Il Giardino delle Esperidi Festival cresce con il suo programma di performing arts nel paesaggio per la 22ª edizione, che si svolgerà dal 27 giugno al 5 luglio nei Comuni di Colle Brianza, Olgiate Molgora, Ello, Olginate, Galbiate e nella natura del Parco del Monte Barro e Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone (LC).
Secondo la mitologia greca il giardino delle Esperidi è un luogo leggendario.
Vi si trovano tesori rari come l’albero delle mele d’oro, sorvegliato e custodito dal drago Ladone e dalle Esperidi, Ninfe dell’Ovest fedeli ad Era, padrona del giardino stesso. Che fossero cinque o sette importa più sapere sulle Esperidi, o Figlie della Sera, che in ogni versione del mito fossero custodi di oggetti dai poteri magici. E ancor più che fossero associate a dei riti segreti e che si tenevano al sopraggiungere dell’oscurità.

Così il Giardino delle Esperidi ideato da Campsirago Residenza porta spettacoli, performance site specific, esperienze itineranti in cammino e concerti nel cuore di boschi misteriosi, sentieri romantici e campi. La magia del palcoscenico si lega indissolubilmente a quella del paesaggio selvaggio del Monte di Brianza, del Parco del Monte Barro e del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone.
Essenza del festival è l’intreccio delle arti performative non solo con la natura, ma anche con le comunità che la abitano.
Palazzo Gambassi, cuore della manifestazione, è la sede di Campsirago Residenza, da 22 anni centro di ricerca e di produzione delle arti performative en plein air, allargando il campo d’indagine a partire dal teatro, concentrandosi sull’evoluzione dei linguaggi contemporanei che esplorano la relazione tra artista, spettatore e paesaggio. Oggi come ieri, per Il Giardino delle Esperidi a Campsirago fare teatro “ ha significato mettersi in forte relazione con una terra, una natura, un pubblico e una storia unici”. Una relazione imprescindibile del lavoro artistico disseminato tra le sale dell’antico palazzo, il borgo che passa da 37 a 300 abitanti durante la kermesse, con palchi all’aperto che si affacciano su un bosco e su antichi sentieri romanici. Un’idea innovativa di teatro e della residenza teatrale.

Il Giardino delle Esperidi è pensato per portare in una dimensione partecipativa linguaggi del contemporaneo come teatro, danza, performance site specific, musica, sperimentazione artistica e pratiche performative itineranti.
Quello che gli spettatori fanno non è semplicemente assistere ma incontrarsi attraverso un’esperienza condivisa. Hanno la facoltà, e l’invito, ad attraversare sia fisicamente che simbolicamente le opere, ad interagire in cammino, in relazione e in ascolto degli altri partecipanti e degli elementi naturali circostanti. Artisti e pubblico sono parti attive di ciò che desidera presentarsi come “un unico grande dispositivo performativo diffuso”. Per questa ragione è consigliabile fermarsi al festival un intero giorno o fine settimana, per comprendere il suo respiro multidisciplinare in un laboratorio di pratiche artistiche. Tra spettacoli dal vivo, convivialità e contatto con la natura, le arti performative diventano anche strumento per ripensare il nostro rapporto con l’ambiente e il territorio.

Non potrebbe spiegare meglio l’intento poetico de Il Giardino delle Esperidi Festival, Michele Losi, suo direttore artistico.
Con la XXII edizione costruiamo una comunità sensibile, preziosa che si muove nel buio e nella luce, in una danza radicale. Per un giorno e sette notti abitiamo il Monte di Brianza con performance tra boschi e sentieri. Siamo orizzonte che si muove lento. Teniamo lontano il fragore delle guerre globali, oltre la montagna. Ci affacciamo all’altra faccia della luna. Attraversiamo il giorno e la notte, dall’alba al tramonto e dal tramonto all’alba creando alleanze inedite. La luce della natura rimanda la sua bellezza sul sorgivo, l’originario. È indifferente se siano Dioniso, Pan o Ecate a guardarsi nell’umano, o l’umano a vedersi in loro. Bisogna continuare a guardare alle storie antiche e accompagnare il performativo al rito. Perché è insieme a queste storie, a queste schegge scarnificate, che noi produciamo noi stessi”.

Dal tramonto all’alba e dall’alba al tramonto. Anche nel 2026 le esperienze si relazionano con i luoghi che le accolgono.
Anche nel 2026 Il Giardino delle Esperidi si conferma un festival diffuso. Gli spettacoli di questa edizione toccheranno diverse suggestive location del territorio: dal borgo di Mondonico a Olgiate Molgora fino a Villa Sirtori di Olginate e al piccolo comune di Ello. Le performance abiteranno anche la storica cascina di Figina e i Giardini di Villa Bertarelli, per poi concludersi nella suggestiva Chiesa di San Michele al Monte Barro (Galbiate), un affascinante spazio “a cielo aperto” fin dal crollo del tetto nel 1939.

Due grandi eventi speciali con la regia di Losi condensano le linee di ricerca del progetto e dell’edizione. La notte di Ecate sarà quella del 30 giugno, mentre Errando per antiche vie, Cap. 2. Il Buddha silente del Monte di Brianza chiuderà il festival il 5 luglio.
La notte di Ecate, con la drammaturgia di Sofia Bolognini è un lungo percorso ispirato all’immaginario della dea Ecate, associata agli spazi liminali, agli incroci, alle soglie e, in epoca ellenistica e poi romana, connessa alla notte e ai suoi spiriti. Dal tramonto all’alba natura, teatro e danza si intrecciano in una narrazione diffusa: il pubblico, suddiviso in tre gruppi, attraversa diverse stazioni esperienziali vivendo la notte come soglia percettiva, in dialogo con l’archetipo di Ecate.

Dopo la cena concepita come un’azione performativa collettiva (ore 21.00), il pubblico attraversa a rotazione tre diverse stazioni della notte: da una parte, la lettura delle carte con una nuova versione collettiva della storica performance di Campsirago Residenza Hamlet private (concept e performer Giulietta De Bernardi e Anna Fascendini); l’esperienza della sauna come tempo di sospensione, ascolto e trasformazione; infine, l’immersione nel bosco attraverso un cammino rituale. A guidare il pubblico, oltre a Michele Losi, sono le attrici e gli attori di Campsirago Residenza Sofia Bolognini, Noemi Bresciani, Stefano Pirovano e Benedetta Brambilla.
A mezzanotte la danzatrice e coreografa Alessandra Cristiani porta in scena Langelo, performance site specific prodotta da PinDoc. Un’esperienza che illumina l’attenzione verso sé stessi e verso l’altro.

Al termine dello spettacolo, i tre gruppi riprendono il loro movimento fino all’alba. Alle ore 5.00 a Campsirago Residenza vanno in scena in prima nazionale: Senza P. di e con Stefano Cuzzocrea, produzione Piccola Compagnia Palazzo Tavoli co-prodotto con il sostegno di Teatro del Carro e Residenza Artistica MigraMenti. Quest’ultimo è uno spettacolo di teatro di figura e d’attore che intreccia fiaba, sogno, ombre, gioie e paure; un viaggio poetico dentro il sentimento di smarrimento, la fatica del vivere e la necessità di ricominciare. La notte di Ecate si conclude alle ore 5.45 con una colazione condivisa nella corte di Palazzo Gambassi: un momento conviviale per accompagnare insieme il ritorno del giorno.
Errando per antiche vie, Cap. 2 Il Buddha silente del Monte di Brianza, è invece un cammino performativo di 16 ore dall’alba al tramonto.
Attraversa sette luoghi tra il borgo di Mondonico e il Monte Barro, passando per la dorsale del Monte di Brianza e che unisce pratiche zen con il monaco giapponese Seigaku, performance site specific e immersione nel paesaggio attraverso le pratiche di cammino: una mappa esperienziale che si costruisce passo dopo passo, in cui il pubblico è chiamato a condividere un tempo dilatato e una relazione con i luoghi attraverso l’arte.

Il Giardino delle Esperidi festival si propone come osservatorio sulle “nuove traiettorie della scena performativa e su una generazione di artisti impegnata a ridefinire i linguaggi attraverso dispositivi partecipativi, tecnologie sonore e drammaturgie ibride”.
In linea con questa missione nel 2026 la kermesse accoglie la prima nazionale del nuovo spettacolo di Stefano Cuzzocrea, tre anteprime nazionali (di AZIONIfuoriPOSTO, Erica Meucci e Sergio Beercock), due studi (di Oscar De Summa e Ippolito Chiarello) e una prima regionale (di Luca Maria Baldini). Tra gli spettacoli più attesi: la nuova produzione di Giulio Santolini/ CollettivO CineticO, il ritorno al festival di Alessandra Cristiani, la versione site specific di MY AGE di Silvia Gribaudi con Qui e Ora Residenza Teatrale e la storica performance A(1)BIT di Sanpapié.

Molti lavori crescono nel dialogo con gli archetipi: dalla figura di Ecate a quella di Medea (MTM e Margine Operativo), dal mito di Ciclope ai culti locali legati all’acqua.
In questo contesto, il mito si trasforma in uno strumento attivo per esplorare la contemporaneità, come il corpo eletto a luogo simbolico invita a interrogarsi sulla relazione tra corpo individuale e collettivo, corpo politico e corpo sociale. Dinamiche che si inseriscono nella ricerca di artisti come Sergio Beercock, Luca Maria Baldini e Filippo Renda che ibridano teatro e sperimentazione sonora, dando vita a performance in cui musica, voce e azione scenica si fondono in un unico linguaggio.
Per il programma completo consultate il link www.ilgiardinodelleesperidifestival.it
Michela Ongaretti
