QUADRUSLIGHT è un progetto pionieristico dedicato esclusivamente alla creazione di opere retroilluminate, un’evoluzione tecnologica di ciò che un tempo chiamavamo lightboxes con la possibilità di una fruizione dinamica e differenziata che valorizzi la ricerca di artisti contemporanei.
Una galleria nel cuore del quartiere Isola racchiude una collezione eterogenea degli affascinanti risultati, studiati con cura per valorizzare le componenti formali e materiali delle immagini originali.

Ho scoperto il luogo in occasione della mostra Nuove Visioni, che tra maggio e giugno ospitava i lavori di Fausto Bianchi, Marianna Bussola, Walter Capelli, Alberto Calcinai, Giorgio Cecchinato, Vanni Cuoghi, Giuseppe Di Dio, Giuliano Grittini, Cristiana Palandri, Roberto Polillo, Alessandro Russo, a cura di Paola Martino ed Emanuele Beluffi. Sono rimasta colpita da come la variazione luminosa riusciva a donare diverse impressioni della stessa immagine, da come il passaggio dal buio alla luce privilegiasse alcuni elementi formali senza deformare la visione d’insieme, attivando una fruizione attiva e riuscendo a creare un’esperienza immersiva con l’ambiente circostante. Così è risultato spontaneo chiedere maggiori informazioni ai suoi ideatori, che ci hanno accolto con calore nello spazio milanese di Quadrus Light.

Sulla genesi e sugli obiettivi del progetto si sono soffermati i fondatori Francesco De Bellis e e Gianluigi Bertocchi, entusiasti dei risultati finora ottenuti e desiderosi di proseguire l’impegno con nuove interpretazioni luminose di opere bidimensionali e tridimensionali.
Ciascuna soluzione parte infatti dall’osservazione delle componenti di colore, texture e presenza materiale, per creare un oggetto d’arte personalizzato, pensato nella valorizzazione reciproca tra il linguaggio di un’artista e le caratteristiche del luogo che lo accoglierà. L’integrazione con il passaggio del suo fruitore, con il suo movimento intorno all’opera, è dunque alla base delle ragioni per cui si è deciso di impiegare la luce per dare nuova veste all’immagine.

Un Quadrus light si compone di una cornice e una schiena in alluminio, un raster di Led disposti sull’intera superficie della schiena per una perfetta diffusione della luce, un tessuto irradiante stampato in alta definizione con guaina perimetrale cucita per essere tesato sulla cornice e un sistema per la gestione dell’intensità della luce controllata elettronicamente da un telecomando.
Quadrus Light fornisce una tecnologia che potremmo definire artwork-specific cioè declinata sulla percezione delle specifiche caratteristiche formali e di poetica che un’opera esprime del suo autore, della sua storia d’arte e delle sue immaginabili trasformazioni future. Infatti come è vero che in ciascun lavoro sono presenti i tratti di un’evoluzione della stessa ricerca in altre produzioni, quello che riesce a fare la luce di Quadrus Light è evidenziare la potenzialità della materia in dettagli che cambiano nell’arco di alcuni minuti. Un Quadruslight è simbolo ed esperienza del mutamento, anche attraverso diversi gradienti luminosi ottenibili tramite dispositivi dimmerabili.

. Affinché questo ideale possa esser perseguito serve scegliere un’immagine adeguata, congeniale a questa adattabilità, e per fare questo è importante ancora una volta favorire l’incontro di diversi punti di vista. In questo modo ogni valutazione espositiva nasce dall’incontro tra artisti, curatori e aziende che accolgano il senso dell’operazione per collaborare su un risultato progettuale, lasciando però un margine di sorpresa nell’effetto finale tra le due fasi di luce naturale e retro-potenziata. La realizzazione di un Quadruslight prevede opere uniche o riproduzioni in serie limitate.
La retroilluminazione diventa un medium che reinterpreta l’opera e nello stesso tempo lo spazio.

Connotando l’atmosfera di un ambiente come farebbe un oggetto luminoso di design ma portando con sé il valore aggiunto di un ricerca artistica, di un discorso personale che attraverso il suo linguaggio comunica uno stato d’animo, cambia il modo di vivere quello interno, domestico o professionale. In tal senso l’integrazione tra un contesto specifico e l’opera d’arte potenzia la percezione di entrambe con l’effetto di invitare l’osservatore ad un ruolo attivo, rendendo arte e luoghi ambienti partecipativi.
Considerando poi la relazione che la creazione contemporanea sta sempre più cercando con le nuove tecnologie, il progetto Quadruslight può rappresentare un ponte tra arte fisica e digitale, potenziando la fruizione di un’immagine costruita su un supporto tradizionale tramite l’innovazione che favorisce un coinvolgimento inedito, che generi un’ interazione immediata tra pubblico e opera.

Per questa originalità della visione sarebbe ancor più interessante coinvolgere coloro che negli anni passati si sono confrontati con tecnologie di retroilluminazione meno avanzate. Già nei “classici” lightboxes era evidente l’influenza dell’arte visiva sull’ambiente circostante, la valorizzazione selettiva della luce sugli elementi formali più rilevanti nella composizione, o più interessanti. Tutto questo accadeva con una retroilluminazione statica, al massimo modulabile nella temperatura e nel colore dei Led.
E’ vero che dalla collezione in galleria si evince la possibilità di rendere più dinamica la fruizione di opere di diversa natura disciplinare, dalla stampa fotografica alla pittura più materica, cioè l’intento di dare lettura aumentata del suo impatto mediante strumenti tecnologici ha, per così dire, una base democratica. Insomma ogni suggestione formale degna di interesse è valida candidata alla mutevolezza di Quadrus Light.

Ma come sarebbe presentare una creativa reinterpretazione luminosa di lavori già nati privilegiando il rapporto tra luce e buio?
Può trattarsi di un gioco narrativo e simbolico di trasparenze e opacità, di disegno, oppure di un racconto geometrico che insinua nella sua costruzione un discorso sulla percezione ottica della variazione. Questa selezione di opere d’arte valorizzerebbe ancor più l’approccio installativo della tecnologia Quadruslight, più dell’opposto, cioè di una tecnologia che amplifichi la lettura d’arte. Inoltre sarebbe davvero affascinante evidenziare l’evoluzione degli effetti di retroilluminazione, anche solo rispetto a un lustro appena passato.
“La nostra visione è quella di creare un ambiente in costante evoluzione, dove le opere d’arte prendono vita sotto una nuova luce. Attraverso questo linguaggio innovativo, intendiamo esplorare confini inediti dell’espressività artistica”

Quadrus light in via Angelo della Pergola 11 supera anche i confini della galleria tradizionale. Infatti si propone come laboratorio sperimentale aperto a collaborazioni con artisti, curatori e aziende nel perseguimento di creazioni site specific che avvicinino collezionisti e pubblico alla ricerca contemporanea, in una dimensione immersiva. Sempre in quest’ottica, oltre alla collezione di opere diventate Quadruslight, il mio augurio per il futuro è di vedere esposto il frutto di diverse collaborazioni aziendali, nella loro installazione. Con una documentazione video-fotografica si può suggerire l’effetto scenografico che avvolge un ambiente, soprattutto nel grande formato, che cambia il modo di sentire e vivere lo spazio.
Michela Ongaretti
