Il Paradiso di MP5 corre verso l’alto sulla facciata di un antico palazzo nobiliare, nel centro di Reggio Emilia. E’ un luogo affollato, anzi per l’artista un metaluogo, ma senza confusione, come un giardino pensile in fase di crescita dove corpi umani si presentano in una dimensione di convivenza armonica, insieme ad elementi vegetali. Il corollario di figure ricambia il nostro sguardo e ci invita ad entrare, come esseri mitologici custodi di pace.
Ci troviamo a Palazzo Brami, sede dello Spazio C21, officina creativa impegnata in progetti sul contemporaneo con una predilezione per l’universo street e urban art, che ospita fino all’8 Novembre il Paradiso di MP5.

Una mostra personale eloquente di un percorso di ricerca. Fuori l’installazione site specific come una dichiarazione d’intenti poetici e politici, dentro ancora personaggi immersi in quel senso di condivisione “visiva e sensuale”, portatori sani di ogni tipo di diversità. Tra le sale il tratto in nero peculiare dello stile di MP5 si avvicina per la prima volta alla scultura con un supporto nuovo, operazione suggerita da Spazio C21 che invita gli artisti residenti a sperimentare inedite soluzioni. Mi sembra giusto parlare di scultura, che materializza oltre un supporto bidimensionale un’idea, ma non si arriva alla resa tridimensionale in senso vero e proprio dell’immagine creata dall’artista. E questo è un punto di forza, di fedeltà al disegno che generalmente si legge frontale come nell’origine street del percorso di MP5, aiutando la schiettezza del messaggio.
Altre radici che rivelano una coerenza con l’ultima tappa di ricerca sono quelle nella scenografia teatrale e nella video animazione.

In effetti entrambe le ispirazioni sono ancora vibranti per l’impianto dell’installazione, appunto scenografico, che crea un ambiente emozionale preciso in rapporto alla struttura architettonica esistente, e per la fluidità della definizione figurale che tra le pieghe delle anatomie fa immaginare un movimento, un’azione ritmica e osmotica nella dinamica corale e singola.
Guardando all’insieme, soffermandosi su un piccolo gruppo, spesso di due, si riconosce una poetica fatta di libertà nell’atto di interconnessione spontanea, reciprocamente protettiva, «un habitat vivente in cui l’identità coincide con l’agire collettivo, dove siamo chiamati a riflettere proprio su quelle condizioni che permettono alle comunità di plasmare e coltivare un senso di spazio e di appartenenza». L’osservazione citata dal testo critico di Beatrice Brami porta a considerare il Paradiso una comunità aperta, che silenziosamente invita a farne parte, entrando da un passaggio che sembra consigliato per condividere l’esperienza dell’incontro artistico tra le sale. I suoi ospiti evocano “luoghi di attraversamento e di intensa prossimità”, come si trova nei raduni musicali o nella cultura del clubbing.
Perché i personaggi di MP5 sono nudi?

Perché in questo Eden originario sono liberi. Liberi di mostrarsi con le proprie caratteristiche in una comunità cresciuta insieme alle forze individuali, in un unico flusso energetico. Liberi perché in questo spazio mitico, fuori dal tempo, soddisfano bisogni inesauditi della nostra epoca: la cooperazione e la condivisione di un presente fatto di diversità biologica ed emozionale, che il corpo rende emblematico. Insieme sono superorganismo che mantiene intatta la sua forza più si può moltiplicare. Per questa ragione fermarsi a lungo ad osservare una sola di queste figure non rende il significato della ricerca; meglio girare su noi stessi, muoverci, aggirarci tra le tante voci sussurranti in forme che si inseguono.

Si nota subito, è sempre corale l’espressione di MP5, di una molteplicità favorevole che facilmente mi porta a citare Kropotkin, in cui vi sia “Il mutuo appoggio come forma dell’evoluzione”. Nell’intreccio si scambiano risorse come in una foresta tropicale fanno le piante secondo gli studi più recenti in fatto di ecosistemi, che abbandonano per sempre l’idea di competizione per lasciare posto alla collaborazione. Quel che resta maggiormente nell’esperienza di visita è dunque il fluire tra azioni di corpi che senza soluzione di continuità sembrano accorgersi e non accorgersi di noi, come se fossimo proprio noi ad insinuarci in un’apparizione sensuale vivida, che si propaga semplicemente con un tratto grafico.
Il percorso espositivo continua all’interno dello Spazio C21. Troviamo 12 sculture, due delle quali comunicano con il popolo dell’installazione esterna, essendo visibili attraverso le vetrine affaccianti sul cortile del palazzo.
Sono silhouette in alluminio che mantenendo la lettura frontale trattengono la fluidità del disegno tipico di MP5 creando profondità con le loro ombre e continuità nel racconto dinamico. Ancora corpi in libertà che talvolta paiono osservarci e talvolta paiono assorti nell’intimità della relazione di piccoli gruppi, Anche nella solitudine delle singole figure manifestano un senso di appartenenza alla comunità libera che abita l’ambiente espositivo. Sono corpi che naturalmente si espongono come se la loro immagine apparisse in uno spazio pubblico portando nei gesti esperienze private, allo scoperto con le loro peculiarità identitarie, manifestando emancipazione da modelli estetici e di genere.

Il Paradiso di queste sale senza aprirsi ad interpretazioni mistiche propone un metaluogo ideale, spazio di dichiarazioni intersezionali d’esistenza, più che rivendicazione, spazio etico che con la chiarezza del suo messaggio non può non avanzare in direzione del politico. I soggetti sono partecipanti di un’adunanza in cui ogni personalità contribuisce a ridefinire il corpo sociale dell’umano. Costruttori di libertà nell’unicità del molteplice, solidali come un organismo di organismi.
Nella messa in scena della convivenza in un ideale collettivo MP5 è coerente alla sua estetica che informa il suo impegno politico, nel quale la corporeità è emblema di diritti universali.
Ogni corpo è veicolo simbolico di trasformazione, fuori come dentro, verso un mondo inclusivo, nel quale siamo invitati a partecipare attraverso il (di)segno che afferma gioia dei legami, una bellezza forte della sua immanenza. Anche nella sintesi dei gesti che muovono ad azioni per il cambiamento, come nei manifesti per Non Una Di Meno, si legge il richiamo ad una consapevolezza che non sfocia nella rabbia, ma nel desiderio ardente di un nuovo futuro.

Con il suo stile incisivo in bianco e nero MP5 ha costruito una ricerca ventennale poliedrica, riconosciuta a livello internazionale.
Prima di creare il Paradiso di Palazzo Brami, ricordo che fin dagli esordi l’artista è stata sostenuta da i fondatori di Spazio C21, le sue istanze politiche su corpi e genere hanno caratterizzato l’opera site specific Terza dimensione, un fregio che correva nel loggiato sul chiostro dell’antico Spedale delle Leopoldine, per Museo Novecento a Firenze. Ha esposto in Europa, Asia e Stati Uniti, dalle sale della GNAM di Roma al Centro Pecci di Prato a La Tour 13 di Parigi. Solo per citare un intervento urbano, è suo il murale dedicato ad Ipazia d’Alessandria realizzato nel 2018 presso il Centro Donna del Comune di Napoli, che conferma l’impegno nella lotta femminista.
Sul versante editoriale ha firmato i manifesti del Salone del Libro di Torino e del Premio Strega, ed è stata chiamata a collaborare con Gucci per la campagna globale Chime for Change che ha coinvolto 25 attiviste internazionali sui temi di uguaglianza ed espressione di genere. Trovate in galleria il volume Corpus (Rizzoli Lizard, 2023), che ripercorre la sua storia d’arte.

Uscendo, si desidera di voltarsi per l’ultima volta verso il Paradiso di Mp5.
Osservare la schiera di corpi e anime in un insieme coeso e in relazione tra noi, tra loro e tra interno ed esterno, con ospiti rappresentati e pubblico, fa sentire di far parte di quel mondo interconnesso. E fa accarezzare l’idea di una società cooperante come quella dei popoli originari in cui il contesto naturale che circonda la persona corrisponde ad essa. Come il filosofo e attivista Ailton Krenak ha fatto comprendere perché in Amazzonia si dice Io sono Foresta, così l’urgenza di MP5 ha portato visione di un universo potenzialmente sempre più aperto, in cui Noi siamo Umanità.
La mostra è visitabile fino all’8 novembre in via Emilia S. Pietro 21 a Reggio Emilia. Per maggiori informazioni spazioc21.com Foto di copertina di © Fabrizio Cicconi
.Michela Ongaretti
