Franco Battiato. Il lungo viaggio per vedere la musica

Al cinema e in televisione

by Michela Ongaretti
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Backstage del biopic su Franco Battiato- artscore.it

Franco Battiato ritorna con la sua musica al cinema. Al suo nome si aggiunge nel titolo “Il lungo viaggio” per indicare l’approccio con cui ha vissuto la sua esistenza terrena: con la consapevolezza sempre più chiara che l’espressione artistica potesse crescere attraverso un percorso di esplorazione interiore tale da fare avanzare e resistere alle vicissitudini del mondo esterno. 

Franco Battiato. Il lungo viaggio entra nelle pagine di artscore.it non tanto per il ritratto di uno dei più innovativi cantautori e musicisti italiani, quanto per la capacità del protagonista di evocare un universo di immagini attraverso i suoni e le parole. Non per la vita di un personaggio ma per il suo percorso d’arte incontenibile e ostinato.

Franco Battiato. Il lungo viaggio, scena con Dario Aita. artscore.it
Franco Battiato. Il lungo viaggio. Aita in scena. Ph. Azzurra Primavera

Se sulla sceneggiatura dal taglio interessante trovo qualche salto che non sarà chiaro a tutti, raccomando la visione anche solo per la splendida fotografia di Sara Purgatorio e l’interpretazione magistrale di Dario Aita, che rende credibile ogni passaggio evolutivo. Il film coprodotto da Rai Fiction e Casta Diva arriverà in sala il 2, 3 e 4 febbraio, distribuito come evento speciale da Nexo Studios. Sarà presto trasmesso sui canali Rai. La regia è di Renato De Maria con la sceneggiatura di Monica Rametta.

Qui per conoscere i cinema coinvolti nexostudios.it/movie/franco-battiato-il-lungo-viaggio/

Dalle prime scene che mostrano Battiato ragazzino in Sicilia si capisce l’importanza del rapporto con la madre, la bravissima Simona Malato, che tenta di assecondare la passione del figlio comprando un pianoforte, poco dopo rivenduto per debiti dal padre autoritario e assente. Il ragazzo dichiara le sue intenzioni: partire per Milano dove già vive il fratello per cercare fortuna, e finalmente dedicarsi anima e corpo alla musica. Così lo troviamo ventenne alle prese con le prime sperimentazioni e con la fame. Senza troppe presentazioni siamo nell’appartamento di Giorgio Gaber e Ombretta Colli, squattrinato ma inserito in un contesto amicale di intellettuali e gente di spettacolo impegnata, che passano serate insieme a discutere o a giocare a poker, “non con i soldi ma con i libri”. 

A Milano, Aita e Malato
L’artista e la madre si ritrovano a Milano
Già in questo momento mi rendo conto del bisogno di ellissi narrative per poter tracciare un percorso scegliendo episodi salienti. E’ inevitabile, ed è una caratteristica di ogni biopic, soltanto che essendo un film per la televisione dovrebbe toccare un pubblico generalista, e i numerosi salti temporali lasciano lacune non colmabili per chi non conosce bene la vita di Franco Battiato.

Non è una critica aperta ma una constatazione del fatto che questi salti temporali siano numerosi e avvertibili. Io non posso definirmi una fan, ero una bambina quando “i grandi” interessanti ascoltavano Battiato, ma ho riconosciuto nel corso degli anni il valore poetico della sua musica, ho avvertito la profondità filosofica nella sua genesi. 

Proprio questo è il grande merito del film, con le semplificazioni utili a non renderlo un trattato sulle ispirazioni dell’artista, riesce a mostrare la sua visione introspettiva e la sua capacità di comunicarla attraverso le canzoni, anche quando volontariamente non offriva una loro interpretazione esplicita, chiamando dunque ad una comprensione più attiva. Eppure per me, nella fetta di pubblico che conosce parzialmente il personaggio, figuriamoci per un giovanissimo, quei fatti salienti, a discapito di altri, tendono a dipingere una figura isolata nel suo studio, nelle sue convinzioni.

Biopic prodotto da Rai Cinema e Casta Diva- artscore.it
Gli anni Settanta di Battiato nel film di De Maria
Certo non deve esser stato semplice ricavare una sceneggiatura da un a vita così dedicata allo sviluppo della propria attività artistica. La sceneggiatrice ha a proposito ricordato che non ci sia stata una vera e propria storia d’amore da raccontare né tanto meno un fatto violento, perciò nel film si tratteggia quella costellazione di incontri e amicizie fondamentali nel Lungo Viaggio.

Uso non a caso l’espressione costellazione perché se è giusto in un film su Battiato parlare di lui, più vicino al suo punto di vista ( per fare completamente un discorso soggettivo bisognava stravolgere il genere del biopic ), ma diversi personaggi appaiono satelliti di passaggio. Magari alcuni lo saranno anche stati, anche se lo struggente annuncio di essere prossimo al monastero di Juri Camisasca e la focosa offesa di Giuni Russo con conseguente impegno del cantautore a trovare il pezzo giusto per lei, lasciano solo immaginare una presenza prolungata e importante. 

Franco Battiato. Il lungo viaggio. Con gli amici di una vita. artscore.it
Con gli amici di un lungo viaggio. Foto di scena di Azzurra Primavera

Di sicuro una meteora non è stata Giusto Pio (Giulio Forges Davanzati), coautore di molti dei brani più importanti della carriera di Franco Battiato, soprattutto compagno in uno storico sodalizio. Intuisco la sua decisa collaborazione in una scena del concerto all’Arena di Verona, ma non mi viene restituita appieno attraverso la trama.

La grande eccezione, e scelta efficace per capire la psicologia del protagonista, è l’intrecciarsi agli sviluppi di una carriera del profondo rapporto di amicizia tra Battiato e la scrittrice Fleur Jaeggy. 

Battiato la incontra a casa di Gaber, quando ancora il successo è lontano. In lei troverà una perfetta affinità intellettuale, sarà la confidente e compagna di riflessioni sull’esistenza e sulle possibilità espressive, che l’accompagnerà in diversi momenti del suo Lungo Viaggio. L’atipicità del rapporto rispetto alle convenzioni del coinvolgimento emotivo tra uomo e donna, che supera l’aspetto carnale, sarà esplicitata dalla madre del musicista che si domanda quale ruolo abbia Fleur nella vita del figlio. “In un certo senso uno la musa dell’altro, in uno scambio creativo reciproco” ha affermato l’attrice Elena Radonicich.

Battiato ( Aita) e Fleur ( Radonicich) con la madre dell'artista (Malato). artscore.it
Franco Battiato. Il lungo viaggio. Una scena con Simona Malato, Dario Aita ed Elena Radonicich. Ph. Azzurra Primavera
Aldilà delle mie considerazioni, che magari aiutano a non farsi aspettative di un fitto avvicendarsi di fatti, al cinema vale la pena andare per i momenti dedicati all’esecuzione dei brani. Sono immagini affascinanti che riescono a concentrare l’essenza del lavoro di Battiato tra suono e parole, che catapultano negli anni in cui sono state prodotte e che materializzano quell’eccentricità ricercata che si farà per sempre ricordare.

Proprio sulle fasi del percorso artistico si sviluppa il biopic su Battiato e in effetti da un certo punto nel film si privilegiano le sue esibizioni come motori dell’azione. La sua carriera, le sue canzoni raccontano un viaggio interiore che lo porta ad essere sempre più maturo in una calma quasi ascetica, riflesso di una aderenza allo studio mistico e filosofico. Solo per fare due nomi,  Yogananda e Gurdjieff, citati con fluidità nel film dalle parole di Battiato o dai gesti che alludono alla passione per quel pensiero. Con questa visione è stata costruita la sceneggiatura, unendo soprattutto riferimenti personali di coloro che hanno conosciuto l’artista, come l’amica di lunga data Francesca Chiappetta. Preziosa in tal senso è stata anche la collaborazione della Fondazione Franco Battiato ETS, rappresentata dalla nipote Cristina durante la presentazione alla stampa.

Backstage del film su Battiato coprodotto da Rai Cinema e Casta Diva
Backstage con la produzione di Franco Battiato. Il lungo viaggio

Un film che fa vedere la musica

Dal punto di vista registico quelle fasi dell’evoluzione artistica di Battiato sono emblematizzate nelle opere. Le scene più narrative portano alla rappresentazione visiva di una performance nata in un certo contesto, grazie a determinati incontri o ad una crisi. 

Quelle storie culminano nella musica che determina un passo successivo. Per fare questo De Maria doveva trovare un grande interprete, persino dalla spiccata capacità vocale, verosimile al timbro dell’artista ma non da rendere un’imitazione da macchietta, che ci regalasse il senso genuino della vulnerabilità della crescita tra questi momenti cruciali, costruiti anche grazie alle musiche originali di Vittorio Cosma con Giuvazza Maggiore.

Dalla gioventù della sperimentazione elettronica armata di sintetizzatore, all’illuminazione di nuovi strumenti musicali, dall’incomprensione dei discografici di un suo radicale cambiamento, dal ritorno della vicinanza materna alle serate con gli amici già autore riconosciuto fino ai primi problemi di gestione del successo. Non è fondamentale che vi descriva cosa è stato ritenuto fondamentale del lungo viaggio terreno e spirituale di Franco Battiato. 

Cerco un centro di gravità permanente. artscore.it
Una delle esibizioni di Dario Aita nei panni di Battiato

Quel che conta davvero è che fino al nuovo punto di svolta del ritorno a Catania dopo la morte della madre, fino alla sua maturità stilistica, noi crediamo alla sua evoluzione. Tutti, anche chi non sa chi fosse Battiato. Per chi ne sa qualcosa un punto in più è sensibile la scelta del finale con l’evocazione de La Cura, che per me resta una canzone misteriosa ma che per questo lungo viaggio offre un ponte tra vita e opera.

Dario Aita è stato capace di appropriarsi dei gesti e delle attitudini comunicative di Battiato, da regalarci una sospensione dal nostro mondo per entrare nel suo.

Michela Ongaretti

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