Vantees dalla strada alla strada. Un’intervista bolognese, di spalle

by Bohdan Stupak
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Bologna street art

Vantees è un artista che si è offerto al mio sguardo dai muri del centro di Bologna. Ho poi trovato spesso il suo lavoro nelle passeggiate solitarie,  e attraverso le sue sagome di passanti viste da dietro come accompagnando il loro passaggio, mi ha fatto ragionare sulla storia di un linguaggio sempre più diffuso e differenziato.

Sotto i portici con Vantees
A spasso tra i graffiti, le persone. i poster.
La street art è un’espressione artistica che a Bologna vive e prende spazio da molto tempo. Pur soffrendo di cancellature continue, in nome del tanto desiderato decoro urbano, è ben ancorata nel contesto cittadino. 

Tra centro storico e periferia, sono molti gli esempi di “muri parlanti” che raccontano storie, emozioni, fallimenti trasformandoli in identità collettive. Se in passato i media davano all’apparizione di un murale una connotazione negativa, nel corso degli anni questa percezione è mutata, influenzata dalle diverse giunte comunali e dai cambiamenti sociali. Negli anni ’80 la città ha vissuto un fermento culturale che ha influenzato la nascita di una scena di artisti del muro assai vivace. Influenzati dalla cultura hip-hop e dalle avanguardie artistiche, i writers bolognesi e non hanno cominciato a sperimentare con colori e forme sui muri, lasciando il loro ricordo sotto i famosi portici, trasformando spazi urbani in vere e proprie gallerie a cielo aperto. Questo periodo è caratterizzato da una forte espressione di ribellione giovanile, ma anche da un desiderio di comunicazione e condivisione di messaggi sociali e politici.

Vantees sotto i portici bolognesi
Un personaggio di Vantees sotto i portici bolognesi

Non possiamo dimenticarci del ruolo cruciale di Francesca Alinovi  nel dare visibilità a questo movimento. Il critico e curatrice ha contribuito a legittimare la street art come vera e propria espressione artistica, concepita dalla collettività sempre meno come vandalismo e più come forma d’arte. Oggi, ciò che si trova sui muri bolognesi offre una visione complessa della città. Per chi fa attenzione, è possibile cogliere il carattere, le aspirazioni e le contraddizioni di una comunità in continua evoluzione. 

Le opere murali raccontano storie di protesta, di inclusione e di speranza, trasformando l’urbano in un palcoscenico di dialogo e interazione. E’ così per l’artista Vantees, nato in Brasile nel 1989 come Stjepan Reder, che ha trovato una sua dimensione a Bologna, dove vive e opera creando arte pubblica, disponibile per tutti. 
Street art per le vie di Bologna
Personaggi di passaggio. Vantees a Bologna

Il nostro incontro è stato un momento di scambio e riflessione, seduti al tavolo di un bar di Via Falegnami, in una stretta via pedonale che vibra di vita e creatività . Non conoscevo Vantees personalmente ma osservavo quotidianamente la sua arte: i suoi mega poster disseminati sui muri colorati di Bologna catturano immediatamente l’attenzione e raccontano storie di una realtà vivace e dinamica. La curiosità per il suo lavoro mi ha spinto a rintracciarlo, desideroso di approfondire la sua visione sulla presenza e la funzione dell’arte urbana, volevo comprendere il suo approccio all’opera in relazione agli spazi pubblici che l’accolgono.

La mia arte vuole essere un ponte. Desidero che chiunque si fermi davanti ai miei lavori possa sentirsi parte di qualcosa di più grande, possa riconoscere la propria storia in quelle immagini.

Vantees non solo sui muri
Street art su qualunque superficie. Vantees
Vantees il tuo accento bolognese misto a quello portoghese suggerisce grandi cambiamenti di vita, come mai hai scelto questa città?

Ho sempre avuto voglia di uscire dal Brasile, una situazione che a me risultava difficile per via del contesto sociale e politico. Ero alla ricerca della mia storia passata, per tappare i vuoti dell’albero genealogico. Mio nonno di provenienza croata, ha il mio stesso nome: per arrivare a lui sono passato da mia zia, che con l’amore per Cristo si è ritrovata a Milano, per scappare dalla negazione paterna di volerla vedere diventare suora.  Il mio pensiero di volere andare via iniziava nel leggere le lettere della zia, che raccontavano nei minimi dettagli la quotidianità di tutto ciò che la circondava, soprattutto la lenta fascinazione della vegetazione locale. Scappare è l’unico modo per poter cambiare la vita, ne ero sempre più convinto. Poi la magia dell’amore mi ha portato qui definitivamente. 

La poster art di Vantees a Curitiba, Brasile
Un intervento di Vantees a Curitiba, Brasile
La tua pratica artistica, principalmente conosciuta con il medium cartellonistico, sicuramente avrà dei precedenti, vuoi spiegarci meglio la genesi?

Questa ricerca dura da dieci anni, prima ancora lavoravo con la extension art, interventi sul muro con uso di maschere. Prima di arrivare a questo ho avuto modo di visitare diverse città per vedere i diversi mondi dell’arte pubblica. Di partenza ero già un fotografo, e avevo la voglia di metterla in strada, metterla fuori, farla parlare.

La poster art di Vantees a Montpellier
Un passante di spalle di Vantees a Montpellier
Questa modalità nasce per via di una mancanza di spazio privato a tua disposizione o semplicemente si nutre di un sentimento ribelle ?

L’ho fatto con la voglia di essere indipendente, senza il permesso, sin da piccolo avevo il desiderio di intervenire in luoghi ad uso pubblico, come ad esempio i bagni. Dopo la scritta lascio lo spazio alla poster art. Non ho mai considerato un problema inserirla in un contesto urbano, perché per me aggiunge valore, arricchisce un percorso visivo, di conseguenza non la sento come atto di ribellione. Collaboro con diverse realtà bolognesi che operano sul territorio in recupero di spazi urbani, come Serendippo, o semplicemente mostrando il mio lavoro in gallerie, come Portanova12.

L’opera fotografica rimane nel tuo archivio, ma quella sul muro ha una trasformazione e quindi una possibile cancellazione. Vantees pensi mai alla fragilità delle tue opere ?
Vantees. Vulnerabilità dell'opera
In dissolvimento. Opera di Vantees

A me piace vederle mutare, ci passo davanti casualmente, il movimento ondulato che crea l’intonaco insieme alla carta. Mi intriga vedere attraverso le fotografie o video altrui il processo di deterioramento delle mie opera. 

La radice principale del mio lavoro è proprio una tecnica di osservazione e documentazione fotografica, l’intenzione è proprio quella di cambiare punto di vista: quando i cittadini osservatori si avvicinano di più alla mia opera, nella loro routine di passeggio hanno un occhio più attento ed allenato nel guardare il lato b dei passanti, piuttosto dei loro volti. In effetti ritagliare su carta un corpo che si manifesta proprio perché in azione per le strade, e portarlo sotto forma di manifesto nello stesso ambiente in cui è stato catturato, fa sì che la presenza della sua immagine generi nuovi collegamenti con lo spazio urbano, diventa quasi una sua interprete e una sua memoria.

Bagnante murale
Una bagnante contemporanea
Riguardo alla privacy della persona, fotografandola tu da dietro, non ti sembra di rubare qualcosa che non ti appartiene?

Io aspetto e cerco di invadere il meno possibile, in maniera silenziosa, senza rompere lo spazio delle persone. Se io chiedessi il permesso, interromperei l’atto del mio lavoro, lo renderei artificiale. Non siamo abituati a vedere le persone da dietro, è una prospettiva diversa la mia, più inconsueta. Dipende anche da come sto io, l’energia che ho, se è alta riesco ad accorgermi del mondo che mi passa attorno.

Intervento di Vantees insieme ad altre scritte più recenti, a Bologna
Intervento di Vantees in via Quadri, cento di Bologna
Come percepisce Vantees l’ambiente artistico bolognese spesso accademico?

Io non vengo dall’Accademia, è un rapporto assente il mio. Io sono laureato in comunicazione, materia che in maniera inconscia si manifesta nel mio lavoro. Vedo che essere fuori dal percorso accademico è spesso penalizzante, come se ci fosse un percorso ben preciso. Per me l’arte è qualcosa che nasce e cresce nelle apparizioni di un mondo vero, quotidiano, realizzata attraverso un linguaggio che diventa personale nel suo evolversi.

Bohdan Stupak

Maggiori informazioni sull’artista qui www.vantees.com.br

Vantees. Courtesy la città di Bologna
Vantees sui muri di Bologna

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