Chandelier Niagara di Lladrò

Artigiani e designer nella tradizione della porcellana. Tutto nello showroom Lladrò

Entrare nello showroom di Lladrò a Milano in Piazza Fontana è come varcare la soglia del paese dei balocchi. Dopo la fondazione dei fratelli Lladrò nel 1953 a Valencia, il marchio spagnolo è vivo e vegeto senza abbandonare la tradizione dell’alta porcellana, per realizzare prodotti per il collezionismo e per la funzionalità domestica. Oggi tutti i laboratori di produzione sono ancora a Valencia, ma Lladrò è diventata una multinazionale che esporta in più di 120 paesi nei cinque continenti, che continua a proporre le sue creazioni seguendo l’antico metodo artigianale, unico e raffinatissimo. Da alcuni anni si è avvicinato al lavoro di designer internazionali, o meglio: i designer internazionali hanno dedicato la propria attenzione e personalizzato un materiale nato e cresciuto nel lusso della decorazione.

 

Scultura della linea Classica. Showroom Llladrò tra design e tradizione nella porcellana

Nello showroom di LLadrò a Milano. Tradizione della porcellana in una scultura della linea Classic

 

Artscore oggi è accolto dal direttore dello showroom Guillaume Heuze, da lui accompagnato in un viaggio incantato tra l’antico e il contemporaneo. Ci mostra le principali linee contrassegnate dallo stile genuino di chi si rinnova senza rinunciare alla propria storia.

Nel salone principale vediamo alcuni esempi della linea Etnica e Atelier, poi scorgiamo la Classic e ReClassic, che reinterpreta la forma di sculture pensate e realizzate negli anni cinquanta.

La linea Atelier è quella più contemporanea, quella che coinvolge maggiormente la creatività dei designer, di cui un nome su tutti è quello di Bodo Sperlein, per l’uso domestico e la decorazione: comprende vasi, gioielli, l’illuminazione, piccoli oggetti come tappi per bottiglie, svuotatasche, inside-out box, ceramica per la tavola, vassoi, chandelier. Molto identificativo di Lladrò, quasi un suo tributo, è il lavoro di Committee che prende vecchie statuette e le ridisegna in senso più moderno, tempestandole di piccoli fiori secondo la tecnica artigianale e senza tempo della casa spagnola.

 

Chandelier Niagara, particolare. Showroom Lladrò a Milano

Lo chandelier Niagara nello showroom di Lladrò, particolare. Collezione Re-cyclos by Bodo Sperlein

 

L’eccellenza di Lladrò passa attraverso la conoscenza profonda del materiale e delle sue tecniche di lavorazione, non si accontenta però di tramandare metodo e tecnologia grazie al coordinamento di un’equipe di professionisti ultra specializzati, ma cresce attraverso la ricerca e lo sviluppo delle potenzialità della porcellana al fine di creare effetti differenziati e nuovi nel gusto e per la funzionalità, soprattutto negli ultimi anni.

Il nostro interesse parte da qui, dall’immenso lampadario Niagara al centro dello showroom, dove appunto una cascata di fate alate dalle sinuose forme scende da cavi in fibra ottica a custodire come lucciole i led di ultima generazione. Fa parte della collezione Recyclos del designer Bodo Sperlein, uno tra i numerosi oggetti della linea più moderna Atelier.

 

Nello showroom di LLadrò a Milano.Particolare della collezione Re-cyclos della Linea Atelier

Showroom Lladrò. Partcolare dell’illuminazione di Bodo Sperlein, collezione Re-cyclos della Linea Atelier

 

Ciò che Heuze ci fa notare è il vantaggio della porcellana rispetto al vetro: il colore e la forma che si può decidere in corso d’opera, inoltre la luce attraverso essa si dona ai nostri occhi più calda, basti vedere l’atmosfera creata dai disegni della luce stessa mentre passa attraverso le fessure delle ali. Tutto è maggiormente avvolgente, rispetto all’effetto eclatante del vetro.

Campeggiano su una parete le sculture The Guest, sempre nel catalogo Atelier, un personaggio ideato dal designer Jaime Hayon per il laboratorio Lladrò. La sagoma in porcellana, disponibile interamente bianca o nera, è sensibile di diverse personalizzazioni nella sua colorazione esterna, grazie all’intervento di diversi designer e artisti contemporanei internazionali, in una versione differente tra la taglia Big e Little per ciascun creativo. Si sono attivati per The Guest Paul Smith, Rolitoland, Gary Baseman, Tim Biskup, Devilrobots, lo stesso Jaime Hayon ha dato la sua impronta e il suo modello è ormai sold out.

 

Nello showroom di Lladrò. The Guest

Showroom Lladrò. The Guest di Jaime Hayon. Personalizzazione di Rolitoland

 

Ci domandiamo  quali siano i clienti abituali e di che nazionalità si interfacci maggiormente lo showroom. Dato lo stile lussuoso meno in uso in Italia e in Europa parliamo di b2b verso architetti che progettano per clienti stranieri, soprattutto Russia, Asia e Medio Oriente. Prima di noi sono entrati dei coreani, poi spessi si vedono iraniani, israeliani e russi, mentre gli italiani sono progettisti che si rivolgono a clienti finali proprio di quelle aree geografiche.

Nel nostro territorio si spinge di più i prodotti dal taglio più moderno di Atelier, come The Guest ad esempio, c’è l’intento di svilupparlo sempre più nel futuro perché c’è il forte desiderio di andare oltre ai mercati orientali e posizionarsi vicino al design innovativo, con l’ambizione di restituire all’europa il prestigio della porcellana , chiamata oro bianco durante la dinastia cinese Tang (618 – 907) e portata in Europa dal chimico tedesco Friedrich Böttger nel 1708 alla corte dell’elettore di Sassonia Augusto il Forte.

 

Nello showroom di Lladrò a Milano la silhouette di Mademoiselle.

Nello showroom di Lladrò a Milano la silhouette di Mademoiselle nella tradizione della porcellana.

 

A questo nuovo impulso partecipa in particolar modo l’illuminazione, notiamo in showroom la linea Belle de Nuit in varianti di diversi colori dove la porcellana assume forme più contemporanee e la lampadina si ricarica come un cellulare. Ancora la collezione Mademoiselle che riprende delle silhouette di donna per trasformarsi  in lampade. Sono in Europa in effetti tra i prodotti più venduti.

Le collaborazioni o consulenze spesso sono interdisciplinari oltre che internazionali. Le sculture della linea Etnica vantano nei laboratori di Valencia la presenza di un monaco tibetano che controlla che la creazione rispetti la tradizionale iconografia, anche perché gli acquirenti installano le opere all’interno di paesi con la stessa cultura religiosa d’appartenenza delle rappresentazioni: in India per le statue buddiste, in Cina i Dragoni, e gli apprezzati Samurai in Giappone.

 

La lampada Belle de Nuit nello showroom Lladrò, particolare

Belle de Nuit, lampada in porcellana con presa usb. Nello showroom di Lladrò

 

Heuze mi  mostra un catalogo per collezionisti, le sue pagine interne sono la narrazione della creazione di un pezzo in edizione limitata, partendo dall’ispirazione al disegno preparatorio per arrivare alla storia delle diverse fasi della sua realizzazione.

Ogni tre-quattro anni Lladrò produce un pezzo da collezione, non è commissionato ma gli appassionati conoscono il momento dell’imminente uscita, ne fanno richiesta aspettando con impazienza questa masterpiece creation e spesso la comprano anche senza averla ancora vista. La produzione è destinata unicamente a questi collezionisti provenienti da diversi orizzonti: americani, sudamericani o europei, grandi conoscitori di Lladrò da moltissimi anni.

Sono nomi ricorrenti, ogni boutique nel mondo ne ha due o tre noti, sono coloro che quest’anno per Maison Et Objets a Parigi facevano esplicita richiesta di vedere il capolavoro tenuto dietro ad una tenda, perché ben sapevano della sua misteriosa esistenza.

 

Sculture etniche nello showroom di LLadrò a Milano in Piazza Fontana

Lo showroom di Lladrò a Milano. Sculture etniche in alta porcellana sullo sfondo di Piazza Fontana

 

Questi esemplari hanno un prezzo crescente in base al numero di uscita, non sono mai più di cento pezzi e i primi cinquanta hanno un prezzo più basso degli ultimi ancora in circolazione. La “scena” di quest’anno si chiama Carnevale di Venezia, misura ben un metro e 50 di lunghezza per 90 centimetri in altezza e noi lo abbiamo visto..

 

Tutto il know-how di Lladrò in testa. Una scultura nello showroom

Tutto il know-how di Lladrò in testa. Una scultura nello showroom con i preziosi fiori realizzati a mano petalo per petalo.

 

Lo stile di classico di Lladrò può piacere o non piacere ma bisogna riconoscere che la tecnica di lavorazione della porcellana è unica, soprattutto i pezzi da collezione esibiscono tutto il know how dell’azienda di Valencia, tutto ciò che le maestranze sanno fare anche nei minuscoli dettagli.  Il direttore dello showroom ci racconta: “per i visi una esiste una persona che per tutto il giorno si occupa solamente di dipingere nasi e bocche, e ci sono artigiani specializzati solo nell’espressione del volto, per i fiori una signora da più di trent’anni acquista fiori freschi e li copia con la tecnica originale della casa a base di pasta di porcellana. Poi c’è chi incolla chi dipinge chi passa il phon chi verifica..

Dei pezzi più elaborati e tradizionali qui ne teniamo uno soltanto perchè ha un prezzo più alto di qualunque altra nostra produzione, bisogna considerare che per arrivare a questo risultato lo lavorano 50 mani differenti!”

Michela Ongaretti

 

Hautematerial durante la lavorazione del legno

Hands on Design. Il brand italiano che nasce dall’incontro tra artigianato e design internazionale

Hands on Design. Il brand italiano che nasce dall’incontro tra artigianato e design internazionale

Hands on Design è un brand milanese sviluppato nel 2015 da Shiina+Nardi Design Snc, la cui mission è quella di ideare e realizzare oggetti attraverso la connessione tra il mondo dell’artigianato tradizionale e di alto segmento, dei singoli laboratori, a quello del design contemporaneo, con una speciale attenzione al panorama giapponese. Si possono ammirare le collezioni in uno spazio dedicato al progetto, collocato in una zona strategica per il design milanese degli ultimi anni, Porta Venezia.
Hands on Design, interno dello spazio in via Rossini

Hands on Design, interno dello spazio in via Rossini

 

Lo showroom Hands On Design ha inaugurato da soltanto alcuni mesi, il 18 febbraio 2016, ed è stato teatro di una prima mostra in occasione delFuorisalone 2016. Poco prima della Design Week avevo intervistato Setsu e Shonibu Ito, tra i protagonisti dell’esposizione nello showroom di via Rossini 3; grazie al mio interesse per i designer giapponesi sono venuta a conoscenza del lavoro unico svolto da Hands on Design.

Conferma della forte componente nipponica nel progetto, un’anima della coppia fondatrice, è stato per me martedì 14 giugno, quando ho visitato il negozio in occasione dell’evento di saluto all’estate: gli oggetti della collezione 2016 sono stati interpretati da Sumiko Furukawa con una performance floreale secondo l’arte dell’Ikebana.

Lampadario Bugatti, design Shiina+Nardi Design, manifattura Kanaami Tsuji, 2016

Lampadario Bugatti, design Shiina+Nardi Design, manifattura Kanaami Tsuji, 2016

 

Hautematerial durante la lavorazione del legno

Hautematerial durante la lavorazione del legno

 

La bellezza scaturita è semplice, ma complessa nella sinergia alla sua base, che rende unico un oggetto e non assimilabile alla moda del momento. C’è qualcosa di assoluto nella purezza dei materiali forgiati secondo norme antiche e naturalmente in armonia con l’ambiente, ecosostenibili nel loro DNA. Non solo: i progettisti Shiina+Nardi rispecchiano la forte componente italiana e giapponese del brand, ma hanno svolto e continuano a svolgere attività di ricerca internazionale delle migliori manifatture e maestranze artigianali, al fine di metterli in contatto e nella possibilità di confrontarsi con il lavoro dei designer più innovativi ed esteticamente originali, per ricevere input tecnici e culturali nuovi e utili al rilancio di una disciplina. A loro volta i designer scoprono l’umanità e maestria di lavorazioni che sono state alla base dell’evoluzione progettuale e dell’industria, l’inizio della Storia del Design, e ne possono interpretare con sensibilità le potenzialità, anche nell’ottica di un’apertura dei valori artigiani a mercati più ampli e attuali. L’unione dei due saperi rafforza il valore intrinseco di un oggetto.

Preparazione della lacca giapponese secondo la tecnica tradizionale Urushi, di Maruyoshi Kosaka

Preparazione della lacca giapponese secondo la tecnica tradizionale Urushi, di Maruyoshi Kosaka

 

La professione e la tecnica artigianale è quindi portata alla ribalta e riscoperta nella sua veste più contemporanea, che sia la costruzione di cestelli di legno, di vasi e contenitori torniti o delle murrine millefiori. Da esse oggi abbiamo, solo per fare alcuni esempi di Hands On Design, i piatti opalescenti degli stessi Shiina+Nardi, le ciotole laccate Urushi di Giulio Iacchetti, i vetri eterei di Kanz Architetti, solo per fare alcuni esempi: mi fanno pensare alla strada aperta dalle collezioni di fine ottocento delle Arts and Crafts, con la loro straordinaria portata innovativa e di qualità estetica nella loro durevolezza.

Tavolino Shushu, design di Tsukasa Goto, manifattura di Hiroaki Usui, 2016

Tavolino Shushu, design di Tsukasa Goto, manifattura di Hiroaki Usui, 2016

 

Fra le aziende artigiane protagoniste del progetto Hands on Design sono: Artexa, Ercole Moretti, Fara Gioielli, Shuji Nakagawa, Shibaji Ochiai, Takeo Shimizu, Slow Wood, Soffieria, Tumar, Warousoku Daiyo, 224 Porcelain, Kanaami Tsuji, Hiroaki Usui, Ogatsu Ishi, Yoko Takirai Jewellery, Hautematerial, Risogama, Kaykado, Maruyoshi Kosaka.

Un momento della lavorazione del feltro, Gruppo Tumar Art (Kirghizistan)

Un momento della lavorazione del feltro, Gruppo Tumar Art (Kirghizistan)

 

I designer coinvolti nel 2016: Tomoko Mizu, Carlo Contin, Lorenzo Damiani, Denis Guidone, Giulio Iacchetti, Setsu &Shinobu Ito, Kanz Architetti, Kazuyo Komoda, Minale-Maeda,Ilaria Marelli, Eliana Lorena, Shiina+Nardi Design, Takirai Design, Natsuko Toyofuku, Carlo Trevisani, Gum Design, Roberto Sironi, Laudani-Romanelli, Buzzo- Lambertoni, Barbara Archiuolo, Tsukasa Goto.

Il negozio Hands on Design è stato disegnato da Paolo Ortelli e si trova in un un’edificio dal genius loci artistico, che ha ospitato nel tempo gli studi/bottega di Medardo Rosso, Lucio Fontana, Marcello Nizzoli. Oggi il luogo è teatro della creatività milanese nella concentrazione di laboratori di restauro, botteghe d’arte, atelier di moda e di design. Anche il contesto storico e architettonico, siamo nella zona del liberty cittadino, pare dunque accompagnare gli stessi valori del brand.

Sgabello Ovarin, design di Giulio Iacchetti, manifattura Hautematerial e Tumar, 2016

Sgabello Ovarin, design di Giulio Iacchetti, manifattura Hautematerial e Tumar, 2016

 

Vi consiglio la visita segnalandovi due prodotti sintomatici della sinergia artistica tra artigiani e designer. Il primo è il lo sgabello Ovarin disegnato da Giulio Iacchetti e realizzato da Tumar Art, per il feltro della tradizione del Kirghizistan, e Hautematerial, italiani specializzati nella lavorazione del legno, il secondo è il lampadario Bugatti frutto della lavorazione in rete metallica di Kyoto di Kanaami Tsuji e del progetto di Shiina+Nardi Design.

Pensate, qui ogni oggetto ha una lunga storia fatta di diverse tradizioni, eppure ha un aspetto nuovissimo, è quasi nato ieri.

Michela Ongaretti

colorplay-veneta sedie

Anticipazioni Design Week 2016: il Fuorisalone di Veneta Sedie nel quartiere Isola

Anticipazioni Design Week 2016: il Fuorisalone di Veneta Sedie nel quartiere Isola

Anche quest’anno l’azienda di Padova Veneta Sedie parteciperà al Fuorisalone con un evento speciale il 14 e il 15 aprile in via Civerchio, in collaborazione con lo studio di interior design FZILa filosofia dell’evento è in linea con la mission del produttore,portare nel mercato italiano e mondiale il risultato di un’operazione che unisce il bel design Made in Italy al buon lavoro artigianale su un materiale antico e vitale come il legno, straordinario nella versatilità delle lavorazioni.
La collezione Colorplay di Veneta Sedie per esterni

La collezione Colorplay di Veneta Sedie per esterni

Il direttore Enrico Rosa ha scelto volutamente il quartiere Isola in Milano, la zona dove ancora è toccabile con mano la presenza delle botteghe artigiane, di una città che un tempo era molto più costellata di laboratori e piccole imprese fabbricatrici. Qui si trovano o sono rinate alcune attività e all’interno di una bottega artigianale, il laboratorio Cagliani, si terrà l’evento “Il futuro è l’artigianato – la forza della tradizione muove l’innovazione”.

futuro artigiano-micelli

Ispiratore di queste giornate è il libro di Stefano MicelliFuturo Artigiano. L’innovazione nelle mani degli italiani, dove si spiega che il filo rosso che lega il made in Italy di successo oggi, dalle macchine di precisione alla moda, dai grattacieli a pezzi di design in edizione limitata, è il lavoro artigiano, alla base di tutte quelle realizzazioni. Ad esso la nostra cultura non dà il giusto rilievo, mentre sono moltissime le realtà in Italia dove si trova ad essere l’ingrediente essenziale per lo sviluppo qualitativo ed innovativo. Nel volume si parla degli esempi dati da tutte le situazioni e i modi in cui l’eredità delle tecniche tradizionali sta dando futuro all’economia e al suo lancio nel mercato internazionale. Un racconto del mondo artigiano italiano, poco noto ai più, e fuori dai confini, per riflettere sul merito reale e sulle reali opportunità di crescita della nostra creatività.

Veneta Sedie. La selezione della materia prima

Veneta Sedie. La selezione della materia prima

 

Sempre secondo Micelli il lavoro dell’artigiano viene spesso associato al valore della perizia tecnica intesa come continuazione di valori tradizionali, tramandati di generazione in generazione, e slegata quindi da una necessità di innovare il linguaggio e la tecnica costruttiva di un oggetto funzionale.

Nel linguaggio comune poi non sempre l’aggettivo “artigianale” ha connotazioni positive, spesso descrive un prodotto sommariamente realizzato, mentre se si coinvolgono le vere e proprie figure del “ maestro d’arte” o la “maestria artigiana”, si rimanda alla “piena padronanza delle tecniche e delle conoscenze dell’artigiano e che suggeriscono un costante impegno al miglioramento di sé e del proprio lavoro”, questo perché è sopravvissuta in Italia una nutrita schiera di persone che continuano una tradizione e una passione per il bello e ben fatto cercando di inventare forme nuove e raffinando delle tecniche costruttive.

Un salotto Veneta Sedie nel contesto di un hotel di lusso

Un salotto Veneta Sedie nel contesto di un hotel di lusso

 

Al centro dell’operato di Veneta Sedie sta in effetti il saper fare coniugando tradizione e innovazione, a partire dalla lavorazione del legno. Insieme allostudio FZI si presenta quindi nel quartiere Isola un esempio di modelli unici, dall’estetica accattivante pur libera da tendenze passeggere, realizzati da chi ha saputo unire sapienza artigianale e tecnologica.

L’azienda nasce proprio dallavoro artigiano di Giannino Rosa nel 1962, dedicato a sedie e dondoli in legno. L’espansione dell’attività grazie al boom economico permette l’apertura nel 1976 del primo showroom, ancora esistente a valorizzare storia ed estetica dei prodotti. Nel 1986 la svolta decisiva avviene con la costruzione delprimo stabilimento, tutt’ora cuore pulsante della produzione Veneta Sedie. Nel 1996 nasce Veneta Sedie Trading con sede a Merlara, un nuovo stabilimento per le necessità di magazzino, la nuova divisione per la commercializzazione dei prodotti finiti, e un aggiunta per lo spazio produttivo. Il mercato si sta evolvendo e a questo si adattano e ampliano le creazioni.

Alcuni modelli di punta di Veneta Sedie

Alcuni modelli di punta di Veneta Sedie

 

Nel 2004 Veneta Sedie si apre al mondo del web e si rinnova nella gestione aziendale; quando poi arriva l’ondata di crisi della fine del decennio, il momento è occasione di riflessione sulla consapevolezza delle potenzialità, e nel 2013 si sceglie di mantenere la stessa qualità e continuare a produrre in Italia, incrementando la formazione ricerca continua del personale. Il 2014 segna l’arrivo di nuove soluzioni con il catalogo Top10: una selezione di 10 prodotti di punta commercializzati taylor made, la produzione sartoriale da progettarsi con il cliente, incontrando i suoi gusti e le sue esigenze.

Una sala dell'hotel Chateau Monfort a MIlano, arredo di Veneta Sedie

Una sala dell’hotel Chateau Monfort a MIlano, arredo di Veneta Sedie


Nel 2015 nascono le nuove collezioni Luxury, Shabby Chic e Color Play
, tre stili differenti interpretati attraverso le finiture e i rivestimenti.

Veneta Sedie è composta da due divisioni: Production, che realizza sedie al grezzo e Trading per la rifinitura. Grazie a questa doppia anima la produzione propriamente artigianale che fa uscire dallo stabilimento una sedia al giorno, convive con quella in serie da migliaia all’anno: in questo modo non si è persa l’identità delle origini pur rimanendo forti sul mercato contemporaneo.

 La passione e la conoscenza tecnica restano i valori attorno ai quali è cresciuta Veneta Sedie, la cura per l’oggetto in questo modo è definita nei minimi particolari aggiornando l’estetica di prodotti nati nel cuore della tradizione, e destinati anche al gusto estero, grazie appunto al know how di maestri artigiani e ai designer e creativi del Centro Stile che arricchisce e personalizza l’originaria bellezza del legno naturale, sempre con lo sguardo rivolto alle tendenze del momento.

Le migliori qualità di legno e gli altri materiali pregiati sono al servizio della rivisitazione della tradizioneper oggetti dal gusto schiettamente contemporaneo: parliamo di sedie, poltrone, divani, panche, sgabelli, tavoli e complementi come madie consolle, comò.

La bottega shabbychic di Veneta Sedie

La bottega shabby chic di Veneta Sedie

 

La produzione taylor made che si offre al cliente Contract permette inoltre la personalizzazione e il custom design: questo è il nucleo artigianale dell’azienda, dove la ricerca per la soluzione più congeniale per il cliente incontra la voglia di sperimentare.

Nell’evento del Fuorisalone 2016 vedremo quindi in Veneta Sedie un esempio di incontro felice tra tecnologie costruttive nuove e pratica artigianale; quest’ultima caratteristica, osannata dal volume di Micelli, tipica della qualità tutta di casa nostra, è caratterizzata dalla consapevolezza della sua importanza e quindi attenta alla conservazione del sapere. Veneta sedie si dimostra un caso emblematico in questo, dato che i suoi oggetti pratici e funzionali, come il design più di successo ci ha abituato dal ventesimo secolo, nascono anche dal confronto con un prezioso archivio presente nella sede, di tutti i modelli prodotti negli anni con disegni e fotografie originali.

IL Futuro è l’artiginano- la forza della tradizione muove l’innovazione. Presso Laboratorio Cagliani, via Civerchio 5. 14 e 15 aprile dalle ore 18.00 alle ore 22.00

Michela Ongaretti

nhow

Hotel nhow Milano, arte e design a confronto

Hotel nhow Milano, arte e design a confronto

La hall dell’hotel nhow a Milano

Hotel nhow via Tortona 35, showroom permanente, galleria d’arte e design. E’ dalla sua fondazione uno dei protagonisti della settimana del Fuorisalone, nella zona calda di via Tortona, e il luogo dove con certezza si trovano e si troveranno novità nell’ambito del design con la garanzia di una ricerca che coniuga l’aspetto estetico alla funzionalità, stiamo parlando del nhow hotel a Milano. Non è soltanto un albergo dall’innovativo design ma un luogo che ospita per tutto l’anno mostre site specific con opere d’arte e pezzi di design.

Devo ammettere che nella mia esplorazione di luoghi e persone impegnate nella promozione dell’arte ho incontrato poche figure femminili, ho quindi trovato con piacere in Elisabetta Scantamburlo, l’art director di hotel nhow da marzo 2007, un esempio di eccellenza. Mi ha accolto con tutta la sua professionalità per rispondere alle mie domande sulla peculiarità di questo luogo, il cui nome è legato alla ricca selezione del progetto espositivo.

Mi spiega che nhow Milano nasce nel settembre del 2006 con la vocazione dell’hotel galleria da un’idea di Emanuele Garosci, creatore anche di Palazzina Grassi a Venezia: per la catena NH in Europa la famiglia nhow è la più creativa dove ogni struttura si lega al concetto di creatività della città ospitante, con design personalizzato e con i colori del logo a riprendere questa visione. Ad esempio a Milano l’arancione richiama il colore del tipico tram milanese, la mitica vettura del 1928 ancora in uso. Il tipo di creatività privilegiata a Berlino è invece la musica, c’è persino uno studio di registrazione interno, con l’interior design curato da Karim Rashid nel 2011, tema portante a Rotterdam nel 2014 è invece l’architettura e il suo colore il rosso. Le prossime aperture saranno a Santiago del Cile, Amsterdam e Londra.

L'interior del bar di Karim RashidL’interior del bar di Karim Rashid

A Milano la presenza dell’hotel nhow si ricollega anche alla storia del quartiere, come già ho avuto modo di vedere per Superstudio, infatti l’edificio ha assunto la funzione attuale dopo l’abbandono di General Electrics alla fine degli anni novanta ma si è cercato di mantenere lo spirito della fabbrica nella ristrutturazione, vediamo infatti all’ingresso al piano terra il pavimento in cemento, i pilastri originali dal piano terra al quarto e ultimo piano, e scoperte da una pavimentazione in vetro le fondamenta davanti agli ascensori.

La doppia funzione di hotel-galleria garantisce un ambiente accogliente fin dall’ingresso, dove catturano la mia attenzione i lampadari colorati in metacrilato di Jacopo Foggini, gli stessi del corridoio-bar riarredato da Rashid nel 2013.

Nella selezione si tende a privilegiare la promozione di giovani ed emergenti anche se di volta in volta il discorso cambia a seconda delle tematiche. Tutto l’ambiente è pervaso da un’atmosfera accattivante, colorata, lieve e giocosa anche quando le opere toccano le corde di emotività profonde, ma è soprattutto nelle aree interessate al design che l’impostazione è giocosa, da vivere, dove i pezzi si possono toccare, vivere.

Un corridoio non proprio qualunque, nhow hotelUn corridoio fuori dal comune all’hotel nhow

La linea curatoriale può essere suggerita dal lavoro di uno degli artisti, che sono dieci come pure i designer coinvolti, oppure Elisabetta Scantamburlo si fa ispirare da quello che succede attorno; ad esempio a novembre Milano sentiva la fine diExpo, la necessità di ritrovare le forze e riappropriarsi di spazi di raccoglimento, da qui nasce Silences con opere che accolgono l’idea di una condizione più intima.

Lungo il percorso si costruisce una logica al racconto che lega le creazioni, ed esso vuole sempre far convivere arte e design in primis, spesso come accennato con la struttura preesistente, attraverso degli abbinamenti che sono logici, cromatici o di forma. Per i designer alcune presenze sono diventate collaborazioni più continuative come nel caso della coppia italo/greca di designer CTRLAZK che ha proposto le ormai famose tazzine divise a metà e incollate, che Seletti ha deciso di produrre.

seletti-hybrid-piatto-piano-isaura_1Hybrid di Seletti, design CTRLAZ

Sono sorpresa quando mi racconta dell’abitudine di nhow Hotel di organizzare prima dell’apertura di una mostra un giro perlustrativo per tutto lo staff. Anche i cuochi o le signore che riordinano le stanze sanno di trovarsi in un luogo reso speciale dal talento, dalla sua joie de vivre nel quotidiano condiviso, e chiaro segnale dell’organicità dell’organizzazione come quando lo chef Luca Molteni pensa per le vernici a dei fingerfoods sul tema della mostra.

Tra gli eventi imminenti ci sarà Art Night Out 2016, l’evento serale “fuori”Affordable Art fair 2016, dislocato in varie realtà milanesi tra gallerie e studi d’artista, che coincide quest’anno con il finissage della mostra Silences: in pratica l’hotel sarà aperto fino alla mezzanotte e le opere in vendita rientreranno nei parametri della fiera nata per avvicinare anche i piccoli collezionisti. Si spera poi che l’arrivo del nuovo direttore Giovanni Testa ripristini l’usanza dell’ aperitivo ogni settimana, e a settembre nhow hotel compie 10 anni….ci aspettiamo un party speciale!

Silences al nhow hotel, design di Alborno e Grilz (1)Silences di Alborno e Grilz

A questo punto la mia curiosità è troppo forte per non chiedere qualche anticipazione sul Fuorisalone 2016 e sono felice di sapere che verterà sul tema a me caro dell’ecosostenibilità. Non è una novità qui al Nhow dato che sono alla sesta edizione del premio IO riciclo TU ricicli, sul design costruito con materiali di riciclo, nella grande sala Madrid si ospiterà Natura Donna Impresa, iniziativa sul mercato animato al femminile soprattutto nel mondo fashion e gioielli, Poi vedremo Ineke Otte con le sue stravaganti collane in plastica; e Pol Quadens con le sue sculture/sedute in metallo.

Una delle creazioni di Ineke Otte, presto in mostra presso nhow hotelUna delle creazioni di Ineke Otte, presto in mostra all’hotel nhow

L’’hotel stesso ha garanzie riguardo l’ecosostenibilità: è stato il primo in Italia ad ottenere la certificazione ISO 50001 per l’efficienza energetica,ed ha la ISO 14001per rispetto ambientale: il 100% dell’energia interna, dalla lampada al forno al frigorifero viene prodotta da fonti rinnovabili certificate. Inoltre: l’80% delle lampade sono a LED e tutte le utenze idriche sono controllate con flussaggi; vige una ottica di monitoraggio di tutti i consumi da ben cinque anni e si è intrapreso un 5YPlan certificato da KPMG.

Michela Ongaretti

Aqua Creations negli spazi di Superstudio Più durnate il Fuorisalone 2011

Superstudio Più in via Tortona: una location nella Storia di Milano e del Fuorisalone

 

 

Superstudio Più in via Tortona: una location nella Storia di Milano e del Fuorisalone

A Milano Aprile significa Fuorisalone, oltre che Salone del Mobile: l’attenzione è sul design ovunque, anche per chi solitamente non se ne cura, perché sinonimo di mondanità e curiosità verso la bellezza o l’innovazione. In questa settimana molti occhi sono puntati sul distretto di via Tortona, e tutti pensano a Superstudio Più come location d’eccellenza, che catalizza interesse verso la sua vastissima esposizione.

Il Temporary Museum for New Design al Superstudio Più, edizione 2011

Il Temporary Museum for New Design al Superstudio Più, edizione 2011

 

L’ho sempre trovata memorabile per tre fattori: la qualità con cui sono selezionati ogni anno gli espositori; la continua attività che rende il 27 di via Tortona un crocevia di personalità e prodotti nei vari ambiti del progetto contemporaneo, dalla moda al design e all’architettura, alla comunicazione in diverse occasioni durante l’anno; la superficie molto ampia e duttile dell’ ex edificio industriale, adattabile a diverse esigenze espositive, permettendo la presentazione di una vasta gamma di oggetti e complementi.

La settimana del Salone del Mobile e del Fuorisalone 2016 vedrà presso Superstudio Più la seconda volta di SuperDesign, il format pensato come forma autoriale per raccontare l’innovazione e l’estro dei protagonisti del design.

Islamopolitan al Superdesign Show 2015

Islamopolitan al Superdesign Show 2015

 

Il tema dell’anno è WHITE PAGES, interpretabile in vario modo quale spunto di riflessione per gli espositori nella scelta delle creazioni. Si allude a quello che ancora non è stato scritto, e si invitano le aziende e i designer partecipanti a pensare al modo in cui si possono costruire oggetti per i bisogni di domani, anche con progetti sperimentali.

La storia di Superstudio Più partecipa a quella di un’area di Milano le cui trasformazioni sono determinanti per la vita creativa cittadina, fiore all’occhiello e punto di attrazione internazionale.

Nel 1979 Flavio Lucchini lasciava la di direzione la Condé Nast, e fondava con la moglie giornalista Gisella Borioli la nuova casa editrice Edimoda in in piazza S.Eusebio. Al suo interno l’aveva dotata dei primi studi fotografici multipli, per le proprie pubblicazioni e per le aziende che ne richiedevano l’uso. Era una grande novità perché allora si tendeva a realizzare i servizi in esterno, mentre Lucchini intendeva fotografare gli abiti come pezzi di design,e creava quindi uno stileinsieme ad un bisogno di spazi e luci adeguati.

Aqua Creations negli spazi di Superstudio Più durnate il Fuorisalone 2011

Aqua Creations negli spazi di Superstudio Più durnate il Fuorisalone 2011

 

Un luogo congegnale a questo sviluppo fu trovato in via Forcella, una trasversale di via Tortona, e nei capannoni tra il civico 7 e 13 nacque Superstudio nel 1983 in collaborazione con il fotografo Fabrizio Ferri. Era la “cittadella dell’immagine “ per rendere Milano “un pò più internazionale” per Lucchini, con suoi 18 studi fotografici: aperta ai creativi del settore impegnati prima in studi privati, una scuola per la fotografia, modeling, un’agenzia di produzione giornalistica, studi di produzione e post-produzione, un guardaroba per importanti testate, agenzie fotografiche, oltre a ospitare lo start-up di molte nuove testate e di free-press, essa cresceva quando le attività industriali si spostavano in zone più periferiche e gli edifici una volta occupati venivano smessi e venduti.

Superdesign Show 2015, design di Ivanka copia

Superdesign Show 2015, design di Ivanka

 

Le società diventano due nel 1990, con 13 studi Superstudio13 di Lucchini e Borioli, e Industria Superstudio con i sei studi di Ferri, e intanto il quartiere intorno stava cambiando, accelerando la sua riconversione in attività creative dove gli artigiani rimasti vendevano spazi alle case di moda internazionali, e dove sono oggi presenti diversi showroom, redazioni, scuole di formazione nell’ambito come Image Investment e l’Istituto Italiano di Fotografia.

Nel 1999 l’enorme complesso dell’ex Ansaldo inizia ad esser riqualificato per diventare il Mudec con Chipperfield mentre la General Electrics libera lo stabile al civico 27 di via Tortona come già era accaduto al 33 e 35. Di fronte all’ Ansaldo, Luchini e Borioni trasformano quel complesso in un nuovo polo per la creatività e gli eventi, e lo chiamano Superstudio Più a rafforzare l’idea originaria, foriera di grandi cambiamenti.

Red Star Macalline per SuperDesign Show 2015

Red Star Macalline per SuperDesign Show 2015

 

Nell’edificio la ristrutturazione era necessaria perché la suddivisione era troppo rigida per l’utilizzo come studio televisivo o per eventi affollati, e procede a zone. Nel capannone centrale i pilastri sono sostituiti dai colonne sottili e viene eliminato il tetto a shed tipico della fabbrica, su progetto dell’architetto Giorgio Longoni. Poi il magazzino retrostante diventa una palazzina nuova con una vetrata originale secondo la visione di Lucchini e dell’architetto Marco Sironi; in seguito la struttura a shed con affaccio diretto su via Tortona muta radicalmente per mostrarsi ora come l’edificio in vetro e acciaio su due piani. Last but not least le cabine elettriche su strada e un box sono ora una galleria d’arte su due piani, con la passerella sopra a via Tortona, e la vecchia portineria diventa la direzione con uffici, sopraelevata di due piani.

Temporary-Museum-for-New-Design-2009-Digital-art-SUPERSTUDIO-by-Flavio-Lucchini

Temporary Museum for New Design 2009-Digital art SUPERSTUDIO by Flavio Lucchini

 

Oggi il complesso dal nitido eppur armonioso innesto di architetture ha più di 5000 mq usati come uffici da società del mondo della moda e suoi servizi collaterali, ma il motivo per cui fa parlare di sé sono gli oltre diecimila metri quadri per le diverse espressioni creative, dall’evento White durante le Settimane della Moda a (con)TemporaryArt in concomitanza con il Miart, al MilanoYogaFestival. Durante il Fuorisalone con SuperDesign Show con il Temporary Museum for New Design, Superstudio Più è un universo che attira a sé energia ancor più concentrata che negli showroom e aree adibite a temporary gallery in tutta la zona di via Tortona.

Sakè Bar con OLED Kaneka, installazione nel 2011 a Superstudio Più

Sakè Bar con OLED Kaneka, installazione nel 2011 a Superstudio Più

 

Sono dieci sale indipendenti ma con possibilità di unione a seconda degli eventi: l’Art Point, lil Central Point, e poi Gallery, Loft, Day-Light, Lounge, Dance, Art Gallery, Basement 1, Basement 2, bar ristorante e giardino con le enormi sculture in ferro e acciaio di Flavio Lucchini. Al 27 bis si trova MyOwnGallery, le ex cabine elettriche, voluta da Gisella Borioli dove si producono eventi e attività di scouting per l’arte contemporanea, con particolare risalto alla street art e ai punti di contatto tra arte, moda e design, mentre nel basement si può visitare Under Gallery, galleria-archivio delle opere di Lucchini.

Installazione di Mini negli spazi aperti di Superstudio Più ad Aprile 2011

Installazione di Mini negli spazi aperti di Superstudio Più ad Aprile 2011

 

Vi lascio qualche anticipazione su SuperDesign 2016, senza entrare nel merito degli espositori, e senza guastare la curiosità primaverile.. Solo un accenno alle proposte che puntano su ricerca, straordinario nel quotidiano, sulla possibilità di scelta e sulle contaminazioni, Partendo dalla consapevolezza di tutto ciò che è già stato, e che stiamo assistendo all’evoluzione dell’habitat per il genere umano e per le sue regolescardinate a favore di qualcosa che ancora è in fase di definizione, si chiede di dare un esempio di commistione tra parametri estetici e operativi come classico e avanguardia, industria e artigianato, semplicità e meraviglia tra installazioni museali, padiglioni nazionali, start up, self-design con il pensiero rivolto ai futuri bisogni, le cui soluzioni progettuali non sono ancora scritte.

Superstudio Più, via Tortona 27 Milano

Michela Ongaretti