Natividad di Manu Invisible in Piazza Duomo

Street Art sulle barriere antiterrorismo. Un’occasione poco sfruttata dal Comune di Milano

Street Art sulle barriere antiterrorismo. Un’occasione poco sfruttata dal Comune di Milano

 

Durante le feste natalizie uno spettro si aggirava per Milano. Quello del TerrorismoDopo l’episodio di Berlino del 19 dicembre, il Comune ha pensato di piazzare alcuni new-jersey antisfondamento nei punti nevralgici e di maggior transito di persone della città. La necessità di impedire l’ingresso a qualunque mezzo si è però subito trasformata in una possibilità per gli street artists di esprimere la propria creatività in maniera legalizzata, anzi con l’invito esplicito delle autorità a ricoprire di graffiti le barriere anticarro.

 

Una barriera anticarro decorata in Piazza Duomo

Una barriera anticarro decorata in Piazza Duomo

 

Tutto è partito da Piazza Duomo, allargandosi a macchia d’olio con gli interventi sull’asse verso la Darsena, poi nella zona, sempre ritenuta ad alto rischio attentati, tra il quartiere Isola e piazza Gae Aulenti.

 

Streetart sui new jersey. Vista da Piazza Fontana verso Palazzo Reale

Street art sui new jersey. Vista da Piazza Fontana verso Palazzo Reale

 

Leggo da fonte ANSA che si tratta di “ Un’iniziativa del Comune di Milano per scongiurare la paura del terrorismo con l’arte”.

A parte che la funzione dell’arte non mi pare sia quella di scongiurare timori, per quanto per qualcuno la bellezza può avere una funzione consolatoria sulle brutture del mondo e dei new-jersey in cemento in zone ricche di beni architettonici di pregio, e a parte che queste strutture non sembrano dare una gran parvenza di reale sicurezza in presenza di un kamikaze ben camuffato da turista, il risultato di questa operazione artistica lascia un po’ a desiderare.

 

Murale di Max Gatto verso Piazza Cordusio

Murale di Nemesi in Piazza Duomo verso Piazza Cordusio

 

Il patrimonio artistico della città poteva davvero arricchirsi se si fossero coinvolti artisti che presentassero ai passanti un progetto interessante, magari con un concorso pubblico rivolto a chi proponesse immagini ben costruite con la perizia tecnica di chi ha padronanza delle principali tecniche artistiche usate nella street art, stencil e bombolette al servizio di contenuti identificativi di una ricerca, realizzati con lo stile maturo di molti protagonisti della scena urbana.

 

Natividad, il murale di Manu Invisible in Piazza Duomo a Milano

Natividad, il murale di Manu Invisible in Piazza Duomo a Milano

 

Invece in pochi giorni la fretta ha colmato queste “pareti libere”, senza una logica di valorizzazione delle forze creative cittadine, ma con l’illusione di un lavoro ben fatto notato dalla popolazione. Ecco le parole dell’assessore alla Sicurezza Carmela Rozza : “abbiamo deciso di partire con l’iniziativa subito dopo la cattura di Anis Amri a Sesto San Giovanni, per far vivere un Natale più sereno ai cittadini nonostante l’insidia terrorismo”.

Il fine è politico e sopra ad ogni cosa, se pensiamo che la vista di molti di questi murales è coperta parzialmente dalle barriere in ferro e dai cartelli stradali che invitano al passaggio laterale, come ben si vede in Piazza Fontana.

 

Difficile scorgere un murale dietro la segnaletica in Piazza Fontana

Difficile scorgere un murale dietro la segnaletica in Piazza Fontana

 

Non è privo di una certa grazia, per quanto non eccezionale, l’intervento in Piazza Duomo di Manu Invisible, lo street artist sardo che si presenta con una maschera nera lucida , residente da un mese e mezzo in città e qui presente con altre opere. Nella piazza centrale Manu ha realizzato “Navidad”, una sorta di Presepe che simboleggia la Famiglia con i profili di due renne, madre e figlio, colorati al loro interno seguendo sfumature cromatiche. L’artista definisce il soggetto come metafora del calore famigliare in un “periodo storico colmo di crudeltà e violenza”, inserendosi coerentemente nel programma demagogico della giunta comunale.

 

Il cosiddetto gatto del New Jersey in Piazza Fontana

Il cosiddetto gatto del New Jersey in Piazza Fontana

 

Manu Invisible è intervenuto anche sulle barriere di Piazza Fontana, accanto ad un gatto in bianco e nero firmato Jennifer che copre solo una piccola porzione del cemento armato, e con un pappagallo e vegetazione tropicale ai piedi del Bosco Verticale, uno dei più nuovi ed imponenti edifici residenziali della renovatio urbanistica tra l’Isola e il centro Direzionale verso Porta Garibaldi, progettato da Stefano Boeri. 

 

Il pappagallo di Manu Invisible sotto al Bosco verticale, foto ANSA

Il pappagallo di Manu Invisible sotto al Bosco verticale, foto ANSA

 

Altri street artists protagonisti dell’iniziativa comunale che segnalo sono: Frode con la raffigurazione di un riccio “simbolo di amicizia e spensieratezza”, e Berto 191 con il suo paesaggio boschivo tra il cemento.

Certo non è tutto inutile dal punto di vista della sicurezza, almeno non potrebbe passare un camion come a Berlino con la tragedia dei dodici morti e quaranta investiti; tutti sono interventi che perlomeno alleggeriscono la vista delle strutture, ed è sicuramente lodevole il tentativo di rendere meno opprimente, di sdrammatizzare la presenza non solo dei new jersey ma dei militari in tenuta mimetica, mitra e camionetta nelle diverse postazioni. Però l’augurio è che la cosiddetta operazione “Muri Sicuri”, parte del complessivo e più continuativo piano “Muri Liberi”, non resti soltanto la disponibilità di metri da riempire, ma diventi un terreno d’azione per writer italiani ed europei con un progetto site specific più strutturato, che presenti esempi di qualità.

 

Fronde tropicali sulle barriere di Piazza Fontana

Fronde tropicali sulle barriere di Piazza Fontana

 

Grande, indiscriminata libertà è lasciata ai graffitari con l’unico limite di non essere offensivi verso religioni, paesi, persone ed organi di Stato, mentre ci si aspetterebbe una mobilitazione artistica che davvero faccia pensare prima ai soggetti raffigurati che al loro supporto.

Per fortuna questo è solo l’inizio, sul sito del comune di Milano è disponibile l’elenco completo delle pareti disponibili. Con l’augurio di vedere delle aree investite da un vero e proprio progetto.

 

Da PiazzaVerso via Orefici, il murale di La Pupazza

Da PiazzaVerso via Orefici, il murale di La Pupazza

 

Per ora posso solo dare informazione del posizionamento dei new-jersey di “Muri sicuri”, pensando che se dovesse verificarsi quanto previsto e accettato comunemente nella storia dell’arte di strada, cioè un futuro intervento copra senza regole quanto già lasciato allo sguardo, questo possa essere uno stimolo a nuove visioni.

Trovate le barriere: in Via Dante – Piazza Cairoli, Via Dante – Via Meravigli, Piazza Duomo – Via Mazzini, Piazza Duomo – Via Manzoni ,Piazza Duomo – antistante via Carminati, Piazza Duomo – Piazza Fontana, Piazza Gae Aulenti – Via De Castillia, Piazza Gae Aulenti – Corso Como, Largo Gino Valle (area Portello), Piazza Cantore – Viale Papiniano, Piazza XXIV Maggio (lato Darsena).

Michela Ongaretti

 

Dante e la Terra Cava, opera di Giovanni Manzoni Piazzalunga

Dante pop a Ravenna. 33 volte il suo volto, per una identità contemporanea

Dante pop a Ravenna. 33 volte il suo volto, per una identità contemporanea

 

Un mito letterario italiano, un incubo per alcuni studenti, il poeta italiano più tradotto al mondo. Indimenticabile Dante.

Certo memorabile per le sue parole da parafrasare, detto fuor di  metafora, e per la potenza delle immagini evocate da esse, ha pure avuto un volto umano, visto in poche rare immagini ben più simboliche che descrittive. Pure memorabile la descrizione di Boccaccio, secondo quel clichè che genererà una tradizione iconografica costruita attraverso tratti più psicologici che reali, da cui Raffaello nelle Stanze vaticane elabora il ritratto del sommo poeta torvo e spigoloso.

 

Una sala dedicata alla mostra Il volto di Dante, dal chiostro della biblioteca Oriani

Una sala dedicata alla mostra Il volto di Dante, dal chiostro della biblioteca Oriani

 

Il genio esule ha lasciato questa terra mortale dalla città di Ravenna, oggi mobilitata per mostrare quell’immagine attraverso l’opera di 33 più uno artisti come il numero dei canti per cantica della Divina Commedia.

L’esposizione “Il volto di Dante. Per una traduzione contemporanea” presenta opere che ritraggono il viso di Dante nelle diverse discipline e tecniche, le più congeniali agli artisti provenienti per la maggior parte dal contesto della street art milanese, in prevalenza opere grafiche con incursioni nel mondo del fumetto, passando dal mosaico a technogel fino alla tape art e al pane come materiale plastico.Il volto antico e tuttora misterioso celebrato per la sua eredità nel contemporaneo dai protagonisti dell’arte più recente.

 

Dante e la Terra Cava, opera di Giovanni Manzoni Piazzalunga

Dante e la Terra Cava, opera di Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

La mostra è inserita nel progetto annuale IDDante, comprensivo di workshop letterari, visite guidate e altre iniziative, ideata e prodotta da Bonobo Labo di Marco Miccoli e curata da Maria Vittoria Baravelli. Ha inaugurato il  18 settembre presso la Biblioteca di Storia Contemporanea Oriani, adiacente alla tomba di Alighieri, e sarà visitabile fino al 23 ottobre.

 

Il dante di No Curves nella cornice storica ravennate

Il Dante di No Curves nella cornice storica ravennate

 

Il volto di Dante secondo la visione di un artista contemporaneo è già presente nelle sale con l’opera di No Curves donata al Comune di Ravenna nel 2014 per il festival di Street Art Subsidenze: a formare l’effigie solenne diverse linee ed angoli retti in nastro adesivo colorato, pop nel materiale ma solenne nella sua costruzione geometrica, come a suggerire la potenza visionaria della poesia incastonata in una struttura metrica precisa.

 

IdDante, l'opera di IRNZ

IdDante, l’opera di IRNZ

 

Per l’occasione di ID Dante è invece osservabile all’interno della mostra la ricostruzione dell’effigie reale del poeta, attraverso il lavoro di ricostruzione facciale coordinata dal Prof. Giorgio Gruppioni del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna (Campus di Ravenna), in base allo studio delle ossa del cranio dal calco, operato da Fabio Frassetto nel 1921, ricognizione scientifica resa possibile da un atto di disobbedienza, ora potremmo dire civile,  al veto di Corrado Ricci, allora direttore generale delle antichità e delle belle arti.

 

Il volto di Dante Alighieri secondo la ricostruzione facciale dell’Università di Bologna

Il volto di Dante Alighieri secondo la ricostruzione facciale dell’Università di Bologna

 

Nel giardino le rondini giganti e coloratissime di Cracking Art, messaggere di buone nuove, sono l’anima più gentile della mostra perchè la vendita di piccole sculture degli stessi uccelli in volo supporterà la raccolta fondi per la digitalizzazione di testi danteschi di inizio novecento, favorendo così la difficile consultazione oggi. E’ l’arte che rigenera l’arte”, secondo il progetto dedicato.

 

Le rondini di Cracking Art nel cortile

Le rondini di Cracking Art nel cortile

 

Un secondo intervento di street art, in senso più tradizionale, viene dalla partecipazione del brasiliano Kobra con il suo murale su e per Dante molto vicino alla Tomba con i resti mortali, ma durante l’anno sono in programma altri interventi di questo tipo nella città romagnola, ad opera di Max Petrone e Pixel Pancho.

 

Kobra accanto ad un dettaglio del suo murale

Kobra accanto ad un dettaglio del suo murale

 

Gli artisti in mostra sono Ale Giorgini, Alessandro Pautasso, Alessandro Ripane, Alex Angi – Pablo Bermudez, Basik, Camilla Falsini,Carlos Atoche, Carolina Ricciulli, Daniele Tozzi, Diavù, Davide Fabbri, Francesco Poroli, Giovanni Manzoni Piazzalunga, Giuseppe Gep Caserta, Il Pistrice, Kicco Cracking, LRNZ , Luca Barberini, Marco Sodano,Marco Veronese, Max Petrone, Massimo Giacon, Matteo Lucca, Nemo’s, No Curves, Pao, Pixel Pancho,Renzo Nucara, Riccardo Guasco, Rita Petruccioli, Simone Massoni, Stefano Babini, Stefano Perrone, Van Orton design.

 

Le sculture di cracking Art per la digitalizzazione di testi danteschi

Le sculture di cracking Art per la digitalizzazione di testi danteschi

 

Non posso in questa sede soffermarmi su ogni artista, anche se in molti meriterebbero una menzione, ma desidero spendere qualche parola su alcuni lavori interessanti per la tecnica e la visione del tema interpretati con una spiccata personalità artistica.

Ricordo Giovanni Manzoni Piazzalunga, per la qualità grafica nel definire i tratti somatici dantiani  secondo l’iconografia tradizionale, che si colora di pochi simbolici toni come il rosso della veste e il verde dell’alloro, la gloria e l’autorevolezza del suo intelletto. Questa visione del profilo di Dante si sdoppia rompendo il guscio nel quale è inscritta: l’effigie speculare custodisce il segreto della teoria della Terra Cava, secondo la quale il poeta si riferisce all’ambiente del Centro della Terra di verniana memoria, quando inventa l’Inferno della Divina Commedia. Mistero che attraversa i secoli fino alla contemporaneità.

 

Il lavoro di Max Petrone per IdDante

Il lavoro di Max Petrone per IdDante

 

Ancora Max Petrone pensa alla prima cantica nella pittura pop dai colori iridescenti che descrive il terribile volto dantiano della scultura di Enrico Pozzi in S. Croce a Firenze, pallido e accigliato pare ergersi dal fondo nero e senza speranza di redenzione dell’Inferno, rivela la sua umanità versando lacrime nello spazio buio.

 

Il Dante metropolitano di Pao

Il Dante metropolitano di Pao

 

Sempre più verso il pop ma uscendo dai binari della bidimensionalità Pao indaga il senso figurativo della “pietra miliare” già dai panettoni delle strade milanesi. L’arredo urbano che diventa tela ad accogliere l’opera che si crea e si fruisce nello spazio pubblico, qui con il volto di Dante dalla dolcezza di un cartoon stupito a cospetto della presenza dei passanti come fossimo anime dannate , trasforma un punto di passaggio in luogo di osservazione.

 

Il volto di Dante secondo Massimo Giacon

Il volto di Dante secondo Massimo Giacon

 

Dal mondo bizzarro di Massimo Giacon emerge inaspettatamente il volto disegnato di un Dante timido e riflessivo, non solo la Commedia ma l’onirica angelica(ta) filosofia del Dolce Stil Novo nei pensieri trattenuti entro la cortina degli occhi chiusi, alle spalle quel che appare semplicemente il suo Inferno, è con più raffinatezza rappresentato dalla visione cosmica e terrena del poeta attraverso i quattro elementi, l’acqua (dello Stige?), la terrosa struttura turriforme forse del Purgatorio, le lingue del fuoco ( di sicuro infernale), lasciano sognare il nasuto tra le spirali d’aria delle nubi paradisiache.

 

Il Dante di Carolina Ricciulli

Il Dante di Carolina Ricciulli

 

Ricordo infine che la casa Editrice Longo pubblicherà un catalogo con tutte le opere in mostra accompagnate da testi sulla figura intellettuale di dante e la sua influenza sulla nostra cultura.

 

IL VOLTO DI DANTE

PER UNA TRADUZIONE CONTEMPORANEA

18 settembre – 23 ottobre

Biblioteca di Storia Contemporanea “Alfredo Oriani”, via Corrado Ricci, 26 Ravenna

 

Dal Lunedì al sabato 9:00/13:00 – 15:00/19:00

Domenica 15:00/19:00

 

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito

www.iddante.com

E la pagina www.facebook.com/iddante

 

Aqua Creations negli spazi di Superstudio Più durnate il Fuorisalone 2011

Superstudio Più in via Tortona: una location nella Storia di Milano e del Fuorisalone

 

 

Superstudio Più in via Tortona: una location nella Storia di Milano e del Fuorisalone

A Milano Aprile significa Fuorisalone, oltre che Salone del Mobile: l’attenzione è sul design ovunque, anche per chi solitamente non se ne cura, perché sinonimo di mondanità e curiosità verso la bellezza o l’innovazione. In questa settimana molti occhi sono puntati sul distretto di via Tortona, e tutti pensano a Superstudio Più come location d’eccellenza, che catalizza interesse verso la sua vastissima esposizione.

Il Temporary Museum for New Design al Superstudio Più, edizione 2011

Il Temporary Museum for New Design al Superstudio Più, edizione 2011

 

L’ho sempre trovata memorabile per tre fattori: la qualità con cui sono selezionati ogni anno gli espositori; la continua attività che rende il 27 di via Tortona un crocevia di personalità e prodotti nei vari ambiti del progetto contemporaneo, dalla moda al design e all’architettura, alla comunicazione in diverse occasioni durante l’anno; la superficie molto ampia e duttile dell’ ex edificio industriale, adattabile a diverse esigenze espositive, permettendo la presentazione di una vasta gamma di oggetti e complementi.

La settimana del Salone del Mobile e del Fuorisalone 2016 vedrà presso Superstudio Più la seconda volta di SuperDesign, il format pensato come forma autoriale per raccontare l’innovazione e l’estro dei protagonisti del design.

Islamopolitan al Superdesign Show 2015

Islamopolitan al Superdesign Show 2015

 

Il tema dell’anno è WHITE PAGES, interpretabile in vario modo quale spunto di riflessione per gli espositori nella scelta delle creazioni. Si allude a quello che ancora non è stato scritto, e si invitano le aziende e i designer partecipanti a pensare al modo in cui si possono costruire oggetti per i bisogni di domani, anche con progetti sperimentali.

La storia di Superstudio Più partecipa a quella di un’area di Milano le cui trasformazioni sono determinanti per la vita creativa cittadina, fiore all’occhiello e punto di attrazione internazionale.

Nel 1979 Flavio Lucchini lasciava la di direzione la Condé Nast, e fondava con la moglie giornalista Gisella Borioli la nuova casa editrice Edimoda in in piazza S.Eusebio. Al suo interno l’aveva dotata dei primi studi fotografici multipli, per le proprie pubblicazioni e per le aziende che ne richiedevano l’uso. Era una grande novità perché allora si tendeva a realizzare i servizi in esterno, mentre Lucchini intendeva fotografare gli abiti come pezzi di design,e creava quindi uno stileinsieme ad un bisogno di spazi e luci adeguati.

Aqua Creations negli spazi di Superstudio Più durnate il Fuorisalone 2011

Aqua Creations negli spazi di Superstudio Più durnate il Fuorisalone 2011

 

Un luogo congegnale a questo sviluppo fu trovato in via Forcella, una trasversale di via Tortona, e nei capannoni tra il civico 7 e 13 nacque Superstudio nel 1983 in collaborazione con il fotografo Fabrizio Ferri. Era la “cittadella dell’immagine “ per rendere Milano “un pò più internazionale” per Lucchini, con suoi 18 studi fotografici: aperta ai creativi del settore impegnati prima in studi privati, una scuola per la fotografia, modeling, un’agenzia di produzione giornalistica, studi di produzione e post-produzione, un guardaroba per importanti testate, agenzie fotografiche, oltre a ospitare lo start-up di molte nuove testate e di free-press, essa cresceva quando le attività industriali si spostavano in zone più periferiche e gli edifici una volta occupati venivano smessi e venduti.

Superdesign Show 2015, design di Ivanka copia

Superdesign Show 2015, design di Ivanka

 

Le società diventano due nel 1990, con 13 studi Superstudio13 di Lucchini e Borioli, e Industria Superstudio con i sei studi di Ferri, e intanto il quartiere intorno stava cambiando, accelerando la sua riconversione in attività creative dove gli artigiani rimasti vendevano spazi alle case di moda internazionali, e dove sono oggi presenti diversi showroom, redazioni, scuole di formazione nell’ambito come Image Investment e l’Istituto Italiano di Fotografia.

Nel 1999 l’enorme complesso dell’ex Ansaldo inizia ad esser riqualificato per diventare il Mudec con Chipperfield mentre la General Electrics libera lo stabile al civico 27 di via Tortona come già era accaduto al 33 e 35. Di fronte all’ Ansaldo, Luchini e Borioni trasformano quel complesso in un nuovo polo per la creatività e gli eventi, e lo chiamano Superstudio Più a rafforzare l’idea originaria, foriera di grandi cambiamenti.

Red Star Macalline per SuperDesign Show 2015

Red Star Macalline per SuperDesign Show 2015

 

Nell’edificio la ristrutturazione era necessaria perché la suddivisione era troppo rigida per l’utilizzo come studio televisivo o per eventi affollati, e procede a zone. Nel capannone centrale i pilastri sono sostituiti dai colonne sottili e viene eliminato il tetto a shed tipico della fabbrica, su progetto dell’architetto Giorgio Longoni. Poi il magazzino retrostante diventa una palazzina nuova con una vetrata originale secondo la visione di Lucchini e dell’architetto Marco Sironi; in seguito la struttura a shed con affaccio diretto su via Tortona muta radicalmente per mostrarsi ora come l’edificio in vetro e acciaio su due piani. Last but not least le cabine elettriche su strada e un box sono ora una galleria d’arte su due piani, con la passerella sopra a via Tortona, e la vecchia portineria diventa la direzione con uffici, sopraelevata di due piani.

Temporary-Museum-for-New-Design-2009-Digital-art-SUPERSTUDIO-by-Flavio-Lucchini

Temporary Museum for New Design 2009-Digital art SUPERSTUDIO by Flavio Lucchini

 

Oggi il complesso dal nitido eppur armonioso innesto di architetture ha più di 5000 mq usati come uffici da società del mondo della moda e suoi servizi collaterali, ma il motivo per cui fa parlare di sé sono gli oltre diecimila metri quadri per le diverse espressioni creative, dall’evento White durante le Settimane della Moda a (con)TemporaryArt in concomitanza con il Miart, al MilanoYogaFestival. Durante il Fuorisalone con SuperDesign Show con il Temporary Museum for New Design, Superstudio Più è un universo che attira a sé energia ancor più concentrata che negli showroom e aree adibite a temporary gallery in tutta la zona di via Tortona.

Sakè Bar con OLED Kaneka, installazione nel 2011 a Superstudio Più

Sakè Bar con OLED Kaneka, installazione nel 2011 a Superstudio Più

 

Sono dieci sale indipendenti ma con possibilità di unione a seconda degli eventi: l’Art Point, lil Central Point, e poi Gallery, Loft, Day-Light, Lounge, Dance, Art Gallery, Basement 1, Basement 2, bar ristorante e giardino con le enormi sculture in ferro e acciaio di Flavio Lucchini. Al 27 bis si trova MyOwnGallery, le ex cabine elettriche, voluta da Gisella Borioli dove si producono eventi e attività di scouting per l’arte contemporanea, con particolare risalto alla street art e ai punti di contatto tra arte, moda e design, mentre nel basement si può visitare Under Gallery, galleria-archivio delle opere di Lucchini.

Installazione di Mini negli spazi aperti di Superstudio Più ad Aprile 2011

Installazione di Mini negli spazi aperti di Superstudio Più ad Aprile 2011

 

Vi lascio qualche anticipazione su SuperDesign 2016, senza entrare nel merito degli espositori, e senza guastare la curiosità primaverile.. Solo un accenno alle proposte che puntano su ricerca, straordinario nel quotidiano, sulla possibilità di scelta e sulle contaminazioni, Partendo dalla consapevolezza di tutto ciò che è già stato, e che stiamo assistendo all’evoluzione dell’habitat per il genere umano e per le sue regolescardinate a favore di qualcosa che ancora è in fase di definizione, si chiede di dare un esempio di commistione tra parametri estetici e operativi come classico e avanguardia, industria e artigianato, semplicità e meraviglia tra installazioni museali, padiglioni nazionali, start up, self-design con il pensiero rivolto ai futuri bisogni, le cui soluzioni progettuali non sono ancora scritte.

Superstudio Più, via Tortona 27 Milano

Michela Ongaretti