell’effetto di chiusura dall’interno delle singole soluzioni abitative. Per questo motivo i corpi di fabbrica perimetrali alla corte hanno altezze differenti e larghi terrazzamenti. Ci spiega Aureggi che per fare percepire ai piani inferiori una “spazialità dilatata”, si passa dall’esterno verso l’interno partendo dalla leggerezza alla densità, all’opposto di quanto avviene verso l’esterno del complesso.

Westway-Architects-Uno-sguardo-verso-lalto

Westway Architects. Uno sguardo verso l’alto

 

All’interno si notano i rivestimenti in legno fino al terzo piano, e in pietra di Bedonia dal quarto al sesto. Dal primo piano i ballatoi ci sono ancora ma non sono più aree condominiali pubbliche, ora privati con una porta d’accesso, sono spazi esterni abitabili. Così le case di ringhiera diventano moderne abitazioni più funzionali e dal comfort visivo e percettivo non paragonabili al passato, in comunicazione con il verde delle terrazze e quello delle zone comuni piantumate.

Anche gli appartamenti, di diversa dimensione e tipologia, sono molto curati nei dettagli dei materiali e delle finiture di pregio e la distribuzione funzionale è stata adattata ad una moderna spazialità. Personalità sofisticata è data inoltre dagli arredi di design contemporaneo come le le cucine Boffi e le pareti scorrevoli in vetro Rimadesio.

Un ritratto di Luca Aureggi e Maurizio Condoluci- Westway Architects

Un ritratto di Luca Aureggi e Maurizio Condoluci- Westway Architects

 


Tra i giovani italiani della nuova generazione di progettisti, il duo ha conquistato stima e completezza nel panorama odierno, dimostrate da dieci anni di attività testimoniata da realizzazioni complesse e innovative. Citiamo la risistemazione delle cantine e degli
edifici industriali del complesso Santa Margherita a Portogruaro, il concept per l’area food di Blomingdale a New York, l’auditorium del Gruppo Caltagirone a Roma, gli uffici di Cementir Holding a Roma e di Italiana Costruzioni a Milano, inoltre hanno sviluppato molti interventi nel retail, ad esempio gli stores Nike, e nell’edilizia residenziale privata.Lo studio di architettura Westway Architects è stato fondato da Luca Aureggi e Maurizio Condoluci, a Roma nel 2005, ha un sede a Roma e una a Milano. Il nome nasce dalla fondante esperienza professionale e di vita negli States.

fotografie di Moreno Maggi

Michela Ongaretti

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Mungo: silicone ed ecodesign per l’arte di Luca Moretto, al Fuorisalone2015

Mungo: silicone ed ecodesign per l’arte di Luca Moretto, al Fuorisalone2015

MUNGO Italia al Fuorisalone 2015 con Luca Moretto . Manca sempre meno agli eventi di design del Fuorisalone 2015 di Milano e tra i protagonisti dell’eccellenza italiana non ci sono solo arredatori, ma anche aziende leader nella produzione innovativa delle materie prime, che servono per la realizzazione dei progetti di design, e sono fondamentali e insostituibili nello sviluppo della ricerca artistica. Parliamo di Mungo Italia, azienda che ha fornito i siliconi per la realizzazione delle opere dell’artista Luca Moretto, in mostra durante la Design Week e nel primo mese di Expo 2015 presso lo Spazio Tadini di via Jommelli 24. I prodotti Mungo, applicati alle opere dell’artista si potranno vedere anche allo spazio Seventy di via Pontaccio e al negozio Seventy di via Manzoni.

mostre Luca Moretto

Se Mungo Italia finora aveva nell’Arte il ruolo della messa in sicurezza, fissava i capolavori contemporanei, oggi è accolta da Moretto per entrare a pieno titolo nella realizzazione dell’opera, che si sviluppa in osmosi e rigenerazione dei ruoli: il mondo concreto entra nel mondo delle idee, e viceversa.

La filosofia di Mungo si lega indissolubilmente ai valori espressi dalle opere, che Moretto crea operando sui pezzi di ecodesign dell’azienda di produzione Staygreen, in cartone a doppia onda. L’idea di questo lavoro necessitava di siliconi con particolari colorazioni, che rispondessero al concept ecosostenibile nel suo insieme.

L’ad Mauro Leoni di Mungo ha risposto positivamente ed in maniera entusiastica alla ricerca di Moretto, dimostrando ancora una volta come l’Arte e il mondo produttivo non vivano su pianeti diversi, ma possano di concerto costruire un universo con la creatività e la tecnologia a reciproco sostegno. Si propone quindi l’utilizzo della nuova linea di polimeri ecosostenibili mappati LEED, tra i quali una gamma completa di siliconi con tutte le colorazioni possibili e immaginabili, impiegabili anche come pittura.

Expo si sta sviluppando sul ragionamento di una possibile economia dei consumi, e del cibo, nel rispetto e compatibilità con l’Ambiente, e Mungo è presente nel catalogo SI Expo (Sostenibilità e Innovazione) sugli edifici che racchiudono realmente e metaforicamente i sei mesi caldissimi per la Milano del 2015, allo stesso modo Mungo è orgogliosa di promuovere, e portare avanti nella ricerca, il proprio contributo all’ecosostenibilità del pianeta.

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Luca Moretto – Sintesi (silicone Mungo su tavola, 2013)

Moretto lavora il silicone in maniera spregiudicata: una sostanza industriale come se fosse marmo, come se fosse qualcosa che nonostante la veste estremamente contemporanea, sia inserita in una dimensione universale, in un tempo dilatato e in tal senso funziona la collaborazione con Mungo: un prodotto studiato per la durevolezza senza impatto negativo sull’ambiente, che resiste ai cambiamenti come l’idea artistica resiste alle mode. Il fatto che questi siliconi siano per l’artista colorati in modo esuberante è invece un’inno alla tecnologia felice e “umana”( o umanistica, che pone al centro l’uomo)simbolo dell’arte che vince sulle difficoltà dellavita, anzi è antidoto e oasi di bellezza, della possibilità di un’esistenza armonica tra le sue diverse componenti, le sue diverse funzioni.

JW Marriot Marquis Hotel Dubai costruito con materiali Mungo

JW Marriot Marquis Hotel Dubai costruito con materiali JW Marriot Marquis Hotel Dubai costruito con materiali Mungo

L’azienda svizzera multinazionale è leader nella progettazione, sviluppo e produzione di tecnologie e prodotti per il fissaggio, sigillatura e isolamento termo-acustico, ed è presente in oltre 50 paesi nel mondo.

La tecnologia nel fissaggio è la linea guida da più di quarant’anni, con l‘obiettivo di progettare e sviluppare costantemente nuovi prodotti per le utenze professionali più evolute, che siano aderenti alle normative europee crescenti dedicate al settore. L’ottobre del 2003 vede la nascita di Mungo Italia, con la sua “rivoluzione arancione”, dal colore del logo. Si impegna nel produrre prodotti di fissaggio di alta qualità, ma anche soluzioni applicative d’avanguardia. Per merito dello staff manageriale di pluriennale rilevanza, dell’innovatività del progetto, e della partnership con i migliori rivenditori professionali, con cui crea di volta in volta nuove strategie di business, la sezione italiana diventa la punta di diamante dell’azienda.

Skolkovo Moscow School Management Adjaye Associates Alucobond ACM, Mosca-Russia costruita con materiali MungoSkolkovo Moscow School Management Adjaye Associates Alucobond ACM, Mosca-Russia costruita con materiali Mungo

La comunicazione interessa non soltanto ciò che di nuovo esce sul mercato; è mirata al cliente anche nel tentativo di coinvolgerlo nelle situazioni in cui Mungo partecipa legate al gusto, all’arte e alla sua gioia di vivere, come nel caso di Moretto.Mungo in tedesco significa Mangusta e proprio come questo animale l’azienda saadattarsi al cambiamento in tutta velocità, donando energia positiva. Il coraggio di portare avanti un miglioramento continuo e la passione sono tra le sue core values, unite ad una fiducia nell’ intelligenza umana (tra cui quella creativa) e nel suo progresso, rara di questi tempi.

LEED®, Leadership in Energy and Environmetal Design, è un sistema di certificazione degli edifici che viene applicato in oltre 140 Paesi nel mondo. Afferma Mauro Leoni: “Sicuramente il progetto LEED rappresenta uno dei progetti più innovativi in assoluto di Mungo e lo si vede dal fatto che, dal 2012, ci siamo impegnati come centro di competenza LEED a promuovere questo protocollo nel comparto delle costruzioni e nella filiera del serramento”.

New production machine and production process at Exchem on 14/11/05

Bombolette LEED Mungo utilizzate da Luca Moretto

Oltre a presentare una gamma di prodotti mappati LEED, Mungo diventa così un riferimento per i requisiti di sostenibilità ambientale e qualità di nuovi materiali e componenti, che interessa progettisti come architetti o designer.

Accompagnerà con quel coraggio citato le innovazioni nell’ambito dell’edilizia, la cui sfida sempre più pressante è il risparmio energetico: l’ecosostenibilità non è data solamente dal riciclo o dall’utilizzo di sostanze naturali, comunque alla base dei siliconi, ma può nascere dalla capacità di isolamento nell’architettura. La sigillatura di infissi per porte e finestre rappresenta la possibilità di minimizzare l’impatto del riscaldamento. Mantenere un ambiente isolato è una missione nuova e attuabile attraverso lo sviluppo delle recenti tecnologie di Mungo.

Color Drops-Mini Rosso Scuro di Luca Moretto (silicone su cartone 2014)

Color-Drops-Mini-Rosso-Scuro-di-Luca-Moretto-silicone-su-cartone

In questo modo l’Architettura ha nuove possibilità realizzative per strutture esterne con la nuova generazione di fissativi: lo sviluppo di materiali nuovi stimola creatività nuove, la natura artistica e quella scientifica e razionale dell’uomo si incontrano ancora una volta.

Michela Ongaretti