Troilo accarezza con le dita la Storia di Palazzo Reale

by Michela Ongaretti
0 comment
Troilo. The breach, il muro rompe il silenzio. Maria José

Troilo dialoga con il patrimonio di Palazzo Reale a Milano. Attraverso le opere o il loro allestimento site-specific, la pittura gioca con le lussuose tappezzerie dell’Appartamento dei Principi, con un sorprendente effetto simbolico e illusionistico.  Fino al 13 settembre 2026.

The Breach. Il muro rompe il silenzio disvela una visione dei personaggi storici che hanno a diverso titolo abitato quelle sale. L’aura del loro passaggio e delle loro azioni si intreccia allo stile e alla poetica di Paolo Troilo, in arte semplicemente Troilo, noto per i dipinti realizzati con l’uso delle dita, senza pennelli. 

Dettaglio di un'opera di Paolo Troilo a Palazzo Reale
Troilo, dettaglio del polittico IN THE NAME OF THE MOTHERs

Non definirò iperrealista l’esito della ricerca di Troilo, vuoi perchè non vedo alcuna intenzione a riprodurre dettagli secondo una manifestazione virtuosistica, vuoi perché la scelta dei suoi soggetti esprime proprio attraverso le posture anatomiche un’attitudine simbolica che si allontana dal descrittivo. Forse potrei parlare di illusionismo ma sarebbe un nuovo tentativo di definire l’arte per renderla più comprensibile con uno slogan: non se ne trova il bisogno visto che quella da ammirare a Palazzo Reale già nasce per essere capita e amata da un pubblico vasto ed eterogeneo.  

Qui inoltre i protagonisti ritratti sono quasi tutti noti, riconoscibili per il loro lascito e come dicevo per la loro presenza, ideale e concreta, nella storia del Palazzo, che a sua volta riflette quella della città di Milano.

La mostra di Troilo è senz’altro dedicata al luogo che l’accoglie ma non si sviluppa interamente come site specific in quanto presenta anche dipinti realizzati prima del progetto. Tutte le opere si legano comunque allo stesso fil rouge secondo tappe coerenti e talvolta toccanti, nella celebrazione di figure come menti innovative che hanno lasciato il segno nei secoli. 

MY VITRUVIAN apre il percorso di The Breach
MY VITRUVIAN, opera di Troilo a Palazzo Reale
Ad esempio la rivisitazione dell’Uomo Vitruviano che apre la mostra, fu dipinta nel 2019, in occasione del 500esimo anniversario della scomparsa di Leonardo da Vinci.

Nella versione di Troilo l’Uomo, più che esser assunto a misura del mondo, dalle sue proporzioni cerca di districarsi, insoddisfatto “ nella continua ricerca di una sua dimensione fra il reale e l’artificiale”. E’ così che puo’ essere immaginato Leonardo: come una mente instancabile e prolifica che tra lo studio delle meraviglie del naturale, da cui sono nate le sue invenzioni e sperimentazioni, e la rappresentazione per nobili committenze, coltivo’ talvolta ambizioni fuori della misura umana. Proprio nel cortile di Palazzo Reale fu concepito il mastodontico monumento equestre a Francesco Sforza, che andò distrutto durante l’occupazione francese del 1499.

La manica strappata, polittico in mostra a Palazzo Reale
Installation view della sala con LA MANICA STRAPPATA
Anche l’ultima sala non contiene opere realizzate negli ultimissimi anni, anche se già pensate per far parte del progetto espositivo presentato al comune meneghino a marzo 2020, poco prima del lockdown.

Qui ci sorprende il polittico del 2018 “∞ IN THE NAME OF MOTHERs”, realizzato su tessuto Rubelli, come gli altri lavori in mostra, la stessa azienda artigianale che produsse gli originali delle Stanze dei Principi. Come recita il titolo le opere celebrano le madri in senso allargato, tutte coloro che sono state una guida nelle vite in crescita, non per forza di propri figli. Sul cartiglio leggo: Dulcis in fundo..l’incipit perché l’attesa di questo incontro con il Palazzo è nata tra le pieghe anatomiche adagiate su un campo fiorito di raso, destinato ad espandersi nel percorso di The Breach.

Quel che non mi risuona in questo incantevole percorso è stranamente il titolo della mostra. “The Breach. Il muro rompe il silenzio”?
Margherita e i suoi gioielli, due opere del trittico di Troilo
Gesti contemporanei incontrano materiali antichi

Verissimo che le pareti abitate dai dipinti animano una comunicazione tra mondi, e che questo dialogo coinvolge un linguaggio del presente per parlare di un passato, di personalità che hanno fatto la storia del luogo. Ma proprio in virtu’ dell’evocazione, del colore che si tuffa nelle pieghe del tessuto Rubelli suggerendo una visione unitaria, nella dimensione visiva e tattile, non mi sentirei di parlare di varchi temporali come brecce. Si tratta di una mia sensibilità, che può non condividere chi ha scelto l’idea di rottura per aprire nuove visioni. Io mi ritrovo in una rinnovata continuità. Sento quelle donne e quegli uomini, quelle volontà e quell’eleganza, ancora pulsanti nel Palazzo. Così, per il mio sguardo, la materia della sua pittura si appoggia al passato per farsi ponte con un’operazione incisiva ma gentile, senza fratture tra i mondi e senza bisogno di cercare frammenti, come in uno scavo archeologico. 

The Breach, il muro che rompe il silenzio. La manica strappata- artscore.it
Un dipinto del polittico LA MANICA STRAPPATA di Troilo
LA MANICA STRAPPATA allude alla Manica Lunga di Palazzo Reale, un’ala che si collegava a Piazza Duomo e che venne demolita tra 1936 e 1937 per far posto a qualcosa di maggiormente celebrativo per il Regime Fascista, l’Arengario. Metafora stavolta di una rottura con la bellezza e la giustizia, muri caduti come caddero “ricordi, storie e storia. Empatia, rispetto delle differenze, democrazia”. Cadute di esseri umani come nel trittico di Troilo disposto sulla parete che un tempo non chiudeva l’architettura.

Se le figure della Manica Strappata emergono dal tessuto su telai ripiegati per dare l’effetto di una lacerazione, lo stesso espediente riconduce piuttosto alla forma di una gemma su ciascuna opera del trittico MARGHERITA E I SUOI GIOIELLI. Sempre in armonia cromatica e formale con le tappezzerie, l’immagine della regina appare al centro di un dipinto irradia di luce bianca le giovani dame che la circondano, cancellando le loro identità.  E’ un modo per ragionare sulla figura della prima Regina d’Italia come una influencer ante-litteram, immagine popolare ed elegante della monarchia, qui metafora dell’odierna imposizione di modelli estetici e della tecno-mercificazione. 

Opera dedicata a Margherita di Savoia, The Breach-artscore.it
La luce accecante di un’influencer del XIX secolo

Guardando con attenzione si nota che a Margherita spunta un sesto dito. E’ un segnale. Per Troilo si tratta di un modo per smascherare una “identità artificiale”, di una rappresentazione del rischio di una comunicazione basata su contenuti falsi. La regina volge lo sguardo ai due dipinti gemelli, come due suoi orecchini, che recano il gesto di due valori fondamentali per la sopravvivenza umana: la Pace e la Guerra. Peccato che ancora una volta quelle mani abbiano sei dita.

Al contrario Maria Josè, ultima regina d’Italia, è ricordata più per le relazioni intessute eroicamente nell’ombra.
Maria José del Belgio nel percorso della mostra The Breach di Troilo
Vista ravvicinata dell’opera di Troilo dedicata a Maria José

A Palazzo Reale avvenivano gli incontri e le visite pubbliche, risiedette con Umberto II proprio gli Appartamenti dei Principi, ma tra il ‘42 e il ‘43 intrattenne contatti diplomatici clandestini con intellettuali antifascisti, anelando alla liberazione dall’alleanza nazista. Una ragazza ribelle alla docilità che il suo ruolo richiedeva. Troilo scrive: “oggi scenderebbe in piazza, credo”. JOSE’ è qui immagine di personaggio carismatico che ripudia l’oppressione e proprio il suo rapporto con la Resistenza viene letteralmente messo in primo piano. Mentre le sue dita sollevano un lembo della tappezzeria, che si confonde con l’originale, si scoprono numerose mani vistosamente grandi nell’atto di spezzare fucili.
Se il grido sul volto invita all’azione, l’appartenenza regale è confermata dalla splendida continuità decorativa dei tessuti, del dipinto e dell’antica parete. Quasi un trompe-l’oeil e forse il pezzo più riuscito di questo dialogo tra epoche e materiali.

Troilo, The Breach. Un'opera che compone IL CORPO DI GIOVE
IL CORPO DI GIOVE, dettaglio del dittico
Ho parlato delle opere e dei personaggi di The Breach volutamente senza seguire un ordine di apparizione, e tralasciando alcune sale con l’augurio che i miei lettori possano scoprirle senza anticipazioni. Nel doppio intreccio di Storia e visione contemporanea ho trovato una riflessione sull’Uomo e il Potere, in un luogo che fu punto suo punto nevralgico.

Dunque credo colpirà quanto me l’installazione al centro del percorso: suggerisce con una riflessione universale su questi temi e su un suo controverso emblema. Napoleone Bonaparte, colui che per primo chiamò Reale il palazzo. Oltre le ambizioni, le imprese rivoluzionarie, le sconfitte, c’è l’uomo. Un corpo, IL CORPO DI GIOVE, leggi di un indiscusso leader, resta sospeso, inerme e dal volto abbassato, quasi penitente, nel suo peso di persona comune. Dell’essere un “numero uno” resta solo la corona dorata.

Troilo,, IL CORPO DI GIOVE o di Napoleone
Vista della sala con IL CORPO DI GIOVE

Alla fine scomparso con “21 grammi di respiro come tutti noi”. Tutte le stelle ricamate in oro su velluto sono cadute verso il terreno, nel tessuto che si ripiega sempre più in prossimità di una solenne iscrizione latina in marmo: il numero uno non esiste se non esistono tutti i numeri. Anche il ritratto su velluto blu, che ricorda la visione frontale di Ingres senza idealizzazione, ad un’età più avanzata del soggetto, rivela la sua importanza attraverso le stelle che altri hanno voluto ricamare. Un tributo che ricorda le monete che si appoggiavano sul volto dei defunti in antichità.

Un modo per proteggere un’anima così inquieta e così profondamente umana nel viaggio dell’aldilà, o nella memoria di un sogno su questa terra.

Troilo, Installation view di IN THE NAME OF THE MOTHERs
IN THE NAME OF THE MOTHERs, vista d’insieme

La mostra The Breach. Il muro rompe il silenzio è promossa da Comune di Milano-Cultura, prodotta e organizzata da Palazzo Reale e Nobile Agency, a cura di Marco Meneguzzo. Con il contributo scientifico di  Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale e Simone Percacciolo, responsabile della Valorizzazione.

Per sapere di più sull’artista https://www.troilo54.com/

Michela Ongaretti

You may also like

Leave a Comment