Una donna veste un kimono tra le instalazioni di Casa Gifu alla MDW2017

Forza e leggerezza di Casa Gifu con Atelier Oï. Fuorisalone 2017 da Amy D

Il Giappone del design internazionale, insieme al lavoro artigianale della tradizione di Seki, nella regione di Gifu. Installazioni, scenografie, coltelli e katane, insieme al design puro degli arredi. Tutto questo lo trovate durante il Fuorisalone 2017 presso la Galleria Amy D, con Casa Gifu II dello studio di architettura svizzero Atelier Oï.

 

Particolari costitutivi del Minoshi Garden alla mostra Casa Gifu alla MDW2017

Atelier Oï alla galleria Amy D. Fuorisalone 2017 con Casa Gifu. Particolari costitutivi in primo piano dell’allestimento Minoshi Garden, ph. Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

Il progetto nasce dalla partnership di Atelier Oï con il governo della provincia di Gifu nel Giappone centrale, e intende valorizzare le risorse uniche delle maestranze artigianali della zona, di antichissima tradizione, attraverso un format creato appositamente per il Fuorisalone di Milano. Non si limita alla salvaguardia delle conoscenze tramandate da generazioni ma si basa sul mutuo e profondo scambio tra manualità e know how artistico e scientifico antico e moderno, cercando dare una luce nuova alle numerose e ancora vive manifatture giapponesi.

 

Una donna veste un kimono tra le instalazioni di Casa Gifu alla MDW2017

Atelier Oï alla galleria Amy D. Fuorisalone 2017 con Casa Gifu. In kimono tra le installazioni, ph. Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

E’ quindi per il secondo anno che Amy D Arte Spazio ospita CASA GIFU , la dimora giapponese ricollocata in maniera effimera nel Brera Design District. Nella galleria di via Lovanio si terrà l’esposizione principale a cura di Atelier Oï che non sarà l’unica: sono infatti ad essa collegate le presenze dello studio giapponese in diverse sedi in città, come Palazzo Bocconi con Louis Vuitton, Artemide in Corso Monforte, l’hotel Four Seasons di via Gesù, e la Posteria di via Sacchi con Laufen Bathrooms. Fuorisalone ma anche Salone del Mobile di cui segnaliamo, sempre con Artemide, la partecipazione di Atelier Oï ad Euroluce 2017, con i gifoï di Hida Sangyo e ancora con scenografie per Usm e Passioni Nature.

L’imprinting scientifico della galleria ancora una volta non ci delude. e per chi varcherà la sua soglia ad aspettarlo ci saranno realizzazioni nate dallo studio approfondito di materiali e tecniche costruttive, con quell’eleganza formale tipica del paese del Sol Levante.

 

Manifattura giapponese alla mostra Casa Gifu alla MDW2017

Atelier Oï alla galleria Amy D. Fuorisalone 2017 con Casa Gifu. Coltelli giapponesi

 

Dopo aver esplorato nel 2016 una delle più antiche e raffinate produzioni di carta della regione di Mino,  e i lavori in legno di cedro originari di Takayama, nel 2017 la selezione verterà sul know how di Seki, oasi industriale e artigianale con l’acciaio delle sue lame, leggendarie in tutto il mondo per il loro potere tagliente e la loro resistenza. Per questo è presentata da Amy D Arte Studio una selezione di coltelli, taglierini e altri strumenti per tagliare oggetti, tessuti e alimenti, insieme ai componenti per la loro produzione che utilizza elementi tradizionali tramandati da generazioni lontane. Insieme ad essi potremo vedere una piccola collezione di pezzi storici tra cui le leggendarie katane. Sono esemplificati in 18 differenti manifatture ma il pezzo forte è  dei nostri giorni: si tratta della katana Honsekito disegnata dall’Atelier realizzata grazie ad una delle aziende artigiane più antiche di Gifu, il cui maestro rappresenta la ventiseiesima generazione della sua “casta”, è quindi utile a ricordare ed enfatizzare la portata della tradizione nella tecnico costruttiva contemporanea.

 

Una katana tradizionale alla mostra Casa Gifu alla MDW2017

Atelier Oï alla galleria Amy D. Fuorisalone 2017 con Casa Gifu e le katane tradizionali, ph. Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

Questo lavoro sottolinea anche la vocazione alla trasversalità delle discipline che possono essere coinvolte nel design contemporaneo, al rapporto stretto con la materia e allo spirito di squadra di chi accoglie nel progetto competenze internazionali, peculiari di una storia, di una cultura materiale differente da quella dei designer che raccolgono quindi stimoli lontani nello spazio, ma anche nel tempo. La sperimentazione per Atelier Oï nasce da un rapporto intuitivo ed emozionale nella lavorazione di materiali diversi, coltivando le loro potenzialità nell’ottica dell’eccellenza locale per recuperare una conoscenza e per connetterla alle necessità progettuali: si parla la lingua di chi sa utilizzare al meglio una tecnica costruttiva magari applicandola a un diverso contesto, a un diverso prodotto.

 

Mobili e lampade di casa Gifu da Amy D

Fuorisalone 2017 da Amy D con Atelier Oï. Tavolo e sedie, lampade, piccole installazioni di Casa Gifu- Tutto ispirato alla carta giapponese.

 

E’ Seguendo questa logica che viene esplorato ancora una volta il mondo della carta: dalla conoscenza e rispetto per la sua creazione nasce una valorizzazione dell’effetto peculiare applicato all’interior design.  Atelier Oï ragiona in senso estetico sui processi quando declina l’antica tecnica di piegare la carta alla costruzione e al montaggio di mobili come tavoli e sedie, dal legno di diversi colori, ma notiamo come si possa avvicinare ancor più al recupero della tradizione con la sua eleganza formale alla vista del Minoshi Garden di Thomas Merlo & Partner (sempre in collaborazione con Atelier Oï), vincitore della scorsa edizione della Biennale d’Architettura a Venezia.  

 

Particolare del Minoshi Garden alla mostra Casa Gifu alla MDW2017

Atelier Oï alla galleria Amy D. Fuorisalone 2017 con Casa Gifu. Particolare dell’allestimento Minoshi Garden, ph. Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

In una stanza intrisa di essenze, per suggerire un’atmosfera soave e rarefatta, troviamo pendere dal soffitto una perfetta struttura modulare realizzata dalle manifatture giapponesi come una scenografia movibile dal vento, toccata dalla sensibilità artistica e delicata della composizione generale e realizzata nei suoi diversi elementi dalla carta semi-industriale Molza, ispirata alle manifatture artigianali di carta Washi di 1300 anni fa. L’allestimento si completa con degli specchi circolari che potenziano l’aspetto visivo dell’insieme delle numerose forme leggere e bianchissime; viste dal basso sembrano farfalle o piccoli uccellini in volo corale, che rivelano l’intenzione di catturare un momento nella Natura del Giappone. L’installazione sperimentale inoltre è stata progettata per poter essere facilmente ricostituita nella serie di altri progetti futuri con Casa Gifu.

 

Installazioni mobili con Casa Gifu. Fuorisalaone da Amy D

Fuorisalone 2017 alla galleria Amy D. Le installazioni mobili di Atelier Oï , ph Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

Come il giardino sospeso può essere vissuto personalmente a seconda del percorso con cui si intende entrare nel suo spazio, con effetti diversi a seconda della posizione dello spettatore. Così dalla parte opposta della galleria, superata l’esposizione di lame dove si può assistere alla performance, in abito  tradizionale giapponese, di estrazione e fendente con Katana, sono in esposizione scenografie mobili azionabili con semplici gesti.

 

Atelier Oï per la MDW 2017 con Casa Gifu II

Atelier Oï con Casa Gifu II per il Fuorisalone 2017. La gallerista Annamaria D’Ambrosio prova un’installazione, ph. Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

Sono ruote in carta con la struttura portante in legno che ricordano degli ombrellini orientali visti dall’alto quando sono aperti, ma sono anche parte di un marchingegno complesso costituito da tiranti e carrucole che permettono, mediante una leva in legno e grazie alla loro leggerezza, di essere sollevate una ad una per poi riscendere verso il basso, lentamente e con una veloce rotazione su se stesse.

 

I fondatori svizzeri di Atelier Oï

Fuorisalone 2017 alla galleria Amy D. con Casa Gifu. Aebi Aurel, Louis Armand, Reymond Patrick, i fondatori di Atelier Oï ©Joël von Allmen

 

Atelier Oï è stato costituito da 1991 a La Neuveville in Svizzera dai fondatori Aurel Aebi, Armand Louis e Patrick Reymond; da allora  ha ricevuto diversi riconoscimenti a livello internazionale per progetti di architettura, interior design,  design di prodotto e scenografia. Sempre dedicato a scambi culturali ed eventi creativi, ha firmato prodotti per Artemide, B&B Italia, Bulgari, Danese, Foscarini, Lasvit, Louis Vuitton, Moroso, Parachilna, Pringle of Scotland, Rimowa, USM, Victorinox e Zanotta.

Le aziende manifatturiere coinvolte nella presentazione al Fuorisalone 2017 di coltelleria sono: G.Sakai, Hasegawa Cutlery, Hattori Cutting Tools, Kai Industries, Kimura Cutlery, Kitasho, Marusho Industry, Mitsuboshi Cutlery, Nikken Cutlery, Ohzawa Swords, Sanshu Knife, Satake Cutlery Mfg, Sekikanetsugu Cutlery, Shizu Hamono, Sumikama Cutlery Mfg, Top Products, Yaxell and Yoshiharu Cutlery.

Da vedere: per la leggerezza e la forza della tradizione giapponese nel design contemporaneo.

Michela Ongaretti

Il Padiglione Svizzero ad Expo2015 (1)

Ce n’è per tutti? La riflessione sulle risorse del Padiglione Svizzera. Expo2015

Ce n’è per tutti? La riflessione sulle risorse del Padiglione Svizzera. Expo2015

Il design di Expo 2015, la Svizzera di Michela Ongaretti.
Ad un anno dalla manifestazione che ha movimentato Milano, ricordo la  visita nei padiglioni di Expo 2015, partita dalla Confederazione Svizzera. Visto da fuori non attira l’attenzione con forme sinuose, esotiche, o tradizionali del paese protagonista. In realtà lo apprezziamo e scegliamo per avere forse tra tutti il concept più coerente, e vicino alla tematica proposta da Expo. Nutrire il pianeta. Energia per la vita. Alla sua base sta la riflessione sulle risorse naturali e sulla loro esauribilità, perché intento della Svizzera è quello di presentarsi in questa occasione come un paese solidale e responsabile nell’ambito alimentare.

Il Padiglione Svizzero ad Expo2015 (1)Il Padiglione Svizzero ad Expo2015

Ha organizzato tutto il proprio impianto espositivo giocando d’anticipo. Il progetto è stato curato dalla società di architetti Netwerk e denominato Confoederatio Helvetica. E’ il frutto del concorso internazionale voluto dalla presenza Svizzera del DFAE nel 2012, che attraverso una giuria di esperti ha selezionato come vincitore il progetto di questi giovani architetti di Brugg, tra le 103 proposte partecipanti.

 

Padiglione Svizzero- vista dell'ingresso (1)Padiglione Svizzera Expo 2015 – Padiglione Svizzero- vista dell’ingresso

Il loro messaggio è chiaro e ben espresso dallo slogan leggibile dall’esterno: “Ce n’è per tutti?” Si desidera far riflettere sulla responsabilità personale dei propri consumi, sulla ripartizione equa degli alimenti, intesi come prodotti derivanti direttamente dalle risorse naturali, quindi esauribili, e sulla sostenibilità della nutrizione nel pianeta.

In pratica la grande superficie di 4432 metri quadrati del Padiglione Svizzero comprende una piattaforma aperta, con un accesso da una rampa e uno al piano terra. Da questo, attraverso un ascensore si sale in cima a quattro torri di 15 metri d’altezza ben identificabili da lontano, riempite di prodotti il primo giorno, con un quantitativo stimato come sufficiente fino al termine di Expo.

Padiglione Svizzero- Mostra Spirito di Basilea, La ricerca rende forti (1)Padiglione Svizzero a Expo 2015 – Mostra Spirito di Basilea, La ricerca rende forti

Ogni torre contiene un prodotto rappresentativo dell’alimentazione svizzera, legato alle sue risorse naturali e alla loro diversità come prodotto e come valore, esempio del modello funzionale e di successo della Confederazione, innovativa negli strumenti ma fedele alla sostenibilità delle proprie tradizioni. In primis l’acqua, essenziale per la vita ed elemento/alimento principale del Padiglione,sgorgante dalla falda freatica locale allacciata alla rete distributiva del padiglione stesso; si riferisce al dibattito in corso sulla sostenibilità dei metodi di approvvigionamento idrico del settore privato e pubblico, e alla sua mancanza, o non accesso a quella potabile, in molte zone del mondo. Altro elemento è il sale dei preziosi giacimenti minerari elvetici, fondamentale per la produzione industriale e presentato con l’intento di promuovere il suo uso ridotto grazie al packaging in minuscole scatole che giocano sul concetto di equilibrio, della forma ma anche dei sapori.

Il caffè come primo alimento d’esportazione svizzero, in maggior misura del cioccolato e del formaggio a dispetto dei luoghi comuni, e le mele dalle varietà originarie di diverse qualità, rappresentano la biodiversità e l’agricoltura nel suo ruolo fondamentale per la tutela del paesaggio, essiccate e racchiuse in confezioni monouso.

Altri criteri logici nella scelta di questi prodotti sono stati la conservazione , le condizioni climatiche, l’importantissima disponibilità e il legame con il settore agro-alimentare svizzero. Sono alimenti esemplari nel piccolo ( territoriale) della Svizzera che vuole proporsi come modello su scala mondiale, portavoce di quei criteri che dovrebbero essere anche valori.

Padiglione Svizzero- Mostra Spirito di Basilea (1)Expo 2015 Milano – Padiglione Svizzero- Mostra Spirito di Basilea

Ogni visitatore può prendere i prodotti nella quantità che più gli aggrada, ma viene messo a conoscenza del fatto che le torri non verranno riempite più, è responsabile della fine di queste risorse: questa azione fa riflettere sulla disponibilità degli alimenti nel pianeta che popoliamo e sulla necessità di uno sviluppo sostenibile per chi verrà dopo di noi, nel padiglione e nel mondo. I piani delle torri sono piattaforme su cui sono appoggiati questi prodotti, che si abbassano man mano che vengono svuotate, fino a raggiungere, se la situazione lo richiederà, il livello seminterrato. In questo modo la struttura stessa dell’edificio cambierà forma e percorso interno. E’ possibile seguire in tempo reale i progressivi cambiamenti attraverso la segnalazione sul sito web del Padiglione e sui social media dedicati.

Restando in tema di ecosostenibilità, alla quale cerchiamo sempre di dare attenzione, siamo lieti di apprendere che le torri saranno riutilizzate come serre urbane per le città svizzere al termine dell’Esposizione. Sarà il 75 per cento del materiale utilizzato nel Padiglione svizzero e nelle sue infrastrutture ad essere recuperato.

Oltre all’area delle quattro torri vi sono le zone di mostre tematiche curate da partner istituzionali o privati. Sempre parte del padiglione è la cosiddetta casa Svizzera, composta da un’area espositiva dedicata al tema dell’acqua dei cantoni partner del San Gottardo, la mostra interattiva curata da Nestlè, lo stand informativo dell’agricoltura svizzera, un ristorante e un take away, una VIP-lounge dei partner e l’auditorio per le conferenze, parte del programma di eventi e manifestazioni culturali ideate dalle città partner. Le mostre ad esse dedicate verranno presentate a rotazione nei sei mesi di Expo. Inoltre la DSC ( direzione dello sviluppo e della cooperazione), porta ad Expo il gioco interattivo Plant Doctor, che illustra come le moderne tecnologie possano rafforzare il raccolto dei piccoli agricoltori.

All’inizio della rampa troviamo, dopo il chiosco, alcuni monitor che mostrano sedici brevi film su personeprovenienti dalla svizzera e che lavorano nei settori coinvolti da Expo. Una visione divertente della passione che muove le persone, raggruppate in questo progetto dal titolo I am part of it. Si osserva poi la presenza di un palco tra le torri e la casa Svizzera il palco. Inoltre vediamo due installazioni, una dedicata alla NTFA e una di Svizzera Turismo.

Padiglione Svizzero- Mostra del San Gottardo (1)Padiglione Svizzera Expo 2015 – Mostra del San Gottardo

L’acqua si rivela essere elemento centrale del Padiglione svizzero. E’ il tema conduttore della mostra„Acqua per l’Europa“ dei quattro Cantoni del San Gottardo, Grigioni, Uri, Ticino e Vallese , mentre le tre città svizzere più importanti per l’economiaBasilea, Zurigo e Ginevra, serbano per i visitatori esposizioni con lo scopo di presentare l’aspetto innovativo, sostenibile, culturale della confederazione. Queste città sono presenti in qualità dicittà partner ufficiale al Padiglione svizzero di Expo Milano 2015. Ci sono poi partner privati come Nestlè che propone un viaggio emozionale, per osservare come la mente e il corpo reagiscono di continuo allo stimolo del cibo, nella sua scelta e selezione quotidiana.

Ci soffermiamo sulla mostra “ Spirito di Basilea” che esplora alcune delle innovazioni o avvenimenti storici inizialmente apparsi come irrilevanti, che sono partiti da quella città e che, in maniera stupefacente e inaspettata hanno poi cambiato la vita e la storia della popolazione di tutto il mondo. Questo polo espositivo si colloca nel basamento delle torri-silos, dove Basilea è presentata come metropoli dalla vocazione culturale, centro economico e di ricerca e, per noi ancor più importante, riferimento per l’architettura e il design, riallacciandosi al tema di Expo nel senso di nutrimento per la vita di tipo intellettuale.

Questa mostra a Expo 2015 si compone di quattro ambiti tematici: la Scienza con “La ricerca rende forti”, dove si parla di Gustav von Bunge, tra i primi studiosi dei microcomponenti degli alimenti e Tadeus Reichstein che scoprì la Vitamina C sintetica e la produzione del cortisone, premio Nobel nel 1950.

Padiglione Svizzero- Un interno delle torri-silos (1)Milano Expo 2015 – Padiglione Svizzero- Un interno delle torri-silos

La Vita Spirituale a l’Arte conFame di creazioni intellettuali” è concentrata sulla presenza a Basilea del filosofo Friedrich Nietzsche, e viene presentato il celeberrimo dipinto di Arnold Böcklin, “L’isola dei morti”, la cui prima versione si conserva presso il Kunstmuseum Basel.

Altri elementi fondanti per lo spirito della città sonol’Architettura e il Design: per la mostra Il mondo si accomoda” massima attenzione è data alla Panton Chair di Vitra. Fu la prima sedia ad essere progettata e fabbricata in un unico pezzo totalmente in plastica, notissima e premiata da molti riconoscimenti internazionali. Eccellenze architettoniche sono invece esemplificate da Herzog & de Meu-ron, Diener & Diener, Renzo Piano, Zaha Hadid o Frank O. Gehry.

Nel campo dell’Economia la sezione espositiva a Expo Milano “Innovazione per maggiore nutrizione analizza la sicurezza alimentare di fronte al forte aumento demografico, e suggerisce l’importanza di partenariati per lo sviluppo sostenibile in agricoltura. Tutta la mostra su Basilea fino al 12 maggio ha come partner Syngenta e Vitra, curata dal Büro Bregy & Buschle con allestimento di Dieter Thiel.

Dal 7 agosto al 12 settembre 2015 si vedrà invece la mostra “Urban Food Innovation”, in collaborazione con Ginevra e Zurigo e a cura della Hochschule für Gestaltung und Kunst (HGK/FHNW) sul sistema alimentare urbano di Basilea: la produzione, la lavorazione e il trasporto di alimenti, le risorse, le sementi, il fabbisogno e il trattamento dell’acqua potabile, lo spreco alimentare e l’impegno della società civile. Il progetto è realizzato in collaborazione con l’Istituto di Ricerca dell’Agricoltura Biologica (FiBL), finanziato dalla Segreteria di Stato, come partener Bio Suisse, Pro Specie Rara e Urban Agriculture Basel.

In abbinamento a tutte le mostre di Basilea sono inoltre in programma diversi eventi culturali in programma, per i quali vi invitiamo a consultare il sito web del Padiglione.

Il tema dell’alimentazione proposto da Expo 2015 a Milano ha un’importanza strategica nella politica estera della confederazione, tesa a rafforzare relazioni bilaterali con i paesi confinanti. In particolare l’Italia gode di una vicinanza geografica economica e culturale con la Svizzera, ed è il suo terzo partner commerciale dopo la Germania e gli Stati Uniti. La presenza svizzera rappresenta questo rapporto di vicinanza con il nostro paeseanche nella percentuale dei visitatori, considerato che il 40 per cento delle presenze straniere viene dalla Svizzera, ma il rapporto di scambio con l’Italia lo si misura quotidianamente: si pensi che circa mezzo milione di cittadini di nazionalità italiana ha scelto la Svizzera per vivvere e lavorare e che quasi 50000 cittadini svizzeri hanno residenza italiana. Non dimentichiamo inoltre che la Svizzera è l’unica nazione al mondo ad avere la lingua italiana tra le sue ufficialmente parlate. Questo rapporto di vicinanza si unisce ad un “diritto di precedenza”, dovuto al suo impegno con l’Esposizione Internazionale: è stato infatti il primo paese ad aderire e firmare il contratto di partecipazione, e il primo ad aver ufficialmente presentato il progetto per il suo padiglione, per questi motivi ci interessiamo prima alla Svizzera con il suo concept coerente e funzionale, che ad altri Padiglioni dall’aspetto più spettacolare.

Michela Ongaretti