POPULUS 2026. L’esperienza dell’arte per generare pensiero

Sulla fragilità e sulla meraviglia di un ecosistema

by Michela Ongaretti
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POPULUS 2026 in S. Francesco a Guastalla- artscore.it

Populus 2026, il percorso eco-artistico creato con il dipartimento CSVSA dell’Università di Parma (e promosso da artscore.it), sta per toccare la sua ultima tappa. A Parma sarà ospite della Biblioteca Civica il 29 e il 30 maggio, delineandosi nelle due date come evento espositivo, con le opere di Gio Manzoni e di molom, e come occasione per portare ad un pubblico eterogeneo la conoscenza degli esperti sulle trasformazioni nell’ecosistema del Po, il fiume che influenza la vita di un vasto territorio italiano. Inoltre offrirà un momento di aggregazione mediante la riflessione poetica della musica della cantautrice Pellegatta, che dall’osservazione dell’opera Pianeta Fetonte ha creato un brano originale.

Insomma, POPULUS è cresciuto, anche nelle date precedenti, nel nome dell’incontro, della collaborazione interdisciplinare, pur rispettando gli specifici linguaggi, o meglio, lasciando ad ogni disciplina il suo obiettivo e i propri strumenti

POPULUS 2026 a Guastalla. In visita- artscore.it
POPULUS 2026 a Guastalla. Tra Pianeta Fetonte e Aqualucentis. Ph. Sara Meliti
Se sento il bisogno di insistere su questo punto è perchè su una visione così corale e non miscibile delle discipline coinvolte si  è basata interamente l’ideazione. L’arte è arte e la scienza è scienza, chi lavora con l’oggettività e chi con la soggettività. Questo è il mio punto di vista. 

Sebbene negli anni ci sono stati importanti esempi di adozione di un modello scientifico nelle espressioni estetiche, come curatrice ho scelto una separazione che permettesse la totale libertà di invenzione agli artisti di POPULUS 2026, secondo le proprie prerogative stilistiche e poetiche, e penso sia stata anche più funzionale ad attirare su diversi piani un pubblico diversificato. D’altronde già la selezione delle due ricerche affonda in background e tecniche peculiari complementari. 

Per POPULUS 2026 l’unica  richiesta, esaudita dagli artisti, è stata quella di costruire attenzione verso un oggettivo stato di cose, con le possibilità dell’arte di immaginare, raccontare, emozionare.
POPULUS 2026 a Guastalla- artsscore.it.
POPULUS 2026 nella ex chiesa di S. Francesco a Guastalla. Ph. Sara Meliti

E’ stato detto fin dalla conferenza stampa: l’arte contemporanea, con la sua libertà e integrazione di linguaggi è chiamata in causa come interprete degli ecosistemi intorno al fiume Po. Così sia molom che Manzoni estendono la loro ricerca all’argomento, vi si dedicano con gli stessi strumenti con cui hanno lavorato in passato su altri temi. Quell’attenzione alla straordinaria rilevanza ecologica del Po è cresciuta nelle discussioni, nelle esplorazioni fluviali, nei sopralluoghi nei quali ciascuno di loro ha visto e sentito qualcosa di personale. Ho desiderato che l’ambiente naturale dialogasse con ciascuna delle loro inclinazioni, già sapendo, conoscendo la loro specificità poetica, che sarebbero nati lavori analitici, in senso concettuale o di narrazione visiva. 

Laboratori di Populus a Guastalla. artscore.it
Laboratori nella ex Chiesa di S. Francesco a Guastalla. Ph. Sara Meliti

A quel punto, dalle prime apparizioni progettuali era chiaro che l’emozione si era mossa verso la ricchezza dell’esistente e della sua storia, che non avremmo nemmeno lambito le rive del catastrofismo. Era da escludere dopo le visite al fiume da parte di persone, come me e gli artisti, che non ne fanno esperienza quotidiana: l’unica direzione era la meraviglia. La sfida in quella scoperta e in quel sentire è stata il cercare di stimolare al reincanto attraverso gli elementi naturali. Portare verso qualcosa che è destinato a trasformarsi su cui raramente ci si sofferma e di cui si sottolinea il bisogno di cura. 

In breve l’arte di POPULUS 2026, per come  nata e nei suoi esiti, accompagna la scienza su un tema scottante, si differenzia e potenzia il suo messaggio per la sua capacità di coinvolgimento emozionale, visivo, narrativo e sinestetico. 
Aqualucentis e Pellegatta. POPULUS 2026 a Boretto- artscore.it
Alla Cattedrale del Po di Boretto con Pellegatta. Ph. Sara Meliti

Dalla stessa fascinazione per l’ecosistema fluviale sono nate le opere di Gio Manzoni e di molom, costituendosi attraverso visioni differenti che contemplano entrambe il senso di un’evoluzione, mitopoietica per Pianeta Fetonte, sonora e materiale nel processo di creazione per Aqualucentis. 

In esposizione le opere realizzate ad hoc, Pianeta Fetonte di Gio Manzoni e Aqualucentis di molom. L’opera pittorica di Gio Manzoni , si sviluppa su tre supporti mobili simili a stendardi e ragiona su temi mitologici fluviali intrecciati alla componente di specie botaniche viventi nelle zone limitrofe al fiume. L’installazione multidisciplinare del duo molom è composta da una scultura in alabastro e da un paesaggio sonoro azionabile dai visitatori ed esplora il racconto di piccoli elementi residuali raccolti lungo gli argini del Po.

Pianeta Fetonte di Gio Manzoni, La caduta di Fetonte
Pianeta Fetonte di Gio Manzoni, La caduta di Fetonte

PIANETA FETONTE

Già dal titolo si dichiara diretto riferimento al mito antico, come trasmesso da diversi testi da Erodoto ad Ovidio nelle Metamorfosi, e soprattutto, alla tradizione iconografica che ne è scaturita nella ricerca di classico nel Rinascimento. Michelangelo e noi: da uno studio portato avanti da vent’anni sul disegno dedicato alle tribolazioni d’oggi, accogliendo i grandi modelli, prende vita un Fetonte rivolto alle conseguenze delle sue azioni. Per chi sa vederla, è una metafora perfetta della relazione tra uomo e ambiente.

Davanti ai nostri occhi tre scene su tre grandi carte, tre momenti chiave del mito di Fetonte a partire dalla versione delle Metamorfosi di Ovidio, evocativi dei cartoni per i grandi affreschi rinascimentali.  
Pianeta Fetonte a Guastalla, 2026-artscore.it
Le carte di Manzoni in mostra a Guastalla con POPULUS 2026

Come stendardi, in riferimento al loro uso comunicativo nella tradizione religiosa cristiana. Tre scene rivissute con lo sguardo di oggi e attraverso l’assimilazione di stilemi dell’ammirato Michelangelo in un universo iconografico personale. Pur funzionando anche in maniera indipendente, esiste un ordine cronologico: l’esperienza è teatrale adottando una forma dal passato cerimoniale, apparendo come sintesi di una storia per immagini dissolta nei secoli. A questa sintesi si intreccia il pensiero del Presente.

Così, in quella che possiamo chiamare la prima apparizione, Fetonte si è triplicato, e con i suoi simili si appiglia a un lembo non più del Carro Solare ma di un perfetto e trasparente dodecaedro. 

Più un emblema che una figura geometrica, ricorrente nei dettagli per chi guarda la pittura tra ‘400 e ‘500, da un’epoca di studi matematici si ritrova a confrontarsi con la nevrosi del consumo, dell’apparenza. Oggi il dodecaedro è più vicino alla tecnologia che alla scienza, e mentre tutta l’umanità idealmente vi si aggrappa, la caduta è inesorabile senza la consapevolezza delle risorse da cui trae origine.

Gio Manzoni, Pianeta Fetonte-Madre Terra o Pachamama delusa, 2026- artscore.it
Gio Manzoni, Pianeta Fetonte-Madre Terra o Pachamama delusa, dettaglio

Dallo studio delle forme naturali, degli abitanti terrestri vegetali e animali nell’area fluviale, cresce anche la carta con Gea-Madre Terra delusa, o Pachamama. La composizione ci trova immersi anche piacevolmente in un ecosistema misto, che della trasformazione fa quasi ristoro. Eppure quegli occhi rivolti verso Fetonte in caduta esprimono delusione per il comportamento umano, per l’abuso di un dono grande come il pianeta. Una terza scena mostra la trasformazione delle dolenti Eliadi in pioppi, ma un istante prima, prima che gli arti siano alberi, preannunciata da una pioggia di foglie di populus.

Per Manzoni Fetonte è una metafora dell’uomo contemporaneo, del suo rapporto con il Pianeta e dell’avidità con cui sfrutta le sue risorse, ma è anche immagine di un nuovo sforzo per la cura dopo la consapevolezza della perdita, simboleggiata dal pianto delle sorelle Eliadi che nutrono il terreno generando i pioppi. 
Le Eliadi di Gio Manzoni a Guastalla- artscore.it
Le Eliadi di Manzoni in mostra a Guastalla. Ph. Sara Meliti

E’ la storia in sé a offrirsi come ragionamento universale, come potente simbolo della fragilità umana in lenta disconnessione con il pianeta Terra. Nell’atto di trasformazione delle sorelle però si avverte anche un senso di protezione, nel rievocare la capacità di rigenerazione delle piante, che supporta anche la vita umana. Un auspicio che corre lungo tutto il disegno: trovare salvezza nella Pachamama, termine desunto dalla lingua quechua che riassume il valore sacrale della Terra, caro all’artista di origini boliviane. 

E’ nel dualismo di Caduta e Rinascita, che si abbracciano Uomo e Ambiente, sottolineando che la continuità della specie umana dipende dal nostro vivere, conoscere e proteggere il nostro giardino terrestre.

Un monito, e una lezione di umiltà. Nell’accettazione dell’esistenza di forze superiori e di cicli naturali che l’uomo non può controllare, e nella dolce supplica di una Madonna rinascimentale alla comprensione di come umanità e natura siano interconnesse, nella fragilità da custodire o nella capacità di adattamento per la sopravvivenza. L’atto sacrificale delle sorelle Eliadi dichiara che la nostra salvezza sarà imprescindibile da un legame profondo e altruistico con l’ambiente in cui siamo immersi. Dipenderà dalle nostre azioni.

POPULUS 2026. foto di gruppo a Boretto Po
Gruppo di lavoro per POPULUS 2026. Ph. Sara Meliti

AQUALUCENTIS

Soprattutto è un’opera d’attesa, che gioca sul doppio registro della scultura e del design di suoni. La materia suggerisce l’acqua nel suo scivolare e la musica organica frutto di registrazioni sott’acqua all’Isola di Maria Luigia riporta alla materialità del movimento liquido. Ma solo per chi vorrà premere un pulsante e aspettare l’attivazione sonora di un viaggio che intreccia registrazioni di suoni naturali alla rappresentazione dei dati ufficiali sulla portata del Po. E’ un gorgoglio rumoroso e poi morbido accompagnato a leggere distorsioni e abbassamenti di tono, che lasciano spazio al mistero sul futuro.

L’installazione si compone di una scultura in alabastro, elementi residuali e suono. Intesa come “dispositivo di indagine critica sulle interconnessioni ecologiche della media Valle del Po”, richiede una fruizione attiva. 

Un’osservazione che è anche percorso, dall’incontro della scultura in alabastro in forma di goccia, come forma archetipica della fluidità, alla narrazione acustica dell’habitat naturale. Allo stesso modo l’Isola di Maria Luigia si fa emblema di quello spazio di resistenza, un Terzo Paesaggio come lo intendeva il paesaggista Gilles Clément  e di come , qui in particolare, il fiume operi una costante riscrittura del territorio. 

Davanti ad Aqualucentis. Ex Chiesa di S. Francesco a Guastalla-artscore.it
Aqualucentis, fronte dell’opera di molom con POPULUS 2026
Perfino i confini sono dinamici, in un habitat dinamico e in evoluzione che deposita le proprie tracce di memorie organiche e di scarti inorganici.

La stessa scolpita goccia cristallizzata non cerca l’armonia formale ma interroga la densità e la trasparenza nel phisique du rôle dell’alabastro, un minerale che custodisce nel profondo il tempo millenario delle sedimentazioni.  Per la sua capacità di farsi diaframma, non per la sua preziosità, in alabastro prende forma Aqualucentis, che quando è attraversato dalla luce rivela inclusioni e impurità. Rivolgendosi al Particolare, dopo la prima genesi dell’opera dedicata alla materializzazione di quesiti universali, si rivela un aspetto identitario del Fiume, ovvero un’osservazione estetica del detrito, “metafora delle imperfezioni evolutive che rendono ogni sistema biologico unico e resiliente”.

Sul basamento realizzato in legno di pioppo, con l’impronta della goccia alabastrina come vessillo e monito, c’è un tasto. E’ fatto per chi decide di premerlo, diventando parte attiva di un metabolismo artistico. Dalla scultura si trasmette un fremito, un leggero moto che evoca la deriva delle isole fluviali e la ciclicità dei nutrienti, e che invita la nostra visione verso il processo dinamico, ponendo fuori fuoco l’oggetto statico. Non sono più così rilevanti il guardare e toccare, basta lasciarsi accompagnare nel cuore pulsante e sonoro dell’installazione. 

Aqualucentis a Guastalla-artscore.it
POPULUS 2026 con Aqualucentis di molom. Guastalla
La composizione per POPULUS 2026 è cresciuta come archeologia dell’ascolto, basata sull’esperienza diretta con registrazioni effettuate nella zona fluviale. 

All’evoluzione del movimento, capace di una narrazione acustica nel lavoro dei molom, corrisponde qui una storia di residui espressi da rintocchi, frizioni, gorgoglii, sibili, restituendo la voce dell’habitat naturale, sia sotto forma di field recording puri che elaborati. Oltre la fascinazione l’idea del paesaggio, post-digitale.

Negli attimi in cui ascoltiamo Aqualucentis ci spostiamo infatti in un territorio composto di memoria e ciclicità, dove elementi concreti e simbolici, organici e inorganici delineano un flusso di lente stratificazioni e ritorni e variazioni, che quasi impariamo a riconoscere. Nella scia di elementi naturali trasportati nell’esposizione dalle aree selvagge, anche il flessuoso sibilo del vento tra le fronde di Pioppo pervade in alcuni istanti il paesaggio sonoro creato dai molom. 

Aqualucentis nella mostra di Guastalla, 1 aprile 2026
Populus 2026. Dettaglio di Aqualucentis, in esposizione a Guastalla. Ph. Sara Meliti
Aqualucentis si offre genuinamente come una suggestione sinestetica degli ecosistemi fluviali, nella quale l’uomo non si ritrova più come osservatore esterno, ma partecipe al groviglio di relazioni tra acqua, pietra e tecnologia. 

L’invito a riconoscere nell’isola di Maria Luigia un frammento di noi stessi, e non un luogo distante, arriva dall’incontro di Aqualucentis con gli opposti di stabilità del minerale e l’evanescenza del suono Quando poi si aziona l’opera, i riflettori mettono in evidenza il gesto che riconnette idealmente fili di un’ecologia ferita, accettando la sfida di abitare un mondo fatto di scarti, trasformazioni e inaspettate armonie residue.

Michela Ongaretti

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