Una scultura di bollicine ad Expo2015_Foto Ennevi_Veronafiere

Vino.”A taste of Italy” nel vivaio del Padiglione Italia. I vini italiani di Expo2015

Vino.”A taste of Italy” nel vivaio del Padiglione Italia. I vini italiani di Expo2015

Il Padiglione del vino a Expo 2015. Lo abbiamo lasciato per ultimo, come un brindisi. Termina la visita ad Expo 2015 tornando nel “vivaio” delle eccellenze del Padiglione Italia per concentrarsi sul vino, per la prima volta in una Expo presentato con un padiglione intero. Suo intento è costruire un percorso che si fa narrazione della cultura del vino, della sua storia e delle sue tradizioni legate alla coltura dei 544 vitigni autoctoni, che rendono l’Italia il produttore più ricco per biodiversità nel mondo.

Il padiglione del Vino- esterno con la scala a forma d'acinoL’esterno del Padiglione “Vino. Ataste of Italy” ad Expo2015

Il Padiglione del vinoè pensato per un pubblico eterogeneo, esperti o meno esperti di cultura enoica, anche per famiglie e bambini. Responsabile dell’intera progettazione a Expo 2015 è l’architetto internazionale Italo Rota che ha studiato due percorsi differenti: al piano terra un’esposizione più spettacolare incentrata sull’edutainment, concepita come una viaggio nel vino attraverso i cinque sensi, mentre al primo piano le aziende partecipanti presentano un’ampia selezione di vini, in una biblioteca composta da bottiglie come libri, che possono essere degustati utilizzando gli eleganti enodispenser , seguiti dalla competenza dei sommelier Fisar.

L'ingresso della Domus Vini durante l'apertura ufficiale- foto Ennevi- VeronafierePadiglione del vino ad Expo 2015 – L’ingresso della Domus Vini durante l’apertura ufficiale- foto Ennevi- Veronafiere

I soggetti che hanno reso possibile la sua apparizione all’incrocio tra il Cardo e il Decumano di Expo 2015 sono il Mipaaf presieduto da Riccardo Cotarella e Veronafiere-Vinitaly con direttore generale Giovanni Mantovani, che si sono impegnati con un alto investimento complessivo in termini economici e di risorse professionali nel Comitato Scientifico nominato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, e nel rispetto delle sue linee guida secondo principi di sostenibilità anche in termini architettonici.

Il concept è dichiarato sulla volta all’entrata, dove campeggia la parola Vino seguita da “is Enotria”e “is Italia”, frase che sintetizzal’idea del passato, del presente e del futuro: Enotria o patria del vino era denominata la nostra penisola duemila anni fa, l’utilizzo del verbo inglese indica la diffusione odierna internazionale del prodotto, che quando si trasforma nel corrispondente monogramma in mandarino “VINO 是…. allude al futuro nell’interesse e nel mercato cinese. Da qui entriamo nel racconto attraverso i cinque sensi del vino inteso come componente del patrimonio genetico, identitario culturale d’Italia fin dall’antichità, dove le tre lingue italiano, inglese e cinese sono utilizzate in tutto il percorso. Anche le tecniche artistiche e decorative ci parlano di osmosi nel tempo dato che all’affresco si accosta la tecnologia espositiva più sofisticata, che prevede anche la modalità di comunicazione dei contenuti con un’applicazione per smartphone.

Passato e presente convivono nella biodiversità nel territorio, caratteristica delle sue colture e della sua cultura. che garantisce l’eccellenza e la sua lunga sopravvivenza nella possibilità di essere valida come modello commerciale di successo. Qui si intende mostrare come il messaggio di biodiversità e qualità può trasmettersi attraverso una cornice scenografica fatta di suggestioni visive, olfattive, e di suoni legati al contesto enoico, sia esso il movimento del mosto o il tintinnio di calici.

Dentro la Domus ViniDentro la Domus Vini del padiglione tematico sul vino italiano ad Expo2015

Ci si trova subito immersi nella cosiddetta Domus Vini, un ambiente che cita impianto architettonico e tecniche costruttive e decorative della Domus Aurea. Sempre nella grande volta in alto è dipinto ad affresco l’Albero della Vita, e della vite, che simboleggia i 593 vitigni italiani: da questa sala si accede ad altre due meno ampie dove marmi pitture murali con inserti in alabastro e proiezioni vivo convivono per raccontare il vino come presenza quotidiana nel lavoro e nel territorio: a sinistra in stile decorativo etrusco-romano si parla di vigne e vendemmia, a destra si passa al medioevo e alla lavorazione in cantina, con una contaminazione video tra bambini divertiti dalla pigiatura, mentre appaiano sull’immagine animazioni di animali come incisioni rupestri, ricordando la fiaba della volpe e dell’uva. Un’area centrale mostra invece una proiezione video dei principali paesaggi regionali dove si producono i vini più celebri.

Usciti dalla vera e propria Domus passiamo ad un ambiente più moderno: la Sala dei vetri e dei colori del vino. Una fila di dodici anfore di cristallo colme di liquidi dei colori principali del vino poggia su un tavolo composto in marmo i cui sostegni sono venti cilindri realizzati in altrettante tipologie di marmi, uno per regione.

Alle pareti teche di cristallo espongono i pezzi prestati dalla collezione del Museo del Vino Lungarotti a Torgiano: troviamo reperti archeologici come brocche e contenitori per la mescita, di cui citiamo l’Askos con impugnatura zoomorfa di area partenopea (I sec. d.C.); bicchieri e coppe, splendidi esemplari in ceramica rinascimentale e del diciottesimo secolo, arrivando fino al novecento con personali modelli funzionali e decorativi di artisti e designer .

Il vino e i suoi aromi-Foto Ennevi_VeronafiereIl vino e i suoi aromi-Foto Ennevi_Veronafiere

Segue il tunnel delle cantine e dei profumi del vino: in penombra come il luogo dove sono perfezionati gli aromi, una parete presenta una serie di nicchie dalla linea di grandi nasi, convessi per contenere bicchieri illuminati che possiamo annusare mentre sprigionano i bouquet tipici delle diverse varietà enoiche.

Spicca in questa galleria a Expo 2015 una grande anamorfosi del Bacco di Caravaggio, dove il vino è protagonista dell’eccellenza anche artistica italiana. Si nota la distorsione dell’immagine man mano ci si avvicina alla superficie, come per entrare nella sensazione di ebrezza del dio pagano.

Nella zona del Mare di Vino, giochi di luce e di specchi fanno sembrare riempita del nettare una vasca, come un impluvium romano sulle cui pareti laterali si animano le scene dei brindisi più famosi al cinema, dal Don Giovanni di Losey al Gattopardo di Visconti con commento sonoro delle arie famose del nostro teatro lirico sullo stesso tema, per non dimenticare che l’Opera ha contribuito a costruire nel mondo l’italian style fondato sul buon gusto a tavola .

l'installazione Mare di Vino_Foto Ennevi_Veronafiere (1)Padiglione del vino a Expo 2015 – l’installazione Mare di Vino_Foto Ennevi_Veronafiere

Accanto vediamo l’ultimo ambiente del piano terra per l’allestimento più spettacolare anche dal punto di vista tecnologico, che coinvolge ogni lato della stanza: il pavimento è retroilluminato e sul soffitto sono sospesi 1000 calici e flutes. Come nel mondo le nostre bollicine si son fatte strada qui un’alta scultura rappresenta la schiuma di un prosecco “esplosa” da una bottiglia appena stappata, carica di luce dorata del vino e della gioia di vivere. Come un effetto di quel brindisi le pareti, le stesse trasparenti che delimitano l’implivium, sono ricoperte di bollicine per un “cincin virtuale” in tutte le lingue del mondo, e indicano i territori italiani produttori di spumante e le rispettive Doc e Docg.

Una scultura di bollicine ad Expo2015_Foto Ennevi_VeronafiereUna scultura di bollicine ad Expo2015_Foto Ennevi Veronafiere

In mostra nella stessa area anche due speciali bottiglie: quella celebrativa dei 150 anni dell’Unità d’Italia “UNA”,ideata da Veronafiere-Vinitaly nel 2011 e nata da quaranta vitigni autoctoni, e una di Sassicaia annata 2000 portata in orbita durante una missione spaziale.

Il percorso di edutainment termina con il saluto della statua originale di Giulietta concessa dal Comune di Verona, per ribadire che la produzione d’eccellenza è sicuramente frutto dell’amore e della passione italiana.

Da qui si può uscire per concludere la visita o proseguire passando dalla scalinata in metallo e legno di barrique, custodita da una struttura elissoide che ricorda un acino d’uva ben riconoscibile dall’esterno, nella zona strategica di incrocio tra Cardo e Decumano.

Chi raggiunge il piano superiore entra nell’Enoteca del Futuro, una vera e propria Biblioteca del Vinodove sono esposte e degustabili 1400 bottiglie e distillati rappresentativi della ricca produzione di tutte le regioni italiane. L’app ufficiale VINO-Vinitaly Wine Club per smartphone permettedi prenotare, tracciare il proprio wineprofile, commentare i vini assaggiati ed eventualmente, acquistarli online sulla piattaforma e-commerce di Vinitaly.

La Biblioteca del Vino ad Expo2015_Foto Ennevi_VeronafierePadiglione del vino a Expo 2015 – l’interno della Biblioteca del Vino_Foto Ennevi_Veronafiere

Il layout disegnato da Studio Ù, prevede la zona espositiva completamente bianca, improntata anovità e minimalismo di enodispenser, monitor e display da cui si attingono le informazioni sulle etichette e i territori di produzione e provenienza, mentre il grande corridoio è rivestito di legno sul pavimento e sul soffitto. Segnaliamo il candido Salotto delle Grappe, curato interamente da Castagner per il prodotto tipicamente italiano al 100%, che fa da contrappunto cromatico con l’eleganza delle sue bottiglie colme dei distillati del colore del miele.

La biblioteca è metafora dell’enoteca perché ogni etichetta vitivinicola di casa nostra ha una sua specifica storia con un suo autore dalle caratteristiche uniche, come un libro, e come il testo ha un futuro ancora da scrivere nella sua fruizione, nella sua diffusione.

Il Salotto delle GrappePadiglione del vino a Expo 2015 – Il Salotto delle Grappe

Per rispondere alla tematica di Expo2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” si discute e si portano esempi concreti sull’ecosostenibilità e biodiversità vitivinicola italiana, sicuramente un’unicità da mostrare ma anche da tutelare. Per questo l’ultima ma ben visibile parete del percorso, prima di accedere alla riservata vip lounge della terrazza vetrata rivestita di vegetazione rampicante, espone ilprogetto sulla sostenibilità vitivinicola VIVA realizzato dal Ministero dell’Ambiente, con i suoi vini creati ad hoc dai tredici produttori partecipanti, a marchio di garanzia di adesione ai parametri prefissati, visibile sull’etichetta.

Sono inoltre presenti due sale dedicate ad incontri e degustazioni e convegni, attività formative a cura della Vinitaly International Academy. Per quanto riguarda la garanzia della sostenibilità del progetto architettonico per il Padiglione per Expo Milano 2015, Rota e il suo team hanno pensato sia al futuro riciclo e riuso dei materiali, che all’efficienza energetica attraverso illuminazioni interne a LED.

Michela Ongaretti

Il Giardino delle Idee al primo piano

Idee e passione dalla scienza e dalla società civile. Come nutrire il pianeta secondo il Padiglione tedesco

Idee e passione dalla scienza e dalla società civile. Come nutrire il pianeta secondo il Padiglione tedesco

di MICHELA ONGARETTI

Padiglione Germania- rendering della strutturaPadiglione Germania- rendering della struttura a Expo 2015 Milano

Il padiglione Germania per l’ecocostenibilità. Per cosa si dovrebbe visitare Expo? Nel bene e nel male è un evento irripetibile, per curiosità, oppure per vedere la risposta delle diverse nazioni al tema di “Nutrire il pianeta”. Qualcuno può anche essere interessato all’atmosfera internazionale, o agli esempi di design per l’architettura temporanea e possibilmente la sua ecosostenibilità. Ma c’è un altro motivo. In un contesto risultante dai contributi dei diversi Stati quando siamo fortunati riusciamo a respirare, attraverso l’approccio dato alla tematica, lo spirito di un popolo. Ci è successo nel padiglione tedesco, dove è ben rappresentato dai contenuti e dal design ecosostenibile.

Organizzatore generale è il Ministero Federale dell’Economia e dell’Energia (BMWi) con Dietmar Schmidt come commissario generale. L’architettura, l’ideazione e il progetto sono degli studiARGE e SCHMIDHUBER con a capo l’architetto Leonard Wieckell, mentre il merito della creazione dei contenuti, esposizione e media va a Milla e Partner.

Padiglione Tedesco pianoro paessagistico e Solar Trees.Ph B. Handke (1)Il pianoro paesaggistico e i Solar Trees del padiglione tedesco ad Expo2015. Ph B. Handke

La Germania ha prodotto grandi menti scientifiche e letterarie, e viene spontaneo definirla per il rigore, nell’innovazione tecnica e tecnologica. Ma i tedeschi sono capaci di slanci appassionati, e amano la luce, il calore che cercavano in Italia e in Grecia fin dai tempi del Grand Tour. Per questo fin dall’inizio il “campo delle idee”, la rappresentazione di alcune risposte su alimentazione e sostenbilità futura del pianeta, viene affidata a sei ambasciatori “passionari”, cittadini tedeschi eccellenze nel loro ambito.I sei campi tematici corrispondenti sono: l’acqua, il suolo, il clima, la biodiversità, gli alimenti e “ il mio giardino delle idee” con esempi concreti di attivismo ambientale e nutrizionale dalla società civile.

L'attivismo della società civile nel Giardino delle IdeeMilano Expo Padiglione Germania – L’attivismo della società civile nel Giardino delle Idee

Il Padiglione si divide in due aree percorribili separatamente.

Il percorso esterno parte dalla rampa che conduce alla terrazza, permettendo di osservare le strutture architettoniche e dellle innovazioni ecologiche costituite dai Solar Trees, utilizzati per l’energia interna e realizzati in fotovoltaico organico (OPV).

All’interno si affrontano questioni serie pur mantenendo un tono giocoso. In questo sta la forza delle numerose installazioni video che sono terminali informativi sui temi affrontati, per la cui visualizzaione viene consegnato all’ingresso unseedboard da appoggiare ai sensori e seguire le istruzioni. In questo modo sono facilmente fruibili i contenuti, senza bisogno di scaricare applicazioni sul proprio smartphone.

La copertura del padiglione con il fotovoltaico OPVLa copertura del padiglione tedesco ad Expo2015 con il fotovoltaico OPV

Al termine abbiamo affrontato molti concetti, ci siamo arricchiti di informazioni utili ma potremmo esser stanchi, per questo la Germania offre una parte più di intrattenimento con lo spettacolo Be(e) Active, tenuto in una sala studiata ad hoc. E’ un dono finale del percorso, accostato ai contenuti più scientifici, che chi ha fretta per altre visite può evitare, cosi come gli spettacoli di intrattenimento più pop nell’arena alla base della struttura. Il percorso quindi è diversificato topograficamente e dal punto di vista di diversi target di pubblico.

Un momento dello show Be(e) ActiveMilano Expo padiglione Germania – Un momento dello show Be(e) Active

Sin dall’architettura si tenta di fornire risposte tecnologiche e creative al grande tema dell’energia futura, modulando esempi dalla Natura.

La rampa d’ingresso utilizza diversi tipi di legnameche compongono un paesaggio agricolo visto dall’alto e l’inclinazione suggerisce il pianoro tipico della campagna tedesca. Leggermente in salita come nel paesaggio naturale dal cui terreno spuntano germogli: qui sono l’elemento portante di comunicazione tra l’alto e il basso, l’esterno e l’interno, alberi stilizzati che escono dal piano inferiore,sostengono l’intera struttura e la “nutrono” con il fotovoltaico inserito nelle foglie, la copertura dinamica dell’edificio. Il concept è perfettamente realizzato nella struttura perché nei Fields of Ideas la base dell’alimentazione, il tema dei temi, viene dalla Natura, ed essa ha bisogno di essere sostenuta e tutelata attraverso la ricerca scientifico-tecnologica, e la collaborazione dei cittadini e dei governi. Questi tralicci portanti sbucano infatti dalla zona sottostante ricca dei contenuti interattivi del padiglione.

Per i visitatori che decidono di non entrare ma godersi la vista dal pianoro c’è comunque un’ultima chiamata verso i contenuti proprio attraverso le aperture da cui sbucano gli alberi in acciaio, possono affacciarsi e curiosare, ma anche essere richiamati da altri visitatori dal basso a contribuire con dei comandi al gioco interattivo del piano terra.

Padiglione Tedesco area tematica -alimenti-.Ph. B. HandkePadiglione Germania ad Expo2015, l’ area tematica dedicata agli alimenti-.Ph. B. Handke

In cima il grande tetto di foglie unifica esterno e interno, avvolge sia l’architettura che l’area espositiva. Se il futuro è adattarsi al modello della Natura nella morfologia, la moderna membrana che protegge il padiglione come le foglie il fusto, al tempo stesso si trova una semplicità costruttiva attraverso la riduzione di materiali,questa membrana e l’acciaio. La tecnologia innovativa utilizzata per i pannelli solari incontra per la prima volta il design nel progetto internazionale del padiglione, infatti sono stati stati studiati per adatttarsi in maniera flessibile alla morfologiadi differenti componenti architettoniche e del complesso dell’opera.

Parliamo di tecnologia fotovoltaica biologica, OPV, per i circuiti stampati di moduli esagonali, laminati su entrambi i lati e fissati tramite clips ad una rete d’acciaio a filigrana che trasporta l’energia elettrica partendo dalla cella centrale. L’energia che si produce di giorno viene immagazzinata in un sistema di stoccaggio ai piedi delle cinque strutture-germoglio per alimentare la lampada circolare a LED che di notte le illumina dal basso. Questo ciclo di energia chiuso e auto-alimentante riproduce quello naturale. Alla fine di Expo i moduli saranno riutilizzati dal consorzio di aziende tedesche ARGE OPV che li ha creati.

L'ambasciatore della biodiversità tedescaPadiglione Germania- L’ambasciatore della biodiversità tedesca Eckardt Brandt, con il suo recupero di specie antiche

Se seguiamo invece il percorso interno entriamo al pianterreno dove ci accoglie una guida per il preshow: ci informa sull’uso della seed board di cui siamo stati equipaggiati e ci presenta le aree tematiche e i suoitestimonial. Benjamin Adrion ha fondato Viva con Agua, una rete che si impegna attivamente per l’approvigionamento idrico dei paesi in via di sviluppo, Josef Braun è un coltivatore biologico che si batte per la gestione agricola sostenibile del suolo, i giovanissimiFelix Finkbeiner e Franziska Funk ci sensibilizzano sul cambiamento climatico con l’iniziativa studentesca Plant for The Planet, Eckart Brandt è un eroe della biodiversità perchè ha salvato centinaia di varietà di mele tradizionali antichissime, e continua a coltivarle. Erika Mayr è un’apicultrice metropolitana, dal centro di Berlino contribuisce alla salvaguardia delle api producendo il loro miele, infine Michael Schieferstein si batte attivamente per un rapporto sostenibile con l’alimentazione mediante l’iniziativa Foodfighters.

Passiamo al grande aperto ambiente che ci colpisce per l’utilizzo della luce naturale, e per leforme organiche delle aree espositive, identificate dai diversi colori dell’allestimento. Per ogni area c’è un’installazione video che fa parlare questi protagonisti del loro lavoro per l’ambiente.

Con la seedboard che ci permette di proiettare testi e filmati, immagini e giochi la nostra esperienza è libera e individuale, possiamo soffermarci dove e quanto riteniamo interessante.

Non è questa la sede per presentare tutti i terminali informativi , ma ci soffermeremo sugli stimoli principali per ciascuna area, dove le idee e i progetti che gravitano intorno alle risorse naturali stimolano al loro uso pensato, per contribuire alla sicurezza alimentare del futuro.

L'area tematica Acqua nel Padiglione TedescoL’area tematica dedicata all’Acqua nel Padiglione tedesco ad Expo2015

Il blu predominante della tematica acquatica offre stimoli come il recupero del fosforo come fertilizzante, a cura della piattaforma tedesca per il fosforo e la Berliner Wasserbetriebe, e un progetto pilota di Amburgo sul ciclo dell’acqua sostenibile in città.

I diversi pannelli interattivi dell’area arancione dedicata alterreno orbitano intorno all’agroforestazione come prevenzione all’erosione e stabilizzazione dell’equilibrio idrico, poi l’applicazione delle colture alternate per salvaguardare la produttività del suolo con Stiftung Oekologie & Landbau.

Per il clima il colore dominante è il giallo e si presentano soluzioni innovative che combinano la tutela del clima stesso con approvigionamento sostenibile, energia e alimentazione, ad esempiol’acquacoltura offshore, unione di allevamento ittico ed energia eolica, e l’agrofotovoltaico attraverso diverse superfici per l’energia e l’agricoltura.

biodiversità padiglione germaniaMilano Expo Germania L’area tematica della Biodiversità

Il verde chiaro della biodiversità mostra la molteplicità delle specie viventi dove degli oggetti a forma di seme ospitano progetti per la conservazione della biodiversità: la Banca dei Geni di Gastersleben, una delle maggiori al mondo, e la salvaguardia di quella genetica degli animali da allevamento.

Il settore rosso dell’alimentazione, fornisce informazioni sui prodotti quotidianamente consumati, con l’intento di rendere consapevoli dell’impatto delle nostre scelte. Un’alta parete stilizza scaffali di un supermarket, e un carrello che, fatto scorrere, visualizza caratteristiche di produzione e nutrizionali di diversi prodotti.

Il Giardino delle Idee al primo pianoExpo2015, Il Giardino delle Idee al primo piano del padiglione Germania

Verso la scala che ci condurrà al primo piano il lato oscuro del consumo: una montagna di rifiuti che due pannelli mostrano come possibile risorsa per il recupero di energia.

Al primo piano ci troviamo immersi nella luce naturale più intensa in compagnia di molte piante aromatiche, che vengono utilizzate nel ristorante del padiglione stesso, siamo nel “Giardino delle Idee”. Vicino a queste coltivazioni si possono staccare dei biglietti con proposte sul loro utilizzo: questa e altre sono le idee fiorite dalla consapevolezza dei cittadini comuni, le loro iniziative per migliorare Ambiente e Alimentazione. In quest’area si esperisce quindi una forte esperienza comunitaria della società civile tedesca. Citiamo ad esempio Foodsharing e Mund Raub che dal web segnala dove si possono raccogliere e mangiare frutti maturi nelle aree urbane.

E’ quella del movimento di due proiettori-schermo oscillanti a suon di musica, come i due grandi occhi delle api, durante la performance live dei beejays, un chitarrista e un beatboxer.

All’uscita si può passare alla terrazza, visitabile anche per chi passa dall’interno, oppure entrare nella sala suggestiva delloshow Be(e) Active, adatto in questo caso a riunire tutti i target di pubblico per l’esperienza musicale che si fa comunitaria, confermando la vocazione del Padiglione di attirare la nostra attenzione su argomenti seri, ma riunire adulti e bambini anche con la tecnologia che regala solo spensieratezza.

Michela Ongaretti

Giochiamo a sconfiggere le cavallette. Nel padiglione kazakho (1)

Kazakhstan. Terra di biodiversità e futuro ad Expo2015

Kazakhstan. Terra di biodiversità e futuro ad Expo2015

Kazakhstan Pavilion Expo 2015Kazakhstan Pavilion Expo 2015, esterno

Il Kazakhstan ad Expo 2015. Il padiglione si sente da lontano, per via degli spettacoli organizzati ogni giorno davanti al suo ingresso, e si fa vedere, per via dei nebulizzatori d’acqua e delle lunghissime file che promettono il ricco contenuto che ha fatto parlare di sé. Noi dobbiamo ammettere che esternamente non lo troviamo molto accattivante o degno di nota: non che non siano eleganti le pareti in alluminio divise in lastre come foglie cesellate di un verde rampicante, ma quel che ci appare un edificio non così originale nella volumetria e rumoroso da fuori, non compete con la cura estrema dell’interno, costruito con una tecnologia attenta ad un edutainment accorto e sensibile alle diverse fasce d’età accorse ad Expo.

Lo show con la sabbia sulla storia nazionale (1)Kazakhstan Expo 2015 – Lo show con la sabbia sulla storia del Kazakhstan

E’ fieramente autocelebrativo nell’esaltazione delle sue ricchezze agricole, e questo ci piace se si pensa che in pochi conoscono il paese asiatico che mira a crescere costantemente mantenendo più possibile l’identità delle sue risorse, e il loro utilizzo nel rispetto della biodiversità. Inoltre l’investimento su questa struttura è notevole perchè il Kazakhstan intende distinguerla in prospettiva dell’esposizione internazionale che si terrà nel 2017 per quattro mesi nella capitale AstanaExpo 2015 rappresenta infatti un foro di presentazione di quell’evento, dedicato dal paese in rapido sviluppo economico all’Energia del Futuro.

Le scale con la galleria animata (1) Le scale con la galleria animata nel padiglione kazako ad Expo 2015. ph A. Valisenko

Il padiglione progettato dallo studio tedesco Facts and Fiction, che ha concepito la morbida struttura esterna scolpita come una trama, ed è responsabile anche dell’allestimento interno, espande la sua area espositiva su oltre 3000 metri quadrati, dove le due tematiche centrali sono : la sensibilizzazione sull’utilizzo delle risorse naturali nella loro biodiversità come fonte di ricchezza, e la presentazione del Kazakhstan come potenza sulla scena internazionale in costante crescita.

Vi sono tre aree ben separate in tre ambienti diversi che rappresentano il passato, il presente e il futuro del Kazakhstan: la prima sala introduttiva sulla storia della nazione, la seconda per presentare la biodiversità e la cura odierna dell’agricoltura in quindici sezioni i sei “rotonde”,corredate da animazioni e installazioni video interattivi sempre disponibili in italiano ed in inglese, evitando così i tipici pannelli testuali. Qui siamo assorbiti dalla dimensione del Kazakhstan con elementi concreti: dal latte di giumenta alle mele giganti, dai droni futuristici al profumi dei primi tulipani esistenti, agli esemplari di storioni del mar Caspio. La terza parte che consiste in un film dinamico, come in una sala di cinema reale.

La prima sala ci accoglie inizialmente buia, per una partenza celebrativa e spettacolare attraverso la silenziosa esibizione di un talento reale. E’ quello dell’artista che lavora su un tavolo a noi nascosto muovendo semplicemente della sabbia: a parlare è invece una voce fuori campo spiega in che modo si forma l’identità kazacha, ne narra le vicende storiche visualizzate dalle immagini formate dalle mani veloci. Queste creazioni istantanee e mutevoli sono proiettate alle spalle della ragazza su un grande schermo. Al termine, sempre accompagnati, si accede al primo piano.

Non è un semplice passaggio quello sulla scala mobile ma parte integrante della visita dato che alle pareti vediamo una galleria fotografica in bianco e nero sulle attività produttive e agricole del Kazakhstan, e dei suoi paesaggi, allestita in stile “salon hang”. Osservando meglio siamo sorpresi dal movimento inaspettato di alcune immagini: sono installazioni multimediali dove i personaggi al loro interno sembrano salutarci e accoglierci, dandoci un senso di continuità con la Storia e facendoci sentire ormai parte di un mondo, come ospiti.

Kazakhstan Expo 2015Una zolla di terra dal Kazakhstan

 

La prima area o rotonda affronta il tema dell’agricoltura presentando il kazakhtan come uno dei maggiori esportatori mondiali di grano. Per questo motivo si nota la ricostruzione ideale della scrivania di Alexander Barayev con gli strumenti da lavoro dello scienziato: egli studiò il metodo di coltivazione senza aratura, utile a conservare l’umidità del terreno aumentando il rendimento del raccolto. Segue un erbario interattivo con le più importanti piante per la nutrizione, (ad esempio avena,cartamo, orzo, cotone), come una parete a pistoni. Vediamo poi la rappresentazione delle quattro stagioni del grano in Kazakhstan e una reale zolla del terreno del paese.

La rotonda con il la giumenta kazakha e il suo latte (1)La rotonda con la giumenta kazakha e il suo latte

La seconda rotonda tratta degli animali da allevamento, attività per la quale il pascolo si concentra in Kazakhstan su ben tre quarti del territorio. Alcuni monitor a parete descrivono l’allevamento del bestiame ed esempi di convivenza tra animali ed esseri umani nella Natura. Campeggia una grande scultura aurea raffigurante il cavallo kazakho, così importante nella storia e nell’allevamento, sotto ad essa una hostess ci fa assaggiare il kumis, il latte di giumenta fermentato.

La rotonda con il melo e i suoi frutti (1)Kazakhstan Expo 2015 – La rotonda con il melo e i suoi frutti

La terza rotonda mostra alcune “ meraviglie” del Kazakhstan, a partire dalla mela che si indica come originaria della nazione, rappresentata dalla presenza del suo albero e illustrata nella storia e nel significato su piccoli monitor come frutti che scendono dall’albero al centro della sala. Viene esposta anche la massima misura che poteva raggiungere un frutto maturo.

Altre installazioni video sono per l’apicoltura che si è sviluppata soltanto negli ultimi due secoli, grazie alla speciale biodiversità di piante e specie animali nella regione dell’Altai. Ora raggiunge cifre enormi, 450.000 colonie di api e circa 12.000 apicoltori, mentre prima non esistevano api mellifere.

Il lago Balkash è presentato come un custode di biodiversità grazie alla sua posizione in diverse latitudini. Posizionando un cursore su un punto della sua installazione come una mappa, possiamo seguire le sue differenze a livello di paesaggio ed ecosistema, anche in virtù del suo essere l’unico lago al mondo formato da aree distinte di acqua dolce ed acqua salata.

Padiglione Kazakhstan. Quarta rotonda con l'installazione del Mare d'Aral (1)Padiglione Kazakhstan. Quarta rotonda con l’installazione del Mare d’Aral

Ci incuriosisce poi un totem da cui è possibile vedere un filmato sui tulipani del Kazakhstan, che scopriamo essere originario nella sua forma selvatica. Se avviciniamo il naso in un punto e premiamo un pulsante possiamo sentirne la reale fragranza.

La quarta rotonda parla di ecologia della steppa, la più ampia secca al mondo, habitat di molte specie rare come la saiga, la grande otarda o la marmotta. Ottocento sono le specie vegetali attestate.

Si fa ben presente il disastro ambientale del prosciugamento del Mare d’Aral, presentato come da un oblò su un’installazione video pavimentale, dove si vede la sua evoluzione nei secoli, attraverso lo scorrimento manuale del “parapetto” che ci divide dalla sua immagine in basso. Il Mar d’Aral è stato salvato in una piccola area a settentrione da una diga. Il Kazakhstan dichiara l’SOS ambientale e si fa sostenitorie di iniziative per salvaguardare la sua biodiversità dalle costanti minacce ambientali, anche dovute a scelte oltreconfine.

La quinta rotonda è sull’acquacoltura: in una vasca ci sono esemplari di Storione Beluga, che è da sempre una specie presente nel Mar Caspio, anche se una grande importanza commerciale viene anche da carpa comune, carassio, abramide e lucioperca. In mostra anche il caviale, prodotto estratto dalle uova dello storione secondo un nuovo metodo che non uccide il pesce.

Giochiamo a sconfiggere le cavallette. Nel padiglione kazakho (1)Giochiamo a sconfiggere le cavallette. Nel padiglione kazakho ad Expo2015

La sesta e ultima rotonda parla della minaccia delle cavallette, un problema grave per lo sviluppo agricolo in Kazakhstan: nel 2013 questi insetti hanno devastato più di 2 milioni di ettari di coltivazioni. L’innovazione scientifica ha portato ad un sistema di monitoraggio attaverso dei droni: si individuano così le aree interessate dai “focolai”, spesso limitate ad alcuni chilometri quadrati, evitando l’uso di insetticidi su larga scala pemettendo di colpire solo la zona interessata, con grande risparmio di pesticida , soprattutto per l’ambiente. Una installazione come un videogioco nella rotonda permette ai visitatori di individuare e colpire le cavallette, proprio come farebbe il drone.

Si è infine richiamati alla conclusione ad effetto in una vera e propria sala cinema, ma si tratta di cinema dinamico, non il semplice 3D perchè anche le poltroncine su cui sediamo rispondono alle sollecitazioni del filmato, coinvolgendoci attivamente nella scoperta del paesaggio kazakho. Voliamo ancora come su un drone sui campi e nei mari, tra gli alberi di mele e infine ad Astana, dove vediamo come la città ha sviluppato la propria architettura sull’evento che la vedrà protagonista nel 2017.

Michela Ongaretti

Il nucleo dell'alveare nel Padiglione del Regno Unito

L’alveare della Regina. Il Padiglione del Regno Unito ad Expo2015

L’alveare della Regina. Il Padiglione del Regno Unito ad Expo2015

Il nucleo dell'alveare nel Padiglione del Regno UnitoPadiglione Regno Unito Expo 2015 – Il nucleo dell’alveare in uno dei migliori padiglioni Expo da visitare

Il design di Expo Milano 2015Padiglione Regno Unito.

L’alveare della Regina è dal mio punto di vista il padiglione del Regno Unito è finora il più originale ed esteticamente distinguibile tra quelli visitati. Aderente al messaggio che Expo dovrebbe dare, è chiaro e semplice nell’affrontare una tematica di ecosostenibilità, che ricade sulla problematica della nutrizione mondiale. Nonostante la serietà dell’argomento l’esposizione viene presentata con leggerezza e con una discreta eleganza.

Il padiglione nella luce serale(1)Il padiglione inglese ad Expo2015 nella luce serale

Tutto questo è riscontrabile attraverso il design della sua architettura, anzi in questo caso possiamo ben dire che è il design generale stesso a veicolare il messaggio: l’intento è di invitare il visitatore a vivere l’esperienza del padiglione come se fosse un’ ape mellifera. Attraverso la ricostruzione in grande dell’habitat di questo insetto tanto utile per l’ambiente, ci si addentra nel problema della sua drammatica riduzione che potrà avere gravi conseguenze per l’ecosistema.

E’ solo e semplicemente questo, design puro, senza ridondanza, senza esuberanza di contenuti e soprattutto senza autocelebrazione nazionale: chiedere allo spettatore di prestare attenzione al ruolo fondamentale dell’impollinazione nella catena alimentare.

L'interno dell'alveare nel Padiglione della Gran BretagnaL’interno dell’alveare nel Padiglione della Gran Bretagna- Expo2015

Il progetto è stato curato integralmente daprofessionisti della nazionalità del Regno come l’artista Wolfgang Buttress di Nottingham quale ideatore e responsabile del progetto artistico, in collaborazione conl’ingegnere strutturista Tristan Simmonds, e lo studio di architettura BDP di Manchester. Da York viene invece l’azienda Stage One, responsabile della produzione e costruzione del padiglione, mentre il percorso, caratterizzato da grafica e animazione, è stato ideato per coinvolgere attivamente il visitatore dall’agenzia creativa Squint Opera.

Partner del Padiglione del Regno Unito sono Jaguar, Land Rover e British Airways.

La struttura è stata realizzata grazie al coordinamento del suo commissario generale Hannah Corbett, per mostrare come la nazione possa contribuire a risolvere la sfida globale di nutrire il pianeta attraverso la ricerca scientifica e la tecnologia d’avanguardia: in particolare ci si riferisce a quella sviluppata dal Dott. Martin Bencsik, docente di Fisica presso la Nottingham Trent University, studioso delle nuove applicazioni della risonanza magnetica e di bio-acustica, di cui fa parte il monitoraggio degli alveari, utile a comprendere la salute delle colonie degli insetti melliferi.

Alcuni componenti strutturali in alluminioPadiglione del Regno Unito – Alcuni componenti strutturali in alluminio

Il Regno Unito desidera ricordare alla comunità internazionale il ruolo fondamentale e insostituibile delle api: partecipano alla sostenibilità della nostra catena alimentare attraverso l’impollinazione , attività che contribuisce alla produzione del 30% del cibo consumato in tutto il mondo. L’’ape è tra gli insetti pronubi uno degli impollinatori più importanti per la nostra nutrizione. La ricerca portata avanti con cura dai britannici ha lo scopo di aumentare sensibilmente la produttività dell’apicoltura su ampia scala, grazie al controllo sempre più preciso dello stato di salute delle api.

Il tema ufficiale è “Grown in Britain & Northern Ireland”, reso possibile sotto la guida dell’agenzia governativa britannica per la promozione di export e investimenti UK Trade & Investment (UKTI), declinato dal punto di vista della base di quella crescita, i viaggi del polline.

Il Padiglione del Regno Unito è anche, come quelli delle altre nazioni, sede preposta ad eventi di natura commerciale, culturale e scientifica, proposti dal governo britannico nel suo ruolo presente e futuro nelle sfide agricole e ambientali globali: in questo senso l’alveare è metafora di fucina produttiva per la creatività, la laboriosità e l’innovazione utili a nutrire il pianeta. Si vuole presentare il Paese tra i protagonisti sensibili a comprendere e affrontare la sfida per il miglioramento delle condizioni di vita e la conservazione delle preziose componenti da tutelare nell’ambiente, ma anche aperto all’impresa e accogliente verso turisti e professionisti. Creatività, imprenditorialità e ricerca scientifica sono quindi le punte di diamante della risposta britannica al tema di Expo2015.

L'inizio del percorso del Padiglione Gran BretagnaL’inizio del percorso nel Padiglione britannico

Per questi eventi il Padiglione del Regno Unito è corredato da una sala conferenze, una sala riunioni, una sala da pranzo e una business club.

Entrare nell’esperienza del padiglione significa quindi farlo nei panni di un’ape, seguire la sua stessa danza e attraversare i luoghi o paesaggi a lei famigliari, dal primo ambiente che è un frutteto ad un prato di fiori selvatici, nel quale sono state piantate alcune varietà di fiori del territorio inglese quali erica ranuncolo ed acetosa, fino a raggiungere il centro del gigantesco alveare in alluminio, dove la sensazione di trovarsi al suo interno è potenziata da effetti audiovisivi creati registrando quelli di reali api in un reale alveare di Nottingham. Queste “informazioni” sono trasmesse con l’utilizzo di 890 luci LED.

L’alveare è composto da una struttura reticolare in alluminio, ben 169.300 singoli componenti strutturali, pesa 50 tonnellate e si estende per un volume di 14 metri quadrati.

Il percorso dal frutteto visto dall'altoPadiglione Regno Unito – Il percorso dal frutteto visto dall’alto

Forse ciò che distingue il padiglione dagli altri è che questo concept di design puro non è puramente architettonico, o meglio, non nasce da un’idea legata all’architettura ma alla forma plastica in sé. Buttress, che è principalmente uno scultore, in una recente intervista sul magazine on-line Dezeen afferma di volere costruire qualcosa in antitesi al tipico padiglione di Expo, e di essere interessato a come trasformare un’idea o un sentimento attraverso un’esperienza, non un edificio. Egli desidera inoltre che il padiglione venga percepito per ciò che è, una struttura temporanea, e soprattutto dimostrare che si può dire molto senza grandi effetti spettacolari o in maniera pomposa, come parlare sottovoce piuttosto che gridare. Secondo questa filosofia il tema di Expo “Nutrire il Pianeta” non è coerente con spese alte, perciò meglio sarebbe lavorare il più possibile sulla sostenibilità, per costruire strutture che abbiano una seconda vita. ” The Hive”, come viene chiamato da Buttress, è stato uno dei primi padiglioni di Expo2015 ad essere completati, anche grazie a Stage One che è stata in grado di costruire tutto in parti componibili e trasportarle soltanto da montare da York, e non sarà demolito ma smantellato e ricostruito integralmente nel Regno Unito dopo il 31 ottobre.

Non si desiderava tanto creare una scultura inserita in un paesaggio o una scultura in un edificio, quanto creare una sintesi armoniosa tra l’arte, l’architettura e la scienza. Se quindi in ogni progetto c’è molto da imparare, in questo caso Butress ha appreso molto sull’importanza dell’ape, “sentinella della salute del pianeta”. La parte più eccitante della realizzazione è stata per lui la parte legata al suono e alle luci: molte persone hanno lavorato alla “colonna sonora”, che cambia in accordo con le api di Nottingham, tra cui i musicisti Spiritualized e il violinista dei Sigur Ròs.

Wolfgang Butress all'interno dela sua creazionePadiglione Regno Unito Expo Milano 2015 – Wolfgang Butress all’interno dela sua creazione

Colse tutti di sorpresa l’assegnazione del lavoro di progettazione a Wolfgang Buttress, un artista e non un architetto come i grandi nomi nella shortlist per Expo: Barber & Osgerby and Paul Cocksedge, Amanda Levete, Asif Khan e Allford Hall Monaghan Morris. Il concorso attraeva molti grazie al successo del Padiglione Uk alla Expo del 2010, Seed Cathedral di Thomas Heatherwick, che ha avuto grande fortuna dopo il progetto dato che ora sta lavorando al nuovo quartier generale di Google in California, coadiuvato da Bjarke Ingels. Al contrario Buttress intende restare nel suo campo applicativo, e focalizzarsi sui clienti per progetti d’arte, o comunque restare all’interno di commissioni dove si possa sentire parte del processo e collaborare con i costruttori;sarebbe per lui auspicabile lavorare con grandi architetti come il giapponese Kengo Kuma.

Foto: FTfoto | www.ftfoto.itDi fronte al Padiglione del Regno Unito

Wolfang Butress come scultore si dedica alla creazione di opere legate osmoticamente allo spazio circostante, esaltandone la percezione. Si ispira alle forme della Natura e si interfaccia da anni con esperti che gli permettano di interpretare con il suo linguaggio le conquiste scientifiche del nostro tempo. Le sue sono forme eleganti ed essenziali sempre in stretta relazione con il paesaggio o il contesto ambientale. Buttress ha collaborato con famosi studi di architetti, paesaggisti e strutturisti in tutto il mondo tra cui Lyons, LDA, Gillespies, BPD, GROSS MAX, Conran & Partners, Simmonds Studio, Price & Myers, Arup e Ramboll. Nel 2013 ha vinto l’International Structural Steel Award per progetti inferiori a 2 milioni di sterline, e nel 2014 Con l’opera ‘Space’ il prestigioso Gold Award del Premio Kajima in Giappone.

Building Design Partnership, BDP – responsabile progetto architettonico e landscaping del padiglione, è uno studio internazionale fondato nel 1961 che ha ora diverse sedi nel mondo.E’ formato da architetti, designer, ingegneri e urbanisti, per questo crea soluzioni integrate, diversificate e interdisciplinari in base alle diverse necessità, sempre per spazi d’eccellenza.

Simmonds Studio – responsabile delle soluzioni strutturali, Tristan Simmonds da anni si occupa del design, ingenierizzazione e produzione di strutture architettoniche leggere e scultoree, con artisti di livello come Anish Kapoor e Antony Gormley, nel 2009 fonda lo Studio per allargare le collaborazioni interdisciplinari. L’approccio progettuale utilizza metodi innovativi e strumenti digitali specifici: nella sua visione olistica comprende le fasi di creazione di una “scultura digitale”, un piano d’ingegnerizzazione e ottimizzazione strutturale fino all’elaborazione dei dati di costruzione. La precisa determinazione dei costi, con tecniche costruttive ad hoc e infine unastrategia di comunicazione curata hanno portato la realizzazione di opere complesse e atipiche con un budget limitato.

Squint Opera- agenzia creativa per concept innovativi di grafica e animazione nei pannelli all’interno del padiglione. Possiede alte competenze in software interattivi, grafica, tecnologia e installazioni creative e media digitali nell’ambito culturale e del built environment. Citiamo tra gli ultimi progetti la parete per presentazioni multimediali per il Weill Cornell Medical College, New York (2014), e diversi allestimenti per esposizioni al Victoria & Albert Museum di Londra.Tra le realizzazioni di “esperienze immersive” ricordiamo al Museum of London nel 2014 la mostra su Sherlock Holmes, nello stesso anno per l’Imperial War Museum di Londra crea una serie d’installazioni sulla Prima Guerra Mondiale per la collezione permanente.

Stage One – Azienda costruttrice del Padiglione, si muove tra edilizia e architettura, teatro ed organizzazione eventi. Riesce a concretizzare qualunque visione creativa dei propri clienti grazie ad una grande inventiva nel trovare modalità costruttive sempre nuove: tutto questo grazie all’esperienza progettuale e alle teste creative, architettoniche e ingenieristiche e tecnologiche, coinvolte da oltre veniticinque anni. Stage One ha vinto il prestigioso premio britannico “Queen’s Award for Continuous Innovation” nel 2013.

Michela Ongaretti

Padiglione Russia- la terrazza spettacolare (1)

Il Gigante di Grano. Il Padiglione di Russia ad Expo2015

Il Gigante di Grano. Il Padiglione di Russia ad Expo 2015

di MICHELA ONGARETTI

Padiglione Russia ad Expo2015. Non potevamo evitarla. Quando si parla di cibo e di materie prime, la Russia nutre il pianeta con l’80% del grano mondiale. I temi principali esplorati nel Padiglione Russia sono: la food security and supply nel possibile sfruttamento delle risorse naturali, sostenibile grazie alla bassa esauribilità dell’estensione del suo territorio coltivabile, e la ricchezza della sua cucina che ogni giorno viene presentata con degustazioni differenti.

Padiglione Russia- lo specchio sotto la grande tettoia (1)Padiglione Russia Expo 2015 – lo specchio sotto la grande tettoia

In questo il Padiglione Russia si distingue per l’ospitalità verso i visitatori perché non si limita a far assaggiare qualcosa della propria cultura gastronomica, ma organizza spesso incontri di gusto con altre nazioni dai sapori lontani, come di recente è stato fatto con l’Angola.

La suggestione delle grandi distese del paesaggio sovietico, i suoi spazi aperti e le sue foreste influenzano anche il modo in cui il padiglione è stato concepito dall’architetto Sergey Tchoban, e la struttura è costruita con l’impiego di materiali ecologici. Una ulteriore riflessione sull’ecosostenibilità è presente in ogni area espositiva nella necessità di adeguarsi nel modello al bosco, all’economia delle sue risorse.

Padiglione Russia- la sala reception- ph. Roland Halbe (1)Padiglione Russia Expo 2015 – la sala reception- ph. Roland Halbe

La Russia è orgogliosa di aver partecipato dal 1851 ad ogni Esposizione Internazionale, presentandosi come una potenza mondiale in ogni campo produttivo proposto nelle Expo. In questo caso dichiara ancora una volta come la cultura del cibo, e la biodiversità nelle colture e nel paesaggio, siano elementi imprescindibili dal carattere nazionale.

Il padiglione russo. ph Alexey Naroditskiy (1)Il padiglione russo dal decumano, ph Alexey Naroditskiy

Ci colpisce particolarmente l’inclinazione al design considerato in ognuna di quelle occasioni e a Rho nel 2015, una priorità. Sergey Tchoban, fondatore dello studio Speech, in collaborazione con Alexei Ilyin e Marina Kuznetskaya, ha cercato di rispondere a tre principi per l’ideazione del padiglione: rappresentare la Russia come un grande Paese, rispettare il motto di Expo “nutrire il pianeta”, ed interrogarsi quindi su come la nazione possa rispondere con azioni concrete, ed infine onorare la tradizione dei padiglioni alle Expo passate, sempre interpretati dai maggiori esponenti dell’architettura di Russia. Quegli esemplari, come questo, sono stati tutti pezzi unici votati al dinamismo della forma e molto attenti alla definizione della struttura nell’ingresso principale.

Gli esempi forniti dai padiglioni storici ricordano che sempre e sempre sarà una “concezione minimalista, dalla volontà di seguire forme e volumi particolari, proiettati in avanti”, a guidare il progetto. Oggi il team di architetti continua a lavorare su quei principi cercando di coniugare la forma tradizionale alle più recenti innovazioni tecnologiche, usando il linguaggio dell’architettura contemporanea.

Padiglione Russia- la terrazza spettacolare (1)Padiglione Russia- la terrazza spettacolare al tramonto

Lo sviluppo del progetto era condizionato dalla conformazione irregolare del terreno e dalla forma a L lasciata dai padiglioni limitrofi, inoltre è stato imposto che la struttura non superasse i dodici metri in altezza, diciassette in un solo punto: anche per queste ragioni si è puntato sull’attrazione della facciata principale. Il risultato è un “parallelepipedo proteso in avanti”, con quella lunga tettoia che copre e custodisce la zona pedonale prima della porta di ingresso all’interno vero e proprio. Questa struttura è lunga ben trenta metri e presenta una forma convessa, donando la cifra stilistica della sua architettura mediante una silhouette riconoscibile da lontano, che la distingue dagli altri padiglioni di Expo 2015. All’interno è rivestita di acciaio inossidabile che protegge dal sole estivo e attira i visitatori che possono fotografare la loro presenza specchiata in alto, mentre riflette la luce dei lampioni nelle ore serali. Ci troviamo di fronte una struttura estremamente solida anche se dinamica , con un ingresso aperto sormontato dall’elemento principale che si sviluppa in altezza, e riflette la figura dei visitatori in arrivo. Molto più di una tettoria o di uno specchio, sembra avviluppare chi inizia a partecipare all’esperienza della cultura russa del cibo, che può osservare la propria immagine e ritrovarsi da subito consapevole di aver varcato una soglia pur trovandosi all’aperto, già all’interno dello spazio espositivo dedicato alla Federazione Russa.

Padiglione Russia- dietro al bancone per le degustazioni (1)Padiglione Russia Expo 2015 – dietro al bancone per le degustazioni

Il materiale principe della Russia e del suo padiglione è il legno, ecologico ma soprattutto tradizionale: è fondamentale nel rivestimento dell’esterno e costituisce integralmente il primo piano, domina poi ovunque dalla sala di ingresso e reception, ai mobili e alle rifiniture. Fondamentale anche il vetro, presente come parete nel piano terra dell’edificio, permettendo quindi una comunicazione fluida tra l’interno e l’esterno.

L’intento di favorire la socialità e attrarre in senso scenografico l’ospite si rivela nella terrazza fruibile al pubblico e posta sopra la tettoia; da quel punto si può godere di un’invidiabile vista dall’alto di tutta l’Expo 2015. Il profilo dell’intera struttura vuole ricordare inoltre il paesaggio russo delle sue vallate, nell’aspetto dell’irregolare e dal leggero pendio.

Padiglione Russia- il bancone per le degustazioni di bevande (1)Expo 2015 Padiglione Russia- il bancone per le degustazioni di bevande

Il team di architetti spiega come le componenti della costruzione siano facili da assemblare, ma non sappiamo cosa si intenda in futuro fare di quel materiale una volta smontato il padiglione. In tema di l’ecosostenibilità possiamo dire che la soluzione innovativa ma minimalista e semplice della terrazza, con le soluzioni plastiche ricavate in legno, si coniuga alla necessità di risparmio delle risorse, legato ancora al tema della sicurezza alimentare nel futuro, utilizzando quindi ciò di cui il territorio può offrire in abbondanza, e restando in linea con la tradizione architettonica della Federazione.

All’ingresso vediamo subito esposto, come un gioiello nazionale in teche in vetro, il grano russo nelle sue diverse tipologie. Prodotto molto richiesto sul mercato mondiale e principale coltura della Federazione, rappresenta un record nelle esportazioni internazionali: ogni anno 25-30 tonnellate che possono aumentare anche rispetto alla decisione di utilizzare la gran quantità del terre non coltivate e ampliare la cerchia dei paesi che si forniranno dalla Russia.

Padiglione Russia- particolare di un'affiche sovietica (1)Expo 2015 Padiglione Russia- particolare di un’affiche sovietica

Proprio la grande estensione del territorio sovietico con le sue risorse naturali, ricordiamo che possiede un quinto delle riserve d’acqua dolce mondiale, e la sua tradizione agricola, entrano a pieno titolo nel concetto di food security, dato che con queste caratteristiche è presentata come nazione cardine nella risoluzione del problema futuro di “nutrire il pianeta“, in vista dell’aumento della popolazione mondiale e del conseguente bisogno di beni primari. La Russia potrà essere capace di provvedere al fabbisogno interno ed esportare la rimanenza in primis del grano, fornire quindi cibo alla popolazione mondiale delle generazioni future: l’impegno starà nell’aumento ( si parla di raddoppio), della produzione nonostante l’inarrestabile diminuzione delle risorse mondiali, aumentando invece le zone agricole mediante nuove bonifiche e allo sviluppo di innovative tecnologie agricole, partendo già dal controllo di un decimo della superficie coltivabile mondiale.

padiglione-russia-expo-2015-milanoPadiglione Russia Expo 2015 Milano

 

All’interno nelle prime sale l’edutainment è diviso in due zone. In una zona troviamo i due grandi banconi per le degustazioni continue, e alle loro spalle: per il bancone delle bevande nella prima sala un decorativo e immaginario, complesso alambicco; per quello delle pietanze installazioni video sulle diverse regioni, genius loci gastronomici della Federazione, con un esempio nella sua interezza di ciò che viene servito porzionato. Le pareti sono invece interessate ad altre installazioni video che raccontano un altro tema fondante come il contributo al progresso di alcuni scienziati russi, le cui scoperte furono utili nello sviluppo dell’agricoltura e della food security e nutrizione per l’intera comunità internazionale. Parliamo di Nikolai Vavilov, genetista, botanico e agronomo, che condusse importanti studi sulla biodiversità e la classificazione vegetale, Dmitri Mendeleev, chimico creatore della tavola periodica degli elementi, Vladimir Vernadsky, mineralogista e geochimico, geologo e agrobiologo, padre delle teorie sulla biosfera e noosfera.

Padiglione Russia- alcune opere d'arte all'interno (1)Padiglione Russia Expo 2015 – alcune opere d’arte all’interno

La sezione espositiva del piano superiore esplora il cibo e la sua storia recente nella cultura e nell’arte russe, partendo dal ventesimo secolo. Notiamo le affiches del periodo sovietico quando il potere politico usò i piatti e i prodotti alimentari come strumento di propaganda per dimostrare la cura estrema dello stato verso il bene del popolo. Pubblicità, illustrazioni per riviste ed etichette crearono un’estetica standardizzata ed estetizzante della dieta russa, intesa come sana e “patriottica”. Nella successiva grande sala alcune opere di artisti contemporanei giocano con il tema del cibo nell’esposizione “Russia. Pane. Sale”. In particolare Elena Kitayeva realizza busti in un materiale bianco lucido dedicati a donne designer russe: su di essi applica un texture colorata formata dalla ripetizione di motivi presi dall’arte sovietica del secolo scorso, ad esempio su un busto notiamo “Donna con rastrello” di Kazimir Malevic. Dove la donna prima era una semplice lavoratrice della terra ora si celebra la sua creatività, senza dimenticare la sua fatica nella storia dell’industrializzazione russa, ripensando all’epoca in cui gli artisti creavano anche tessuti da indossare.

Michela Ongaretti

Padiglione Messico- retro

Tutto il Messico in una Pannocchia di Mais- Expo2015

Tutto il Messico in una Pannocchia di Mais -Il Padiglione del Messico ad Expo 2015.

di MICHELA ONGARETTI

da  ·

Cos’è il Padiglione messicano? Una forma tondeggiante dalla copertura che non lascia vedere da fuori il suo contenuto. E’ una grande pannocchia di mais ed entrare è partecipare ad un’esperienza sulla coltura alla base della cultura gastronomica messicana, simbolo anche della nutrizione millenaria di quel paese, che ha conquistato nuove espressioni a partire dalla tradizione. L’esperienza è in effetti tutta all’interno di questa grande pannocchia dalle foglie intrecciate a proteggerne il cuore ricco di storia, immagini, installazioni delicatamente toccate dall’edutainment , opere d’arte e di etnografia.

Padiglione Messico- facciataIl Padiglione del Messico ad Expo2015

Avremo modo di parlare di Edutainment puro, appariscente, ma nel padiglione messicano di Expo 2015 possiamo sentirci a nostro agio di osservare un percorso guidato che ci lascia anche del tempo per soffermarci su ciò che riteniamo più interessante.

Il tema di questo viaggio ideale all’interno del mais è coerentemente“La semilla de un nuevo mundo: comida, diversidad, patrimonio”, il seme di un nuovo mondo: cibo, diversità ed eredità degli avi, che si concretizza nell’adattamento e rispetto al ciclo della vita nella catena alimentare e attraverso la sostenibilità ambientale.

Il padiglione Messicano- un particolare del progetto (1)Expo 2015, Padiglione del Messico, un particolare del progetto

Il Messico è il paese d’origine del Mais e dei Maya, la cui mitologia indica l’origine e genesi dell’uomo proprio da quel chicco, da esso sono sfamati più di cento milioni di messicani. Il mais è un elemento principe della cucina messicana che nel 2010 è stata riconosciuta parte del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, con la sua conservazione di ricette millenarie.

Responsabile del progetto è l’architetto messicano Francisco López Guerra, con Jorge Vallejo e la consulenza del biologo Juan Guzzy, tra i più influenti architetti della sua generazione in Messico, noto soprattutto per Museotec, una parte del suo Studio Loguer Design, che progetta e allestisce musei interattivi e spazi culturali come i padiglioni di eventi internazionali. Segnaliamo il museo di scienza e tecnologia di Tijuana, ma soprattutto i padiglioni dell’America Latina per l’Expo del 2008 a Saragozza, in Spagna, e quello del Messico all’Expo del 2005 ad Aichi, in Giappone, proprio dedicato alla biodiversità.

A Expo 2015 il Padiglione Messico è situato in prossimità dell’incrocio tra il Cardo e il Decumano all’interno del sito espositivo Expo e occupa 2000 metri quadri. Si sviluppa su livelli strutturati attraverso un sistema a rampe elicoidali che rimanda alla memoria dei terrazzamenti agricoli con il loro complesso sistema di irrigazione dell’impero del “re poeta” Nezahualcóyotl,(1427-1472).

Padiglione Messico- retroVista del retro del Padiglione messicano ad Expo2015

La nazione ha partecipato al programma Towards a Sustainable Expo, che ha riconosciuto i numerosi elementi di ecosostenibilità nel design architettonico Le pareti a cui abbiamo accennato sono realizzate in tessuto isolante protettivo dei raggi uv dall’esterno e trasparente dall’interno, filtrano la luce solare così da illuminare gli spazi, con un conseguente risparmio energetico di giorno, anche dovuto all’impiego delle lampade a bassissimo consumo. Di notte invece la stessa struttura “brilla” mostrando all’esterno la luce intensa del suo totomoxtle (foglia essiccata di mais in lingua nahuátl). I materiali impiegati hanno sono in alta percentuale riciclati, e sono scelti anche per la facilità di smontaggio e la possibilità di riutilizzarli in future manifestazioni.

I due concetti salienti su cui si basano i contenuti del Padiglione Messico Expo Milano 2015 sono quindi la Diversità, estetica, ecologica e gastronomica, e l’Eredità del sapere e delle pratiche artigiane tradizionali, per mostrare la loro continuità ed integrazione nella cultura dell’alimentazione odierna. Per ogni livello di visita siamo quindi guidati da una declinazione diversa del concetto di seme, inteso come metafora “generativa”: porta con sé l’originarietà e la potenzialità di uno sviluppo futuro.

Un Albero della vita nel Padiglione Messico con pannello interattivo

Un Albero della vita nel Padiglione Messico con pannello interattivo

Lungo tutto il percorso dei totem multimediali possono essere consultati per gli approfondimenti sugli argomenti trattati, con foto e contenuti multimediali, che è possibile farsi mandare per posta elettronica. Inoltre è scaricabile gratis la app del Padiglione per smartphone e tablet con le mappe e calendario degli eventi.

La ricchezza paesaggistica e culturale messicana è rappresentata all’ingresso dall’albero di magnolia, da cui parte un canale acquatico, unito al giardino evoca le chinanpas, ovvero isole artificiali che i toltechi costruivano nei laghi, sistema che dette un nuovo impulso all’agricoltura.

Il generatore di vita per eccellenza, l’albero, presenza simbolica in diverse aree del padiglione, è nutrito dall’Acqua, come lo è pure, poco dopo la rampa d’ingresso, la fontana “LLuvia”, dove il suono della cascata alimentata dal flusso circolare ricorda quello della pioggia, necessaria fonte di vita. In quest’installazione dell’artista Maria José de la Macorra diversi fili di collane con quaranta motori si alzano e si abbassano al ritmo acquatico, avvolgendosi sul fondo trasparente secondo la forma del serpente, paradigma della simbologia azteca.

Padiglione Messico- La fontana dell'artista Maria José de la MacorraLa fontana dell’artista Maria José de la Macorra all’ingresso del padiglione messicano

Sul terzo livello protagonista è la biodiversità messicana, raccontata da una parete composta dadiversi monitor che mostrano i diversi volti del Messico, dai monumenti storici alla gastronomia, alla sua contemporaneità e competitività nella ricerca tecnologica, come sia non solo turismo in ambienti naturali spettacolari.

Sul quinto livello vediamo la statua di Macuilxochitl, il dio protettore del mais,“il principe dei cinque fiori”, protagonista della cultura tolteca, in un’opera originale proveniente dalla regione del Vera Cruz, che per la prima volta è stata esposta fuori dal Messico. Fa da contraltare ad essa una piccola raccolta di sculture contemporanee in ossidiana, volutamente rifinite solo in parte per mostrare la parte più moderna e industriale del Messico, accostata alla materia grezza che simboleggia il passato nelle tradizioni originarie e precolombiane.

Padiglione Messico-MacuilxochitlLa statua di Macuilxochitl proveniente dalla regione di Vera Cruz, Padiglione Messico ad Exppo2015

L’arte e la cultura dell’alimentazione continuano ad essere protagoniste al livello successivo dove colpisce l’installazione di Alejandro Machorro: il soffitto è tappezzato da 4.700 cucchiai di legno utilizzati nella preparazione della cioccolata, prodotto originario del Messico azteco che pendono e si attivano periodicamente con oscillazioni, emettendo dei suoni nello sbattere tra loro, rievocando così una festosa preparazione di cibi nei riti tribali. Sulla parete invece troviamo sia i cucchiai che due meravigliosi e coloratissimi Alberi della Vita, che sembrano vigilare sui monitor interattivi che raccontano molto sulle piante e gli strumenti, e la loro collocazione nella geografia messicana, usati nella cucina nazionale. Questi esemplari in argilla sono opera del maestro artigiano Javier Ramírez da Metepec.

Uno di questi alberi “fiorisce” utensili dalla cucina della tradizione: non solo spatole, ciotole e pentole, ma noi notiamo in particolare il molcajete, il mortaio in pietra usato fin dall’epoca precolombiana. Il secondo è invece generatore di frutta e verdura autoctona, avocado, agave, pomodori, tunas e guayaba. Gli alberi della vita in epoca azteca possedevano un simbolismo religioso ed erano usati per scacciare gli spiriti maligni o da offrire agli dei, ivi rappresentati,poi sostituiti in epoca di evangelizzazione con santi o episodi della Bibbia . Dal Museo Antropologico di Città del Messico sono presenti poi contenitori alimentari abbinati ad una piccola collezione contemporanea in argento, sempre per ricordare il senso di continuità funzionale nella cucina messicana.

Padiglione Messico- lo chef Pablo SalasPablo Salas presenta e insegna virtualmente una sua ricetta nel padiglione del Messico

All’ottavo livello è invece di scena la cucina di alta gamma, con gli show cooking virtuali tenuti dai grandi chef messicani, di cui citiamo solo Edgar Núñez Gerardo Vázquez Lugo, Luis Robledo. Mostrano le ricette e gli ingredienti del Messico più famosi in tutto il mondo e sono tutti tutti attenti alla sostenibilità ambientale e alla tracciabilità degli ingredienti usati, e alla tutela dei piccoli produttori locali.

Nell’area adiacente le esposizioni variano periodicamente per portare alla luce la cultura e letradizioni tipiche di sei dei 32 Stati federali messicani, che presenteranno per un mese installazioni e documentazioni temporanee sulle singole specificità territoriali.

Verso la terrazza- Padiglione MessicoIl percorso verso la errazza del Padiglione del messico ad Expo2015

Prima di salire alla terrazza, che offre una splendida vista sui Padiglioni di Expo 2015 adiacenti il Cardo, incontriamo di nuovo delle reguiletes, le girandole che sono sia un gioco colorato intrecciato in foglia di palma, ma sono anche simbolo dell’investimento sulle energia eolica che sta impegnando il governo messicano, un pensiero verso il futuro pur rimanendo fedeli al proprio passato artigianale. Sulla terrazza un’altra statua di divinità ci “accoglie”: sotto ad essa troviamo piante utilizzate per la preparazione di alcolici, come l’ agave blu per la tequila, per spiegare il loro legame con la cultura magica azteca.

Poi si riscende seguendo il percorso dove troviamo il dipinto “Árbol Nodriza” del contemporáneo Daniel Lezama, esempio dell’immaginario religioso azteco che coinvolge il cibo come simbolo; interpreta secondo la propria sensibilità Chichihuacuauhco, il mito nahuátl degli uomini che tornano bambini nutrendosi dei frutti di un albero sacro.

Sempre ispirato al tema dell’albero, chiude così un percorso circolare nella totomoxtle, la foglia di mais in lingua nahuátl.

Michela Ongaretti

Esterno del Padiglione U.S.A. ad Expo2105jpg (1)

Gli U.S.A. ad Expo2015. Il padiglione dell’ American Food 2.0

Gli U.S.A. ad Expo2015. Il padiglione dell’ American Food 2.0

Rendering del Padiglione U.S. A. dal retro (1)Rendering del Padiglione U.S. A. dal retro

Padiglione USA Expo Milano 2015 – Il design del Padiglione USA Expo Milano 2015.

Nutrire un pianeta multiculturale attraverso l’innovazione tecnologica – La nostra seconda visita estera è il Padiglione USA, che si propone con entusiasmo fin dal nome “American Food 2.0: United to Feed the Planet”, di dare il proprio contributo al tema di Expo. Che vi piaccia o no, gli Stati Uniti restano una delle maggiori potenze economiche mondiali, e il ruolo di innovatori è innegabile in molti aspetti culturali, della scienza e di modelli di business, componenti che entrano in gioco quando si parla di alimentazione. 

L'Orto Verticale sulla parete del Padiglione (1)L’Orto Verticale sulla parete del Padiglione USA


Ciò che la struttura offre sono spunti di riflessione sulla produzione agricola
, la nutrizione e gli ambiti di intervento delle politiche governative, perchè i valori che li muovono influenzeranno il nostro futuro: tutto questo avviene attraverso numerosi pannelli interattivi e media digitali. Il fine è quello di lasciare un’idea dei successi dell’industria alimentare americana con i suoi prodotti, la sua tecnologia, l’aspetto della nutrizione e della salute, e la sua tradizione, sempre integrata alle culture immigratorie.Il padiglione vuole presentarci il ruolo unico dell’influenza U.S.A. nel settore Food inteso come infrastruttura gigantesca che coinvolge le tecnologie più avanzate e sistemi dinamici, che a loro volta influenzano e sono influenzati dalla valori della società odierna, e il ruolo del design è fondamentale nello sviluppo di uno spazio che si propone di educare e informare allo stesso tempo secondo la formula dell’edutainment.

Gran parte del merito per la realizzazione di questa complessa struttura va all’associazione Friends of the USA Pavilion Milano 2015, scelto come partner del Dipartimento di Stato per l’implementazione della presenza americana ad Expo: si tratta di un’organizzazione no-profit, formata dalla Fondazione James Beard (JBF) e dall’ Istituto Culinario Internazionale (ICC), in collaborazione con la Camera di Commercio Americana in Italia.

Interno del Padiglione U.S.A. ad Expo2015 (1)Interno del Padiglione U.S.A. ad Expo2015

Questi soggetti si sono organizzati per trovare i finanziamenti privati e realizzare il progetto affidato allo studio dell’architetto James Bieber di New York, coadiuvato da un grande team di consulenti in loco composto da Andrea Grassi di Milano e Genius Loci Architettura di Firenze; SCE per la Structural Engineering, ESA per il MEP Engineering e la Tillotsen Design Associates for lighting. NUSSLI si è occupato della vera e propria costruzione ed installazione, mentre finanziamento e progettazione del concept legato alla parte “narrative” ed educational del design delle esposizioni è stato garantito dalla società Thinc Design, molto nota nel settore per l’elevata qualità delle sue produzioni. Esiste un orto verticale sulle pareti del padiglione: è stato curato in ogni dettaglio dallo studio di architettura paesaggistica Dlandstudio, nella persona di Suzanna Drake. Gli elementi grafici, compresa la segnaletica, sono stati creati invece dalla celebre azienda Pentagram.

L’edificio si ispira alle linee del tradizionale granaio americano, con i suoi 3250 metri quadrati distribuiti su tre piani. Sono una costante gli spazi aperti, la facile accessibilità e la trasparenza delle superfici. Inoltre l’ approccio progettuale si basa sulla tecnologia usata per ricostruire ecosistemi specializzati nella produzione agricola e alimentare, che siano di basso impatto ambientale. Si inseriscono quindi elementi che possano mantenere un alto livello d’ interazione tra le componenti infrastrutturali e quelle naturali e vive.

Esterno del padiglione U.S.A (1)Expo 2015 Esterno del padiglione U.S.A

La passerella che dobbiamo percorrere per entrare è stata ricavata dal pontile originale di Coney Island distrutto nel 2012 dall’uragano Sandy: lo compongono rare tipologie di legno tropicale come l’Ipe e il Cumaru, che al tempo della sua costruzione furono importati dalla Guyana e dal Brasile.

Il viaggio conoscitivo inizia fin dalla rampa di accesso, dalla quale si sentono le cosiddette “Voci della Terra”: diversi racconti sul terreno americano, il suo sole, la sua acqua e le sue tradizioni alimentari originarie.. Sono le visioni dei ricercatori, degli esperti in tema di alimentazione, dei policymaker insieme a chi porta avanti una diversità culturale all’interno della società statunitense. Affidarsi a delle voci è come calare il racconto in un’atmosfera di antica trasmissione del sapere, e induce alla riflessione senza essere eccessivamente solenne, suggerendo invece una visione ottimistica e positiva del proprio paese.

Rendering dell'ingresso (1)Rendering dell’ingresso del padiglione USA con la passerella dal pontile originale di Coney Island

Ciò che ci appare come un’introduzione al mood generale viene immediatamente confermata dall’ufficiale e forse un pò retorico, ma pur sempre carico di energia,video del presidente Obama che ci da il benvenuto una volta approdati al cosiddetto “Boardwalk level”; insieme a lui in altri video ci sono cittadini statunitensi di varie estrazioni sociali, età, sesso ed etnia, ed ognuno si definisce uno di quei 9 miliardi di persone che si prevede popoleranno il mondo nel 2050, affermando quindi la propria responsabilità nell’incoraggiare o favorire lo sviluppo di necessarie soluzioni per una convivenza sostenibile per l’ambiente, perciò sana. Noi, come siamo oggi e per quello che possiamo fare, siamo il futuro del nostro sistema alimentare, quindi vitale.

Rendering con vista del boardwalk level (1)Rendering con vista del boardwalk level del Padiglione USA ad Expo 2015

L’esperienza che si può fare da subito all’interno del padiglione USA è incentrata sull’edutainment nel piano della “Ricchezza Globale con la Diversità” attraverso presentazioni digitali e giochi interattivi sulla realizzazione americana dei temi chiave dell’Esposizione Universale quali la sicurezza alimentare, la ricerca tecnologica nel campo agricolo che presta anche attenzione alla sostenibilità e tenta di dare risposte su come potrà essere il cibo nel futuro. Si mette in mostra l’impegno americano nello studio e nell’applicazione dell’innovazione in ambito del food , con il suo patrimonio di conoscenza e l’impegno governativo in tal senso. A rendere più accogliente e “popolato” l’ambiente troviamo dei lampadari composti da piante e ad ogni angolo l’esperienza- video- di persone che operano nel settore, coinvolte nel processo produttivo ed evolutivo come chef, agricoltori e scienziati. In particolare segnaliamo il display digitale “American Perspectives” che illustra come i leader del paese organizzino il sistema alimentare per affrontare il problema della sua sicurezza.

Non ci siamo stancati troppo e il percorso procede in maniera fluida verso il settore maggiormente d’ intrattenimento, siamo ricondotti al piano terra dal scale mobili verso le sale dedicate al “Great American Foodscape”: sono tre video d’animazione che mostrano uno sviluppo nella cucina e nella ristorazione soprattutto attraverso gli scambi culturali e i processi di trasformazione della tradizione alimentare degli immigrati verso un’integrazione con quella di chi già popolava da alcuni secoli il Nord America, per arrivare al culto tutto USA del BBQ, del menu per il Giorno del Ringraziamento, e del cibo di chi è sempre in movimento, quello “On-the-go” da noi noto come street food. Vediamo poi il breve film “Farm to Table”, sulla necessità di reperire alimenti provenienti dall’agricoltura anche in città, e sullo spirito imprenditoriale attivato per tale ricerca.

La terrazza del padiglione U.S.A (1)La terrazza del padiglione U.S.A ad Expo2015

Alla fine del percorso si osserverà una raccolta di foto che illustrano le specialità della cucina dei diversi stati, influenzati ciascuno da una prevalente cultura dell’immigrazione, e ammettiamo che avremmo desiderato una trattazione più a lungo dell’argomento.

All’uscita troviamo un vero e proprio foodscape con Food Truck Nation: iconici furgoni che servono piatti tradizionali tipici del concept dello street food. Sicuramente è un’eperienza tipica degli Stati Uniti ma esportata così da tanto, nelle declinazioni europee certamente, da non rendere l’idea così originale, e certo non da convincere sulla portata della sostenibilità o del cibo sano come si promuove nei menu.

In tema di sostenibilità c’è però ben altro da dire, e in questo ci aiuta proprio il design del Padiglione.

Altri elementi ecosostenibili sono i nebulizzatori per rinfrescare l’aria, con un continuo riciclo di acqua nel cortile principale, mentre sul retro ci sono dei semplici alberi, per fornire altri punti di ombra e riposo .Con un superiore ma limitato consumo di energia troviamo tutti gli impianti di illuminazione a LED, mentre i pavimenti in legno lamellare utilizzano rivestimento metallico riciclato e riciclabile al loro smontaggio dopo l’Esposizione.Diversi elementi sono ecocompatibili ed innovativi, e alcuni potranno essere riutilizzati al termine della manifestazione milanese. A parte il riuso del legname della passerella, ricordiamo il già citato Orto Verticale sulla facciata esterna, il più grande al mondo nella sua categoria, circa 2000 metri quadrati, e costituito dalla tecnologia ZipGrow Tower sviluppata dalla start up Bright Agrotech. La soluzione automizzata aumenta la capacità delle piante di ricevere luce solare e quindi facilita una loro crescita più rapida. Un sistema esclusivo di luci le stimola ulteriormente. Queste numerose varietà di ortaggi, cereali ed erbe aromatiche sono alimentate da un sistema idroponico e di recupero dell’acqua, e testimoniano la tendenza dell’agricoltura americana a cercare sempre nuove strategie e tecnologie per un utilizzo funzionale ma sostenibile del suolo.

Fiore all’occhiello del Padiglione, in termini di tecnologia e utilizzo di energie alternative e green, è la terrazza utilizzata per le conferenze e gli eventi. La sua copertura, oltre 3000 metri quadrati, è costituita da pannelli in SPD-SmartGlass, prodotti dall’italiana Isoclima capaci di oscurarsi in diverse gradazioni per consentire la protezione dal sole, utilizzando un minimo apporto energetico. I pannelli sono attivabili dai visitatori mediante dei tablet touch screen. Con un tocco di originalità in più serviranno anche da schermi su cui proiettare immagini, ma ciò che ci interessa maggiormente è sapere che questo tetto verrà riutilizzato per edifici nuovi. Per nutrire la vita serviranno risorse anche al termine di Expo, e in questo lascito gli Stati Uniti hanno mantenuto delle promesse.

Michela Ongaretti

Il Padiglione Svizzero ad Expo2015 (1)

Ce n’è per tutti? La riflessione sulle risorse del Padiglione Svizzera. Expo2015

Ce n’è per tutti? La riflessione sulle risorse del Padiglione Svizzera. Expo2015

Il design di Expo 2015, la Svizzera di Michela Ongaretti.
Ad un anno dalla manifestazione che ha movimentato Milano, ricordo la  visita nei padiglioni di Expo 2015, partita dalla Confederazione Svizzera. Visto da fuori non attira l’attenzione con forme sinuose, esotiche, o tradizionali del paese protagonista. In realtà lo apprezziamo e scegliamo per avere forse tra tutti il concept più coerente, e vicino alla tematica proposta da Expo. Nutrire il pianeta. Energia per la vita. Alla sua base sta la riflessione sulle risorse naturali e sulla loro esauribilità, perché intento della Svizzera è quello di presentarsi in questa occasione come un paese solidale e responsabile nell’ambito alimentare.

Il Padiglione Svizzero ad Expo2015 (1)Il Padiglione Svizzero ad Expo2015

Ha organizzato tutto il proprio impianto espositivo giocando d’anticipo. Il progetto è stato curato dalla società di architetti Netwerk e denominato Confoederatio Helvetica. E’ il frutto del concorso internazionale voluto dalla presenza Svizzera del DFAE nel 2012, che attraverso una giuria di esperti ha selezionato come vincitore il progetto di questi giovani architetti di Brugg, tra le 103 proposte partecipanti.

 

Padiglione Svizzero- vista dell'ingresso (1)Padiglione Svizzera Expo 2015 – Padiglione Svizzero- vista dell’ingresso

Il loro messaggio è chiaro e ben espresso dallo slogan leggibile dall’esterno: “Ce n’è per tutti?” Si desidera far riflettere sulla responsabilità personale dei propri consumi, sulla ripartizione equa degli alimenti, intesi come prodotti derivanti direttamente dalle risorse naturali, quindi esauribili, e sulla sostenibilità della nutrizione nel pianeta.

In pratica la grande superficie di 4432 metri quadrati del Padiglione Svizzero comprende una piattaforma aperta, con un accesso da una rampa e uno al piano terra. Da questo, attraverso un ascensore si sale in cima a quattro torri di 15 metri d’altezza ben identificabili da lontano, riempite di prodotti il primo giorno, con un quantitativo stimato come sufficiente fino al termine di Expo.

Padiglione Svizzero- Mostra Spirito di Basilea, La ricerca rende forti (1)Padiglione Svizzero a Expo 2015 – Mostra Spirito di Basilea, La ricerca rende forti

Ogni torre contiene un prodotto rappresentativo dell’alimentazione svizzera, legato alle sue risorse naturali e alla loro diversità come prodotto e come valore, esempio del modello funzionale e di successo della Confederazione, innovativa negli strumenti ma fedele alla sostenibilità delle proprie tradizioni. In primis l’acqua, essenziale per la vita ed elemento/alimento principale del Padiglione,sgorgante dalla falda freatica locale allacciata alla rete distributiva del padiglione stesso; si riferisce al dibattito in corso sulla sostenibilità dei metodi di approvvigionamento idrico del settore privato e pubblico, e alla sua mancanza, o non accesso a quella potabile, in molte zone del mondo. Altro elemento è il sale dei preziosi giacimenti minerari elvetici, fondamentale per la produzione industriale e presentato con l’intento di promuovere il suo uso ridotto grazie al packaging in minuscole scatole che giocano sul concetto di equilibrio, della forma ma anche dei sapori.

Il caffè come primo alimento d’esportazione svizzero, in maggior misura del cioccolato e del formaggio a dispetto dei luoghi comuni, e le mele dalle varietà originarie di diverse qualità, rappresentano la biodiversità e l’agricoltura nel suo ruolo fondamentale per la tutela del paesaggio, essiccate e racchiuse in confezioni monouso.

Altri criteri logici nella scelta di questi prodotti sono stati la conservazione , le condizioni climatiche, l’importantissima disponibilità e il legame con il settore agro-alimentare svizzero. Sono alimenti esemplari nel piccolo ( territoriale) della Svizzera che vuole proporsi come modello su scala mondiale, portavoce di quei criteri che dovrebbero essere anche valori.

Padiglione Svizzero- Mostra Spirito di Basilea (1)Expo 2015 Milano – Padiglione Svizzero- Mostra Spirito di Basilea

Ogni visitatore può prendere i prodotti nella quantità che più gli aggrada, ma viene messo a conoscenza del fatto che le torri non verranno riempite più, è responsabile della fine di queste risorse: questa azione fa riflettere sulla disponibilità degli alimenti nel pianeta che popoliamo e sulla necessità di uno sviluppo sostenibile per chi verrà dopo di noi, nel padiglione e nel mondo. I piani delle torri sono piattaforme su cui sono appoggiati questi prodotti, che si abbassano man mano che vengono svuotate, fino a raggiungere, se la situazione lo richiederà, il livello seminterrato. In questo modo la struttura stessa dell’edificio cambierà forma e percorso interno. E’ possibile seguire in tempo reale i progressivi cambiamenti attraverso la segnalazione sul sito web del Padiglione e sui social media dedicati.

Restando in tema di ecosostenibilità, alla quale cerchiamo sempre di dare attenzione, siamo lieti di apprendere che le torri saranno riutilizzate come serre urbane per le città svizzere al termine dell’Esposizione. Sarà il 75 per cento del materiale utilizzato nel Padiglione svizzero e nelle sue infrastrutture ad essere recuperato.

Oltre all’area delle quattro torri vi sono le zone di mostre tematiche curate da partner istituzionali o privati. Sempre parte del padiglione è la cosiddetta casa Svizzera, composta da un’area espositiva dedicata al tema dell’acqua dei cantoni partner del San Gottardo, la mostra interattiva curata da Nestlè, lo stand informativo dell’agricoltura svizzera, un ristorante e un take away, una VIP-lounge dei partner e l’auditorio per le conferenze, parte del programma di eventi e manifestazioni culturali ideate dalle città partner. Le mostre ad esse dedicate verranno presentate a rotazione nei sei mesi di Expo. Inoltre la DSC ( direzione dello sviluppo e della cooperazione), porta ad Expo il gioco interattivo Plant Doctor, che illustra come le moderne tecnologie possano rafforzare il raccolto dei piccoli agricoltori.

All’inizio della rampa troviamo, dopo il chiosco, alcuni monitor che mostrano sedici brevi film su personeprovenienti dalla svizzera e che lavorano nei settori coinvolti da Expo. Una visione divertente della passione che muove le persone, raggruppate in questo progetto dal titolo I am part of it. Si osserva poi la presenza di un palco tra le torri e la casa Svizzera il palco. Inoltre vediamo due installazioni, una dedicata alla NTFA e una di Svizzera Turismo.

Padiglione Svizzero- Mostra del San Gottardo (1)Padiglione Svizzera Expo 2015 – Mostra del San Gottardo

L’acqua si rivela essere elemento centrale del Padiglione svizzero. E’ il tema conduttore della mostra„Acqua per l’Europa“ dei quattro Cantoni del San Gottardo, Grigioni, Uri, Ticino e Vallese , mentre le tre città svizzere più importanti per l’economiaBasilea, Zurigo e Ginevra, serbano per i visitatori esposizioni con lo scopo di presentare l’aspetto innovativo, sostenibile, culturale della confederazione. Queste città sono presenti in qualità dicittà partner ufficiale al Padiglione svizzero di Expo Milano 2015. Ci sono poi partner privati come Nestlè che propone un viaggio emozionale, per osservare come la mente e il corpo reagiscono di continuo allo stimolo del cibo, nella sua scelta e selezione quotidiana.

Ci soffermiamo sulla mostra “ Spirito di Basilea” che esplora alcune delle innovazioni o avvenimenti storici inizialmente apparsi come irrilevanti, che sono partiti da quella città e che, in maniera stupefacente e inaspettata hanno poi cambiato la vita e la storia della popolazione di tutto il mondo. Questo polo espositivo si colloca nel basamento delle torri-silos, dove Basilea è presentata come metropoli dalla vocazione culturale, centro economico e di ricerca e, per noi ancor più importante, riferimento per l’architettura e il design, riallacciandosi al tema di Expo nel senso di nutrimento per la vita di tipo intellettuale.

Questa mostra a Expo 2015 si compone di quattro ambiti tematici: la Scienza con “La ricerca rende forti”, dove si parla di Gustav von Bunge, tra i primi studiosi dei microcomponenti degli alimenti e Tadeus Reichstein che scoprì la Vitamina C sintetica e la produzione del cortisone, premio Nobel nel 1950.

Padiglione Svizzero- Un interno delle torri-silos (1)Milano Expo 2015 – Padiglione Svizzero- Un interno delle torri-silos

La Vita Spirituale a l’Arte conFame di creazioni intellettuali” è concentrata sulla presenza a Basilea del filosofo Friedrich Nietzsche, e viene presentato il celeberrimo dipinto di Arnold Böcklin, “L’isola dei morti”, la cui prima versione si conserva presso il Kunstmuseum Basel.

Altri elementi fondanti per lo spirito della città sonol’Architettura e il Design: per la mostra Il mondo si accomoda” massima attenzione è data alla Panton Chair di Vitra. Fu la prima sedia ad essere progettata e fabbricata in un unico pezzo totalmente in plastica, notissima e premiata da molti riconoscimenti internazionali. Eccellenze architettoniche sono invece esemplificate da Herzog & de Meu-ron, Diener & Diener, Renzo Piano, Zaha Hadid o Frank O. Gehry.

Nel campo dell’Economia la sezione espositiva a Expo Milano “Innovazione per maggiore nutrizione analizza la sicurezza alimentare di fronte al forte aumento demografico, e suggerisce l’importanza di partenariati per lo sviluppo sostenibile in agricoltura. Tutta la mostra su Basilea fino al 12 maggio ha come partner Syngenta e Vitra, curata dal Büro Bregy & Buschle con allestimento di Dieter Thiel.

Dal 7 agosto al 12 settembre 2015 si vedrà invece la mostra “Urban Food Innovation”, in collaborazione con Ginevra e Zurigo e a cura della Hochschule für Gestaltung und Kunst (HGK/FHNW) sul sistema alimentare urbano di Basilea: la produzione, la lavorazione e il trasporto di alimenti, le risorse, le sementi, il fabbisogno e il trattamento dell’acqua potabile, lo spreco alimentare e l’impegno della società civile. Il progetto è realizzato in collaborazione con l’Istituto di Ricerca dell’Agricoltura Biologica (FiBL), finanziato dalla Segreteria di Stato, come partener Bio Suisse, Pro Specie Rara e Urban Agriculture Basel.

In abbinamento a tutte le mostre di Basilea sono inoltre in programma diversi eventi culturali in programma, per i quali vi invitiamo a consultare il sito web del Padiglione.

Il tema dell’alimentazione proposto da Expo 2015 a Milano ha un’importanza strategica nella politica estera della confederazione, tesa a rafforzare relazioni bilaterali con i paesi confinanti. In particolare l’Italia gode di una vicinanza geografica economica e culturale con la Svizzera, ed è il suo terzo partner commerciale dopo la Germania e gli Stati Uniti. La presenza svizzera rappresenta questo rapporto di vicinanza con il nostro paeseanche nella percentuale dei visitatori, considerato che il 40 per cento delle presenze straniere viene dalla Svizzera, ma il rapporto di scambio con l’Italia lo si misura quotidianamente: si pensi che circa mezzo milione di cittadini di nazionalità italiana ha scelto la Svizzera per vivvere e lavorare e che quasi 50000 cittadini svizzeri hanno residenza italiana. Non dimentichiamo inoltre che la Svizzera è l’unica nazione al mondo ad avere la lingua italiana tra le sue ufficialmente parlate. Questo rapporto di vicinanza si unisce ad un “diritto di precedenza”, dovuto al suo impegno con l’Esposizione Internazionale: è stato infatti il primo paese ad aderire e firmare il contratto di partecipazione, e il primo ad aver ufficialmente presentato il progetto per il suo padiglione, per questi motivi ci interessiamo prima alla Svizzera con il suo concept coerente e funzionale, che ad altri Padiglioni dall’aspetto più spettacolare.

Michela Ongaretti

Render dello stand Granarolo dall'alto (1)

Granarolo nel Padiglione Italia. Bianca eccellenza ad Expo2015

Granarolo nel Padiglione Italia. Bianca eccellenza ad Expo2015

Il design dello stand Granarolo ad Expo2015 – di Michela Ongaretti. Quello che fu denominato Padiglione Italia era formato dalle numerose aziende o regioni italiane distribuite lungo il cardo. Ciascuna aveva un proprio spazio che per logica si indicava come stand. In realtà alcuni presentavano una struttura autonoma, complessa e personalizzata tale da considerarli padiglioni. Tra tutti la soluzione ai miei occhi più interessante, per forma e contenuto, è quella scelta da Granarolo.   L’intento educativo e scientifico ci sembra portato avanti con cura da Granarolo attraverso il suo design, proprio all’incrocio tra Cardo e Decumano, in prossimità dell’Albero della Vita.

Lo stand di Granarolo per la filiera del latte italiana. Interno (1)Expo 2015 Padiglione Italia – Granarolo – Lo stand per la filiera del latte italiana. render dell’interno

 

Responsabile della progettazione architettonica dello spazio che si affaccia direttamente sul Cardo è stato lo Studio MCA dell’architetto Mario Cucinella, mentre la realizzazione della parte di comunicazione ed eduteinment è stata affidata alla Tarpini Production dell’ingegnere Paolo Tarpini. Le traslucenti pareti dello stand sono decorate con alcune immagini tratte da un video animato sulla filiera del latte creato da Zup Design per Granarolo.

Partiamo dal Padiglione Italia di Expo 2015 prendendo fin da subito posizione a favore della manifestazione che, pur con alcune riserve sulla sua reale portata innovativa e scientifica, relativa alla mancanza di alcune realtà di eccellenza nell’ambito del food e della tradizione gastronomica italiana, resta per noi una grande opportunità per mostrare al mondo intero quelle aziende o nazioni che hanno saputo presentare la propria identità con soluzioni creative e d’impatto dal punto di vista del progetto.

expo-2015-the-milk-experience-concept-granarolo-per-expo-con-disegno-di-zup-designExpo 2015 – The Milk Experience- concept Granarolo per Expo con disegno di Zup Design

Il Padiglione Italia di Milano rappresenta il nostro paese con l’obiettivo primario di contribuire alla valorizzazione delle nostre eccellenze leader del proprio settore e alla visibilità del potenziale del Sistema Paese, e in tal senso si è mossa laspinta all’internazionalizzazione di Granarolo, soprattutto da quando ha deciso di partecipare ad Expo nel 2013. In quest’ottica di sistema Granarolo non rappresenta soltanto se stessa ma la Filiera del Latte Italiano.

1.Expo_facciataLa facciata

Le scelte progettuali dell’architetto Cucinella, sulle tecniche costruttive e sui materiali impiegati, si accostano invece al tema della sostenibilità auspicata da Expo e peculiare del lavoro dello studio MCA.

Parliamo quantitativamente di una riduzione di materie prime ed energia utile a produrre quei materiali, prodotti in fase di assemblamento e che si avranno ancor più in fase di decostruzione della struttura. Non dimentichiamo che Expo è un insieme di spazi temporanei e in quanto tale lascerà un’eredità “materiale” al sito che lo ospita, forse solo allora vedremo l’impatto ambientale e la differenza nell’impegno a limitarlo.

Qualitativamente lo spazio Granarolo a Expo 2015 è costruito in profilati di alluminio assemblati a secco. Le pareti di questo ambiente candido come il latte sono in Barrisol, innovativo ed ecologico telo; come l’alluminio riciclato e riciclabile, viene prodotto senza consumo di acqua quindi con basso consumo energetico con materiale di recupero, riutilizzabile per la produzione di rinnovato Barrisol. Il grande vantaggio è che la sua elasticità permette una gran libertà nell’ideazione del design e nella sua installazione; notiamo fin dall’ingresso la morbidezza delle pareti curve e la percezione di confort nella distribuzione degli spazi del percorso espositivo.

Render dello stand Granarolo dall'alto (1)Render dello stand dall’alto

Fin dall’ideazione della pianta si fa un riferimento al latte: la delineazione di“stanze” come insenatureformate dal Barrisol sono dedicate a differenti ambiti disciplinari su cui verte la presentazione di una brand identity che rimane indissolubilmente legata alla finalità educativa e di rappresentanza di un alimento e della sua storia, oltre che alla sua contemporanea declinazione in prodotti per diversi consumatori, legati alla tradizione o al gusto più contemporaneo.

Il latte è un principio creativo dal punto di vista del suo aspetto o del suo rimando metaforico, elemento simbolico che rimanda alla purezza o ad altri valori.

Aree-milk-experience

La struttura degli ambienti tematici

Seguendo queste “visioni” sul tema del latte nasce la pianta che segue un’ideale galassia, per antonomasia la Via Lattea, non dimentichiamo che il termine deriva dal greco e indica proprio illatte nella sua sostanza rarefatta e candida.

L’ambiente non si delinea fin da subito nella struttura ma occorre seguire un percorso, una milk experience che svela passo passo le aree tematiche. Inizialmente, alle due pareti laterali sono ben visibili le due frigo-vetrine dei prodotti dell’azienda, poi si allarga un’area che come una piazza si dirama in due direzioni: sulla sinistra troviamo la zona chiusa e intima del cosiddetto milk heritage, dove i visitatori di Expo 2015 a Milano sono meravigliati di trovarsi di fronte ad un altorilievo con una Madonna del Latte del quindicesimo secolo, prova dell’utilizzo del latte come elemento simbolico fondante nella tradizione artistica italiana, accanto ad una proiezione di un excursus sul tema nella storia dell’Arte.

Se invece si prosegue ci si trova nell’area milk for life dove un totem visibile su ogni lato permette di giocare con quiz interattivi che esplorano la tematica del latte in maniera scientifica e didattica come prodotto, oppure storica e ludica nel cinema e nell’arte.

Schizzo dell'arch. Cucinella per lo stand Granarolo

Granarolo – Schizzo dell’arch. Cucinella per lo stand

Anche qui le pareti curve offrono una proiezione animata; sono i volti dei visitatori che hanno scattato una foto da uno schermo sul lato destro del totem. Ognuno è invitato a scegliere un’idea legata al concetto di latte che visualizzerà con una grafica applicata sullo scatto: sarà quindi una collezione virtuale delle opinioni delle persone e delle loro espressioni divertite.

A questo punto si passa nell’ultima saletta delimitata dal Barrisol, dove saranno regalate ai visitatori delle preforma, ovvero delle bottiglie di latte prima di essere gonfiate per assumere la forma del litro, dopo le informazioni sul loro uso all’interno aprirle rileverà il loro contenuto: come un messaggio in una bottiglia arrivata da un mare di latte ci sarà una filastrocca di Roberto Piumini o di Bruno Tognolini.

E’ ben chiaro quanto la modalità allestitiva segua un percorso narrativo, gradualmente immersivo che culmina nell’ultima stanza, in questo caso di pareti in legno e scure, come a delineare l’ingresso, dal candido e soffice sogno della cultura e del gioco, alla una realtà che parla di esperienze più concrete in termini di produzione industriale. E’ una sala video dove si può vedere in ogni momento il corto sulla filiera del latte italiano in quanto processo virtuoso tra le eccellenze di casa nostra, a seguire un secondo filmato sull’impegno di Granarolo in tanzania con Africa Milk Project. Anche questa iniziativa vuole essere un valido esempio di sostenibilità planetaria infatti Africa Milk project è stata selezionata tra le cinquebest practicesmondiali che rispondano alle necessità del pianeta, secondo la commissione selezionatrice Expo 2015. In termini sociali di cooperazione internazionale per l’autosviluppo si realizza quindi il tema di Milano Expo 2015 “nutrire il pianeta”, ma si è pensato anche al cibo per la mente attraverso la valorizzazione del nostro patrimonio artistico, un bene per l’umanità ben rappresentato nell’esposizione del capolavoro rinascimentale ritrovato, attribuito allo scultoreFrancesco di Simone Ferrucci, un gioiello per il padiglione Italia in mostra per gentile concessione dellaFondazione Cardinale Giacomo Lercaro di Bologna.

Facciata dello stand Milk Experience- Granarolo

Padiglione Italia Expo – Granarolo – Facciata dello stand Milk Experience- Granarolo

Era una richiesta esplicita di Padiglione Italia Expo 2015 chel’allestimento dello spazio tenesse in considerazione il valore della sostenibilità, seguendo un modello di basso impatto ambientale nelle strutture espositive e di comunicazione innovativa nell’intrattenimento educativo e didattico.

Per l’ideazione di questo percorso interattivo Granarolo si è quindi affidato a chi nella propria missione include questi valori. Lo studio Mario Cucinella Architects ha in tal senso, nell’arco della ventennale esperienza italiana ed internazionale , portato avanti la ricerca nell’ambito delle strategie ambientali per il controllo climatico esprimendo uno stile architettonico che rispetti l’identità dei luoghi e delle persone che li abitano.

La cura progettuale dello studio è stata interessata sia all’architettura di edifici con diverse destinazioni d’uso, che al paesaggio, al lighting e interior design, all’urbanistica. Secondo Cucinella la sostenibilità in architettura è perseguibile seguendo due punti di vista: quello tecnico e di prestazione del costruito, ma deve anche saper tener conto del suo rapporto col paesaggio in modo da generare empatia tra i due mondi.

Il lato più ludico dello stand, dato dai pannelli interattivi è stato invece curato da Paolo Tarpini che dirige la casa di produzione omonima. In maniera originale nel panorama italiano Tarpini si prefigge di unire il linguaggio del teatro alla tecnologia innovativa, in qualità di regista e ideatore di performance interattive.

Con uno stile contemporaneo ha costruito spettacoli digitali evocativi, illusionistici e sonori . Ricordiamo con piacere la performance all’interno della Piramide del Louvre, presentata per l’inaugurazione della retrospettiva su Raffaello.

Michela Ongaretti