Ais fiol alla Fondazione Pomodoro. Ritratto di Rodin di Giovanni Manzoni

Scultura di sperimentazione. Alis/Fiol sono Eud alla Fondazione Pomodoro

Scultura. Come aspettavamo e speravamo sotto il suo segno è stata la nostra prima visita alla nuova sede della Fondazione Arnaldo Pomodoro in via Vigevano, e noi l’abbiamo visitata per la prima volta in occasione della mostra Eud, prima personale a Milano del duo Allis/Fiol, formato da Davide Gennarino e Andrea Respino.

Eud come due letto al contrario, due come gli autori che lavorano come uno solo nella ricerca di un esito contemporaneo alla scultura figurativa, due come le opere al centro della sala risultanti da analisi e confronto del linguaggio di due giganti della storia dell’arte.

 

Scultura come fantascienza nella nebbia artificiale di Eud. Fondazione Arnoldo Pomodoro

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro Alis Fiol son Eud. Deformazione della figura, ph. Sofia Obracaj

 

Consigliamo la visita possibile fino al 27 ottobre, proprio per la prova sperimentale degli artisti nell’ambito della scultura. L’abbiamo trovata Interessante per la rilettura disciplinare e tematica, che unita all’allestimento site specific si configura come un’installazione immersiva.

Bastano infatti dieci minuti all’interno della sala riempita di nebbia per trovarsi in un ambiente che dapprima ci disorienta e poi ci fa concentrare sulle figure che possiamo individuare dopo pochi secondi, come se attraverso una diminuzione percettiva e sensoriale la scultura in quanto unico elemento concreto e materiale ci possa avvicinare ad una realtà nuova e artificiale, che va accettata nella sua contraddizione di realtà soggettiva e fisica nello stesso tempo.

 

Sculture e Visitatori nella nebbia artificiale di Eud. Fondazione Arnoldo Pomodoro

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro Alis Fiol son Eud. Visitatori durante il vernissage, ph. Sofia Obracaj

 

Attraverso questo semplice e suggestivo “effetto speciale” quasi da film horror l’attenzione è focalizzata sulla tecnica, su quello che viene definito un lavoro di scultura e soprattutto sulla scultura, un’indagine sulla storia dei suoi generi e delle sue tecniche tradizionali, come avviene in tutta la ricerca di Allis/Fiol attivi come duo dal 2007. Il riferimento preciso è in questa sede il busto commemorativo della scultura accademica ottocentesca, pur nella sua deformazione.

 

Ais fiol alla Fondazione Pomodoro. Ritratto di Rodin di Giovanni Manzoni

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro. Alis Fiol sono Eud. Un altro ritratto di Rodin, disegno di Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

E’ riconoscibile il modello di Medardo Rosso e Rodin nella resa dei ritratti barbuti delle due sculture, costrette ad essere unite e incastonate in quest’opera come per la legge del contrappasso dei due artisti storicamente “rivali” in un girone dantesco. Il linguaggio disciplinare però esaspera il superamento di una logica oggettiva come quella di Rodin concepito da Rosso, innestando altre figure alla struttura verticale che le sorregge e le ingloba, come in una lapide che confonde l’immagine dei commemorati, tra la molteplicità dei soggetti e la materia volutamente informe e adescrittiva della base. E’ insomma un descrivere e un cancellare, rivelare e celare, tutta la dinamica di visita a questo spazio, nell’avvicinarsi fisicamente all’opera per scoprire particolari e a questo punto non afferrare la logica volumetrica dell’insieme.

 

Scultura e doppio ritratto nella nebbia artificiale di Eud. Fondazione Arnoldo Pomodoro

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro Alis Fiol son Eud. Rodin e Medardo Rosso nel 2017, ph. Sofia Obracaj

 

Anche nelle opere precedenti del duo artistico l’evocazione di un immaginario contemporaneo avviene attraverso la rilettura di tecniche e generi della tradizione, o la sua paradossale negazione. Ad esempio nel ciclo “ Fusione a neve persa” del 2008-2010, dove la cera da fonderia fu gettata in uno stampo di neve pressata, trasformando la cera persa, quella che solitamente si elimina nello stampo per creare un pezzo unico, in materiale restante, definitivo rispetto alla neve destinata a sciogliersi. Ancora l’inversione concettuale e pratica del “non finito” michelangiolesco in “non finibile” viene esplorata nel 2014 con l’opera “Fratelli”: due teste grottesche che resteranno per sempre presenti in senso precario e reversibile grazie al suo materiale di modellazione, il grasso industriale.

 

Sculture nel paesaggio nebbioso. Uno scatto ad Eud. Fondazione Arnoldo Pomodoro

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro Alis Fiol son Eud.  Uno scatto nella nebbia, ph. Sofia Obracaj

 

L’esposizione di Alis /Fiol è la quinta della serie delle Project Room, la terza nel 2017 con il progetto scientifico di Simone Menegoi. l’intero progetto della Fondazione Pomodoro nasce per mettere a disposizione di artisti under 40 le sue competenze e i suoi spazi al fine di promuovere i progetti sperimentali, ma anche per avvicinare l’arte contemporanea al pubblico dei giovanissimi, attraverso una serie di attività didattiche ideate e curate dal suo Dipartimento Educativo.

Michela Ongaretti

 

ALIS/FILLIOL. eud

PROJECT ROOM #5

Milano, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Via Vigevano 9 . 

Fino al 27 ottobre 2017 dal martedì al venerdì, 11:00-13:00, 14:00- 19:00

 

Due figure. Eud. Fondazione Arnoldo Pomodoro

Scultura sperimentale alla Fondazione Pomodoro Alis Fiol sono Eud. Due volti noti

Memola, particolare

Le intricate forme di Gabriele Memola alla Galleria Rubin

Le  intricate forme di Gabriele Memola alla Galleria Rubin

di Michela Ongaretti

fino al 21 giugno in via Santa Marta 10 a Milano

 

foto_sez_177_5_mSenza Titolo, 2008, pennarelli acrilici su tela, 130 x 180 cm courtesy Galleria Rubin

Anche un artista non figurativo come Gabriele Memola, classe 1971, basa la propria ricerca sul disegno.

Tutta la sua personale visione in una veste squisitamente grafica, tracciata con pennarelli acrilici, la si può osservare presso la Galleria Rubin a Milano fino al 21 giugno.

Memola si è diplomato a Brera e torna da Rubin con la sua seconda personale milanese, dopo sette anni: ha realizzato  per questa esposizione una nuova serie di lavori su tela di diverse dimensioni.

Un momento del vernissage di Gabriele Memola presso la galleria RubinUn momento del vernissage di Gabriele Memola presso la galleria Rubin, ph. Sofia Obracaj

Il disegno è sicuro, senza ripensamenti delimita forme geometriche che si “agganciano” le une alle altre creando una texture brulicante, come un’esercito di piccoli elementi descritti con l’arma propria del fumetto, il pennarello. Quella la cui rapida asciugatura permette il non interrompersi di un flusso formale e gestuale, che è l’essenza della composizione di ogni opera di Memola.

In realtà se noi osserviamo da lontano queste tele scorgiamo una sagoma addensata, compatta di questi elementi, come uno sciame, a velare uno strato sottostante più scuro o più colorato rispetto al bianco e nero in primo piano. Come uno sciame nell’avvicinare il nostro sguardo rivela la sua differenziazione in mille parti coese a ricoprire la superficie.

foto_sez_177_2_mSenza titolo, 2008, pennarelli acrilici su tela, 250 x 250 cm, particolare. Courtesy Galleria Rubin

Quelli che per alcuni sono segni, sono nella loro logica nient’altro che linee, perchè seguono un andamento, e la forma che ci regalano è data dall’arrampicarsi continuo come un ragionamento. Questa  linea, linea che si contorce, linea che si ramifica, intreccio senza fine avviluppato sopra la superficie della tela,  sempre suggerisce e lascia intravedere quel piano sottostante confermato e confortato nel suo essere piano vuoto da un oggetto o un addensarsi di materia, a volte rossa come un organo interno protetto dall’intelaiatura della cassa toracica. Solo che nel nostro mondo l’apparenza è quella che permette una visione, l’immagine esteriore fa da scudo a ciò che solitario non sopravviverebbe: siamo vivi grazie alle nostre sovrastrutture, e per questo ad esse è affidato un messaggio in una breve scritta, che viene nascosto dagli intralci quotidiani per non farsi troppo scoprire, ed eliminare perché sporca la fluidità, una fluidità che vista da vicino non è poi così netta.

Riflessioni davanti a una tela di Memola, 7 giugno galleria RubinRiflessioni davanti ad una tela di Memola durante il vernissage del 7 giugno, ph. Sofia Obracaj

I lavori di Memola sono più sensati, più armonici da lontano, ma rivelano il loro brulicare di presenze scomposte da vicino, rivelano tutte le fratture di un mondo in pezzi, che si regge grazie a una struttura ordinata e poco comprensibile per chi ne vive l’insieme, e il suo effetto, per tutti coloro che ad un certo momento leggono tra i segni o le linee e che si illudono per un attimo di aver sbrogliato la matassa. Osservo meglio e ancora, e mi rendo conto di non esser fuori dal labirinto di Escher.

Particolare di una tela di Gabriele MemolaUna tela da vicino, Gabriele Memola presso la Galleria Rubin. ph. Sofia Obracaj

La Galleria Rubin è nata a Milano nel 1997 per concentrarsi su pittura e scultura contemporanea, italiana ed internazionale. Gli obiettivi principali sono due: esaltare il valore manuale dell’eccellenza nelle tecniche artistiche e lanciare giovani talenti italiani sia in patria che all’estero, in rappresentanza esclusiva. Inoltre si impegna a sviluppare progetti site-specific e accompagnare la commissione di opere, grazie alla collaborazione di istituzioni private e pubbliche, e ai suoi collezionisti.

Fondata o da James Rubin e Christian Marinotti, entrambi “figli d’arte” di importanti galleristi e collezionisti: rispettivamente Lawrence Rubin fu tra i maggiori galleristi statunitensi dagli anni Sessanta agli anni Novanta, e Paolo Marinotti fu fondatore delle attività di Palazzo Grassi a Venezia. Oggi i tre direttori della galleria sono  James Rubin, Paolo Galli e Pierre André Podbielski.

Scorcio di via S. Marta dalle vetrine della galleria RubinScorcio di via S. Marta dalle vetrine della galleria Rubin, ph. Sofia Obracaj

Per trovarla bisogna addentrarsi nella struttura a ragnatela della zona più antica di Milano, tra via Torino e Piazza Cordusio, quella denominata oggi delle “5vie”. Facilissima da scorgere per i turisti che cercano il respiro della Storia cittadina, le sue due vetrine d’angolo valgono sempre una sosta.

Michela Ongaretti