Luce e scultura. melalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

Metalinguaggio scultoreo. La galleria Salvatore Lanteri con Seeds London prolunga il Fuorisalone 2017

Prosegue fino al 14 aprile la mostra programmata per il Fuorisalone 2017 “Meta: Levels of Language, Strata of Matter” a cura di Studio Vedet, presso la galleria Salvatore Lanteri di Milano.

 

Sculture in cemento e gommapiuma. metalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, prima sala con le sculture in cemento e gommapiuma di Duccio Maria Gambi, ph. artscore.it

 

Nello spazio di via Venini, recentemente scoperto da Artscore, la ceramica è sempre in primo piano, sempre in maniera anticonvenzionale, stavolta come co-protagonista della mostra in corso, e in sintonia con la vocazione internazionale degli artisti selezionati, e delle gallerie coinvolte a contribuire ai progetti espositivi. Per questo Fuorisalone prolungato l’attività è condivisa da Seeds London.

 

Polvere di granito, marmo e cemento, nel metalinguaggio scultoreo presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, Polvere di granito, marmo e cemento per gli oggetti-non oggetti, ph. artscore.it

 

Le opere plastiche in mostra rappresentano nel loro insieme, nella visione dei curatori, operazioni metalinguistiche inusuali, secondo la semplificata definizione di metalinguaggio come quel linguaggio che ne descrive un’altro parlando di esso, tenendo in considerazione quello che chiamiamo “oggetto-linguaggio“. 

 

La scultura in ceramica e tubi in borosilicato composita. presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, scultura in ceramica e tubi di luce in borosilicato

 

Le forme o non-forme in galleria possono essere viste come un pretesto per esprimere una gestualità fisica, o per far riflettere l’artista e l’osservatore sull’uso dei materiali con cui sono costituite, associati con apparente distonia. Gli oggetti-non oggetti hanno quindi la doppia valenza di affermazione e negazione della loro esistenza materiale,  e nel contrasto, nell’incoerenza delle loro superfici, tra di loro come corpus organico e all’interno della singola struttura, quai obbligano a fermarsi e a pensare all’identità memoriale di cemento o gommapiuma, ceramica o vetro, con la consapevolezza contemporanea dell’osservatore che se conosce l’uso di queste materie, qui le vive in un cortocircuito lessicale, linguistico. Ecco che la rottura della crosta terrestre di funzionalità spinge ad andare più a fondo, a vedere il nucleo simbolico ribollire.

 

Metalinguaggio attraverso cemento e gommapiuma presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, scultura in gommapuma e cemento di Duccio Maria Gambi, ph. artscore.it

 

La danza è avvolgente senza un ritmo costante, fondata sull’eterogeneità dei suoi componenti. Vetro e neon voluttuosi nell’espandersi anche sotto al livello della galleria come un vegetale infestante ( o alien nel quartiere di Nolo), cemento e gommapiuma senza soluzione di continuità, gesso e ceramica solidali come non mai nella storia dei materiali preziosi e plebei, sfere di polvere di granito, marmo e cemento confusi l’uno nell’altro senza soluzione di continuità.

 

Cumuli di Jochen Holz, metalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, Cumuli di Jochen Holz, ph. artscore.it

 

Tutti questi materiali pare soffrano di un “morboso e inestricabile” attaccamento l’uno all’altro nella stessa opera. Come un amore impossibile tra essere di diverse specie, o di classe sociale.

I pezzi che ci hanno colpito maggiormente sono quelli di Duccio Maria Gambi, dove la gommapiuma sembra affezionarsi ricambiata al cemento, infatti il titolo del lavoro è Maouf (L’amour). Il primo materiale pare proteggere il secondo anche se in certi punti risulta grattato, rimosso: ci sono aree che ne sono prive e altre dove resiste in maniera intermittente come una pelle premurosa, creata dall’artista per accumulazione con una genesi imprevedibile.

 

MAOF di Duccio Maria Gambi. metalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, MAOF di Duccio Maria Gambi, particolare, ph. artscore.it

 

Cumuli è il nome dell’installazione di Jochen Holz con luce al neon immersiva, ed “immersa” nelle viscere del pavimento, che trasforma il paesaggio visivo per spingerci a guardare nelle diverse dimensioni, sopra sotto e dentro alla spazio, e nella sua componente principale, la luce appunto, in trasformazione tonale dei tubi in borosilicato sul soffitto. Una nube luminosa di tubi aggrovigliati la troviamo non in cielo ma piuttosto sotto ai nostri piedi.

 

Metamorphosis di Aneta Regel, metalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, Metamorphosis di Aneta Regel, ph. artscore.it

 

Al centro la serie di sculture più numerose, Metamorphosis. Un corpus di ceramiche astratte che secondo l’artista Aneta Regel “riflettono o trasmettono informazioni sul mondo naturale che a sua volta parla della mia esistenza al suo interno. Il focus principale è proprio la combinazione tra i diversi materiali organizzati in livelli, e di diversi stati fisici degli stessi, cotti o crudi, raffinati o spezzati in una situazione instabile e di metamorfosi spesso conflittuale.

 

Bozzetto per MAOF metalinguaggio in scultura presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, Bozzetti per le sculture MAOF, ph. artscore.it

 

Studio Vedet è un team di graphic designers, scrittori, semiologi, sviluppatori web, curatori e artisti. Il nome allude all’intento di porsi come punto di osservazione, di vedetta appunto, sul mondo del progetto, ma  a dispetto dello stesso nome sono italiani. La loro volontà di “scolpire identità” attraverso la consulenza per eventi, esposizioni e comunicazione on line si apre però al contesto internazionale come per gli artisti della galleria Lanteri.

Michela Ongaretti

 

Marmo e altri materiali. Metalinguaggio presso la galleria Salvatore Lanteri

La Galleria Salvatore Lanteri prolunga il Fuorisalone 2017, Puzzle di marmi e altri materiali sulle pareti, ph. artscore.it

 

 

Fuorisalone ed oltre con Venice di Guzzini all'Orto Botanico

Fuorisalone2017 all’ Orto Botanico di Brera con Interni Material Immaterial. Design Islands nella Natura

Anche per questo Fuorisalone 2017 non può mancare una visita all’Orto Botanico di Brera. Merita sempre, ma ora è il momento migliore, sia per le splendide fioriture che per la speciale esposizione di Interni. Materiale Immaterial che anima la città per due settimane da quella del Salone del Mobile.  Il 2017 celebra i vent’anni del Fuorisalone come evento nato per iniziativa di Interni, la rivista internazionale dedicata al design che  ha contribuito quattro anni fa alla ristrutturazione dell’Orto Botanico, per restituirlo alla città come oasi verde fruibile in ogni stagione, sede di attività didattiche e scientifiche. Continue reading

Una donna veste un kimono tra le instalazioni di Casa Gifu alla MDW2017

Forza e leggerezza di Casa Gifu con Atelier Oï. Fuorisalone 2017 da Amy D

Il Giappone del design internazionale, insieme al lavoro artigianale della tradizione di Seki, nella regione di Gifu. Installazioni, scenografie, coltelli e katane, insieme al design puro degli arredi. Tutto questo lo trovate durante il Fuorisalone 2017 presso la Galleria Amy D, con Casa Gifu II dello studio di architettura svizzero Atelier Oï.

 

Particolari costitutivi del Minoshi Garden alla mostra Casa Gifu alla MDW2017

Atelier Oï alla galleria Amy D. Fuorisalone 2017 con Casa Gifu. Particolari costitutivi in primo piano dell’allestimento Minoshi Garden, ph. Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

Il progetto nasce dalla partnership di Atelier Oï con il governo della provincia di Gifu nel Giappone centrale, e intende valorizzare le risorse uniche delle maestranze artigianali della zona, di antichissima tradizione, attraverso un format creato appositamente per il Fuorisalone di Milano. Non si limita alla salvaguardia delle conoscenze tramandate da generazioni ma si basa sul mutuo e profondo scambio tra manualità e know how artistico e scientifico antico e moderno, cercando dare una luce nuova alle numerose e ancora vive manifatture giapponesi.

 

Una donna veste un kimono tra le instalazioni di Casa Gifu alla MDW2017

Atelier Oï alla galleria Amy D. Fuorisalone 2017 con Casa Gifu. In kimono tra le installazioni, ph. Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

E’ quindi per il secondo anno che Amy D Arte Spazio ospita CASA GIFU , la dimora giapponese ricollocata in maniera effimera nel Brera Design District. Nella galleria di via Lovanio si terrà l’esposizione principale a cura di Atelier Oï che non sarà l’unica: sono infatti ad essa collegate le presenze dello studio giapponese in diverse sedi in città, come Palazzo Bocconi con Louis Vuitton, Artemide in Corso Monforte, l’hotel Four Seasons di via Gesù, e la Posteria di via Sacchi con Laufen Bathrooms. Fuorisalone ma anche Salone del Mobile di cui segnaliamo, sempre con Artemide, la partecipazione di Atelier Oï ad Euroluce 2017, con i gifoï di Hida Sangyo e ancora con scenografie per Usm e Passioni Nature.

L’imprinting scientifico della galleria ancora una volta non ci delude. e per chi varcherà la sua soglia ad aspettarlo ci saranno realizzazioni nate dallo studio approfondito di materiali e tecniche costruttive, con quell’eleganza formale tipica del paese del Sol Levante.

 

Manifattura giapponese alla mostra Casa Gifu alla MDW2017

Atelier Oï alla galleria Amy D. Fuorisalone 2017 con Casa Gifu. Coltelli giapponesi

 

Dopo aver esplorato nel 2016 una delle più antiche e raffinate produzioni di carta della regione di Mino,  e i lavori in legno di cedro originari di Takayama, nel 2017 la selezione verterà sul know how di Seki, oasi industriale e artigianale con l’acciaio delle sue lame, leggendarie in tutto il mondo per il loro potere tagliente e la loro resistenza. Per questo è presentata da Amy D Arte Studio una selezione di coltelli, taglierini e altri strumenti per tagliare oggetti, tessuti e alimenti, insieme ai componenti per la loro produzione che utilizza elementi tradizionali tramandati da generazioni lontane. Insieme ad essi potremo vedere una piccola collezione di pezzi storici tra cui le leggendarie katane. Sono esemplificati in 18 differenti manifatture ma il pezzo forte è  dei nostri giorni: si tratta della katana Honsekito disegnata dall’Atelier realizzata grazie ad una delle aziende artigiane più antiche di Gifu, il cui maestro rappresenta la ventiseiesima generazione della sua “casta”, è quindi utile a ricordare ed enfatizzare la portata della tradizione nella tecnico costruttiva contemporanea.

 

Una katana tradizionale alla mostra Casa Gifu alla MDW2017

Atelier Oï alla galleria Amy D. Fuorisalone 2017 con Casa Gifu e le katane tradizionali, ph. Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

Questo lavoro sottolinea anche la vocazione alla trasversalità delle discipline che possono essere coinvolte nel design contemporaneo, al rapporto stretto con la materia e allo spirito di squadra di chi accoglie nel progetto competenze internazionali, peculiari di una storia, di una cultura materiale differente da quella dei designer che raccolgono quindi stimoli lontani nello spazio, ma anche nel tempo. La sperimentazione per Atelier Oï nasce da un rapporto intuitivo ed emozionale nella lavorazione di materiali diversi, coltivando le loro potenzialità nell’ottica dell’eccellenza locale per recuperare una conoscenza e per connetterla alle necessità progettuali: si parla la lingua di chi sa utilizzare al meglio una tecnica costruttiva magari applicandola a un diverso contesto, a un diverso prodotto.

 

Mobili e lampade di casa Gifu da Amy D

Fuorisalone 2017 da Amy D con Atelier Oï. Tavolo e sedie, lampade, piccole installazioni di Casa Gifu- Tutto ispirato alla carta giapponese.

 

E’ Seguendo questa logica che viene esplorato ancora una volta il mondo della carta: dalla conoscenza e rispetto per la sua creazione nasce una valorizzazione dell’effetto peculiare applicato all’interior design.  Atelier Oï ragiona in senso estetico sui processi quando declina l’antica tecnica di piegare la carta alla costruzione e al montaggio di mobili come tavoli e sedie, dal legno di diversi colori, ma notiamo come si possa avvicinare ancor più al recupero della tradizione con la sua eleganza formale alla vista del Minoshi Garden di Thomas Merlo & Partner (sempre in collaborazione con Atelier Oï), vincitore della scorsa edizione della Biennale d’Architettura a Venezia.  

 

Particolare del Minoshi Garden alla mostra Casa Gifu alla MDW2017

Atelier Oï alla galleria Amy D. Fuorisalone 2017 con Casa Gifu. Particolare dell’allestimento Minoshi Garden, ph. Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

In una stanza intrisa di essenze, per suggerire un’atmosfera soave e rarefatta, troviamo pendere dal soffitto una perfetta struttura modulare realizzata dalle manifatture giapponesi come una scenografia movibile dal vento, toccata dalla sensibilità artistica e delicata della composizione generale e realizzata nei suoi diversi elementi dalla carta semi-industriale Molza, ispirata alle manifatture artigianali di carta Washi di 1300 anni fa. L’allestimento si completa con degli specchi circolari che potenziano l’aspetto visivo dell’insieme delle numerose forme leggere e bianchissime; viste dal basso sembrano farfalle o piccoli uccellini in volo corale, che rivelano l’intenzione di catturare un momento nella Natura del Giappone. L’installazione sperimentale inoltre è stata progettata per poter essere facilmente ricostituita nella serie di altri progetti futuri con Casa Gifu.

 

Installazioni mobili con Casa Gifu. Fuorisalaone da Amy D

Fuorisalone 2017 alla galleria Amy D. Le installazioni mobili di Atelier Oï , ph Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

Come il giardino sospeso può essere vissuto personalmente a seconda del percorso con cui si intende entrare nel suo spazio, con effetti diversi a seconda della posizione dello spettatore. Così dalla parte opposta della galleria, superata l’esposizione di lame dove si può assistere alla performance, in abito  tradizionale giapponese, di estrazione e fendente con Katana, sono in esposizione scenografie mobili azionabili con semplici gesti.

 

Atelier Oï per la MDW 2017 con Casa Gifu II

Atelier Oï con Casa Gifu II per il Fuorisalone 2017. La gallerista Annamaria D’Ambrosio prova un’installazione, ph. Giovanni Manzoni Piazzalunga

 

Sono ruote in carta con la struttura portante in legno che ricordano degli ombrellini orientali visti dall’alto quando sono aperti, ma sono anche parte di un marchingegno complesso costituito da tiranti e carrucole che permettono, mediante una leva in legno e grazie alla loro leggerezza, di essere sollevate una ad una per poi riscendere verso il basso, lentamente e con una veloce rotazione su se stesse.

 

I fondatori svizzeri di Atelier Oï

Fuorisalone 2017 alla galleria Amy D. con Casa Gifu. Aebi Aurel, Louis Armand, Reymond Patrick, i fondatori di Atelier Oï ©Joël von Allmen

 

Atelier Oï è stato costituito da 1991 a La Neuveville in Svizzera dai fondatori Aurel Aebi, Armand Louis e Patrick Reymond; da allora  ha ricevuto diversi riconoscimenti a livello internazionale per progetti di architettura, interior design,  design di prodotto e scenografia. Sempre dedicato a scambi culturali ed eventi creativi, ha firmato prodotti per Artemide, B&B Italia, Bulgari, Danese, Foscarini, Lasvit, Louis Vuitton, Moroso, Parachilna, Pringle of Scotland, Rimowa, USM, Victorinox e Zanotta.

Le aziende manifatturiere coinvolte nella presentazione al Fuorisalone 2017 di coltelleria sono: G.Sakai, Hasegawa Cutlery, Hattori Cutting Tools, Kai Industries, Kimura Cutlery, Kitasho, Marusho Industry, Mitsuboshi Cutlery, Nikken Cutlery, Ohzawa Swords, Sanshu Knife, Satake Cutlery Mfg, Sekikanetsugu Cutlery, Shizu Hamono, Sumikama Cutlery Mfg, Top Products, Yaxell and Yoshiharu Cutlery.

Da vedere: per la leggerezza e la forza della tradizione giapponese nel design contemporaneo.

Michela Ongaretti

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Fuorisalone 2017. Elle Decore Concept Store: a Palazzo Bovara una nuova shopping experience

Il Fuorisalone 2017 di Elle Decor si trasforma in negozio virtuale e fisico con Concept Store- The new shopping experience, non nel senso che mette in vendita gli splendidi arredi della selezione della nota rivista di interior design, ma perchè  si è deciso di ricreare l’esperienza dell’acquisto indagando lo spazio ad essa dedicato. Il progetto intende interpretare l’ambiente per il retail con gli strumenti dell’interior design innovativo, grazie a soluzioni sperimentali e interattive.

Nel 2016 il Palazzo Bovara ospitava al primo piano un ideale appartamento residenziale, quest’anno la stessa signorile e storica location confronta e mette in relazione due scelte: quella effettuata mediante l’osservazione diretta dei prodotti, e quella possibile attraverso strumenti digitali, degli oggetti fisicamente presenti come mobili e complementi d’arredo.

Scalinata di Palazzo Bovara con la locandina di Concept Store. Elle Decor alla MDW 2017

Fuorisalone 2017 con Elle Decore. Concept Store. La scalinata d’ingresso a Palazzo Bovara con la locandina dell’evento, ph. Sofia Obracaj

 

Se il design ha tra le proprie funzioni quella di migliorare le condizioni della vita quotidiana, possiamo ben dire che lo spazio per lo shopping diventa esso stesso degno di attenzioni per una sua fruizione ottimale, come lo può essere per l’uomo contemporaneo e le possibilità tecnologiche della sua epoca.

Elle Decor Italia con la collaborazione di Future Concept Lab, consumer insight; GamFratesi, exhibition design; AKQA, interaction design; Marco Bay, landscape design, ha creato quindi un ipotetico e futuribile luogo dove l’osservazione delle modalità di un’esperienza comune a tutti diventa proposta per la sperimentazione di spazi innovativi a cavallo tra analogico e digitale.

 

La direttrice di Elle Decore a Palazzo Bovara per l'apertura di Concept Store. Elle Decor alla MDW 2017

Fuorisalone 2017 con Elle Decore. Concept Store. La direttrice di Elle Decor Italia Livia Peraldo parla i giornalisti prima dell’apertura della manifestazione, nel giardino tra il bambù del landscape design. Ph. Sofia Obracaj

 

Main sponsor sono Florim Ceramiche spa, presente al Salone del Mobile 2017 e in partnership con altri importanti marchi a molte altre iniziative in diversi design district del Fuorisalone 2017, Mini, Samsung. Per l’outdoor Corradi e citato per ultimo ma non certo in ordine d’importanza, il prestigioso lighting partner Flos.

Seguendo il claim “ shops are out, experience are in” della rivista americana Forbes si suggerisce una risposta all’avanzata del digitale e della crescita dell’e-commerce di negozi, boutique e store. Nasce un progetto che implica l’uso interattivo di dispositivi per l’esposizione degli oggetti e le informazioni relative ad essi per mantenere la relazione con il consumatore, possibile grazie a Concept Future Lab con il suo studio di consumer inside.

Allestimento di Gam Fratesi a Palazzo Bovara con Concept Store. Elle Decor alla MDW 2017

Fuorisalone 2017 con Elle Decore. Concept Store. Particolare dell’allestimento di GamFratesi, ph. Sofia Obracaj

L’allestimento è ideato dall’exhibition design di GamFratesi che rende una nuova interpretazione sensoriale ed evocativa di elementi tradizionali dello store come quelli intimi dei camerini prova qui applicati al test tattile dei pezzi di design e microarchitetture che permettono di provare personalmente la luce, vetrine informative che si “azionano” al passaggio per raccontare la storia di un arredo, nell’invito al visitatore a relazionarsi con lo spazio per vivere un’esperienza nuova.

 

Nello spazio privato del camerino,Palazzo Bovara con Concept Store. Elle Decor alla MDW 2017

Fuorisalone 2017 con Elle Decore. Concept Store. I camerini del design con le lampade da provare.

 

Il percorso vuole essere un vero e proprio customer journey. Inizia con la consegna di un device interattivo per tutti coloro che desiderano registrarsi, con il quale si possono scegliere i prodotti preferiti e ricevere via email tutte le informazioni ad essi relative in maniera selettiva e personalizzata, prosegue con la successione degli ambienti suddivisi secondo le parole chiave Invite, Gallery, Taste, Experience, Feel e Try.  Su tutte però domina una, Immaginazione: è questo lo stimolo più forte per tutti coloro che parteciperanno all’esposizione Concept Store secondo le parole della direttrice di Elle Decor Italia Livia Peraldo.

 

Strutture per l'esposizione a Palazzo Bovara con Concept Store. Elle Decor alla MDW 2017

Fuorisalone 2017 con Elle Decore. Allestimento delle prime sale, il contemporaneo si confronta con la struttura preesistente di Palazzo Bovara

 

Invite presenta vetrine soft touch per conoscere meglio i prodotti di design in esse contenuti, Gallery aumenta la realtà fisica degli arredi presenti con l’apparizione di altri sottoforma di ologramma visualizzabili con gli speciali occhiali Hololens di Microsoft, che permettono di cambiare interattivamente il loro colore. Taste rappresenta l’incontro e la condivisione dei visitatori che attendono una tazza di caffè ad un grande tavolo con rulli spettacolari in legno di diversi colori, lo stesso che ricopre le pareti,come in un sushi bar sofisticato ma in un rifugio alpino.

Allestimento in legno a Palazzo Bovara con Concept Store. Elle Decor alla MDW 2017

Fuorisalone 2017 con Elle Decore. Concept Store. Esperienza del legno per un caffè, ph. Sofia Obracaj

 

Experience si riferisce alle installazioni digitali che sperimentano diversi effetti di luce, Feel fa giocare con pattern e tessuti impiegati nell’interior per immergersi nella materia costitutiva di poltrone e divani, in una situazione simile a quella di un luogo per l’arte contemporanea, mentre Try consiste in strutture come quelle di veri e propri camerini dove si provano arredi e complementi con la stessa privacy di camerini per l’abbigliamento, esperienza da fare con l’App Sayduck.

 

Luce e acqua nelle installazioni di Palazzo Bovara con Concept Store. Elle Decor alla MDW 2017

Fuorisalone 2017 con Elle Decore. Concept Store. Installazione di luce con l’interaction design di AKQA, ph. Sofia Obracaj

 

Di tutto l’interaction design presente è responsabile la brand experience agency AKQA. Secondo le parole del managing director Massimo Ventimiglia aiutano a “creare intimità con gli oggetti esposti e lo spazio, eliminano le barriere tra il retailer e le persone e raccontano i prodotti in maniera soggettiva e selettiva”, ma permettono anche di registrare “dati significativi sui comportamenti dei clienti in uno store” al fine di migliorare o personalizzare i prodotti e decidere se aggiungere informazioni al bisogno dimostrato, condividere suggerimenti da esperti. Tutto questo mentre il visitatore o cliente vive attimi ludici di intrattenimento.

 

Il giardino di Palazzo Bovara con Concept Store. Elle Decor alla MDW 2017

Fuorisalone 2017 con Elle Decore. Concept Store. Il giardino con il landscape design di Marco Bay, vista dalle sale espositive.

 

Ci si riposa e rinfresca al termine di un viaggio, qui al termine o al principio del percorso continua l’esperienza nel giardino con café-bistro, a contatto con l’allestimento di landscape design di Marco Bray. Lo spazio è costruito in senso scenografico con un pergolato realizzato in tronchi di bambù gigante, al quale si aggrappano fusti più leggeri e vaporosi sempre di bambù e glicini, un tributo ai giardini nobiliari delle ville milanesi che li vedono fiorire proprio in aprile, come accade con l’ospite Palazzo Bovara.

Da vedere: per l’esperienza interattiva ed immersiva nella bellezza dei pezzi di design, in un contesto elegante. Non da tutti al Fuorisalone 2017

Michela Ongaretti

Librerie in legno thailandese della collezione di Host and Home

Salone del Mobile 2017. Il brand Host & Home, manifattura thailandese dal design italiano

Il Fuorisalone non esisterebbe senza il Salone del Mobile, che anche nel 2017 apre le porte dal 4 al 9 aprile nell’area che ospitava Expo, per fare incontrare le eccellenze mondiali nel campo dell’arredamento.

Resta la più importante ed ambita a livello mondiale nell’ambito di riferimento,  e come tutte le grandi fiere di settore internazionali, si prevede la visita di oltre trecentomila operatori da più di 165 paesi, entrarci è perdersi nella varietà delle proposte. Però Artscore sa già dove fermarsi.

 

Un letto thailandese della collezione di Host and Home

Salone del Mobile 2017- manifattura thailandese dal design italiano per il brand Host and Home

 

Quando non stiamo parlando di arte tout court, la creatività progettuale ci interessa soprattutto se italiana e quando riesce ad essere contaminata da altre culture del design, e quando riesce a portare fuori dal nostro paese un sapere che venga riconosciuto e valorizzato nella sua genialità unica.

Tra i  2.000 espositori su uno spazio di 20.000 metri quadrati abbiamo deciso di fermarci come prima tappa nello stand B8 con Host & Home, un brand dedicato al mercato dell’hospitality internazionale d’alta gamma che lega 21 aziende manifatturiere tailandesi al lavoro di designer italiani.

La ceramica di Host and Home

Salone del Mobile 2017- ceramiche del brand Host and Home

 

Host & Home arriva al Salone Internazionale del Mobile di Milano dopo aver partecipato alle fiere Big Bangkok e Maison & Objet a Parigi, rispettivamente ad aprile e settembre del  2016. Progetto nato nel 2015, è promosso dal DITP (Department of International Trade Promotion), l’ufficio del commercio estero thailandese curato da Mitor Consultancy Services, un team di professionisti italiani dell’interior design e del project management.

Troviamo grande interesse nel progetto perché ciò che si vedrà al Salone racconta una storia di contaminazione all’insegna dell’eleganza, dove la manifattura della Thailandia, con le sue maestranze artigianali dalla tradizione millenaria, si incontra con la raffinatezza del design italiano.

 

Poltrona e lampada Host and Home al Salone del Mobile 2017

Salone del Mobile 2017- manifattura thailandese per mobili e lampade dal design italiano per il brand Host and Home

 

La collezione presentata raccoglie diversi prodotti di un progetto completo per il living, che si avvicina al gusto internazionale grazie al tocco italiano ma senza affrancarsi troppo dall’identità della cultura che le ha fatte nascere.

Parliamo di mobili certamente, librerie , letti, tavoli sedute e imbottiti, per allargare il concept a complementi d’arredo quali vasi, accessori per la tavola, lampade, per arrivare agli oggetti di uso comune più piccoli come posate e kit di cosmetici ed essenze profumate per l’ambiente domestico.

 

Salone del Mobile 2017. Vaso di Host and Home

Salone del Mobile 2017- Un vaso della collezione del brand Host and Home

 

Ma in cosa si distingue la Thailandia nel campo dell’arredamento, quali sono le eccellenze sulle quali il design di casa  nostra possa attingere per rendere più prestigioso un progetto di interior? Sicuramente per la perizia della lavorazione di legni pregiati come il massello di teak, bambù o rovere, e per gli intrecci in fibre naturali. Aggiungiamo che più della metà dei legni per mobili realizzati in Thailandia provengono da piantagioni di Havea ( albero della gomma), che rispettano criteri di sostenibilità ambientale, mentre sono certificate le fonti di altri legni locali come il teak, o di importazione come il faggio, la betulla o la quercia e il mogano. Sono altrettanto degni di nota la ceramica dipinta a mano, il vetro soffiato e le peculiari tessiture in cotone e fibre di loto, ananas e kapok.

 

Librerie in legno thailandese della collezione di Host and Home

Salone del Mobile 2017. Librerie made in Thailand del brand Host and Home

 

Parlare di “made in thailand” oggi significa riferirsi all’unione della tradizione artigianale ricchissima di espressioni molteplici data la lunga storia della sua cultura materiale, con il progresso tecnologico internazionale, conseguente allo sviluppo economico che ha inserito a pieno titolo il paese nel mercato globale. Tutto questo mantenendo l’intento di rispettare l’ambiente pur sfruttando le risorse naturali, facendone risultare prodotti tradizionali e contemporanei al contempo.

 

Un letto di Host and Home

Salone del Mobile 2017- un letto in legno thailandese del brand Host and Home

 

La Thailandia è nota anche per le mete turistiche, fornendo una competenza data dall’esperienza nel campo del’hospitality di lusso. Per questo Host & home si offre come partner per prodotti e servizi personalizzati a  contractor, architetti e designer nello sviluppo di progetti alberghieri e residenziali.  Host & Home si trova ad essere tra i servizi del Department of International Trade Promotion, come organismo governativo a supporto degli esportatori tailandesi e degli investitori che intendono intraprendere relazioni commerciali con la Thailandia.

Le ventuno aziende manifatturiere coinvolte nel brand Host & Home sono: Asia Collection, Bangkok Weaving Mills, Bara Stainless Work, Better Arts Group, Ceras Ymply, Deesawat Industries, Kenkoon Ex, Kunakij Furniture Industry, Leather Mine, Natural Unit, Nature touch International, Niiq, Pasaya, Performax Intertrade, Phoethong Aranyik Handiwork, Pimpen, Plato, Prempracha’s Collection, T Thaniya, Thai Num Choke Textile, Union Victors.

 

Un tavolo thailandese della collezione di Host and Home

Salone del Mobile 2017. Un tavolo realizzato dalle manifatture thailandese del brand Host and Home

 

Host & Home sarà presente al Milano, Salone Internazionale del Mobile 2017 a Rho dal  4-9 aprile, negli stand 8- B38-40

Michela Ongaretti

Louis De Belle per la Design Week in Cascina Cuccagna nel 2017

Fuorisalone 2017. In Cascina Cuccagna il Design dice addio al Capitalismo

Ci siamo. Aprile inizia a Milano con la settimana più intensa di eventi dell’anno, quella del Fuorisalone. Ad aprire le danze è la Cascina Cuccagna che oggi, non è un pesce d’aprile, celebra Capitalism is over. A farewell party.

 

Fuorisalone 2017 in Cascina Cuccagna

Fuorisalone 2017 in Cascina Cuccagna

 

L’idea espositiva è a cura di Raumplan e ACCC – Associazione Consorzio Cantiere Cuccagna per il Fuorisalone, che si immaginano di “osservare il capitalismo un momento prima della sua catastrofe”, festeggiando l’addio con numerosi prodotti iconici dell’età dell’oro del capitalismo industriale in Italia, accompagnati da altri esemplari contemporanei, considerati successori di quell’epoca, nati nel bel mezzo di una crisi e tra nuovi modelli di business.

 

La cascina cuccagna di Milano per la Design Week milanese

Fuorisalone 2017 in Cascina Cuccagna, vista della location storica a Milano

 

La Cascina Cuccagna è una delle location storiche della Design Week, anche nel senso che si tratta di un’antica corte agricola di oltre quattromila  metri quadrati vicinissima a Porta Romana, che siamo orgogliosi di avere a Milano perchè fu ristrutturata con garbo e rispetto del preesistente, anche soprattutto per merito degli sforzi dei cittadini che sostennero il progetto di restauro conservativo prima della nuova apertura nel 2012. Ospita al suo interno un ristorante, un bar, un ostello e un orto, unica nel modello urbano e per questo molto conosciuta e frequentata, persino il New York Times la indica tra i “must see” della città lombarda.

 

Un pezzo storico del design italiano fotografato da Louis De Belle per Capitalism is over

Fuorisalone 2017 in Cascina Cuccagna, Marco Zanuso e Richard Sapper, Radio portatile Cubo TS-502, Brionvega, 1964, © Louis De Belle, 2017

 

L’intento dell’esposizione dal titolo provocatorio non è quello di decretare sul serio la fine di un’economia basata sul capitale, bensì suggerire al visitatore interrogativi sul mondo delle merci e sul ruolo del designer nella filiera produttiva odierna. Viene narrata la diffusione di alcuni modelli alternativi alla sequenza designer-azienda-consumatore, tipica della produzione e della distribuzione, non solo nel campo del design, per offrire una panoramica sulle problematiche, sulle contraddizioni, e sulle opportunità di enormi cambiamenti sociali ed economici degli ultimi anni. La riflessione storica cede il passo all’ironia nel passare in rassegna potenzialità buone o deboli della progettazione sotto il segno della crisi, nel tentativo di dare un’interpretazione del contesto contemporaneo.

 

Louis De Belle per la Design Week in Cascina Cuccagna nel 2017

Fuorisalone 2017 in Cascina Cuccagna, foto della Reception di ingresso sotto lo scalone monumentale del Palazzo per Uffici Olivetti© Louis De Belle, 2017

 

La mostra in Cascina Cuccagna si divide in  tre sezioni: But it used to be so cool, Bigger Faster Cheaper e New times New rules.

But it used to be so cool, dedicata ai trenta gloriosi anni del capitalismo industriale, dal 1945 al 1975 . Qui vediamo la documentazione fotografica di Louis De Belle sul polo produttivo e l’Archivio Storico di Olivetti ad Ivrea: attraverso immagini di oggetti o architetture, come fantasmi che riemergono da quel periodo cruciale, si ripercorrono alcune vicende di quella che fu una delle aziende simbolo del boom economico italiano.

 

Uno scatto di Louis de Belle ad un pezzo sotrico Olivetti, in Cascina Cuccagna per il Fuorisalone 2017

Fuorisalone 2017 in Cascina Cuccagna, Foglio catalogo della ET101 disegnata da Mario Bellini nel 1978 fotografata nella sezione schede catalogo della biblioteca dell’archivio, © Louis De Belle, 2017

 

Bigger Faster Cheaper ci riporta alla situazione di oggi, dove viviamo le conseguenze di un mercato monopolizzato da colossi, che incrementano e dominano le vendite grazie ai prezzi sempre più bassi. Gli elementi chiave nella loro realtà produttiva sono la logistica, le reti d’informazione e i sistemi di distribuzione, dove non conta chi o cosa opera ma la velocità con cui agisce e la scala sempre più vasta su cui intervenire. Ecco quindi le immagini degli stabilimenti logistici di Amazon e Ikea a Piacenza, secondo l’occhio del fotografo Delfino Sisto. Il mondo del design sta cambiando radicalmente proprio a causa di questo sistema distributivo, imponendo le proprie regole per le finalità descritte.

 

MDW2017, Foto di Delfino Sisto Legnani per Capitalism is over

Fuorisalone 2017 in Cascina Cuccagna, immagine dell’Hub Logistico Amazon, Piacenza, © Delfino Sisto Legnani, 2017

 

Infine con New Times New Rules arrivano alcuni esempi virtuosi di opposizione ai modelli delle multinazionali. Si esplorano le possibilità dell’autoproduzione e auto-distribuzione attraverso le strade percorse dagli espositori, designer e piccoli imprenditori. Siamo in un mondo eterogeneo che risponde alla crisi della committenza e del ruolo classico per il progettista, che inizia a diventare altro da sé rompendo il tradizionale paradigma produttivo. Ad essere indagato è quindi il progressivo cambiamento della funzione del designer nel sistema in crisi, tentando di ridefinirsi di pari passo rispetto alla fisionomia di un mercato che non lascia molto spazio alla libertà espressiva e alla sua diversificazione.

 

Campagna del Fuorisalone 2017 in Cascina Cuccagna

Capitalism is over, foto per la campagna del Fuorisalone 2017 in Cascina Cuccagna 2017, © Louis De Belle, 2017

 

Da vedere: per riflettere sul futuro con la leggerezza della campagna in città.

Michela Ongaretti

 

Fuorisalone 2017 Milano 1 — 9 aprile

Cascina Cuccagna, via Cuccagna 2

 

Vaso d'acqua di Oki Izumi a Milano con la galleria Valentini e Maccararo, nel distretto delle Cinque Vie

4×10 volte Fuorisalone2017. La Galleria Valentini e Maccacaro raddoppia, a Milano con Oki Izumi e a Verona con Gianni Berengo Gardin

Una doppia esposizione attende il pubblico delle due sedi italiane della galleria Valentini e Maccacaro durante il Fuorisalone 2017, un viaggio primaverile sul doppio binario artistico di scultura e fotografia con Oki Izumi e Gianni Berengo Gardin. Il titolo è 4×10 giocando sulla serie di dieci pezzi d’autore accostati a dieci esemplari di design appartenente alla storia dell’uomo in due distanti aree geografiche e culturali, affini a quelle dei due protagonisti. Quattro serie provenienti da quattro universi legati all’esplorazione di un oggetto che trasforma la quotidianità di chi ne ha fatto uso nei secoli e continua ad essere funzionale ad un bisogno, il Vaso a Milano e le uniche nel mondo Roncole di Venezia a Verona.

 

Vaso in vetro di Oki Izumi. Galleria Valentini&Maccacaro

4×10 volte Fuorisalone2017. Un vaso in vetro di Oki Izumi alla Galleria Valentini&Maccacaro di Milano

 

Non poteva mancare in questo momento l’ispirazione al design, ma se a Milano la si può toccare con mano attraverso le opere in vetro dell’artista Oki Izumi in dialogo con i vasi neolitici cinesi, nella sede di Verona la visione sarà nella documentazione fotografica delle dieci immagini veneziane di Gianni  Berengo Gardin, accostate all’esposizione di dieci roncole tradizionali, per chi non lo sapesse i remi delle gondole lagunari.

Entrambe le esposizioni, come sempre accade nella  galleria Valentini e Maccararo, hanno l’intento e l’ambizione di esplorare le connessioni che legano Tradizione, Artigianato, Antiquariato, Arte, Design. Pane per i denti di Artscore e di tutti coloro che sanno scavare il terreno per superare confini imposti alle arti, ponendo lo sguardo e il cuore nel mezzo.

Vaso neolitico cinese. Galleria Valentini&Maccacaro

4×10 volte Fuorisalone2017. Un vaso neolitico in terracotta dipinta alla Galleria Valentini&Maccacaro di Milano

 

La Storia ci ha consegnato degli oggetti, durevoli e necessari, costruiti dagli artigiani prima della codificazione del ruolo del designer, in grado di sviluppare anche una ricerca sull’estetica della loro forma. Sugli stessi oggetti in seguito si sono registrati interventi degli artisti, coloro che prima del sedicesimo secolo non erano affatto separati dai primi artigiani, suddivisi non in ordine di valore ma di disciplina come potevano essere i vetrai e gli scalpellini. Poi la prima modernità, quella del rinascimento maturo, ha voluto definire artista chi trasformava in immagine un’idea separando nettamente i ruoli, ed eccoci nel Novecento dove finalmente la cultura del progetto ha riavvicinato gli ambiti, permettendo all’idea di entrare nel mondo dell’artigianato, di comandare una forma nata da un impulso creativo personale e unico. Però il designer decide cosa e come costruire soprattutto attraverso gli strumenti dell’industria, fino a quando le menti più sensibili e attente hanno iniziato ad introdurre programmaticamente la produzione artigianale, il know how millenario inizia a definire estetica e unicità. E’ questa la tendenza degli ultimi anni, quella del recupero di una antenata tradizione.

 

Il lavoro di Oki Izumi con lastre di vetro industriali

4×10 volte Fuorisalone2017. Un lavoro di Oki Izumi in vetro, ph. Sofia Obracaj

 

Di questa antichità hanno respirato i vasi cinesi in mostra a Milano, ben prima del design e persino prima della definizione tecnica di un artigianato consapevole, ma elemento principe della trasformazione descritta. Da sempre l’uomo ha avuto bisogno di cose per riporre altre cose, e la storia del design del Vaso ci può raccontare lo sviluppo nel gusto e per la necessità. Non solo i progettisti ma anche gli artisti lo hanno esplorato nel suo concetto formale, e la scultrice Oki Izumi rappresenta un prestigioso esempio di chi si nutre di struttura materica ed eleganza per un discorso estetico, operando nel panorama artistico italiano ed internazionale e residente a Milano da moltissimi anni.

 

La scultrice Oki Izumi vicino alle sue opere in vetro

4×10 volte Fuorisalone2017. Oki Izumi ritratta durante una sua precedente mostra da ESH Gallery, ph. Sofia Obracaj

 

La semplicità della forma del vaso neolitico, qui una serie proveniente dalla Cina Occidentale,  riflette il suo utilizzo pratico ma sconfina nella ricerca, nella tensione al bello degli ignoti artigiani mediante la dipintura della terracotta, con un ampio repertorio decorativo astratto e ornamentale. Oggi con Ōki Izumi è la materia costitutiva stessa del vaso a determinare un’estetica: attraverso una tecnica artigianale, usando esclusivamente lastre di vetro industriale, opera una sintesi di grande eleganza formale che esprime l’essenza del fare arte contemporanea, erede della cultura di origine giapponese ma anche frutto del senso della preziosità nel bello dell’oggetto italiano.

 

Gianni Berengo Gardin alla Galleria Valentini&Maccacaro

4×10 volte Fuorisalone2017. La Venezia di Gianni Berengo Gardin alla Galleria Valentini&Maccacaro di Verona

 

Le roncole sono un pò meno antiche ma rendono la quintessenza di Venezia, città che da millenni si identifica con i suoi canali. Città dove la decorazione delle facciate e la storicità dei palazzi convivono quotidianamente con la necessità funzionale di restare letteralmente a galla, utilizzando al meglio gli strumenti della modernità senza potersi emancipare facilmente dal preesistente. Non è un desiderio, Venezia trae la sua forza e la sua bellezza dalla sua fragilità, e ne è consapevole. La sua architettura continua a costruire le sue fondamenta sull’acqua, talvolta pericolo talvolta salvezza, quel che è certo è che l’acqua è la protagonista del bisogno sociale di spostarsi. In quella città l’acqua è la strada, e le imbarcazioni le sue auto. Per questo motivo nella sede veneta di Valentini e Maccacaro sono presenti i dieci esemplari di Forcole e Gianni Berengo Gardin, fotografo che ha fatto la storia della fotografia italiana e il cui obiettivo da sempre ha avuto una relazione fortissima con Venezia.

 

Gianni Berengo Gardin alla Galleria Valentini&Maccacaro

4×10 volte Fuorisalone2017. Una foto di Gianni Berengo Gardin alla Galleria Valentini&Maccacaro di Verona

 

Parliamo di oggetti davvero unici con il loro design inconfondibile, che esistono solo grazie alla perizia di maestranze artigiane, i maestri remeri costituitisi in laboratori, testimoni di saperi millenari. E’ lo strumento che si identifica col suo proprietario perché raramente un gondoliere se ne separa o la mette in vendita. Una ricerca appassionante lunga anni ha permesso la presentazione veronese di questo strumento, frutto unicamente esistente grazie agli artigiani lagunari per la funzionalità della vita sull’acqua lagunare,  la stessa che ritrae Berengo Gardin con la poesia di chi si ferma davanti alla vibrazione della bellezza, con l’intensità di chi capisce il retroscena sentimentale di quel grande teatro appoggiato sul Mare e sulla Storia.

Una tipica forcola veneziana. Galleria Valentini&Maccacaro

4×10 volte Fuorisalone2017. Una forcola veneziana alla Galleria Valentini&Maccacaro di Verona

 

La Design Week di aprile deve iniziare a trasformarsi, se non vuole diventare un ripetitivo concentrato di esemplari, deve andare oltre il design come siamo abituato a vederlo. Per questo vi invitiamo alla mostra 4×10: presso le due sedi della galleria Valentini e Maccacaro il milanese Fuorisalone 2017 suopera due confini, quello geografico e quello del disegno industriale.

Michela Ongaretti

 

Galleria Valentini e Maccacaro

MILANO

10 vasi neolitici cinesi – 10 opere di Ōki Izumi

Dal 4 aprile al 29 aprile

Corso Magenta 52

 

VERONA

10 FORCOLE – 10 foto di Berengo Gardin

Dall’ 8 aprile al 29 aprile

Corso Santa Anastasia 25