Gotico Moderno. Emozioni profonde all’Albertina di Vienna

by Enzo Tessadori
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Arnold Boecklin, Selbstbildnis mit fiedelndem, cover artscore.it

Gotico moderno regala un confronto inatteso tra epoche artistiche.

Nella grande mostra al Museo Albertina, da settembre in scena è la pittura e il disegno di autori moderni che avvicinano la propria sensibilità alla potenza emozionale dell’arte gotica. Tensioni non indifferenti a simbolisti ed espressionisti, ma non solo, così toccati da soggetti e composizioni medievali da farli entrare nell’universo figurale dei loro capolavori. Gotico Moderno ha colpito anche la mia immaginazione, sorpreso da alcune visionarie assonanze, fortunato ad essere nutrito da una selezione così ricca. Assolutamente imperdibile per gli amanti dell’arte che destabilizza, fino all’11 gennaio 2026.

Gotico Moderno. Hugo Simberg
Hugo Simberg, L’angelo Ferito, 1903. ©Atheneum Helsinki/ Hannu Aaltonen

La mostra Gotico Moderno, concepita nell’ambito di un progetto di ricerca congiunto con l’Ateneum Art Museum di Helsinki e il Museo Nazionale di Oslo, osserva il cosiddetto modernismo da un’insolita prospettiva. 

Ancor prima delle avanguardie storiche, l’arte moderna del secondo Ottocento in Europa ha cercato un nuovo linguaggio, nella rottura con la tradizione. Eppure tra le sale del Museo Albertina si mette in evidenza lo sguardo affascinato che gli artisti moderni posarono su un passato più lontano, precedente alla formazione degli stilemi accademici. Opere databili tra il 1875 e il 1925 sono messe in dialogo diretto con altre gotiche: rivelando le loro affinità dimostrano la vitalità della creazione di queste ultime, “innovative nel loro contesto storico in rapporto alle forme espressive dei secoli precedenti, in ultima analisi già vicine alla sensibilità contemporanea”. Così recita l’autorevole opinione  di Ralph Gleis, direttore generale dell’Albertina e curatore della mostra con Julia Zaunbauer.

Gotico Moderno. Askeli Gallen Kallela. Ad Astra- artscore.it
Gotico Moderno. Askeli Gallen Kallela. Ad Astra, 1907. © Matias Uusikylä, Fondazione Signe e Ane Gyllenberg

Per gli autori in mostra l’insieme di soggetti, motivi e forme espressive scoperte nell’arte gotica era molto più vicino alla loro ricerca della verità, rispetto alle regole e ai modelli imposti in ambito accademico. In quel Medioevo dipinto o scolpito ritrovavano argomenti che sentivano propri, nel profondo. Temi caldi per l’uomo, e ancora poco liberalizzati, come l’amore e la sessualità, la morte e il dolore, la fede e il dubbio, così come la rappresentazione di ruoli sociali, sono fondamentali per l’identità artistica moderna ma erano già presenti nel Medioevo. 

Gotico Moderno. Käthe Kollwitz, Tod und Frau, 1910. artscore.it
Käthe Kollwitz, La Morte e la fanciulla, 1910. Ph. courtesy Museo Albertina, Vienna
Forse il maggior pregio della mostra è proprio l’invito all’apertura storica, nella sua capacità di mettere in discussione il concetto di rottura, non attuabile nella creazione di forme avulse da origini precedenti, e mai attuata in senso radicale. 

Va precisato, soprattutto per noi italiani, troppo abituati a scandire i tempi delle epoche storico-artistiche in base alle scoperte di campioni del Rinascimento toscano già dal Quattrocento, che in Europa, e per certi aspetti anche nel Nord Italia, alcune caratteristiche formali e molti dei soggetti religiosi sono stati più longevi, superando di gran lunga  il XIV secolo. Inoltre quello che viene esplorato nell’esposizione Gotico Moderno è un universo di simboli e di visioni appartenenti ad uno spirito, ben più che ad una precisa collocazione temporale. 

Gotico Moderno. Vincent Van Gogh, 1886- artscore.it
Van Gogh, Cranio di uno scheletro con sigaretta accesa. Ph. Vincent Van Gogh Foundation, Amsterdam
Comunque la ripresa dell’estetica gotica come componente di una visione contemporanea è stato un fenomeno che ha riguardato soprattutto i paesi di lingua tedesca e nell’Europa settentrionale. Così evidenzia la selezione di Gotico Moderno.

Nulla a che vedere con il sentimento nostalgico del Romanticismo o con il recupero del passato del cosiddetto Storicismo, visioni d’arte che tendevano ad avvicinarsi al Nazionalismo, o ad essere da questo strumentalizzate. Quando l’’800 apre le porte al Gotico si concentra esclusivamente su qualità estetiche intrinseche, che per i moderni corrispondevano ad uno stile grezzo, non sofisticato. Però lo stesso linguaggio era sentito come espressione genuina di stati interiori. 

Edvard Munch, Golgota, 1900. artscore.it
Edvard Munch, Golgota, 1900. ©Munchmuseet / Ove Kvavik
Una profondità preziosa per chi desiderava dare forma a crisi esistenziali e conflitti profondi. 

Proprio Vienna intorno al 1900 è stata un importante centro per le correnti artistiche con l’aspirazione ad innovare il linguaggio, un ambiente cosmopolita nel quale artisti provenienti da diverse nazioni si scambiavano esperienze . Se Max Beckmann e Helen Schjerfbeck raggiunsero Vienna semplicemente in cerca di ispirazione, vi fu chi intraprese un dialogo e prolungato proficuo con la scena artistica austriaca come Akseli Gallen-Kallela, Käthe Kollwitz ed Edvard Munch, esponendo anche alla Secessione.

Le circa 200 opere che osserviamo con Gotico Moderno dimostrano come nuovi percorsi creativi nascano dall’attento interesse verso ciò che i grandi artisti europei hanno prodotto prima di una canonizzazione di modelli di bellezza o raffinatezza. 
Marianne Stokes, Melisande, 1895 circa, artscore.it
Marianne Stokes, Melisande, 1895 nella mostra Gotico Moderno. ©Rheinisches Bildarchiv Köln, Wolfgang F. Meier

Dunque le opere di artisti moderni coinvolte nel ragionamento si trovano a far parte di confronti diretti con dipinti, stampe e sculture iconiche di antichi maestri. La loro fascinazione ha inoltre portato alla riscoperta di tecniche artistiche antiche come la xilografia e l’arte libraria, nonché alla rinascita della lavorazione del vetro colorato e degli arazzi, che sono state apprese e integrate nella nuova produzione.

Come ho già scritto l’estetica medievale fornì esempi immaginifici con cui si potevano porre questioni dell’esistenza umana fondamentali: lo vediamo in mostra con le opere di Paula Modersohn-Becker, Max Beckmann, Otto Dix, Vincent van Gogh, Gustav Klimt, Käthe Kollwitz, Edvard Munch, Egon Schiele ed Helen Schjerfbeck, non citando tutti i protagonisti esposti. Dialogano con i predecessori a cui si sono ispirati come Hans Holbein il Giovane, Albrecht Dürer, Lucas Cranach e Hans Baldung Grien. Gothic Modern è una mostra internazionale anche perché si compone di prestiti provenienti da importanti musei mondiali accanto ad esemplari della collezione del Museo Albertina.

In mostra con Gotico Moderno Hans Baldung Grien, 1509-10. artscore.it
Gotico Moderno. Hans Baldung Grien, Le tre età dell’uomo e della morte, 15010 ca. ©KHM-Museumsverband
L’allestimento offre al visitatore l’accostamento di immagini assonanti, la cui parentela può essere tematica o formale.

Nel percorso di visita, progettato in collaborazione con BWM Architecture & Design, emergono alcune direttrici tematiche, dando più spazio ad alcuni autori con una produzione maggiormente rivolta al pensiero della mostra. Tra questi temi mi è rimasto particolarmente impresso il discorso sulla Morte. Se il periodo tra Otto e Novecento è stato caratterizzato da industrializzazione e progresso, lo fu  anche dalle diseguaglianze nelle città, dal ritorno di guerra ed epidemie. Gli autori moderni vedono un parallelo del proprio tempo con il tardo Medioevo, nel quale la morte era un fattore quotidiano: viveva come motivo ricorrente nelle immagini, che nella rinascita moderna poteva avere una qualità consolatoria, o liberatoria. In un contesto di incertezza e paure esistenziali le forme antiche permeavano contenuti simbolici e psicologici, mettendo da parte l’aspetto moralizzante, spesso inserite in scene oniriche o mistiche. 

Arnold Böcklin, Autoritratto con la Morte che suona il violino, in mostra con Gotico Moderno- artscore.it
Arnold Böcklin, Autoritratto con la Morte come violinista, 1872. ©bpk / Nationalgalerie, SMB / Andres Kilger

Bisogna anche aggiungere che dal Quattrocento la Morte assume non solo sembianze spaventose ma anche seduttive (si ragiona non più sulla comunità degli umani viventi ma sulle scelte dell’individuo), basta pensare alle versioni di Danse macabre in tutta Europa e in particolare alla serie di xilografie di Hans Holbein il Giovane, del XVI secoloInfluente in tal senso anche La Morte e la Fanciulla di Hans Baldung Grien; per gli europei poco dopo la Prima Guerra Mondiale, per cui la lotta con la morte rifletteva stati interiori di ansia del presente.

Sempre ad interpretare la sofferenza e a sollevare questioni esistenziali, è chiamato in causa il Corpo
Gotico Moderno. Askeli Gallen Kallela, 1897. artscore.it
Akseli Gallen Kallela, La madre di Lemminkäinen, 1897. ©Ateneum Art Museum Helsinki / Hannu Pakarinen

Succede anche che per l’indagine introspettiva diversi artisti continuino ad orientarsi su iconografie sacre come il Cristo Morto o L’Uomo dei Dolori. Si vede ad esempio nelle opere di Käthe Kollwitz, Edvard Munch, and Karl Schmidt-Rottluff. La potenza visiva dell’arte sacra passa dal lutto della madre di Cristo, quasi un archetipo millenario trasformato in un dolore più universale, ma la visione della Madonna resiste anche come emblema di cura nella purezza del legame con Gesù Bambino. Maternità come quella di Paula Modersohn-Becker  placano paura e senso di impotenza. Altre danno scandalo, come quella di Much, senza veli e associata alla sessualità.

Parlando di nudità non la troviamo solo nel contesto sacro. Ad esempio osserviamo le scene dei bagni maschili e femminili di Dürer, la cui promiscuità torna nel panopticon sulla società viziosa di Max Beckmann. Di quell’attenzione definita da Gleis “escalation del corpo”, è testimone d’eccezione Egon Schiele che riprende esplicitamente la figura di San Sebastiano e le emaciate sculture di George Minne. Articolazioni contorte per rappresentare esistenze inquiete, Schiele dichiara la vulnerabilità dell’artista, martirizzato da frecce simboliche. 

I corpi sensuali, dal modello moralizzatore di Adamo ed Eva in cui la sessualità corrisponde al peccato, continua per i moderni come emblema di un rapporto disturbato con il desiderio, dei conflitti nelle relazioni. Dagli amanti, ancora abbastanza vicini fisicamente ed emozionalmente di Emanuel Vigeland all’alienazione tra sessi di Munch.

Il Gotico Moderno affronta anche la ricerca di una nuova spiritualità in cui l’arte assumeva il ruolo di una religione profana, si pensi alla “fonte sacra” della Secessione Ver Sacrum, al movimento antroposofico della “Lebensreform” e alla sua preghiera simbolica della luce. Sofferenza, desideri repressi, insieme ad una visione simbolica della Natura, interprete dei misteri insondabili della mente e della società umana, forza magica controcorrente all’avvento della psicanalisi. Tutto questo ha  attualizzato il bisogno umano alla Trascendenza, come nella visione di Akseli Gallen-Kallela, o in un certo senso nella prospettiva di un ponte ferroviario che culmina con l’apparizione di cattedrale gotica per Kirchner.

Max Beckmann, Adamo ed Eva, 1917 all'Albertina. artscore.it
Gotico Moderno. Max Beckmann, Adamo ed Eva, olio su tela,1917. © bpk / Nationalgalerie, SMB / André van Linn
Ho lasciato alla fine il dipinto rimastomi più a lungo impresso. Le pennellate fluide di Van Gogh sintetizzano su un teschio che fuma una sigaretta i temi della Morte, del Corpo e del Peccato. La sua follia visionaria e mistica continua a colpire il cuore dell’uomo contemporaneo.

Testo a cura di Enzo Tessadori e Michela Ongaretti

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