La Montagna popolata per gli sport invernali come filo conduttore di un’esplorazione storica e umana. Anche artscore.it si lascia coinvolgere dall’entusiasmo per i Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026. Nel suo corollario di manifestazioni culturali trova la mostra che meglio esprime lo spirito che anima, che perlomeno dovrebbe animare, l’intera kermesse.

Gli sport invernali celebrati, promossi e praticati anche nelle gare cittadine non sarebbero nati senza il rapporto in evoluzione dell’uomo con la Montagna.
Relazione che ha cullato anche la ricerca fotografica di Stefano Zardini (1945-2019), nato e cresciuto proprio a Cortina d’Ampezzo per proseguire la sua vita creativa in tutto il mondo. Erede di una famiglia di reporter, a dalla coraggiosa capostipite, la nonna Antonia Verocai Zardini (1876-1951) che ha documentato la Grande Guerra, al padre Roberto, che fu corrispondente fotografo durante il secondo conflitto mondiale.

A Visionary at Altitude – N vijionar sö alalt è ospite della Fabbrica del Vapore di Milano, che co-produce la mostra con Ikonos Art Gallery di Cortina. Promossa dalla Provincia di Bolzano e dalla Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, con il patrocinio del Comune di Cortina d’Ampezzo, dal 13 febbraio al 13 aprile 2026.
Si tratta della terza tappa di un progetto diffuso tra Ikonos Art Gallery e il Lumen-Museum of Mountain Photography, tutte visitabili fino ad Aprile. Per gli spazi milanesi la mostra è curata da Thina Adams e Valentina Vidali, curatrice anche del lascito di Zardini, con un originale progetto di allestimento realizzato dalla scenografa Margherita Palli, in collaborazione con l’architetto e docente NABA Alessandro Pedretti. Lo studio degli spazi ha anche coinvolto le studentesse del Triennio in Scenografia dell’Accademia.

Ogni sede presenta alcune collezioni di Zardini molto diverse tra loro per atmosfera e approccio visivo. Ciò che le unisce è il rapporto delle persone ritratte con la montagna, un percorso soprattutto nel bianco della neve, dal silenzio dei paesaggi all’entusiasmo di chi si confrontava con quell’elemento selvaggio. Infatti, in particolare alla Fabbrica del Vapore, ciò che colpisce in prima battuta è l’intervento contemporaneo del colore su immagini storiche. Gli sport invernali, sia nelle immagini più lontane nel tempo di chi li praticava con attrezzature rudimentali rispetto alle nostre, che con i protagonisti internazionali delle prime olimpiadi ampezzane negli anni ‘50, sprigionano nelle figure colorate un senso di pura gioia.

Attraverso l’osservazione della trilogia completa di servizi realizzati da Stefano Zardini si è accompagnati dalla stessa passione per la Montagna, declinata secondo tre punti di vista e tre sentimenti della visione.
The Pioneers’ Passion – La pasciun di pioniers
La sezione apre idealmente al pubblico l’immenso archivio familiare di foto d’epoca, sulle quali Zardini opera interventi cromatici e grafici, con un gusto pop che potenzia l’idea di divertimento che pure muoveva i primi sciatori. Questi personaggi d’inizio Novecento sono intrepidi pionieri perché vivere la montagna significava affrontare territori aspri, talvolta inesplorati, grazie al loro spirito d’avventura alcuni territori sono diventati accessibili alla pratica sportiva. In questi scatti vediamo i primi sciatori, le discese in bob, l’eleganza del pattinaggio e le avventure degli alpinisti sulle cime come icone contemporanee, portatrici di nuove energie per il futuro, aprendo la strada alle Olimpiadi di Cortina 1956.

Snowland
Prosegue attraverso il gioco stilistico e cromatico della serie precedente lasciando aperta una questione. La montagna non è rappresentata attraverso le bellezze naturali e storiche ma in rapporto alle persone che la popolano nella pratica degli sport sulla neve. Nel bianco rotto da persone come pedine di un gioco da tavolo, nella moltiplicazione degli scatti a sci e scarponi impazienti sulle seggiovie, nelle visioni aeree con l’ombra creata dalle traiettorie degli sciatori, quel che emerge è la presenza dell’uomo che vive le dolomiti come un gigantesco fun-park. Un’osservazione che sfocia nella provocazione, se si pensa a come la montagna sia definita dal suo popolo turistico.

Disneyland, delfinarium, mirabilandia, parksmania, fantasyworld, playland, magicworld, fiabilandia… bastano alcune espressioni che sostituiscono la descrizione della serie sul sito dell’artista, e che corrono in alto nell’allestimento milanese, a far comprendere il tono dell’operazione.
Esattamente di fronte ci troviamo a contemplare un assaggio del talento sportivo e del jet set olimpico del 1956. Siamo proprio a Cortina con Olympic Games & Other Stories . Una rassegna di foto d’epoca, delle emozioni e dei protagonisti in un vivido bianco e nero, tratta dal prezioso archivio storico della famiglia Zardini.

Di tutt’altro tono emozionale è la suggestiva selezione da Tracce – Lasciare che l’occhio squarti il paesaggio.
Giustamente queste opere sono custodite in un ambiente separato, nella penombra che esalta la solennità delle immagini. Un progetto in cui la montagna è un soggetto imponente, protagonista assoluta nel suo silenzio, con cui l’autore esprime un rapporto intimo e di profondo rispetto, in un bianco e nero che porta a riflessioni universali sull’uomo al cospetto del territorio selvaggio.

Se la ricorrente presenza delle traiettorie degli sci, o dei mezzi meccanici che scivolano sulla neve, mutano per un periodo il paesaggio, “(…) Sciatori come volontari o inconsapevoli autori. Tracce sormontano altre tracce formando una trama in continua mutazione”, è pur vero che le visuali indagano in lontananza il carattere indomabile dell’elemento naturale. L’eleganza nella neve che “si lascia disegnare” è percepibile come un leggero tocco in una composizione che trascende le nostre azioni, e il nostro Tempo. Siamo così piccoli al cospetto del grande disegno della Natura, a tal punto che il fotografo si domanda quale possa essere il suo ruolo. “Spettatore o autore? Fino a dove il lavoro di saper vedere e trasferire è veramente mio?”
La montagna da sempre confine geografico e metaforico, come ha ricordato Daniel Alfreider, Vicepresidente della Provincia Autonoma di Bolzano e Assessore all’Istruzione e Cultura Ladina, che con questa esposizione si intende superare nella collaborazione tra istituzioni distanti.

“A Visionary at Altitude – N vijionar sö alalt” si avvicina alla frontiera della Natura, cercando di infondere conoscenza e rispetto, e vuole diffondere cultura come ponte di connessione umana. Come ben esemplifica il titolo bilingue la fotografia di Stefano Zardini mette in luce anche la creatività e le tradizioni della cultura ladina diffusa tra le province di Belluno, Trento e Bolzano, a cui l’autore era molto legato. Così l’occasione delle Olimpiadi Invernali, nello spirito della valorizzazione del patrimonio di una comunità locale attraverso un richiamo internazionale, ha portato a Milano una storia italiana nella quale non succede molto spesso di immergersi.
Per conoscere meglio l’artista www.stefanozardini.com
Michela Ongaretti
